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Archive for the ‘Storia’ Category

Scure Sovranista

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Questa foto del 9 novembre 1989 fu scattata alla Porta di Brandeburgo, mentre i tedeschi dell’Est scappavano verso Ovest.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

A Est avevano vissuto per anni sotto il comunismo, il giorno in cui gli fu concesso di abbandonarlo non se lo fecero ripetere due volte.Eppure ancora oggi c’è gente che farnetica di Marx e del marciume vario che ha prodotto il comunismo, che ad oggi, è l’ideologia più fallimentare della storia…

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Questo è uno dei momenti più incredibili in medicina.

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Nel 1922, presso l’Università di Toronto, gli scienziati andarono in un reparto ospedaliero con bambini diabetici, la maggior parte in coma e morenti di chetoacidosi diabetica. Questo è uno dei momenti più incredibili in medicina. Immagina una stanza piena di genitori seduti accanto al letto in attesa dell’inevitabile morte del figlio.

L'immagine può contenere: una o più persone

Gli scienziati sono passati da un letto all’altro e hanno iniettato un nuovo estratto purificato nei bambini: l’insulina. Quando iniziarono a iniettare l’ultimo bambino malato, il primo bambino iniettato cominciò a svegliarsi. Poi, uno per uno, tutti i bambini si svegliarono dai loro coma diabetici. Una stanza di morte e dolore è diventata un luogo di gioia e speranza.

Grazie Dr. Banting e Dr. Best!

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Ricetrasmittenti a pedali

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Liliana Segre è un symbolum in cui tutti dovrebbero riconoscersi

Carmelo Briguglio

Più di 20 anni fa, da componente il Governo della Regione Siciliana, feci un viaggio in Israele. Fui il primo uomo politico di destra nelle istituzioni, certo non di prima fila.

Incontrai a Gerusalemme un Ministro, uffici governativi, rappresentanti delle parti sociali, dirigenti pubblici, sindaci, esponenti della società civile.

Visitai Yad Vashem, il museo dell’ Olocausto e il Memoriale dei Bambini, dove fui sopraffatto dalla commozione. Incontrai i corrispondenti dei giornali italiani a cui spiegai tra curiosità e sospetti il senso istituzionale e culturale di quella inaspettata visita, motivata come scambio di esperienze.

Fu soprattutto una scelta etica. Per me l’antisemitismo, il negazionismo, il razzismo e le leggi razziali erano e sono l’opposto inimmaginabile delle mie idee e della mia visione della vita.

Gli esempi luminosi di Giorgio Perlasca e Giano Accame, i volumi di Renzo De Felice, inclusa la Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, i saggi di Gianni Scipione Rossi e, anni dopo, il viaggio “scandaloso” a Gerusalemme di Gianfranco Fini – a cui riferii allora impressioni e risultati di quella mia missione – sono stati e sono momenti alti di una cultura politica individuale e comunitaria in cui credo.

Una precisa scelta di campo che viene da lontano e che, oltre le motivazioni e i limiti del documento parlamentare votato e di un’astensione che è stato un errore tragico e ingiustificabile, mi fa vedere in Liliana Segre – anche al di là della persona – un symbolum in cui tutti dovrebbero riconoscersi. Oltre tutto, oltre ogni cosa. Senza equivoci, senza distinguo. Ora e sempre.

Ecco. È la mia storia. È la mia vita. E di tanti. Non potevo tacere. Ho detto.

 

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Le origini della lingua Siciliana: l’avvincente storia di un popolo

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La lingua è la storia di un popolo e quella siciliana lo è dei tanti che l’hanno abitata. Dire dominata mi pare, ormai, anacronistico perché ognuno di noi è figlio di questo melting pot di culture che in alcuni faranno predominare i caratteri arabi, in altri quelli normanni, in altri ancora quelli spagnoli e così via.

Il siciliano non è un dialetto, ma una vera e propria “Lingua” tant’è vero che il sommo vate, Dante Alighieri, nel De vulgari eloquentia così scrive: «Indagheremo per primo la natura del siciliano, poiché vediamo che il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri: che tutto quanto gli Italici producono in fatto di poesia si chiama siciliano […]»

Giovanni Meli: «Omeru nun scrissi pi grecu chi fu grecu, o Orazziu pi latinu chi fu latinu? E siddu Pitrarca chi fu tuscanu nun si piritau di scrìviri pi tuscanu, pirchì ju avissi a èssiri evitatu, chi sugnu sicilianu, di scrìviri pi sicilianu? Haiu a fàrimi pappagaddu di la lingua d’àutri?» che tradotto in italiano per i non siculi significa: «Non scrisse Omero che fu greco in greco, o Orazio che fu latino in latino? E se Petrarca che fu toscano non si peritò di scrivere in toscano, perché dovrebbe essere impedito a me, che son siciliano di scrivere in siciliano? Dovrei farmi pappagallo della lingua d’altri?»

Grecismi, arabismi, normannismi, catalanismi, francesismi, spagnolismi, hanno lasciato impronte indelebili nel nostro idioma, ma la faccenda, come nel più riuscito dei gialli in cui si vuole trovare un colpevole che riesce a depistare l’investigatore, si complica sull’origine di molte parole che, pur essendo chiaramente di matrice araba, sono comuni anche al catalano, all’italiano, allo spagnolo e, persino, al dialetto ligure; per altre, invece, è difficile comprendere se siano di provenienza catalana, provenzale o francese e, infine, tra gli iberismi, spesso, è impresa ardua distinguere tra i catalanismi e i castiglianismi.

Alcune parole della lingua siciliana, inoltre, sono ormai entrate a pieno titolo a far parte del lessico ufficiale della lingua italiana e noi abbiamo voluto offrirvi, su un vassoio d’argento, le più curiose e insospettabili. Eccovene alcune:

  • abbuffarsi, mangiare a sazietà, vuol dire “gonfiarsi come un rospo” che, infatti, in siciliano è detto “buffa”. Questo verbo è entrato nella lingua italiana nell’ottocento (le prime documentazioni portano all’ambiente dell’Accademia navale di Livorno), anche se nella VIII edizione dello “Zingarelli” (marzo 1959) non era ancora presente.
  • canestrato, tipo di formaggio, deriva da cannistratu e dal fatto che, simile al pecorino, si riponesse in ceste di vimini a forma di canestro (cannistri). E’ entrato a far parte della lingua italiana intorno al 1970.
  • cannolo, il nostro dolce tipico conosciuto in tutto il mondo, deriva dalla parola siciliana “cannolu” e questa da “canna”: indica oggetti cilindrici cavi, nonché il rubinetto ed è entrata nella lingua italiana agli inizi del ‘900.
  • cassata, torta di ricotta ricoperta da pasta reale e canditi, la ritroviamo scritta, già nel 1897, nel menù di un ristorante di Milano. Le origini si legano a “qa’sat”, che in arabo indica una scodella grande e profonda; da alcuni è stata avanzata, invece, l’ipotesi della derivazione dal latino caseus, formaggio.
  • dammuso, abitazione in pietra con il tetto a volta, arriva al siciliano dall’arabo “dammus”. Tale tipo di costruzione è tipico, soprattutto, di Pantelleria e con la scoperta dell’isola da parte del turismo italiano, la parola è pian piano penetrata nella lingua italiana.
  • mattanza, uccisione di tonni, di origine spagnola da matanza, dovrebbe essere passato all’italiano direttamente dal siciliano.
  • omertà, legge del silenzio, ha un’origine incerta, anche se fu conosciuta già dal 1800: la teoria più convincente la fa risalire alla parola latina Humilitas, umiltà, che, in vari passaggi, diventa in siciliano umirtà. Oggi viene usata comunemente per definire l’ostinatezza al silenzio, anche per ambiti non strettamente mafiosi.
  • picciotto, giovanotto, ragazzo, deriva probabilmente dal francese puchot. Iniziò la sua penetrazione nell’italiano con l’impresa dei Mille di Garibaldi e, infatti, in una lettera del 24 giugno 1860 Ippolito Nievo scrive: “vuol dire ragazzi e così noi chiamiamo quelli delle Squadre perché tra loro si chiamano così“.
  • zagara, fiore d’arancio”, ha etimologia araba e, precisamente, da zahara, splendere del bianco. Gabriele D’annunzio la usò per la prima volta nel “Piacere” e poi, ripetutamente, nel “Trionfo della morte”, nel “Forse che sì forse che no” e nel “Notturno”.

Adesso andiamo a quei termini che, magari, tante volte avete usato, ma di cui non sapete la provenienza; ne abbiamo pescato solo alcuni in un mare che è davvero vastissimo:

  •  abbanniàri, proclamare, gridare, dal tedesco “bandujan”, dar pubblico annuncio.
  • abbuccàri, versare, dal catalano e spagnolo “abocar”.
  • addumàri, accendere, dal francese “allumer” e in italiano arcaico “allumare”.
  • addurmiscìrisi, addormentarsi, dallo spagnolo “adormecerse”.
  • annacàri, cullare, dondolare, dal greco “naka”, culla.
  • antùra, poco fa, dal latino “ante horam”.
  • azzizzàri, abbellire, adornare, sistemare, dall’arabo “aziz”, splendido.
  • babbalùciu, lumaca, dall’arabo “babalush”.
  • babbiàri, scherzare, dal greco “babazo”, ciarlare.
  • burgìsi, possidente, dal franco-provenzale “borgés” e dal catalano “burgés”.
  • burnìa, vaso per conserve, barattolo, dal catalano “búrnia” e dallo spagnolo “albornía”.
  • ciràsa, ciliegia, dal latino “cerasea”; dal greco “kérasos”; dallo spagnolo “cereza”; dall’italiano arcaico “cerasa”; dal francese “cerise”.
  • curtìgghiu, cortile, dallo spagnolo “cortijo”.
  • custurèri, sarto, dal francese “costurier”; dallo spagnolo “costurero” e dal catalano “costurer”.
  • giùmmu, pennacchio, dall’arabo “giummah”.
  • làstima, lamento, fastidio, dallo spagnolo “làstima”, pena.
  • muccatùri, fazzoletto, dal catalano “mocador” e dal francese “mouchoir”.
  • muscalòru, ventaglio per le mosche, dal latino “muscarium”.
  • ‘nsajàri, provare, dallo spagnolo “ensayar”e dal francese “essayer”.’nzémmula, insieme, dal latino “simul”.
  • racìna, uva, dal francese “raisin”.
  • raggia, rabbia, dal francese “rage”.
  • runfuliàri, russare, dal francese “ronfler”.
  • sciàrra, litigio, dall’arabo “sciarrah”, ostilità.
  • trùscia, fagotto, dal francese “trousse”.
  • tuppuliàri, battere, dal greco “typto”.

Curiosità

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I lager in Libia. Dio tace ancora

Renato Pierri

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Fra quanti anni? Cinquanta, sessanta? Un secolo? Più secoli?

Verrà un giorno in cui un Papa si recherà in Libia, dove da molto tempo regnerà la pace, visiterà i luoghi dove alcuni maledetti “torturavano innocenti, li tormentavano con scariche elettriche, facevano colare loro addosso plastica incandescente; li appendevano per le mani e li colpivano con bastoni di gomma e spranghe di ferro, li lasciavano per ore incaprettati a disidratarsi sotto il sole.

images (3)Terrorizzavano tutti, uccidendone alcuni e lasciando i cadaveri esposti per giorni. Sottoponevano ad interminabili, gravissime violenze sessuali donne adulte e minorenni” (L’attualità del male. La Libia dei lager è verità processuale», a cura di Maurizio Veglio – Edizioni SEB27).

Visiterà, il Papa, nel “Giorno della Memoria”, i luoghi dove si perpetravano “orrori assimilabili a quelli che si verificarono a Treblinka o ad Auschwitz”. Ricorderà, il Papa, i morti annegati nel Mediterraneo, le donne, i bambini, e come un suo predecessore tanto tempo prima ad  Auschwitz,  chiederà a Dio: “Perché hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto quest’eccesso di distruzione e questo trionfo del male?”. 

Così va il mondo.

 

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