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Archive for 25 dicembre 2014

I quindici peccati mortali della Curia secondo Papa Francesco

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La Curia sta male. Lo certifica Papa Francesco, che elenca anche le 15 “malattie e tentazioni che indeboliscono il nostro servizio al Signore. Tali malattie e tali tentazioni sono naturalmente un pericolo per ogni cristiano e per ogni curia, comunità, congregazione, parrocchia, movimento ecclesiale”. Ecco l’elenco di Bergoglio.

papa1) Sentirsi immortale “Una Curia che non si autocritica, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo. Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili!”, ammonisce il Papa. “E’ la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti”.

2) Eccessiva operosità – La malattia del martalismo (che viene da Marta), “di coloro che si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, la parte migliore: il sedersi sotto i piedi di Gesù – spiega il Papa -. Per questo Gesù ha chiamato i suoi discepoli a riposarsi un po’ perché trascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione. Nel trascorrere un po’ di tempo con i famigliari e nel rispettare le ferie come momenti di ricarica spirituale e fisica; occorre imparare ciò che insegna il Qoèlet che c’è un tempo per ogni cosa”.

3) Impietrimento – La malattia dell’ “«impietrimento mentale e spirituale di coloro che posseggono un cuore di pietra e un duro collo; di coloro che, strada facendo, perdono la serenità interiore, la vivacità e l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando macchine di pratiche e non uomini di Dio. È pericoloso perdere la sensibilità umana necessaria per farci piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono! E’ la malattia di coloro che perdono i sentimenti di Gesù perché il loro cuore, con il passare del tempo, si indurisce e diventa incapace di amare incondizionatamente il Padre e il prossimo”.

4) Eccessiva pianificazione – “Quando l’apostolo pianifica tutto minuziosamente e crede che facendo una perfetta pianificazione le cose effettivamente progrediscono, diventando così un contabile o un commercialista. Preparare tutto bene è necessario ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione. Si cade in questa malattia – spiega Francesco – perché è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate.

5) Mal coordinamento – “Quando i membri perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità e la sua temperanza diventando un’orchestra che produce chiasso perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando, il piede dice al braccio «non ho bisogno di te», o la mano alla testa: «comando io», causando così disagio e scandalo”

6) Alzheimer spirituale – La malattia della “dimenticanza della storia della Salvezza, della storia personale con il Signore, del primo amore. Si tratta di un declino progressivo delle facoltà spirituali che in un più o meno lungo intervallo di tempo causa gravi handicap alla persona facendola diventare incapace di svolgere alcuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie. Lo vediamo in coloro che hanno perso la memoria del loro incontro con il Signore; in coloro che non fanno il senso deuteronomico della vita; in coloro che dipendono completamente dal loro presente«, dalle loro passioni, capricci e manie”.

Il Papa e il cardinal Bertone

Il Papa e il cardinal Bertone

7) Rivalità e vanagloria – “Quando l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita, dimenticando le parole di San Paolo: non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”. Una malattia che ci porta a essere uomini e donne falsi e a vivere un falso misticismo e un falso quietismo.

8) Schizofrenia esistenziale – E’ la “malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare. Una malattia che colpisce spesso coloro che, abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete. Creano così un loro mondo parallelo, ove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri e iniziano a vivere una vita nascosta e sovente dissoluta. La conversione è urgente e indispensabile per questa gravissima malattia”.

9) Pettegolezzi – “E’ una malattia grave che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare seminatrice di zizzania (come satana), e in tanti casi omicida a sangue freddo della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle. San Paolo ci ammonisce: fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri”.

10) Divinizzare i capi – E’ la malattia, spiega il Papa, “di coloro che corteggiano i Superiori, sperando di ottenere la loro benevolenza. Sono vittime del carrierismo e dell’opportunismo, onorano le persone e non Dio. Sono persone che vivono il servizio pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare. Persone meschine, infelici e ispirate solo dal proprio fatale egoismo. Questa malattia potrebbe colpire anche i superiori quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione, lealtà e dipendenza psicologica, ma il risultato finale è una vera complicità”.

11) Indifferenza – “Quando ognuno pensa solo a se stesso e perde la sincerità e il calore dei rapporti umani. Quando il più esperto non mette la sua conoscenza al servizio dei colleghi meno esperti. Quando si viene a conoscenza di qualcosa e la si tiene per sé invece di condividerla positivamente con gli altri. Quando, per gelosia o per scaltrezza, si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di rialzarlo e incoraggiarlo”

12) Faccia funerea – “Quella delle persone burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza. In realtà, la severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé. L’apostolo deve sforzarsi di essere una persona cortese, serena, entusiasta e allegra che trasmette gioia ovunque si trova. Un cuore pieno di Dio è un cuore felice che irradia e contagia con la gioia tutti coloro che sono intorno a sé: lo si vede subito! Non perdiamo dunque quello spirito gioioso, pieno di humor, e persino autoironico, che ci rende persone amabili, anche nelle situazioni difficili. Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo”.

attico13) Accumulare ricchezze – “Quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi perché il sudario non ha tasche e tutti i nostri tesori terreni – anche se sono regali – non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. A queste persone il Signore ripete: Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo … Sii dunque zelante e convertiti”.

(altro…)

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Quel Buon Natale del ’72

Giovanni Cassenti

Giovanni Cassenti

La breve giocosa poesia sul pranzo di Natale del cav. Giovanni Cassenti comincia con una bellissima nota: nessuna mortalità nelle famiglie di origine: bisogna quindi ringraziare il Creatore perché Anche quest’anno non caddero foglie – L’albero è quello dell’anno passato.

I convitati non vedono l’ora di sedersi alla tavola imbandita di ogni ben di Dio, pronti a dare l’assalto A consumar pasti e liquori. Il tempo di farsi il segno della Croce e si fa festa: Viva il Natal dell’allegria.

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Ricordo 1972

di Giovanni Cassenti

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natalAnche quest’anno non caddero foglie

L’albero è quello dell’anno passato

Ciò impone alle nostre famiglie

Ringraziar devoti Chi ci ha creato.

Oggi la festa delle feste, la Dea

Che più della altre avvicina i cuori

Siamo uniti tutti in assemblea

A consumar pasti e liquori.

Son le tredici, è l’ora del via

All’assalto della tavolata

Tutti al lavoro con cortesia

La nostra missione è arrivata.

Nel nome di Padre, Figlio e Spir Santo

Ognuno ai suoi ferri, al suo bottino

Viva il Natal dell’allegria e del canto

La festa del Messia Gesù Bambino.

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Natali di ‘nna vôta

Armando Carruba
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pA volte penso alle nostre tasche, quand’eravamo ragazzini di 10/11 anni: un temperino, uno di quei coltellini piccoli piccoli col manico di madreperla che ci serviva d’estate per staccare ‘i pateddi dagli scogli, prendere i granchi etc.
E in questo periodo festoso natalizio per staccare dai muri della ferrovia Marittima il muschio!!! Lo si staccava anche da altri muri e bisognava stare attenti che, nell’operazione, non si rompesse. Doveva servire per il presepe, come anche lo specchio rotto, conservato gelosamente per il lago e la carta argentata per fiumi e laghi… mentre i fiocchi di nebe con il cotone!
Beata innocenza un coltellino, un tuppettu, e le figurine da cambiare o giocarsele; tutto al contrario dei ragazzini d’oggi che in tasca hanno l’ultimo ritrovato dei telefonini (a nuatri ‘u ‘rrologgiu ce lo regalavano per la cresima e subito andavano a conservarlo per quando eravamo grandi) e anche soldi… a volte troppi, mentre noi sciusciavamo ‘ntà pignata.
osp.Il presepe lo facevano le sorelle o fratelli più grandi, a casa nostra veniva gentilmente la sig.na Lobb ch’era stata direttrice del preventorio di Solarino (il mai realizzato ospedale Vasquez che negli anni ’50 accoglieva bambini disagiati). Veniva fuori un’opera d’arte! e quando si spegnevano le luci e s’accendeva il presepe veniva naturale l’esclamazione ohhhh !
Il presepe più bello della città, dove noi ragazzini ci fermavamo ad ammirarlo ore ed ore, era all’Istituto Educativo Umberto I detto l’Ospizio al corso Umberto (u rettifilu).
Oggi quasi nessuno si cimenta nel fare il presepe, l’albero di Natale è più sbrigativo e tutti quei pastori e pastorelli restano incartati.

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La stella di Matera

MATERA

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Google Cardboard

Una macchina per la realtà virtuale a basso costo? Eccola: si chiama Cardboard ed è stata pensata da Google per trasformare lo smartphone in una specie di prototipo dei Google Glass accessibile a tutti.

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Costo: a partire da 65 euro – Guardala qui.

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suggerita da Armando Carruba

FILASTROCCA DI NATALE

presepe.

C’è nel cielo una grande stella,
dietro di lei una pecorella.
Arrivano alla capanna
dove Gesù fa la nanna.
Ci sono Giuseppe e Maria
che gli fanno compagnia.
C’è il timido asinello
che riscalda il Bambinello.
Arrivano i pastori
per offrire i loro cuori.

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man natale

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Il pipistrello d’oro

Un pipistrello dal vello dorato ha sorpreso gli scienziati in Bolivia, che si sono ritrovati davanti a una nuova specie da classificare e nominare. Dato il pelo giallo oro dell’animale, hanno scomodato Re Mida e la sua leggenda per determinarne il nome scientifico.

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Inizialmente gli scienziati pensavano si trattasse di un Myotis simus, un pipistrello che vive in Sudamerica. Tuttavia dopo una prima analisi, gli esperti si sono accorti di essere davanti ad una specie del tutto sconosciuta. Data la particolarità del suo pelo, la nomenclatura latina scelta per questo esemplare pesca a piene mani nella leggenda del re capace di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Ecco dunque che il pipistrello dorato sarà conosciuto d’ora in poi come Myotis midastactus.

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