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Archive for the ‘Poesia’ Category

A Falcone e Borsellino una poesia per i nostri alunni.

“La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari” – Gesualdo Bufalino


 

LA FOTO

(Germana Bruno)

.

fotoÈ solo una foto dal tempo sbiadita,
emana una luce, una luce infinita.
Quei caldi sorrisi, gli sguardi d’intesa,
esprimon coraggio, non sanno di resa.
Due uomini grandi, un solo ideale
sconfigger la mafia, lottar contro il male,
proteggere quanti, per altrui prepotenza,
han visto distruggere la propria esistenza.
Per loro, per noi, non hanno esitato
ed un caro prezzo poi hanno pagato.
Sapevano bene che il loro ideale
avrebbe destato le ire del male.
Tenaci e testardi fino alla morte,
si sono battuti sfidando la sorte.
Adesso son solo una foto sbiadita?
Davvero per nulla hanno dato la vita?
Prendiamo coraggio, rendiamoci eredi,
“Camminino le loro idee sui nostri piedi!”

 


bors-e-scorta

(altro…)

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LA FINE DI MIO PADRE

di Leo Carmelo Milazzo

.

Come pesce fuori d’acqua
era a Roma il padre mio ,
per qualch’ anno tutto sperso 
in un mondo si’ diverso .

Ch’ei soltanto un uomo era
di paese e di campagna ,
e al paese ancora aveva
quattro figli senza mamma ,

ch’ei bramava a rivedere ,
tre belline femminucce
ed un forte giovanotto
di salute un poco a corto !

Camminando tutto il giorno ,
sempre solo e a se’ parlando ,
tutta Roma s’era fatto
e lesto vecchio diventato !

Sicche’ un giorno di soppiatto
preparo’ una valiggetta ,
e silenzioso in fretta
s’avventuro’ al grande viaggio .

A vederselo arrivare
poco prima di Natale ,
la sorpresa fu grandiosa
e di gioia una cascada .

Poi d’un tratto un gran silenzio
tolse il fiato alla famiglia,
che con grande meraviglia
nell’aprir la valigetta,

solo un paio di scarpette
e un vestitino nero ci trovava;
mentre il padre imbarazzato
s’affrettava a dire : “Si !

A morire son venuto
la’ dove sono nato
e l’ora e’ assai vicina
e il vestito vi ho portato ! ”

Di salcicce e di buon vino
fece festa il padre mio ,
che sentiva assai vicina
di sua vita la sua fine .

Come infatti poco dopo
quel Natale e Capodanno,
chiuse gli occhi e piu’ non disse
nelle braccia di sua stirpe .

E in quelle scarpe e quel vestito ,
da se’ stesso provveduto,
steso dritto su un lettino
io ricordo il padre mio,

che la forza del destino
mi strappo’ nel mio cammino,
e cui solo con un bacio
sul bel fronte dissi ” addio” !

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Né Opera né Pia

Salvatore Noto – fu sindaco delegato di Milocca

TERRENI EX OPERA PIA, SI COLTIVINO E NON SI LASCINO ABBANDONATI

Alfonso P. Cipolla
.
Si riprende un post dello scorso anno sul mancato utilizzo dei terreni dell’ex Opera Pia.
A distanza di due anni dal suo insediamento questa amministrazione ancora non ha valorizzato questi terreni.
È un peccato!
Così si rinnova la richiesta di utilizzare a fini produttivi questi terreni.
E fino a quando non esce qualche bando utile, si può pensare di farli coltivare anche avvalendosi di contoterzisti.
In questo modo si riporterebbero a produzione i terreni e si farebbero lavorare alcuni agricoltori contoterzisti, anche a turno.
Da non sottovalutare anche che gli ultimi bandi per la forestazione hanno destinato aiuti maggiori ai terreni coltivati, per i terreni incolti e i pascoli le somme sono state inferiori.
Non tenere conto di quanto detto significa perdere solo tempo e sprecare denaro.

 


  23 giugno 2019 

OPERANO IN SILENZIO O DORMONO?
.
Ma sui terreni dell’ex Opera Pia di Salvatore Noto nessuno dell’amministrazione comunale ha da dire qualcosa?
Il sindaco Claudio Cipolla, l’assessore all’Agricoltura, Rosaria Vitello, l’assessore al Patrimonio, Ilenia Tona, possono dirci cosa hanno fatto ad oggi per valorizzare questi terreni e dare utilità alla collettività?
Oppure. Si possono svegliare da questo silenzioso sonno e progettare qualcosa per il futuro?
Ve ne saremo grati.

 


 

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https://milocca.wordpress.com/2011/06/19/scontro-tra-sindaci-sui-terreni-dellopera-pia/

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MML nel Mondo oggi, oltre 8 mila visite.

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Sei andata via.
(Auguri, mamma, ovunque tu sia)

di Maria Concetta Naro (da Luoghi Parole Emozioni)

.

Sei andata via.
Sei riuscita ad andar via,
a sgusciar piano
dalle mie mani
e a scivolare giù…
a lasciare l’involucro
che ormai da tempo
imprigionava la tua anima
e t’impediva di librarti
in alto.
Ora sei libera Madre…
libera dagli affanni
libera dalla sofferenza
libera da qualcosa
che continuavamo
a chiamare vita
ma che vita non era più.
Eppure quanto amavo
Madre
stringerti le mani
o sentire l’afflato caldo
del tuo respiro.
Quanto amavo
la lacrima che spesso
sgorgava dai tuoi grandi occhi scuri
e rigava il volto scarno.
Quanto amavo
l’insistenza e la tenacia
del tuo grande cuore generoso
che continuava a battere
nonostante tutto.
Non volevo che andassi via
Madre.
Non volevo che mi lasciassi.
Ho fatto di tutto
perché ciò non avvenisse.
Ma è successo Madre.
Era inevitabile che succedesse.
Ed ora sei una stella
Madre.
La mia stella.
La più luminosa…
Ed io continuerò a seguire la tua scia…

 

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Coronavirus, Renzi a Conte: “Non abbiamo negato pieni poteri a Salvini per darli a un altro”

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ALZHEIMER

Gioacchino Pellitteri

.

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Poeti Viandanti

Opera di Ciro Palumbo

È tempo di tornare all’essenziale,
di decidere cosa tenere
e cosa cambiare.
È tempo di fare la differenza.
È tempo di rispettare
le lacrime e i dolori.
È tempo di fare spazio ai nostri talenti
seppelliti dalle paure.
È tempo di realizzare ciò che ci rende felici
e non quello che ci omologa agli altri.
È tempo di capire
che siamo tutti importanti
nella nostra unicità.
È tempo di capire
che chi è più fragile va protetto
e che malato non significa inutile.
È tempo di capire
che farsi valere ed umiliare
non sono la stessa cosa.
È tempo di rispettare la nostra terra
di coltivare il nostro giardino
con una porta socchiusa verso il vicino.
È tempo di indossare scarpe diverse dalle nostre
di leggere in lingue che non conosciamo
di cogliere sfumature che non abbiamo mai notato,
di ascoltare il suono del silenzio
e cullarci su note di isole lontane.
È tempo di rialzarci
e prendere per mano chi non ce la fa.
È tempo di spargere il bello
di diffondere la speranza
di seminare umanità
di ascoltare.
È tempo di annullare le distanze,
di abbracciare con il pensiero.
È tempo di dare alla vita
il ritmo del battito del cuore.

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Saluta romanamente!

La stretta de mano

Trilussa

.

Quella de dà la mano a chicchessia,

nun è certo un’usanza troppo bella:

te pò succede ch’hai da strigne quella

d’un ladro, d’un ruffiano o d’una spia.

*

Deppiù la mano, asciutta o sudarella,

quann’ha toccato quarche porcheria,

contiè er bacillo d’una malatia,

che t’entra in bocca e va ne le budella.

*

Invece a salutà romanamente,

ce se guadambia un tanto co l’iggiene,

eppoi nun c’è pericolo de gnente.

*

Perché la mossa te viè a dì in sostanza:

“Semo amiconi … se volemo bene …

ma restamo a ‘na debbita distanza”.

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