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Archive for the ‘Temi importanti’ Category

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Alcuni Cittadini comunicano

che hanno segnalato a chi di dovere

questo speciale tesoro

non molto lontano dal centro

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Ma si può?

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Certe volte capita nella vita di vedere e assistere a cose incredibili, come quest’altro episodio che vi raccontiamo e documentiamo.

L’ingresso dell’Ufficio sanitario già era salito agli onori (o ai disonori?) della cronica grazie (o per colpa?) dei neri sacchetti dei rifiuti lasciati abbandonati, uno addirittura rotto, sulla parte sinistra dei gradini della scala che, dal lato sinistro porta all’Ufficio sanitario e dal lato opposto alla zona riservata al 118.

C’è stato anche un incontro degli operatori del 118 con il sindaco, sollecitato dal capogruppo della minoranza, che ha portato ad un chiarimento delle responsabilità e alla collocazione di alcuni contenitori per la differenziata.

Ora spunta un’altra “grana”.

Tutti conosciamo la preparazione, l’impegno e la disponibilità di tutti i componenti del 118. Ma questa volta si sono superati.

A causa della scala esterna sporca e l’arrivo di mosche e insetti richiamati dalla scarsa igiene, per questione di pulizia e di estetica, qualcuno del 118 ha preso il mocio e ha pulito.

Questo è il secondo di una lunga serie di articoli DENTRO IL 118 che faranno conoscere ai cittadini di Milena e .- si spera – anche alle alte sfere dalle quali dipende la postazione del 118, in quali situazioni critiche e indegne di un paese civile, vivono e lavorano “quelli del118” e cosa sopportano.

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La decisione della Corte Costituzionale sulle province è solo l’ultimo segnale della volontà di svuotare l’Autonomia siciliana.

Per questo ho concordato con il presidente del Parlamento, Gianfranco Miccichè, di dedicare un’apposita seduta per affrontare la questione vera posta dalla sentenza: difendere la nostra Autonomia o accettare che venga mortificata.

Io faró tutto ciò che sarà possibile per difendere i diritti del Popolo siciliano!

💪🏻💪🏻💪🏻

#Sicilia #statutosiciliano #governoMusumeci 

 

LIBERI CONSORZI

“Un danno per il territorio”

Michele Mancuso

A seguito della bocciatura della Corte Costituzionale in merito alla norma votata dall’Asemblea regionale nel 2015, la quale prevedeva l’elezione diretta del Presidente, della Giubta e del Consiglio provinciale non si può non registrare stupore e delusione.

Le sentenze vanno accettate e soprattutto rispettate, ma bisogna pure dire che la Sicila perde una grande occasione di rappresentanza democratica diretta. Per il popolo siciliano l’aver perso la possibilità di eleggere le Assisi provinciali a rappresentanza dei territori è un danno di notevole entità sociale.

Sarà necessario un confronto con le varie istanze territoriali affinché si possa mettere mano alla Legge che regolamenta le ex province, oggi liberi consorzi.

Questo è l’ennsimo effetto negativo del fallimentare Governo precedente, al quale dopo la sentenza sui Commissari della sanità, si aggiunge anche quello delle ex province.

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Via d’Amelio, Fiammetta Borsellino: “Depistaggi sulla morte di mio padre. Ecco le mie 13 domande allo Stato”

F.Q.

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Alla vigilia dell’anniversario della strage in cui suo padre venne assassinato ha preso carta e penna per porgere alcune domande sui depistaggi delle indagini su via d’Amelio. È una lista con tredici quesiti quella stilata dal Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso da Cosa nostra il 19 luglio 1992.

“Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino. E ancora aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo. Ci sono domande – le domande che io e miei fratelli Manfredi e Lucia non smetteremo di ripetere – che non possono essere rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni. Domande su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici”, scrive Fiammetta in una lettera pubblicata dal quotidiano La Repubblica.

Il primo quesito è sulla mancata messa in atto di “tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l’obiettivo numero uno di Cosa nostra”, scrive Borsellino, che chiede conto anche della mancata protezione della scena del crimine, con la conseguente sottrazione dell’agenda rossa.

“Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul ‘tritolo arrivato in città‘ e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino?”, prosegue la donna.

“Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire?”.

Le ultime otto domande riguardano Scarantino, a cominciare da cosa c’è ancora negli archivi del vecchio Sisde sul “falso pentito (indicato dall’intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera“.

Sempre oggi Fiammetta Borsellino è stata audita dalla commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana.  “Le motivazione del Borsellino quater hanno avvalorato quanto sapevamo sui depistaggi cominciati a partire dal ’92. Io racconto fatti, mi riferisco a dati contenuti nelle carte processuali. Le mie non sono opinioni.

I nomi non li faccio io, ma sono negli atti. Se la procura di Caltanissetta e i magistrati del tempo hanno fatto male, è giusto che rendano conto del loro operato”, ha detto la donna alla fine dell’audizione a Palazzo dei Normanni, cominciata alle 14 e durata fino alle 15.30. “Continueremo con martellanti richieste fino a quando la verità non verrà a galla”, ha aggiunto.

I riferimenti sono chiaramente per le motivazioni della sentenza emessa dai giudici della corte d’assise di Caltanisetta sull’ultimo procedimento legato alla strage di via d’Amelio. I giudici hanno confermato che le prime indagini sull’omicidio di Borsellino rappresentano “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”,

 

LE 13 DOMANDE DI FIAMMETTA BORSELLINO 

FOTOGRAMMA DELLUOMO CHE AVREBBE PRESO L’AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO

1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l’obiettivo numero uno di Cosa nostra? 

2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? 

3. Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 

4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul ‘tritolo arrivato in città’ e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 

5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 

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