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Archive for the ‘Religiosità’ Category

La Testimone di Geova e la bellissima farfalla

Renato Pierri

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Così, posata sull’erba, ha aperto le ali al massimo per godersi il tepore del sole d’autunno e si è lasciata avvicinare tranquillamente dal mio cellulare a pochissima distanza. Bellissima farfalla. E’ volata via quando sono sopraggiunte due signore Testimoni di Geova.

Difficile vedere in giro un solo Testimone di Geova. Magari difficile è riconoscerlo, perché se è solo, non è in giro per evangelizzare il mondo. Quando sono in giro per evangelizzare il mondo sono sempre in coppia, i Testimoni, ed è facile riconoscerli.

Mi chiede, una delle due signore: “Ha fotografato la farfalla? Che bello. Me la invia? Me la invia sul cellulare?”.

Resto un po’ perplesso, sia perché difficilmente una bella giovane signora dà il suo numero di cellulare ad uno sconosciuto, sia perché sono imbranatissimo con questi piccoli meravigliosi apparecchi. Ma lei mi aiuta, mi fa vedere come registrare il suo numero. Evidentemente si fida del vecchio signore con la barba bianca che sarei io.

Saluto, torno a casa e le invio la foto della bellissima, con la didascalia; “Ecco. E piacere d’averla conosciuta grazie ad una farfalla”. Aggiungo la fotografia di un fiore di magnolia. Mi risponde così: “E’ stato un piacere anche per me. La rivista che le abbiamo lasciato ci dà vero conforto che viene dal nostro amorevole Dio, che ha creato le bellissime farfalle e i profumatissimi fiori”.

La mia risposta immediata: “… e le schifosissime blatte e i vermi e i pidocchi e i topi… “. E lei: “Anche questi sono stati creati per ecosistema della terra. Grazie delle foto”.

L’esperienza mi ha saggiamente impedito di replicare per evitare l’interminabile discussione che sempre avviene se ti metti a parlare con un Testimone. Non le ho risposto, ma una domanda la rivolgerò all’amorevole Dio: “Amorevole, un ecosistema con tanti fiori, tante farfalle e tante libellule, ma senza gli schifosissimi scarafaggi alati, non ti riusciva di crearlo?”.

E adesso che ho finito di scrivere mi viene un pensiero:  ecco perché non si è mossa fino a che non sono arrivate le compagne. Era una Testimone la bellissima farfalla.


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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 13,24-32

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In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.
Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dal fico imparate questa parabola: quando gia il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.
In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. Vegliare per non essere sorpresi

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Agira, la statua del santo è tornata a “lacrimare” per la quarta volta. Folla in chiesa. Il parroco ha dovuto chiamare i carabinieri per contenere la ressa.

La Sicilia

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Agira, la statua del santo è tornata a "lacrimare", folla in chiesa

E’ successo di nuovo.

La statua di San Filippo è tornata a lacrimare nella chiesa di Agira, nell’Ennese.

Da luglio è la quarta volta che accade: prima all’inizio di luglio e poi in due occasioni a settembre.

Il parroco è stato costretto a chiamare i carabinieri per controllare la folla che ieri intorno alle 18, quando si è sparsa la voce, ha invaso la chiesa e anche per consentire agli uomini dell’Arma di assistere di persona al fenomeno.

La curia aveva aperto un’istruttoria per verificare la veridicità degli episodi.

Anche la chiesa ortodossa, che venera lo stesso santo San Filippo d’Agira, detto anche San Filippo Siriaco, è interessata a quanto accade.

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Delusi i fedeli

La Chiesa delude i fedeli, e i fedeli si allontanano da Dio

Renato Pierri

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Sull’ultimo numero del settimanale “Mio” una lettrice scrive: “Caro don Mauro, mia mamma è morta l’anno scorso di tumore e io questo 2 novembre ho voluto farle dire una Messa nella mia parrocchia. L’ho fatto solo perché lei ci teneva tanto alla Chiesa ma io non sono tanto credente. Convivo con il mio ragazzo da quattro anni e da allora non vado più a Messa perché da allora il mio parroco non ha più voluto darmi la comunione. Cosa ne pensi? (Roberta, Castelfranco Veneto)”.

Trascrivo alcune righe della risposta di Mauro Leonardi, prete e scrittore: “Cara Roberta, offrire la Messa per tua mamma è certamente una cosa molto bella ma cerca di fare in modo che non sia un gesto esterno a te e lontano. Partecipare alla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù – perché questa è la Messa – è il modo migliore per aiutare i nostri cari defunti… prova a riparlare con il tuo parroco e vedrai che, anche alla luce degli insegnamenti che ci sta dando il Papa, sarà in grado di ascoltarti, di capirti e di venirti incontro così che la Messa per tua mamma non sia solo per te e il tuo compagno un gesto formale ed esteriore ma l’inizio di un cammino per avvicinarti a quel Signore dove tua mamma si trova”.

Accade spesso. La Chiesa, o perlomeno molti uomini della Chiesa, deludono i fedeli, e i fedeli si allontanano da Dio. Roberta, da quando il bravo prete, comportandosi diversamente da Cristo, le ha negato la comunione, non va più a Messa e non è più “tanto credente”.

Di chi la responsabilità?

Il fatto è, cara Roberta, che papa Francesco, pur sapendo in cuor suo che negare l’eucaristia ad una persona buona e onesta che convive con una persona pure buona e onesta, è una grave ingiustizia, un vero peccato, non ha avuto il coraggio di dirlo chiaramente.

Il 25 febbraio 2017, ebbe a dire ai parroci partecipanti al corso di formazione sul nuovo processo matrimoniale: “Fatevi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Essi, sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona ma che si avvicina e si prende cura. Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio”.

Non ebbe il coraggio di aggiungere: “Non mortificate queste persone buone e oneste che si accostano all’altare per ricevere l’ostia consacrata, negandogliela”. Quel prete di Castelfranco Veneto ha mortificato Roberta, inducendola ad allontanarsi dalla Chiesa e da Dio. Gli uomini della Chiesa sono molto interessati a ciò che fanno nella loro intimità le persone che si amano, e pensano che pure il buon Dio abbia lo stesso interesse. Così va il mondo.

A don Mauro Leonardi, il prete che risponde a Roberta, vorrei invece chiedere: In che modo facendo recitare una Messa si aiutano i cari defunti? Il buon Dio dà uno sconto di pena ai “prigionieri” che hanno la fortuna d’avere parenti sulla terra che ordinano Messe? Più Messe si recitano e maggiore è lo sconto della pena?

 

 

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Le feste, il meteo, i detti siciliani, i patronati: la grande popolarità del santo di Tours

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San Martino, non solo estate: 6 cose da sapere sul patrono di tante categorie

di Carmen Greco

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San Martino, non solo estate: 6 cose da sapere sul patrono dei cornuti

Chi era

Martino di Tours è stato un vescovo e confessore francese venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, Ortodossa e Copta.

Nato nel 316 o 317 Dopo Cristo, figlio di un tribuno della legione romana, era originario della Pannonia, l’attuale Ungheria. La sua ricorrenza cade l’11 Novembre, il giorno dei suoi funerali a Tours.

San Martino è il patrono di cavalieri e cavalli, dei sarti e dei mendicanti, dei poveri e dei sinistrati, dei fabbricanti di botti e degli ubriachi, degli alcolizzati guariti, dei sommelier e anche dei mariti traditi.

San Martino e la Sicilia

Detti siciliani: “A San Martino ogni mustu diventa vinu“; “S’ammazza lu porcu e si sazza lu vinu“; “Abbagnatu nn’u muscatu“: la tradizione prevedeva un San Martino dei ricchi, che è quello dell’11 novembre, e uno dei poveri, che per festeggiare attendevano la prima Domenica successiva al giorno 11. Il San Martino dei poveri veniva festeggiato a Palermo, con il rito del biscotto di San Martino inzuppato nel vino moscato e liquoroso, il “moscato di Pantelleria” che grazie alla particolare fermentazione presentava un profumo fruttato ed un gusto dolce ed aromatico.

Un’altra curiosa tradizione è quella che si svolge a Palazzo Adriano. Qui si ripete una antica usanza che vede i parenti di una coppia farsi carico delle spese degli sposi novelli per la casa e il cibo utile per tutto l’anno. Si prevede anche che durante le ore della mattina, alcuni bambini sfilino per le strade del paese, portando ceste piene degli squisiti “pani di San Martino”. Ai genitori dello sposo spetta in questa occasione regalare ”u quadaruni”, cioè la grossa pentola di rame e, a quelli della sposa “a brascera”, cioè il braciere di rame che serve a riscaldare la casa nei mesi invernali.

A Messina e più precisamente a Mongiuffi Melia, sul versante ionico, si svolge la tradizionale Sagra “Odori e Sapori della Valle del Ghiodaro”. Sempre a Messina nella frazione San Martino del comune di Spadafora si festeggia San Martino santo Patrono del borgo.

Il vino di San Martino

San Martino è collegato al settore viti-vinicolo in quanto protettore di vendemmiatori, dei viticoltori, ma anche dei consumatori di vino. Tra i tanti miracoli a lui attribuiti va ricordato l’aver favorito, da poca uva, una grande produzione di vino.

San Martino viene tirato in ballo anche per l’uva prodotta dai tranci secondari della vite  che maturano tardivamente l’uva di San Martino, che di solito veniva raccolta dai dipendenti delle aziende per prodursi un vino di bassa gradazione da consumarsi prima dei grandi caldi.

L’estate di San Martino: arriva anche quest’anno

E’ famoso l’episodio di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo. Subito dopo, secondo la leggenda apparve il sole. Da allora, ogni anno arriva l’estate di San Martino, giorni tradizionalmente con un clima più mite.

E secondo le previsioni arriverà anche quet’anno, probabilmente con un giorno di ritardo visto che sabato 10 e domenica 11 novembre il meteo porta piogge anche abbondanti in Sicilia, ma dopo si dovrebbe aprire una lunga fase mite e soleggiata favorita dall’alta pressione. Ci aspettiamo quindi tempo molto stabile e soleggiato per tanti giorni su praticamente tutta la Penisola. Questa particolare condizione meteorologica prende il nome di Estate di San Martino, per sottolineare un periodo autunnale in cui, dopo il primo freddo e le piogge, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore quasi estivo.

 

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,38-44

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In quel tempo, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.
Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave».
E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.
Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.
Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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Lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa

ALBERTO D’ARGENIO

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E’ quanto hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea, annullando la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 che avevano sancito “l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative” nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi.

I giudici hanno ritenuto che tali circostanze costituiscano mere difficoltà interne all’Italia”.

Respinto invece il ricorso sull’Imu.

“La sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue non consente direttamente ai comuni di recuperare gettito e soldi per l’Ici non versata, piuttosto sanziona l’Italia per una norma del 2012 per aiuti di Stato”. Guido Castelli, delegato Anci per il Fisco locale precisa che “questa sentenza riguarda esenzioni che hanno operato tra il 2007 e il 2011 e non interferisce su ciò che è accaduto dopo il 2012”. E continua: “Sarà necessaria una norma di legge che individui il percorso, ove possibile, di recupero delle somme”.

La Cei: giusto che il commercio paghi, ma evitare danni ai servizi

“Chi svolge un’attività in forma commerciale, ad esempio alberghiera, è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere le modalità con cui le attività sono condotte. Una diversa interpretazione, oltre ad essere sbagliata, comprometterebbe una serie di servizi, che vanno a favore della collettività”. È il commento alla decisione della corte di monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei.

“La sentenza odierna – aggiunge Russo – rileva che la Commissione avrebbe dovuto fare verifiche più minuziose sull’effettiva impossibilità dello Stato di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011.
Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose, e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l’altro, che non riguardano solo la Chiesa”.

Infine il segretario dei vescovi sottolinea che “le attività sociali svolte dalla Chiesa trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento. La Corte, infatti, conferma la legittimità dell’Imu, introdotta nel 2012, che prevede l’esenzione dell’imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale”.

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