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Archive for 9 dicembre 2014

La mafia della carità sulla pelle di stranieri e italiani tartassati

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barcone di soldiOltre a rivelare gli incroci tra politica e malavita nel cuore della Capitale, il romanzo criminale scritto dai pm di Roma racconta l’esistenza di un mercato attorno all’assistenza di immigrati, profughi e rom.

Non che il commercio fosse totalmente ignoto: Libero all’argomento ha dedicato numerosi articoli, descrivendo i costi dell’immorale commercio che fiorisce attorno alla parola accoglienza. Ma fino a ieri appunto eravamo in pochi a parlarne, mentre altrove si preferiva ignorare le speculazioni sugli aiuti offerti a chi sbarca in Italia.

Ora però le parole intercettate dagli inquirenti non lasciano spazio a dubbi: «Sai quanto ci guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno», diceva il boss della cooperativa incaricata di aiutare nomadi e extracomunitari. Ovvio, ospitare centinaia di disperati in capannoni, campi allestiti in periferia e vecchi edifici rimessi in sesto per l’occasione è un affare d’oro dato che paga lo Stato.

E lo Stato paga senza fiatare e senza andare troppo per il sottile. Trentacinque euro al mese netti, cioè senza Iva, per ogni profugo. Se poi l’ospite è minorenne si arriva a 45. Considerando che un pasto in mensa costa 4 euro e tra acquisti di prodotti per l’igiene personale e il lavaggio delle lenzuola, cui si sommano i costi fissi di acqua, luce e riscaldamento, si può arrivare a una ventina, di denaro ne avanza e anche tanto.

Il nostro Matteo Pandini, aiutato da esperti del settore, ha fatto un calcolo medio di 300 euro al mese di guadagno netto, che se moltiplicato per gli stranieri arrivati quest’anno in Italia (140mila fino a ottobre) dà la bella cifra di ameno 500 milioni di euro solo nel 2014, una torta che fa gola a molti, soprattutto nel giro della malavita.

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Evitare speculazioni su accoglienza immigrati

Fabrizio Santori

santori

Fabrizio Santori

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“Spero che la terribile emergenza di Lampedusa e la disponibilità del sindaco Marino ad accogliere parte dei rifugiati non porti a nuove situazioni di sperpero e di mancata trasparenza, così come avvenuto recentemente per l’emergenza nord Africa gestita dalla Protezione Civile nazionale.

Un passato che ha portato, per ogni profugo, lo stato italiano a spendere ben 42 euro al giorno e 80 € se è un minore, senza comprendere i beni di prima necessità. Fino ad aprile 2012 in Italia infatti erano stati spesi 520 milioni di euro per l’emergenza Nord Africa ai quali vanno aggiunti i 55 milioni di euro destinati al business dei presunti minorenni. Una situazione che era stata già denunciata, anche perché a prendersi l’onere, ma soprattutto il beneficio, di questa grossa grassa assistenza erano risultate le solite associazioni.

romOra basta è tempo di smascherare questo business dell’immigrazione che rischia di far esplodere il sistema sociale della città”, così dichiara in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio, denunciando il rischio di nuovi sperperi e di tensioni sociali legate all’ospitalità che verrà data agli immigrati di Lampedusa.
“Roma continua ad ospitare un numero rilevante di immigrati in decine di centri di accoglienza posizionati in tutta la città e le conseguenti tensioni sociali sono legate alle strutture che ospitano i profughi, alcune abusive come Ostiense, Ponte Mammolo, Romanina, altre regolari, che hanno comportato in entrambi i casi enormi problematiche di vivibilità con la cittadinanza residente. In tal senso, l’auspicio è che Ministero degli Interni, Prefetto e Sindaco di Roma vigilino su un severo processo di individuazione delle strutture e sulla necessità di vedere salvaguardata anche la quotidianità e la sicurezza dei romani, oltre che il decoro della nostra città”, conclude Santori.

Era il 7 ottobre 2013

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ROMA LADRONA

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Vaccino influenza. Anche l’Europa “assolve” il Fluad: “Non ci sono rischi. Nessun legame con quelle morti”. Pecorelli (Aifa): “E ora fiducia”

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Il verdetto in una nota diffusa oggi dal Comitato europeo per la farmacovigilanza (PRAC) che sottolinea che “non ci sono evidenze tra vaccino e decessi registrati in Italia”. Pecorelli (Aifa): “Adesso è importante ripristinare un clima di fiducia nelle vaccinazioni per evitare le conseguenze negative dell’influenza nei soggetti a rischio e negli anziani”

03 DIC – “Dopo un’attenta valutazione di tutte le evidenze disponibili, il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC) riunito presso l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) a Londra, ha concluso che non esiste alcun nesso causale tra i vaccini antinfluenzali Fluad e gli eventi avversi segnalati in questi giorni”, così il presidente dell’Aifa Sergio Pecorelli dando la notizia dell’attesissimo verdetto internazionale.

L’aumentata frequenza – aggiunge il Presidente dell’AIFA – risente certamente dell’impatto mediatico su operatori sanitari e cittadini dei primi casi inseriti nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza, che hanno determinato il divieto di utilizzo a scopo cautelativo di due lotti adottato dall’AIFA.

È particolarmente importante ora ripristinare un clima di fiducia e serenità rispetto alla vaccinazione antinfluenzale e ribadirne l’importanza nella prevenzione delle complicanze dell’influenza, che ogni anno sono causa di migliaia di decessi, specie nella popolazione anziana”.

Come annunciato nei giorni scorsi dall’AIFA e dall’Istituto Superiore di Sanità, l’esito delle prime analisi effettuate sui vaccini antinfluenzali FLUAD appartenenti ai lotti oggetto di divieto di utilizzo (143301 e 142701), è stato completamente negativo. I risultati dei test hanno confermato la sicurezza di questo vaccino antinfluenzale, escludendo la presenza di endotossine e hanno mostrato che il contenuto e l’aspetto dell’antigene del vaccino del virus dell’influenza risulta conforme alle specifiche di qualità.

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AVVISO PUBBLICO

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centro-commerciale-di-milena1Si tratta di una locazione per attività commerciale e/o affine. La durata della locazione è prevista per anni 9 (nove) rinnovabili. Le ditte interessate dovranno fare pervenire l’offerta all’interno di una busta chiusa, sigillata e controfirmata in tutti i lembi entro una data stabilita. Sulla busta dovranno essere indicati nome, cognome, ragione sociale o denominazione ed indirizzo del partecipante; e la dicitura: “avviso pubblico per l’assegnazione in locazione dell’immobile di proprietà comunale denominato “centro commerciale”.

Documentazione richiesta:

  • Domanda di partecipazione in bollo di Euro 16,00 datata e sottoscritta, nella quale si richiede espressamente di partecipare all’avviso pubblico per l’assegnazione in locazione dell’immobile. Imprese individuali: nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, codice fiscale del partecipante, il numero di partita iva ed il numero di iscrizione nel registro delle imprese; persone giuridiche e società di persone: ragione sociale o denominazione, sede legale, codice fiscale/partita iva, estremi di iscrizione presso la camera di commercio, elementi identificativi del rappresentante legale. Il partecipante deve indicare il numero di telefono e/o cellulare al quale risulta reperibile. L’interessato inoltre dovrà dichiarare l’accettazione incondizionata del contenuto del presente avviso. L’omessa dichiarazione comporterà implicito assenso.
  • Dichiarazione sostitutiva sottoscritta con allegata fotocopia di un documento di identità o di riconoscimento del sottoscrittore, nella quale il rappresentante legale dichiara che la stessa non è fallita o sottoposta ad altra procedura.
  • Dichiarazione sull’attività commerciale e/o affine che intenderà svolgere nell’immobile per cui si formula l’offerta.
  • Offerta economica datata e sottoscritta su un foglio in carta semplice contenuto in una ulteriore busta chiusa e controfirmata su tutti i lembi di chiusura dal partecipante con indicazione del mittente contenente la dicitura “OFFERTA”. A pena di esclusione l’offerta economica dovrà essere pari o superiore al canone annuo posto a base d’asta che è di Euro 16.000,00 per ciascun lotto (€ 32.000,00 per l’intero immobile). La ditta interessata potrà partecipare per un lotto o per l’intero immobile.

centro comm panSi procederà ad assegnazione anche in presenza di una sola offerta valida. Saranno prima esaminate le istanze di partecipazione per l’intero immobile e solo in caso mancanza di richieste si procederà all’esame delle altre istanze.In caso di parità di offerte si procederà tramite sorteggio. I relativi lavori dovranno essere ultimati entro 6 mesi dalla data di stipula del contratto d’affitto. Nel caso di aggiudicazione dei due lotti a due distinte ditte si procederà alla realizzazione di una paratia divisoria, le cui spese saranno a carico di entrambi gli aggiudicatari, nel caso si pervenga alle aggiudicazioni dei due lotti, altrimenti la spesa sarà divisa con il Comune.

locaSono interamente a carico dello/degli aggiudicatario/i tutte le spese per pulizia, fornitura di acqua, energia elettrica, gas, nonché di tutti gli altri servizi che si rendono necessari per il funzionamento della struttura. Sono, altresì, a carico dello/degli aggiudicatario/i i costi relativi alle variazioni o nuovi allacci delle utenze (luce, gasa, acqua, etc) da dividersi in parti uguali in caso di due aggiudicatari. Sono, inoltre, a carico dello/degli aggiudicatario/i le spese per la stipula del contratto che prevederà un deposito cauzionale da parte del locatario equivalente a due canoni mensili e il pagamento mensile che dovrà avvenire anticipatamente entro i primi dieci giorni di ogni mese. Il contratto di locazione dovrà essere stipulato entro il termine perentorio di giorni novanta decorrenti dalla data di aggiudicazione. Gli interventi di manutenzione straordinaria, ove necessari, sono a carico del Comune.

loca2L’aggiudicatario dovrà presentare prima della stipula del contratto a pena di decadenza dell’aggiudicazione, il certificato penale generale del Casellario Giudiziario non anteriore a sei mesi, in caso di società ed Enti diversi, tale documento dovrà essere presentato per tutti gli amministratori e legali rappresentanti.

L’immobile potrà essere utilizzato per la vendita e/o produzione e/o esposizione inerenti l’attività commerciale e/o affine dichiara in fase di partecipazione. Le spese occorrenti per la sola funzionalità ed agibilità, quantificati in € 60.000,00 e meglio definiti nella relazione tecnica visionabile presso l’Ufficio Urbanistica, nelle ore di ufficio, sono a carico dello/degli aggiudicatario/i e sono scomputabili dal canone di locazione nella misura effettivamente sostenuta e dimostrata fermo restando il limite massimo di € 60.000,00, per l’intero immobile.

Il canone annuo di aggiudicazione, nel caso di aggiudicazione dell’intero immobile, subirà una riduzione annua di € 2.000,00 per ogni lavoratore, tranne il/i titolare/i, residente a Milena da almeno cinque anni, rapportata alla durata del contratto di lavoro, mentre nel caso di aggiudicazione di un solo lotto la riduzione annua sarà del 10%. dell’importo di aggiudicazione..

Non è ammesso il sub-affitto in tutto o in parte.

 

LEGGI L’AVVISO PUBBLICO INTEGRALE

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denaroali«Che fine ha fatto il premio per la differenziata?»

Carmelo Locurto

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Serradifalco: ancora un botta e risposta tra l’ex assessore Francesco Valenti ed il sindaco Giuseppe Maria Dacquì, questa volta sul caro bollette rifiuti.

In una lettera aperta l’ex assessore ha sottolineato: «Il mio Partito, il Pd, ed io chiediamo scusa ai cittadini ai quali avevamo prospettato un sindaco capace che, invece, non si è dimostrato tale».

L'ex assessore Francesco Valenti

L’ex assessore Francesco Valenti

Valenti ha rilevato: «In 4 anni di gestione locale della spazzatura, fino alle mie dimissioni, il Pd non ha mai fatto registrare né emergenze rifiuti né aumenti di bollette; il Pd, tramite la mia persona, ha portato a termine il lavoro iniziato da Peppe Lucchese riuscendo a fare partire il centro comunale di raccolta che sarebbe stato la soluzione per abbattere il costo della bolletta rifiuti».
Francesco Valenti, ricordando la lettera del 23 aprile 2013 a firma sua e del sindaco inviata ai cittadini per invitarli a fare la differenziata ed ottenere premialità, ha sottolineato: «I cittadini aderirono all’appello entusiasticamente, mancava solo il regolamento per le modalità di rimborso delle premialità; provai a farlo approvare, ma dovetti fare i conti con uno scaricabarile continuo tra uffici che lo fece impantanare nelle secche di una burocrazia alla quale il sindaco non seppe o non volle impartire direttive concrete. Che fine hanno fatto il regolamento sulla premialità, i cassonetti per la differenziata, il porta a porta e gli stessi sacchetti per la differenziata?
Il sindaco vuol far credere che il costo delle tariffe e l’ammontare economico complessivo del piano finanziario non lo decide lui: la smetta di prendere in giro i cittadini perché è lui a dare le direttive». L’ex assessore ha poi rilevato: «Il costo del servizio è stato calcolato sulla base di un conto consuntivo o presunto, e cosa comprende? Perché la raccolta differenziata, malgrado sia stata da me avviata non è mai decollata e, addirittura, è stata tralasciata? Perché i cittadini che hanno fatto la differenziata non hanno ottenuto alcuno sgravio in bolletta? ».

 il sindaco Giuseppe Dacquì

il sindaco Giuseppe Dacquì

Il sindaco Dacquì ha replicato: «Valenti e Lucchese, chi li ha mai visti? Due assessori latitanti sin dalla loro nomina; Valenti ha inaugurato il centro comunale raccolta rifiuti (Ccr), un’opera in realtà fatta realizzare tanti anni prima, e pur di vendere aria fritta ha voluto distribuire alla cittadinanza una lettera da lui predisposta in cui si puntava sulla raccolta differenziata con la premialità; gli feci notare che era necessario fare un regolamento che, tuttavia, non ha mai predisposto né portato in consiglio, come dimostra la mancanza di atti ufficiali».

Il primo cittadino ha poi proseguito: «Non è vero che sotto il suo assessorato non c’è mai stata alcuna emergenza rifiuti; ricordo che si registrò nell’estate del 2013; quella volta, essendo fuori sede, fui avvisato da un cittadino e non da lui e risolsi l’emergenza telefonicamente senza il suo ausilio». Il sindaco ha aggiunto: «Sempre in quel periodo, con il suo assenso, gli operatori dell’Ato Cl1 rimossero i contenitori della differenziata che non decollò anche a causa della mancanza di sacchetti per la raccolta che l’ex assessore si impegnò ad acquistare senza però mai giungere a nulla di fatto, contrariamente a quanto sta avvenendo grazie all’impegno dell’assessore Cordaro che, a differenza di Valenti, dedica più tempo alle tematiche ambientali».

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Un po’ di RELAX

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abcE’ corretta la locuzione “Tra sé e sé”

col significato di “Nel proprio intimo”?

 

Risposta

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Premiata ditta Matteo TV

 Selvaggia Lucarelli“Salvateci dalla Matteo Tv, Renzi e Salvini ci entrano in casa anche a video spento”

Selvaggia Lucarelli

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È davvero un peccato che il proprietario di Agon Channel Francesco Becchetti abbia avuto l’idea di portare in Albania volti ormai spariti dai palinsesti della tv italiana e non ci abbia fatto il favore di prendersi per un po’ i due Mattei. Non so se lo stesso inquietante fenomeno si ripete pure a casa vostra, ma dal mio plasma ormai Salvini e Renzi sbucano pure a tv spenta tipo bambina di The ring.

leUna presenza così massiccia in coppia si ricorda solo nel 2004, solo che le due spammatrici dell’etere erano le sorelle Lecciso. La differenza sostanziale però, sta nel fatto che all’apice della popolarità Loredana rifiutò di spogliarsi mentre Salvini ha accettato. Del resto, un rifiuto di Salvini a qualsiasi proposta, invito o ospitata è attualmente quotato alla Snai quanto la candidatura di Marco Predolin al Quirinale.

E diciamolo, all’inizio ci siamo anche divertiti. Matteo era l’uomo nuovo, l’opposizione casual, la felpa della porta accanto. Il politico che entra nel salotto buono della politica e poggia i piedi sul tavolino basso. Ora però l’effetto Lecciso comincia a farsi sentire.

saNell’ultimo mese e mezzo è capitato che abbia aperto l’armadietto delle medicine in bagno e ci abbia trovato Salvini che parlava di immigrazione. In novanta giorni circa Matteo/Loredana è stato ospite di Ballarò, 8 e mezzo, La vita in diretta, Porta a porta, Agorà, La gabbia, Matrix, Le iene, Dimartedì, L’aria che tira, Mezz’ora, Piazza pulita, Servizio pubblico ma anche in tutte le radio dell’etere, da Rtl a Radio24 e perfino alla presentazione del libro di Vespa in piazza a Salerno. In pratica, passa più tempo con Brunetta che con la sua compagna, roba che nella classifica delle perversioni è seconda solo a un calendario della Pezzopane. Che poi siamo onesti (e qui me la prendo con gli autori): alla 570sima intervista, cos’altro si può chiedere a Matteo Salvini che non gli sia stato già domandato altre 569 volte? Credo che ad oggi le uniche domande che Floris e Formigli non gli abbiano posto siano «Che fine ha fatto Federica Ridolfi?», «Chi vince Ballando con le stelle?» e «Perché le scenografie di Rai Sport sono più tristi di quella della tv di propaganda sovietica?». Per il resto, Matteo ha risposto a tutto. È stato ovunque. Gli manca solo Detto fatto con la Balivo, ma non escludo che entro Natale non vada lì come tutor nel segmento sulla botanica per spiegare quante volte tocca innaffiare il pelo sul petto per averlo così lussureggiante anche in autunno (probabilmente avrà gli spruzzini automatici sotto le ascelle, visto il tempo che passa in tv).

rePoi c’è l’altra sorella Lecciso, Matteo/Raffaella. Anche Renzi, da settembre ad oggi, in fatto di presenze in tv, se l’è tirata parecchio. È stato da Giannini, Annunziata, Gruber, Telese, D’Urso, Vespa, Fazio e Mentana. Ha saltato solo Tale e quale show ma solo perché come sosia di Mr Bean avrebbe umiliato anche Scanu in versione sosia di Anna Oxa. Del resto, Matteo in tv è un fuoriclasse. Ironico, cazzaro, sempre con la battuta nascosta nella manica della camicia bianca. Nel confronto con Mentana e Travaglio più che a Bersaglio mobile pareva di assistere a La sai l’ultima. Mancavano solo Berlusconi a raccontare barzellette e un editoriale di Massimo Ferrero. Mica come i grillini che ogni volta che vanno in tv, e cioè a ogni sorriso di Pirlo, fanno casini. E nell’ultimo caso per colpa di Renzi per giunta, che in piena sindrome Lecciso riesce ad entrare in tv pure dal telefono, mentre intervistano Artini.

Piccola parentesi: Roberto Casaleggio, per piacere, al prossimo raduno grillino in pullman in uno di quegli agriturismi tristi in cui servono la cena bio alle diciotto e trenta, inserisci nell’ordine del giorno la spinosa questione «Genesi, storia e controindicazioni del fuorionda», perché dopo le figure da pirla di Favia e Artini forse è il caso di spiegare ai tuoi che prima di preoccuparsi dei microchip sottopelle, dovrebbero preoccuparsi dei microfoni sulla giacca.

matteiQuesti incidenti qui ai due Mattei, ai fratelli Lecciso della politica italiana, non potrebbero mai capitare. Troppo abili e sgamati.

agonEd è per questo che, come dicevo all’inizio, propongo al proprietario di Agon Channel di cavalcare la tendenza dei canali tematici e fondare a Tirana, o anche più su, ai confini col Kosovo, una bella «Matteo tv» in cui i due possano occupare i palinsesti 24 ore su 24 interpretando l’uno il conduttore e l’altro l’ospite, a turno, scambiandosi i ruoli, magari con Salvini che sfoggia una felpa sobria con la scritta «Albania» e facendoci così il favore, liberatorio, di liberarci per un po’ dal blob strabordante delle loro facce in tv. Noi italiani siamo perfino disposti a riprenderci indietro la Ventura, Pupo e la Ferilli. Non la Costamagna però, sia chiaro. Quella tenetevela, fatela cittadina onoraria di Tirana e possibilmente, dopo averle dato le chiavi della città, chiudetela bene dentro con i due Mattei. Dopodichè, cambiate serratura. Almeno per un po’. Grazie. Anzi, faleminderit!

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Silvana Grasso

Silvana Grasso

«Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí»

L’eroe greco ha conquistato assai più che la roccaforte di Troia: ha conquistato la bellezza incorruttibile della Pittura, della Scultura e della Poesia

Silvana Grasso

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LaIMO280012820141207CT«Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí». Questo è il testo del racconto più breve che sia mai stato scritto “El dinosaurio” (1959), felicissima opera dello scrittore guatemalteco Augusto Monterroso. «Quando si svegliò, il dinosauro stava ancora lì». Testo enigmatico, intelligente, potente nelle sue minime 43 lettere. Il soggetto è imprecisato, ipotetico. L’individuazione, il rompicapo dell’enigma, è lasciato a quello “scrittore” che iperfeta spesso l’autore medesimo, cioè il lettore. L’avverbio monosillabo «lì» fa lo spartiacque tra lettore e autore, è lo spazio sacro, quasi un penetrale, in cui il narratore non concede accesso all’invadenza del lettore. Ne rivendica per sé proprietà e possesso, in quanto spazio di narrazione, quindi tutto suo, e con l’avverbio intima al lettore invadente un altolà assoluto.

LaIMO2801A2820141207CTSulla potenza della brevitas, parliamo di brevitas come strumento di perfezione letteraria, non certo della brevità numerica di sillabe e lettere, abbiamo più volte detto. Potente, in Poesia, l’epigramma greco e latino, la cui misura perfetta era il distico, una sola coppia di versi. «Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. / Nescio, sed fieri sentio et excrucior» (Catullo, Carmina, LXXXV). In questo conosciutissimo distico il giovane poeta, d’età cesariana, sostiene un ossimoro sentimentale, che cioè si possa amare e odiare a un tempo medesimo: «Odio e amo, com’è possibile, dici. Non so, ma sento che così è, e me ne struggo».
Magnifici gli epigrammi in minimi versi dei nostri Poeti ermetici: «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie (Ungaretti, “Soldati” da L’Allegria). Un distico, che l’uso degli emistichi distribuisce in 4 versi, formando una coppia, solo apparente, di distici.
Ma allora soltanto quel che è breve fa Letteratura? Affatto, il criterio è solo e sempre quello della Poesia, che fa Bellezza, oltre ogni lunghezza di prosa e verso. Prova ne sia l’indiscusso valore delle tragedie greche, dei romanzi greci, latini, russi e d’ogni nazionalità, che sempre e comunque sottostà alla comune patria del Genio. Si potrebbe mai negar valore ad opere epiche e lunghe, in versi esametri, come l’Eneide in 12 libri, l’Iliade e L’Odissea, in 24?

LaIMO2801B2820141207CTA proposito dell’Odissea non ci incuriosisce affatto, ci turba, invece, molto, e molto ci inquieta, l’ennesima “manomissione”, questa volta televisiva -“Ritorno di Ulisse” Raiuno – d’un personaggio quale Ulisse.
Personaggio emblematico, ben oltre il Mito, che ne ha sicuramente permesso la diaspora per continenti geografici e, soprattutto, artistici. Assai più che patrimonio dell’Unesco, Ulisse è patrimonio d’Arte, simbolismo, letteratura che il Santo Padre riconosce come linfa vitale, rigenerante d’un presente alla deriva. Ulisse ha conquistato assai più che la roccaforte di Troia, ha conquistato la bellezza incorruttibile della Pittura (“Ulisse schernisce Polifemo” di W. Turner, “Ritorno di Ulisse” del nostro De Chirico, “Ulisse e le sirene” di J. W. Watherhouse, ecc), della Scultura (valga per tutte il magnifico “Ulisse che acceca Polifemo”, opera di Agesandro, Atanodoro, Polidoro, I d. C.), e ancora della Letteratura (Dante, Foscolo, Saba, Joyce, d’Annunzio, Nietzsche).

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«Nessuna istigazione dell’on. Pagano per la nomina del primario al S. Elia»

V. P.

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paganoNessun elemento poteva far pensare che il deputato nazionale nonché ex deputato regionale di centro destra Alessandro Pagano avesse in qualche modo istigato gli ex dirigenti dell’ospedale “Sant’Elia” a riaprire prima e ad annullare poi il bando di selezione per la nomina del nuovo primario di chirurgia.

Sono i giudici della Corte di Cassazione a scriverlo nella motivazione della sentenza con cui hanno confermato l’assoluzione dello stesso Pagano dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio.

Assoluzione contro cui aveva presentato ricorso il sostituto della Procura generale nissena Fernando Asaro; la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna a 5 mesi inflitta in appello a Pagano nel 2012 e l’accusa aveva presentato ricorso.

la corte di cassazione

la corte di cassazione

«Si può affermare – hanno scritto i magistrati della suprema corte – che il ricorso si limita a prospettare censure ormai del tutto assorbite dalla pronuncia di annullamento di questa corte. La condotta dell’imputato è stata scandagliata e non è emerso alcun interessamento inquadrabile nella figura dell’istigatore».

Secondo quella che era la tesi accusatoria Pagano – all’epoca deputato regionale – avrebbe approfittato, nel periodo 2007-2008, del suo ruolo per esercitare pressioni in modo che venisse favorito il chirurgo Silvio Morini, poi nominato con incarico esterno.
Pagano aveva scelto il rito abbreviato, mentre Morini e gli ex dirigenti Alberto Paladino, Giuseppe Amico e Franco Maniscalco sono stati processati con il rito ordinario ed assolti dal Tribunale “perché il fatto non sussiste”.

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Tuffo nel passato. Ricordo di Rosa Bella che all’alba preparava il caffè per quanti si recavano nelle vicine zolfare

La “cafiata” dei minatori dinanzi la Badia

FRANCO SPENA

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In questa foto s'intravede l'antico "casotto" dell'acqua alla Badia. Era qui davanti che molti anni fa Rosa Bella montava la sua fornacella per preparare, nottetempo, il caffè per i minatori diretti al lavoro. Più tardi la donna avrebbe aperto un bar in corso Vittorio Emanuele, poi distrutto dalle bombe

In questa foto s’intravede l’antico “casotto” dell’acqua alla Badia. Era qui davanti che molti anni fa Rosa Bella montava la sua fornacella per preparare, nottetempo, il caffè per i minatori diretti al lavoro. Più tardi la donna avrebbe aperto un bar in corso Vittorio Emanuele, poi distrutto dalle bombe

La “Badia” era una volta un luogo significativo e importante per la città poiché, fino a quando erano attive le miniere, era, come dire, il capolinea dal quale si avviavano a piedi i minatori per recarsi al lavoro e, successivamente, partivano i camion che li trasportavano fino al Villaggio Santa Barbara.
Il punto di raccolta era in genere il piccolo piazzale antistante il casotto dell’acqua, successivamente costruito e nel quale affluiva “l’acqua di Graciddru”, cioè dell’acquedotto Geraci Geracello.
E’ una piazzola ribassata rispetto alla via Vespri Siciliani tra la parte laterale della Chiesa di Santa Croce e una locanda che si trovava sul lato sinistro; ma tutta la zona circostante, all’incrocio con la via Re d’Italia era un posto molto animato, brulicante di primo mattino di minatori, appunto, che partivano per la miniera armati di zaini e “tascappani” col “mangiare” per la giornata o le provviste per tutta la settimana.
Ancora negli anni cinquanta del Novecento, nel piano terra sottostante alla locanda c’erano delle botteghe tra le quali, da ricordare, quella di un elettricista mentre, fino ad anni recenti esisteva nell’angolo del marciapiede opposto un chiosco all’interno del quale un panellaio cuoceva panelle che vendeva calde calde, quando accanto alla chiesa c’era l’Istituto Magistrale.
A metà degli anni trenta, un personaggio noto a tutti i minatori era Rosa Bella che, tra le due e le tre di notte, piazzata nel ripiano attualmente occupato dal monumento alla Madonna di Fatima, vendeva il caffé che bolliva sul posto con una fornacella con della legna e della brace. Era un caffè non certo molto forte, chiamato dai minatori “la cafiata”, che preparava e andava girando con un mestolo. Serviva questa bevanda in un bicchiere di alluminio per pochi centesimi. Alcuni minatori si ristoravano sul posto, altri se lo facevano versare in una bottiglia o in una borraccia e lo portavano con sé per berlo in seguito. Era conosciuta da tutti ed era l’amica del mattino con la quale si facevano anche quattro chiacchiere e col caffè caldo dava un po’ di tepore, per riscaldarsi, a chi si metteva in viaggio per andare in miniera.
Rosa Bella, che era originaria di Villarosa, verso gli anni quaranta, raccontano, aprì un bar in un locale che si trovava in Corso Vittorio Emanuele nel posto dove in seguito aprirono La Standa.
Quelli che la ricordano dicono che il bar fu distrutto dai bombardamenti del 9 luglio del 1943 e che Rosa Bella rimase sotto le macerie per una settimana.
Dicono che si sentissero le sue grida che dicevano: “Non vi preoccupate per me, io sono viva, pensate per voi! “.
Dopo il bombardamento Rosa Bella aprì un altro bar nell’angolo opposto, accanto a quello che c’è attualmente.

 

 

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