Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 13 dicembre 2014

Sono in arrivo le Geminidi

.
Tutti pronti con il naso all’insù, questa notte, per la pioggia di stelle cadenti più intensa del 2014: è infatti in arrivo il picco delle Geminidi, le meteore di dicembre che illuminano le notti più corte dell’anno. Nel cuore della notte, in particolare dalle tre, si conterà il numero maggiore di stelle cadenti: circa un centinaio ogni ora.

geminidi

Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma, ha affermato che “la Luna interferirà parzialmente perché sorgerà proprio in quella parte della notte, ma lo spettacolo sarà comunque salvo, perché le Geminidi sono luminose e relativamente lente”.

Come fare – Per osservare lo spettacolo, sarà sufficiente puntare lo sguardo verso la costellazione dei Gemelli, che sorgerà ad est in serata, per poi alzarsi in cielo nel corso della notte.

———-

2222

13 Dicembre 2014, ore 21:32

 

Read Full Post »

La Festa di Santa Lucia

di Carlo Petix

.

La popolarità di Santa Lucia, come è risaputo, è diffusa presso tutto il mondo cattolico; persino nella liberalissima Svezia, secondo l’immagine popolare, la Santa porta i doni ai bambini a dorso di un asinello.

Storicamente parlando, non si hanno molte  notizie certe intorno alla sua vita, anche se pare sia effettivamente morta a Siracusa martirizzata durante la persecuzione di Diocleziano, come testimonia una tavoletta votiva ritrovata nelle catacombe di San Giovanni in Siracusa nel 1894.

Secondo un “passio” composto intorno al V secolo, Lucia nobile siracusana convertitasi al Cristianesimo dopo aver ottenuto la guarigione della madre Eutichia, per intercessione di Sant’Agata protomartire catanese, decise di rifiutare le nozze per consacrarsi alla vita religiosa. Il pretendente, però, vistosi rifiutato la denunciò come cristiana all’Arconte Pascasio; trascinatala in tribunale, non riuscendo a farla abiurare, venne martirizzata. Al di là della storicità di questa fonte, le leggende che sono fiorite nel corso dei secoli attorno alla Martire Siracusana sono innumerevoli.

Il Pitrè nelle sue “Feste popolari siciliane” scrive che “N.S.G.C. andando una volta per il mondo incontrò Santa Lucia seduta a piangere per cagion di un bruscolo che entratole negli occhi non la faceva vedere. Il Signore le comandò di andare nel suo giardino, raccogliere verbena e finocchi da lui piantati, innaffiati e calpestati, che se era bruscolo andrebbe al bosco, se pietra al mare, se sangue a sciogliersi”.

Un’altra leggenda che mi raccontava da ragazzo la Za Assunta, una pia vecchietta che abitava vicino casa mia, a proposito di Santa Lucia, narrava che Ella nobile siracusana, era promessa sposa ad un bel giovane, ma convertitasi al Cristianesimo decise di rinunziare alle nozze e non trovando il coraggio di comunicaglierlo trovò un espediente per allontanare la data delle nozze: gli disse che non lo avrebbe sposato se prima non avesse terminato di tessere una tela. Ma se di giorno Lucia tesseva la tela di notte la disfava; alla fine però il trucco fu scoperto e imbarazzata Lucia chiese al giovane cosa trovasse in lei così bello e sentendosi rispondere gli occhi se li tolse e glieli donò. Questa storiella che mi piace chiamare la “Penelope cistiana” non ha alcun fondamento storico se non quello di testimoniare e giustificare il suo patrocinio sulla vista che, come è risaputo, però nasce in virtù del suo nome, Lucia, che significa appunto “Luce”.

Charlotte Gower Chapman

Per quanto riguarda Milena o meglio Milocca, così scriveva la Gower Chapman:

“La festa di Santa Lucia, la martire siracusana, si celebra il 13 dicembre. In chiesa c’è una Messa cantata e si suona il tamburo per annunciare la ricorrenza. Alcuni porrano in chiesa offerte di candele in adempimento ai voti fatti, ma la forma più consueta di osservanza devozionale è l’astinenza dal pane e dalla pasta, sostituiti dalla “cuccìa”, frumento integrale bollito insieme a un po’ di ceci…”.

Santa Lucia figura in chiesa con un quadro soltanto, che per la sua ricorrenza viene posto sull’altare maggiore.

Intorno agli anni ’50 una milocchese emigrata in America, certa Brigida Scozzaro inviò dei dollari ad alcuni suoi parenti, perchè provvedessero a comperare una statua della Santa e rendere così più solenne la sua festa. L’iniziativa venne presa a cuore da altri emigranti, e precisamente i signori: Giuseppe Grizzanti, Giuseppe Castronovo, Rosario Scozzaro, Paolino Piazza, Carmelo e Giovanni Mattina.

(altro…)

Read Full Post »

A Siracusa gli occhi sono solo per Santa Lucia

Lucia 1

da BlogSicilia

.

È dal 1204 che Siracusa aspetta il ritorno della sua Santa; In quella data il corpo di Lucia venne trafugato dai Bizantini ( in fuga per l’arrivo dei mussulmani) e condotto a Costantinopoli. Secoli dopo ,indetta da Papa Innocenzo III la quarta crociata, i veneziani ,che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi e tra questi vi erano le sacre reliquie di Lucia.
Custodite nella chiesa di Geremia e Lucia a Venezia, ancora oggi i cittadini fratelli di Archimede chiedono a gran voce il suo ritorno, ma fatta eccezione per qualche piccola reliquia, chi di dovere non ha ancora esaudito la giusta richiesta dei siracusani, che desiderano ardentemente di ricondurre le spoglie della loro patrona nell’originale sepolcro che si trova in un tempietto barocco di forma ottagonale costruito nel 1629.
Ugualmente a Siracusa, il 13 dicembre, giorno del suo martirio, vengono indette grandi celebrazioni. Tutto il popolo partecipa ed aspetta con fervore l’uscita, dalla meravigliosa cattedrale, del simulacro argenteo di Lucia, che portato a spalla da 60 fedeli viene condotto attraverso le vie della città, proprio nel luogo del suo sepolcro, ove rimane per otto giorni esposto alla venerazione dei devoti. Capolavoro dell’oreficeria siciliana del ‘500, la statua alta, compreso il trabattello, 3 metri e 70 centimetri, rimane custodita e non visibile per tutto l’anno nella cappella a lei dedicata in cattedrale, e viene fuori soltanto due volte: il giorno del suo martirio e la prima domenica di maggio per la ricorrenza di Santa Lucia delle Quaglie.

I festeggiamenti solenni e sentiti, vengono aperti da numerosissimi ceri votivi (più di diecimila), mentre ex voto a forma di occhi vengono appesi dai fedeli alla portantina. Alla sfilata partecipa anche la carrozza del senato, custodita all’interno di una teca di vetro entro il palazzo Municipale. Un tempo vi salivano le autorità della città, oggi invece viaggia vuota, trainata da quattro cavalli e cocchieri in livrea di color verde olivo. Di Lucia, portatrice di luce, la luce della vita, la luce nelle tenebre, la luce di Dio, si narra che: di nobile famiglia, si recò il giorno della festività di Sant’Agata, il 5 febbraio, a Catania per chiedere alla santa di intercedere per la madre, gravemente lucia 2ammalata. Mentre pregava, presso il sepolcro, Lucia presa dalla stanchezza si addormentò ed ebbe la visione di Agata che chiamandola “sorella vergine di Cristo”, le disse che la madre sarebbe guarita, grazie alla sua fede e alla profonda devozione in Dio. Tornata a casa, la giovane raccontò tutto alla madre e decide di consacrare la sua vita a Cristo. Quando comunicò al fidanzato l’intenzione di non sposarlo più, questi infuriato per vendicarsi la denunciò all’arconte Pascasio. In forza degli editti proclamati dall’imperatore Diocleziano, Lucia venne arrestata e decapitata,( pena inflitta ai nobili), il 13 dicembre del 304 d.C.
Come si può notare, non si fa menzione nel martirio dell’asportazione degli occhi però, la consuetudine di rappresentare Santa Lucia con gli occhi in mano e di ritenerla protettrice della vista, è da attribuire alla somiglianza del suo nome con quello di Lucinia, la divinità romana che gli antichi ritenevano guarisse e preservasse dalla malattie degli occhi. Lucia invece è davvero portatrice di luce perché prima della riforma del calendario gregoriano, avvenuta nel cinquecento, il giorno dedicatole coincideva con il solstizio d’inverno, ossia il giorno più corto dell’anno. E poichè le giornate ,successive alla ricorrenza del martirio della Santa riprendevano ad allungarsi, Lucia divenne il simbolo di colei che portava la luce. Dal 1970 a Siracusa,(dopo il gemellaggio con la Svezia), durante i festeggiamenti della Santa un bellissima bambina bionda che impersona Lucia , sfila portando sul capo una coroncina illuminata da candeline esattamente come nella tradizione nordica.

“Lucia di Svezia” è il nome del concorso che fin dal 1927, ideato da un quotidiano di Stoccolma, si tiene nel paese scandinavo e che scaturisce dalla grande devozione che questo paese ha per la martire siracusana.

 

(altro…)

Read Full Post »

Nel 1920 un merci senza freni si scontrò con un convoglio in attesa di partire. Quattro i morti tra cui un macchinista e il figlio che era con lui sulla locomotiva

.

Quel treno impazzito che seminò il terrore alla stazione di Xirbi

Walter Guttadauria

.

A sinistra lo snodo ferroviario di Caltanissetta Xirbi dove nel 1920 piombò incontrollato un treno merci che stava facendo manovra alla stazione centrale del capoluogo, investendo un convoglio passeggeri in attesa di partire. Tra le quattro vittime vi furono Michele Gruttadauria  (in alto) macchinista della locomotiva investitrice e il figlio Francesco di 9 anni (in basso)

Lo snodo ferroviario di Caltanissetta Xirbi dove nel 1920 piombò incontrollato un treno merci che stava facendo manovra alla stazione centrale del capoluogo, investendo un convoglio passeggeri in attesa di partire. 

Nel 1920 un treno merci proveniente da Caltanissetta, per la rottura dei freni della locomotiva piombò a forte velocità nella stazione di Xirbi investendo un convoglio passeggeri fermo in attesa di partire e che fortunatamente era stato fatto evacuare in tempo pochi istanti prima dell’impatto. Il bilancio fu di quattro morti: il macchinista del merci col suo figliolo e due operai delle ferrovie, oltre a un danno materiale di estrema gravità. Ma ecco la ricostruzione dell’episodio.

E’ il 13 dicembre, quasi sera, quando alla stazione centrale di Caltanissetta sta manovrando un treno merci formato da undici vagoni, tutti a pieno carico. Alla guida della vecchia locomotiva, che traina quel pesantissimo convoglio, c’è Michele Gruttadauria, 41 anni: con lui c’è anche uno dei suoi figli, Francesco di 9 anni (è nato il 25 agosto 1911), che lo ha raggiunto per portargli la cena. A bordo c’è anche il fuochista La Scala.
Data la lunghezza del treno, per effettuare la manovra il macchinista è costretto ad entrare nella galleria non essendoci adeguato spazio all’esterno. Ma ecco che a causa del pendio, e data la pesantezza dei vagoni e l’inefficienza dei freni, il convoglio acquista velocità e a nulla servono i tentativi del Gruttadauria di arrestarne la corsa. La locomotiva non risponde più neanche dopo aver azionato il “controvapore”, per il cui il merci aumentando ancor più la velocità si proietta incontrollato in direzione di Caltanissetta Xirbi.
In questa stazione sosta in quel momento, sul terzo binario, il treno viaggiatori che, proveniente da Caltanissetta, ha lasciato i viaggiatori che hanno preso il diretto per Palermo per accogliere quelli arrivati da Catania e quindi dalla linea del continente. E’ un convoglio composto di cinque vetture e di un bagagliaio, con circa un centinaio di passeggeri: porta oltre un’ora di ritardo e si appresta a partire una volta terminato il rifornimento d’acqua.

Tra le quattro vittime vi furono Michele Gruttadauria (in alto) macchinista della locomotiva investitrice e il figlio Francesco di 9 anni (in basso)

Tra le quattro vittime vi furono Michele Gruttadauria macchinista della locomotiva investitrice e il figlio Francesco di 9 anni

Frattanto il merci impazzito sta percorrendo a tutta velocità il breve tragitto tra le due stazioni. Avvertito subito della “fuga” del treno, il capostazione di Caltanissetta centrale, Lo Faro, telegrafa a Xirbi per avvertire del pericolo: e si deve alla prontezza del locale telegrafista se si riesce a dare immediato allarme ai passeggeri in attesa che si precipitano gridando di terrore fuori dal treno, abbandonando tutto. Pochi secondi dopo ecco sbucare il merci in piena velocità che investe il convoglio passeggeri, con un fragore tremendo: è un accavallarsi di vetture, un groviglio di rottami, i binari vengono divelti; è una scena da apocalisse nel buio di quella tragica sera.
C’è da ringraziare il ritardo del treno passeggeri se la sciagura non ha causato una vera e propria strage, dal momento che i due convogli sarebbero altrimenti arrivati allo scontro sulla stessa linea e con tutti i passeggeri a bordo.

Per via telegrafo vengono immediatamente richiesti i soccorsi e da Caltanissetta è un accorrere di mezzi e uomini; anche il sindacato dei minatori mette a disposizione i propri mezzi, oltre al personale sanitario e infermieristico. Il prefetto Alfredo Goffredo raggiunge Xirbi assieme al procuratore del Re Gueli, alla polizia, ai carabinieri, ai militari e alle altre autorità. Frattanto la notizia si è sparsa in città, da dove inizia un incessante pellegrinaggio di persone che a piedi o con vari mezzi, e per tutta la notte, percorrono la strada per la stazione di Santa Caterina; molti la raggiungono seguendo la stessa linea ferrata. Si è in ansia per la sorte dei passeggeri del treno atteso nel capoluogo e non più arrivato: le prime notizie, peraltro, parlano di parecchie decine di morti nel tremendo impatto tra i due treni, il che accresce la generale apprensione.

Intanto, nel luogo del disastro sinistramente illuminato dalle torce a vento, comincia la pietosa opera dei soccorritori. Da quell’ammasso di lamiere contorte vengono estratti i cadaveri di Michele Gruttadauria e del figlio Francesco, trovatosi per pura combinazione sul treno della morte: i loro corpi, orrendamente bruciati perché investiti dall’acqua bollente della caldaia della locomotiva, vengono deposti nella sala d’aspetto della stazione. Anche l’operaio ferroviario Lo Bello viene ritrovato cadavere, mentre un altro operaio, Biagio Baiera, viene estratto in gravi condizioni e trasportato in ospedale, dove però si spegne l’indomani mattina: entrambi gli operai erano in servizio sul treno investito.
Si cercano altri corpi in quel groviglio di carri e vetture passeggeri, ma per fortuna non ne vengono trovati altri, mentre il fuochista La Scala è ricoverato in prognosi riservata: vi sono anche altri feriti, ma in maniera più leggera. Michele Gruttadauria lascia, nella sua casa di via Pampillonia, quattro figlie e la giovane moglie sposata pochi mesi prima in seconde nozze.

E mentre la stampa del tempo esorta le autorità ferroviarie ad ampliare lo scalo ferroviario del capoluogo con la realizzazione di un’apposita area di manovra, il pro sindaco di Caltanissetta Ottavio Trigona ordina la celebrazione delle esequie delle quattro vittime a carico del Comune.
I funerali si svolgono in forma solenne.

(altro…)

Read Full Post »

imagesCAL172WY

Read Full Post »

Lillo Montalto

Lillo Montalto

Argentina: da cuori infranti a narcotrafficanti

Lillo Montalto Monella

.

Tre storie si incrociano in un carcere di Buenos Aires: tre persone rese ingenue dal sogno di un amore in cui avevano smesso di sperare, hanno fatto un favore che non dovevano fare: trasportare una valigia che si è scoperto essere piena di coca.

Un giorno, i partner virtuali di Sharon e Catherine, “Frank” e “Mark”, hanno finalmente chiesto alle due donne di incontrarsi di persona, ma non prima di aver domandato loro un ultimo favore: andare in Argentina per prendere alcuni documenti riservati. Le due donne hanno deciso di accettare, pensando che il loro sogno fosse finalmente diventato realtà. Tuttavia, i documenti, nascosti in un compartimento segreto dei loro bagagli, si sono rivelati essere quello che avrebbe immaginato chiunque, tranne qualcuno dopo molti anni, di nuovo e completamente innamorato: un carico di cocaina. È così che Sharon Mae Armstrong, 55, ex vicedirettore esecutivo della Commissione della lingua maori, e Catherine Blackhawk, 49, infermiera nordamericana, sono diventate all’improvviso, e inconsapevolmente, l’ultimo anello di una catena di narcotraffico.

ar1Incredule, le due donne si sono trovate dietro le sbarre nella stessa prigione federale, nelle periferie di Buenos Aires, rispettivamente ad aprile e giugno 2011. Il loro caso testimonia come gli “appuntamenti truffa” – aumentati del 150% solo nel 2011, secondo quanto rivela Iovation, un’agenzia per la protezione dalle truffe – stiano andando ben oltre il semplice “prendi i soldi e scappa”.

«I cartelli (della droga, ndr.) cercano persone che chiaramente non hanno la capacità di capire davvero in che giro d’affari sono finite» dichiara a Pangea News Claudio Izaguirre, Presidente dell’Associazione argentina antidroga (Aara). «Persone come Sharon vengono buttate nella mischia con una valigia dove la cocaina è facilmente rintracciabile: lei è solo un’esca, un capro espiatorio. Le vere mule (così vengono chiamati da queste parti i corrieri che tafficano modeste quantità di droga personalmente) sono dietro di lei e cercano di passare quando l’attenzione si concentra sull’esca» aggiunge Izaguirre.

A gennaio, una terza persona è caduta nella stessa, per così dire, “cyber-trappola”, ed è stata presa all’aeroporto di Buenos Aires: si tratta di Paul Howard Frampton, 69, un noto professore di fisica e astronomia dell’università del North Carolina, Usa. Frampton ha dichiarato di essere stato attirato nella trappola con la prospettiva di incontrare una donna con la quale pensava di avere interagito su internet, una modella di biancheria intima di origine ceca, Denise Milani. Un uomo, che si è qualificato come intermediario della modella, gli ha dato un bagaglio da portare con sé nel suo viaggio: la valigia conteneva due chili di cocaina. Proprio come era successo per Sharon e Catherine, il professor Frampton era stato identificato come una persona vulnerabile e finanziariamente stabile.

Julieta Lacroze, avvocato di Sharon e socia dello studio legale Durrieu con sede a Buenos Aires, crede che i tre arrestati rappresentino solo la punta dell’iceberg, dall’altro lato però ammette come sia difficile capire esattamente il profilo delle potenziali vittime delle narco-truffe su internet. «Per un’organizzazione criminale è molto facile: devono solo sedersi e chattare – ritiene l’avvocato Lacroze – tre mesi di lavoro attraverso internet e il gioco è fatto. Per 5 chili di cocaina, è un affare piuttosto buono».

Primo caso: Sharon Mae Armstrong

sharon armstrong

sharon armstrong

Di solito, le truffe sugli appuntamenti on-line passano sotto silenzio a causa dell’imbarazzo o umiliazione che provano le vittime. Le inconsapevoli “mule” della droga agli arresti in Argentina sono ora alle prese con una battaglia portata avanti da dentro il carcere per cercare di chiarire la loro posizione, che prevede una pena fino a 4 anni e 10 mesi. In attesa del giudizio d’appello, Sharon Mae Armstrong racconta a Metro come è stata ingannata.
«Una cugina mi aveva aperto un account su un sito di appuntamenti on line. Erano vent’anni che non avevo una relazione ma non ero comunque molto interessata. Pochi giorni prima che scadesse l’iscrizione, sono stata contattata da quest’uomo che diceva di vivere nella stessa città dove mi ero appena trasferita per cercare un nuovo lavoro. In quel periodo, avevo scritto sul mio profilo qualcosa del tipo «mi sono trasferita in Australia» e «sto cercando un cambiamento». Ero in una posizione molto vulnerabile. Lui continuava a dire che ci saremmo sposati, era un grande parlatore. Avrei dovuto intuirlo. Ma questo non significa che non potevo essere vulnerabile. Anche io posso innamorarmi».

Secondo caso: Daiana Antivero

ar3

Daiana Antivero

La modella argentina Daiana Antivero, 19 anni, è stata arrestata l’anno scorso con l’accusa di contrabbando di droga verso l’Europa. È stata rilasciata poco dopo ma l’episodio le è valso il soprannome di “Narco modella”.

D: Sei stata accusata di organizzare la logistica per una banda di narcotrafficanti con l’obbiettivo di inviare cocaina in Olanda. Da dove viene questa accusa?

R: È cominciato tutto da un favore che ho fatto al mio ex-ragazzo: mi aveva chiesto di fare una chiamata telefonica per prenotare un hotel per un uomo che non aveva mai visto prima. Era un possibile mulo della droga, ma io non lo sapevo.

D: Adesso il tuo ex-ragazzo è in prigione. Pensi che ti abbia usato e che facesse parte di un cartello?

R: Non penso. Credo che un trafficante di droga dovrebbe avere molti soldi. Lui aveva l’abitudine di girare per la città con i mezzi pubblici, un narco non si sposta così.

D: Ti piace che ti chiamino “narco-modella”? Ha aiutato in qualche modo la tua carriera?

R: Per niente. Il mio nome è un altro e nella vita faccio altre cose. Ho perso molto lavoro a causa di quello che è successo. Sono andata avanti, le persone che mi conoscono sanno che non ho fatto nulla.

D: Cosa pensi del caso di Sharon?

R: Si approfittano sempre delle persone deboli o ingenue. La mia esperienza mi ha aiutato molto, ora ci penso almeno cinque volte prima di fare un favore a qualcuno. L’ho fatto senza rendermene conto e il giorno dopo ero in prigione.

Come scavarsi la fossa da soli.

Essere un cyber-truffatore dell’amore richiede un cervello oltraggiosamente creativo. Gli inquirenti ritengono che l’organizzazione che ha ingannato Sharon abbia usato i suoi stessi soldi per finanziare l’intera operazione: negli oltre quattro mesi della sua relazione virtuale con “Frank”, Sharon ha accettato di spedirgli 20mila pesos (3.400 euro circa) in diversi invii via Western Union.

«Aveva sempre una scusa differente», sottolinea il suo avvocato, Julieta Lacroze. «Chi in Argentina avrebbe mai accettato di inviare così tanto denaro a uno sconosciuto? Nessuno». Le organizzazioni criminali di origine russa e nigeriana sono tristemente note agli esperti e alle agenzie antidroga di tutto il mondo. Siti internet come Romancescam.com si dedicano proprio a fare luce sul problema e aiutare le persone a riconoscere i malintenzionati prima che sia troppo tardi.

(altro…)

Read Full Post »

einstein

Read Full Post »

Per celebrare la ricorrenza di Santa Lucia oggi la tradizionale degustazione in piazza

Rino Pitanza

.

LaICL080254420141213CL

La preparazione della «cuccìa»

Campofranco. Campofranco celebra la festività di S. Lucia con la celebrazione delle Messe, e con la “sagra della cuccìa” a cura della Pro Loco guidata dal presidente Calogero Termini, perpetuando la centenaria tradizione con due manifestazioni molto significative: in mattinata gli alunni delle scuole e i loro insegnanti si ritroveranno prima in chiesa ad assistere alla celebrazione eucaristica delle ore 11 officiata da don Alessandro Rovello e dal suo vice Bernardo Briganti e poi tutti in piazza ad assaggiare la cuccìa preparata con cura dai soci della Pro Loco che narreranno agli studenti l’usanza e la tradizione di questo cibo dei poveri per tramandarla alle nuove generazioni e non fare perdere l’usanza centenaria di questa giornata.
La stessa scena si ripeterà nel pomeriggio con la Messa delle 18: al termine, la distribuzione della cuccìa interesserà tutta la popolazione campofranchese.

La cuccìa si inserisce in quel complesso di riti e miti popolari-cristiani che abbraccia buona parte del meridione e della Sicilia in particolare. Vecchia di secoli, l’anima popolare ha creduto di trovarne riflesso in un miracolo operato dalla Santa in favore del popolo siracusano, di cui è concittadina e Patrona. Secondo la tradizione, in un periodo di grave carestia, una nave carica di grano approdò nel porto di Siracusa e tanta era la fame che per poterlo consumare subito, il grano non venne macinato, ma bollito e mangiato.

Lillo Termini, presidente Pro loco

Lillo Termini, presidente Pro loco

Sul significato della parola cuccìa, intervengono gli anziani di Campofranco, quelli che l’hanno sempre realizzata e propagandata dandone due spiegazioni: la prima vuol fare derivare la parola al sostantivo “cocciu”, chicco, mentre la seconda dal verbo “cucciari”, cioè mangiare un chicco alla volta. Ma le distribuzioni della cuccìa non solo in piazza, vengono conservate soprattutto quelle familiari: è tradizione centenaria a Campofranco che la cuccìa venga preparata in casa e distribuita ai familiari e ai vicini di casa e tutto quello che rimane nella preparazione, venga lanciato sui tetti per essere alimento per gli uccelli.
Questa tradizione rimane ancora nelle famiglie “anziane” di Campofranco, mentre tanti, piccoli e grandi, oggi si recheranno in piazza Crispi per assaggiare questo piatto tipico. Una tradizione che la Pro Loco non vuole far perdere.

Read Full Post »

Lo sciopero della Cgil: 7 miliardi buttati per fare un dispetto

.

camuSusanna Camusso canta vittoria: il 70 per cento dei lavoratori ieri avrebbe incrociato le braccia, partecipando allo sciopero generale contro il governo. Bene. Anzi male. Non so se le cifre diffuse dal sindacato rosso siano rispondenti alla realtà o se siano, come spesso accade, gonfiate quanto i numeri dei manifestanti ai cortei. Ma se lo fossero, se davvero la maggioranza dei lavoratori si fosse astenuta dal lavoro, il giochino della segretaria della Cgil sarebbe costato a tutti gli italiani circa 7 miliardi di euro. Mica male come scherzo. Con sette miliardi si sarebbe potuto cancellare del tutto l’Irap o ridurre un po’ l’Irpef, magari anche estendere i famosi 80 euro a pensionati e lavoratori autonomi.

E invece 7 miliardi se ne sono andati in fumo. Bruciati così, in un solo giorno, per fare dispetto a Renzi. Il quale, come è ovvio, può fare spallucce perché una volta passato il 12 dicembre, tutto procede come prima, senza cioè che lo sciopero generale abbia spostato una virgola del Jobs Act. Naturalmente si potrebbe scrivere un trattato circa l’inutilità di una protesta che risale al secolo scorso e che, forse, funzionava quando il sindacato era davvero una potenza e, soprattutto, era in grado di condizionare il partito. Ma quel tempo è passato da un pezzo e il segretario della Cgil non è più Luciano Lama, ovvero un tipo carismatico che poteva contrapporsi a Enrico Berlinguer (che infatti non lo amava).

camAdesso il segretario della principale organizzazione sindacale è una signora che ripete stancamente i riti di un tempo che fu e la Cgil, come la Cisl o la Uil, sono fantasmi, resi sbiaditi dal calo delle tessere. Mentre prima mobilitavano milioni (e se non erano milioni li inventavano), adesso si limitano a qualche migliaio di manifestanti e se non ci fossero un po’ di antagonisti a fare casino, scontrandosi con la polizia, i cortei neppure finirebbero sui giornali.
Insomma, passato lu giorno – di sciopero -, passato lu santo. Susanna Camusso ha avuto il suo momento di gloria, il presidente del Consiglio ha goduto di qualche titolo nei tg in cui ha ribadito che lui tirerà diritto nonostante lo sciopero e tutto procederà esattamente come prima. Ma la busta paga di dicembre di coloro che hanno deciso di scioperare, avendo rinunciato a un giorno di lavoro, sarà più assottigliata.

Read Full Post »

Minchioni d’Italia

Italiani brava gente… ma un po’ minchiona

Dario Di Simone

.

10712409_10154680021935858_2968662362500516930_oApprendo, con la stessa espressione di stupore di una bambola gonfiabile, che il consenso e la fiducia verso Matteo Salvini sono in rapida ascesa. La fiducia in Salvini ha raggiunto il 33%!! Un italiano su 3 ha fiducia in Salvini.

Gli italiani saranno anche un popolo di poeti, artisti e esploratori ma anche un tantinello razzisti, xenofobi e egoisti che in fondo potrebbe pure starci (se uno vuole essere uno stronzo…ok) ma anche un pochino allocchi (soprattutto i fiduciosi meridionali) Ma come? Fino a ieri “terroni di merda da aiutare a casa loro! o Vesuvio e Etna pensateci voi” e ora siamo tutti italiani?

Basta individuare un nemico preferibilmente più sfigato di noi (maaai sfidare I poteri, chi ci sfrutta noooo), apparire in tv ovunque, un Vespa che ammicca ed ecco il gioco è fatto! L’allocco italiano è caduto nella rete! Quasi quasi rimpiango l’ex cavaliere… almeno lui non ci mostrava i suoi ciuffi ascellari sulle copertine dei settimanali… al massimo altri ciuffi esteticamente più gradevoli!

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: