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Archive for the ‘Cultura’ Category

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Candeloro Rino Nania

 

Seduce chi sfida, chi tiene testa, chi smuove i pensieri. Seduce chi ha qualcosa da dire, perché saper pensare equivale senza ombra di dubbio a saper far provare e sentire.

L'immagine può contenere: una o più persone

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La sindrome di Cotard

La sindrome di Cotard

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«Gli era passato, le dico, pareva tornato come prima ma adesso, adesso… aiutatelo vi prego…»
L’uomo sembrava avere più anni di quelli che mostrava, era agitato, gli occhi stanchi, il volto sfinito e senza pace. Accanto a lui un giovane allampanato: gettava occhiate rapide in giro, distratto, come se la sua presenza al pronto soccorso non lo riguardasse in nessun modo.
L’infermiera del triage non badava a loro e faceva finta apparentemente di non ascoltare. Leggeva dei documenti presi ad uno ad uno da una pila alla sua destra. Ogni tanto metteva un timbro con un colpo secco del polso e firmava nervosamente in calce. Dopo un po’ che l’uomo anziano non smetteva di parlare, lei disse direttamente al giovane evitando di fissarlo:
«Insomma lei, come mi parte di capire, crede di essere morto?»
«Come dice, scusi?» fece il ragazzo avvicinando un poco la testa verso il vetro separatore.
«Se lei crede di essere morto» continuò la donna ignorando la domanda «come pensa sia possibile che io le parli?» Rise con le labbra un po’ storte, compiaciuta per la sua logica inaffondabile.
Il ragazzo si fece ancora più serio.
«Per quel mi risulta è morta anche lei» rispose in un soffio.
La donna fece un impercettibile passo all’indietro, sorpresa. Ora fissava il giovane ed era rimasta senza parole; poi si rivolse all’uomo che accompagnava il ragazzo:
«Questo è un pronto soccorso non un reparto psichiatrico. Suo figlio ha probabilmente la sindrome di Cotard; è una malattia rara, ben inteso, ma è contemplata in letteratura e trattabile clinicamente; deve essere visitato da uno specialista… con una terapia adeguata e un’assistenza costante potrebbe persino condurre una vita quasi normale…» sentenziò con freddo distacco ritornando ai suoi documenti.
«Non sono suo figlio, ma suo nipote» ribatté il ragazzo che ora non sembrava poi così tanto giovane. «Se non fosse così come dico io, perché mai secondo lei avrei delle mani così flaccide e raggrinzite e le unghie nere… E guardi il mio cane, qui vicino a me: è morto stecchito, non lo vede? E pure mio zio lo è, che fa tanto il furbo…»
L’infermiera li squadrò con sufficienza. Quindi sbottò con sarcasmo:
«Le sue mani sono rosee e ben irrorate e non hanno nulla che non vada; il suo cane sta abbaiando e mi disturba tutta la sala d’attesa. Dal punto strettamente fisico, per quel che mi consta, lei sta benissimo… forse suo zio avrebbe bisogno di bere meno, ma questo è un altro discorso.»
«Ci pensi meglio» insistente il giovane alzando un indice indagatore nella direzione dell’infermiera. «Non le sembra da qualche giorno che il tempo non passi mai, che la sua giornata non abbia fine… che sia sempre giorno?»
«Facendo questo lavoro per otto ore di seguito e per la paga da fame che mi danno non potrebbe essere diversamente… Vorrei vedere lei…» fece la donna contrariata. «E ora uscite dalla fila per cortesia che me la state bloccando. Ho da fare…»
«Lei ha capito bene cosa intendevo dire…» incalzò il ragazzo. «È proprio sicura di non aver già avuto l’impressione che l’ora, come dire?, si sia come inceppata? Che questa scena l’abbia già vissuta diverse altre volte?»
La donna si irrigidì.

(altro…)

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Spesso si dimentica che il patrocinio è la condivisione e la partecipazione della Regione a un evento

Nello Musumeci

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«Ho ritenuto necessario dare un ordine, un livello di serietà e un significato ai patrocini non onerosi che vengono richiesti. Finora c’è stata un’interminabile serie di istanze che propongono attività di ogni genere, senza alcuna selezione e al di fuori dei criteri di rigore e di qualità.

Spesso si dimentica che il patrocinio è la condivisione e la partecipazione della Regione a un evento: deve, quindi, essere un atto di responsabilità rispetto alle manifestazioni che espongono la nostra immagine in qualificati ambienti culturali, istituzionali, scientifici e artistici. Non possiamo più esporci ad atti di banalizzazione, quindi basta con i patrocini facili!.

Sarà presa in considerazione la rilevanza dei temi, la qualità dei contenuti, l’autorevolezza dell’ente promotore e dei partecipanti e le finalità perseguite. Solo il patrocinio autorizzerà l’uso del logo della Regione e la menzione dell’assessorato dei Beni culturali.

Per le iniziative che non rientrano nella categoria dei patrocini, come ad esempio eventi e celebrazioni di rilevanza locale, sono previsti, come forma di “adesione”, il messaggio dell’assessore o premi di rappresentanza: libri, video e stampe che saranno consegnati agli enti organizzatori.”

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IO CITTADINO OFFESO

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in silenzio

Claudio Cipolla

Ogni epoca ha i suoi farisei! E di questo oramai siamo certissimi. Con questa premessa è difficile iniziare un discorso semplice perché potremmo spaziare e dilungarci per ore. Cercheremo di concentrare i pensieri … impresa che non ci riesce sempre …

Potremmo parlare degli alberi, ma non crediamo ci sia molto da aggiungere. Tutto si è ormai compiuto, purtroppo e, mentre in altri posti ne vengono piantati di nuovi, qui o si tagliano o si estirpano.

La cosa che più ci allarma è il silenzio del sindaco che non ha trovato un secondo per spiegare alla popolazione le sue intenzioni o il suo eventuale progetto. Niente.

Ci dispiace che un ragazzo, moderno, simpatico che dovrebbe usare i social anche per scopi istituzionali, non abbia trovato una manciata di secondi per informare la povera gente che attendeva qualche straccio di spiegazione.

A quanto pare, da una rapida ricognizione, i social vengono sì usati, ma soltanto per documentare passerelle, feste e niente più. Che tristezza.

Ci saremmo aspettati, da un giovane, un atteggiamento, se non rispettoso, che prescinde dall’età, almeno un agire aperto al dialogo anche non formale. Invece, dobbiamo, purtroppo ancora, constatare che, il sindaco, sprangandosi nel rigoroso silenzio ha dato, ha fornito la possibilità di formulare ipotesi in merito non esattamente ammirevoli.

Cipolla Claudio sindaco – Randazzo Giovanni presidente

Né tantomeno i suoi collaboratori o perfino il Presidente del consiglio si sono premurati a dare chiarimenti, come se non avessero neanche visto e toccato con mano il malcontento della popolazione. Chissà poi perché!

Noi riteniamo che, appurato il disappunto anche di un solo cittadino, il sindaco avrebbe dovuto fermarsi e prestare attenzione a quanto veniva riferito, chiesto e invocato. Probabilmente un atteggiamento di ascolto avrebbe evitato la polemica e il polverone sollevato. Sarebbe bastato poco per non essere nell’occhio del ciclone.

È l’indifferenza che a noi ha maggiormente impressionato, in quanto non la riteniamo ammissibile da chi occupa una posizione apicale. La viviamo come un sopruso, un danno, un nocumento, una vessazione.

C’è gente che, forse, vive il silenzio in maniera normale, forse perché abituata a soccombere di fronte alle ingiustizie, ma ci sono altri, e noi siamo tra questi, che il silenzio lo rinnegano, lo ripudiano, lo disprezzano.

È come un tradimento da parte di chi credevamo di fiducia e invece scopriamo all’improvviso essere solo una figura patetica, una carcassa …

Il “meraviglioso mutismo” di chi al contrario dovrebbe, per istituzione, confrontarsi, eloquiare, trovare compromessi mal si addice ad una carica così importante. Immaginiamo un ministro, un senatore, tanto per rendere l’idea, non attento all’ascolto delle esigenze del territorio, quali prospettive avrebbe in un futuro?

È il mestiere che impone un certo tipo di comportamento!

Se non si risponde ai richiami della popolazione si è falliti su tutta la linea!

Non ci possono essere sconti, non si possono perdonare queste cose!

Noi siamo fermamente convinti che l’armatura dialettica sia uno strumento importantissimo ed un Sindaco che non ne fa uso deliberatamente offende irrimediabilmente chi chiede spiegazioni.

Avremmo capito tutto, siamo certi che avremmo davvero compreso qualsiasi spiegazione ci fosse stata fornita, forse lo avremmo anche giustificato, ma trincerarsi e sghignazzare con i soliti subalterni NO!

Non è tollerabile! Non si addice ad un Sindaco!

Dobbiamo quindi pensare che l’abitudine a non ascoltare derivi dal bisogno primario di imporre la propria decisione? La comunicazione è il fondamento di ogni agglomerato sociale sano e collaudato, se il Sindaco se ne priva è chiara ed evidente la volontà di voler nascondere qualcosa, forse per tenere saldi dei privilegi poco ammissibili o poco trasparenti?

La comunicazione è un indicatore della salute istituzionale di una amministrazione pubblica, il grado di impegno si misura spesso in termini verbali, non esiste società vigorosa senza una comunicazione semplice, chiara e trasparente. Se così non è, Signori, potremmo essere di fronte ad una grandissima minaccia sociale.

Avremmo continuato, ma vogliamo fermarci qui. Lasciamo ai lettori le considerazioni e conclusioni.

Kenna, Ottobre 2019.

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