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Archive for the ‘Cultura’ Category

“Una tantum” e basta!

dubbioUna tantum

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Nello Musumeci ha mantenuto l’impegno

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Martedì 31 gennaio scorso sono iniziati i lavori per la sistemazione della strada provinciale Milena-Grotte (SP 151). Ad aggiudicarseli in una gara svoltasi l’ottobre scorso è stata l’impresa  Cinquemani Gianpeppino con sede in Favara.

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Clima permettendo, abbiamo fondati motivi per prevedere che si possa cominciare ad asfaltarla già la settimana prossima. Sarà così possibile ricollegare Milena con Grotte e persino con Racalmuto con una strada decente.

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Tutto ciò è stato possibile per l’iniziativa del gruppo consiliare “Milena Domani”. I consiglieri comunali Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano hanno rappresentato la necessita di sistemare la viabilità del nostro territorio al Presidente della Regione Nello Musumeci al quale è stata rivolta una petizione popolare.

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Sono state raccolte in breve tempo oltre 620 firme dei cittadini poi consegnate al Presidente.

mgstoIl resto è noto.

In poco tempo si è attivato il Libero Consorzio di Caltanissetta e incaricato  l’Assessorato regionale alla viabilità di procedere. E’ stato concesso il finanziamento e pubblicato il bando.

Ad ottobre è stata espletata la gara. Adesso sono iniziati i lavori sulla Milena-Grotte. Subito dopo inizieranno i lavori per la sistemazione della Milena-Bompensiere. 

I consiglieri del gruppo “Milena Domani” hanno diffuso la buona notizia che è stata accolta con favore dei cittadini, in particolare degli agricoltori che lavorano in quella zona.

Subito dopo la sistemazione della SP 151 la stessa impresa inizierà i lavori per la sistemazione del tratto della strada provinciale Milena-Bompensiere (SP 204) che consentirà di raggiungere velocemente i due paesi attraverso il percorso più breve.

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“A naca”, la culla sospesa sul letto delle nostre nonne. Storia e modi di dire in dialetto siciliano

 Custonaci Web

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Annàcati oppure un t’annacàri o ancora chi caristi da nàca? sono espressioni che ci inducono al sorriso e richiamano immagini e situazioni familiari che tendono a scomparire. Sono modi di dire tutti derivati dal sostantivo nàca, termine che in Sicilia indicava la culla in cui si mettevano a dormire i bambini appena nati. Era un tipo di culla molto diffusa, soprattutto nelle società agropastorali.

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Era costituita da un panno piuttosto rudimentale sul fondo del quale veniva posto un vello di pecora o di montone per tenere caldo il neonato e veniva sospesa per aria, sopra il letto matrimoniale, attaccata con sicurezza, come un grosso fazzoletto, per i quattro angoli, alle travi del soffitto. Le più sofisticate “nache” erano dotate di una cordicella che pendeva verso la mamma, utile per dare il via al movimento “cullante” del neonato.

L’origine del termine sembra sia da attribuire al greco antico, nake, pelle di pecora, anche se un’altra ipotesi la fa derivare dall’arabo, dove esisteva nake che indicava un ciondolo e i cui movimenti, ondulatori e oscillatori, sono stati individuati in questa primordiale culla.

Ogni famiglia la costruiva con il materiale che aveva a disposizione; vari i modelli nelle varie regioni italiane: in vimini o in sughero, in legno o semplicemente in stoffa e sospesa come in Sicilia. Diversi gli sviluppi successivi; così la naca si è adeguata alle esigenze e alle “tasche” delle famiglie. Scese dal soffitto e si poggiò per terra e nacquero le culle, corredate di rotelle o a dondolo e poi veri e propri lettini.

Il caro termine nàca non sfuggì alla creatività e alla capacità di un dialetto, come il siciliano, di muoversi, intrufolarsi, innestarsi, di cambiare come un camaleonte vestendosi ora di ironia, ora di sarcasmo, ora di sfottò e di tanto altro anche, solo, spostando l’accento da una sillaba all’altra. Oppure diventare verbo, transitivo, riflessivo: tutto fare insomma!

E così, oltre ad attribuire il termine nàca a chi non è mai abbastanza cresciuto, oppure dire a qualcuno che è caduto dalla naca, con sfumature sottili a seconda del contesto e del tono con cui si pronunciano le parole, dire annacàre è tenere qualcuno o qualcosa in sospeso, mentre annacàrsi è perdere tempo ma quando diventa un ordine allora è un invito a sbrigarsi, a darsi una mossa: annàcati.

Ma il verbo annacàrsi, nel senso di movimento oscillatorio di chi se “la tira” un po’, si riferisce anche al modo di camminare, cui vengono attribuiti significati e messaggi di appartenenza a questo o a quel gruppo. E qui subentra il termine “annacamènto” con diverse sfumature. Annacàre è anche quel movimento tipico che avviene, per esempio, durante la processione dei misteri e in altre situazioni con obiettivi ogni volta diversi.

Entrare nel mondo dei dialetti, è un viaggio in un mondo affascinante, di una cultura così radicata e profonda, quella che non si studia a scuola ma che si custodisce in quel libro che la vita ha scritto facendo i conti con i bisogni. Questo viaggio ci regala, ogni giorno, emozionanti lezioni di alto livello a basso costo!

Tipica camera da letto siciliana degli anni 50 – Foto di CustonaciWeb

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E’ morto Wim Ravesteijn, “Guglielmo” per gli amici milenesi

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Wim_Ravesteijn-290x290La triste notizia della morte prematura di Wim Ravesteijn ce l’ha comunicata Peppe Palumbo visibilmente commosso per la perdita dell’amico avvenuta sabato mattina.

La settimana scorsa ha mandato un pacco con le pubblicazioni e altro materiale riguardante la nostra Milena di cui era innamorato.

Non sapevo fosse gravemente malato. Ora quello che sembrava solo una gradito pensiero mi appare come il dono di chi presagiva la sua fine.

Abbiamo convenuto che sarebbe doveroso ricordarne la figura in occasione del centenario della nascita del nostro paese.

Wim Ravesteijn, antropologo olandese era venuto per la prima volta a Milena nel 1977 per una ricerca economica e politica sul nostro paese.

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Di lui adesso abbiamo il dattiloscritto originale in lingua inglese sullo studio del nostro paese e diapositive e pubblicazioni varie sulle ricerche antropologiche in Sicilia.

Il sindaco ha dichiarato che “L’amore di Wim Ravesteijn per Milena continuerà a vivere tra le pagine delle sue memorie” ed ha espresso le condoglianze unendosi al dolore della famiglia e di quanti gli hanno voluto bene.

Riposi in pace Wim, La più sentite condoglianze ai familiari per la grave perdita da parte della nostra Redazione.


C’era una volta la principessa Milena

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CQ / Q / QQ/ (?)

dubbioCQ, Q o QQ?

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Yan Yan

di Briciolanellatte

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wood-door-1711004_1280Yan Yan si distese sul futon lercio. Era stanchissimo. Lo stomaco brontolava. Il cibo che passavano era insufficiente e maleodorante. Oramai erano due mesi che si trovava in quella struttura, con turni massacranti e condizioni di vita pessime. Non c’erano però alternative, pensò mentre cercava di rimanere un po’ sveglio per riordinare le idee, intanto che i compagni di lavoro riempivano il dormitorio. Ma il sonno, come al solito, arrivò in un sussulto trascinandolo in un baratro nero senza sogni.

Yan Yan, nonostante fosse molto giovane, era responsabile di filiera: line manager, lo chiamavano. Doveva controllare che sulla piastra fossero inseriti correttamente i componenti B6m, R2s e HH32. Poi le schede madri venivano inviate altrove in una sezione vicina dello stesso stabilimento. Non tutti i lavoranti tuttavia erano bravi e veloci come lui e spesso doveva intervenire rapidamente quando qualcuno di loro era in difficoltà. Se i vigilanti se ne fossero accorti le sanzioni sarebbero state severe. Aveva visto un operaio che era stato sbattuto con violenza contro un muro per avere invertito i pin del pannello frontale del case cagionando il blocco momentaneo dell’intera catena di montaggio. Il lavorante era rimasto per terra una buona mezz’ora, con un rivolo di sangue che gli fuoriusciva da un orecchio; poi, senza riprendere conoscenza, l’avevano trasportato via come un sacco di soia e sostituito con un altro addetto, sbucato da chissà dove.

Yan Yan, come responsabile di filiera, godeva di una certa libertà di movimento. Una volta era addirittura salito furtivamente all’ultimo piano dello stabile per capire dove si trovasse. Lui e i suoi compagni erano infatti arrivati a notte fonda chiusi in un container dopo una settima di viaggio e, una volta all’interno del complesso, non erano più usciti. Le finestre erano tutte murate mentre il portone di ingresso era blindato e presidiato da una squadra di vigilanti. Attraverso un piccolo buco nel muro, praticato da qualcuno prima di lui, aveva però potuto accorgersi che intorno allo stabilimento c’era solo aperta campagna a perdita d’occhio. Campi di erba secca e colline brulle. Poteva trovarsi in un qualunque paese del globo.

Gli era giunta anche voce che non erano i soli a lavorare alla catena. C’era anche un altro gruppo di operai che faceva il turno di notte. Del resto, lo si poteva capire dal fatto che il lavoro, tra un turno e l’altro, andava avanti ugualmente tanto che i lotti da loro trattati non avevano numeri sequenziali all’inizio di ogni ciclo.
Il suo turno andava dalle 7 del mattino alle 19 di sera; interrompevano solo per un quarto d’ora per il pranzo e un quarto d’ora per la cena, girandosi semplicemente dalla postazione di lavoro per non contaminare i componenti sterili. Ogni quattro ore poteva dormire sul posto per non più di 5 minuti o, a scelta, andare in bagno o andare a bere l’acqua scura del rubinetto. Poi, a fine turno, sciamavano tutti da un unico portone facendo un percorso tale da non poter incontrare l’altro personale. I lavoranti del secondo turno di notte, dopo aver riposato nell’unico dormitorio, raggiungeva il luogo di lavoro per un altro percorso e un diverso accesso. I due turni, insomma

non si incontravano mai. Che il suo futon fosse utilizzando da altri, Yan Yan lo aveva compreso però subito, per il fatto che trovava infatti sempre qualcosa di spostato tra le sue cose e un odore non suo sul materassino.
Una sera, seminascosto dal futon, trovò 25 yuan. Il guadagno di una giornata di lavoro. Chi l’aveva usato in sua assenza li aveva persi. Yan Yan scrisse un biglietto cercando di nasconderlo insieme ai soldi in una piega del materassino. Non voleva che gli altri occupanti di quella squallida stanza lo scoprissero.

Il giorno dopo rinvenne nello stesso posto un biglietto di carta azzurra. Era di ringraziamento ed era firmato Kumiko. Chi occupava il futon nell’altro turno era una donna! Lui dormiva nello stesso posto doveva giaceva una femmina. Ecco perché di tutto quel mistero sul personale del turno di notte.
Trascorsero così alcuni giorni e poi Yan Yan decise di conoscere meglio Kumiko scrivendole ancora con quelle stesse modalità. Continuava a fantasticare su di lei, su chi potesse essere. Kumiko, dopo alcune titubanze, gli rispose.

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“Oltre le crepe del cuore” per ritrovare sé stessi senza paura e rinascere

Alfonso Cipolla

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Sabato 28 gennaio, biblioteca comunale, sala Falcone-Borsellino piena, dopo un brevissimo saluto del sindaco, viene presentata al pubblico l’opera prima di Rosetta Provenzano, il romanzo “Oltre le crepe del cuore”.

Introduce, modera, conduce e coinvolge brillantemente la prof. Rosa Pia Raimondi.

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Poi prende la parola il prof. Michele Morreale, docente di storia e filosofia al liceo scientifico di Mussomeli, che ha curato la prefazione del libro. Il suo intervento che spazia dall’aspetto storico del tema omosessualità alla critica letteraria del romanzo, viene seguito con attenzione dal pubblico. Il tema dell’omosessualità è un tema ancora oggi scabroso che però viene trattato dall’autrice con leggerezza e in maniera  coinvolgente.

Rosetta Provenzano, in un primo momento alquanto emozionata, mano a mano si scioglie e fornisce al pubblico una dettagliata analisi delle motivazioni che la hanno ispirata, ricostruisce i tratti salienti dei protagonisti, sottolinea il loro dimenarsi in una  ragnatela di sofferenze e lo sforzo per prendere coscienza di sé e appropriarsi della propria vita.

p1Numerosi e stimolanti gli interventi del pubblico che si riassumono in apprezzamento e curiosità.

La prof. Maria Giulia Provenzano domanda all’autrice se ha intenzione di scrivere un altro romanzo e riceve risposta affermativa. Carlo Petix si complimenta con il prof. Morreale per l’excursus storico. Alfonso Paolino Cipolla sottolinea l’attualità del tema ormai diffuso. Calogera Mangione si complimenta per l’analisi dei personaggi.

Ma gli interventi più attesi sono stati quelli dell’arciprete Luca Milia e del pastore Nino Mancuso che hanno svelato il volto nuovo delle chiese di fronte a quella che prima era considerata se non una malattia una deviazione e che invece oggi è vista con accettazione e benevolenza.

I due hanno sottolineato infatti che Dio è amore e quindi la fede è in grado di sanare le ferite del cuore.

Infine la scrittrice ha confidato all’interessato pubblico alcuni aspetti anche curiosi. A cominciare delle città descritte nel romanzo. Il perché della scelta di Padova, Losanna e Barcellona ma anche di un paesino della Toscana preso a caso su google map.

A chi infine le chiedeva se c’era del suo nei personaggi di “Oltre le crepe del cuore” ha risposto con sincerità che non si può non partecipare emotivamente e non lasciare nel libro parte del proprio io.

Andare “Oltre le crepe del cuore” e ritrovare sé stessi senza paura non è forse come rinascere e trionfare sulle paure e le discriminazioni, affrancandosi dal retaggio retrivo di alcune famiglie e da nazioni barbare che ancora oggi puniscono e condannano persino a morte i “diversi”? Sicuramente è il passaggio, la mutazione da una vita strisciante e buia da bruco a quella solare di farfalla che dispiega le ali e vola nel cielo limpido.

Il libro di Rosetta Provenzano sta riscuotendo molto successo sia per l’attualità dello scottante tema sia per la sensibilità con la quale è stato trattato, sia per il messaggio positivo veicolato che richiama il virgiliano “Omnia vincit amor” (l’amore vince su tutto”).

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Irraggiungibile

di Briciolanellatte

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barcQuando la donna entrò in salotto, Ted quasi non se ne accorse. Alcuni fiocchi gelati che la moglie non era riuscita a scrollarsi di dosso, prima di varcare la soglia, caddero nella penombra della casa.
«Ciao, Tesoro… sono tornata!»
«Ehi, Barbara… hai fatto presto!» disse lui alzandosi dalla poltrona. «Pensavo saresti tornata fra qualche ora!»
Lei se ne stette dapprima immobile cercando una risposta da dare, ma poi non le venne in mente nulla. Si limitò quindi a sorridere e a posare la borsa sulla sedia dell’ingresso per poi sfilarsi il piumino bagnato.
«Sta cominciando a nevicare» aggiunse lei cercando con gli occhi la gattina che non vedeva. «Del resto lo avevano preannunciato al meteo… per fortuna la riunione è finita prima. Un punto dell’ordine del giorno è saltato.»
«Bene, sono proprio contento. Hai cenato? Hai fame? Ti preparo qualcosa.»
«No, Ted, non ho mangiato, ma sono proprio stanca… andrei piuttosto a dormire. Domani è un’altra brutta giornata. Vieni anche tu?»
«È ancora presto. Finisco di vedere la partita…» disse lui risedendosi in poltrona e fissando lo schermo come ipnotizzato.

La gattina, nel frattempo, era sbucata da chissà dove e si stava strusciando ai piedi della padrona.
«Ti ha dato i croccantini quell’omone cattivo?» chiese lei accarezzandola. Non avendo ricevuto risposta dal marito, cui la domanda era in qualche modo rivolta, andò in cucina, seguita dalla micetta, e rapidamente lasciò andare nella scodella un pugnetto di cibo.
Dopo dieci minuti, Barbara passò davanti al marito ancora incollato allo schermo. Gli fece un sorriso che lui non vide e poi scosse un po’ la testa dicendo sottovoce:
«Ci vediamo domattina» e chiuse dietro di sé la porta della camera da letto.
Passò mezz’ora e poi un’altra mezz’ora.

Al cellulare di Ted arrivò all’improvviso un messaggio.
L’uomo, che non volveva distogliere lo sguardo dalla tv, cercò a tentoni lo smartphone tra i cuscini della poltrona. Lesse quindi distrattamente il messaggio. Era della moglie.
Scusami, Tesoro, sono bloccata in autostrada. C’è una bufera di neve e il telefonino si sta scaricando. Non so quando riuscirò ad arrivare. Non mi aspettare in piedi. Un bacio. Ti amo.’
Ted balzò in piedi. Si fece scorrere sotto gli occhi più volte quelle parole non riuscendo a credere a ciò che stava leggendo. Pensò a un brutto scherzo. In un attimo fu in camera da letto. Accese la luce. Non c’era nessuno però tra le coperte: il letto era ancora intatto.

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latgreco

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