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Archive for the ‘Storia’ Category

Albergoni e le opere pubbliche dell’epoca fascista in Sicilia

GIUSEPPE BIANCA

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arton159759Un dono di conoscenza alle nuove generazioni per risalire dalle origini al presente. “1937 opere pubbliche in Sicilia” scritto da Attilio Albergoni ed edito da Arti grafiche palermitane, offre un completo quadro d’insieme di alcune importanti opere e lavori pubblici concepiti tra il periodo pre bellico e la fine della seconda guerra mondiale.
È difficile in fondo immaginare oggi Palermo senza la sede del Banco di Sicilia, l’ingresso monumentale di via Roma a Palermo, alcuni padiglioni dell’ospedale Civico, o ancora la caserma dei vigili del fuoco a Palermo. Né sono state di minore impatto in altri luoghi dell’Isola la diga sul fiume Sossio, l’aeroporto di Comiso, e la caserma della Guardia di finanza a Catania.
Deideologizzare l’opera attraversando il contesto storico di quegli anni, gli stessi in cui a Palermo Mussolini venne nel corso di quello che fu definito il “volo dell’aquila”, è un’esperienza che incuriosisce il lettore, grazie anche alle tante illustrazioni del libro. Viene restituito a ogni tassello il suo posto e a ciascuno spazio la giusta dimensione.
Una ricostruzione asciutta, neutra, ma oggettiva, fuori dal coro celebrativo che nel tempo ha rischiato di distorcere gli avvenimenti e i fatti dell’epoca.
Oltre a un valore simbolico che a suo tempo venne attribuito alle opere pubbliche costruite come edifici delle Poste, condutture idriche, dighe, palazzi del governo, caserme, borghi rurali, ma anche importanti opere d’arte e monumenti c’è insomma una misura architettonica, ma soprattutto storica e di contesto che va recuperata e raccontata per quel che rappresenta.
Ancora oggi il corso del tempo non ha scalfito la memoria e non è riuscito ad appesantire l’impatto iconico di un’immagine di passato che si perpetua nel presente così diverso e tanto contraddittoriamente simile in certi aspetti al primo ventennio del secolo scorso. Non a caso lo stesso Albergoni autore ha chiarito che non si tratta di esaltare l’opera di modernizzazione promossa dal regime, allora accompagnata da un largo consenso popolare, ma di ricostruire un tratto di storia depurata dal senso politico di quelle iniziative.

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e la storia si ripete senza insegnarci nulla

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Zona Archeologica – Completata il 1° Settembre la scerbatura del tratto della strada Milena-Grotte che porta alle Tombe Micenee. Gli operai della Forestale hanno ripulito anche tutta la zona in cui si trovano le famose Tholoi.

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ECCO IN CHE CONDIZIONI SI TROVAVA LA ZONA VENERDI’ SCORSO

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Si ringrazia il Governo Regionale, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali e la Forestale.

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Ringraziamento e riconoscenza per il Generale, la moglie e dell’agente di scorta

Nello Musumeci

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daDall’impegno per l’istituzione del Nucleo speciale antiterrorismo alla caparbietà con cui, grazie alle sue intuizioni, si arrivò poi al riconoscimento giuridico della figura del collaboratore di giustizia, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ha lasciato un segno indelebile nel travagliato percorso per l’affermazione della legalità e della giustizia e nel tenace contrasto a Cosa Nostra.

Oggi, nell’anniversario della spietata esecuzione sua, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, Palermo e la Sicilia rinnovano il ringraziamento riconoscente e commosso dovuto ai servitori dello Stato che, per la difesa di questi valori, si sono spinti, consapevoli, sino al sacrificio stesso della loro esistenza.

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A cento anni dalla morte il conterraneo Gaetano Vicari ha pubblicato un volume che inquadra e sintetizza l’instancabile attività del grande politico ennese. «Ricordare la sua rettitudine»


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Il meridionalismo di Colajanni

GIUSEPPE NATIVO

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R (1)In Sicilia non sono poche le città nella cui toponomastica è annoverato “Napoleone Colajanni” del quale, quest’anno, ricorre il primo secolo dalla sua dipartita (2 settembre 1921). Ennese, rappresentante del popolo ininterrottamente per oltre sei lustri, di vecchio stampo ottocentesco e illustre personaggio come non pochi siciliani che si sono contraddistinti nel tempo.

A ricordarlo, con perizia e acume storico, analizzando i variegati ambiti documentali, con il volume “Il nostro grande Napoleone Colajanni, 1921-2021” (La Moderna Edizioni, Enna 2021, pp. 200), è il conterraneo e concittadino Gaetano Vicari (classe 1930), cofondatore del locale Comitato promotore per i diritti dei cittadini.

Vicari è molto conosciuto a Enna per la sua pluriennale attività di sindacalista (svolta sin dal 1952) ed impegnato a diversi livelli nel sociale (promotore, tra gli altri, di una petizione popolare presentata alla Camera dei Deputati nel ‘73 per il riconoscimento giuridico ed economico del lavoro della casalinga). Ha pubblicato nel 2000 il libro “Storie di lotte e di conquiste nella Provincia di Enna. Testimonianze e protagonisti” (con prefazione dello storico Francesco Renda).

OIP (1)«E proprio il prossimo novembre ricorre – ricorda con emozione Gaetano Vicari – l’anniversario della prima elezione di Napoleone Colajanni (quarantatreenne; era il 23 novembre del 1890). Venne eletto per la prima volta parlamentare nazionale e ricoprì quella carica per diverse legislature sino al giorno della sua morte il 2 settembre 1921».

Ma, come rammenta Vicari, l’attività di Colajanni da politico era iniziata prima. «Infatti, in precedenza nel 1879 aveva ricoperto il ruolo di assessore comunale. Nel 1882 il primo tentativo con una affermazione lusinghiera con elezioni che si svolsero con scrutinio di lista. Nel 1886 il secondo tentativo nel collegio di Agrigento e Caltanissetta ma anche in questa occasione non venne eletto. Fu eletto nel 1890 dichiarandosi Federalista come Cattaneo. Fu eletto nel Collegio di Caltanissetta malgrado fosse stato osteggiato da Crispi».

npIl sottotitolo “La figura e l’opera a 100 anni dalla sua morte. Lo scienziato sociale tra l’Ottocento e il Novecento” inquadra e sintetizza l’instancabile attività di Colajanni (politico, sociologo, scrittore; nato nel 1847, nell’allora Castrogiovanni oggi Enna).

«Solo per fare alcuni cenni per la memoria storica – spiega l’autore – corre l’obbligo ricordare la sua rettitudine per il suo comportamento nella sua vita; la moralità e l’incorruttibilità nell’affrontare e denunciare al Parlamento lo scandalo della Banca Romana». A chi lo accusava di «indebolire il credito italiano e di irriverenza» egli rispondeva «che colpa ne ho io se tralignarono».

«L’onorevole Colajanni è ricordato dai più, soprattutto per il suo meridionalismo», per il suo impegno «contro la grande corruzione politica del suo periodo storico» nonché per «la sua visione politica europea» che potremmo definire “euromediterranea”; in buona sostanza, «una figura politica come statista di dimensione europea, al pari di Giolitti, Salandra e Crispi», annota il prefatore Maurizio Dipietro (sindaco di Enna).

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Nella postazione di Punta Bianca fu istituita la sorveglianza contro lo sbarco dei Borboni

FILIPPO BELLIA

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puntaPalma di Montechiaro, la foto ritrae l’immobile purtroppo quasi diroccato ed abbandonato dal demanio.
In questa sede, sino alla fine degli anni 60, operava di stanza la Brigata della Guardia di Finanza. Siamo nel suggestivo litorale di Punta Bianca e vi voglio narrare, auspice le ricerche effettuate dall’illustre storiografo Francesco D’Orsi Meli, ciò che accadde nel mese di aprile del 1849 in questo lembo di costa ad ovest del
Castello di Montechiaro.
Il 29 marzo del 1849 il Comune di Palma di Montechiaro, a causa del concreto pericolo di uno sbarco delle navi dei borboni nell’antico emporio fenicio, vi istituiva un servizio di sorveglianza con due gendarmi e vi dispose anche l’accensione luminosa notturna detta volgarmente fana.
In caso di sbarco del nemico borbonico la fana avrebbe dovuto trasmettere il segnale ai posti telefonici di Gaffe, Narbone, Ciotta e della Rupe Atenea di Agrigento.
Lo sbarco non fu portato a termine per l’intervento del sindaco di Palma don Pepe’ Farruggia, esponente del patriottismo siculo e deputato al Parlamento di Palermo il quale aveva deciso di guidare una squadra di volontari ed un servizio di gendarmi a cavallo per i collegamenti con. la collina di Narbone dove operava, con altri due custodi armati, il gendarme Giuseppe Gallo per controllare sospetti di sbarchi.
Ma c’erano fondati timori che le navi dei borboni, sbarcati nel porto di Gela, fossero in procinto di raggiungere l’approdo di Punta Bianca.
Fu così che don Pepe’ Farruggia decise di proclamare la mobilitazione generale, mentre il capomastro Ferdinando Coscarella, con un rapporto semaforico, trasmesso da monte Narbone, avvertiva che la flotta borbonica si era radunata già di fronte Punta Bianca nel mare di Mascale.
I naresi, avvertiti con il presidente del senato don Baldassare Gaetani, erano pronti ad intervenire scegliendo come luogo di appostamento il Monte Pozzillo sulle alture palmesi.
Ma lo sbarco delle navi borboniche nel litorale di Punta Bianca alla fine fortunatamente fallì per l’ammutinamento dei soldati borbonici.
Essi decisero strategicamente di ritirarsi, essendo stati costretti a rinunciare al loro assalti a causa delle circostanze dovute alla sollevazione scoppiata a Napoli e negli Abbruzzi. E per tale motivo furono richiamati per intervenire e dare man forte all’esercito borbonico di Franceschiello.

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𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮: 𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟭𝟬𝟬 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗽𝗮𝗴𝗻𝗼𝗹𝗶, 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶, 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗶 𝗲 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗲 𝗠𝘂𝗿𝗮 𝗧𝗶𝗺𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗲𝗲 𝗱𝗶 𝗚𝗲𝗹𝗮. 𝗜𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗶𝘁𝗼.


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“𝗟𝗮 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶”

Alberto Samonà
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La campagna di scavo avviata dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta e dal Parco Archeologico di Gela all’interno dell’area archeologica delle Mura Timoleontee di Capo Soprano ha dato importanti conferme circa la presenza di diverse strutture murarie, inquadrabili nell’ultima fase di vita della colonia rodio-cretese, databili intorno alla seconda metà del IV secolo a.C.

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La missione scientifica, cui partecipano circa cento studenti, suddivisi in cinque turni di scavo, provenienti da Malaga, Cadice, Oviedo e Madrid oltre che dal Messico e dalla Russia, ma anche italiani, è coordinata dalle professoresse Lourdes Giron Anguiozar e Maria Josè Berlanga Palomo dell’Università di Malaga.

La campagna è frutto di una convenzione stipulata tra le Università di Malaga, Coimbra e Cadice, il Parco Archeologico di Gela, entro cui si trova l’area di scavo, e la Soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta.

Gli scavi, avviati il 25 giugno e tuttora in corso, hanno già consentito di individuare la presenza di diverse strutture murarie in mattoni crudi, con l’eccezionalità del ritrovamento di un ambiente quadrangolare chiuso ben definito e di altri le cui murature si presentano parzialmente integre consentendo una buona lettura planimetrica degli spazi.

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All’interno dell’ambiente quadrangolare, dove sono visibili due aperture, è stata ritrovata una lekythos miniaturistica acroma, ovvero un piccolo vaso che veniva utilizzato nell’antichità per conservare e versare olio profumato e unguenti.

Lo scavo ha restituito, inoltre, due insoliti elementi in pietra tenera locale la cui forma, tipologicamente, ricorda l’alabastron un particolare vaso con il corpo cilindrico allungato che conteneva unguenti.

musumeci-alberto-samonàI lavori sono stati effettuati sotto il controllo e la sorveglianza della Soprintendenza di Caltanissetta, diretta da Daniela Vullo, e con l’ausilio dell’Ispettore onorario dei Beni Archeologici, Antonio Catalano.

Le campagne di scavi, avviate sin dalla primavera in tutta la Sicilia, hanno consentito di effettuare importanti ritrovamenti ma anche di riallacciare rapporti di collaborazione con le Università e gli istituti di ricerca di tutto il mondo. Una fitta rete di relazioni che riporta la Sicilia all’attenzione internazionale restituendo nuovo vigore alle ricerche e vitalità ai nostri parchi archeologici.

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La minoranza preme sull’acceleratore

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SM3Dopo le sollecitazioni dei consiglieri comunali Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano del gruppo “Milena Domani”, il sindaco Claudio Cipolla ha fatto recintare SAN MARTINO.

Un traguardo minimo ma indispensabile. Con questo semplice atto si evita che qualcuno, entrandovi, possa farsi del male o abbandonarvi immondizia, trasformando quel che resta dell’antico monastero in discarica a cielo aperto.

Giova ricordare che il monastero di San Martino è la testimonianza storica delle origini del nostro paese e conteporaneamente un bene architettonico, esempio raro di fattoria fortificata.

Lì ebbe inizio nel 1700 la storia di Milena che nacque dalla fusione nel 1923 delle borgate di Milocca e San Biagio che prima erano di proprietà dei comuni si Sutera e Campofranco.

San Martino rappresenta dunque un bene storico e monumentale, come è facilmente dimostrato da tutta una serie di prove documentali, ma si attendono atti pratici che portino al suo restauro sotto la sorveglianza della Soprintendenza nissena ai Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta e dell’Assessorato regionale competente.

I consiglieri comunali della minoranza, sempre attivi per il bene del paese, stanno premendo sull’Amministrazione comunale perché si compiano i passi successivi per raggiungere il traguardo finale: la ristrutturazione del monastero-fattoria fortificata di San Martino che appartiene storicamente ai Benedettini del Monastero di San Martino delle Scale di Morreale dove si trova la famosa Abbazia dedicata dedicata a San Martino vescovo di Tours.

SM2Un successivo passo fondamentale sarà l’espropiazione del terreno su cui sorge il monastero che risulta diviso tra numerosi proprietari.

Il problema potrebbe risolversi anche con una donazione da parte dei numerosi eredi, come come aveva anticipato il compianto e famoso nostro concittadino Padre Vincenzo Sorce la cui famiglia lì abitò ed egli stesso vi trascorse l’infanzia. A tal proposito, come non ricordare la sua volontà nella poesia “Vergine del tramonto”?

.Adesso è arrivato il momento giusto, l’ultimo a nostra disposizione, prima che si rovinino anche le rovine, prima che crolli l’ultimo rudere e con esso anche l’ultima speranza..

E’ ancora possibile restaurare in primis i due portali all’ingresso della chiesa e della foresteria e intervenire sulla recinzione muraria.

E’ necessario procedere a piccoli passi, senza progetti faraonici, se si vuole raggiungere il risultato voluto e sperato da tantisimo tempo, troppo. Il restauro del nostro bene monumentale testimonianza chiave delle origini storiche del nostro amato paese.

La Vergine del tramonto di San Martino | Milocca – Milena Libera (wordpress.com)

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