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Archive for gennaio 2015

Mattarella un ex Dc al Colle

Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica

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maIl giudice della Corte Costituzionale sale al Colle dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano.

L’elezione di Mattarella arriva dopo una lunga trattativa tra i partiti e dopo tensioni nella maggioranza. Alla quarta votazione Mattarella va al Quirinale con i voti del Pd, degli alfaniani, di Scelta Civica, ma anche degli ex grillini

Sergio Mattarella, il moralista con lo scheletro nell’armadio

di Giancarlo Perna

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L’ascesa di Sergio Mattarella al Quirinale ci ridarà un quaresimalista dello stampo di Oscar Luigi Scalfaro.

Mattarella è pio, schivo, incapace di sorriso. Sul Colle lo vogliono i democristiani del Pd. In prima linea, Rosy Bindi che con lui, negli anni di Tangentopoli, liquidò in un amen la Dc, forzando la mano al mogio segretario, Mino Martinazzoli. Ne derivò il Ppi, che nacque esangue, morì in fasce e fu sepolto senza lasciare traccia.

deQuesta fragranza di crisantemi inquadra perfettamente il giro di Mattarella. È quello dei «basisti», variante della Dc di sinistra (l’altra era morotea), il più noto dei quali è l’irpino, Ciriaco De Mita. L’anima della stirpe fu però lombarda. Capostipite era il senatore bresciano Franco Salvi, ormai defunto. Costui indossava il cilicio, era cupo ed ebbe il soprannome di «2 novembre». Salvi clonò un gruppo di identici a lui: l’on. Pietro Padula, detto «bonjour tristesse», il sen. Martinazzoli noto come «cipresso», l’on Tarcisio Gitti, soprannominato «cripta». Di tutti si è persa la memoria. Questi sono gli antenati spirituali del settantatreenne Mattarella, reperto di un mondo scomparso.

con D'Alema

con D’Alema

Va detto a onore di Sergio – chiamato Sergiuzzo nella sua infanzia palermitana – di avere capito quasi per tempo che la politica del Duemila non era più per lui. Nel 2008 se ne andò dal Parlamento per usura, essendoci entrato nel 1983. Durante le sette legislature fu prima dc, poi Margherita, infine pd.

È stato più volte ministro – nei governi Goria, De Mita e Andreotti alla fine degli anni ’80 – e addirittura vicepresidente del Consiglio con il D’Alema I (1998-1999).

Il suo maggiore exploit fu l’invenzione del Mattarellum, dal suo nome latinizzato per burla dall’indignato politologo Giovanni Sartori. È il sistema elettorale – parte maggioritario (70 per cento), parte proporzionale (30), con sbarramento al 4 per cento – che incarna il tipico modo dc di conciliare gli opposti con un colpo al cerchio e uno alla botte. Il meccanismo fu paragonato all’ornitorinco, mammifero australiano col becco d’anatra, mani di scimmia, coda di foca. Col Mattarellum si votò tre volte, nel 1994, 1996 e 2001, con vittorie ripartite tra destra (due) e sinistra. Messo alla prova, il sistema se la cavò. Tanto che oggi, paragonato al Porcellum di Roberto Calderoli che lo sostituì, è perfino rimpianto.

mattarLasciato il Parlamento, Sergiuzzo dimostrò di non essere il tipo che resta appiedato senza una poltrona. Entrò subito nel Cpga, il Csm dei giudici amministrativi, incarico di nicchia, come si usa dire, ma discretamente remunerato. Poi, puntò direttamente alla Corte Costituzionale che è la più bella poltrona che ci sia. Dura nove anni, più di ogni alta carica; sei rispettato come un dio, pagato come un principe, intoccabile come un re, in un vorticare di auto blu, autisti, segretari e privilegi vari.

La nomina è stata però laboriosa. Candidato dal Pd, fu eletto il 6 ottobre 2011 dal Parlamento in seduta comune. Avrebbe dovuta farcela alla prima votazione perché c’era l’accordo col Berlusca. Ma si misero di traverso, radicali, Idv e un pezzo del Pd che voleva Luciano Violante, cioè un comunista vero invece di un ex dc. Bisognò così attendere la quarta votazione, in cui basta la maggioranza semplice.

Essendo però incerti i numeri, il Pd, per sicurezza, precettò perfino una puerpera di appena due giorni, ordinandole la tassativa presenza in Aula. La ragazza, allora ancora ignota ai più, era Marianna Madia. La scheda della fatina fu quella decisiva per l’elezione. Mattarella ebbe giusto 572 voti, uno più del quorum.

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Mattarellate

IL PD DI RENZI ELEGGE DC

 

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Milena nel mondo alle 19:11 del 31-11-2015

Milena nel mondo alle 19:11 del 31-01-2015

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Putin, Merkel, Obama, Berlusconi: un’artista li mette tutti sul cesso

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a1Si chiama “The daily duty”, i doveri quotidiani, la serie di opere dell’artista sarda Cristina Guggeri, che ha avuto l’esilarante trovata di creare una serie di fotomontaggi con i maggiori leader mondiali seduti ognuno sul suo “trono”.

obamaputinDa Berlusconi alla Merkel, da Papa Francesco alla Regina Elisabetta, da Obama a Putin, tutti sul water.

Che il messaggio subliminale dell’artista sia “ma andate tutti a ca….”?

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http://www.liberoquotidiano.it/gallery/11742339/Putin–Merkel–Obama-.html

http://areashoot.net/category/digital-art/

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Le truppe dell’Isis bombardate dall’aviazione irachena

Cattura

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http://tv.liberoquotidiano.it/video/11749946/Immagini-forti–Le-truppe-dell.html

 

 

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Don Giovanni Bosco dedicò la sua vita per distrarre i giovani dalla strada e dar loro alloggio, cibo e lavoro. Non solo un sant’uomo ma un eroe civile. Eppure…

Un valdese contesta un grande quadro di Don Bosco nel balcone del Municipio di Riesi

Giuseppe Toninelli

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LaICL060343620150130CLIl principio della laicità dello Stato da anni ormai è uno dei temi su cui ampiamente si discute e di laicità delle istituzioni pubbliche si parla oggi anche a Riesi. Tutto nasce dall’esposizione dell’icona di Don Bosco sul balcone centrale del comune di Riesi in occasione dei festeggiamenti del copatrono di Riesi che in questi giorni si celebrano in paese.

A porre la questione della laicità del comune è Pino Testa, ex assessore e membro del consiglio di chiesa valdese. «La facciata del Comune di Riesi – dice Testa -, accanto alle bandiere si è arricchita dell’immagine di Bon Bosco, penso per venire incontro alla sensibilità della maggior parte dei riesini cattolici, ma il Comune non dovrebbe rappresentare tutti? A Riesi oltre ai Cattolici vivono Valdesi, Pentecostali, Testimoni di Geova, Ortodossi, qualche Buddista, associazioni laiche ed anche atei, mi chiedo se tutti questi si sentano rappresentati da una amministrazione che anziché valorizzare lo spirito laico delle Istituzioni ha scelto di privilegiare solo una parte dei cittadini, seppure maggioritaria.
Mi auguro che ci sia un ripensamento e che l’immagine venga tolta, ripristinando la corretta visione di uno spazio pubblico in cui tutti possano veramente riconoscersi al di là della cultura, della religione e delle idee politiche».
Testa ha voluto inoltre precisare che la sua non è una battaglia di religione: «Insieme ai cattolici la settimana scorsa abbiamo avuto una serata ecumenica insieme e abbiamo inoltre portato avanti iniziative per l comunità con per ultimo il patto etico».

DONSembra ormai un caso diplomatico la scelta dell’amministrazione comunale di esporre sul balcone del municipio l’icona di Don Bosco in occasione dei festeggiamenti in onore del santo organizzati dalla comunità cattolica. Fede da un lato e laicità dall’altra hanno spaccato un paese che continua a discutere sull’opportunità di esporre negli edifici statali icone religiose.
Dopo il problema posto dal valdese Pino Testa, circa la laicità delle istituzioni pubbliche, la discussione si è spostata su facebook e non sono mancati gli scontri.

don-boscoDa un lato c’è chi giustifica la scelta sulla base di un senso religioso maggioritario in paese (i cattolici sono la presenza maggiore) o comunque vede nell’icona di Don Bosco un’appartenenza dell’intera comunità riesina ai valori salesiani. Dall’altro invece, oltre a vari esponenti di minoranze religiose, che precisano non si tratta di una battaglia di religione ma del ruolo laico che le istituzioni pubbliche dovrebbero mantenere, si sono aggiunti anche cattolici che hanno condiviso la riflessione sulla laicità delle istituzioni.

A tal proposito il sindaco Chiantia ha detto: «Non c’è niente di scandaloso, nè tantomeno ci sono favoritismi. Se oggi è stato fatto per Don Bosco, domani possiamo farlo per qualsiasi altra figura appartenente ad altri credi religiosi. Non rimuoveremo assolutamente nulla. Visto che si parla di laicità perché lo Stato italiano festeggia il Natale o la pasquetta? Ma su questo nessuno ha mai sollevato il problema».

 

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canPerché si dice… morire come un cane

di B.M. Quartu

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Morire come un cane cioè morire in solitudine, abbandonati e dimenticati da tutti.

Non solo i cani ma quasi tutti gli animali, maggiormente quelli selvatici, sembrano presentire l’arrivo della fine e si ritirano a morire in solitudine. Se vivono in gruppo se ne allontanano spontaneamente; anche perché in alcuni casi sarebbe il gruppo stesso a scacciarli.

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Prima Tv….

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NON FARLA (S)CADERE!!!

 

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Anno nuovo… porta nuova?

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DIEI NOCTISQUE HORAE

Teobaldo FABBRI – Elde BALZONI

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capitolium-libroLe ore del giorno e della notte

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Anticamente i Romani dividevano il giorno nelle seguenti parti:

  • nox media = mezzanotte
  • gallicinìum = canto del gallo
  • diluculum = l’alba
  • aurora = l’aurora
  • primo mane = di primo mattino
  • mane = mattino
  • ad meridìem = mattino avanzato
  • merìdies = mezzogiorno
  • de merìdie = subito dopo mezzogiorno
  • hora suprema solis o supremo sole = il tramonto
  • vesper = l’imbrunire
  • crepusculum = la sera (opposto di diluculum)
  • concubium = l’ora del riposo
  • ìntempesta nox = notte profonda.

solMa la divisione del tempo non era molto regolare; lo divenne quando, verso il 300 a. C., fu introdotto in Roma il solarium (=orologio a sole) consistente in un’asta (gnomon) fissata perpendicolarmente su una superficie di marmo, su cui erano tracciate le linee corrispondenti alla ore: l’ombra che si proiettava dall’asta indicava l’ora.

Nel primo secolo dopo Cristo fu inventata la clessìdra (clepsydra) rudimentale orologio ad acqua o a sabbia che offriva il vantaggio di far conoscere l’ora sia di giorno che di notte.

Il giorno era diviso in 12 ore dalle sei del mattino alle sei di sera: hora prima, secunda, tertia, ecc.; la sesta corrispondeva a mezzogiorno.

capitolium-ore

La notte, che pure constava di 12 ore e andava dalle sei di sera alle sei del mattino, era divisa in quattro vigiliae (da vigilo=sto sveglio) di tre ore ciascuna, chiamate così perché corripsondevano al turno di veglia delle sentinelle:

  • Prima vigilia = prima veglia – dalle 18 alle 21
  • Secunda vigilia = seconda veglia – dalle 21 alle 24
  • Tertia vigilia = terza veglia – da mezzanotte alle 3
  • Quarta vigilia = quarta veglia – dalle 3 alle 6.

Le ore della giornata romana, anche se raggiungono lo stesso totale delle nostre, non erano di eguale durata nel corso dell’anno, ma variavano col variare delle stagioni: quelle d’estate erano più lunghe e più brevi in inverno. E’ stato possibile stabilire una corrispondenza precisa tra le ore dei Romani e le nostre, solo quando nel tardo medioevo, fu inventato l’orologio almeno in parte simile a quelli odierni.

A proposito delle ore, ecco alcune iscrizioni moderne su meridiane:

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