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Archive for the ‘Storie di Milocca/Milena’ Category

I consiglieri comunali del gruppo consiliare “MIlena Domani”, Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano, parteciperanno oggi alle 19 all’inaugurazione del monumento all’Emigrante in piazza Aix-les-Bains.


Il gruppo scultoreo in marmo ricorderà tutti i milenesi che sono emigrati in cerca di lavoro e un futuro migliore

Gruppo Consiliare “Milena Domani”

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ptt

 

Il gruppo marmoreo, scolpito dall’artista Joseph Tona e donato al Comune di Milena, rappresenta una famiglia composta da una coppia di genitori con due bambibi di sesso diverso.

Da oggi questa scultura costituirà il simbolo della classica Famiglia Emigrante che lasciava il proprio paese natale in cerca di lavoro e di un avvenire migliore.

Così come la famiglia di Joseph Tona che riuscì ad inserirsi bene nella cittadina di Aix-les-Bains. “Peppe” è stato ed è molto disponibile ed ospitale verso tutti ed è stato sempre presente in tutte le iniziative sociali e politiche che hanno portato al Gemellaggio tra Milena ed Aix-les-Bains.

Ci piace immaginare che nella Famiglia Emigrante possano riconoscersi tutti i concittadini che, lasciata Milena, si sono sistemati nelle colonie più numerose di Aix-les-Bains, Asti, e Basilea, ma anche in tutte le città, i paesi del mondo e i vari continenti.

Ed è con questo spirito che i consiglieri di “Milena Domani” annunciano la loro partecipazione all’inaugurazione del Monumento alla Famiglia Emigrante creato da Joseph Tona.

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giovanni cassenti

Giovanni Cassenti

Pubblico un racconto scritto dal cav. Giovanni Cassenti che riguarda una vicenda realmente accaduta nella prima metà del Novecento, dal finale incerto, come si intuisce dal titolo stesso: “Fatto che fu, dubbi che rimasero”.

Giovanni Cassenti (1886-1976) fu un credibile testimone del suo tempo. Profondo conoscitore di uomini e cose, ci ha lasciato molti scritti e poesie che costituiscono un’attendibile ricostruzione  storica di alcuni eventi a cavallo dei due secoli.

“Fatto che fu, dubbi che rimasero” è la storia nient’affatto romanzata delle bande che imperversarono nel nisseno e, in particolare della famiglia milocchese soprannominata “Filuviu” contro la quale, alla stregua de “I Malavoglia” di Verga, si accanì una tragica sorte.

Il fatto l’ebbi anche raccontato da mio nonno con i particolari raccapriccianti dello sterminio delle bandi rivali, che ometto nel rispetto della sua volontà.

Alfonso Cipolla


Fatto che fu, dubbi che rimasero

di Giovanni Cassenti

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Capitolo I

scFu l’ultima domenica di luglio che corse insistente la voce che a Peppi Filuviu era successo una qualcosa brutta. Fu trovato morto ammazzato su una trazzera che porta dal feudo Rabbione a Serradifalco. Erano le nove di mattina e nella vicina Campofranco la gente festeggiava il patrono San Calogero.

La storia di Giuseppe Filuviu s’intreccia con quella della sua famiglia.

Suo padre era un forestiero che verso la fine del 1800 si trasferì a Milocca perché aveva conosciuto e sposato una donna milocchese. Lei casalinga, lui agricoltore si volevano un gran bene e leali nell’affetto, misero al mondo cinque figli, quattro maschi e una femmina.

Stavano bene perché erano proprietari di oltre 5 ettari di terreni e avevano in mezzadria un’altra decina di ettari per cui si vantavano di mangiare del loro pane. Erano buoni con i buoni ma non si facevano posare le mosche sul naso.

Al padre piaceva passare certe serate in compagnia, farsi il bicchierotto in allegria per poi rincasare la sera tardi anche se la mattina lo aspettavano i lavori di campagna. Si portava appresso i figli idonei al lavoro, non esclusa la femmina ché la vita del contadino è dura e lo diventa maggiormente quando le annate male si prestano alla produzione.

betIl vizietto del capofamiglia di farsi il bicchierotto, di chiacchierare nelle bettole e l’atteggiamento spavaldo non sfuggì a qualche spia prezzolata che riportò ai gendarmi le sue parole in libertà. Fu chiamato in caserma, interrogato su alcuni reati commessi nella zona, diffidato e invitato a curare gli affari della campagna e a rinchiudersi nella sua cerchia familiare.

Questo campanello d’allarme per l’onesto agricoltore fu come un fiammifero che col tempo doveva mandare in fiamme tutta la famiglia. Per parecchio tempo tenne a freno la lingua e il vizietto. Quando gli parve che le acque si erano calmate, ritornò a quel bicchiere di vino bevuto in bettola che per lui era la migliore medicina contro la fatica di dodici e più ore di lavoro massacrante.

Ma i nemici erano sempre alle calcagna e portavano in caserma informazioni prezzolate che lo dicevano autore di furti di bestiame così frequenti nel biennio 1924-1925. Mancavano sicure prove ma era sempre tenuto d’occhio e fatto oggetto di perquisizioni, e una volta si vide piombare addosso la squadriglia di Mussomeli.

In una delle tante perquisizioni, dopo aver protestato violentemente, perché brillo, venne arrestato, processato e condannato ad un mese di carcerazione.

Sopra questa famiglia si era aperta una tale frana che ne minacciava le fondamenta. I figli crescevano in questo ambiente, si stringevano al padre e promettevano di rompere la faccia a chi li voleva male.

Capitolo II

sito-2Il figlio Paolo sposò una ragazza di Montedoro e lì volle stabilirsi proprio per cercare un po’ di quiete, quella che non aveva vivendo con suo padre. Ma fu tempo sprecato, al destino non si sfugge, la polizia di Montedoro gli si mise alle costole, E così ora erano due e non una le famiglie Filuviu a essere sorvegliate.

Le forze dell’ordine avevano tanto da fare in quegli anni, i furti erano all’ordine del giorno, così decine di indiziati venivano convocati in caserma, presi a schiaffi, chiusi in camera di sicurezza a patire uno o due giorni a pane ed acqua per poi essere rilasciati con duri avvertimenti.

Nel 1927 a Montedoro venne uccisa una guardia giurata. Paolo Filuviu fu rinchiuso in caserma a patire schiaffi e fame per diversi giorni, si sentì male e chiese di essere visitato. Il medico intervenne con ritardo. Il giovane uscì dalla caserma portato a braccio dai parenti, raggiunse la propria abitazione ma in pochi giorni se ne dipartì lasciando nel lutto, nella disperazione e nella fame la moglie e i due teneri figli.

I parenti di Milocca gli dettero l’ultimo addio al cimitero. Il padre, la madre e i fratelli tornarono a Milocca imprecando contro la malasorte che gli aveva rubato il loro congiunto e rovinato la nuova famiglia.

I Filuviu diventarono più cauti, ostili a dire una parola, rinunciarono ai divertimenti e a comparire in pubblico, si isolarono ma vennero pure isolati, alcuni conoscenti non li trattavano più per paura della polizia, altri perché cominciavano a dubitare di loro. Ma rinchiudersi in famiglia non servì a nulla perché ormai ad ogni furto e danneggiamento si ritrovavano in casa le forze dell’ordine.

Prefetto_di_ferro_01Nel 1928 la delinquenza e gli atti di mafia raggiungono proporzioni allarmanti. Mussolini è costretto a prendere provvedimenti decisivi: arrivano abili commissari e rinforzi, bisogna procedere a retate, arrestare tutti quelli con la fedina penale sporca, addebitargli ogni tipo di reato, salvo poi riuscire a provare la propria innocenza.

La provincia di Caltanissetta non fu risparmiata e gli arresti coinvolsero anche la famiglia Filuviu. Il capofamiglia e il figlio Peppe vengono arrestati, gli furono addebitati alcuni reati e l’associazione a delinquere. Dopo due anni di galera arrivò il verdetto del tribunale: cinque anni per il padre, due per il figlio.

Le cose non migliorarono dopo i cinque anni. La polizia li perseguitava sempre. Quale poteva essere il loro stato d’animo se non quello di ritenersi una nave in avaria, in balia delle onde che un giorno o l’altro sarebbe scomparsa in fondo al mare?

Il padre ultrasettantenne era sfinito dalle avversità e roso dai reumatismi presi in carcere, sempre accorato era costretto a muoversi per le necessità della vita. Peppe confidava la sua rabbia ad amici fidati e si sfogava dicendo che se gli sbirri e le spie non finivano di perseguitarlo da un uomo onesto sarebbe finito per diventare un vero delinquente.

Capitolo III

Nel 1937 fu taglieggiato un vigneto. Arrestano i tre fratelli Flavio. Dopo tre mesi di latitanza però vengono arrestati i veri colpevoli e i tre rientrano a casa più avviliti e arrabbiati di prima. Intanto muore la madre. Il padre secco come uno scheletro va alla deriva. I figli Luigi, Melo, Peppe e Narra reagiscono e sono pronti a lottare per fare cambiare le cose.  Ma la musica non cambiò.

Nel 1939 ci fu un furto di bovini. Ancora una volta furono indiziati i Filuviu che, per fortuna, poterono presentare un alibi di ferro. Per Peppe questo fu il colmo, decise che morto sì sarebbe tornato in caserma, ma vivo mai. Agli amici cominciò a manifestare l’intenzione di darsi alla macchia e diventare uccel di bosco.

Aveva un fisico aitante, sapeva stare in compagnia ma ormai poco gli interessava la vita campata così, i suoi venticinque anni gli sembravano già troppi. Pensò che per troppo tempo era stato pecora e lasciò ancora per poco a Dio la possibilità di vendicarsi delle spie, poi decise di allontanarsi da quel posto maledetto.

Fu dichiarato latitante e quando nel 1940 venne chiamato alle armi e non si presentò. Disertore un motivo in più per cui fu ricercato con più accanimento dai carabinieri. La sua casa venne tenuta sotto controllo e perquisita più volte ma senza risultato. Ogni tanto Peppe di notte andava a trovare i familiari.

Peppe non si era allontanato troppo dal paese. Dolce con gli uomini dolci, amaro con gli amari si era fatto benvolere dai proprietari terrieri del triangolo Milocca – Mussomeli – Serradifalco i quali in cambio dei suoi servizi gli avevano regalato una bella giumenta. Portava con sé il moschetto e una pistola automatica ma anche gli attrezzi agricoli per passare alcune ore nei seminati del padre.

Nel 1943 successo l’Armistizio, molti sbandati si aggiunsero ai disertori. Anche le zone di Crocefia, Cannitello, Raffi, Conigliera, Sampria e Reina dove abitava Peppe furono invase da costoro. Dapprima isolati, si unirono in bande armate.

banNon finivano mai di chiedere vitto e alloggio e rubavano pure bestiame. La loro presenza fu un momento di crisi per i proprietari terrieri e i coloni che li denunziavano ai carabinieri.

Per contrastarli e riprendere il controllo della zona venne rinforzato il nucleo carabinieri di Mussomeli che si misero a dare la caccia a questi banditi. Contemporaneamente aumentarono i pericoli per Peppe e il fratello Paolo che si erano dati alla macchia. I fratelli si trasferirono al feudo della Marchesa e da lì, avvisati da amici, si spostarono al feudo Rabbione girando tra Mussomeli e Serradifalco.

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La minoranza preme sull’acceleratore

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SM3Dopo le sollecitazioni dei consiglieri comunali Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano del gruppo “Milena Domani”, il sindaco Claudio Cipolla ha fatto recintare SAN MARTINO.

Un traguardo minimo ma indispensabile. Con questo semplice atto si evita che qualcuno, entrandovi, possa farsi del male o abbandonarvi immondizia, trasformando quel che resta dell’antico monastero in discarica a cielo aperto.

Giova ricordare che il monastero di San Martino è la testimonianza storica delle origini del nostro paese e conteporaneamente un bene architettonico, esempio raro di fattoria fortificata.

Lì ebbe inizio nel 1700 la storia di Milena che nacque dalla fusione nel 1923 delle borgate di Milocca e San Biagio che prima erano di proprietà dei comuni si Sutera e Campofranco.

San Martino rappresenta dunque un bene storico e monumentale, come è facilmente dimostrato da tutta una serie di prove documentali, ma si attendono atti pratici che portino al suo restauro sotto la sorveglianza della Soprintendenza nissena ai Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta e dell’Assessorato regionale competente.

I consiglieri comunali della minoranza, sempre attivi per il bene del paese, stanno premendo sull’Amministrazione comunale perché si compiano i passi successivi per raggiungere il traguardo finale: la ristrutturazione del monastero-fattoria fortificata di San Martino che appartiene storicamente ai Benedettini del Monastero di San Martino delle Scale di Morreale dove si trova la famosa Abbazia dedicata dedicata a San Martino vescovo di Tours.

SM2Un successivo passo fondamentale sarà l’espropiazione del terreno su cui sorge il monastero che risulta diviso tra numerosi proprietari.

Il problema potrebbe risolversi anche con una donazione da parte dei numerosi eredi, come come aveva anticipato il compianto e famoso nostro concittadino Padre Vincenzo Sorce la cui famiglia lì abitò ed egli stesso vi trascorse l’infanzia. A tal proposito, come non ricordare la sua volontà nella poesia “Vergine del tramonto”?

.Adesso è arrivato il momento giusto, l’ultimo a nostra disposizione, prima che si rovinino anche le rovine, prima che crolli l’ultimo rudere e con esso anche l’ultima speranza..

E’ ancora possibile restaurare in primis i due portali all’ingresso della chiesa e della foresteria e intervenire sulla recinzione muraria.

E’ necessario procedere a piccoli passi, senza progetti faraonici, se si vuole raggiungere il risultato voluto e sperato da tantisimo tempo, troppo. Il restauro del nostro bene monumentale testimonianza chiave delle origini storiche del nostro amato paese.

La Vergine del tramonto di San Martino | Milocca – Milena Libera (wordpress.com)

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⚠️

Il gruppo consiliare “Milena Domani” il 30 Giugno scorso ha protocollato un sollecito al Comune per la messa in sicurezza del Convento di San Martino.

nota
❗

Oggi apprendiamo che finalmente qualcosa si è mosso.

‼️

SM3

La parte antistante il portale risulta transennata.

⛔

Ci saremmo aspettati, ovviamente, una messa in sicurezza totale del rudere, ma evidentemente si è ritenuto che così:

– “può bastare” … 😔

SM2

✅

Noi non molliamo e continueremo a stimolare l’amministrazione affinché Milena possa ritornare ad “essere” quel famoso “celeste incanto” della nostra canzone che ci fa ancora emozionare e sognare …

gruppo tavolo2

#melodevoricordareincabinaelettorale

#perunamilenamigliore

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Milena, interrogazione per la lapide dei Lanza esposta senza restauro

Carmelo Locurto

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lapide 1905La storica lapide dedicata al Principe Lanza di Scalea nel 1905 è finita al centro di un’interrogazione consiliare che il gruppo di minoranza “Milena Domani” (di cui fanno parte Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano) ha rivolto al sindaco, all’assessore comunale alla cultura e, per conoscenza, ha inviato alla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta e all’assessore regionale ai Beni Culturali.

«Abbiamo accolto positivamente la notizia – si legge nell’interrogazione – che, in seguito ad un video registrato e diffuso da una locale associazione, la lapide marmorea in oggetto, dopo 23 anni di sosta nei magazzini comunali, sia stata finalmente recuperata in questi giorni e trasferita presso la Biblioteca comunale dove attualmente è esposta».

Il gruppo consiliare ha sottolineato: «La lapide è particolarmente preziosa perché testimonianza storica di un periodo risalente ai Fasci Siciliani, quando i contadini intrapresero una lunga lotta contro le angherie padronali che provocò una dura repressione contro questo movimento di operai, braccianti e mezzadri».

museo antiquarium petix

Milena – Museo Antiquarium “Arturo Petix

La lapide commemorativa, oltre a testimoniare la denominazione di quando Milena si chiamava Milocca, si riferisce al periodo storico delle lotte contadine avvenute al tempo dei Fasci Siciliani animate a Milena da Giuseppe Cannella che guidò i contadini nella lotta che culminò con la celebre “Rivolta delle donne di Milocca”.

La minoranza ha quindi chiesto al sindaco, «se prima di esporre la lapide intende provvedere a un opportuno restauro», e anche se «tale lapide debba continuare a permanere nella zona dell’ingresso della biblioteca e se non reputa meglio conservarla ed esporla dentro l’Antiquarium comunale dove sarebbe più visibile, fruibile e protetta».
Infine, la minoranza ha chiesto se abbia provveduto ad avvisare opportunamente la Soprintendenza.

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Richiesta di messa in sicurezza della fattoria-convento di San Martino per il suo recupero storico e monumentale.

Carmelo Locurto

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mile2E’ il senso della richiesta che ha presentato il gruppo consiliare di minoranza “Milena Domani” al sindaco, al comandante della Polizia municipale e, per conoscenza, al comandante della caserma dei Carabinieri.

I consiglieri di minoranza hanno rilevato: «Mettiamo in sicurezza il Convento di San Martino e dopo cerchiamo una volta per tutte di restaurarlo».

Rivolgendosi al sindaco i consiglieri comunali Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano hanno rimarcato: «Il Convento di San Martino rappresenta il primo nucleo abitativo di Milocca, fu infatti il centro di sviluppo religioso, economico e sociale attorno al quale sorsero poi tutte le “robbe” e i villaggi del nostro paese.

milPurtroppo le amministrazioni comunali che si sono avvicendate nel tempo hanno trascurato il valore storico e monumentale del nostro prezioso bene».

La minoranza ritiene opportuno «che si cominci a fare sul serio; siamo sicuri che sia la Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta che l’Assessorato regionale dalla quale dipende, mostreranno massima sensibilità e attenzione per la conservazione, il restauro e la valorizzazione della Fattoria-Convento di “San Martino”».

«Per far ciò – aggiunge il gruppo consiliare – è indispensabile che l’Amministrazione, il Consiglio Comunale, le associazioni culturali operanti nel territorio e gli storici locali operino tutti insieme al fine di riuscire a salvare tutto ciò che si può ancora conservare e tramandare ai posteri; e dopo cerchiamo una volta per tutte di restaurarlo».

I consiglieri chiedono infine che si provveda alla recinzione dell’intera struttura. «Consideri il nostro appello come salvaguardia sia del bene storico che delle persone».

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gruppoDopo aver ripercorso la storia del convento di San Martino, oggi ridotto a discarica abusiva e a un mucchio di ruderi pericolanti, la minoranza chiede al Sindaco di metterlo in sicurezza e di far sì che finalmente si possa restaurarlo salvandolo dalla completa distruzione.

Non si può dimenticare che la storia del nostro paese è cominciata proprio da questo convento e dimenticare le proprie origini sarebbe “una colpa imperdonabile”.

Ieri 30 giugno 2021 i quattro consiglieri del gruppo “Miena Domani” hanno inoltrato al Sindaco, al Comandante della Polizia Municipale e per conoscenza al Comandante della Caserma dei Carabinieri una pressante richiesta di “Messa in sicurezza della Fattoria-Convento di San Martino” e di recupero di questo bene storico e monumentale.


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Mettiamo in sicurezza il Convento di San Martino e dopo cerchiamo una volta per tutte di restaurarlo

Gruppo Consiliare “Milena Domani”

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fai

FAI, i luoghi del cuore. Dal censimento dei luoghi italiani da non dimenticare.

Signor Sindaco,

Come lei ben sa il Convento di San Martino rappresenta il primo nucleo abitativo di Milocca, fu infatti il centro di sviluppo religioso, economico e sociale attorno al quale sorsero poi tutte le robbe e i villaggi del nostro paese.

Negli corso degli anni sul Convento “San Martino” sono stati fatti studi, convegni, progetti e anche tesi di laurea.

Gli storici locali e le associazioni culturali si sono impegnati per la conservazione e il restauro dello storico bene. Purtroppo le amministrazioni comunali che si sono avvicendate nel tempo hanno trascurato il valore storico e monumentale del nostro prezioso bene.

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Il Convento di “San Martino” – che oggi è usato come location di spettacoli giovanili e stage fotografici – è tuttora inserito nell’elenco delle opere pubbliche dell’amministrazione comunale ma nulla finora si è mosso.

Riteniamo opportuno che si cominci a fare sul serio.

Siamo sicuri che sia la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta che l’Assessorato Regionale dalla quale dipende, mostreranno la massima sensibilità e attenzione per la conservazione, il restauro e la valorizzazione della Fattoria-Convento di “San Martino”.

12Per far ciò è indispensabile che l’Amministrazione, il Consiglio Comunale, le associazioni culturali operanti nel territorio e gli storici locali operino tutti insieme remando nella stessa direzione al fine di riuscire a salvare tutto ciò che si può ancora conservare e tramandare ai posteri.

Non farlo sarebbe una colpa imperdonabile.

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Ciò premesso intendiamo segnalare un altro aspetto legato al primo e propedeutico alla salvaguardia del convento di San Martino.

Ci riferiamo alla prevenzione dell’inquinamento ambientale causato dall’abbandono di immondizia dentro lo stesso da parte di incivili e della incolumità delle persone che incautamente dovessero entrarvi.

La struttura infatti è in gran parte ridotta a rudere, con al suo interno molti muri pericolanti che potrebbero causare danni seri agli avventori.

Pertanto la sollecitiamo a voler provvedere con urgenza alla recinzione dell’intera struttura onde evitare eventuali spiacevoli incidenti e anche responsabilità soggettive e oggettive.

Consideri il nostro appello sotto entrambi gli aspetti: salvaguardia sia del bene storico che delle persone che incautamente si aggirassero dentro la struttura.

E anche come l’inizio di un percorso che consenta, finalmente, il restauro e la valorizzazione in chiave moderna della Fattoria-Convento di “San Martino”, bene architettonico, ambientale e culturale testimonianza fondamentale della stessa origine del nostro comune.

MONASTERO DI SAN MARTINO | I Luoghi del Cuore – FAI (fondoambiente.it)

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I Consiglieri di Milena Domani hanno presentato un’interrogazione sulla lapide dedicata al Principe Lanza di Scalea nel 1905 inviata al Presidente del Consiglio comunale e rivolta al Sindaco, all’Assessore comunale alla cultura e per conoscenza alla Sopraintendenza ai Beni Culturali e i Ambientali di Caltanissetta e all’Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità siciliana.


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gruppoSignor Sindaco,

I sottoscritti consiglieri comunali Alfonso Cipolla, Angela Falcone, Maria Carmela Ferlisi e Maria Giulia Provenzano del Gruppo “Milena Domani” abbiamo accolto positivamente la notizia che, in seguito ad un video registrato e diffuso da una locale associazione, la lapide marmorea in oggetto, dopo 23 anni di sosta nei magazzini comunali, sia stata finalmente recuperata in questi giorni e trasferita presso la Biblioteca comunale dove attualmente è esposta. https://www.youtube.com/watch?v=eWkn1bODcik

La lapide è particolarmente preziosa perché testimonianza storica di un periodo risalente ai Fasci Siciliani, quando i contadini intrapresero una lunga lotta contro le angherie padronali che provocò una dura repressione contro questo movimento di operai, braccianti e mezzadri.

lapide 1905La lapide commemorativa, risalente all’anno 1905, è stata dedicata da un’associazione locale al Principe Pietro Lanza di Scalea per l’impegno profuso nella lotta contro il pesante fiscalismo e per la spartizione delle terre demaniali ai contadini conclusasi con l’assegnazione delle quote di terreni ai contadini di Sutera e Milocca.

Oltre a testimoniare la denominazione di quando Milena si chiamava Milocca, la lapide si riferisce al periodo storico delle lotte contadine avvenute al tempo dei Fasci Siciliani animate nel nostro paese da Giuseppe Cannella, “il Presidente” che guidò i contadini nella lotta che culminò con la celebre “Rivolta delle donne di Milocca”, di cui scrisse anche da Luigi Pirandello nel suo famoso libro “I vecchi e i giovani”.

Ciò premesso, la interroghiamo per sapere:

– se prima di esporre la lapide intende provvedere a un opportuno restauro;

– se tale lapide debba continuare a permanere nella zona dell’ingresso della biblioteca;

– se non reputa che sia sia meglio conservarla ed esporla dentro l’Antiquarium comunale dove sarebbe più visibile, fruibile e protetta;

– se abbia provveduto ad avvisare opportunamente la Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta.

In attesa di sollecita risposta, inviamo distinti saluti.

Alfonso dott. Cipolla

Consigliere comunale capogruppo di “Milena Domani”

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UN PATRIMONIO INESTIMABILE COLPEVOLMENTE ABBANDONATO

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Milena (Cl) – Il VILLAGGIO NEOLITICO

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