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Archive for the ‘Cultura’ Category

Addio, mite compagno di una vita

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La notizia della morte di Tommaso Palumbo, il compagno, è arrivata in paese questa mattina all’alba proveniente da Palermo dove si è concluso il suo calvario sanitario dopo il ricovero all’ospedale di Agrigento, le cui carenze sanitarie ha descritto in diretta su whatsapp in un vero e proprio reportage.

Dopo un lungo periodo di silenzio post ricovero, è ritornato a comunicare il suo ritorno alla vita sprizzando felicità per lo scampato pericolo e riempiendo di contentezza i suoi numerosi amici di Milena, Sutera, Racalmuto e dintorni con cui aveva instaurato profondi legami sociali, culturali e politici.

Tommaso Palumbo era un uomo intriso da un mix inestricabile di cultura e politica, amava le scienze matematiche che curò fino all’ultimo mentre aveva smesso la politica militante senza però mai abbandonarla.

Fece parte della Lista “Insieme per Milena” in cui si ritrovarono assieme alla democrazia cristiana esponenti del partito comunista e provenienti dalla e destra sociale che ribaltarono decenni di assoluto dominio socialista. Fu una bella rivoluzione finché durò.

Coltivava anche il suo orticello in un appezzamento di terreno poco distante dal paese e ne andava fiero. Negli ultimi anni della terza età ricordava spesso gli anni passati con gli amici di sempre, quelli delle elementari di una volta che restano amici per sempre. I suoi studi universitari a Palermo dove fece l’istitutore presso un famoso convitto, l’impegno continuo verso i più poveri.

Spesso i suoi occhi diventavano tristi, soffriva la solitudine dopo la scomparsa della cara mamma, “centenaria” – sottolineava con orgoglio – che accudì con grande amore filiale fino all’ultimo giorno.

Ora è arrivato anche il suo. Addio, Tommaso, ricorderò per sempre gli ultimi tuoi giorni di sofferenza, i messaggi e le telefonate che ci siamo scambiati e le “iniezioni di fiducia” che volevo trasmetterti per non farti arrendere.

Purtroppo, l’ultima volta che ci siamo visti di presenza, in piazza quando ti esortavo al ricovero, cominciai a preoccuparmi seriamente quando fermando il nostro passeggiare dicesti che ti mancava il respiro…

Il resto fu calvario sanitario che hai saputo affrontare con la dignità di sempre.

Addio amico di tutta una vita, dalle elementari.

Alfonso Cipolla

Caro Masino,

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Apprendo con infinita tristezza che il caro amico Tommaso Palumbo ci ha lasciato. Avevo “chattato” con lui qualche giorno fa, era ancora nel suo letto d’ospedale.

Voglio ricordarlo con questa immagine del suo profilo immerso nel suo “angolo” di cultura storico-letterario ed appassionato matematico.

Quante belle discussioni, e che persona speciale e disponibile! Resterai nei nostri ricordi caro Masino!

Totino Saia

Caro amico mio… caro compagno Tommaso,

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Terrò questa immagine scolpita nel cuore. Terrò il tuo sorriso nei miei più custoditi ricordi. Questo mondo che volevamo cambiare non ha avuto considerazione per te…non ha avuto rispetto.

Forse doveva andare così ma forse la indolenza di chi avrebbe dovuto soccorrerti ha fatto il resto. Mi hai chiesto aiuto ma non ho saputo risponderti adeguatamente…

ormai siamo tutti soli e impotenti in questo mondo perverso. Siamo deboli ed indifesi. Noi che lottavano e che non avevamo paura di niente.
Vola amico mio… Vola ancora sui tuoi campi…per le contrade della nostra Milocca. Ti rivedrò sempre nei miei pensieri… nelle pagine della nostra storia… nella moralità che è stata la tua carta di identità… nel tuo forte ed arguto pensiero. T

i abbraccio Masino… abbi cura di noi che ancora restiamo.

Gero Difrancesco

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Sincere condoglianze ai familiari per la triste scomparsa dell’amico Tommaso Palumbo.

La Redazione di Milocca-Milena Libera

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Prefazione a Dum Calatafimi pugnabat, Partanna convivium tenebat.

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paolo la roccaA seguito del rinvenimento, tra i faldoni dell’archivio storico comunale di Partanna, di una nota delle spese sostenute dalla municipalità per allietare le notti passate a Partanna a ridosso della battaglia di Calatafimi da un gruppo di garibaldini inviati dal Generale per arruolar gente e, sopratutto, per sequestrare i depositi contenuti nelle casse comunali, l’autore offre una sua interpretazione sulla vicenda, che tanto scalpore fece all’epoca, della mancata partecipazione di Giuseppe La Masa al primo e decisivo scontro tra le camicie rosse e le truppe duo siciliane.

Nei tanti faldoni che pubblicò a difesa della sua onorabilità, ferita dalle maldicenze degli avversari politici, il patriota di Trabia non fa alcun cenno agli ozii di Partanna cui partecipò e che si protrassero fino a qualche ora prima della battaglia di Pianto romano. E’ sembrato all’Autore, per mera curiosità, farne cenno ad integrazione di quanto già dibattuto dagli storici di professione.

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Il Guardaparco

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foresta - fungo«Non faccia un altro passo!»
L’uomo si era materializzato dal profondo della foresta. Non aveva fatto il minimo rumore e Nora ci mise qualche secondo per realizzare che fosse reale. Nonostante l’uomo avesse la doppietta puntata sulla sua testa non le incuteva però alcun timore. Era alto, un po’ curvo, sui sessant’anni, vestito da guardaparco, ma con un’aria bonacciona e serena.
«Abbassi quell’arma, per favore, non sono un bracconiere…» disse aprendo il suo tailleur alla moda e mostrando un seno generoso. «Vede, non sono neppure armata» sottolineò con un sorriso malizioso.
L’uomo scostò la testa oltre il mirino per vedere meglio la persona davanti a lei. Effettivamente aveva l’aria innocua; una bella signora elegante che si era persa tra la sala riunioni e il bagno.
«Non si può entrare in quest’area protetta, ci vuole la mia autorizzazione e io non gliel’ho data…» recitò con logica ineccepibile ma con tono un po’ meno sicuro di prima. «Questo è il National Oak Park…» continuò abbassando un poco l’arma all’altezza del torace.
«Ma lei chi è scusi?» domandò la donna in modo disinvolto con il piglio di chi sapeva farsi ascoltare durante un consiglio di amministrazione.
«Sono George Anderson, guardia scelta di questo parco…» fece tutto d’un fiato alzando un poco il mento a sottolineare quanto fosse fiero di quello che aveva appena precisato.
«E io sono Nora, Nora Cooper della Southern York Company di Wellington, non pensavo ci fosse qualcuno, quassù…».
«Ci sto da vent’anni, signorina…»
«Mi chiami Nora, George… Vent’anni, dice davvero?»
«Fanno giusto vent’anni a fine agosto…» fece l’uomo rilassandosi e abbassando definitivamente il fucile. Guardò alla sua destra il maestoso Monte Maiomee dalla forma di un cappello a cilindro, come per trarre ispirazione, quindi proseguì… «È tutta la mia vita, stare quassù. Ci sta bene persino mia moglie che ci ha messo qualche anno per adattarsi al rigido freddo invernale…»
«Ma il Parco non l’ha mai pagata…» osservò lei.
L’uomo la squadrò, sorpreso per quella domanda.
«No, sono stati chiari fin dall’inizio quelli della Direzione. Non mi avrebbero corrisposto nessuno stipendio perché non c’erano soldi; però avrei potuto occupare il rifugio B102 e mangiare tutto quello che avrei potuto prendere con il mio Sharps. E ne abbiamo viste delle belle, in tutti questi anni, io e lui, signorina…»
«Nora…»
«Già, Nora… pensi, ho anche abbattuto Bezzy, un’orsa diventata pericolosa con l’età. Mi ha fatto penare per una settimana intera ma poi ho avuto la meglio. Ogni tanto mandavo dei rapporti giù alla Direzione ma non mi hanno mai dato risposta. Però li capisco, hanno sempre tanto da fare e quassù la posta proprio non arriva. Siamo un po’ tagliati fuori dal mondo e non c’è wi-fi. Ma io me la cavo, sempre.»

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I buoni frutti del mio governo

Nello Musumeci

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271234542_461097465723768_7233986317826134734_nIl risultato che abbiamo raggiunto certifica la bontà del lavoro svolto dal governo Musumeci.

Non solo abbiamo evitato di dover restituire all’Unione europea anche un solo euro, ma siamo riusciti a imprimere un’accelerazione nella spesa dei Fondi comunitari.

Dall’inizio di questa legislatura, il totale delle risorse europee utilizzate nella nostra Isola raggiunge quasi tre miliardi e 500 milioni di euro con cui abbiamo finanziato interventi per infrastrutture, politiche sociali, formazione, lavoro, agricoltura, pesca, ambiente e risorse per sostenere migliaia di imprese e cittadini siciliani in difficoltà a causa della pandemia.

Immagine 2022-01-04 191118I numeri dell’Economia ci dicono, oggi, che questo sforzo corale è stato premiato, con una crescita del Pil che nel 2021 ha superato il 5 per cento e con un’analoga previsione per il 2022.

Voglio ringraziare gli assessori, gli uffici regionali e l’assistenza tecnica per l’impegno e la passione profusi.

Con la stessa determinazione affronteremo anche questo nuovo anno.

#Sicilia #Europa Commissione europea – Rappresentanza in Italia PO FESR Sicilia 2014/2020 Sicilia – FSE PSR Sicilia Regione Siciliana

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Giufà e la pentola in prestito

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Giufà aveva nomea di essere uno sciocco. Forse lo era un po’, ma non troppo.
Un suo vicino cercava di gabbarlo spesso chiedendogli cose in prestito, che sistematicamente non restituiva. Trovava sempre le scuse più banali o assurde
quando Giufà rientrare in possesso dei suoi beni.
Stufo di essere preso in giro, Giufà un giorno decise di vendicarsi.
Incaricò la moglie di farsi prestare dal vicino una pentola e all’indomani la restituì ringraziandolo. Il vicino riprendendosi la pentola si accorse, però, che dentro la stessa vi era una pentola più piccola. Meravigliato della cosa, il vicino chiese a Giufà:
Di chi è questa pentolina? Perchè me la dai?

Giufà rispose:
La pentolina è tua! Di notte, la tua pentola ha partorito la pentolina. Ecco perché è tua!

A quelle parole il vicino di casa si prese le due pentole, senza dire altro, e dentro di sè si disse:
– Giufà è proprio uno sciocco!

Dopo qualche settimana Giufà mandò di nuovo la moglie a chiedere una pentola al vicino, ma, dopo averla usata e lavata, non la restituì. Poiché aveva bisogno della pentola, il vicino di casa andò a cercarla a Giufà, pensando, magari, che avrebbe rimediato qualche altra pentolina.
Ma Giufà, che aveva messo in atto la sua vendetta, disse:
Mi dispiace, amico mio! Non so come dirtelo, ma la tua pentola, dopo aver cucinato la zuppa di fagioli, si è sentita male. Ma, talmente male che è morta!

Il vicino preoccupato per la risposta di Giufà, inveì:
Ma, come puoi dire queste scemenze! Non si è mai sentito che una pentola possa morire! Mi sa tanto che la tua è una scusa!

Giufà, con bagliore di furbesca lucidità, rispose:
Se è vero che una pentolina può nascere da una pentola, potrà pur essere vero che una pentola possa morire? – così dicendo, chiuse la porta in faccia al vicino e si tenne la pentola grande in cambio della pentolina

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Pilastri di luce

pilastri-di-luciAveva preso da qualche tempo a mettersi i tappi nelle orecchie prima di addormentarsi. All’inizio lo aveva fatto per non sentire il cane del vicino lasciato spesso da solo nella corte interna del condominio ad uggiolare tutta la notte. Poi si era accorto che gli favoriva il sonno perché gli permetteva di concentrarsi su un silenzio rassicurante ancorché artificiale, creando una sorta di isolamento dalla realtà, un’anestesia dai pensieri e dalla coscienza. Entrava in una capsula di oblio come se sedesse sul fondo di una piscina piena d’acqua, indifferente al mondo là fuori di cui si sarebbe occupato solo il giorno dopo, al risveglio, caso mai ci fosse stato.
Aveva anche trovato il modo per ridurre il più possibile il fastidio di sentire la presenza di un corpo estraneo nell’orecchio. Anziché usare due tappi di schiuma, ne divideva uno a metà. L’ingombro diventava minimo e il risultato ancor più assicurato per la maggiore aderenza.
Poi una domenica, nel cuore della notte, suo figlio Fenner entrò di colpo nella sua stanza. Lo svegliò scuotendolo più volte. Fece appena in tempo a notare il volto di lui pieno di terrore mentre gli urlava qualcosa contro, indicando fuori dalla finestra, che subito si era allontanato. Non era stato in grado di avvertirlo che aveva i tappi nelle orecchie e che quindi non aveva capito nulla. Né era valso richiamarlo ad alta voce perché Fenner non era tornato indietro.
Si mise a sedere sul letto. La stanza era ancora illuminata dalla luce lasciata accesa sul comodino quando la sera prima era sprofondato nel sonno scesogli sulle palpebre come una ghigliottina. Possibile che il figlio si fosse sbagliato e avesse fatto solo un brutto sogno? Cercò di svegliarsi anche se il sonno rimasto intrappolato nella sua testa ora lo stava tormentando. Provò di nuovo a togliersi i tappi dalle orecchie. Erano andati troppo in profondità. Le sue grosse dita non riuscivano ad afferrare la poca superficie di schiuma rimasta a disposizione per estrarli dal condotto uditivo. Ci tentò più volte, ma non c’era niente da fare. Si infilò i pantaloni. Nell’alzarsi per prendere la maglietta appoggiata alla sedia avvertì una fitta dolorosa sotto la pianta dei piedi rimasti scalzi. Si era ferito con dei vetri. Alzò lo sguardo. La finestra non c’era più. Gli infissi pendevano da un lato mentre i vetri erano sparsi ovunque. Tentò ancora una volta di togliersi i tappi, ma stava solo peggiorando la situazione perché sembravano scivolare sempre più verso l’orecchio interno. Calzò in fretta le scarpe e si avviò verso la porta di casa nella speranza di incontrare Fenner. Si sarebbe fatto spiegare da lui con calma quanto stava accadendo magari scrivendolo su un foglio. Ma non c’era nessuno. Il televisore giaceva rotto in due sul pavimento, e c’era un buco sul tetto tanto che si sentiva entrare il respiro della notte.
Uscì. Il cielo, prossimo all’alba, era ancora così nero da poter essere il fondo di un pozzo. A tratti però lame di luce fredda lo solcavano come fulmini alla rovescia.
Raggiunse la strada. Pavlo, il suo vicino ucraino, gli si accostò. Era in lacrime. In braccio aveva il suo cane orribilmente mutilato. Anche se non ricordava per la verità che avesse mai avuto un cane. Pavlo gli rivolse la parola, in modo concitato, indicando con tutte e due le braccia un qualcosa di là dalla collina. Ma non c’era niente in quella direzione: solo pilastri di luce intermittenti e ogni tanto uno spostamento d’aria tiepida sul viso che non era vento. Considerò che negli occhi di quell’uomo, intagliato con una scure come ben poche altre persone conosciute durante la sua lunga esistenza, si poteva riconoscere la paura di un bambino. Avrebbe voluto chiedergli dov’era la moglie e la piccola Olena. Ma anche se avesse risposto, pensò, non avrebbe capito neppure una parola e così si limitò ad annuire tristemente come manifestazione di solidarietà.
Rimase ben presto solo nella via.
C’erano alberi abbattuti, un’auto capovolta, uno strano odore di fuliggine misto a ruggine e melassa.

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Lu Statutu

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25Oggi, insieme al Natale, vogliamo festeggiare una ricorrenza di grande importanza per la storia politica della Sicilia: il 25 dicembre 1130 infatti, con l’incoronazione di Ruggero II d’Altavilla nella Cattedrale di Palermo, veniva fondato il Regno di Sicilia. Coeva alla fondazione del Regno fu anche l’istituzione del Parlamento Siciliano di cui l’odierna Assemblea Regionale Siciliana è diretta erede.

Ricordare la nascita della formazione statale che ha accompagnato la vita del popolo siciliano per quasi settecento anni è un’occasione importante per riflettere anche sul valore e l’importanza dello Statuto Speciale della Regione Siciliana. L’Autonomia, infatti, fu una conquista dei Siciliani giunta dopo una lunga e travagliata lotta per l’autogoverno iniziata dopo la soppressione del Regno di Sicilia nel 1816 e passata attraverso coraggiosi tentativi riformatori e rivoluzionari nonché repressioni violente da parte delle autorità borboniche e sabaude.

L’aspirazione all’autogoverno dei Siciliani, oggi troppo spesso ridicolizzata e stigmatizzata dai media e dalla politica italiani, costituisce in realtà la naturale conseguenza della storia politica della nostra terra. Con l’incoronazione di Ruggero II avvenuta nel 1130, infatti, la Sicilia – già “regno” nell’antichità siceliota – assurse a potenza politica indipendente al centro del Mediterraneo.

Dopo il maestoso apogeo politico e culturale normanno-svevo e la formazione di un’identità di popolo più definita, con il Vespro del 1282 i Siciliani difesero strenuamente l’indipendenza del loro regno e posero le basi, con Federico III, per la formazione della prima monarchia protocostituzionale d’Europa.

La drammatica estinzione di una famiglia reale stabilmente residente nell’Isola, a partire dal XV secolo, con la conseguente unione personale del Regno di Sicilia alle monarchie iberiche, ridusse – è vero – i margini d’indipendenza dello Stato siciliano, il quale però conservò amplissimi spazi di autonomia politica interna, rimasti tali fino ad inizio ottocento. Nel 1812 giunse poi la grande conquista di civiltà della Costituzione liberale promossa da Carlo Cottone, Principe di Castelnuovo.

Questa, in estrema sintesi, la gloriosa storia del Regno di Sicilia conclusasi nel 1816, con la fraudolenta annessione a Napoli sancita da Ferdinando I delle DueSicilie. Una storia che ispirò i Siciliani delle generazioni successive a riscattare l’antica libertà dell’Isola e che ancora oggi funge da grande riferimento ideale per chiunque abbia a cuore l’autogoverno, l’identità e la dignità della Sicilia.

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Continua il Tour ecologico #perunamilenamigliore


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La puzza non si può descriverla, visitate Iannigallo

Gruppo Consiliare “Milena Domani”

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Iannigallo e il suo abbeveratoio sono una nostra meta preferita, purtroppo non solo per la bellezza del posto e per il panorama che da lì si gode.

Nell’espletamento del nostro mandato di Consiglieri comunali siamo ritornati sul posto per controllare se il palo telefonico piegato su se stesso dopo l’incendio fosse stato sostituito e per vedere se l’immondizia attorno all’abbeveratoio fosse stata rimossa.

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A proposito di rimozione, ci piace ricordare il buon esito di uno dei nostri primi servizi video-fotografici sul quel rimorchio che dopo un incidente fu abbandonato per lungo tempo davanti l’abbeveratoio. Ricordiamo che fu solo grazie all’intervento dei carabinieri di Milena che, dopo un anno, come per miracolo venne portato via.

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Finalmente rimosso da Jannigallo il rimorchio incidentato | Milocca – Milena Libera (wordpress.com)

Resto’ però per lungo tempo ancora qualche cumulo di spazzatura abbandonata, a sfregio visivo e olfattivo, proprio davanti il cartello di divieto di buttarla lì. Siamo tornati sul posto, come c’è scritto sul Manuale del Consigliere Perfetto che ama il proprio paese e il suo decoro.

Innanzitutto siamo rimasti colpiti dalla sensibilità civica di chi negli anni ci ha preceduti e ha voluto indelebilmente segnalare che l’acqua che fuoriesce dal rubinetto non è potabile. La scritta vergata e scolpita “a mano libera” è ancora leggibile sul frontale della fontana. Sta sbiadendo e sarebbe più attuale e doveroso collocare un cartello nuovo, a colori avvitato sul muretto; costa pochi centesimi e dura a lungo. E per favore risparmiateci i divieti in foglio A4 chiusi in busta trasparente anti-pioggia, ma non anti-vento. Da Striscia la Notizia! Ridicoli!

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Per restare nell’attualità, abbiamo voluto anche controllare l’acqua del bevaio e abbiamo avuto la fortuna di non vederci nuotare alcuna larva di zanzara, come nelle “brivature” sorelle, di recente restaurate. A questo punto non possiamo fare a meno di pensare che sarebbe stato molto più opportuno inserire anche questa di Iannigallo, dotandola di muretto con illuminazione a pannelli solari e sistemando la fangosa e pericolosa pavimentazione circostante.

Essendo ottimisti sogniamo che tutto ciò a Iannigallo sarà sistemato prossimamente da questa amministrazione. O dalla prossima. Si dice infatti che il tempo sia galantuomo, e quindi c’è da augurarsi che lo siano anche gli elettori e le elettrici. Nel 2023.

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Quel che colpisce della brivatura non è il suo stato e la sua utilità. Tra l’altro è alimentata da acqua sorgiva anche se non potabile dagli umani. Non ci colpisce tanto la vista, il panorama è comunque bello. Sono colpiti e tanto però l’olfatto e l’udito.

consiglio cL’udito perché si sente nell’aria volare qualche ronzio di zanzarette, piccole per ora ma in crescita sicura in dimensioni e numero.

L’olfatto invece è il senso che viene colpito al 100%, al massimo. Tutta la zona circostante è invasa da una puzza indescrivibile: provare per credere, basta andarci se si ha lo stomaco forte.

Certo sarebbe meglio che si organizzasse sul posto una riunione congiunta di Giunta e di Consiglio comunale. Siamo sicuri che, non avendo più alcun alibi, l’amministrazione comunale si affretterebbe a far pulire la zona e collocare qualche telecamera per immortalare e multare tutti gli incivili che invece di usare il “porta a porta” (servizio che strapagano), si divertono al “lancio del sacchetto” di immondizia o nel discreto “abbandono” della stessa!

Speriamo che questo compito non venga lasciato in eredità alla prossima Amministrazione.

Ed ora concludiamo con una buona notizia. E’ la seconda, dopo la rimozione del rimorchio famoso avvenuta grazie al comandante della locale caserma dei carabinieri.

Volere è potere, una Milena più bella è possibile! | Milocca – Milena Libera (wordpress.com)

Il palo telefonico che dopo l’incendio era rimasto piegato in due su se stesso con il rischio di interrompere la linea, adesso dopo le foto pubblicate sul web è stato sostituito dall’ente preposto.

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Ora si può ammirare nuovo e ben diritto. Anche per quest’altro “miracolo” dobbiamo ringraziare le foto e i video da noi pubblicati e/o diffusi sul web. E soprattutto gli “esterni” all’ente comunale.

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Sì il web, con la conoscenza dello stato delle cose, risveglia il senso del rispetto dell’ambiente e richiama alla educazione civica, forma le coscienze e invita all’azione. Tutti, anche gli amministratori e in particolare il sindaco e l’assessore alla sanità pubblica, ma nessun altro eletto dai concittadini può chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità. Su questo fronte il nostro gruppo ha la coscienza a posto, ha già dato e continuerà a fare il proprio dovere.

PARTICOLARI

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Mashemashink

Mashemashink

di Briciolanellatte

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Autovettura - americana - d'epoca

Ci volle un po’ perché la polvere sollevata si posasse di nuovo a terra. E quando successe apparve una Ford Thunderbird del ’66 che un tempo forse era di color acquamarina.
L’uomo al volante, capelli neri e ricci, sulla cinquantina ben portati, abbassò a fatica il finestrino e, sporgendosi verso il distributore di benzina, domandò indeciso:
«Vado dritto per Pinetop Bow o devo svoltare a sinistra?»
L’anziano, in salopette di jeans, era in bilico su una sedia malconcia che si reggeva appena sulle gambe posteriori, lo schienale obliquo a toccare il muro scrostato del capanno. Era immobile tanto da sembrare di cera se non fosse stato che masticava vigorosamente qualcosa; forse del tabacco o della liquirizia.
L’uomo al volante, non avendo visto alcuna reazione nel suo interlocutore, ripeté la domanda questa volta ad alta voce, indicando vistosamente la strada ampia ma sterrata davanti a sé e soprattutto la biforcazione.
«Se continuo su questa strada ci arrivo a Pinetop Bow o devo andare verso sud? Non c’è nessun cartello!»
Passò ancora altro tempo. Poi l’anziano, spostandosi con il busto in avanti, raddrizzò la sedia che piombò sulle gambe anteriori scricchiolando.
«Vuole far rifornimento? Di quanti galloni ha bisogno?» gli chiese con una voce un po’ rauca ignorando la domanda.
Un colpo di vento investì un segnavento di legno che sembrò prendere vita. Difficile dire di cosa si trattasse. Per qualche attimo oscillò con un rumore di pentole fino a indicare con una asta scortecciata di pruno la direzione del vento. Durò poco perché la brezza calò in un attimo e il segnavento riprese la sua sagoma informe e inanimata.
«No, non ho bisogno di benzina, ho fatto il pieno giù a Blackwell… Volevo solo sapere dove devo andare. Non ce l’ha una mappa della zona?»
L’anziano a quel punto si alzò lentamente facendo leva con le braccia sulla seduta. Tirò fuori dalla tasca dei pantaloni uno straccio unto e maleodorante con cui prese a pulirsi le mani.
«Non abbiamo mappe qui… non c’è nulla per miglia e miglia e quelle poche persone che abitano in zona le si conoscono tutte…»
Lo straniero fece una smorfia di disappunto. Guardò davanti a sé come se ora vedesse non una strada infinita che si perdeva nel deserto torrido ma un muro invalicabile.
«Abbiamo Pinelake Grab, un Grosvenor Bow e finanche un Pinehollow Bridge, ma un Pinetop Bow proprio no…» fece l’anziano che, sempre strofinandosi le mani più per abitudine che per necessità, si era avvicinato al finestrino. L’uomo al volante lo stava squadrando frustrato.
«È proprio sicuro che non vuole un po’ di galloni di benzina?» insistette il vecchio arricciando il naso e mettendo così in mostra alcuni denti imbruniti «le servirà di certo una riserva se si addentra nel Thoughtful Angel Desert…» fece sputando nella polvere un grumo scuro che centrò sulla testa una lucertola grigia.
«Le ripeto che non ho bisogno di carburante… voglio solo arrivare a destinazione: è da ieri che sono in macchina…»
Nel frattempo, si era presentato un altro anziano. All’uomo della Thunderbird parve vedere doppio. Era esattamente identico all’altro, anche per come era vestito e per come masticava con la bocca storta.
«È sicuro che non vuole fare benzina?» chiese il nuovo venuto non appena si accostò anche lui alla macchina. Le mani erano entrambe sepolte nelle tasche della salopette dove pareva cercare qualcosa senza trovarla. «Sa, qui ci passa davvero poca gente… e questa settimana c’è uno sconto speciale sulle taniche di carburante da 5,3 galloni…» ribadì quello tirando su con il naso.

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Scopri le tracce del Genio

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