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Archive for the ‘calcio’ Category

Dubbi sul leale affidamento del Campo di calcio a 5

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Dalla fase burocratica a quella di progettazione fino alla realizzazione è passato tanto tempo, ma alla fine il campetto di calcio a 5 intitolato al giudice Rosario Livatino è stato realizzato.

Certo poteva essere realizzato meglio, gli spogliatoi potevano essere realizzati abbattendo i vecchi spogliatoi del campo di calcio, certo poteva avere misure più grandi in grado di ospitare grandi competizioni… queste alcune delle critiche principali… ma alla fine, come si dice da noi, “abboné chissu ca nenti”

Il 30 giugno 2016 il Campo di calcio a 5 Rosario Livatino fu inaugurato in pompa magna, alla presenza di autorità religiose, politiche e militari con una cornice festosa. La prima gara disputata fu tra Amministratori e Impiegati comunali.

Poi, inspiegabilmente, il Campo fu tenuto chiuso per tanto tempo, tanto che nell’ottobre scorso la minoranza aveva scritto al sindaco per interrogarlo sul perchè non fosse stato messo a disposizione dei cittadini.

C5Alcuni mesi dopo finalmente c’è stato l’affidamento diretto ad un’associazione sportiva locale con la delibera di Giunta N. 39 del  12-05-2017 “Gestione impianto di calcetto “Rosario Livativo”: Approvazione schema di convenzione”.

In sintesi si legge che “sono state sentite le Associazioni presenti sul territorio. La ASD Milena Calcio si è dichiarata disponibile a gestire l’impianto perciò la Giunta – assente solo l’assessore Antinoro Alessandra – all’unanimità le affida la gestione dell’impianto di calcetto “Rosario Livativo” per anni uno e dichiara la delibera immediatamente esecutiva”.

Tutto regolare, tutto ok, nel massimo rispetto della legalità com’è giusto che sia.

Eppure, dopo la pubblicazione della delibera, sono affiorate alcune critiche che proiettano qualche ombra e fanno sorgere qualche dubbio, da parte di qualcuno che si rammarica per quanto concerne l’affidamento del campo di calcio a/5 “Rosario Livatino” di Milena.

7930632-testa-umana-con-il-simbolo-del-punto-interrogativoIn sintesi:

  1. non c’è stato alcun bando,
  2. il campo sarebbe stato affidato ad un’associazione che non svolge attività da parecchio tempo e non avrebbe in atto calciatori tesserati,
  3. a chiedere l’affidamento non sarebbe  stata solo la ASD Milena Calcio…

La Giunta adesso deve verificare se queste critiche siano vere, dare spiegazioni alla Cittadinanza e, se è il caso, annullare la delibera.

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Juventus, schiaffi e urlacci nello spogliatoio a fine primo tempo della finale di Champions: cosa è accaduto

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Juventus, schiaffi e urlacci nello spogliatoio a fine primo tempo della finale di Champions: cosa è accaduto
 Qualcosa, in quello spogliatoio, era successo. Lo hanno pensato in molti, vedendo il secondo tempo della Juventus a Cardiff nel tracollo in finale di Champions League contro il Real Madrid. E su cosa sia successo, da tempo, circolavano voci e mezze leggende.
Ora, a fare un po’ di chiarezza ci pensa La Stampa, quotidiano di Torino, fonte assai affidabile. E, in effetti, qualcosa in quello spogliatoio è successo. Eccome.

Tutto inizia con il cartellino giallo a Paulo Dybala dopo 12 minuti di gioco. Un giallo che lo condiziona, tanto che nel primo tempo spesso l’argentino tira indietro la gamba. E Leonardo Bonucci, negli spogliatoio, glielo ha fatto notare, a muso duro, con i suoi toni, i suoi modi: “Sveglia, hai smesso di giocare“. E a corredo, un buffetto secondo la versione più soft, uno schiaffo secondo altri.

Assi della Juve in aria

Ma non è tutto. Bonucci è stato protagonista anche di una lite con Andrea Barzagli, amico fuori dal campo con cui forma due terzi della cosiddetta Bbc. Ma nello spogliatoio ha prevalso l’agonismo.

Bonucci ha fatto notare che sulla fascia destra, Marcelo, ha fatto male, molto male alla Juvenuts. Lo urla. Davanti al mister Massimiliano Allegri, quasi ad invocarne la sostituzione. Ovviamente, Barzagli – che non si arrabbia quasi mai – non ha gradito, affatto. E così fa notare che all’amico Leonardo che se avesse messo il piede sul rasoterra di Cristiano Ronaldo la Juve non avrebbe preso gol. Insomma, a fine primo tempo la partita non sarebbe stata 1-1.

Peccato che poi i bianconeri siano crollati. Tracollati. E chissà che le tensioni nello spogliatoio non abbiano contribuito…

 

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ALTRO CHE SCUDETTI

La Juve in Europa perde sempre perché troppo legata al potere

di Gianluigi Paragone

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Il calcio, in generale lo sport, è bello anche perché spietato. Il giorno dopo Cardiff l’amaro in bocca c’è ma non è la cosa che infastidisce di più. E nemmeno gli sfottò, il cinismo, l’invidia che diventa godimento di chi si ritrova dalla parte dei vincitori senza nemmeno aver giocato. Vi dirò che il giorno dopo ho persino guardato ai fuochi d’artificio di Napoli come una fantasticheria di un calcio che è appartenenza. Non mi piace il calcio politicamente corretto, dell’italianità nelle coppe europee: non è un trofeo per tutti quello che ci saremmo portati a casa in caso di vittoria, sarebbe stato solo nostro. Di noi juventini. Ma quella coppa a Torino non è arrivata, dunque che festeggino cinicamente gli altri: veder perdere quelli che non si sopportano, nel calcio, è un diritto acquisito. È un diritto da poveracci ma tant’è.

Io, quella Coppa, sabato pomeriggio la sentivo mia. Per tanti motivi. Intanto, perché se esiste una cavolo di ruota che gira, ci stava che a Cardiff si fermasse sulla casella bianconera consentendo alla Juve di portarsi via la Champions. Era quasi un atto dovuto da parte della Sorte. E poi in quest’edizione la Juve aveva giocato da big per tutta la competizione. Sì, ci eravamo illusi di domare il Barcellona non prendendo coscienza di una squadra logora. Però non era affar nostro.

imagesInsomma, quel sapore di Triplete ce l’avevo in bocca. Ma se tripletta e treble ormai si pronuncia in spagnolo ci sarà pure un perché; ieri lo abbiamo dovuto ammettere ancora una volta. E allora arrivo alla risposta su quale cosa mi rabbuia di più, a distanza di ore dall’ennesima notte eurotragica.

La Juve è una squadra prepotentemente italiana, arrogantemente sabauda, provincialmente vincente. Tutto qui. A Cardiff come a Berlino. Ad Atene come a Monaco di Baviera: in Grecia una squadra composta da campioni del mondo si afflosciò contro l’Amburgo di Magath mentre in Germania la Juve campione in carica venne umiliata da un Borussia di reduci e di scarti.

E poi tutte le altre finali, vergognosamente perse per mancanza di hybris, cioé di quel senso epico che ti fa dire che sei davvero leggendario, capace di sovvertire il volere degli dei. Altro che Coppa maledetta, la maledizione è dentro di noi: la Juve, ne ho preso coscienza la scorsa notte, non potrà mai avere quella forza epica perché è una squadra costruita dal potere e nel potere. Solo che è un potere locale.

Un potere che ci fa vincere 33 scudetti; gli ultimi sei di fila e per questo si scomoda l’espressione LE6END, leggenda. Un potere che ci fa pensare superbamente di averne vinti 35 sul campo, roba che se anche fosse vero non lo direi perché tre stelle e solo due Coppe dalle Grandi orecchie in bacheca allora sei davvero un eroe perdente. Peggio di Ettore.

imagesLa Juve perde in Europa perché ha paura di diventare grande e diventare grandi significa spogliarsi del potere italiano, smetterla di atteggiarsi a padroni dell’universo (da Elkann ad Agnelli, passando per Marotta). I tromboni suonati in Italia diventano timidi mezzi flauti nelle finali europee.

Perdere sette finali è leggendario, ahinoi: sfigatamente leggendario.

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Spazzati via i sogni Juventini

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Mai vendere la pelle dell’orso senza averlo prima catturato.

Mai proverbio fu più azzeccato come per la finalissima Champions persa in malo modo dalla Juve, specie nel secondo tempo. I tifosi avevano addobbato la piazza principale di Milena con festoni e striscioni, pensavano di poter vedere, come a Torino, la partita su un maxischermo non pervenuto.

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MML nel Mondo alle 16:12

 

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LA COPPA STREGATA

Il Real di Zidane vince la Champions. Per la Juventus è maledizione europea

Real Madrid padrone d’Europa, Zidane epocale
La maledizione Juve, Buffon: triplete di papere
Il film (horror) della finale, Ronaldo imprendibile

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La Juve crolla, furia in piazza. Paura a Torino, scoppia il caos. Il botto, le urla, gli spintoni

L’AMAREZZA

La Juve crolla, furia in piazza. Paura a Torino, scoppia il caos
Il botto, le urla, gli spintoni

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Juve o Real?

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