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Archive for the ‘Stampa’ Category

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«Strisce, vigilare sulla qualità della vernice»

Enzo Scarlata

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Occorre vigilare sulla qualità della vernice utilizzata.

Fino ad ora – e ne ho parlato in passato – è stata utilizzata una vernice “simpatica” tanto per fare un paragone con un famoso tipo di inchiostro, cioè quello che scompare subito dopo averlo utilizzato per scrivere sulla carta.
Mi permetto di dare un pio suggerimento e cioè, invece di usare la vernice si possono creare i passaggi pedonali inserendo nell’asfalto delle lastre rettangolari di pietra bianca come quella adoperata per fabbricare quella schifezza di panchine collocate qua e là in Corso Umberto e in altri posti di Caltanissetta. Del resto dei passaggi pedonali sono stati creati proprio nel corso senza adoperare vernici.

Evidentemente per tutta l’altra segnaletica orizzontale bisognerà far ricorso, “obtorto collo” alla vernice che preferirei “antipatica”. Hai visto mai?

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Giovanni Rana, che cuore: dona oltre 3 milioni di piatti di pasta a 370 mila famiglie italiane povere

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Cattura.PNGIl gran cuore di Giovanni Rana: l’imprenditore alimentare ha donato oltre 3 milioni di pasta fresca ripiena a Banco Alimentare, grazie alla seconda edizione del progetto di solidarietà Duetto.

Il Pastificio Rana da novembre 2016 a gennaio 2017 ha pensato di aiutare la famiglie italiane più in difficoltà, destinando una confezione di pasta ripiena al Banco ogni confezione di linea di ravioli Duetto acquistata dai clienti.

Il risultato: 3.354.936 piatti di pasta a oltre 370mila famiglie bisognose, il 40% nel Mezzogiorno (557mila persone), il 24% nel Centro Italia e il 36% nel Nord.

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Parole d’Autore – Fiabe popolari Italiane – La leggenda di Colapesce (Sicilia).

La leggenda di Colapesce (Sicilia)

Giuseppe Pitrè

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Nicola fu l’ultimo dei numerosi fratelli: viveva con la sua famiglia a Messina, in una capanna vicino al mare e fin da fanciullo prese dimestichezza con le onde.

Quando crebbe e divenne un ragazzo svelto e muscoloso, la sua gioia era d’immergersi profondamente nell’acqua e, quando vi si trovava dentro, si meravigliava anche lui come non sentisse il bisogno di ritornare alla superficie se non dopo molto tempo.

Poteva rimanere sott’acqua per ore e ore, e quando tornava su, raccontava alla madre quello che aveva visto: dimore sottomarine di città antichissime inghiottite dai flutti, grotte piene di meravigliose fosforescenze, lotte feroci di pesci giganti, foreste sconfinate di coralli e cosi via.

La famiglia, a sentire queste meraviglie, lo prendeva per esaltato; ma, insistendo egli a restar fuori di casa, senza aiutare i suoi fratelli nella dura lotta per il pane, e vedendo che egli passava veramente il suo tempo dentro le onde e sotto il mare, come un altro se ne sarebbe andato a passeggiare per i campi, si preoccupò e cercava di scacciare quei pensieri strani dalla testa del figliuolo.

Cola amava tanto il mare e per conseguenza voleva bene anche ai pesci: si disperava a vederne le ceste piene che portavano a casa i suoi fratelli, ed una volta che vi trovò dentro una murena ancora viva, corse a gettarla nel mare.

Essendosi la madre accorta della cosa, lo rimbrottò acerbamente: “Bel mestiere che sai fare tu! Tuo padre e i tuoi fratelli faticano per prendere il pesce e tu lo ributti nel mare! Peccato mortale è questo, buttare via la roba del Signore. Se tu non ti ravvedi, possa anche tu diventare pesce.”

Quando i genitori rivolgono una grave parola ai figli, Iddio ascolta ed esaudisce. Così doveva succedere per Nicola. Sua madre tentò di tutto per distoglierlo dal mare, e credendolo stregato, si rivolse a santi uomini di religione. Ma i loro saggi consigli a nulla valsero.

Cola seguitò a frequentare il mare e spesso restava lontano giorni e giorni, perché aveva trovato un modo assai comodo per fare lunghi viaggi senza fatica: si faceva ingoiare da certi grossi pesci ch’egli trovava nel mare profondo e, quando voleva, spaccava loro il ventre con un coltello e cosi si ritrovava fuori, pronto a seguitare le sue esplorazioni.

Una volta egli tornò dal fondo recando alcune monete d’oro e cosi continuò per parecchio tempo, finché ebbe ricuperato il tesoro di un’antica nave affondata in quel luogo.

La sua fama crebbe tanto, che quando venne a Messina l’imperatore Federico, questi volle conoscere immediatamente lo strano essere mezzo uomo e mezzo pesce.

Egli si trovava su di una nave al largo, quando Cola fu ammesso alla sua presenza. “Voglio esperimentare” gli disse l’Imperatore, “quello che sai fare. Getto questa coppa d’oro nel mare; tu riportamela.” “Una cosa da niente, maestà” fece Cola, e si gettò elegantemente nelle onde. Di lì a poco egli tornò a galla con la coppa d’oro nella destra. Il sovrano fu cosi contento che regalò a Cola il prezioso oggetto e lo invitò a restare con lui.

Un giorno gli disse: “Voglio sapere com’è fatto il fondo del mare e come vi poggia sopra l’isola di Sicilia.” Cola s’immerse, stette via parecchio tempo; e quando tornò, informò l’Imperatore. “Maestà,”disse, “tre sono le colonne su cui poggia la nostra isola: due sono intatte e forti, l’altra è vacillante, perché il fuoco la consuma, tra Catania e Messina.”

Il sovrano volle sapere com’era fatto questo fuoco e ne pretese un poco per poterlo vedere. Cola rispose che non poteva portar il fuoco nelle mani; ma il sovrano si sdegnò e minacciò oscuri castighi. “Confessalo, Cola, tu hai paura.” “Io paura?” ribatté il giovane, “anche il fuoco vi porterò. Tanto, una volta o l’altra, bisogna ben morire.

Se vedrete salire alla superficie delle acque una macchia di sangue, vuol dire che non tornerò più su.” Si gettò a capofitto nel mare, e la gente stava, ad attendere col cuore diviso tra la speranza e la paura.

Dopo una lunga inutile attesa, si vide apparire una macchia di sangue. Cola era disceso fino al fondo, dove l’acqua prende i riflessi del fuoco, e poi più avanti dove ribolle, ricacciando via tutti i pesci: che cosa successe laggiù? Non si sa: Cola non riapparve mai più.

Qualcuno sostiene ch’egli non è morto e che è restato in fondo al mare, perché si era accorto che la terza colonna su cui poggia la Sicilia stava per crollare e la volle sostenere, cosi come la sostiene tuttora.

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ninoIn ricordo di Nino Cipolla recentemente scomparso, pubbichiamo un suo articolo del luglio 1977 pubblicato su La Voce di Milena. E’ come una visita guidata alla Fattoria-Convento che rappresentò le origini del nostro paese, caratterizzato da un insieme di Robbe collegate tra loro. Nino Cipolla racconta anche dei tre mulini che servivano la popolazione e anche del fenomeno del banditismo che nel 1700 affliggeva queste zone.

La Redazione

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LE ROBE DI MILOCCA: La coscienza della propria individualità

Antonino Cipolla

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san martino

fattoria-monastero San Martino

La costruzione della grande Fattoria di San Martino da parte dei Cassinensi dà agli abitanti delle Robe la coscienza di una individualità di gruppo che ormai li fa diversi dagli abitanti dei comuni vicini, diversi nel senso che ormai essi non appartengono a nessuno di questi ma a una comunità che va nascendo, con tradizioni, usi, costumi, e interessi suoi propri.

La costruzione di S. Martino e la conseguente bonifica delle terre dei Monaci, ebbe lo scopo non solo di impedire l’esodo dalle Robe, ma portò nuovi coloni dai paesi vicini, che qui si stabilirono con le loro famiglie portando il loro contributo di lavoro e di benessere.

san martino portale chiesaEntrando nella fattoria di S. Martino (ridotta ora ad un immenso rudere di macerie e di muri pericolanti) si aveva sulla destra la Chiesa dal tetto a crociera e ornata da un bel portale d’ingresso sovrastato dallo stemma dei cassinensi, e sulla sinistra una grande stanza quasi uguale alla chiesa ornata da un portaler bellissimo, divisa in due parti da un grande arco a sesto acuto, comer luogo d’incontro tra i monaci e la comunità dei cittadini.

Di fronte, dopo il primo cortile, all’incrocio delle due ampie scalinate, era la porta di accesso alle celle dei monaci, e su questa una lapide in marmo di circa sessanta centimetri di lato. La suddetta lapide ricordava, nello stile enfatico dei tempi, la costruzione della fattoria e i suoi scopi, che diremo non solo raggiunti, ma superati dalla realtà storica.

Detta lapide è scomparsa da un pezzo, ma mi è possibile darne il testo per averla trascritta nel lontano 1950. In alto portava un piccolo bassorilievo rappresentante la Vergine Immacolata. La lapide era scritta in latino. Se ne dà la trascrizione latina e la traduzione italiana.

LAPIDE DI SAN MARTINO

smProvvidus iste Pater fundens sua flumina cuncta dona dabit rectis uberiore manu ut tamen infeste tradent formidine entes en baculo reprobis incutit ipse metum at malis et urget permista superbia fastu infernum metuint. Hoc monet ense reos. ANNO MDCCX ut secum pauperes saturarentur panibus et ne sectantes suam operam Monachi Cassinenses. Decrevere ex cap. XII vers. XI.

“Provvido questo Padre che effonde i suoi fiumi e darà a tutti i suoi doni, con mano generosa affinché le genti con ostile paura tramandino quanto egli incute timore ai reprobi col bastone e li opprima con avversità a causa della superbia mista a prodigalità e temano l’inferno. Con questa spada ammonisce i rei. ANNO 1740. affinchè i poveri si saziassero con esso di pane e seguendo l’ozio non fossero i più stolti di tutti, i Monaci cassinnesi decretarono col capitolo XII verso XI la lavorazione della loro terra”.

petix A da milocca a milenaFin dal 1724, lungo il vicino torrente del Nadore era sorto il mulino di S. Francesco di Paola, che per quasi due secoli sarà il mulino della maggior parte della popolazione dei nostri villaggi; molto più comodo che i mulini di S. Giorgio e di Fontanafredda che, specialmente in periodo invernale, non sempre erano raggiungibili a causa delle piene del fiume.

Tra il 1766 e il 1767 diviene tristemente famosa la banda di Antonio di Blassi detto Testalonga.

Spesso questi si recava nelle nostre parti e ne faceva teatro delle proprie azioni banditesche; amava fermarsi lungo il Platani e conversare con i pescatori di anguille, di cui allora il nostro fiume era ricchissimo; gli abitanti delle Robe non dovetteroi soffrirne la presenza dato il carattere del bandito.

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18.53

MML nel Mondo alle 18:53

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