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Archive for the ‘SiciliAntica’ Category

FONTANA-MONTEDORO

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Cu’ pilu e senza u pilu…

di Nonna M.

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bompensiere 40Questa storiella viene da Bompensiere e l’hanno raccontata amici di mio padre residenti in quel paese. Fa di certo ridere ma è la fotografia vera di quanto allora era diffuso l’analfabetismo e di quanto fosse necessario andare a scuola.

Sotto il Fascismo e la scuola era una cosa seria e gli insegnati molto severi, ma veniva dato molto spazio alla ginnastica, ai saggi ginnici e in particolare alle marce.

Si partiva con l’ordine “avanti march” e poi il maestro dava il tempo di marcia con l’ “uno-due, uno-due”.

Capitava che non tutti marciavano con lo stesso piede e la fila si sbilanciava e allora per fare riprendere il passo giusto diceva di battere il piede destro e poi il sinistro, dicendo per l’appunto”destro” e poi “sinistro”.

Purtroppo allora non tutti sapevano conoscere il lato destro e il lato sinistro per tale motivo la fila rallentava e finiva con il fermarsi e la cosa faceva arrabbiare i maestri. In realtà “uno-due” veniva capito subito, mentre con “destro” “sinistro” qualcuno si confondeva perché era difficile a farlo capire a ragazzini che non sapevano distinguere la destra dalla sinistra.

La stessa cosa capitava anche a Milena e nei paesi vicini, ci voleva veramente molto tempo a fare capire la differenza tra il piede destro e quello sinistro; delle volte si arrivava fino alla terza classe elemenatre per fare marciare bene gli scolari!

A Bompensiere ci fu un maestro che ebbe una idea geniale, anche se comica, per non far marciare più con il piede sbagliato la scolaresca e allineare tutti allo stesso passo. Si fece portare la pelliccia di alcuni conigli e un po’ di colla.

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Cattura

Posta elettronica: serviziocivileunpli@gmail.com; Pec: certificata@pec.serviziocivileunpli.net
URL: http://www.serviziocivileunpli.net Tel.: 0825.660109 Fax: 0825.674971

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proloco tabellaPRO LOCO Milena


1)-Bando di selezione per n°1 volontari
Progetto di servizio civile: LE VIE DEI CASTELLI E LUOGHI FORTIFICATI NELLA SICILIA CENTRALE
Settore: Patrimonio Artistico e Culturale.

2)-Bando di selezione per n°1 volontari
Progetto di servizio civile: STORIA E LEGGENDE DEI CASTELLI DI SICILIA
Settore: Patrimonio Artistico e Culturale.

PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE
La domanda di partecipazione, indirizzata direttamente alla Pro Loco di Milena, deve pervenire alla stessa associazione entro e non oltre le ore 14,00 del 26 Giugno 2017

TRATTAMENTO ECONOMICO
Ai volontari in servizio civile spetta un assegno mensile di 433,80 euro.

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Anime perse

di Gero Difrancesco

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Giuseppe Bongiorno a Palazzo dei Normanni

La scomparsa di Giuseppe Bongiorno dallo scenario politico di Sutera determinò lo scompaginamento dell’alleanza amministrativa tra i vecchi notabili fascisti e le nuove formazioni politiche (prima fra tutte la Democrazia Cristiana), che avevano garantito la stabilità politica del sindaco Calogero Montalto per sei anni. 

Il fatto che turbò l’equilibrio, facendo saltare la collaborazione tra le famiglie più in vista del paese, fu attribuito alla nascita della Parrocchia di Sant’Agata fortemente voluta da una componente della Democrazia Cristiana molto vicina alla curia vescovile di Caltanissetta.

L’iniziativa  non venne digerita dall’arciprete Salvatore Scibetta che tentò di bloccarne la realizzazione con tutti i mezzi a sua disposizione. Il calcolo era numerico in quanto il progetto di separazione della parrocchia di Sant’Agata da  quella della Chiesa Madre presupponeva una ripartizione di anime a vantaggio della prima.  L’arciprete andò su tutte le furie ed anche suo fratello, l’avvocato Michelangelo Scibetta, che aveva assunto anche la funzione di dirigente locale della Democrazia Cristiana, reclamò con i Mormino affinchè intervenissero a difesa del fratello.

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Il senatore Mormino e il figlio con il Duce

Tutti conoscevano l’influenza che aveva avuto  il vecchio senatore Mormino  su monsignor Jacono ed erano consapevoli dell’ospitalità che aveva goduto il vescovo presso il palazzo dei Mormino nelle sue visite pastorali a Sutera durante il periodo fascista. 

Il 25 gennaio del 1952, l’avvocato Michelangelo Scibetta scriveva al commendatore Francesco Mormino, fratello del senatore nonché segretario generale del comune di Palermo ormai in pensione, per ragguagliarlo in merito alla notizia sulla costituenda Parrocchia di Sant’Agata.
“ Gentilissimo  commendatore, nella qualità di parente  e di beneamato cittadino di Sutera, la metto a conoscenza di un fatto molto importante per la nostra famiglia e per la cittadinanza tutta. Per volere di una cricca locale capeggiata fors’anco da esponenti provinciali, si intende creare una nuova Parrocchia a Sant’Agata a discapito della Madrice.

Il candidato parroco sarebbe padre Mariano Diprima, mentre l’arciprete resterebbe parroco solo della matrice con meno forse di mille anime contro tremila della figlia Sant’Agata. E’ un provvedimento ingiusto e direi quasi immorale dopo venti e più anni di servizio reso alle chiese tutte di Sutera. Il dire che è un provvedimento di carattere generale  è una menzogna giacché Campofranco ne è esente. Né si può sostenere che ciò si faccia per aiutare l’interessato perché non è povero come si crede e poi lo si poteva far parroco della Madrice. A me sembra che trattasi di bassa manovra politica elaborata e maturata da gente che è soddisfatta quando può umiliare altri. Mi rivolgo a lei perché come contribuì allora a farlo nominare arciprete, non venga altrui a distruggere ciò che con tanti stenti e sacrifici s’è costruito. Le mie sorelle, i miei fratelli ed io unitamente ad Elvira, la preghiamo sentitamente perché con tutti i mezzi che lei crederà opportuno s’impedisca che ciò avvenga.. “

CatturaEvidentemente il problema stava nella delimitazione territoriale delle due parrocchie e nel numero di fedeli che tale delimitazione assegnava ad entrambe. La parrocchia del Rabato che sarebbe rimasta sotto la giurisdizione dell’arciprete si fermava all’innesto tra la via Carmine con la via Francesco Salamone, inglobando, secondo i calcoli dell’avvocato Scibetta, soltanto mille anime. Una diversa ripartizione era stata prospettata al vescovo da parte dell’arciprete Scibetta che avrebbe voluto che si attribuisse alla parrocchia del Rabato anche la pertinenza della chiesa di San Giovanni, che travalicava di molto la delimitazione precedente.

“ Proposi che alla Madrice (chiesa del Rabato ) fosse aggregata la chiesa di San Giovanni”  scriveva in data 20 febbraio 1952 l’arciprete Salvatore Scibetta all’ex senatore Mormino consigliere di stato in carica “come succursale, comprendente il rione Archi, l’ex palazzo del Duca, casa di suo cognato il direttore Nicastro, il vicolo tra le case dell’ingegnere Montalto  ed eredi Falletta, quindi via Santa Cecilia (tra il professore Buscemi e Pillitteri Carlo) e di qui in linea retta fino alla Cabina. Alla mia proposta equa e senza preconcetti, tutti e tre Vescovo, Vicario e Segretario non opposero difficoltà, tanto più che così facendo la divisione era giusta e che le anime sarebbero curate meglio. Senonchè, non più tardi dell’altro ieri, il vicario parlando con persone degnissime di fede ebbe a dire, come Pilato, ciò che è fatto è fatto. Anzi aggiunse che per il sollecito disbrigo del riconoscimento civile della Parrocchia, essendosi già fatto il versamento del beneficio   di lire 800.000 da parte di Padre Diprima, si pensa di interessare proprio vostra eccellenza. Secondo me hanno premura perché tutto avvenga subito, rivolgendosi a persona autorevolissima  e mi pare che abbiano degli impegni ai quali non desiderano venir meno. Quali questi impegni e con chi? Non si pensa che mi si fa un torto spacciato? Questa è la vera storia della creazione della nuova Parrocchia..”.

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Padre Mariano Di Prima e l’arciprete Salvatore Scibetta

L’arciprete Scibetta aveva spedito la stessa identica lettera sia al senatore consigliere di stato che a suo fratello Francesco, manifestando tutto quanto il suo dissapore nei confronti del Vescovo che in un primo momento sembrava determinato ad assegnargli la nuova parrocchia di Sant’Agata e di lasciare quella del Rabato al novello parroco don Mariano Di Prima. 

“ Quando S.E. il vescovo accennò a questo fatto, si era stabilito, d’accordo con me, che io restando arciprete della Madrice sarei passato a reggere la Parrocchia di Sant’Agata ed il nuovo parroco sarebbe andato, nella sola qualità di parroco alla Madrice. Trattandosi di aiutare finanziariamente P. Diprima Mariano, non mi sono opposto. In un secondo tempo, quando cioè Padre  Mariano fece presente al vescovo che alla Madrice non sarebbe andato, le cose segretamente furono capovolte…”

Già alcuni giorni prima ( il 5 febbraio )  l’avvocato Scibetta nella sua interlocuzione epistolare con Francesco Mormino aveva evidenziato la modalità secondo cui si erano svolti i fatti, attribuendo una forte dose di ambiguità ai comportamenti della Curia Vescovile di Caltanissetta.
“ La notizia ufficiale della istituzione della nuova parrocchia l’ha portata a Sutera personalmente padre Sorce (vicario del vescovo n.d.r.) che arrivato con l’autocorriera delle 18, invece di cercare di mio fratello che si trovava alla canonica di Sant’Agata con gli uomini di Azione Cattolica, è andato subito a trovare padre Diprima col quale si è intrattenuto fino alle ore 20 circa. Dopo di che tutti e due hanno trovato mio fratello con un programma  ben definito sulla limitazione delle due parrocchie, al quale programma mio fratello nulla poteva opporre  giacché  il Sorce sosteneva  che quello era il preciso pensiero del vescovo.  A distanza di 48 ore mio fratello si reca dal vescovo ed anche qui con un finto bacio Monsignore cerca  di persuaderlo che si era fatto ciò per il bene delle anime e che adesso mio fratello poteva riposarsi pur restando arciprete e parroco della Madrice. (L’arciprete Scibetta il 23 settembre dello stesso anno avrebbe compiuto trentanni di ordinazione sacerdotale n.d.r.)

 

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Lumi a mari

Armando Carruba

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catturaI lumi a mari, sunu i fucati di S. Elmu ca i marinara vidunu a mari ‘nté notti i timpesta.

Sant’Elmu campava di ‘limosini, tutti ci davanu qualchi cosa ca c’abbastava, finu a quannu nun ci morsi un frati e ci lassò setti fimmineddi pi sfamari. Chi cosa puteva fari?

Si raccumannò ‘o Signuri ca ci mannò un giganti (era San Cristofuru) ccu ‘na lanterna addumata.

– ‘Na lanterna? chi n’haju a fari?
– ‘Nté nuttati i malu tempu, adduma ‘stu lumi e fa lustru ‘e poviri cuntrabbanneri ca ssu in periculu, c’appoi si levunu l’obbligu.

Di tannu, a San Elmu nun mancò mai l’aiutu dde’ cuntrabbanneri ppi iddu e ppe’ setti niputeddi.

N’hanu passatu anni ca San Elmu è mortu; ma quannu i marinara ‘u prejunu ‘nté notti i timpesta, iddu scinni ddo’ celu e adduma a lanterna….

Larga ‘a fogghia, stritta ‘a via… diciti ‘a vostra c’haju dittu ‘a mia….

 

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GLI ANTICHI SISTEMI DI MISURA

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