Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Storia’ Category

9 regnanti

9 re

Read Full Post »

ELISABETTA, finisce la donna inizia il mito

Antonella Pavasili
.

Mia mamma sta appiccicata alla tv da stamattina. Non è la sola. Chiunque ne abbia avuto la possibilità ha seguito le immagini in diretta del funerale della Regina.

fu

E non ha senso liquidare quest’interesse con altezzoso disprezzo.
Non hanno senso gli inutili riferimenti ai “nostri” enormi problemi.
Non giova schernire chi conosce ogni dettaglio di questa gigantesca kermesse funebre.
Il mondo assiste ad una trasformazione forse unica nella storia.
Finisce una donna e inizia un mito.
Una donna che mito lo era già, fino a qualche giorno addietro.
Malgrado le sue mani piene di ematomi, malgrado l’evidente fragilità.
Elisabetta era già un mito.
Sebbene respirasse, mangiasse, salutasse la sua gente.
Era un mito vivente.
Oggi si trasforma in un mito vero e proprio.
Mia mamma ha l’ansia di raccontare tutti i dettagli che ha colto.
E poi aggiunge, quasi commossa, “Io sicuramente non vedrò mai più un funerale così…e nemmeno voi…”
Ed ha ragione.
E non servirebbe dirle di pensare alle bollette o al gas che forse quest’inverno non avremo.
Mia mamma si è staccata dalla nostra triste realtà.
Per qualche ora si è infilata nel mito, nella favola, nella storia.
E come lei tanti altri.
E va bene così.
Dio accolga la Regina.

Read Full Post »

Le due volte che la Regina Elisabetta venne in visita a Palermo

Fonte Sicily World

.

La Regina Elisabetta II due volte ha voluto visitare Palermo. La prima volta nel 1980, a scopo turistico; la seconda nel 1992 il 28 maggio, cinque giorni dopo la strage di Capaci per rendere onore a Giovanni Falcone barbaramente assassinato dalla mafia e pregare per la sua morte.

eliNel 1980 durante una sua visita istituzionale in Italia, avendo sentito tanto bene di Palermo da sua nonna Maria di Teck qui venuta negli anni ’20, volle recarsi nel capoluogo siciliano con una visita che fece clamore.

All’arrivo dello yacth reale “Britannia” al porto di Palermo ad accogliere la regina e il principe Filippo, ci furono le più alte cariche politiche ed ecclesiastiche, incluso Mario D’Acquisto allora presidente della Regione.

Ci fu una regale passerella lungo il percorso in cui la folla agitò le bandierine inglesi, poi la visita al Duomo di Monreale e alla Cappella Palatina, infine il saluto al popolo dal balcone del Palazzo dei Normanni.

La visita si concluse con una visita allo splendido palazzo Valguarnera-Gangi che aveva ospitato i l nonno re Giorgio V e la consorte Maria di Teck.

Nel maggio del ’92 la regina Elisabetta venne in visita per la seconda volta a Palermo, arrivò in aereo di Punta Raisi e dopo una breve sosta salì sullo yacth “Britannia” che l’avrebbe portata a Malta.

elis

Ma siccome appena cinque giorni prima dell’arrivo della regina Palermo fu scossa dal devastante attentato della strage di Capaci dove persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la sua scorta, Elisabetta II modificò il programma.

Con stupore dei servizi segreti e della stampa britannica, la Regina volle dimostrare la sua vicinanza al popolo siciliano fermandosi a pregare sul luogo della strage. Il corteo proveniente da Punta Raisi si fermò in autostrada, la regina e il principe Filippo scesero dall’auto restando in piedi di fronte allo scenario di distruzione che avevano davanti. Sull’orlo della voragine la Regina disse “Incredible!” e si raccolse in preghiera davanti alla corona di fiori deposta pochi giorni prima dal presidente Scalfaro.

Poi senza clamori e festeggiamenti il corteo raggiunse il porto dove era ancorato il “Britannia” che avrebbe portato a Malta la coppia regale.

(altro…)

Read Full Post »

Il bikini è romano di Sicilia

Gianfilippo Fontana

.

Quando senti i francesi vantarsi di aver inventato il bikini nel 1946…

305920030_571978484722834_4993257982704624300_n

… ma tu sei Siciliano, e sai che il bikini già esisteva a Piazza Armerina nel 325 d.C…”

Read Full Post »

Il figlio Carlo diventa re (se non rinuncia)

.

La regina Elisabetta II è morta alla veneranda età di 96 anni, la sovrana si è spenta giovedì 8 settembre nella sua residenza scozzese di Balmoral.

306002069_1766305710371385_9139887071023028946_n

Pronunciata la frase “la regina è morta, viva il re” il figlio Carlo, 74 anni a novembre, è diventato automaticamente re d’Inghilterra probabilmente con il nome di Giorgio III.

regina

Elisabetta II è stata la più longeva tra i sovrani della Gran Bretagna, seconda nella storia a Luigi XIV, il Re Sole, che però venne incoronato a 4 anni, lasciando per anni la guida della Francia alla madre.

Per 70 anni ha tenuto saldamente nelle sue mani le redini del Regno Unito, formato da quattro Stati, che ha avuto un unico cuore pulsante per la donna più amata e fino all’ultimo ha continuato a battere al ritmo dell’inno britannico: “God save the Queen“.

Read Full Post »

ulis

ulis2

.

Read Full Post »

Dalla Chiesa, i cento giorni del generale e Palermo 40 anni fa finì come Sagunto

AGI

.

dalla-chiesaDopo il suo arrivo in Sicilia chiese più volte, ma senza ottenerli, poteri effettivi di coordinamento della lotta alla mafia che lo uccise il 3 settembre 1982.

Il suo fu un impegno determinato, oltre ogni ostacolo, e di solitudine.

Fino al tragico epilogo. Carlo Alberto dalla Chiesa, che incarnò la speranza dei siciliani onesti, morì ucciso da Cosa Nostra il 3 settembre del 1982.

59abc861e4b0b831757a6b80_59abc867e4b0b831757a705c_p854x570

Era già stato in Sicilia come ufficiale dei carabinieri dal 1949 ai primi anni ’50 e successivamente dal 1966 al 1973. Da generale aveva coordinato la lotta al terrorismo ed era stato nominato prefetto di Palermo dopo l’omicidio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, per fermare la mattanza mafiosa.

Aveva chiesto più volte, ma senza ottenerli, poteri effettivi di coordinamento della lotta a Cosa nostra. Furono cento giorni di impegno determinato, oltre ogni ostacolo, e di solitudine.

imagesFino al tragico epilogo.

Quel venerdì sembrò davvero che fosse per sempre “morta la speranza dei palermitani onesti“, come scrisse un cittadino del capoluogo siciliano su un lenzuolo nel luogo della strage.

Durante i funerali, il cardinale Salvatore Pappalardo tuonò dall’altare usando le parole di Tito Livio:

“Dum Romae consulitur… Saguntum espugnatur.

“Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata.

E questa volta non è Sagunto, ma Palermo! Povera Palermo nostra”.


muschiesa

Read Full Post »

LA TORRE-PRIGIONE DI SAN MARTINO DI MILOCCA

.

laroccaRingraziamo l’amico Paolo La Rocca, storico ricercatore, per averci inviato questa testimonianza che ci aiuta a rivivere la storia contadina degli anni del 1600 del nostro territorio e delle origini del nostro paese allora feudo del convento di San Martino delle Scale di Palermo.

Milocca (antico nome di Milena) allora era una frazione del Comune di Sutera. Nei fatti narrati compare anche il limitrofo comune di Racalmuto anch’esso angariato dal mafioso don Fabrizio Trapani di Partinico che divenne ricchissimo, si pentì prima di morire, donò parte dei suoi beni alla chiesa e beneficiò di cori di preghiere.

Un ruolo di primo piano nel territorio viene svolto da una delle quattro torri del Castello di San Martino, torre che fungeva da “prigione” intercomunale, nella quale gli ospiti erano costretti a pagarsi la detenzione…

Alfonso Cipolla


Quel mafioso dai 12 archibugi

di Orazio Cancila

.

12cl dodici archibugi che il 9 gennaio 1622, alla morte di Fabrizio Trapani, i Teatini di Palermo ereditarono a Partinico erano un po’ troppi perché si potesse pensare che il defunto se ne fosse servito solo per la caccia.

In realtà il Trapani in vita non era stato uno stinco di santo e lo avevano sperimentato personalmente sulla propria pelle i contadini di Racalmuto e di Sutera, e forse anche quelli di Partinico.

Con una espressione del nostro tempo, potremmo chiamarlo “uomo di rispetto”.

E infatti non era facile non rispettarlo, anche perché aveva la cattiva abitudine, in quanto familiare del Santo Officio, di andare in giro persino nei centri abitati con “scopettone e scopette” e una squadra di almeno cinque guardie del corpo a cavallo.

Lo rispettava e ne aveva una paura del diavolo anche Giacomo Zarba, a pochi mesi nel 1609 capitano di Racalmuto, cioè commissario di polizia dell’epoca. Non è che avessero mai avuto rapporti, ma i racalmutesi glielo “pingiano di manera che ni havia timore io non havandoci di fare“, come confessava candidamente al viceré che gli aveva chiesto informazioni sulla “vita, costume e apportamento di Fabrizio di Trapani“.

La sua indagine, certamente non completa per la paura che attanagliava i suoi informatori, era riuscita tuttavia ad accertare che don Fabrizio – che esercitava le funzioni di gabellotto nel vicino feudo di Milocca (circa 3.500 ettari) del monastero di San Martino delle Scale – faceva “multi stratij alle inquilini ( = coloni) che avevano a che fare con detto lui, li quai si lamentano d’essere estati maltrattati, tanto in dirci diverse ingiurie, come cornuto, lazzarone, levatoci formento, bestiame e non ci la passati alli cunti“.

Non dovevano essere certo le ingiurie e le parolacce a scandalizzare i coloni di Milocca, abituati anche ad essere trattati a colpi di calcio di fucile e a ceffoni (“a buccati di scupetti et a muffuluni”), ma il sequestro di grano e bestiame senza una vera e propria estorsione di tipo mafioso, intollerabile e insostenibile, che convinceva i contadini, se non a chiedere una difficile giustizia, a troncare i rapporti con la fuga dei campi”.

Se i racalmutesi lo accusavano di aver “fatto fugiri roinando et consumando a multi indebitamente che hanno avuto a far con esso“, costretti a pagare più volte e a cedergli infine con atti pubblici i loro beni, i coloni di Sutera non erano da meno e denunciavano di essere stati costretti a pagare due volte i censi dei vigneti e i canoni di terraggi, a subire sequestri di raccolti e di animali, e pene di gran unga sproporzionate rispetto alle colpe.

Il Trapani evidentemente abusava anche della giurisdizione criminale connessa al feudo di Milocca e che egli esercitava in nome e per conto del monastero di San Martino.

msm

Il feudo peraltro era dotato di una torre con dammuso (bassa soffitta) che fungeva da carcere per coloni che non riuscivano a pagare o avevano commesso qualche furto vero o presunto.

Il soggiorno non era gratuito, ma a spese dei carcerati, uno dei quali, Giacomo Falce, ci lasciò addirittura la pelle. Per tre giorni vi restò chiuso anche Giuseppe Monreale, un borgese di Racalmuto che aveva avuto la disgrazia di mettersi in società con due fratelli Petrocella debitori del Trapani. Per riscuotere il debito, don Fabrizio organizzò un vero e proprio sequestro dei due fratelli.

Mentre erano impegnati nella semina, si presentarono loro cinque uomini armati che si spacciarono per guardie del capitano e incolparono i Petrocella dell’uccisione di un uomo, che -dicevano – avevano trovato poco prima. Per condurli dal capitano, che assicuravano si era fermato a guardia del morto, li attaccarono e li schiaffeggiarono, malgrado il Morreale li implorasse: “Questi non hanno fatto mali, non li stringiti di questa mala maniera“.

Del morto e del capitano ovviamente nessuna traccia, sino a quando si ritrovarono a Milocca al cospetto de Trapani e si scoprì la vera ragione della messa in scena.

Ma il Morreale pagò a caro prezzo la sua curiosità, perché don Fabrizio gli ordinò di portargli quattro buoi dei Petrocella in soddisfazione del debito e visto che si rifiutava – perché i buoi erano suoi e solo nominalmente appartenevano ai Petrocella, che avrebbero dovuto pagarglieli al raccolto – lo fece salire nella torre, ritirò la scala portatile per impedirgli la fuga e lo tenne carcerato sino a quando non si decise a firmare davanti al notaio convocato appositamente nel feudo, la cessione entro otto giorni dei buoi o il pagamento di 20 onze “e non potti fari de altra manera per nexirne“.

Ciò oltre tutto, come rilevava per casi analoghi il capitano di Sutera, era contrario alla legge che proibiva il sequestro di animali da lavoro ai massari indebitati.

Insomma per i due capitani il Trapani esercitava “una potencia absoluta, sin guardar respeto ninguno” e perciò quello di Racalmuto, mentre baciava umilmente i piedi del viceré concludeva che “sarria opera di gran pietà a cacciar il detto affittatore e farcene venire un altro quieto”.

Ignoriamo se Fabrizio Trapani sia mai stato chiamato a render conto dei suoi delitti.

E’ certo invece che con la vecchiaia egli si mise in grazia di Dio ed è altrettanto certo che il suo patrimonio – a Partinico 78 ettari di terra con 200.000 viti e oliveto, palmento per l’uva e frantoio per le olive, altri appezzamenti di terreno, una fornace, una bottega di fabbro, magazzino della saponeria, 15 case terrane, 8 solerate (ad uno o più piani), in una delle quali abitava l’arciprete, 4 botteghe, una casa con torre e baglio, un’altra casa grande, una “bottega di saponaro” e un’altra bottega al Cassaro, cioé nella strada principale della città, un’altra casa, ancora una casa  con due botteghe al Ballarò e un magazzino al molo; e infine rendite al 10% a carico del comune di Palermo e di feudatari – forniva ai Teatino, suoi eredi, una rendita annua lorda di 1.300 onze l’anno, che solo pochissimi grandi feudatari allora riuscivano a superare e che documenta i notevoli profitti realizzati dal nostro personaggio con sistemi che oggi interesserebbero sicuramente la commissione antimafia.

Ma ormai il vecchio peccatore era morto e la donazione finale ai Teatini, le altre a favore di enti ecclesiastici e di privati, i legati di maritaggio a favore di palermitani e partinicensi, il finanziamento per la costruzione del convento dei Cappuccini di Palermo ne facevano un grande benefattore per la cui anima nelle chiese del palermitano si elevavano numerose fervide preghiere.


sm

Visitiamo San Martino /1 | Milocca – Milena Libera (wordpress.com)

Visitiamo San Martino /2 | Milocca – Milena Libera (wordpress.com)

Visitiamo San Martino /3 | Milocca – Milena Libera (wordpress.com).

.


(altro…)

Read Full Post »

C’è post per voi!

.


.

Finalmente qualcuno che ha messo la parola fine a questo scempio!

слава україні
.

 

csEvvivaaaaaaaaa!!! Non ci posso credereeeeeee!

Un plauso alla determinazione, alla caparbietà, all’impegno costante della minoranza e di tutti quelli che ci hanno creduto…

Ma lasciatemi dire un grandissimo immenso infinito ringraziamento alla Dottoressa Daniela Vullo, Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta, persona encomiabile per avere dato dignità al proprio lavoro il tutto a dimostrazione del fatto che abbiamo dei dirigenti preparati.

Non v’è dubbio che sicuramente con molto dispiacere ha dovuto fare una tale scelta ma allo stesso tempo di contro sarà rincuorata nel sapere che moltissimi hanno apprezzato quanto successo e che staranno esprimendo tale apprezzamento rilasciando attestati di stima per essere stata coraggiosa ed intransigente.

w2Finalmente qualcuno che ha messo la parola fine a questo scempio!

Adesso per finire l’opera sarebbe necessario che altri facessero il proprio dovere attribuendo le responsabilità a chi ha sbagliato peraltro sperperando soldi pubblici di onesti cittadini che pagano le tasse.

Si spera che chi di dovere vigili al fine di poter verificare che chi ha sbagliato paghi e soprattutto che ci siano le coperture assicurative! Speriamo!

Dovete demolire tutto… vergogna (ancora non lo avevo detto! ).

Ma poi mi chiedo… chi avrebbe il coraggio di attestare che questi lavori siano stati eseguiti secondo la regola dell’arte con tutto quello che abbiamo visto tra le altre cose pure fotografato. Volevo vedere se i soldi erano i vostri.

Vergogna … vergogna e vergogna! Quannu e quannu vi dunanu qualche lira faciti sulu dannu.

 

(altro…)

Read Full Post »

Estate record per il Turismo Siciliano

Nello Musumeci

.

Si preannuncia un’estate da record per il nostro turismo. Secondo le stime del Centro studi e ricerche per il Mezzogiorno (Srm) quest’anno le presenze in Sicilia potrebbero toccare i 14 milioni.

296195711_606973680792920_4098471179631447789_n

Tra i motivi di questa scelta, la grande ricchezza della nostra Isola tra storia, arte, cultura, mare e natura. Sono sicuro che sapremo accogliere nel migliore dei modi le tante persone che arriveranno.

Il nostro obiettivo deve essere quello di migliorare ancora di più l’offerta dei servizi, perché il turismo può essere una grande leva per creare sviluppo e benessere.

.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: