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Archive for the ‘Storie di Milocca/Milena’ Category

UNA STATUA PER MILENA DELL’ARTISTA GIUSEPPE TONA

(TOMMASO Palumbo)

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Il 24 Febbraio 2020 nella hall della “nuova marmeria Tona” all’entrata di Gresy sur Aix, Giuseppe Tona, scultore, ha presentato la sua statua dedicata a Milena, alla presenza di Robert Clerc, sindaco di Gresy sur Aix,del sindaco di Aix les Bains Renaud Beretti, di Tresserve Jean Claude Loiseau, di Me’ry Eudes Bouvier, d’Albens Claude Giroud, di numerosi siciliani e suoi amici originari di Milena.

La famiglia TONA é arrivata ad Aix les Bains negli anni ’50.

Il padre Pietro arriva per primo nel 1952, i suoi figli Paolo, Vittoria e Maria arrivano invece nel 1953 e cosi la famiglia si ricompone al completo nel 1954 con la venuta della madre Gaetana e dei suoi ultimi figli Giuseppe, Salvatore e Umberto.

Dopo una integrazione perfettamente riuscita con la sua famiglia nella sua nuova città, Giuseppe Tona si rivela brillante ciclista; come suo fratello Salvatore.

E’ allora che gli si presenta l’occasione d’intraprendere una carriera professionale. Giuseppe preferisce dedicarsi alla costruzione di palazzi con lusinghieri successi e tante concrete realizzazioni ad Aix les Bains come l’ immobile “Le Victor Hugo” il primo ad essere realizzato nella sua città di adozione nel 1980!

a3Ma Giuseppe Tona ha una passione: la scultura!
In tutta la sua vita ha avuto un affetto smisurato per il suo paese d’origine la Sicilia e il suo borgo nativo Milena.
Ma anche per la sua città di Aix les Bains alla quale ha dato tutto se stesso. Una sua scultura raffigurante la Sicilia dal 2011 si trova davanti la stazione di Aix-les-Bains. Ad aprile di quest’anno la sua nuova scultura, su richiesta del Comune sarà collocata a Milena in piazza Aix-les-Bains.
Così attraverso la scultura Giuseppe Tona ha voluto rafforzare perennemente il suo legame con Milena.

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Vogliamo ricordare Melina Cassenti con i versi dedicati a lei dal nostro amico Armando Carrubba, anche lui scomparso l’anno scorso. Entrambi insostituibili collaboratori del Blog. Riposino in pace.

La Redazione

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sferraIl 12 febbraio ad Hamilton è morto a 97 anni Giovanni Sferrazza, il noto barbiere che da Milena si trasferì in Canada e visse a lungo circondato dall’affetto dei suoi cari.

A tutti i familiari vanno le più sincere condoglianze di quanti lo conobbero e lo apprezzarono e anche quelle della nostra Redazione.

Milocca-MilenaLibera vuole ricordarlo così come scriveva sul nostro blog di lui e della sua famiglia Nonna M. (Melina Cassenti).

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Mastru Caliddru Venturino, la moglie Pippina la varbera e il nipote Giovanni Sferrazza

Nonna M.

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Sferrazza Giovanni e a cavallo Venturino Calogero

Venturino Calogero (a cavallo) con il giovane nipote Giovanni Sferrazza

Venturino Calogero, detto Mastru Caliddru, fu uno dei primi barbieri venuti a Milocca.

Si sposò con la signora Mattina Giuseppina. Abitavano in via Gioberti (nella casa restaurata da masciu Nicu Vitello). Non ebbero figli e presero con sè il nipote Giovanni Sferrazza che continuò il mestiere dello zio nello stesso salone.

Mastru Caliddru proveniva da Racalmuto, era di poche parole e aveva una buona clientela.

Lo ricordo per un episodio che mi colpì molto, quando ormai anziano, si buttò giù dalla finestra con tutto lo scialle che per fortuna s’impigliò nel chiodo di ferro del davanzale che sorreggeva i vasi di basilico e così vi restò appeso. Lo recuperano mentre Lui continuava a dire: “Fici, fici e nun fici nenti” per sottolineare il tentativo andato a vuoto. Ma non ci riprovò più.

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Il salone a piano terra, ormai scomparso

La signora Giuseppa Mattina era chiamata la zà Pinnina “surcidda” per il soprannome familiare e poi, da sposata  “la zà Pippina la varbera” per il mestiere del marito.

La moglie Pippina, anche lei magra e sempre in movimento, raccontava che nei primi tempi del matrimonio, si rivolgeva al marito con il “Vossia” che era il Lei di quei tempi, perchè lo riteneva superiore essendo un “mastro”.

Era abile a fare le ciambelle che spesso ci offriva, e per questo era conosciuta e apprezzata da tutte noi ragazzine. Era anche una piccola e furba commerciante che sapeva risparmiare e industriarsi. Molte massaie si rivolgevano a Lei quando, per provvedere alle necessità personali e familiari, di nascosto ai mariti, le vendevano qualche tumulo di grano.

La zà Pippina aveva due sorelle: una Calogera (Caluzza) abitava proprio accanto; l’altra Maria, sposata Sferrazza, andò a stare a Racalmuto; la coppia ebbe molti figli, due femmine e ben 6 maschi: uno di questi si chiamava Giovanni e fu “adottato” dallo zio Venturino che non aveva figli.

i giovani del posto fanno scherzi davanti il salone

i giovani del posto scherzano davanti il salone

A Calogero Venturino subentrò proprio il nipote Giovanni al quale, allevato con affetto, fu insegnato il mestiere di barbiere.

Giovanni Sferrazza portò un rinnovamento nel salone che teneva sempre pulito e in ordine. Vi mise una vetrinetta con prodotti richiesti dai giovanotti di quel tempo che facevano uso di brillantina e acquistavano colonia e profumi.

Gli abbonati conservavano presso il salone i prodotti acquistati. Ricordo che ai clienti a fine anno distribuiva calendarietti profumati con donnine poco vestite e attraenti che conservavano nelle tasche interne dei vestiti migliori.

Ricordo che accanto al salone, al piano terra, aprì pure un piccolo negozio che vendeva merceria.

Era di compagnia, così la sala da barba diventò anche un punto di raccolta dei giovani del quartiere Robba Valenti e nei momenti di riposo si socializzava e passava il tempo libero tra musica e canzoni. Non sapeva suonare strumenti ma aveva una voce bellissima.

Da sinistra: Giovanni Sferrazza con la moglie Gioacchina e le figlie Maria, Angela e Lilla. Con loro una coppia che ha un posto nella storia del nostro paese: Salvatore Sferrazza (col cappello) e Grazia Cassenti (con la borsa) i coniugi che per grazia ricevuta fecero costruire “La Cruci” in fondo a via Nazionale, un vero e proprio monumento per Milena.

Sposò Gioacchina, figlia del signor Alfonso Conti che gli diede due figlie: Lilla e Maria. La terza, Angela, gli nacque in Canadà dove nel 1965 si trasferì con tutta la famiglia e aprì un salone da barba ad Hamilton nell’Ontario.

Si riunì così all’anziana madre e ai suoi numerosi fratelli e gli ancor più numerosi nipoti spinto dalla nostalgia familiare e il desiderio di assicurare un avvenire migliore alle figlie.

Ormai molto anziano, vive con i suoi e riceve le visite di parenti e amici e non si scorda mai Milena, come non ci dimentichiamo di lui e della sua famiglia quanti li hanno conosciuti e stimati.

Di Mastru Caluzzu Venturino e della zà Pippina ‘a varvera troviamo testimonianza in una poesia dialettale del cav. Giovanni Cassenti “ELOGIO D’ARTE – LI VARVERA” in cui tratteggia, senza nominarli, i quattro barbieri dell’antica Milocca.

“Lu secunnu, pi figli nun’aviri

e ‘na cumpagna di ‘ntressu e premura

chiù miegliu s’ha pututu arripizzari

e la sacchetta, si voli, fa iucari”.

Come non rinocoscere in questi pochi versi la nostra coppia, che racchiudono i tratti salienti di due vite?

https://milocca.wordpress.com/2013/09/01/li-varbera/

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Padre Taffaro è tornato alla casa del Padre

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Santuario Diocesano M SS dei Miracoli Mussomeli

Il funerale sarà lunedì 3 febbraio alle ore 10:30 al Santuario della Madonna dei Miracoli di Mussomeli.

La Redazione esprime sincere condoglianze ai familiari per la scomparsa dell’Arciprete Salvatore Taffaro.

L’Arciprete ha fatto parte della storia di Milena e vogliamo ricordare una pagina da lui scritta. Intorno agli anni 60 in Italia lo scontro politico tra democristiani e socialcomunisti raggiunse il punto più alto, scendeva pesantemente in campo anche il Vaticano e si proibiva agli iscritti di quei partiti di sinistra oltre che di prendere parte ad alcuni sacramenti, perfino di entrare nelle chiese. Ecco cosa succedeva a Milena, ecco cosa furono in grado di combinare i “Don Camillo e Peppone” nostrani.

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Nel 1961 l’amministrazione comunale era “rossa”, composta da socialisti e comunisti (i rossi) capeggiati dal sindaco dottore Giuseppe Luparelli; all’opposizione c’erano i democristiani (i bianchi) spalleggiati dall’Azione Cattolica e dalla chiesa guidata dall’arciprete Salvatore Taffaro.

I laici socialcomunisti mal tolleravano questa ingerenza e cominciarono a corteggiare la “concorrenza”, quegli evangelisti che diffamati quotidianamente dalla stragrande maggioranza locale di cristiani cattolici, stentavano a costituire la loro comunità, malvisti più dei saraceni.

Di questa situazione trasse profitto il sindaco che il 12 giugno 1961 portò il culto evangelico dei protestanti di Milena nella sede del P.S.I., sita in piazza Garibaldi. Lo fece certamente per ripicca contro il parroco arciprete che negò a lui ed agli esponenti del P.S.I. il biglietto di padrino nella Cresima amministrata in parrocchia dall’Eccell.mo Vescovo, Mons. Francesco Monaco.

Al Luparelli era stato vietato far da padrino a norma del decreto n.8, paragrafo 3° cap. II. Infatti, oltre a essere sindaco di un’amministrazione social comunista, era un esponente del P.S.I. sia in Milena, come in Provincia, essendo stato eletto dal comitato provinciale del P.S.I. delegato provinciale al Congresso Nazionale del P.S.I. tenutosi quell’anno a Milano. Non era nemmeno cresimato, per cui non poteva anche per questo motivo essere ammesso all’ufficio di padrino alla Cresima.

Cala il gelo tra l’autorità civile e quella religiosa. Il Sindaco non saluta più il parroco. Ma la scelta d’essersi schierato a favore dei protestanti gli reca discredito quasi in tutti gli ambienti del paese, anche tra i suoi: alcuni da lui invitati a cambiare la fede cattolica con la protestante gli hanno seccamente risposto: “siamo socialisti, ma non evangelisti”.

Il sindaco però non demorde e si adopera a trovare una sede agli evangelisti. Il 17 luglio 1961 organizza una riunione del comitato per il piano regolatore per discutere dinanzi ad architetti ed ingegneri la ubicazione di edifici destinati al Culto Cattolico, asili, orfanotrofi ecca cui partecipa invitato l’arciprete preoccupato che avrebbe fatto lasciare spazi ed aree per la costruzione della chiesa evangelica

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il dott. Paolino Ingrao

E addirittura rilancia la sfida nel tentativo di operare un taglio netto tra comune e chiesa.  A fine riunione, davanti al dott. Paolino Ingrao, il sindaco dice all’arciprete: “quest’anno non facciamo la festa dell’Addolorata”. 

L’arciprete non crede ai suoi occhi e prende subito l’occasione al volo:  “ebbene la festa sarà fatta dalla Chiesa senza l’amministrazione” diceva ringraziando tra sé il Signore perchè spontaneamente il Sindaco gli cedeva la festa dell’Addolorata fatta da più di 70 anni sempre dall’amministrazione comunale; e si mette subito in azione.

“Io, caro arciprete, non posso inimicarmi il popolo. E’ preferibile che le ire popolari cadono su di Lei, che ha le spalle più grosse delle mie ed è protetto dal manto della Madonna”.

Nei primi anni 60 a Milena, come in tanti comuni della provincia non si erano mai esibiti spettacoli di varietà e orchestrine durante le feste della chiesa perchè ritenuti divertimenti  pagani e non consoni.

Dopo l’inaspettata e clamorosa rinuncia dell’amministrazione comunale alla tradizionale Addolorata, l’arciprete ringrazia nel suo cuore il Signore e si da da fare per realizzare una festa grandiosa. Per prima cosa impegna il complesso musicale “La Combattenti” di Caltanissetta che intende fare esibire sul palco di legno da montare sulla piazza Garibaldi.

Ma… inattesa scoppia la contestazione della base socialcomunista e dei più intimi del sindaco che non ne approvano affatto la scelta e riescono a convincerlo a fare marcia indietro.

Inizia così una trasmissione “a catena umana” (chiamata dagli stessi autori: “radiofante”) che parte dalla piazza e diramandosi per ogni via raggiunge tutti i villaggi. In ogni  angolo si diffonde la voce: “se l’Arciprete non permette al Sindaco la festa dell’Addolorata, nel giorno della festa mentre si fa la processione si farà suonare e cantare l’orchestra per distogliere i fedeli dalla processione”. Un’astuzia puerile che nel popolo ignorante ed imbevuto di “rosso” portò veleno ed astio contro il parroco.

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Un giovane padre Taffaro

Il 20 agosto si celebra la Festa di Sant’Antonio e l’arciprete ha il suo da fare. Proprio per quel giorno, il sindaco invita “150 uomini appartenenti a tutti i partiti  per una riunione preliminare sulla festa ancora chiamata “la festa comunale dell’Addolorata”. Ma l’arciprete è un osso duro, non demorde e alle 20,30, subito dopo la processione si reca a trovarlo in casa.

Nel corso del breve ma agitato incontro padre Taffaro gli ricorda che in data 17 luglio alle ore 17,30 dinanzi al Dott. Paolino Ingrao egli aveva rinunziato l’organizzazione della festa.

Luparelli gli risponde: “non lo ricordo più; comunque da parte mia la cederei volentieri perché mi stanca la festa, richiede molte spese, ma sono i miei amici che la vogliono fare e non mi sento di respingere i loro desideri”. Riconosce però di prendersi l’impegno che “la musica sarà pagata dal mio comitato”.

Il 22 agosto si tiene al Municipio una tumultuosa riunione. La proposta di mediazione: direzione della festa assunta dal parroco collaborato dal Segretario Comunale, viene bocciata. A mala pena vengono riconosciute e assunte le spese del contratto della musica e proprio non si digerisce il divieto di fare esibire per l’occasione un’orchestrina.

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Arturo Petix

Il 25 di agosto il Prof. Arturo Petix, capo gruppo della D.C. al Consiglio Comunale, nonché presidente della Giunta Parrocchiale dell’Azione Cattolica, va a riferire al Vescovo sulla tumultuosa assemblea.

Da buon politico moderato il Petix era contrario a togliere la festa al Sindaco, temeva l’ira popolare e che il protestantesimo si sarebbe avvantaggiato da questo attrito tra Parrocchia e Municipio.

Il 27 agosto il Consiglio Comunale come la massa degli invitati si dichiara contrario all’esclusione dell’orchestra e vuole farla esibire il lunedì dopo la festa come si fece quell’anno a Montedoro.

Il 28 agosto i nostri Peppone e don Camillo s’incontrano nuovamente a quattrocchi ma ognuno resta fermo sulle sue posizioni. Allora il sindaco lancia la sfida.

“Dato che non viene permessa la festa né il sabato né il lunedì dopo la festa, noi non facciamo la festa dell’Addolorata, e faremo la festa dell’Unità d’Italia con la stessa fede come se celebrassimo la festa dell’Addolorata”. Il Sindaco prosegue: “io, caro arciprete, non posso inimicarmi il popolo. E’ preferibile che le ire popolari cadono su di Lei, che ha le spalle più grosse delle mie ed è protetto dal manto della Madonna”.

La domenica 3 settembre i sacerdoti Salvatore Taffaro e Girolamo Falcone contrattaccano le dicerie fatte girare in paese e raccontano ai fedeli che la festa viene fatta dalla Chiesa perchè il Sindaco la ha rifiutato perché non gli si permise di prendere l’orchestrina.

Le vie di chiesa e comune si dividono definitivamente. Il clero si mette in moto per organizzare la sua prima Festa dell’Addolorata. L’amministrazione prepara la Festa del Centenario dell’Unità d’Italia. Nel mezzo di questa lotta senza eslusione di colpi vengono a trovarsi i cittadini di Milena che, salomonicamente, divideranno la loro “offerta” tra Dio e Cesare, o se vogliamo tra Peppone e Don Camillo.

La politica socialista invade la sfera religiosa e questa si lega maggiormente alla democrazia cristiana.

addolorata 1956

Addolorata – Processione del 1956

L’orgoglioso arciprete intende dare la migliore risposta al Sindaco con  una buona festa senza il contributo del municipio e le agevolazioni del Comune e chiama a sè dei collaboratori, ma molti si rifiutano. Solo una diecina di uomini di Azione Cattolica forti e coraggiosi gli si stringono attorno sfidando le ire del Sindaco ed il popolo mormorone, ribelle e ingrato. 

L’arciprete in questa occasione comprende a pieno la verità contenuta nel detto popolare “Gli amici si vedono al momento del bisogno” perchè proprio in questa crisi gli manca all’appello il ceto più colto: della classe intellettuale solo l’Ing. Maida Federico ( un impiegato al Genio Civile di Agrigento, devoto e pio che tutti i giorni fa la S. Comunione ) lo collabora attivamente.

Non mancano, come accade nei piccoli centri, momenti di acceso contrasto ché non sempre i capi riescono a frenare i loro più agitati attivisti, tanto che l’Arciprete prima di andare a fare la questua presso i Villaggi va ad avvisare l’arma dei Carabinieri per via delle minacce di ogni genere. Padre Taffaro bussa alla porta di tutti: ricco o povero, rosso o bianco. I suoi sforzi sono premiati.

La questua è stata di lire 160.000, uguale a quella della festa di S. Antonio Abate, fatta il 20 agosto. Lire 50.000 furono state date come offerte durante la festa. Lire 100.000 furono date dai ricchi D.C., per dare una risposta al Sindaco ( più che per fede ). Taffaro avrebbe raccolto di più se Luparelli non avesse fatto circolare la voce che dopo l’Arciprete passerà Lui in persona a raccogliere per la festa grandiosa dell’Unità d’Italia.

cant

un cantiere di quel periodo

Il Dott. Luparelli durante la questua per la festa dell’Addolorata si reca presso due cantieri di lavoro aperti a Milena e si fa sottoscrivere dagli operai lire 1.000 ciascuno. Molti dividono l’offerta metà per la Madonna e metà per la celebrazione del Centenario dell’Unità d’Italia.

Ma la concorrenza in certi momenti diventa “guerra”.

In Piazza Garibaldi ci sono lavori in corso di impietramento e di ammattonamento delle strade intorno condotti dalla Ditta Schillaci Giuseppe di Sutera che dovrà dividersi tra le pressioni a rallenatre i lavori fatte dal comune che è l’Ente appaltante e le promesse all’Ing. Maida di togliere il pietrame lungo le strade già fatte in calcestruzzo, mettere i chiusi in ghisa su tutte le botole della fogna, ammattonare il corso principale.

All’antivigilia della festa la Piazza Garibaldi ove si ha da svolgere la festa è tutta ingombra e quel che peggio le botole della fognatura sono ancora aperte. Sarebbe stato pericoloso in queste condizioni fare la festa in piazza.

Il Prefetto avvertito per telegramma sul comportamento ostruzionistico manda a Milena il sabato sera alle ore 19,30 il Tenente dei CC. che diffida la Ditta per avere lasciato la Piazza Garibaldi con le fogne aperte e ordina al Sindaco di farle chiudere.

488_001Ma l’arciprete deve superare l’ultimo ostacolo perché il Sindaco non concede di montare il palco e quindi la banda musicale “La Combattenti” non può esibirsi nella piazza che è proprietà dell’amministrazione.

Tra un momento di rabbia e uno di preghiera, però alla fine scende l’illuminazione: il palco per la Musica sarà il tetto dei  portici a lato del campanile, sarà  più caratteristico!

La festa religiosa (svoltasi tra il 9 e il 10 settembre) riesce bene. L’Azione Cattolica si stringe attorno alle sue bandiere con più fede per dimostrare che la Chiesa può fare le feste senza Sindaco e ancora che la Chiesa  non si tocca. Il popolo partecipa con più entusiasmo alla processione e ancora più numeroso alla S. Messa, nonostante il fatto che grazie al comune, al cinema Chiarelli si può entrare con il biglietto ridotto. La maggior parte del popolo dà prova di amare la fede religiosa.

E la  festa del  1° centenario d’Italia? Si visse senza armonia e con spirito di contrapposizione con quella dell’Addolorata.

centenario-ui-licata-morreale-federico-24-09-19612I socialcomunisti riuscirono a fare venire a Milena l’orchestrina tanto gradita al popolo festaiolo. Quasi tutti scesero in piazza per sentirla. Fu più apprezzata del complesso bandistico musicale di Cammarata chiamato la domenica 24 settembre.

Il sindaco Luparelli spese circa lire 600.000, quasi il doppio della festa dell’Addolorata. Non solo ebbe possibilità di raccogliere l’intera somma, ma anzi gliene rimase una parte con cui cercò di aumentare il consenso popolare: fece distribuire dei pacchi-dono alle mamme e alle spose dei caduti di guerra 1940/45 e ai neonati del 1961.

Questo ed altro accadeva in una Mlena degna del migliore Guareschi! Erano, chiaramente altri tempi che vanno giudicati entrando nello spirito che animava quei lontani anni 60. A chi gli sembrano “cattivi” diciamo che, purtroppo, ce ne furono di peggiori: si pensi cheancora pochi anni prima, si andava ai comizi elettoriali addirittura armati!

 

 

 

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Affidamento diretto servizio stampa opuscolo su Milena

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L’amministrazione comunale ha realizzato un opuscolo informativo sulla sull’origine delle “Robbe di Milocca-Milena” il cui testo è stato preparato gratuitamente dalla D.ssa Sara Vitellaro.

Dopo avere visto il preventivo di spesa prodotto dalla ditta Paruzzo di Paruzzo Michele & C. sas, l’unica che ha risposto alla richiesta inviata a tre operatori del settore relativo alla stampa di n. 500 opuscoli.

Dopo avere rilevato che dall’apposita indagine di mercato svolta risulta che il prezzo praticato è congruo rispetto a prezzi di mercato.

fiIl funzionario Dott. Saia Lorenzo nel ruolo di Responsabile Unico del Procedimento (RUP) determina la stampa di n. 500 opuscoli sulla genesi delle “Robbe di Milocca-Milena” scritto dalla Dott.ssa in Scienze dalle Comunicazione per i Media e le Istituzioni Sara Vitellaro, per una spesa complessiva pari a euro 540 oltre IVA alla Ditta ditta Paruzzo di Paruzzo Michele & C. sas, con sede legale in Caltanissetta.

I primi opuscoli sono stati già distribuiti ad alcuni studenti presso la Sala Falcone-Borsellino in un incontro alla presenza dell’autrice e del sindaco.

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LEGGI LA DETERMINAZIONE INTEGRALE

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