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Il Consiglio apporta alcune importanti integrazioni al nuovo Regolamento Edilizio Tipo, tra le quali la Consulta dei Tecnici del Comune di Milena

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La sala degli stucchi

Briciolanellatte

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ussaro-alato-polacco-08-2«Sono il Comandante Nikolay Sapronov, Sua Altezza mi attende…» enunciò l’Ufficiale in modo stentoreo alle due guardie che, senza incontrare i suoi occhi, alzarono le due lance incrociate a bloccare la Sala degli Stucchi. Il suo sguardo era fiero, come di chi non vede l’ora di mettersi in gioco per il proprio popolo, una cicatrice sulla fronte come un accento per gli occhi penetranti.
Proprio il quel mentre la porta istoriata si dischiuse e ne uscì un uomo con gli occhiali, sulla sessantina, moderatamente abbronzato, vestito elegante e con modi garbati e sicuri di sé.

Il Sovrano gli stringeva la mano in modo caloroso.
«Buongiorno Comandante…» disse il Re accorgendosi dell’Ufficiale. «Stavo proprio parlando di lei al Ministro plenipotenziario Josef Kohlheim e di come avete vinto nei giorni scorsi una battaglia importantissima…»

Il Comandante, vedendo un Ministro della Nazione con cui lo Stato era in guerra, si irrigidì. Nell’imbarazzo si limitò a rivolgersi con un inchino al solo Sovrano sussurrando: «Sire…»
«Ho sentito davvero parlare molto bene di Lei» si intromise invece Kohlheim non badando al gesto villano dell’Ufficiale e allungandogli una mano per farsela stringere. «Lei è sicuro di non avere sangue tedesco nelle vene…?»

Sapronov, non potendo più ignorare l’ospite, si voltò verso di lui e guardò incerto la sua mano tesa. Poi, vinta ogni titubanza, si convinse a stringergliela senza togliersi però il guanto.
«Che io sappia, no, lo escluderei… Signor Ministro» precisò accigliato.
«Lo scusi» disse il Re a Kohlheim. «Il Comandante a volte è così troppo serio da non riuscire ad apprezzare una buona battuta di spirito.»
E i due proseguirono a passeggiare nella vasta anticamera lasciandosi dietro Sapronov che non sapeva che fare. Nel dubbio rimase immobile, sull’attenti. Il Re e il Ministro parlarono ancora fitto fitto tra loro, allontanandosi ulteriormente; poi Kohlheim si accomiatò.

«Venga, venga… Comandante» disse il Re tornando indietro a larghe falcate e passando pressoché sui piedi sull’Ufficiale. «Ho saputo che nella battaglia ha anche riportato una ferita…»
«Una cosa da nulla» fece il Comandante schermendosi ed entrando nella Sala degli Stucchi sulla scia del Sovrano. Zoppicava, ma si vedeva che cercava di dissimularlo.
Il Re, prima di mettersi dietro alla scrivania, fece il gesto all’Ufficiale di accomodarsi; lui rimase però in piedi avendo visto che il suo interlocutore non si era ancora seduto a sua volta.

«Vi siete davvero fatti onore in battaglia…» osservò il Re squadrandolo da capo a piedi. «Riceverà una medaglia e una promozione per queste gesta… una difesa epica, un esempio fulgido per tutta la Nazione». Il Sovrano sospirò eccitato e finalmente si sedette. «Mi racconti.»
«È presto detto, Vostra Altezza: il Nemico era soverchiante. Nonostante questo, la mia divisione, che pur era stata decimata dagli attacchi nelle settimane precedenti, ha tenuto la posizione apicale sulla Rocca e la linea non ha ceduto. Stavamo per soccombere quando ha iniziato a piovere intensamente. I loro cannoni e la loro cavalleria sono rimasti impantanati nel fango. Abbiamo resistito fino all’ultimo uomo, come da Suoi precisi ordini, e abbiamo avuto inaspettatamente il sopravvento.»

«Non è stata solo un colpo di fortuna, Comandante, lo so bene. Non sia modesto. Piuttosto, la sua è stata una strategia da manuale… il suo piano di battaglia verrà un giorno studiato nelle Scuole militari di tutto il globo… È stato un capolavoro.»
«Dovere, Sire…»
«È grazie al valore suo e a quello dei suoi fidati uomini che il nome del nostro Paese brilla nel Firmamento ed è da tutti rispettato…»
«Grazie, Sire… Dovere, Sire…»
«Va bene…» disse quindi il Sovrano alzandosi.
Il Comandante fece un’espressione stupita. Era appena arrivato e il colloquio era già concluso.
«Le saranno assegnate ovviamente nuove divisioni e nuovi superiori incarichi…» fece il Sovrano avvicinandosi alla porta. L’Ufficiale, deluso, lo seguì.

«Sa, Sire…» volle dire ancora Sapronov visto che stava per andarsene «…la Regione che abbiamo difeso con così tanti morti e con così tanta abnegazione ha visto i miei natali. A pochi chilometri dalla Rocca, dove si è svolta l’ultima battaglia, vivono ancora i miei genitori e i miei migliori amici. Era un punto di orgoglio sconfiggere i tedeschi invasori.»
«Invasori?» domandò il Sovrano in modo retorico mentre il Comandante varcava la soglia della Sala. «Non sono più invasori. La guerra è finita. Ho appena firmato un armistizio con i tedeschi. Ora sono nostri alleati in un disegno molto più ampio a baluardo di ben altri nemici. E, grazie a Lei, a suggello della nostra nuova Intesa, ho potuto cedere agli Alleati proprio tutta la Regione che così brillantemente ha difeso.»

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Due Meloni così!!!!

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Street Food, Gambero rosso premia “Le Savocherie” di Palermo

La Sicilia

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Trionfo di rustici, dal calzoncino fritto alle focaccine con milza e caciocavallo al panino con le panelle. Oltre 450 indirizzi nella guida 2023 dedicata alla tradizione antica del cibo di strada presenti nella nuova edizione della guida Street Food 2023 di Gambero Rosso.

La pubblicazione enogastronomica, giunta all’ottava edizione e presentata nei giorni scorsi a Roma, traccia una mappa nazionale del cibo di strada all’italiana. Il volume introduce una nuova appendice dedicata ai food truck, «che girano l’Italia tra mercati, delivery e festival».

In Sicilia è stato premiato “Le Savocherie” a Palermo che sforna rustici tradizionali e abbinamenti più moderni.

Dalle arancinette al calzoncino fritto (specialità della casa), dalle focaccine con milza e caciocavallo al panino con le panelle  allo sfincionello,  e le pizzette gourmet con coda di gambero e pomodorino, mortadella e straccetti di bufala, per fare qualche esempio.

Il premio speciale Street Food da Chef dedicato al cuoco che ha rivisitato in modo originale un piatto tipico dello street food è invece stato assegnato a Marcello Trentini (cocktail bar Casamago, Torino) per le Quesadillas Tartufo Nero & Miele .

«La tradizione del cibo di strada italiano – commenta il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia – è antica. Un’offerta che nasce per soddisfare i bisogni primari di viandanti con prodotti essenziali e territoriali.

Questa guida è nata per dare risalto alle alternative nostrane di qualità rispetto all’omologazione del fast food internazionale. Personalmente, sono da sempre appassionato di questi cibi e desidero quindi ringraziare tutti i maestri presenti in questa ottava edizione della guida e complimentarmi con loro».

«Lo street food – afferma l’amministratore delegato della Città del Gusto Luigi Salerno – è un fenomeno mondiale, fatto di contaminazioni e culture che si intersecano tra loro e in cui tradizione e innovazione si amalgamano in creazioni gustose. Il mangiare di strada italiano è uno dei patrimoni della nostra enogastronomia che da secoli esalta i prodotti e le ricette tradizionali del territorio. In questa guida diamo spazio anche a locali etnici di ottimo livello che meritano di essere conosciuti».

La guerra desfogliante

Soldati

Giuseppe Ungaretti
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mia_euridice_BZ0RbL0FHo8-1536x924Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie.

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Flashback

FLASDHBACK (fleshbèk)

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depositphotos_66356247-stock-photo-flash-back-words-on-aVoce inglese, composto di flash (lampeggiare, esplodere)’e back (indietro). In letteratura e nel cinema, struttura narrativa in cui avvenimenti del passato vengono inseriti nel racconto, spezzandone l’ordine cronologico; l’episodio stesso del passato che viene inserito nella narrazione; evento del passato che torna alla mente in maniera vivida.

Il flashback è un salto all’indietro, una rievocazione del passato, che si sovrappone al presente rendendolo spesso più chiaro.

Cominciamo dall’ambito in cui più comunemente viene utilizzato, ovvero il mondo della fantasia, della finzione letteraria o cinematografica, dove ha affiancato la nostra analessi e in cui il significato raddoppia: si tratta sia della tecnica usata per sconvolgere l’ordine cronologico degli eventi presentando un episodio che ha preceduto quello che stavamo seguendo, ma anche del contenuto stesso di tale antefatto, con tutta la sua pregnanza e significatività all’interno della storia. Nel film o nel romanzo, quindi, cogliamo appieno i motivi alla base del comportamento aggressivo del protagonista solo quando, con un flashback, ci viene descritta la difficile situazione famigliare in cui è cresciuto.

1280x720Ma il flashback è anche il ricordo intenso, a volte turbativo, di un avvenimento del nostro passato che ci torna alla mente proprio in un lampo, spesso destabilizzandoci. Arriva qui la prima curiosità: in inglese c’è un legame diretto tra l’uso di sostanze allucinogene e l’esplosione del ricordo nella nostra mente, che invece si è indebolito in italiano, dove la madeleine non è necessariamente una droga o un trauma psicologico.

La seconda curiosità consiste nel fatto che solo le accezioni più figurate del termine si sono fatte spazio nella nostra lingua, che ha invece chiuso le porte a quella più concreta e più antica: il flashback è in inglese prima di tutto una pericolosissima fiamma “di ritorno” che si sviluppa in risalita nei motori, nelle caldaie e in qualsiasi conduttura in cui vi siano sostanze infiammabili.

Ricordiamoci, infine, di distinguere il flashback dal déjà vu, che è la pura sensazione di aver già vissuto una situazione che è in corso nel presente, e non un ricordo reale; a quanto pare le lingue straniere ci sembrano particolarmente adatte per aiutarci ad esprimere le sensazioni provate durante una reminiscenza.

Il Maggiolino dello Stretto

Il Maggiolino che nel ’64 attraversò lo Stretto di Messina

Giovanni Majolino

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Un Maggiolino anfibio ha attraversato lo stretto di Messina, il nonno di Herbie… L’impresa fu compiuta nel 1964 e poi ripetuta nel 1984, dimostrando l’affidabilità del “Kafer”

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Tra le infinite imprese folli tentate dal genere umano, moltissime hanno a che fare con l’acqua e tante altre con mezzi a motore come auto e moto. Quella di far andare le automobili sull’acqua, invece, è una fissazione ancora più particolare. Attenzione, non stiamo parlando di mezzi anfibi, che nascono sin dall’inizio per spostarsi con le ruote sulla terraferma e con lo scafo nell’acqua, ma di tutti quei veicoli amatoriali nati dalla fantasia, dall’ingegno e dall’incoscienza di qualche anticonformista.

Uno dei più famosi è certamente il Volkswagen Maggiolino (qui la sua storia) di Bent Axel Schlesinger e Franz Kuen, che attraversò lo stretto di Messina nel 1964, entrando anche nel Guinness dei Primati e poi ancora nel 1984.

Questi due signori erano rispettivamente il responsabile dell’assistenza e il capo degli ispettori dell’Autogerma, cioè l’antesignana dell’attuale Volkswagen Group Italia che aveva sede a Bologna. Il “Kafer” anfibio riuscì a percorrere i 7 chilometri che separano Sicilia e Calabria in 38 minuti – 2 in meno del traghetto di linea – senza il minimo problema, procedendo a circa 6 km/h.

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La trasformazione del Maggiolino in veicolo anfibio fu, tutto sommato, facile, visto che le diverse parti della scocca erano unite da saldature a punti. Per rendere possibile il galleggiamento, dunque, bastò realizzare una saldatura continua. Le porte, poi, avevano una chiusura ermetica, gli scarichi uscivano sul tetto, il filtro dell’aria era nell’abitacolo e il carburatore era inserito dentro un contenitore impermeabile, mentre la ventola per il raffreddamento fu eliminata, visto che tutto il motore era immerso nell’acqua fredda.

L’impianto elettrico venne protetto con una struttura a tenuta stagna e pure la bobina di accensione e lo sfiato del circuito dell’olio si trovavano nell’abitacolo. Per la propulsione, infine, fu montata un’elica direttamente all’uscita dell’albero motore, mentre per la direzionalità bastava girare le ruote anteriori.
Al suo passaggio ispira simpatia e guidandola, romanticismo. A lei sono stati dedicati film e tantissimi spot, ed è tra le poche auto ad aver attraversato lo stretto di Messina… galleggiando! E’ una leggenda, meglio nota come Maggiolino, l’acclamato protagonista di questo

Regionali, Mancuso (FI): “Nel nisseno sono il più votato tra tutti i 39 candidati e Forza Italia è al 20,70%. È record a livello nazionale”

Dario Cataldo

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Dopo le politiche, si stanno concludendo in Sicilia anche le procedure di spoglio delle consultazioni regionali. C’è un dato cristallizzato, sintomo di un lavoro certosino e generoso, che ho condotto in questi anni sul territorio.

Forza Italia nella provincia nissena è il traino del centrodestra, attestandosi al 20,70%, con 19.123 preferenze. Si tratta di un dato clamoroso se rapportato al trend nazionale o delle altre province siciliane.

Un dato che mi permette di raggiungere una vittoria netta e incontrovertibile, risultando il più votato tra tutti i 39 candidati degli schieramenti politici in corsa all’Ars nel nisseno.

Credo che da parte mia, per il Partito e per il presidente Silvio Berlusconi – che festeggia il compleanno – non possa esserci regalo migliore.

In provincia di Caltanissetta – che ricordo essere il territorio di residenza di Caterina Chinnici e Nunzio Di Paola – abbiamo scritto una nuova entusiasmante pagina della storia del Partito”.

Lo afferma il deputato regionale, nonché coordinatore di Forza Italia per la provincia nissena, on. Michele Mancuso, a commento dei risultati delle consultazioni regionali da poco concluse.

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Grazie

Peppe Provenzano
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ppÈ stata una sconfitta profonda, che fa male. Questi sono i giorni della riflessione, almeno per me.
Presto, bisognerà rimettersi all’opera, riprendere il cammino.
Perché siamo stati sconfitti, ma non siamo vinti.
Ringrazio le elettrici e gli elettori della Sicilia Occidentale, per la prima volta entrerò in Parlamento e sarà un onore rappresentarli alla Camera dei deputati.
Ero candidato nelle province più lontane d’Italia, tra le più difficili.
Ci ho messo moltissimo, in questa campagna elettorale.
Ho imparato tanto, tra le persone. Ne è valsa la pena.
Ma una piccolissima gioia, in queste ore amare, la voglio confessare.
Al mio paese, Milena, abbiamo raccolto il 52% dei consensi.
È stato un atto di stima e d’affetto da parte di una comunità, di un luogo da cui sono andato via presto e che non ho smesso di amare, dove vivono mio padre Giovanni e mia madre Carmelina.
Perché un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di dire grazie.
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