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Sicilia “spremuta” dall’olio tunisino: crollati i prezzi della produzione isolana che però egualmente resta invenduta. E da Bruxelles nuovi rischi in agguato: l’Ue sta valutando se prorogare di altri due anni l’importazione a dazio zero dal Paese nordafricano

di Michele Guccione

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L’olio extravergine d’oliva siciliano non si vende. Il prezzo di quello biologico è crollato a 4 euro al kg, eppure resta invenduto. Motivo? L’olio che l’Ue ha consentito, per il 2016 e il 2017, di essere importato dalla Tunisia senza pagare dazi costa appena 3 euro e le industrie hanno utilizzato l’intero contingente di 56.700 tonnellate più 35 mila. Come se non bastasse, nei porti italiani vi sarebbero navi cisterna pronte a immettere altro olio tunisino nei nostri mercati: starebbero solo attendendo che la Commissione Ue rinnovi l’esenzione del dazio anche per quest’anno.

Un’eventualità contro la quale dalla Sicilia, e in particolare dalla Confagricoltura di Ettore Pottino, è stata alzata una barricata fino a Roma e Bruxelles, trovando il sostegno di vari eurodeputati e ora del nuovo ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio: «Abbiamo già ribadito a Bruxelles il nostro no all’estensione delle importazioni a dazio zero di olio dalla Tunisia – ha detto il ministro – . Mi attiverò con i nostri organi di controllo per intensificare le ispezioni sull’olio in arrivo dall’estero: anche da qui passa la difesa del vero Made in Italy».

Il fatto è che l’importazione agevolata di quel contingente di olio era stata politicamente giustificata come un aiuto da dare alla ripresa economica della Tunisia dalla quale era partito il movimento della cosiddetta “primavera araba”. Ora che a quella stagione non sembra essere subentrata l’ “estate”, viene difficile giustificare politicamente la proroga di quella che si è poi rivelata una mera operazione commerciale, di cui si sono avvantaggiati anche quegli imprenditori italiani e tedeschi che hanno investito negli oliveti tunisini. E anche gli imbottigliatori senza scrupoli che, come sottolinea l’eurodeputato M55 Ignazio Corrao, «grazie all’attuale normativa non hanno l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dell’olio, che da tunisino diventa europeo o italiano».

Dopo questo fuoco incrociatopartito persino da esponenti della vecchia maggioranza che avevano favorito l’accordo, l’orientamento della Commissione sarebbe quello di non rinnovare tout court la concessione, ma di inserirla nella trattativa sul nuovo accordo commerciale Ue-Tunisia, denominato Aleca. Quindi, non più misure straordinarie, ma clausole ordinarie che potrebbero però mantenere il privilegio dietro contropartite utili solo all’Europa del Nord. I rischi di una nuova mazzata per i produttori italiani e siciliani sono dietro l’angolo.

Il mese scorso il primo ministro tunisino, Youssef Chahed, ha chiesto al presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, di prorogare l’importazione agevolata di olio per quest’anno e il prossimo. Ma la Tunisia dispone per il 2018, secondo il Consiglio oleicolo internazionale, di una quantità d’olio doppia rispetto al 2017 e con una potenzialità di export verso Spagna e Italia cresciuta del 124%. Dice Corrao: «La delegazione M5S è impegnata nelle commissioni per bloccare un’ulteriore importazione senza dazi che è dannosa persino per i produttori tunisini. Il loro olio andrebbe importato in modo tracciabile e già imbottigliato».

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Aquarius, quando Giorgio Napolitano nel 1998 diceva: “Rimandiamo a casa gli immigrati”

Libero

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download (1)“Siamo molto preoccupati per questi arrivi consistenti e più che mai convulsi di persone provenienti dal Nord Africa e stiamo già compiendo passi nei confronti dei governi interessati”.

A parlare così non è Matteo Salvini – che ha chiuso i porti alla nave Aquarius – ma il comunista Giorgio Napolitano, allora ministro dell’Interno, che nel luglio del 1998, dopo un vertice in Sicilia con il sottosegretario al Viminale Sinisi e il capo della polizia Masone sposava una linea dura sugli immigrati. Ecco un vecchio articolo de La Stampa datato 3 luglio di quell’anno.

Aquarius, quando Giorgio Napolitano nel 1998 diceva: "Rimandiamo a casa gli immigrati"

“Stiamo lavorando per identificare coloro che sbarcano in Italia e che vengono fermati”, si legge nel pezzo che riporta le dichiarazioni di Napolitano. La parola d’ordine era: “Identificare per rimandare queste persone nei Paesi di provenienza”. Ma il problema che si riscontrava allora così come oggi era la lotta all’immigrazione clandestina, la difficile collaborazione dei Paesi d’origine e la difficoltà nell’espulsione degli immigrati.

Era il 1998. Vent’anni fa. Si parlava dell’emergenza clandestini mentre era appena entrata in vigore la legge Turco-Napolitano. Era il governo Prodi.

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L’ITALIA HA URGENTE BISOGNO DI NUOVI MEDICI

Franco Petraglia

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Si preannunciano tempi bui per gli italiani: quasi un italiano su 5 nel 2023 resterà senza medico di base. Ma già ora è duro trovarlo.

Ricordo, ai miei tempi, quando i medici della mutua ingaggiavano duelli con i colleghi per procacciarsi nuovi pazienti. Ora avviene l’opposto: sempre più sovente sono i pazienti che girano per le Asl alla ricerca affannosa di un medico di famiglia. Noto con rammarico che anche a Cervinara, la mia terra natale, sono diverse le persone che fanno fatica a trovare un nuovo medico.

Il futuro, ahimè, si prospetta ancora peggio:14 milioni di italiani ,sono i dati dell’Inps, nel prossimo quinquennio resteranno senza un medico di famiglia. Andranno in pensione 15 mila camici bianchi, ma solo 5 mila a sostituirli. Non ho i titoli per entrare nella delicata questione, ma posso dire che questa emorragia di camici bianchi colpirà maggiormente i piccoli centri rispetto alle città.

E’ il caso, quindi, che le regioni programmino adeguatamente il fabbisogno dei medici in base alla convenzione che stabilisce un medico di famiglia per ogni mille abitanti. Diversamente, molti poveri cristi vengono abbandonati al loro triste destino. Ricordiamoci che la salute è un bene prezioso che va protetto e salvaguardato.

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