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Ricordando Totino

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Gelo nelle aule e scatta il Plai(d)ay

La Sicilia

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Lo hanno ribattezzato il Plai(d)ay, (il giorno del plaid), ed è un modo, singolare ma forse efficace, per protestare contro la mancanza di riscaldamenti nelle scuole in questi giorni di grande freddo anche in Sicilia. Molti degli studenti degli istituti superiori, da Palermo a Siracusa, si sono attrezzati e stanno andando a scuola muniti di plaid, coperte e pile per ripararsi dal freddo e per chiedere aule più calde.

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Purtroppo molti degli istituti scolastici sono sprovvisti di impianti di riscaldamento e laddove sono presenti non sono funzionanti. E i ragazzi reagiscono, con quel pizzico di goliardia che è tipico della loro età, mostrandosi incappucciati e avvolti in plaid e coperte anche mentre seduti, nei banchi, seguono le lezioni.

I gamberetti pistoleri

prof. Bizzarro

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Gamberetto pistolero o gamberetto schioccatore. Balza immediatamente all’occhio la differenza di dimensione tra le due chele.

I gamberetti pistoleri (in inglese pistol shrimps e snapping shrimps) sono dei crostacei appartenenti alla famiglia degli Alpheidae, che comprende circa 400 specie. Vivono nei fondali sabbiosi, soprattutto nei reef corallini e nelle regioni tropicali e sub-tropicali.

Fra le varie specie troviamo ad esempio l’ heterochaelis, lungo circa 5 centimetri.

Il gamberetto pistolero, nonostante le piccole dimensioni, è uno degli animali più rumorosi al mondo (tranne, magari, il cane dei vostri vicini). Contende infatti questo primato con il tursiope (un tipo di delfino), il beluga e il capodoglio, producendo un suono che tocca i 218 decibel, miliardi di volte di più di un concerto rock.

Tale suono micidiale viene prodotto facendo schioccare una delle sue due chele, che è molto più grande dell’altra e costituisce una sorta di pistola, con cui produce un’onda d’urto in grado di uccidere a distanza le sue prede, come piccoli pesci e altri gamberetti.

La potenza di questo schiocco è impressionante: lo schiocco produce tra l’altro una bolla di cavitazione (ovvero una bolla piena di vapore) che raggiunge una temperatura di 4700 gradi. A 4 cm di distanza dalla chela viene raggiunta una pressione sonora di 80 kilopascal. Il collasso della bolla produce addirittura un piccolo lampo luminoso (non visibile a occhio nudo), a causa di un fenomeno fisico chiamato sonoluminescenza. Si tratta del primo caso conosciuto di un animale che produce un simile effetto.

Recentemente si è scoperto che un’altra specie di crostacei, gli stomatopodi (in inglese “mantis shrimp”, gamberetti mantide) con lo scatto delle zampe anteriori riescono a produrre un fenomeno analogo.

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Mar (quasi)Morto

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Il dialetto per gli italiani è “la lingua del cuore” e rappresenta un autentico “patrimonio” da rivalutare.

Danilo Loria

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QUEST’ANNO SI CELEBRA IN SICILIA A GIOIOSA MAREA

L’Italia è la nazione europea più ricca di dialetti. Addirittura, fino a pochi decenni fa gran parte della popolazione parlava solo il dialetto e conosceva poco e male l’italiano. La lingua italiana deriva dal latino, così come dal latino discendono i dialetti che si parlano in Italia. Inizialmente tutte le lingue derivate dal latino venivano chiamate lingue volgari o semplicemente volgari. La parola volgare vuol dire appunto parlato dal volgo (dal latino vulgus), cioè dal popolo, che ormai non conosceva più il latino.

images-1Calcolare quanti dialetti esistono in Italia è difficile, se non impossibile. Infatti in ciascun paese il dialetto ha spesso caratteristiche che lo differenziano da quello del paese vicino. In genere si fa riferimento a regioni, a province o a grandi città per definire i dialetti. E così parliamo di dialetto calabrese, piemontese o lombardo, milanese, cosentino, e così via. Ma in realtà sono denominazioni molto larghe e imprecise, perché spesso le differenze sono tali che non vi è possibilità di comprensione reciproca perfino all’interno della stessa regione.

dialetti-siciliani-petizioneInoltre, i suoni dei dialetti dell’Italia settentrionale, centrale e meridionale sono notevolmente diversi tra loro. Parte di questa diversità dipende addirittura dalle lingue che vi erano parlate prima della diffusione del latino. Intatti, il nostro dialetto è un patrimonio culturale di straordinario valore. Tuttavia durante i secoli i nostri compaesani o corregionali emigrati al nord oppure all’estero hanno spesso avuto una considerazione negativa dai centri ospitanti, poiché considerati inferiori (nei casi di apprezzamenti gentili) in quanto ritenuti addirittura ignoranti.

imagesPer ogni civiltà il dialetto era la lingua materna, cioè la prima lingua: la lingua parlata prima di andare a scuola e fuori della scuola. Il dialetto era proibito a scuola, dove si doveva usare solo l’italiano, anche se per molti era una vera e propria lingua straniera. Fu un errore, che non consentì a molti né di imparare l’italiano né di acquisire un titolo di studio. Questo atteggiamento negativo durò per oltre un secolo, fino a pochi decenni fa, facendo nascere anche in molti quasi un senso di vergogna per il dialetto.

images-2Dalla seconda metà del secolo scorso a oggi la situazione è radicalmente cambiata. Grazie a una notevole crescita economica e sociale, a un impegno più incisivo nell’istruzione e alla diffusione della radio e della televisione, oggi quasi tutti (oltre il 95% della popolazione) conoscono e usano l’italiano. Tuttavia questo non vuol dire che il dialetto è scomparso, poiché circa il 50% continua a usarlo. In altre parole circa trenta milioni di Italiani conoscono e usano sia l’italiano sia il dialetto: in relazione alle circostanze o a chi ci si rivolge molti scelgono se usare l’uno o l’altro. Anzi, perfino nella stessa frase spesso ci sono parole o espressioni sia italiane sia dialettali.

Per approfondire http://www.strettoweb.com/2017/01/il-17-gennaio-2017-si-celebra-la-giornata-nazionale-del-dialetto-e-delle-lingue-locali-unpli-a-gioiosa/502688/#VYurJYS6sSFHh5tZ.99

IL MAGICO SPETTACOLO DEI FIOCCHI BIANCHI IN UN ANTICO BORGO DELL’IRPINIA

Franco Petraglia

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lampioneneveA Joffredo-Castello di Cervinara (Avellino), ormai è sera, ma il fascino della neve, caduta copiosamente in questi algidi giorni di metà gennaio, mi induce a soffermarmi davanti alla finestra della mia stanza da letto per osservare il magico spettacolo notturno.

I lampioni nelle strade si sono appena accesi ed io guardo i fiocchi bianchi che cadono largamente e densamente. Falde che  sembrano svolazzare, come tante farfalle notturne, attorno alle lampadine fioche, paiono fermarsi un momento per riprendere subito la discesa verso terra, dove si posano sulle altre falde che hanno formato un soffice e candido tappeto bianco.

I tetti delle case ormai completamente coperti; gli alberi hanno assunto un aspetto fiabesco, con i rami nudi coperti di neve, che si stagliano contro il cielo scuro. In lontananza, a ridosso delle colline circostanti, sgorgo piccoli stormi d’uccelli dal volo basso in cerca di ristoro. I pochi passanti hanno gli ombrelli aperti, anch’essi avvolti in un leggero velo bianco e dalla mia abitazione sembrano infarinati.

Vorrei uscire anch’io ed affondare con le mie scarpe pesanti in quell’ammasso bianco, ormai di una certa consistenza, ma “Or non è più quel tempo e quell’età” di carducciana memoria: un po’ per la salute cagionevole e un po’ per gli anni che ti schiacciano lentamente come un macigno. Oh, come rimpiango quei tempi in cui, ragazzo, amavo giocare sulla neve! Allora, nostalgia a parte per i tempi gai e spensierati di un’età soave e fanciullesca, non mi resta altro che accontentarmi di questo ammaliante, silenzioso e ossigenante paesaggio che la natura mi offre: una delizia per gli occhi e una beatitudine per l’anima.

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 MML nel Mondo alle 12:11

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