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Archive for 12 aprile 2011

Ruby, “pagata per evitare che si prostituisse”

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I cronisti gli chiedono del caso Ruby, lui spiega che

“le ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse, le avevo dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un’amica, che lei avrebbe potuto realizzare se portava un laser per la depilazione, per un importo che a me sembrava di 45mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60mila e io ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta e portarla anzi nella direzione contraria”.

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Mandiamoli a quel paese

Enzo,

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quelli che non sorridono mai, quelli a cui viene l’orticaria se dall’alto delle loro cattedre autoassegnatesi ascoltano ancora il termine “eroe”, quelli che scrivono o dicono editti e non opinioni, i soloni di cartapesta, sono per noi deliranti consumatori di insalate di parole, cuochi di minestroni riscaldati e rancidi, provocatori di conati irresistibili.
Chi ci segue sa che abbiamo improntato a costante moderazione le nostre “lettere”; ma quando avvertiamo il ripetersi della tracimazione, contenersi sarebbe ipocrisia curialesca, estranea ai nostri tanti difetti.
Perché tale sfogo pubblico?
Perché la misura è stracolma per l’imperversare di tanti cialtroni che alla luna preferiscono il dito che la indica e di esso parlano pretendendo di essere astronomi.
Sono tanti; tutti tuttologi.
Si discute del luminoso (con le ovvie macchie: anche nel sole esistono, ma non sono loro le protagoniste; è lui) Risorgimento. Ma non possono prevalere le mascalzonate delle mistificazioni, contrabbandate per verità “storiche”: “Nazione senza popolo” (occorrevano i gazebo per le consultazioni? Ci voleva un comico geniale per ricordare il contrario); “ignorati i cattolici” (ma come era possibile se lo Stato pontificio si schierava in posizione antagonistica?); “autoritaria la formula monarchica” (i Savoia dovevano proclamare la repubblica?); “comparaggio con le case regnanti europee” (così fu agevolato l’accreditamento: si dovevano rovesciare le monarchie esistenti?); “fu ignorato l’apporto militare di eserciti alleati” (dovevamo prenotarci all’inevitabile conto che avrebbero presentato gli eventuali fornitori di soldati stranieri?), e così via, perché ai palloni gonfiati non manca mai l’aria: essa circola liberamente, abbondantemente.
Quindi, non festa per l’Unità d’Italia, ma processo alle imperfezioni vere, false o presunte del fenomeno nazionale.
Orgoglio della Storia? Ma che senso ha la Storia, se non quella inventata da lorsignori?
Perché, se si vuole partecipare al gioco al massacro, alla fine sul terreno non resteranno moltitudini di vincitori, ma di morti e feriti. Le guerre non hanno mai aumentato i viventi.
Vogliamo provare? Peppa la cannunera dovrebbe essere per tutti l’eroica popolana che a Catania sottrasse il cannone alle truppe borboniche per puntarlo e sparare contro di loro. Sicuri? Allora appare il dito per oscurare la luna: ma non è invece una criminale che senza porto d’armi trasporta e maneggia un’arma da guerra? E per essere il cannone strumento bellico che non può essere autorizzato al trasporto e all’uso da soggetti non militari (e Peppa non lo era), il dolo è nel fatto e non vi può essere buona fede, anche perché venne impiegato per scopi lesivi della integrità e della vita altrui (pare che le palle sparate non fossero coriandoli). Allora? Peppa è solo una delinquente impunita. Così parlò l’inquisizione da bettola.
Risultato? Si parli di fango, si cancellino gli eroi, perché al microscopio il migliore ha la rogna.
Usciamo dalla Storia?
Nel Giappone martoriato sono apparsi come divinità mitologiche cinquanta volontari, che a guardia della centrale nucleare di Fukushima, hanno sostituito settecentocinquanta addetti, a cui è stato ordinato di mettersi in salvo.

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Milenà

di Carmelo Locurto

L’amministrazione comunale di Aix Les Bains, comune da anni gemellato con quello del paese delle “robbe”, ha deciso di intitolare a Milena una piazza del proprio centro abitato. La cerimonia solenne di intitolazione della piazza avverrà il prossimo 20 maggio.

Una decisione che l’amministrazione comunale del comune francese ha comunicato al sindaco Giuseppe Vitellaro.
«Non posso che essere orgoglioso di questa decisione di voler intitolare una piazza a Milena; per altro, il fatto che sarà intitolata una piazza che si trova nelle vicinanze di quella stazione centrale nella quale, tanti anni fa, numerosi nostri concittadini, emigrando da Milena, vi giunsero, non può che riempirmi di orgoglio».

Il sindaco ha ringraziato a nome di tutta la comunità milocchese l’amministrazione comunale di Aix Les Bains per un gesto che ha considerato «Di grande nobiltà e sensibilità d’animo; il gemellaggio tra Milena e Aix Les Bains si arricchisce di un nuovo importante capitolo storico».
Il sindaco ha annunciato che, in occasione della cerimonia di intitolazione prevista per il prossimo mese di maggio, la comunità di Milena sarà presente con una rappresentanza non solo istituzionale, ma anche di componenti delle varie associazioni locali che operano nel territorio milocchese.

«E’ previsto – ha spiegato – che sarà presente un rappresentante di ognuna delle associazioni, bande e gruppi che operano nel nostro Comune; in ogni caso credo che tutti i milocchesi saranno presenti con il cuore in occasione di quella storica data nella quale è prevista l’intitolazione della piazza».

Pace rifatta tra Sindaco e Ambasciatore. Il sindaco, infine, ha tenuto a far rilevare la proficua collaborazione con il dott. Carmelo Cipolla, delegato dei cittadini di Milena nel mondo: «A lui – ha concluso Vitellaro – con il quale abbiamo avuto un chiarimento, va il mio grazie a nome di tutta la comunità; stiamo collaborando, anche perché il dott. Cipolla è un insostituibile punto di riferimento per tutti i cittadini di Milena nel mondo».

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di VINCENZO PANE

 “La Fazenda”. Si chiama così il motel situato sulla strada che conduce al paese di Campofranco e che, oltre ad essere un luogo incantevole sarebbe stata pure una “sala riunioni” per i picciotti di Cosa Nostra, oltre ad essere un luogo di rifugio per latitanti e all’occorrenza anche un deposito di armi.

A gestirla erano Cosimo Caltabellotta (70 anni) e Gaetano Caltabellotta (44 anni), padre e figlio. Dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia nissena e dei Carabinieri del Ros, sfociate nei 28 arresti del blitz “Grande Vallone”, emergerebbe che non si trattava di semplici albergatori, ma di affiliati a Cosa Nostra, sempre pronti a mettersi a disposizione dei boss.
«I CALTABELLOTTA VICINI ALLA MAFIA DI PALERMO». La loro presunta appartenenza all’organizzazione criminale sarebbe datata nel tempo e addirittura i due Caltabellotta, originari di Lercara Friddi, avrebbero avuto contatti con le famiglie mafiose del palermitano in particolare con la cosca dei Gambino che ha ramificazioni anche negli Stati Uniti e in Canada. La “Fazenda”, addirittura, venne scelta da un esponente di spicco di Cosa Nostra palermitana, Luigi Vernengo, come luogo dove trascorrere il soggiorno obbligato impostogli dall’autorità giudiziaria alcuni anni fa.
Della vicinanza fra i Caltabellotta e i palermitani ne parla anche il collaboratore di giustizia di Lercara Friddi Salvatore Facella, figlioccio di Totò Riina, che venne anche assunto alla “Fazenda”: «Nell’aprile 1982 – racconta Facella – tramite Vincenzo Lo Cascio, conobbi Nino La Mattina, allora capo della famiglia di Campofranco e rappresentante provinciale di Cosa Nostra per Caltanissetta. Dietro interessamento di Lo Cascio fui assunto alla “Fazenda” e conobbi altri esponenti della cosca di Campofranco quali Raimondo La Mattina, Mimmo Vaccaro, Lillo Modica, che si occupava di gessi, Totò Termini, cugino del La mattina e tale Di Carlo che lavorava in una miniera di zolfo a Campofranco. Incontrai anche Francesco Carrubba e Lorenzo Vaccaro e fu quest’ultimo a dirmi che il locale “La Fazenda” apparteneva “ad amici” (espressione che per gli inquirenti significa “gente di Cosa Nostra”, n.d.r.)».

I LAVORI PER L’IMPIANTO EOLICO. Gaetano Caltabellotta, in una conversazione telefonica, parla con Gaspare Gambino dei lavori per la costruzione di un impianto eolico che doveva essere realizzato dalla ditta “Moncada” di Agrigento.

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Riparate le falle

 

IERI GUASTO

OGGI: RIPARATO

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Cosa guardano veramente gli uomini in una donna al primo sguardo? Se pensate di avere già la risposta preparatevi ad avere qualche sorpresa…

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Lunghe sedute di preparazione, numerosi cambi di vestito ed interminabili sessioni davanti allo specchio. Prepararsi per un’uscita con le amiche sembra proprio richiedere molto tempo, soprattutto per l’idea o la speranza di riuscire a fare colpo. Ma ci siamo mai chieste cosa notano gli uomini la prima volta in una donna?

Secondo il dottor Paul Dobransky, psicologo ed esperto di relazioni, infatti, nei primi cinque minuti, gli uomini sono attratti dalla bellezza fisica in una sorta di primo passo del corteggiamento. Se si scende più sul particolare si scopre, sempre secondo l’esperto americano, che ognuno di loro ha il suo particolare gusto ed è incredibilmente attratto da un singolo aspetto della donna: ‘In quei momenti non si tratta di personalità, intelligenza, carriera o qualsiasi altra cosa fondamentale per una relazione ma è solo sex appeal’.

È il sorriso che li attrae? Un vestito succinto che accompagna un bel corpo? Sembrano entrambe ottime idee ma per andare sul sicuro l’unica cosa da fare è chiederlo ai diretti interessati. Ecco che grazie ad un sondaggio realizzato dal sito americano BettyConfidential.com abbiamo scoperto delle risposte davvero interessanti e anche una bella sorpresa.

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Peppa “a cannunera”

Nativa di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) 1841-1900; ignota col suo vero nome –Giuseppa Calcagno– fu famosissima col nomignolo popolare di Peppa a cannunera. A Catania, sua patria d’elezione faceva la postina ai tempi dei Borboni; si guadagno’ il soprannome e la medaglia di bronzo al valor militare con un atto di impavido coraggio. Nell’estate del 1860 durante un’insurrezione antiborbonica, Peppa riuscì a sottrarre un cannone al nemico e issatolo sopra un carro attese la carica avversaria. Al momento opportuno diede fuoco alle polveri decimando le file dei soldati borbonici che impauriti si diedero ad una fuga disordinata. Il cannone e’ conservato nel museo civico di Catania. Enc. di Ct Tringale Editore ed.1987

POPOLANA ED EROINA

Per raccontare le gesta di Peppa si riporta un articolo uscito su La Sicilia nel maggio 2010, a firma Antonino Blandini.

[…] Maggio 1860: alla notizia che i Mille avanzavano, i patrioti catanesi, dopo i falliti tentativi dell’8 e 10 aprile, decisero d’insorgere, privi di armi e munizioni, lasciando la città, presidiata da duemila militari del gen. Tommaso Clary, per organizzare la rivolta ad Adrano con i picciotti del col. Giuseppe Poulet.

Giorno 24 entrarono a Mascalucia, dove l’avv. Martino Speciale eresse il tricolore, per puntare poi su Catania in stato d’assedio, mentre tanti si rifugiavano nei consolati di Francia e Gran Bretagna, dove si era insediato il comitato insurrezionale del marchese Domenico Bonaccorsi Casalotto e del principe Gioacchino Biscari, nonostante che tremila soldati stavano per abbandonare Girgenti e Caltanissetta per Catania.

Allorché il 29 arrivò la notizia che Garibaldi era a Palermo, dopo una drammatica riunione fu deciso di rompere gli indugi. All’alba del 31, mentre le campane e i tricolori annunciavano l’insurrezione, una squadra di giovani al grido di “unità e libertà” si lanciò contro i regi. Un migliaio di volontari da Mascalucia raggiunse Porta Aci e Clary ordinò di bombardare la città […]

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