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Archive for 24 aprile 2011

Il nostro modo di Augurare a tutti gli amici di MML che ci seguono da ogni parte d’Italia e del mondo una…

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BUONISSIMA PASQUA

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Galeotta fu la Pasqua per Lino e Roberto

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Molti ci chiedono

come è nata la simbiosi Giusti & Mangosi.

Ecco, in breve, la cronistoria.

Ogni giorno, nel sito http://www.linogiusti.it/,

postavo la “Battuta da Circo … stanza“.

Il giorno di Pasqua del 2.009, il Mangosi viene fulminato

da questa minchioneria di cui sopra.

Mi chiede se la può trasmutare in vignetta.

Ovviamente, permesso accodato.

Tutto si concede al genio

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Dalla mente di Lino Giusti e dalla matita di Roberto Mangosi —>

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Questa è la nostra prima collaborazione.

Da quel giorno sono venute fuori decine e decine di vignette

che hanno fatto il giro del web,

grazie sopratutto al Blog Milena Libera.

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LA CASA DELL’ANGIOLETTO

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Il primo lettino con una testa di Angelo disegnata sulla testiera, era stato sistemato ai piedi del lettone che la mattina scavalcavo per andarmi a rifugiare tra i miei Genitori.

Poi è stato spostato nell’alcova e lì al capezzale c’era un quadro raffigurante un grande Angelo che seguiva un bambino mentre attraversava un ruscello su un ponticello di legno.

A questo Angelo Custode la Mamma la mattina mi faceva recitare la preghiera. Nel muro al lato del lettino c’era un arazzo con la Madonna che allattava Gesù.  Sotto c’era la firma di Utrillo.

Le Zie venivano a trovare la Nonna accompagnate dai cuginetti ed io mi trovavo sempre in buona compagnia per giocare il girotondo, il nascondino, ecc. e fare baldoria.

La Nonna Carmela la ricordo sempre a letto o seduta in poltrona. Negli ultimi tempi aveva anche vuoti di memoria. Sebbene anziana era sempre bella. Il Nonno l’aveva sposata, senza l’assenso dei Genitori, appunto per la sua avvenenza e il carattere dolce e generoso.

A quei tempi era il figlio maschio che sposandosi restava  ad abitare con i Genitori e alla Nuora toccava accudirli, e così noi stavamo tutti nella stessa casa, essendo Papà unico maschio, mentre le tre sorelle sposandosi vivevano nella loro casa.

La Mamma mi raccontava di quand’ero neonata e piangevo sempre. La Nonna capì che non si trattava di colichette, ma di fame. Infatti la Mamma aveva poco latte e solo in una mammella, perché l’altra era stata operata per una mastite, durante l’allattamento della prima figlia, morta a tre mesi. E una notte la Nonna si alza,va a bollire dell’acqua, vi inzuppa una ciambella (savoiardo) e mi imbocca, e subito mi sono addormentata. Papà il giorno dopo è andato a Caltanissetta  a comprare il latte in polvere, che qui non era reperibile.

La Nonna è mancata nel Gennaio del 1935, l’ho vista l’ultima volta nella cassa, prima di portarla via, eludendo la vigilanza dei parenti.

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L’antropologa Costance Cronin, nella sua recensione del libro Milocca: a Sicilian Village di C. Chapman Gower, fatta nel 1973 (p. 515) sulla rivista Current Anthropology, scrive: “La gente descritta dalla Chapman, che faticosamente viaggiava cinque ore sul dorso di un mulo per raggiugere la più vicina stazione, è la stessa che oggi si muove in Vespa e con la Fiat”

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Motorizzarsi: un percorso obbligato

di Giuseppe Virciglio

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Il giovane Giuseppe Ingrascì con la sua fiammante Fiat

Un intervistato arrivato ad Asti nel 1961, per dare l’idea dell’arretratezza e dell’isolamento del suo paese d’origine, dice: “C’erano pochissime macchine e dal rumore della macchina si riusciva a capire a chi apparteneva”. 

Nei giovani immigrati individualmente, intorno agli anni ’60, l’attrazione per i motori deve aver giocato un ruolo non indefferente nella decisione di emigrare, stando alla testimonianza di diversi intervistati. Il mito del nord consisteva, tra l’altro, nella possibilità, dopo aver lavorato per qualche tempo, di potersi comprare una moto.

Giuseppe Buttaci, allora ventiduenne, dice che solo:  “Dopo un anno di permanenza nell’astigiano nel 1955 mi sono comprato una moto facendo delle cambiali. Mi sembrava che non finivano più, credevo di poter far fronte senza molti sacrifici”. Un’altra testimonianza è quella di Paolino Falcone che, dopo essere stato un anno ad Asti presso il fratello, nel 1960, costretto a ritornare per motivi familiari al paese, dice di non aver resistito molto a Milena perchè “ad Asti avevo comprato la moto”.

Descriveremo ora qual è stato il rapporto dei milocchesi immigrati ad Asti con l’automobile. Durante l’intervista nessuno ha meso tra le motivazioni dell’emigrazione quella di acquistare un’automobile, ma alla richiesta sulle priorità dell’investimento, l’automobile è risultata seconda dopo la casa tra quelli più giovani, mentre i più anziani seguendo la filosofia del risparmio, non hanno preso nemmeno la patente. E’ a cavallo degli anni ’70 che molti giovani milocchesi cominciano a comprarsi le utilitarie Fiat, di cui parla la Cronin. Utilitaria che si cerca di personalizzare con orpelli di vario tipo: qualcuna ricordava vagamente il classico “carretto siciliano”.

Non avere l’automobile era come aver perso il biglietto d’ingresso per la modernità. E’ eloquente quanto ricorda un milocchese che nei primi anni ’70 faceva parte di una banda abbastanza numerosa di giovani figli di immigrati, e tra questi molti originari di Milena, che si ritovavano a S. Rocco, il quale dice: “rubavamo le macchine per andare a ballare“. 

Alla metà egli anni ’70 accadeva anche di ordinare l’automobile in tempo utile per poterla avere prima dell’estate, in modo che si potesse andare al paese per farsi vedere con l’auto nuova.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9.

 
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Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

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Due mucche sono state trovate ieri pomeriggio in due diversi punti della spiaggia di Realmonte

da agrigentonotizie.it

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La prima è stata avvistata a poche centinaia di metri dalla Scala dei Turchi. L’altra, invece, è stata trovata sulla battigia della spiaggia di Piano Romano, a Punta Grande. Sul posto, oltre al sindaco di Realmonte, Piero Puccio, sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Agrigento, che hanno recuperato gli animali, e gli uomini della Guardia costiera di Porto Empedocle.

Sulla vicenda saranno avviati dei controlli: le mucche ritrovate, infatti, avevano ancora sull’orecchio il codice di identificazione tramite il quale il Comune di Realmonte riuscirà a recuperare la nazionalità e il proprietario degli animali.

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di GIROLAMO BARLETTA

Quel che resta dell’antica Pasqua è assai poco.

Le palme, quelle gialle, ci sono ancora. Le vendono dinanzi al sagrato della Chiesa. Ero orgoglioso di quella, assai pregevole, che mio nonno materno mi mandava al paese natio. Restava poi in casa sino a Pasqua inoltrata, addirittura sino all’Ascensione. Del resto a vederla si restava volentieri ad ammirarla, specie dopo che il Cristo risorto l’aveva benedetta.

Della Quaresima uggiosa d’un tempo, quella dei digiuni e delle astinenze, non v’è più traccia. Anzi immalinconisce quel pulpito sempre vuoto.
E’ un pezzo d’arte antica che rievoca le figure ieratiche dei grandi affabulatori che in quaranta prediche la passione e morte di Gesù ti facevano vedere come in un grande affresco su cui dominava incontrastata la Parola, quella testimoniata dall’Uomo-Dio. Di un predicatore francescano mi resta insopprimibile il ricordo, P. Antonino da Reggio Emilia, che nel 1948 tutta la Quaresima intestò a spiegare la diversità di due dottrine, quella marxista fondata sull’odio e quella cristiana cresciuta sull’Amore.
Erano i tempi bollenti di una Chiesa , quella del Principe Pacelli, che volle nell’agone politico sconfiggere duramente i dissacratori del nostro Credo, considerato “oppio dei popoli”. Da quel tempo, non ne ho personale memoria, mi dicono che la Statua del Risorto svetta tra nubi d’incenso con la bandiera bianca al posto di quella tradizionalmente rossa!

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