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Archive for the ‘Cultura’ Category

L’amica

L’amica

di Briciolanellatte

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A Marcello era morto il padre da qualche mese. Anche se il genitore aveva superato i novant’anni, perderlo era stato pur sempre un fatto che oltre a turbarlo profondamente lo aveva colto di sorpresa. Non si riesce mai a realizzare che la persona che ti è stata vicina fin dalla nascita all’improvviso non ci possa più essere.
Ciò che lo preoccupava di più però era la madre. Loro erano stati sposati per più di 55 anni. Più di una vita, fino a confondersi con essa.
La morte del marito l’aveva devastata. Per mesi era rimasta chiusa in casa, in una sorta di mutismo doloroso, seduta sulla poltrona preferita di lui. Non batteva ciglio, sembrava persino non respirare. Poi piano piano aveva ripreso la vita normale. Ma era sempre taciturna, assente, come se fosse scesa in un pozzo.
Fino a qualche giorno fa.

Marcello, telefonandole aveva sentito un’altra voce, un altro tono. Sembrava ritornata giovane, a quando era il vero motore della casa.
«Ho conosciuto una nuova amica» gli aveva riferito per telefono e il suo sorriso attraverso il cavo telefonico era arrivato intatto e radioso sino alla immaginazione del figlio. «Si chiama Annina».
Ed era stato il caso ad averle fatte incontrare, gli spiegò. Lei aveva perso la strada andando chissà dove ed era entrata nel suo giardino chiedendo informazioni. E così avevano cominciato a parlare, a discutere di ogni cosa, a ridere e scherzare, come se fossero state sempre grandi amiche. Aveva saputo che era di Padova dove aveva passato la sua gioventù sino a quando non si era innamorata di un bel tipo che l’aveva portata con sé ad Alvona per poi lasciarla per un’altra dopo qualche tempo.

Marcello, incuriosito di un così grande cambiamento, si mise in macchina un week end e andò a farle visita nella sua casetta di campagna.
Appena arrivato la vide che stava badando alle sue rose; era in splendida forma, ben vestita, raggiante, serena.

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Un po’ di Relax

Individua e correggi la frase sbagliata.

 

Ho comprato ventun cavalli.

Herman Hesse ha definito l’uomo “una cipolla dalle cento foglie”.

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La pietra da minestra

La pietra da minestra

Fiaba irlandese

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fiabe-irlandesi-245x300C’era una volta un povero mendicante che andava di paese in paese cercando di trovare il modo di riempire lo stomaco con un pasto caldo. Un giorno il vagabondo pensò che una bella minestra gli avrebbe fatto proprio bene, ma non aveva neppure un penny in tasca; mentre stava camminando lungo un fiume, si guardò intorno e vide una bella pietra tonda, che sembrava una mela; improvvisamente ebbe un’idea.

Cercò una fattoria nelle vicinanze e bussò; ad aprire la porta venne una contadina. Il mendicante tentò la sorte e le chiese una pentola e dell’acqua pulita. Quando ottenne quanto aveva richiesto, il vagabondo cominciò a lavare la pietra sino a renderla splendente.

La contadina, stupita, chiese il motivo di tanta cura per quella pietra, al che il mendicante rispose: — Gentile signora, ma questa pietra è molto rara e preziosa: è una pietra da minestra.

La donna domandò: — Ma che cosa dite? Forse che con questa pietra si può cucinare una minestra?

— Certamente — rispose il medicante. — E anche una minestra particolarmente saporita.

La contadina, meravigliata, disse: — Mi insegnereste a preparare questa minestra con la pietra?

— Ma con grande piacere, gentile signora — rispose il povero affamato, che gettò via l’acqua sporca dalla pentola, che mise poi sul fuoco versandovi sopra acqua fresca; con solennità, vi pose all’interno la pietra.

Il vagabondo, a questo punto, mormorò: — Un pizzico di sale e pepe non guasterebbero. — La contadina corse a prendere la spezie.

— Si potrebbe anche aggiungere un po’ di farina — disse il vagabondo con noncuranza. La contadina andò a prendere anche la farina e si mise a guardare la pentola, in attesa.

Il mendicante a questo punto esclamò: — Ecco un bell’osso di montone, che voi sicuramente volevate dare al cane; vediamo di valorizzarlo.

In realtà la contadina non aveva nessuna intenzione di darlo al cane ma era così presa dalla ricetta della pietra da minestra che non vi badò.

Il vagabondo girò con cura la minestra con il mestolo e l’assaggiò: — Buona e sostanziosa! Ora mancano solo due patatine, per ingannare l’attesa. — Prese una mezza dozzina di patate, le sbucciò, le fece a pezzi e le buttò nella pentola.

Il mendicante assaggiò di nuovo e disse: — La minestra sta venendo benissimo, grazie alla pietra; per dare un tocco di classe, avrei bisogno ora di un paio di cipolle.

La fattoressa, sempre più sorpresa, gli dette le cipolle che finirono nella pentola.

Il vagabondo esclamò, raggiante: — Ecco, la minestra è pronta; volete assaggiarne un po’?

La contadina rispose: — Certo… ma è veramente deliziosa. Che miracoli può fare una pietra da minestra! Me la vendereste, buon uomo?

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Un po’ di Relax

Individua e correggi la frase sbagliata.

Ho sceso per tutta la giornata senza fermarmi mai.

I ragazzi hanno scorazzato tutto il pomeriggio.

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La pièce

La pièce

di Briciolanellatte

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Sedendosi in sala, si chiese come mai ci avesse messo così tanto tempo per venire a vedere quella pièce; aveva infatti tanto contribuito alla sua riuscita, sia mettendo mano al testo che alla musica, che era stato quindi grazie anche a lui se era divenuto un successo tanto enorme quanto inatteso; anche se poi, per via di quel brutto litigio con Mark, il capo compagnia, aveva dovuto abbandonare la stagione e nessuno gli aveva mai più riconosciuto un qualche merito.
Non ricordava bene perché non si fosse deciso prima. Ma che importa? Ora era lì, in quel teatro ed era giunto il momento di riconciliarsi con gli errori del passato, di mettere un po’ d’ordine nella sua vita come in un solaio dimenticato. Chissà, magari a fine spettacolo sarebbe potuto andare a trovarli in camerino per un breve saluto e poi forse uscire pure con loro a mangiare un boccone e ricordare i bei vecchi tempi. Dopotutto, qualcosa gli dovevano. Ma ecco… ecco… si era appena levato il sipario: il brusio in sala si stava sciogliendo in un silenzio di aspettativa, creando l’attesa nell’attesa, l’attimo nell’attimo e lui, sì, proprio lui, finalmente era lì.
L’attacco dei violini era rimasto sempre lo stesso, morbido, accattivante, tanto da creare fin da subito l’atmosfera giusta; la voce impostata di Annalise, l’attrice principale, faceva il suo grande effetto persino a palco vuoto; riempiva tutta la sala prima ancora che il suo ingresso sul proscenio scatenasse un sincero scroscio di applausi. Era sempre la solita, lei, ci godeva un mondo a creare quell’attenzione spasmodica nel pubblico; sì, li poteva ben vedere di profilo nella penombra della sala; tutti quei volti rapiti che pendevano dal suo incedere misurato, dal quel movimento studiato delle mani, la postura leggera del suo corpo di giunco a sfidare il mondo; ogni oggetto di scena, ogni più piccolo particolare sembrava solo valorizzare la sua bellezza. E poi il testo! Si era dimenticato di quanto fosse stato bello e ricco e appassionato. E la scenografia!?! Avevano avuto delle idee brillanti: le soluzioni erano innovative e avveniristiche; bravi, sì, bravi davvero; adesso tutto appariva armonioso e il succedersi delle scene era fluido, il ritmo incalzante, accurato, mai affrettato. Ora capiva perché avevano avuto una così buona riuscita; una bella compagnia di attori, nulla da dire.
Rimpianse all’improvviso di aver dato di matto, quel giorno, con Mark. Non avrebbe dovuto dirgli che sua moglie Annalise amoreggiava con tutti: con lui, con l’impresario, con il produttore, persino con il trovarobe e da ultimo, dietro le quinte e durante le prove, persino con l’addetto alle luci; avrebbe potuto tacere, avrebbe dovuto tacere, ma lui era fatto così: sincero, leale, diretto. Le cose non se le poteva tenere per sé, oh no, le doveva dire, soprattutto a Mark che era suo fratello.

Poi, da un lato della sala, una falce di luce per un attimo gli ferì l’occhio.
Il solito ritardatario’, pensò. ‘A miei tempi, una volta iniziata la rappresentazione, non era possibile entrare in sala in ritardo. Ora fanno come vogliono e vanno e vengono dal teatro come in una stazione ferroviaria. Non c’è più rispetto per nessuno e men che meno per quelli che pagano il biglietto. Che gente!”.

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Un po’ di Relax

Individua e correggi la frase sbagliata.

 

Lo specchio ha riflesso i suoi raggi.

Mi sono fatto operare di appendicite.

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