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Archive for the ‘Storia’ Category

Ecco perché il 25 aprile è Festa della Liberazione

 

di MASSIMILIANO JATTONI DALL’ASÉN

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pertini«Arrendersi o perire!».

La parola d’ordine intimata dai partigiani riecheggiò un po’ ovunque nel Nord Italia lungo tutta la giornata (e poi anche nei giorni successivi) del 25 aprile 1945. Alle 8 di quel mattino, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani – proclamò così l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.

Le forza partigiane si erano organizzate un anno e mezzo prima, nell’ora cioè della disfatta, quando alcune migliaia di italiani decisero di resistere all’occupazione straniera (poche migliaia, va detto, che però furono molte per un Paese schiacciato da vent’anni di regime poliziesco). E ora, mentre gli Alleati risalivano la Penisola, i partigiani attaccavano i presìdi fascisti e tedeschi del Nord Italia imponendo la resa.

apre1-799x600Il 26 aprile a Milano entrava un’autocolonna partigiana proveniente dall’Oltrepò e il CLNAI prendeva il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano». Tra le prime decisioni, la condanna a morte di tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che verrà fucilato tre giorni dopo.

20170423_141831Già il 28 aprile una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne in città. Gli americani entrarono a Milano il giorno dopo e il 1° maggio a Torino. A quel punto, tutta l’Italia settentrionale era stata liberata (a Bologna era toccato il 21 aprile, a Genova il 23 e a Venezia il 28).

La Liberazione metteva fine a vent’anni di dittatura e a cinque di guerra.

Un evento epocale, una “rivoluzione”, quella che non c’era stata durante i governi liberali e poi sotto la lunga ombra del regime, e che finalmente avrebbe portato di lì a un anno, per la prima volta, l’intera popolazione adulta italiana (comprese le donne) alle urne per decidere, con il referendum del 2 giugno 1946, fra monarchia e repubblica.

800px-Corriere_repubblica_1946Il 25 aprile, simbolicamente, viene così a rappresentare il culmine della fase militare della Resistenza e, poi, della nascita della Repubblica Italiana e della stesura definitiva della Costituzione.

È al presidente del Consiglio Alcide De Gasperi che si deve la proposta rivolta al principe Umberto II, allora luogotenente del Regno d’Italia, di emanare una legge per celebrare “la totale liberazione del territorio italiano”. Il principe accetta e “il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”.

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Addis Abeba 5 maggio 1941

Se il 25 aprile non è la festa della Repubblica italiana, che si celebra invece il 2 giugno, ma – molto di più – la festa di una libertà conquistata con il sangue, durante una guerra civile e contro lo straniero invasore, va ricordato che l’Italia non è l’unica a celebrare in un giorno speciale la fine dell’occupazione straniera: Olanda e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, la Norvegia l’8, la Romania il 23 agosto.

E al di là del Mediterraneo, l’Etiopia celebra la sua festa della Liberazione il 5 maggio. Liberazione non dai nazisti, ma dalla terribile occupazione italiana: ovvero, quando “gli altri”, gli invasori, eravamo noi.

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Alla ricerca delle nostre lontane origini … Nel paese dell’emiro

(a cura del prof. Salvatore Vaccaro)

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m1Tra mille e mille cento anni fa, molto probabilmente  un potente signore arabo, un emiro aglabita o kalbita,  fondò quindi  sull’altipiano della nostra  terravecchia, a 770 metri sul livello del mare, Menzil al Amir ( in arabo casale o paese dell’emiro), poi nel tempo, nel corso dei secoli,  mensmir-munsmil-mussumeli.  

Allora oltre all’arabo si parlava una lingua che si può dire un miscuglio tra  latino,  greco-bizantino e arabo-berbero che,  nell’arco di qualche centinaio di anni, a partire dal 1200, diventerà gradualmente il primo siciliano parlato e scritto,  grazie soprattutto a Federico II di Svevia, lo stupor mundis,  e ad alla sua scuola poetica siciliana con sede alla corte di Palermo, e contribuirà anche alla nascita della lingua italiana ed al grande patrimonio letterario nazionale.

m2Nasceva così “il paese dell’emiro”, raggruppando qualche  migliaio di musumulisi  nostri progenitori, sparsi qui e là nei vari insediamenti limitrofi che diventeranno poi nel 1500 gli ex 29 feudi della contea di Mussomeli.  L’emiro, che aveva già sconfitto i nostri lontani musumulisi  e distrutto nell’arco di alcuni anni, tra il 830 ed il 860, i loro vari stanziamenti, a partire da Raffe/Mustulicatu, Grotte/Burgitello, Mintina, Girafi/Calavò, Polizzello/Ciensu, ecc.,  scelse per  il suo nuovo borgo una posizione altamente strategica e facilmente difendibile anche con le mura che saranno costruite attorno al centro antico dell’abitato, senza contare il beneficio di un’aria saluberrima e la vista su un territorio straordinario, così come ne scriverà più tardi Gian Giacomo Adria, poeta, storico e medico dell’imperatore Carlo V, e ne decanterà, in un suo manoscritto in latino del 1535, riportato dal Sorge  e che si conserva alla Biblioteca Comunale di Palermo, le bellezze naturali e paesaggistiche con i suoi monti, i boschi (!), le valli, i ponti  e le acque dolci e saltellanti (!) nonché la vita sana e longeva dei suoi abitanti…“Hic vitam sanam …  hic multi viri centenarii”.

O forse può essere accaduto, (siamo sempre nel campo delle ipotesi perché, come ho già detto,  non ci sono prove documentali, e forse non se troveranno mai,  in questo affascinante, oscuro e crudele racconto giallo del nostro passato), che i nostri musumulisi di oltre mille anni fa, abbandonando, sotto la spinta impetuosa dell’avanzata e della conquista arabo-berbera, le loro precedenti fortificazioni con annessi insediamenti, (anche se qualche storico sostiene che molti berberi, una parte dei quali presentano  i caratteri tipici del nord Europa  con occhi azzurri e capelli biondi,  erano stanziati già nel nostro territorio da alcuni decenni), si siano rifugiati tutti insieme, in una estremo ultimo tentativo di difesa, e con l’aiuto di armate bizantine,  sulla antica terravecchia che avranno velocemente recintato con apposite mura per resistere ancora all’ultimo assalto dell’emiro, ma che poi capitolando, come successe per tutti gli altri castrum siciliani, compreso per ultimo il più importante di Castrogiovanni/Enna, si arresero definitivamente al dominio arabo, che, contrariamente a quello che si può pensare, rispetto soprattutto al periodo romano-bizantino, per molti anni fu un periodo di pace e grande prosperità economica per  tutta la Sicilia.

CatturaAnche il nostro Mensmir/Mussumeli  ebbe, così, per la prima volta, la possibilità di costituirsi in una piccola laboriosa comunità di pastori ed agricoltori di circa 3000 musumulisi, (attorno al 1500 saranno circa 6000),  che si avvalse  delle nuove colture agricole e dei nuovi sistemi di irrigazione, importati dagli arabi, tra tutti, in particolare il pistacchio ed il carrubo, con buone prospettive socio-economiche per il proprio futuro.

Sarà, infatti, città demaniale in alcuni decenni del 1300/1400 e poi baronia e  contea, e sarà sempre ambita  non solo dagli emiri ma anche dai baroni e principi dei secoli a venire, con, a volte, operazioni molto spregiudicate, in particolare quella di Don Cesare Lanza,  il parricida della famosa Baronessa di Carini.  E non poteva essere un caso che, come ho scritto nel precedente articolo,  proprio nella ricca e prospera  Mensmir/Mussumeli, nei primi anni del  secolo scorso, siano state ritrovate 124 monete arabe d’oro, di cui 90 esposte da molti decenni in una vetrina del Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, e che aspettano, un domani (!?), di essere riportate a Mussomeli.

m4E’ grazie alla dott.ssa Stefania Santangelo del CNR di Catania, che tutti noi mussomelesi dovremmo ringraziare,  se oggi esiste uno studio approfondito  ed interessantissimo sui 90 ruba’i d’oro di Mussomeli che giacevano dimenticati da  90 anni (!) in una vetrina del Museo Orsi di Siracusa. Con un suo intervento pubblicato nel 2015 sulla Rivista Italiana di Numismatica, dal titolo “Un inedito ripostiglio di ruba’i da Mussomeli”, si è dato finalmente grande spazio a livello nazionale alla eccezionale scoperta.

La Santangelo sostiene,  attraverso un nota di cronaca del Giornale dell’Isola  e dalla lettura di un racconto del 2010 di Maria Sorce Cocuzza, che il gruzzolo di 124 ruba’i d’oro (quarti di dinar) del periodo di Al- Mustansir fu rinvenuto casualmente nel 1923 in un ripostiglio ai piedi del castello, lato sud, e subito sequestrato al suo scopritore, un certo Belfiore, che poi, però, ne consegnò  alle autorità solo 90 esemplari (gli altri 34 saranno stati forse un premio o un contentino per il Belfiore), e nel 1928, grazie all’impegno ed alla tenacia di Paolo Orsi, pervennero al Museo Archeologico di Siracusa dove ancora oggi li possiamo ammirare.

E come si può vedere dalle foto qui pubblicate, le monete sono ancora in  buono stato di conservazione, hanno un peso medio di circa un grammo e sono state quasi tutte emesse nella zecca di Palermo e in Tunisia a nome di Al-Mustansir, il califfo fatimide che regnò dal 1035 al  1094, tranne alcune  a nome di Al Zahir.

Esse si presentano, come ce le descrive la Santangelo,  per lo più con tre cerchi concentrici di scrittura o con leggenda disposta in tre o quattro righe e quelle più numerose, 41 esemplari, considerate le più peculiari della zecca fatimide di Sicilia,  con il tipo stellato o ad esagramma,  caratterizzate, nelle due facce, da una stella o ruota di carro ottenuta dall’intersezione di cinque/sei linee di scrittura.

 m5Molto piacevole il racconto del ritrovamento che ne fa la Santangelo “Le storie locali, com’è  noto, pullulano di fantasiosi racconti sulla presunta presenza di oggetti preziosi e monete nascosti, soprattutto se nel territorio vi è  un castello. Non fa eccezione il castello chiaramontano di Mussomeli, da sempre al centro di suggestivi misteri, come quello che, stando ad un’antica credenza, al suo interno vi fosse seppellito un tesoro. Nel febbraio del 1923, finalmente, qualcuno crede che i sogni si possono realizzare e che quella leggenda popolare tramandata nei secoli celi un fondo di verità: un umile uomo, trovandosi a passeggiare per raccogliere verdure nel terreno sottostante la rocca del castello, rinviene casualmente un’anfora sigillata piena di monete d’oro e sembra destinato a diventar ricco. Ma il rumore generato dalla vicenda è tale che buona parte delle monete vengono sequestrate allo scopritore e subito prese in custodia dalla Soprintendenza di Palermo.”

Inspiegabilmente, sottolinea ancora la Santangelo, questo eccezionale rinvenimento, pur essendo esposto da tempo in una vetrina del Medagliere del museo di Siracusa, è stato ignorato dalla comunità scientifica ed è rimasto inedito fino ad oggi.

Indubbia, tuttavia, è la sua importanza, sia per la nota penuria di ripostigli editi riferibili all’epoca islamica, che per la storia stessa del territorio in cui fu trovato”.

Quindi  un rinvenimento eccezionale non solo per Mussomeli ma per  tutta la Sicilia, e che può far conoscere meglio l’ultima fase della monetazione araba in Sicilia (in arabo Siqilliyyah come riportato in alcune monete), nell’ultimo tormentato periodo che mette fine alla dominazione araba in Sicilia e che fa pensare alla fuga di un potente arabo, forse il figlio o nipote del nostro emiro musumulisi (!?), che da Palermo, attaccata dai Normanni, correva a  rifugiarsi nell’imprendibile fortezza del nostro castello o  nella strategica terravecchia araba di Mensmir/Mussumeli (!?).

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18.53

MML nel Mondo alle 18:53

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La memoria sfregiata: su foibe ed esodo avanza il negazionismo

 

I martiri delle foibe si rivoltano nelle tombe senza nome, dove in tanti non sono mai stati riesumati. Il Quirinale, dopo la seconda assenza consecutiva per il 10 febbraio, ha annunciato che il presidente Sergio Mattarella incontrerà gli esuli, ma senza dire quando.

Il 10 febbraio, giorno del ricordo degli infoibati e dei 350mila che furono costretti alla fuga dalle violenze e dal sistema comunista di Tito, è sfregiato da un rivolo di contro-manifestazioni che negano o puntano a minimizzare questa tragedia a guerra finita.

Da Padova a Roma, da Pavia a Orvieto non sono pochi gli eventi «riduzionisti», se non peggio, che quasi sempre hanno il cappello dell’Associazione nazionale partigiani e vengono ospitati da amministrazioni comunali oppure da università con soldi pubblici. Come è pubblico il canone della Rai, che sta in piedi grazie alla tasche dei contribuenti. Diversi canali, da Raitre a Raiuno, mandano in onda film e testimonianze che ricordano degnamente gli esuli e gli infoibati.

10-febbraio-ricordo-foibe_thumb[2]Peccato che proprio Rai Storia faccia il contrario annunciando, in maniera meschina, che il 10 febbraio alle 16 trasmetterà Mille papaveri rossi in ricordo delle vittime delle Foibe. Poi se uno va a vedere il documentario in quattro puntate Meja. Guerra di confine non può non stupirsi, o peggio. Le prime tre puntate infatti sono totalmente dedicate alle nefandezze nazi-fasciste ai confini orientali e nei Balcani partendo addirittura dall’impresa di Fiume di Gabriele d’Annunzio. Nessuno smentisce che abbiamo fatto carne di porco, ma forse ci sono altri momenti per trasmettere l’opera omnia sulle nefandezze italiane al posto del 10 febbraio. L’ultima parte dedicata alle foibe inizia con Alessandra Kersevan intervenuta fra mille proteste anche ieri alla Camera per sminuire le foibe e bollare la stragrande maggioranza delle vittime come fascisti, spie, collaborazionisti e chissà cos’altro.

foibeLa pasionaria riduzionista sugli schermi di Rai Storia ci illustrerà in maniera dotta la brutta pagina del campo di concentramento per sloveni di Gonars durante il fascismo. Fra una denuncia e l’altra dei crimini di guerra italiani si arriva finalmente alle prime foibe del 1943 in Istria.

Lo scrittore Giacomo Scotti, che aveva scelto il paradiso di Tito, glissa sul segnale di allarme. Alla fine della guerra l’occupazione jugoslava di Trieste e il dramma delle foibe e dell’esodo vengono liquidati in pochi minuti per passare al dopo e al crollo dei confini con la Slovenia europea… Se non fosse da piangere verrebbe da ridere che una roba del genere venga trasmessa per ricordare l’esodo e le foibe.

In questo mese sono ben dieci le iniziative filo negazioniste. A Modena interverrà la solita Kersevan nella sala Ulivi nell’archivio storico della Resistenza per parlare di Foibe e confini orientali: le amnesie della Repubblica. A Genzano, nella municipalità di Roma, l’Anpi promuove per l’11 febbraio la presentazione del libro di Davide Conti Criminali di guerra italiani e lo spettacolo teatrale Drug Goiko, su un militare italiano passato con i partigiani di Tito. A Orvieto la solita Kersevan è ospite nella sala del Consiglio comunale. Paolo Sardos Albertini, presidente del Comitato martiri delle foibe ha scritto al sindaco spiegando che sarebbe come «se per parlare dell’Olocausto degli ebrei si chiamasse qualche nostalgico di Hitler». Ieri a Pavia era previsto nell’aula magna dell’università l’intervento di Piero Purini, noto riduzionista, sul Giorno del ricordo: genesi di una ricorrenza e usi politici della storia.

foibe forattiniAnche alla sala storica della biblioteca delle Oblate a Firenze i relatori sono stati decisi dall’Istituto storico della Resistenza toscana e gli esuli si sentono esclusi. Tragicomico il fatto che la Regione Friuli-Venezia Giulia guidata dalla stellina Pd, Debora Serracchiani, che domani sarà in prima fila alla foiba di Basovizza, continui a finanziare con 24.300 euro la società editoriale della pasionaria «per la promozione del friulano». Peccato che con la mano sinistra Kersevan sforni discutibili tomi per smontare «il mito delle foibe».

La lista degli sfregi al 10 febbraio è lunga, ma l’offensiva del «non ricordo» dei nostalgici del Sol dell’avvenire è indirettamente alimentata dalle alte cariche dello Stato che quest’anno snobbano la foiba di Basovizza, unico monumento nazionale del genere a un passo da Trieste.

Giovanni Grasso, direttore dell’ufficio stampa del Quirinale, ha annunciato ieri che Mattarella «ha da tempo deciso di ricevere al Quirinale i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime e degli esuli». Quando non si sa, nonostante il capo dello Stato abbia trovato il tempo per presenziare domenica scorsa alla partita di rugby Italia-Galles e ieri fosse atteso a Torino per i 150 anni del quotidiano La Stampa.

 

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Giornata della memoria -2017

Dott.ssa Calogera Genco

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L’I.I.S.S. ”Virgilio” di Mussomeli ha dedicato tre giorni 25/26/27 gennaio 2017 alla celebrazione “Giornata della memoria”.

catturaGoldkorn

Gli alunni del Liceo Classico il 25 gennaio u. sc. hanno incontrato Wlodek Goldkorn (nella foto), autore del libro “Il bambino nella neve”.  Dopo il saluto in polacco, rivoltogli da Anita Ligregni, studentessa della IV A del Liceo Classico, a dare il benvenuto allo scrittore è stata il dirigente scolastico , dott.ssa Calogera Genco.

L’attività, curata dalle docenti di Italiano, prof.sse Lia Bonanno e Antonella Granatella, è stata preceduta dalla lettura e dall’analisi del libro;  il confronto con lo scrittore ha costituito l’occasione per riflettere insieme sulla Shoah anche attraverso la prospettiva particolare proposta da Goldkorn. Egli, infatti, ebreo polacco, ripercorre, nella prima parte del libro,  la propria storia  e quella della propria famiglia in un spazio storico che anticipa, ripercorre e supera la shoah . Nella seconda parte del libro, l’autore racconta di un viaggio reale nei luoghi della shoah, ad alcuni dei quali sente di appartenere perché lì sono sepolti  i suoi cari.

Al termine del dibattito, è stata portata in scena una breve piece teatrale che, arricchita dall’esibizione coreutica di Elisa Bella, alunna della IV A del Liceo Classico,  ha voluto sintetizzare il messaggio del libro. Qualificata è stata la partecipazione degli studenti ed altissimo è stato il livello di attenzione prestata.

download-1Il giorno 26 u. sc., gli studenti dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura e  dell’IPSEOA hanno partecipato all’attività di cineforum, con la visione del film “Arrivederci ragazzi”.

Tale attività, curata dalla prof.ssa Concetta Tona, è stata realizzata a conclusione del dibattito sull’olocausto che nei giorni precedenti ha visto impegnati gli studenti guidati dai docenti di Storia e di Cittadinanza e Costituzione:  un momento  di formazione e di studio per le tutte le  classi, e in particolare per le classi V.

La scelta del film si inserisce in un dibattito affrontato con gli studenti , che vede nella Shoah una storia di crudeltà e male indicibile, ma anche momenti , in quei giorni , in cui qualcuno seppe dire sì alla vita. È il caso del Collegio francese, di molti istituti religiosi, di famiglie comuni che salvarono molti bambini ebrei, nascondendoli sotto un altro nome. Si tratta di storie straordinarie che la memoria  deve conservare e tramandare alle giovani generazioni.

Tale memoria diventa occasione per educare i nostri allievi alla cultura della pace e della tolleranza, al rispetto di ogni forma di diversità, di razza, di cultura, di religione, di ideologia, nella consapevolezza civica che le tragedie della Storia vanno studiate e capite, e devono essere monito per prevenire ed evitare simili e terribili sciagure .

download-2Il giorno 27 u. sc. il triennio del Liceo Scientifico si è recato in auditorium per partecipare ad una conferenza organizzata dall’associazione sociale e culturale “AttivAMente” di Campofranco. Sono intervenuti: il dott. Paolo Di Gesù, il dott. Giuseppe Nicastro, il Dott. Vincenzo Cordaro, la dott.ssa Sefora Falletta ed il vice-parroco padre Maurizio Nicastro.  Su invito del Dirigente Scolastico, a seguito della proposta della prof.ssa Grazia Visconti, l’associazione ha voluto far conoscere quegli eventi tragici e dialogare con i ragazzi intorno al passato per poi riflettere sul presente.

Sono stati proiettati due documentari, uno con le immagini di alcuni campi di concentramento, l’altro sulla figura di Giorgio Perlasca che, fingendosi console generale spagnolo, con il suo coraggio e la sua abnegazione, ha salvato circa 5000 ebrei.

Molto interessante è stato l’intervento del vice-parroco Don Maurizio Nicastro di Campofranco, che ha sottolineato come la giornata della memoria è una ricorrenza riconosciuta dalle Nazioni Unite e celebrata anche in Italia dal 2001 come prevede la legge n.211 del 20 Luglio 2000, ha aggiunto inoltre la differenza che intercorre tra le due parole “shoah” e “olocausto” spiegandone l’etimo.

E’ stata un’occasione di riflessione e di confronto, uno strumento educativo che ha spinto i ragazzi a prendere coscienza della propria dignità di essere umano in una situazione di disumanizzazione come quella dei campi di concentramento.

 

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E’ morto lo stimato padre Luca Saia

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PADRE LUCA SAIA

Il sacerdote è tornato alla Casa del Padre, dopo una lunga vita spesa per la Chiesa e i fedeli.

Nel pomeriggio la salma da Bagheria raggiungerà Milena dove si terranno i funerali.

Il giorno dopo raggiungerà Ravanusa per l’ultimo saluto che vorranno tributargli i moltissimi cittadini che hanno avuto modo di conoscerlo e stimarlo per le sue alte doti umane e religiose.

Padre Luca Saia era talmente amato  dalla cittadinanza del comune dell’agrigentino che il sindaco ha voluto proclamare un giorno di lutto cittadino.

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Lutto cittadino a Ravanusa per la morte di padre Luca Saia

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Ha detto il sindaco Carmelo D’Angelo:

“Un abbraccio, una carezza, un caloroso saluto al nostro amatissimo Padre Saia.

Ho proclamato il lutto cittadino per il giorno delle esequie, sicuro di interpretare il sentimento dei ravanusani che gli hanno voluto bene e di tanti che lo hanno avuto come punto di riferimento dentro quel convento che, grazie a lui, diventò il santuario di Maria Assunta”.

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Poi la salma sarà traslata a Milena per la sepoltura.

Ai parenti del Religioso le condoglianze di MML

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MML nel Mondo alle 18:14

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Quando la Storia la scrivono i vincitori smemorati, bugiardi e ipocriti

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AY4YA4LA VERITA’ TUTTA INTERA

di Leonardo Cenci

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Premesso che è giustissimo ricordare i crimini del nazismo, che ci inorridiscono… Non è forse vero che, per par condicio, si dovrebbero ricordare i tanti crimini del comunismo? Visto peraltro che Adolf Hitler e Stalin, a occhio e croce, friggeranno insieme nelle pene eterne…

La verità o è a tutto tondo o non è verità, ma ipocrisia.

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275168-cb4d692726cca43739144ec40f253bf9CHI RICORDA LE VITTIME DEI GULAG?

di Giancarlo Testi

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Le celebrazioni per la Giornata della memoria sono più che sacrosante ed è giustissimo che i giornali e le televisioni le abbiano dato tanto spazio. Però speravo che qualcuno ricordasse anche i milioni di vittime dei gulag sovietici.

Purtroppo, per loro non esiste la Giornata della memoria e non hanno diritto di ricordo. Evidentemente si tratta a tutti gli effetti di un olocausto di serie B.

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