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Archive for 16 dicembre 2014

Che figure!!!

images36YAT32OL’orecchio di Dionisio…

 

Appoggiati alla finestra …

Non sappiamo cosa scatti dentro, ma qualcosa scatta, ormai è certo non appena ci ritroviamo in una condizione di forzata convivenza, ma non quella privata ed intima, come quella semplice e spicciola in cui ogni essere umano avverte la sensazione di soffocamento. Ecco, forse è esattamente quello che deve esserci capitato senza avere avuto neanche il tempo di renderci conto dell’evento … era successo. Sentire l’asfissia e riconoscerla non è una gran bella “emozione”, è per certi tratti una sciagura.

Siamo arrivati al punto di mettere in discussione la nostra impazienza giungendo all’estremo pensiero del “siamo stressati” … “abbiamo bisogno di riposo” … “ … l’intolleranza dipende dal cattivo sonno” … insomma le abbiamo pensate tutte pur di trovare una scusante nei confronti di certa gente inspiegabilmente sempre presente. La conclusione cui siamo pervenuti, purtroppo, ci toglie ogni dubbio e ci scagiona da ogni tipo di pensiero auto-accusatorio: non siamo noi il problema.

opQuello che ci ha definitivamente assolti è stata la dimostrazione matematica, e quando c’è la matematica lo scenario è inoppugnabile, incontrovertibile e certo. Per amore di chiarezza diciamo che la nostra ribellione scatta dopo che ci troviamo 10 volte su 10 il fiato sul collo dei “non direttamente addetti ai lavori”. Se la matematica non è un opinione allora è chiaro che la presenza di queste persone non è altro che una oppressione. Non siamo noi ad avere le fisime, ma l’insolenza della suddetta categoria che, per brevità, chiameremo gli “ascoltatori autorizzati”, ma indesiderati.

Che alcune “figure” siano contemplate nel sistema, che queste “figure” siano ausilio indispensabile, che la struttura ne possa trovare utilità è ormai noto a tutti. Ciò che non troviamo ragionevole è la sfrontatezza di sentirsi talmente investiti dal “ruolo” da togliere il respiro. Insomma, diciamola tutta … e va bene l’utilità, e va bene l’efficacia, e va bene la validità (?), ma ad un certo punto bisogna capire quando è il momento di uscire dalla porta e lasciare libero il “passaggio”. Il cittadino, l’utente, il dipendente o chicchessia non può sopportare l’idea e l’obbligo di dover sempre e costantemente discutere dinanzi a queste presenze! Come andare dal prete e doversi confessare anche col sagrestano! Eh no!

“L’operazione bis” non è applicabile in tutti i settori, funziona al supermercato … ma non è pensabile altrove.

Uno dei requisiti di queste figure è la responsabilità nel gestire al meglio le eventualità in cui se ne richieda la presenza, ma ci chiediamo da tempo, visto l’andazzo delle cose, quale responsabilità c’è nel non riuscire a comprendere le competenze proprie che l’incarico richiede. Crediamo a questo punto che necessiti un vademecum di buona educazione più che un codice di professionalità.

secIl quibus è il solito: molto dipende dal rispetto, dall’opinione, dalla considerazione che ognuno di noi nutre nei confronti dell’altro; qualcuno potrebbe dire che è solo una questione di educazione … e non ci starebbe male.

Essere ossessivamente presenti, approfittando magari del ruolo o delle funzioni, è in sé mancanza di intelligenza. Non è necessario che qualcuno ci faccia notare l’eccesso, ognuno di noi dovrebbe essere in grado, magari facendo riferimento al proprio comportamento ed ai propri desideri, quando la nostra presenza, o anche l’interferenza, è fuori luogo o addirittura molesta per la privacy, per l’intimità, perchè ognuno ha bisogno dei propri spazi … certo, occorrerebbe essere dotati di un minimo di intelligenza!

Che figure …!

22 21

16 dicembre 2014 – ore 22:21

 

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Camelie

All’ombra delle camelie

 di Briciolanellatte

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b2Era la quarta pianta che gli moriva.

Questa volta gli dispiaceva ancora di più vista la cura che ci aveva messo. Saverio si era fatto persino consigliare da un giardiniere e aveva effettuato approfondite ricerche su ciò che sarebbe stato più adatto per quel punto del giardino. Alla fine aveva optato per una bella camelia. Per qualche mese aveva avuto anche l’illusione che avesse attecchito ma poi, al termine dell’estate, nonostante le regolari annaffiature, si era improvvisamente seccata. E ora Saverio era lì che la osservava come volesse interrogarla. Forse c’è qualche infestante nel terreno che attacca le radici, concluse tra sé e sé. Bisognerà cambiare la terra.

Così si armò di carriola e vanga e si mise al lavoro. Non era passato un quarto d’ora che la vanga toccò qualcosa di resistente. Ecco, pensò, un sasso. Per forza non cresce nulla: le radici non possono espandersi. Proseguì nello scavo cercando di delimitare l’oggetto, accorgendosi, però, dopo qualche attimo, che si trattava di ben altro: era una robusta botola in ferro incastrata tra mattoni pieni. La ripulì ben bene e l’alzò: un pozzo artesiano di poco meno di un metro di diametro si spalancò alla sua vista. Si sporse per apprezzarne la profondità, ma il buio là sotto era denso e la luce del sole, oramai quasi al tramonto, sembrava esserne risucchiata. Neppure il fascio di luce della torcia ebbe ragione di quella spessa oscurità.

Ma Saverio voleva sapere se ci fosse o meno l’acqua: gli avrebbe fatto comodo disporne per il prato. Prese così una lunga canna di bambù e con quella cercò di toccare il fondo. Niente. Poi ne legò due e quindi tre insieme e finalmente lo avvertì. La scala in alluminio per la potatura delle querce sarebbe bastata. La calò lentamente fino a quando non la sentì appoggiarsi sul solido. Scese con circospezione munito della sua torcia. L’odore di muffa era molto acre e lo aggredì immediatamente alla gola mentre l’aria stantia lo faceva respirare a fatica. Era tentato di tornare indietro, poteva essere pericoloso.

teleLa necessità di saperne di più, però, l’ebbe alla fine vinta. Una volta arrivato sul fondo trovò tuttavia solo terra e sabbia, oltre a strani funghi grigi e a sassi: era tutto asciutto; freddo, ma asciutto. Smuovendo il terreno alla ricerca di una traccia consistente di umidità fece capolino una specie di scatolina di plastica verdastra con un’antennina e un unico bottone. Che strano oggetto, pensò. E premette il pulsante. Con sua grande sorpresa si accese subito una spia azzurra che, accecandolo, inondò il pozzo; dovette pure aver gridato per lo spavento perché, dopo un po’, ancora si avvertiva tra quelle pareti di cemento il rimbombo di un suono cupo.

Risalì in superficie deluso. Lo incuriosiva però la scatolina che aveva portato su con sé: pareva un giocattolo d’altri tempi. La foggia era quella di uno dei primi telecomando per macchinine elettriche ma mancavano altre leve e potenziometri; forse più verosimilmente era un giocattolo per bambini molto piccoli e serviva solo a quello: ad accendere la luce azzurra. Curioso però che dopo tutti questi anni funzioni ancora, pensò.
In quel mentre il cane del vicino prese ad abbaiare, come spesso faceva a ogni ora del giorno e della notte. Certo sarebbe bello che questo coso servisse a far azzittire i cani molesti o quantomeno a fargli abbassare il volume, si disse. E schiacciò ancora il pulsante del telecomando puntandolo in direzione dell’abbaio. Un silenzio improvviso sembrò dilagare tra gli alberi e le case. Era da tempo che non sentiva più niente simile. Non è possibile, pensò osservando il dispositivo nelle sue mani. Non ci credo.

(altro…)

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Giannini & Treelle

 scuolaAttacco concentrico nei confronti degli insegnanti

PASQUALE ALMIRANTE

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Sembra stia partendo un attacco concentrico nei confronti degli insegnanti.

trelleA dare l’avvio un articolo del presidente di Treellle, una fondazione che si occupa anche di scuola, il quale, dopo avere spiegato i risultati dell’indagine “EducationatGlance” dell’Ocse arriva a una conclusione: «Il vero problema del nostro Paese è che spendiamo male, non che spendiamo poco. Abbiamo troppe materie, troppe ore di lezione, troppe sedi, programmi enciclopedici, mentre prestiamo scarsa attenzione alla selezione accurata di presidi ed insegnanti, che sono quelli che fanno la vera differenza fra una scuola e l’altra». E a dimostrazione porta il consueto esempio della Finlandia dove i ragazzi primeggiano nel mondo, ma dove pure i docenti sono rigorosamente selezionati. Né d’altra parte, se non si parte dalla scuola e dall’istruzione, si può pensare di ottenere non solo buoni cittadini, ma anche competitività; e a dimostrazione, il presidente Treellle, porta anche la scarsa “densità” dei titoli di studio «posseduti ed al livello di competenze, accertate da indagini internazionali come quella sugli apprendimenti dei quindicenni e quella sulle competenze degli adulti».
giannini

Conferma questa analisi la ministra dell’istruzione, Giannini: «Stiamo mettendo in cantiere il più ambizioso piano di stabilizzazione mai tentato: presto avremo 150mila insegnanti di ruolo in più, un terzo dei quali da anni già lavorano come se lo fossero», ma, aggiunge la ministra, «in cambio chiediamo ai docenti di aiutarci a cambiare la scuola. Chiediamo un cambio di passo. Noi vogliamo insegnanti che siano strutturalmente e continuativamente formati e aggiornati e che trovino nella valutazione non la punizione o il premio, ma la conferma o la rivisitazione del loro lavoro. E trovino però anche un’attribuzione meritocratica di un avanzamento in carriera o di un maggiore stipendio. E in cambio chiederemo ai professori di impegnarsi di più».

Considerazioni, quelle di Giannini e di Treellle, che hanno diviso i prof: convinti in molti del rigore della selezione, scettici altrettanti, arrabbiati altri ancora, soprattutto sull’idea della valutazione: chi valuta chi e come? E inoltre: chi seleziona chi e come? Ma la domanda cruciale resta: perché siamo sempre gli ultimi nelle rilevazioni internazionali? Cos’ha la Finlandia, ma anche la Corea, più di noi? E perché da quelle parti la professione è ben pagata, altamente considerata e di prestigio?

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L’Ottavo Killer

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Il pesce cannibale

ALEPISAURUS FEROX

Yahoo

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Alcuni bagnanti di una spiaggia del North Carolina hanno trovato un Alepisaurus ferox, detto anche “pesce lancetta”: si tratta di un pesce non commestibile che vive di solito a 1000 metri di profondità. Si nutre principalmente di calamari, salpe, altri pesci e… esemplari della sua specie.

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Già, perché l’Alepisaurus ha la particolarità di essere “cannibale”!

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90

Un onorevole retto deve stare a 90°?

Zap&Ida

 

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