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Storie e segreti dietro la grata. Incontro con il padre redentorista Giuseppe Russo, il 20 luglio, alle 18,30, all’Accademia BB.AA. di Agrigento

Daniela Gambino

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La Chiesa di Sant’Alfonso, nel centro storico della città, è il luogo dove Giuseppe Russo opera, custodisce opere d’arte e cultura. Ha lottato per trasformarla in un luogo di rara bellezza. Si muove da questi elementi l’incontro con il padre redentorista Giuseppe Russo, Storie e segreti dietro la grata.

Ad intervistarlo Daniela Gambino e Peppe Zambito. Un’occasione per affrontare alcuni dei temi cari all’Accademia, che stanno a cuore al sacerdote: la cura del bene comune, la conservazione del patrimonio artistico e architettonico, il ruolo della cultura come strumento di crescita,

Ex prete di strada nella Palermo degli anni ’70, Padre Giuseppe Russo agisce da sempre controcorrente, con la volontà di rendere i luoghi dove esercita il suo sacerdozio più attivi e consapevoli

Dopo il suo trasferimento ad Agrigento nel 1999, continua la sua attività in aperta polemica con le inadempienze delle istituzioni. Ne sono prova i suoi articoli apparsi sulla rivista L’amico del popolo.

Padre Russo non ha mancato di puntare l’attenzione sulle criticità del sistema agrigentino: la gestione dell’acqua corrente, il vittimismo, la difficoltà di reagire allo stato di cose, dei cittadini.

A curare le letture dell’incontro che si terrà il 20 luglio presso l’Accademia BB.AA. di Agrigento in via Bac Bac 7, saranno Liliana Arrigo e Giusy Carreca, mentre le riprese verranno seguite da Michele Astuto e Carmelo Capraro.

Dopo la conferenza, prevista alle 18,30, i lavori si concluderanno con un rinfresco.

 

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Ventilatore 1882

ventilatore.jpg

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 La testimonianza di Giuseppe AlessiPer la nostra religione “amare il prossimo” significa soprattutto amare la società”

Rocco Gumina

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È appena uscito, per la collana sintesi e proposte del Centro Studi “Arcangelo Cammarata”, un volume – curato da Massimo Naro e introdotto da Alberto Alessi – che presenta ai lettori un’intervista rilasciata dall’ormai novantenne Giuseppe Alessi qualche anno prima della fine del XX secolo. Il libro – intitolato Il senso di una vita. Intervista sugli anni giovanili (Lussografica 2018) – oltre a mostrare il cammino culturale, spirituale e politico di Alessi, risulta una testimonianza assai rilevante ai nostri giorni sulle più importanti vicende del cattolicesimo politico nisseno della prima metà degli anni Cinquanta del Novecento.

Infatti, il percorso del politico sancataldese – contraddistinto dal suo impegno giovanile nel Partito Popolare Italiano, dalla sua attività prima alla regione siciliana e poi al parlamento nazionale per conto della Democrazia Cristiana – rappresenta un’autentica lezione di vita per quanti da credenti decidono, nei tempi bui che viviamo, di seguire la chiamata all’impegno nella politica.

Per comprendere le motivazioni di fondo che hanno spinto Giuseppe Alessi verso l’attività politica, bisogna partire dalla visione cristiana della storia la quale gli ha permesso di declinare l’insegnamento evangelico in questi termini: «avevamo il dovere e non solo il diritto di intervenire nel dibattito pubblico, perché per la nostra religione “amare il prossimo” significa soprattutto amare la società» (p. 32).

La “vita cattolica” vissuta sin da bambino, spinse Alessi all’impegno nel circolo cattolico studentesco di Caltanissetta intitolato a Silvio Pellico. Qui il giovane sancataldese maturò da un lato l’idea che lo Stato deriva dalle persone e dall’altro un concetto di patriottismo sganciato dagli istinti coloniali e di supremazia etnico-culturale rispetto agli altri popoli.

L’amore per la società condusse il giovanissimo Alessi a sposare le tesi dell’Appello ai liberi e forti di Luigi Sturzo il quale raccoglieva politicamente le istanze sociali, economiche e culturali sorte all’indomani della pubblicazione della Rerum novarum di Leone XIII. Dal sacerdote calatino, Giuseppe Alessi apprese che l’opera partitica è una forma straordinaria di servizio e di testimonianza poiché in politica «più che essere serviti bisogna servire» (p. 56). Inoltre, sin da subito Alessi imparò la distinzione fra l’adesione ecclesiale e l’impegno politico che permetteva al Partito Popolare Italiano di offrire una proposta mossa dall’ispirazione cristiana della realtà ma rivolta a tutti. Così, per Alessi nell’azione politica non si doveva mai compromettere la Chiesa e per tali motivi, negli anni del suo impegno diretto prima nel PPI e poi nella DC, evitò ogni possibile forma di collateralismo.

Salvatore Aldisio

Nell’entusiasmo per le iniziative in vista della strutturazione del Partito Popolare Italiano sorto nel 1919, Alessi rimase colpito dalla testimonianza del giovane gelese Salvatore Aldisio. Cresciuto nel movimento dell’Azione Cattolica, Aldisio fu uno dei deputati più vicini a Luigi Sturzo e maggiormente fedeli alla linea oppositiva rispetto al sorgere e all’istaurarsi del regime fascista. Alessi ricorda che Aldisio, rientrato a Gela dopo aver preso parte alla secessione dell’Aventino, venne perseguitato in ogni modo perché: «aveva rifiutato l’offerta di Acerbo per la sua nomina a sottosegretario all’Agricoltura.

Egli rimase fedele agli ideali del PPI e alla cultura e ai progetti della Democrazia Cristiana, quella sorta per l’impulso della Rerum novarum. Soprattutto rimase fedele a don Luigi Sturzo» (p. 55). La testimonianza di Aldisio citata da Alessi è assai significativa anche per l’attuale momento storico. Difatti, l’esempio del politico gelese ci ricorda come dinanzi alla possibilità di raggiungere la visibilità e la gestione del potere, il leader rappresentante di una comunità deve vivere in prima persona i principi valoriali che contraddistinguono la sua proposta politica. Dinanzi al potere e alla sicurezza offerta dal regime fascista, Aldisio scelse la libertà e la fedeltà.

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