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Archive for 8 dicembre 2014

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petixLa Festa dell’Immacolata

Arturo Petix*

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La festa dell’Immacolata è antichissima in Sicilia.

Se di fatto questa festa venne istituita nel 1852 dopo la proclamazione del domma dell’Immacolata Concezione, in Sicilia fin dal 1643 il parlamento siciliano aveva proclamato l’Immacolata Concezione di Maria Vergine protettrice del Regno di Sicilia.

immacolQuesta è la ragione dei falò, indici di festa grande presso i nostri antenati. Ma il culto della Vergine Immacolata era certamente antico in Sicilia.

Da un canto popolare che si suole fare durante l’accensione dei falò, tuti abbiamo sentito una strofe che dice:

“Li turchi e li francisi

nni vuannu a mulistari

Maria nnavi a sarvari

Maria nni sarverà”.

carlo v

CARLO V – SPAGNA

francesco I francia

FRANCESCO I FRANCIA

SOLIMANO II

SOLIMANO II – TURCHIA

Da quanto dice questo canto nel quale i Turchi e i Francesi sono dati per nemici del Regno di Sicilia, noi possiamo risalire alla data del 1536 quando il cristianissimo Francesco I di Francia si alleava a Solimano II, imperatore turco, contro Carlo V imperatore al cui vasto impero apparteneva il Regno di Sicilia.

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* articolo pubblicato su La Voce di Milena (novembre-dicembre 1978)

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In occasione della festività in cui la statua argentea della Madonna tornerà in processione, ricordiamo gli atti sacrileghi ai suoi danni, da uno dei quali scaturì un linciaggio

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Per un (presunto) furto al tesoro dell’Immacolata il sagrista ci rimise la testa

Walter Guttadauria

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Il primo episodio, che ci riporta indietro di tre secoli, è un feroce caso di linciaggio di cui rimase vittima nel 1713 un sagrista dell’allora Chiesa Madre, accusato di aver spogliato la statua dell’Immacolata degli ori offerti dai devoti: si trattava del simulacro che esisteva prima di quello attuale e che era stato realizzato nel 1682 su commissione dell’arciprete Vincenzo Sammarco e grazie alle elemosine dei fedeli.

Qui a sinistra un'antica stampa che raffigura la scena di un linciaggio. Proprio di un linciaggio fu vittima in città nel 1712 Paolo Andaloro sagrestano della nostra Chiesa Madre, accusato di avere rubato gli ori della statua dell'Immacolata Concezione (a destra). L'episodio si verificò durante l'interdetto proclamato nella nostra diocesi. Altro furto sacrilego è stato quello del 1986

L’antica stampa che raffigura la scena di un linciaggio. Proprio di un linciaggio fu vittima in città nel 1712. Paolo Andaloro sagrestano della nostra Chiesa Madre, accusato di avere rubato gli ori della statua dell’Immacolata Concezione. L’episodio si verificò durante l’interdetto proclamato nella nostra diocesi.

Si tratta di uno degli episodi più crudi di giustizia sommaria registrati negli annali della città, ispirato da un isterismo di massa di presunta matrice religiosa, e che va comunque inquadrato nel clima di acceso fanatismo instauratosi in gran parte dell’isola a seguito degli allora gravi dissidi tra la Santa Sede e la monarchia di Sicilia.

Più specificamente, il riferimento è agli incrinati rapporti tra il potere di Roma e la legazia apostolica (l’istituto grazie al quale i sovrani di Sicilia avevano competenza suprema in materia ecclesiastica e nella disciplina delle chiese), sfociati nella cosiddetta “controversia liparitana” con lo scontro tra il Regno di Sicilia e la Santa Sede innescato da un conflitto locale fra il vescovo di Lipari e alcuni ufficiali fiscali della stessa città che erano stati scomunicati.

La reazione governativa era stata quella di esiliare i vescovi che contrastavano l’autorità regia, tra cui quello di Agrigento nella cui diocesi era compresa Caltanissetta e che per ritorsione aveva sottoposto la stessa diocesi all’interdetto, cioè a dire chiese chiuse e divieto di culto: di conseguenza i preti venivano obbligati con la forza dal governo a dire messa a pena di multe e carcere, il tutto in un clima di accesa rivalità tra la fazione dei curialisti e quella dei governativi.

In questo contesto matura la brutale vicenda di Paolo Andaloro, sagrista della Madrice, che a seguito della chiusura delle chiese si trova senza occupazione. L’uomo cerca così lavoro presso i giurati, vale a dire i rappresentanti locali dell’autorità governativa: e ciò, in una città che sulla questione dell’interdetto ha preso posizione sostanzialmente favorevole alla Santa Sede, gli provoca l’avversione dei filocuriali. Ed ecco presentarsi il pretesto per far esplodere l’ira dei più facinorosi. Una voce – fondata o meno non è dato sapere – propagatasi un giorno per la città, vuole che l’ex sagrestano di Santa Maria La Nova sia tornato furtivamente in chiesa e addirittura abbia compiuto il sacrilegio di rubare il tesoro dell’Immacolata.

Una folla inferocita, chiamata a raccolta dalla campana del pubblico orologio, si scatena così nella caccia all’uomo, che cerca scampo e protezione in un nascondiglio di fortuna, che nell’occasione è la vuota cisterna dell’acqua al servizio del convento di San Domenico. Ma lo sfortunato viene individuato ed uno degli inseguitori più esagitati si cala nella buia cisterna, ma sul momento non riesce a localizzarlo a causa dell’oscurità. Ed è l’Andaloro, terrorizzato, a tradirsi: convinto ormai di essere stato scoperto e sul punto di venire catturato, spara un colpo di pistola all’indirizzo dell’ inseguitore, mancando il bersaglio e facendosi inesorabilmente individuare.

A questo punto l’uomo è facile preda della massa scalmanata e il suo tragico destino sta per compiersi. Tratto a forza fuori dalla cisterna, viene trascinato sui gradini della scala dell’Oratorio della Compagnia del Rosario (all’epoca attiguo al convento di San Domenico). Qui uno dei facinorosi, tra le urla e le invettive dei presenti, con un coltellaccio taglia la testa allo sventurato su una delle pietre della scala. Il brutale assassinio non placa l’ira della folla. In un crescendo di ferocia collettiva, il corpo del sagrista viene trasportato al centro del vicino largo San Domenico e qui dato alle fiamme, dopodiché la sua testa viene conficcata su un’asta acuminata di legno e portata per le vie della città come un trofeo, per essere infine deposta sul tavolo del Magistrato. E’ l’atto finale, l’epilogo macabro della sfida all’autorità del governo da parte di una popolazione che il fanatismo dei filocuriali è riuscito a spingere fino al linciaggio.

Riferendosi al fatto, lo storico nisseno del ‘700 Camillo Genovese, dopo avere accennato a qualche altra irruenza commessa dai facinorosi, scrive che «infine, come al solito, la punizione succedette al furore quando questo si vide freddo», lasciando quindi intuire una dura riposta da parte governativa alla cruenta dimostrazione di forza dei papalini.

LaICL0601a4020141207CLIl secondo atto sacrilego ai danni dell’Immacolata è molto più recente, essendosi verificato nel novembre 1986, quando nottetempo all’interno della Cattedrale vengono sottratti gli addobbi argentei del simulacro, tra cui il grande stellario che adorna la testa della Vergine. Addirittura si compromette l’integrità della statua che viene mutilata del braccio sinistro, pur di arraffare più agevolmente bracciali ed anelli. I ladri pazientemente asportano le centinaia di lamine d’argento che costituiscono il manto con pregevoli ricami, schiodandole una ad una.
Ed è una città piena di sdegno quella che accoglie la notizia, ma è anche una città che sa subito reagire per ridare dignità a quell’antico simbolo di fede. La statua viene, infatti, restaurata a San Cataldo dalla ditta Giuseppe Emma, mentre il rifacimento della veste argentea viene operato a Palermo dalla ditta di Giovanni Scafidi, collaborato dall’argentiere Antonio Amato. E all’appello lanciato dall’allora vescovo mons. Alfredo Garsia, per reperire i 40 milioni di lire occorrenti per il complessivo restauro, risponde la contribuzione popolare, cui si affianca l’offerta dei gioiellieri nisseni di parte dell’argento occorrente.
Un apposito comitato per il restauro viene costituito nelle persone del prevosto mons. Liborio Campione, del parroco don Rosario Salvaggio, e di Francesco Irullo, Libertino Margaglione, Gaetano Lacagnina, Emanuele Maiorana, Carmelo Martorana e Giuseppe Ortoleva. Dopo il lungo restauro, la città si “riconcilia” dunque con la Madonna offesa che torna ad occupare la sua cappella, nel suo rinnovato splendore argenteo

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Proposta Igm: «Disponibili ad adeguare l’impianto di contrada Martino».

«Pronti a gestire la discarica»

Luigi Scivoli

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discarica martino

SERRADIFALCO – DISCARICA CONTRADA MARTINO

La riapertura delle discariche di rifiuti in disuso è sollecitata dal segretario generale della Cisl di Caltanissetta, Enna ed Agrigento Emanuele Gallo il quale sostiene che “oggi che l’emergenza discariche in Sicilia si ripercuote direttamente nella aree interne di Caltanissetta, Agrigento ed Enna, si impone nell’agenda delle istituzioni di riferimento, Regione, Srr e Comuni, una veloce azione per individuare gli impianti pubblici in disuso da riaprire” senza essere bloccati dalle lungaggini burocratiche.

Gallo sostiene che per risolvere il problema del conferimento dei rifiuti di Caltanissetta e dei Comuni della Srr Provincia Nord serve uno sforzo congiunto tra Regione, Srr e Sindaci per riaprire la discarica pubblica di contrada Martino di Serradifalco in disuso da anni” e auspica che “i sindaci avviino il percorso di messa in sicurezza della discarica mettendo a disposizione le risorse, anche in modo graduale, ma con decisione”.

igm1Nel frattempo la Loto Impianti srl, della quale fa parte la Igm Ambiente che ha la gestione del servizio di pulizia della città, ha proposto due iniziative in Project Financing per il riutilizzo proprio della discarica Martino di Serradifalco con la realizzazione, a sue spese e senza alcun onere finanziario per i Comuni di Serradifalco e Caltanissetta, di un impianto di pre-trattamento dei rifiuti urbani (con capacità lavorativa di circa 120 t/g) con annesso impianto di compostaggio, e di due bacini per lo smaltimento di circa 700.000 metri cubi di rifiuti.

loto impiantiL’iniziativa di Project Financing prevede l’adeguamento e l’ampliamento della discarica di Serradifalco con la realizzazione degli interventi appositamente previsti con la condizione che ne venga affidata la gestione alla stessa Loto Impianti srl per 15 anni garantendo “il corretto smaltimento a valle della raccolta differenziata, dei rifiuti urbani dell’Ato Ambiente Cl 1 per almeno 20 anni, servendo di fatto un bacino di circa 125.000 abitanti distribuiti su 17 Comuni”.
Per il solo Comune di Caltanissetta, e quindi per i cittadini che debbono sopportarne il costo, il risparmio sarebbe di 3 milioni l’anno per spese di trasporto dei rifiuti.
La valutazione della proposta spetta ai sindaci di Caltanissetta e Serradifalco e alla Srr Caltanissetta Provincia Nord.

 

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Nuove cure, vecchi… rimedi

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pnIl vivere civile impone regole e comportamenti che, non sempre, vengono accettati e condivisi da tutti, ma si sa che in ogni “famiglia” c’è sempre la pecora nera che esce dal gregge e agisce per conto proprio. Alcune volte capita che il vivere civile viene, a causa di cattive abitudini, frainteso e alcuni finiscono per adoperare cattivi atteggiamenti scambiandoli per buoni. Forse nessuno si è preso la briga di farli notare, forse nessuno ha avuto la necessità di sottolineare i comportamenti negativi, forse nessuno si è “appassionato” a tal punto da suggerire condotte più consone.

Comunque sia, fatto sta che certe persone sono convinte di comportarsi in maniera irreprensibile, giusta, corretta, educata, ma invece sono solo convinzioni che per niente attengono alla realtà vera, anzi, alcuni sono talmente lontani dalla civiltà che anche a voler loro farlo notare, non avrebbero la lucidità mentale di riuscire a comprendere. Gli errori sono sempre degli altri, mai propri!

Cosa fare?

indDiciamo subito che l’arma migliore è l’indifferenza; vero che con questa affermazione non abbiamo scoperto la famosa acqua calda, ma è anche vero che in linea di massima funziona sempre per neutralizzare quelle persone che massimizzano “determinati” comportamenti e provocano una elevata estensione dei cosi detti zebedei.

L’indifferenza non deve intendersi alle condotte semplicemente, ma alla persona interamente, una sorta di … ci sei perché esisti … non ti vedo, ti attraverso con lo sguardo, talmente è inutile la tua essenza. In genere questa gente, essendo convinta di essere costantemente e perennemente in odore di “santità”, tende a stamparsi sul viso una falsa espressione contenta, gaia e serena per camuffare il veleno, il tossico che in corpo giace. Per evitare un improvviso trasbordare.

Il messaggio che dovrebbe arrivare ai mediocri è quello del “fine trasmissioni”, “chiuso”, “the end”, “fine” … e sinonimi, ma il più delle volte succede invece che queste persone di bassissimo valore non riescano a comprendere dove sta l’errore, dove sta il malinteso; in poche parole se da una parte hanno tutte le facoltà per comportarsi in maniera esclusivamente negativa nei confronti degli altri, paradossalmente non riescono a tradurre per esteso il codice dell’indifferenza! Insomma persistono in una imperterrita quanto insignificante crociata del cattivo gusto. Riteniamo che la convinzione sia ancora più pericolosa della amara realtà … forse dubitano delle capacità cognitive e meta cognitive degli altri!

fugaPurtroppo per questa specie l’indifferenza non basta, purtroppo, e ripetiamo purtroppo, in tali casi bisogna proprio passare alle maniere drastiche per stabilire definitivamente il feedback: negativo.

Rimane come estremo rimedio il classico, plebeo e volgare dell’equivalente avviarsi verso una meta imprecisata corrispondente ad un paese X.

Non è il massimo della raffinatezza, anzi non lo è affatto, però ci toglie dall’imbarazzo di dover sostenere rapporti “forzati” di spontanea incompatibilità umana: risolutivo e terapeutico!

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incidente_3Ancora una croce sulla Ss 189 Palermo-Agrigento, tra Milena e Campofranco. Leggermente feriti gli occupanti delle altre vetture coinvolte, un cinese e un agrigentino.

Roberto Mistretta

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Incidente mortale sulla famigerata strada statale 189 Palermo-Agrigento. Nello scontro fra tre autovetture, ha perso la vita il cinquantaduenne Gioacchino Campanella, di Montedoro. Lievemente feriti gli occupanti le altre due vetture, Bing Zhen, 31enne, cinese che risiede ad Agrigento, ed il trentenne Rosario Varsalona di San Giovanni Gemini.

L’impatto tra le tre auto è avvenuto attorno alle 13 di sabato, al km 42, nei pressi della galleria Passo Funnutu, al confine tra Milena e Campofranco, e già in passato teatro di altri incidenti mortali. La vittima viaggiava a bordo di una Fiat Punto, il cittadino cinese era alla guida di una Kia Carnival mentre Varsalona si trovava a bordo della sua Fiat Stilo.

A sinistra la raccapricciante scena del cadavere a terra coperto da un lenzuolo tra due delle autovetture coinvolte nel sinistro. Sopra Gioacchino Campanella, dipendente Anas di 52 anni, morto nel tragico incidente

A sinistra la raccapricciante scena del cadavere a terra coperto da un lenzuolo tra due delle autovetture coinvolte nel sinistro.

All’origine dell’impatto sembra abbia contribuito anche l’asfalto reso viscido da una leggera pioggia che aveva cominciato a cadere ed avrebbe provocato la perdita di aderenza degli pneumatici. Sull’esatta dinamica del sinistro sono comunque in corso ancora accertamenti da parte dei carabinieri della Compagnia di Mussomeli guidata dal capitano Luigi Balestra. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Agrigento, i carabinieri delle Stazioni di Campofranco e Montedoro e l’aliquota Radiomobile, gli operatori del 118 con le ambulanze e perfino l’elisoccorso che tuttavia ha ripreso il volo a carico vuoto.

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Infatti per il povero Campanella non c’era più nulla da fare ed il suo corpo è stato quindi trasportato all’obitorio dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Gli altri due feriti sono invece stati trasportati all’ospedale “Maria Immacolata-Longo” di Mussomeli dove sono stati presi subito in cura dal personale di servizio. Per loro tanta paura ma niente gravi conseguenze fisiche.
Il traffico sulla Ss 189 è rimasto bloccato per ore e le vetture in transito sono state deviate su percorsi alternativi.

Da ieri, insomma, un’altra croce s’è aggiunta al triste rosario di morti che segna chilometro dopo chilometro la Ss 189 Palermo-Agrigento. Un sabato tragico per i familiari che piangono l’ennesima vittima su uno dei tracciati più pericolosi dell’isola.

Gioacchino Campanella, dipendente Anas di 52 anni, morto nel tragico incidente

Gioacchino Campanella, dipendente Anas di 52 anni, morto nel tragico incidente

Gioacchino Campanella era sposato e padre di tre figli. Il sindaco di Montedoro, Federico Messana, così lo ricorda: “Sono quei casi in cui è davvero difficile parlare. Sono molto addolorato in questo momento ed assai vicino alla famiglia. Gioacchino era uno di noi, un gran lavoratore, molto legato alla famiglia e quand’era libero dagli impegni trascorreva il tempo con gli amici, in piazza o al bar”.

Pochi anni addietro nell’aula consiliare del comune agrigentino di Casteltermini i sindaci del Vallone avevano discusso sulla sicurezza della Ss 189, un tracciato che si snoda per poco meno di 200 dhilometri ma dove i morti davvero non si contano più. Quell’incontro dei sindaci fu l’ultimo in ordine di tempo, ma la strada è sempre pericolosissima, specie quando piove. E a parte l’alta velocità che indubbiamente nella stragrande maggioranza dei sinistri stradali è fattore scatenante, rimane la pericolosità di un tracciato ormai insufficiente a smaltire l’enorme mole di traffico che ogni giorno vi si riversa.

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Della morte di un innocente si fa spettacolo

Attilio Doni

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v1“La bambina più bella del mondo e il rispetto che dobbiamo imparare”, è il titolo di un articolo del prete e scrittore Mauro Leonardi, su L’Huffington Post del 5 dicembre. Dobbiamo “cacciar fuori dalla porta della nostra vita la mancanza di rispetto per i bambini, la strumentalizzazione che ne facciamo attraverso le immagini”, scrive l’autore. «Rispetto anche se le intenzioni sono buone, anche se sono buonissime. Facciamoli diventare la pietra di paragone del nostro rispetto quotidiano». Giustissime considerazioni.

L’autore non ha fatto cenno ad un’altra gravissima mancanza di rispetto: la strumentalizzazione dei bambini morti, dei bambini tormentati e uccisi. Nel pomeriggio, suppergiù alla stessa ora, vado in cucina a riempire la mia bottiglietta d’acqua e passo per il soggiorno dove la mia consorte tiene il televisore acceso, anche se guarda e non guarda giacché nel frattempo legge o fa altro.

tvBene, da un po’ di tempo, tutti i giorni immancabilmente un giornalista conduce una trasmissione sul piccolo ucciso a Santa Croce Camerina. Tutti i giorni. Non è un giornalista di cronaca nera che deve necessariamente occuparsi della triste vicenda, e neppure un poliziotto, o un medico o un giudice, no, è un giornalista che della morte di un innocente fa spettacolo. Invita anche esperti per svolgere la sua inchiesta. Tra questi ieri ho visto una signora che fu Presidente della Camera, Irene Pivetti. E sembra che non si parli più di un bimbo vero, ma della vittima di un giallo a puntate. Una fiction. C’è solo da sperare che trovino presto il colpevole. Così le puntate finiscono e il povero Loris sarà lasciato in pace. Requiescat in pace. Dimenticavo. la trasmissione è “La vita in diretta”. Perché no: “La morte in diretta”?

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asil

I figli piccoli degli oppositori vanno all’asilo… politico?

 

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