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Archive for the ‘Arte, pittura e scultura’ Category

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Palermo, Palazzo Valguarnera-Gangi. Veduta della Galleria degli Specchi col meraviglioso pavimento con i “gattopardi”.

Dottrina dell’Architettura

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La prima classe a scuola di grande musica

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m1Giovedì10 dicembre, gli alunni della 1^ classe della scuola secondaria “Pirandello” ad indirizzo musicale di Milena, facente parte dell’Istituto Comprensivo “Puglisi” di Serradifalco, Milena e Montedoro, diretto dalla dirigente scolastica dott.ssa Valeria Vella, hanno vissuto una bellissima e speciale esperienza che resterà per sempre nei loro cuori: accompagnati dalla stessa dirigente e dai docenti di musica, hanno assistito ad un concerto privato al teatro “Massimo” di Palermo, con il coro e l’orchestra del teatro Massimo, diretto dal maestro Michele De Luca.

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Il programma ha previsto: Ouverture da Il barbiere di Siviglia, di Gioacchino Rossini; Patria oppressa, dal Macbath di Giuseppe Verdi; Va Pensiero, da Nabucco di Giuseppe Verdi; Zingarelle e Mattatori da La Traviata di Giuseppe Verdi; Sinfonia da Norma, di Vincenzo Bellini.

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Dopo il concerto, gli studenti hanno potuto visitare le varie stanze e i meandri nascosti del teatro Massimo, ammirando tre le altre la sala Pompeiana, o la stanza del numero 7 e dei suoi multipli, con14 porte che si aprono sulla sala, 28 medaglioni raffigurano teste maschili e femminili, 14 spicchi rappresentano invece figure allegoriche e un eptagramma culminante in un lucernaio suddiviso in 7 spicchi, con una eco davvero ineguagliabile; la Sala Grande; il Palco Reale; la Sala degli Stemmi e il Foyer.

“La scuola deve cogliere anche le opportunità offerta dalle altre istituzioni culturali e con esse collaborare ”, afferma la dirigente scolastica prof.ssa Vella, “al fine di contrastare l’eventuale emarginazione culturale che potrebbe colpire i nostri alunni residenti in zone dell’entroterra siciliana”.

Uno degli alunni partecipanti afferma inoltre: “Non ero mai stato in un teatro, ad assistere oltretutto un concerto tutto per noi. Mi rimarrà una grande emozione e una stupenda sensazione per aver avuto un così grande privilegio”. Causa pandemia, è stato deciso di portare solo una classe alla volta, ma nel corso dell’anno anche le altre classi avranno l’opportunità di vivere e gustare questa esperienza culturale.

Dopo il concerto, i ragazzi hanno fatto un giro culturale della città con un trenino turistico ed hanno visitato tra l’altro Villa d’Orleans e i mercatini di Natale allestiti in via Ruggero VII e in Piazza Politeama.

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A completare l’esperienza didattico-culturale è stato l’obiettivo trasversale dell’ecosostenibilità, con l’utilizzo del treno come mezzo di trasporto per raggiungere Palermo: in un momento storico in cui il rispetto dell’ambiente è una priorità indiscussa, muoversi su rotaia è stata la scelta fatta dalla scuola secondaria “Pirandello” di Milena, in modo da collaborare alla riduzione del consumo di energia e alla riduzione di emissione di inquinanti.

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Zanzare in acqua…rio

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R (3)La lotta alle zanzare adulte non assicura risultati apprezzabili pertanto è importante combatterle in tutte le fasi del loro sviluppo, altrimenti crescerà smisuratamente il numero circolante.

Le zanzare scelgono le pianure paludose per la riproduzione in natura.

Le femmine depongono le uova in acque poco profonde, dopo un po’ di tempo si schiudono e si trasformano in larve  che continuano a vivere vicino alla superficie dell’acqua, alimentandosi di sostanze nutritive grazie a setole speciali.

Dopo aver accumulato una quantità sufficiente di nutrienti la larva, passando per 4 stadi, si trasforma in “pupa” invulnerabile che darà origine a una nuova zanzara. Le zanzare femmine emerse volano quasi immediatamente alla ricerca di sangue fresco. La durata della trasformazione della larva in un adulto dura circa un mese. Pertanto, 4-8 generazioni riescono a crescere in sicurezza durante la stagione.

È chiaro che la lotta contro tali orde non è una cosa facile.

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Bisogna innanzitutto in casa evitare contenitori di acqua stagnante, come i sottovasi e contenitori di acqua senza coperchio all’esterno. Piscine e vasche irrigue vanno periodicamente disinfettate e svuotate.

Altrimenti nel giro di poche settimane potrete vedere con i vostri occhi le larve di zanzara nuotare con il caratteristico movimento. Da questo momento nel giro di poche settimane – dipende dalla temperatura esterna – si trasformeranno in insetto adulto e voleranno subito in cerca di persone da pungere per estrargli qualche goccia di sangue, E pungendo una persona dietro l’altra possono con la loro saliva trasmettere alcune malattie infettive come la malaria, e alcuni virus come quelli dengue, zika, chikungunya etc.

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Video come questo ce ne sono tanti sul web, ma sarebbe meglio vedere dal vivo questo spettacolo della natura. Addirittura si potrebbe portare le scolaresche a vedere le larve di zanzara in movimento mentre si alimentano zigzagando velocemente.

E non pensate di andare lontano, in altre latitudini, in altre azioni, in altri paesi in chissà quali campagne sperdute… o di aspettare l’estate prossima…

Grazie all’Amministrazione comunale di Milena che ha recentemente ristrutturato le fontane pubbliche riempiendo l’annesso abbeveratoio di acqua non corrente, nelle nostre “brivature” si possono osservare, nonostante siamo alla fine di novembre, centinaia e centinaia di larve di zanzara.

E tutto questo gratuitamente.

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Musumeci affronta il Governo e l’Unione europea: rispettate gli impegni e la Sicilia

Nello Musumeci
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Cancelleri quello del tunnel sottomarino

Il Ponte sullo Stretto non è un capriccio perché è il completamento del corridoio trans-europeo che parte da Berlino e finisce a Palermo.

Spero che lo vogliano capire, tanto a Bruxelles quanto a Roma.
Di questo, di Intel, di infrastrutture e di altri progetti determinanti per il futuro prossimo della Sicilia, ho discusso durante l’evento digitale organizzato da Il Sole 24 ORE e Confindustria “Innovation Days – La fabbrica del futuro”.
Potete rivedere qui. ⬇️

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C’era una volta a Robba Ranni il Museo della Civiltà Contadina…

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Per problemi alla struttura dell’edificio che ospita il prezioso Museo, dove sono raccolti tantissimi reperti della nostra storia contadina, i preziosi beni che conteneva sono stati trasferiti nell’inutilizzata scuola elementare San Giovanni Bosco.

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La domanda è: “Sarà solo temporaneamente oppure definitivamente?”. Di certo c’è solo il fatto che non si notano lavori di restauro.

La Pro Loco di Milena che gestisce il Museo della Civiltà Contadina è molto preoccupata per le ripercussioni per l’abbandono del posto suggestivo in cui il museo era collocato, che rappresenta di per sé stesso un’attrazione turistica in quanto testimonianza delle antiche Robbe,

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Come altrettanto suggestivo è Arco Provenzano che si attraversa per raggiungere il Museo. L’antica “Robba Ranni” non può essere privata di una delle poche attrattive turistiche.

Anche Perché Masaniello s’inserisce bene nel percorso della visita dell’antica Milena trovandosi sulla strada che porta a Masaniello e alle Tombe Micenee al Villaggio Neolitico del Monte Campanella, beni che meritano non di essere abbandonati ma valorizzati per attrarre il mondo culturale e turistico.

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Il murales ecologico che vuole eliminare le disuguaglianze

Carmelo Locurto

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Instancabile ma creativo con progetti di un certo livello che lo vedono coinvolto in piazze importanti e con partner di prestigio. C’è tutto questo nell’ultimo murales realizzato da Giulio Rosk Gebbia a Milano. Qui l’artista di strada serradifalchese ha tirato fuori dal proprio cilindro creativo un murales ecologico il cui tema è legato all’esigenza di eliminare distanze e disuguaglianze.

Si tratta di un’opera di ben 200 metri quadrati intitolata “Close the Gap, Open your Future”, realizzata sulla facciata di un edificio in via De Castillia a  Milano. A sponsorizzare la creazione dell’artista serradifalchese è stata Fastweb. L’opera è stata inaugurata in presenza dell’amministratore delegato di Fastweb Alberto Calcagno e di Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa del Comune di Milano.

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L’opera raffigura un bambino e una bambina che spingono i muri, solo apparentemente inamovibili, per ridurre la distanza che li divide. Una creazione che simboleggia la necessità di eliminare tutte le distanze che creano disuguaglianze. Un messaggio nel quale c’è anche la precisa volontà di riqualificare la città, con Milano che, da qualche anno si sta affidando a street-artist di fama internazionale per colorare e riqualificare intere aree abitative.

Tra le particolarità di questo nuovo murales c’è che è stato realizzato con Airlite, una tecnologia che consente la purificazione dell’aria. Per altro questo nuovo murales di Giulio “Rosk” Gebbia gioca con lo spazio fisico della facciata dell’edificio.

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I “primi” 20 anni della Kolymbetra

FABIO RUSSELLO

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kCi sono solo tre persone che sanno tutto della Kolymbetra, la mitica piscina di Akragas, nel cuore della Valle dei templi. Uno è Diodoro Siculo, l’altro è Tommaso Fazello e il terzo è Giuseppe Lo Pilato.

E se ai primi due, storici vissuti rispettivamente nel I secolo avanti Cristo e nel XV secolo, non è più possibile chiedere nulla, a Giuseppe Lo Pilato, direttore del sito gestito dal Fai, il Fondo per l’Ambiente italiano, si può chiedere il racconto di una epopea che in questi giorni compie venti anni.

Perché è lui che, da agronomo, nel 1999, ebbe la “folle” idea di proporre al Fai di adottare questo lembo abbandonato della Valle dei Templi ridotto a una discarica coperta dai rovi. Ed è lui che dal 2001 è il direttore del sito per conto del Fondo.
La data chiave è il 9 novembre del 2001 quando la Kolymbetra viene finalmente aperta al pubblico, due anni dopo la convenzione firmata nel 1999 tra la Regione e il Fai al quale il sito fu affidato per 25 anni.

Ma cos’è la Kolymbetra?

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Diodoro Siculo racconta che a costruire questa enorme vasca furono gli schiavi cartaginesi catturati dopo la battaglia di Himera del 480 avanti Cristo quando i greci di Sicilia sbaragliarono l’esercito cartaginese imponendo il loro dominio e la loro civiltà anche sulla Sicilia.
Per alimentarla, il tiranno dell’epoca, Terone, fece costruire persino una rete di gallerie drenanti, i cosiddetti Ipogei che raccoglievano le acque piovane della collina dove oggi sorge la città moderna convogliandole nella grande vasca. Poi nei secoli fu abbandonata diventando una conca inaccessibile per via dei rovi.

La svolta nel 1998 quando Giulia Maria Mazzoni Crespi, la fondatrice del Fai se ne «innamorò» su «segnalazione» appunto di Giuseppe Lo Pilato. Il progetto di recupero fu firmato dal prof. Giuseppe Barbera e dalla soprintendente di Agrigento Graziella Fiorentini.

k2«Avevo scoperto questo luogo –racconta Giuseppe Lo Pilato – alcuni anni prima. Era curato da un contadino locale, il signor Antonino Vella che mi condusse lì. Quando ci tornai negli anni Novanta trovai tutto in abbandono. E poi –ha raccontato ancora Lo Pilato, che all’epoca era attivista di Legambiente – c’era anche un aspetto politico: erano gli anni in cui si dibatteva solo ed esclusivamente del destino delle case abusive nella Valle dei Templi e non della sua tutela.

Mettere al centro anche la Kolymbetra era un modo per dire: guardate che il vero tema non è il destino della case abusive ma è il destino della Valle dei Templi, della sua bellezza, della sua storia, della sua cultura».

La svolta arriva nel 1998: a Giuseppe Lo Pilato che da agronomo letteralmente innamorato di quel giardino, viene in mente la “follia”: «Andai a Milano a parlare con Marco Magnifico (oggi è il vice presidente esecutivo del Fai, ndr), che mostrò subito interesse per quello che stavo proponendo. E’bastato che vedesse e dopo pochi giorni mi chiamò dicendo che il Fai era disponibile». In due anni il Fondo riuscì ad averla in concessione dalla Regione che allora era guidata dall’agrigentino Angelo Capodicasa.

giardino_della_kolymbetra_agrigento_valle_dei_templiUn miracolo o quasi. Anche perché a guardare che cosa è oggi la Kolymbetra è quasi impossibile immaginare che cosa fosse diventata nel 1999.
«Era un groviglio di rovi – racconta Giuseppe Lo Pilato -. C’era un corso d’acqua, che è quello che c’è ancora, ma che all’epoca era una specie di fogna maleodorante e schiumosa. Era tutto inselvatichito, con gli agrumi in pessime condizioni. Il 40% è poi andato perduto perché irrecuperabile durante il restauro, ma sono stati sostituiti innestando varietà del luogo. C’era una enorme quantità di immondizia. Era diventata una discarica a cielo aperto in mezzo alla Valle dei Templi».

Un sito di immenso interesse che il Fai ha restaurato – con propri fondi – e che è tornato ad essere aperto al pubblico: «Nel 2002 c’erano 7 mila visitatori. Nel 2019 70 mila». La convenzione scade nel 2024. Nessuno da queste parti teme che possa accadere l’inimmaginabile. Ci sono progetti in itinere – rallentati solo dalla pandemia – che non possono essere lasciati in sospeso: «Il Fai ha comprato le case dei contadini intorno allaKolymbetra e ci sono studi da portare a termine anche grazie ad una donazione di 300 mila euro di Domenico Dolce (lo stilista siciliano, ndr)».

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Quello stemma cittadino che incita a non tornare mai indietro

LINO LACAGNINA

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248685026_357978472581179_8055747661151443038_nLa mostra sulla “Città Aurea”: due “stellette” (premotrici?) nell’opera del 1938 di Fortunato Depero Inaugurata lo scorso 26 ottobre, è in corso nell’ex Palazzo delle Poste di via Crispi la mostra storico documentale “La Città Aurea. Urbanistica e architettura a Caltanissetta negli anni Trenta”.
L’esposizione, patrocinata dalla Regione Siciliana, è a cura della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Caltanissetta.

«Anche a Caltanissetta, così come in tutte le città capoluogo di provincia della Sicilia – sottolinea Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia – si accendono i riflettori su uno spaccato di storia dell’architettura del Novecento (caratterizzato dal Razionalismo, dal Movimento Novecento e dal Monumentalismo) che ha giocato un ruolo importante nella configurazione delle città siciliane».

L’esposizione, che è partita da Catania alla fine del 2019, sta interessando tutte le province dell’Isola, in un progetto che intende approfondire il tema delle trasformazioni nel tessuto urbanistico e architettonico della Sicilia nel periodo a cavallo tra le due guerre e adesso è arrivato a Caltanissetta.

9dd19f77e03bb3715cc0e4c43e770444«Tante sono le immagini, le suggestioni, le riflessioni che offre la mostra – continua Janni – ma, tra tutte, colpisce lo stemma della città di Caltanissetta, ridisegnato da Fortunato Depero, pittore, scultore e designer tra i più vivaci rappresentanti del “secondo futurismo”. Ciò perché il 30 giugno del 1938 si tenne a Roma il terzo Congresso mondiale del Dopolavoro dal titolo “Lavoro e Gioia”.

Per celebrare l’evento, la direzione nazionale del Dopolavoro affidò a Depero, la realizzazione di 96 tavole che illustravano, con composizioni allegoriche, i dopolavori aziendali delle province italiane, evidenziando le peculiarità di ogni località. Reinterpretando gli stemmi cittadini, Depero accompagnò le raffigurazioni con motti e dati statistici relativi ad ogni singolo dopolavoro».

Il simbolo istituzionale della città fu quindi rivisto da Depero con un castello a tre torri merlate, in oro su campo rosso, sormontato da una corona araldica antica.
Da una delle tre torri, la laterale a destra guardando, esce la testa di un guerriero con elmo in testa e visiera alzata, mentre dal l’altra torre, a sinistra guardando, esce una mano che impugna la spada.
«Depero – sottolinea il presidente regionale di Italia Nostra – eliminò il guerriero con elmo in testa e visiera alzata e aggiunse due stellette con scia tridimensionale, a destra e a sinistra dell’i mmagine stilizzata del Castello. In alto, aggiunse la bella scritta “Caltanissetta” (in maiuscolo) e in basso l’emblematico motto: “Indietro non si torna”».

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De gustibus et coloribus non disputandum est!

(Su gusti e colori non vale la pena disputare!)

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L’abbeveratoio del Villaggio Balilla (ex Robba Cardiddru) dopo il restauro, con il paletto “distanziato”…

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Il tubo di uscita dell’acqua e quello nero sepolto sotto le pietre che è collegato…

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con l’apparecchio del riciclo dell’acqua a sua vola collegato con un filo al pannello solare…

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Uno dei due vasi ad immersione contenente piantine acquatiche e sassolini.

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Finito l’intervento di restauro dell’abbeveratoio di San Giuseppe

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In questa foto di vede com’era prima

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Oggi oggi dopo il restauro. Al centro il pannello fotovoltaico che dà energia all’abbeveratoio

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E’ stato riempito di acqua che scorre grazie all’energia solare del pannello. Ignota l’origine della schiuma.

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Nella bacinella alcune piantine acquatiche sommerse. Il tubo di collegamento ricopero da alcune pietre è collegato all’apparecchio nero che ricicla l’acqua, come nei presepi.

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