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Archive for the ‘Storia’ Category

https://www.vanityfair.it/news/cronache/2019/06/26/11-settembre-le-foto-inedite-di-una-tragedia-non-ancora-finita

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Piangere ai funerali: un mestiere scomparso

Alfonso Gucciardo

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Prefica, più comunemente usato al plurale prèfichi, piagnone, per indicare un gruppo di donne che svolgevano il curioso compito di piangere e strapparsi i capelli durante la veglia e il funerale di un defunto, regolarmente pagate dai parenti, che sebbene affranti dal dolore, si servivano di esse per dare più tristezza e costernazione alla dolorosa dipartita del caro congiunto.

L'immagine può contenere: una o più persone e persone sedute
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Reggio Calabria: pubblicati i filmati originali del recupero dei Bronzi di Riace

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Alcune sequenze filmate decisamente rare relative al recupero dei Bronzi di Riace

Il professore e studioso Giuseppe Braghò ha diffuso alcune sequenze filmate decisamente rare relative al recupero dei Bronzi di Riace avvenuto il 16 agosto 1972.

Si possono così ammirare i più emozionanti fotogrammi originali della “nuova” vita dei Bronzi di Riace, dal silenzio del fondale marino fino all’ultima collocazione presso il Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.

Ed emozioni dello stesso calibro ci attenderebbero qualora i Bronzi oggi “monchi” fossero ricomposti nella loro integrità.

L’inchiesta “Facce di Bronzo” ha già da tempo svelato, con prove fotografiche e documentali, quelli che furono i furti ai danni dei Bronzi, nonché il trafugamento di un intera statua arrivata poi clandestinamente in America presso il Getty Museum di Los Angeles.

 

Per approfondire http://www.strettoweb.com/2018/08/reggio-calabria-bronzi-riace/737391/#zUOhaSrmttaKo7Ch.99

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Pericle, discorso agli Ateniesi, 431 a.C.

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Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’ eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’ uno dell’ altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’ universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’ Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

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candelo

Riflessioni di Candeloro Rino Nania

 

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Siete pronti a leggere un’altra delle nostre storie? Oggi vi raccontiamo di Calogero Ingrascì!

Museo Etnoantropologico di Sutera

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Calogero nacque a Sutera il 27 agosto 1917, e risiedette in Via Cappuccini.

Venne inviato al fronte albanese l’8 dicembre 1940 col 3° raggruppamento artiglieria di corpo d armata, 108° gruppo, 3a batteria.
La guerra alla Grecia, dichiarata da Mussolini circa due mesi prima, si era conclusa con l’avanzata greca in territorio albanese.
Calogero e il suo gruppo vennero inviati alla linea del fronte che si era venuta a determinare intorno a Brataj, nelle cui vicinanze sostarono a lungo. Dato che i greci avevano cannoni più potenti, i nostri si limitavano, in genere, a rispondere al fuoco nemico.
Ricorda con emozione gli eventi del 9 marzo 1941, quando le batterie e l’intera divisione si trovarono sotto il tiro violento dei cannoni. Era finita l’acqua e bisognava andare a prenderla, con borracce e bidone, alla fontana vicina. Un colpo di cannone centrò in pieno la fontana: acqua e terriccio gli piovvero addosso, ma fatto finalmente il pieno tornò di corsa alla sua batteria per infilarsi al volo dentro il rifugio, travolgendo anche un caporal maggiore che si trovava per caso davanti all’entrata.
Il 6 aprile del 1941 i tedeschi giunsero in aiuto degli italiani, dichiarando guerra alla Grecia ed invadendo anche la Iugoslavia.
Il 10 aprile, lungo il fronte di Brataj iniziò un intenso fuoco di cannoneggiamento delle postazioni nemiche, durato tre giorni. Al terzo la fanteria cominciò quell’avanzata che ai primi di maggio, insieme ai tedeschi, la portò fino ad Atene. Il suo gruppo ricevette, poi, l’ordine di recarsi a Porto Edda (Saranda) e puntare i cannoni verso Corfù; assistette, quindi, all’occupazione dell’isola da parte delle truppe italo-tedesche.
Si mosse infine alla volta di Atene, raggiungendola dopo una marcia ininterrotta di 12 giorni e 12 notti, con una sola sosta effettuata a Giànnina.
Calogero rimase nella capitale greca 27 mesi, praticamente fino all’armistizio. Dice di essersi divertito molto. Si industriava a comprare e vendere cose di ogni tipo e quindi i soldi li aveva… ed anche le ragazze. Andava al cinema, frequentava i bar, le osterie.
Il 12 settembre del 1943 (pochi giorni dopo l’armistizio) i tedeschi condussero gli italiani fatti prigionieri alla stazione ferroviaria, per avviarli in Germania.
Calogero venne internato in un campo situato, secondo i suoi ricordi, a Morsburgo. Si offrì di aiutare, come volontario, un contadino nei suoi lavori, mangiando anche bene. Ma, tornato al campo, dovette adattarsi ai magri pasti collettivi, consistenti in due o tre patate al giorno ed un chilo e mezzo di pane da dividere in dieci.
Quando i tedeschi non trovavano le cose di loro gusto usavano la frusta, qualche volta i cani, più spesso le legnate. Anche Calogero dovette assaggiarle e ne uscì col naso rotto per avere provato a rubare una patata che si trovava gettata nel camion delle immondizie.
Da Morsburgo venne poi spostato in un campo distante 17 Km da Monaco di Baviera, a lavorare nella vicina polveriera.
La liberazione arrivò all’improvviso. Una mattina i prigionieri scoprirono di essere rimasti senza guardiani. Non sembrava loro vero.
Si organizzarono facendo razzia, all’interno del campo, di farina bianca e due maiali, che misero su un carretto trainato da due giumente. Subirono le angherie di un gruppo di SS incontrate per caso, poi tentarono di arrendersi agli americani (Che non ne vollero sapere).
Per vivere barattarono la farina con del pane, per molti giorni, a Rosenheim. Ripartirono, questa volta a bordo di macchine e camion, diretti verso l’Italia, ma vennero fermati dagli americani.
Dopo altre drammatiche vicende vennero catturati dai francesi e passati sotto amministrazione americana in un campo di concentramento posto alla periferia di Monaco. Erano praticamente tornati nella città da cui erano partiti!
Calogero, lasciato finalmente libero, ritornò a Sutera tra il 18 e il 20 luglio dei 1945, portandosi dietro salviette e tovaglioli tedeschi in puro lino bianco e ben ricamati.
Li conserva ancora.

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