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Archive for the ‘Costume/Società’ Category

ignazio-russoHo avuto il piacere di conoscere e apprezzare Ignazio Russo, morto il 13 ottobre 1980 a 52 anni. Sciacca, la sua città, gli ha dedicato un busto nella Villa Comunale ricordandolo come il “Poeta del popolo”. Scrive lo storico Salvatore Cantone: “Poeta popolare nel senso più genuino della parola , sia perché figlio del popolo, sia perché del popolo ha le caratteristiche fondamentali: l’ingenuità, l’arguzia, la bonomia, l’umore, l’attitudine a parlare per sentenze”. Russo amava il contatto con il popolo e spesso recitava i propri componimenti in varie piazze di Sicilia. I suoi libri – tra cui “Sicilia meli e feli” che ha anche dato il nome a una trasmissione Rai – sono custoditi nella Biblioteca comunale .

Ho il piacere di ricordare il mio amico Ignazio Russo, pubblicando su questo blog alcune tra le sue poesie più popolari, esempio della visione del mondo al contrario, “a la riversa”, proprio come lo vede dal basso l’uomo del popolo povero e insofferente degli agi dei ricchi.

Giuseppe Ferrante

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Lu munnu a la riversa

Ignazio Russo

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lumunnu

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Boom di contatti ieri: 7.324 visualizzazioni

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vis

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Troppa incoscienza, troppi assembramenti, troppi festini e il virus ringrazia, cresce e ci frega!

Alfonso Cipolla

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cl1Ma non vediamo la televisione, non leggiamo i giornali? E allora perché non facciamo niente per proteggerci dal virus?

Ogni giorno il coronavirus nella sua variante omicron raggiunge nuovi record e infetta non più solo i più anziani, ma colpisce sempre più giovani. Non ci viene di pensare che il motivo sia perché proprio loro non osservano le norme più elementari di difesa: mascherine, più distanza, igiene delle mani e della persona?

E per quanto riguarda i controlli: chi controlla nel pubblico e nel privato? Se lo domandano senza arrossire per la vergogna “chi” dovrebbe farlo e lo omette?

Con meno assembramenti pubblici e meno festini privati la situazione sarebbe certamente migliore. Invece sta precipitando, nei grossi centri Gela e Caltanissetta ma anche nei piccoli paesi e tra questi anche a Milena.

mal+Mentre il virus indisturbato cresce a dismisura, al telefono impazza il giochino del giorno: “Indovina chi è positivo?”. Ieri, per esempio il tam-tam mediatico trasmetteva oltre una ventina di nuovi nomi, soprannomi e cognomi di un elenco non ufficiale, fermo a una decina, ma più realistico dei nuovi contagiati.

Un giochino che, se esulasse dal “cortiglio”, potrebbe essere utile a incuterci un sano spavento e consigliarci di restare a casa, ad uscire solo per motivi indispensabili, ad evitare di raggrupparci, a prendere ogni precauzione. So già che molti non terranno conto di queste mie parole e qualcuno magari si infastidirà ma ciò non mi impedisce di parlarvi perché testa ca nun parla è cucuzza. Pensate piuttosto come definire le teste che non parlano e non ragionano…

coronaCome si fa a non ragionare di fronte alla notizie che arrivano in queste ore che ci raccontano come la quasi totalità dei ricoveri in terapia intensiva e in rianimazione e dei morti sia composta da no vax. Come spiegare allora che ancora ci sono milioni di persone non vaccinate?

Come mai ancora il governo non rende obbligatorio vaccinarsi? Come mai non si ritorna a fare un lock down vero e serio come fu il primo? Sì, perché la zona arancione non basta e quella rossa è troppo scolorita.

Come fanno le autorità a non capire che quella contro il virus deve essere come una guerra senza quartiere con tutti i mezzi a disposizione dalle restrizioni ai vaccini ma prima di tutto togliendo dalla circolazione gli incoscienti perché è proprio con le loro gambe che corre il coronavirus.

Dobbiamo tutti insieme lottare e vincere questa guerra, senza avere dietro… disertori.

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Inutili il braccio di ferro tra la Regione e il Governo. Meglio prendere tempo per dialogare sulla risalita dei contagi ascoltando i sindaci, il mondo della scuola e le famiglie

Nello Musumeci

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musumHo ritenuto di modificare il calendario scolastico 2021-2022, riducendone di tre giorni la durata originariamente prevista, pur sempre nel rispetto del numero minimo di giornate scolastiche.
Pertanto il rientro a scuola, inizialmente previsto per lunedì 10 gennaio, avverrà in Sicilia il successivo giovedì 13. In ogni caso, la task-force regionale sarà riconvocata per mercoledì 12 gennaio.
Al termine della riunione della task-force per la scuola, registro la unanime posizione di rettori, dirigenti scolastici, rappresentanti sindacali e delle associazioni familiari, che ci chiedono di farci interprete presso il governo nazionale della necessità di rivedere la attuale posizione sulla possibile scelta della didattica a distanza come strumento di accompagnamento temporaneo verso la piena didattica in presenza.
Lo abbiamo già fatto nei giorni scorsi e fino a ieri sera.
Frattanto, la sensibilità che è stata evidenziata anche dai sindaci della Sicilia, non può lasciarci immobili, ma non possiamo neppure alimentare un inutile conflitto con il governo centrale che ha già annunciato di volere impugnare decisioni in contrasto con la legislazione vigente.
Abbiamo adottato la soluzione più ragionevole, giuridicamente compatibile, che tiene conto della decisione di tutti: quella di utilizzare i nostri poteri di autonomia primaria sul calendario scolastico consentendo uno slittamento dell’apertura delle scuole di alcuni giorni, fino ad un massimo di cinque. Questo lasso di tempo ci permette di cogliere lo stato di andamento della pandemia e consente alle scuole e al sistema sanitario di prepararsi a realizzare gli obiettivi condivisibili posti dal governo centrale.
Ringrazio gli assessori Roberto Lagalla e Ruggero Razza per l’impegnativo e non facile lavoro delle ultime ventiquattr’ore.

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Intervista a Sordi romano-sicula

di Rino Napoli

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sordiEra una sera d’inverno del 1992 al Teatro delle Vittorie di Roma, alla fine di una famosa trasmissione televisiva condotta da Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci. Tra gli ospiti c’era anche l’Albertone nazionale.
Lo invito a concedermi un’intervista per un’emittente locale. Subito mi dice di no (c’era il tassista ad aspettarlo fuori dal Teatro). Poi, sentendo dal mio accento che non ero romano,ma siciliano (quella sera c’erano anche Pippo Baudo e Nino Frassica che, col mio concittadino regista Michele Guardì rappresentavamo Catania (Baudo), Messina(Frassica) ed Agrigento (io e Guardì), Albertone mi sfida ad intervistarlo in siciliano e lui avrebbe risposto in romanesco.
Naturalmente accetto la sfida!
È stata la cosa più bella capitatami in tanti anni di giornalismo e di interviste a personaggi di vario genere. Si è parlato di tutto ed io ogni tanto lo provocavo: tirchio? scapolone impenitente e sciupafemmine?
È venuto fuori un Alberto Sordi quasi inedito, umano, oltre che spiritoso e disponibile. Altro che tirchio! Di una generosità grandissima!
Non è stata la classica intervista, ma un colloquio come tra amici che si incontravano dopo anni, anche se ci si vedeva per la prima ed ultima (purtroppo!) volta!
Spesso era lui a farmi le domande sulla mia Terra, la Valle dei Templi di Agrigento con la sua storia e le sue tradizioni.
Ogni tanto intercalava qualche parolaccia, che non risultava affatto volgare, ma simpatica come il personaggio che avevo di fronte, il quale ha smontato subito il mio disagio iniziale davanti ad un mito. Abbiamo parlato anche della fede comune per la Roma!
Nei suoi film ha rappresentato l’Italia e gli italiani in tutte le sfaccettature, ma nella nostra conversazione è venuto fuori l’uomo Alberto Sordi a 360 gradi, dal ragazzino del coro delle voci bianche al vocione nel doppiaggio di Ollio, alla professionalità e al senso del dovere che non lasciavano spazio all’improvvisazione.
Amava ed era riamato dalle donne, ma non si è mai sposato (famosa la frase : perché dovrei mettermi un’estranea in casa?)
Però, credo, gli sarebbe piaciuto avere una famiglia e dei figli.
La sua famiglia era molto allargata, mi diceva, composta da tutti i suoi ammiratori, da coloro che lo stimavano e gli davano l’affetto che si dà a chi si ama e si stima veramente!
In chiusura mi ha detto : siculo ,se hai finito puoi tranquillamente andare a quel paese (ma in modo molto romano e colorito…..) e mi ha abbracciato!
Esperienza indimenticabile con una persona splendida, speciale ed unica!
Grazie, Albertone! Mi hai fatto un regalo che resterà inciso nella memoria e nel cuore!

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ban


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leoni

eco

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dtcDon Tarcisio Colombo colpisce ancora, il prete anti Greta Thunberg durante l’omelia della messa di fine anno, nel pomeriggio di venerdì 31 dicembre, ha criticato i vaccini e la linea adottata dal governo per contrastare la pandemia.

Siamo a Casorate Primo, comune pavese al confine con la provincia di Milano, la cui parrocchia di San Vittore Martire fa parte dell’arcidiocesi milanese. Le parole del parroco, don Tarcisio Colombo, hanno suscitato la reazione di diversi fedeli, che si sono alzati dal loro posto lasciando la chiesa. A darne notizia è oggi il quotidiano «La Provincia pavese».

Il caso è già stato segnalato alla Curia di Milano. Don Tarcisio si è difeso dalle critiche: «Nella vita – ha affermato – bisogna sapere ascoltare anche chi ha un’opinione diversa dalla propria. Se in questa fase storica si dice qualcosa di diverso sulla pandemia rispetto al sentire comune si viene additati come ‘no vax‘». Il sacerdote non ha voluto dire se si sia vaccinato contro il Covid-19: «A questa domanda rispondo solo ai medici, sulle questioni personali di salute non c’è bisogno di dare risposte a persone che non siano dottori».

Il parrocco era salito alla ribalta per aver definito Greta Thunberg “un pericolo per i giovani“ durante un’omelia di due anni fa. Anche in quel caso non erano mancate proteste da parte di alcuni parrocchiani.

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Il medico buono e il corriere invadente

Renato Pierri

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doctor-atiende-a-adulto-mayor-e1605905752113Un medico bravo e anche signore.
Dopo due medici di famiglia che si ostinavano a darmi del tu, mentre io continuavo a dar loro del lei, ne ho trovato uno gentile che mi dà del lei e non mi chiama caro.

Ma la mia fortuna non finisce qui. Gli scrivo per un consiglio e lui mi risponde, cortesemente mi risponde. L’altra sera gli comunico tramite un messaggio sul cellulare che non sto bene, che ho febbre alta. Mi risponde subito, mi prescrive dei farmaci basandosi sui sintomi che gli ho comunicato e, cosa da non credere, mi annuncia che l’indomani verrà a visitarmi.

Mai accaduto. Mai accaduto che i medici di famiglia precedenti siano venuti a casa senza essere chiamati. Il giorno dopo è arrivato, il bravo medico, e mi ha visitato. Ho accennato ad un piccolo compenso che volevo offrirgli, ma ha rifiutato. Ha chiesto solo un bicchiere d’acqua. Ci ha salutato stringendoci la mano.

Colgo l’occasione, a proposito del tu al posto del lei e del caro al posto di signore: qualche giorno fa, mia figlia, cinquantenne, aspettava un pacco. Squilla il cellulare. “Pronto?”. Risposta: “Ciao cara, sono il corriere”. Un signor corriere, mai visto, mai conosciuto.

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Dove e quando le telecamere fanno la differenza

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Abbiamo già riferito della notte brava di San Silvestro trascorsa a Milena…

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… sotto gli occhi vigili delle telecamere montate in piazza Garibaldi, teatro dell’inciviltà di alcuni bevitori della notte. Nulla si sa se gli attori siano stati filmati, identificati e contravvenzionati. Così come avviene nei paesi civili vicino a noi. Per (buon) esempio a Delia.

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Ecco il sistema di videosorveglianza del nostro paese e cosa avrebbe potuto filmare…

(altro…)

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