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Archive for 17 aprile 2011

Come arredavano la casa

di Giuseppe Virciglio

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I milocchesi, attraverso l’arredo della casa, hanno considerato ogni acquisto un “affare”, termine che racchiude: a) l’idea della lunga contrattazione all’atto dell’acquisto, e b) l’impressione di aver concluso una trattazione a proprio vantaggio. Così facendo hanno partecipato a loro modo ai modelli proprosti dalle comunicazioni di massa.

Dapprima il mobilio, acquistato già usato o in parte ricevuto in regalo da parenti o compaesani precedentemente immigrati, costituiva lo scarno arredamento delle abitazioni degli immigrati. Progressivamente, a seconda della disponibilità finanziaria e dell’intraprendenza della moglie, veniva sostituito il vecchio mobilio, acquistandone altro nuovo. Solitamente era in occasione dei traslochi che venivano comprate parti nuove di mobilio.

I primi mobili nuovi ad essere acquistati, erano tendenzialmente quelli della camera da letto e, parafrasando la Callari Galli (1979, pp. 37-38), forse Penelope (la moglie dell’emigrato) ha voluto dare a Ulisse reso errante (il marito immigrato) un talamo nuovo.

La seconda grande spesa erano i mobili della sala, il luogo di ricevimento degli ospiti, destinato a rappresentare il primo momento di integrazione formale al surrogato del “salotto buono”, la sala della casa borghese. Via via si rinnova tutto il mobilio e se ne acquista altro, avendo come obiettivo a lungo termine, anche se vissuto con ambivalenza, quello che Morin ha chiamato “il focolare elettrodomestico”.

Il primo investimento negli elettrodomestici fu il televisore a proposito del quale il medico della quasi totalità dei milocchesi negli anni ’60, si esprime – generalizzando – così: “Pur di avere il televisore lo prendevano a rate e rinunciavano all’alimentazione. Era un’ottima compagnia per le donne mentre facevano i lavori di casa“. Comunque nella famiglia che aveva il televisore, tutti avevano la sensazione di sentirsi meno marginali, il padre guardando il telegiornale e le partite, la madre i telefilm, i ragazzi le trasmissioni a loro dedicate. E ciò favoriva l’integrazione nel modello proposto dai mass media.

Soltanto più avanti sarebbero stati acquistati gli altri grandi elettrodomestici, nell’ordine, il frigorifero, la cucina a gas in sostituzione del semplice fornello e poi la lavatrice.

La persistenza nelle casalinghe di mezza età della mentalità contadina ha indotto a posticipare il più possibile l’acquisto di elettrodomestici sia grandi ma soprattutto dei piccoli. Un altro fattore è stata la convinzione di molte casalinghe milocchesi che ciò che veniva fatto a mano riuscisse meglio.

Al di là del fatto della generalizzazione del comportamento domestico (“la parte del centro storico dove abitavano queste donne, era la zona più misera e sporca della città”), si è potuto verificare , durante le interviste, quanto affermato da un testimomne privilegiato, il rag. Bianco, che dice: “Gli appartamenti che ho visitato mi hanno dato la sensazione di ordine e dignità”.

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GUITTO DA AVANSPETTACOLO

 

… e poi, vuoi mettere l’intrigante piacere di fare sentire qualcuno qualcosa?

No, non si tratta di vaneggiamento, ne tanto meno di delirio, semplicemente osservazione fenomenologica di ciò che quotidianamente accade attorno a noi. Un po’ per necessità, un po’ per puro diletto e godimento personale, un pò forse per una forma di altruismo, che comunque dovrebbe essere ben analizzata e verificata, sta di fatto che molto spesso, chi ne è nella condizione si attiva affinché coloro i quali gli stanno attorno, opportunamente scelti e selezionati, possano sentire su se stessi quell’alone di onnipotenza indotta generata dalla altrui benevolenza.

Chi “governa”, in senso lato, ha la necessità di essere contornato da una schiera di adepti che facciano il gioco del capo; tutti sappiamo, anche solo per sentito dire, che stare al vertice comporta una serie di difficoltà organizzative, conoscitive, ma soprattutto manageriali che non tutti sono in grado di superare ed allora subentra l’italica caratteristica dell’arrangiarsi. Attraverso l’uso di questa strategia si riesce a superare ostacoli che altrimenti, causa incapacità congenita, diverrebbero insormontabili.

In pratica si fa in modo di utilizzare al meglio, e per i propri scopi e finalità, quanti geneticamente predisposti ad assecondare e servire pur di potersi sentire; il gioco consiste in una prima fase in cui occorre individuare i predisposti, a questa ne segue una seconda che serve per identificare i bisogni e le necessità dei prescelti, poi una terza attraverso la quale si associa ad ogni soggetto la giusta moneta capace di poterne pagare il servizio.

Per alcuni è sufficiente il mero denaro, per altri occorre farli sentire potenti, altri ancora si accontentano della semplice immagine che ne deriva ed infine, ma questi li vorremmo escludere da questo ragionamento, ci sono quelli che “godono in autonomia” per il semplice fatto di potersi rendere utili.

Il sottile piacere di “far sentire” si trasforma anche in strategia utile, ma nello stesso tempo dovrebbe essere occulta, nel senso che non si può pensare all’uso di questa se spifferato e sbandierato ai quattro venti; non si può pensare che chi ne fa uso, ma soprattutto abuso, possa permettersi anche di dirlo e raccontarlo, ciò sembrerebbe un considerare l’altro alla stregua di un essere inferiore, di persona priva di amor proprio e comunque sottoposta, soccombente e disponibile alla mortificazione, al cilicio.

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Mancuso: prevenire i furti!

SUI RECENTI FATTI CRIMINOSI INTERVIENE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE MICHELE MANCUSO PROPONENDO PIU’ VIGILANZA

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Esprimo la mia vicinanza ai cittadini vittime di tali azioni criminose. Ma perchè si eviti di cadere nella retorica, manifestando solo sentimenti di solidarietà, mi pemetto di invitare il Sindaco e le istituzioni tutte di Milena ad adoperarsi in maniera sinergica e concreta al fine di prevenire ulteriori furti e danneggiamenti e dimostrare con i fatti che le Istituzioni sono vicine ai propri cittadini. La semplice richiesta alle Autorità compententi di potenziare l’organico della locale Stazione dei Carabinieri sara’ l’impegno immediato che il sottoscritto portera’ avanti, ma sappiamo le difficolta’ oggettive in tal senso che derivano dalla carenza di personale che non e’ da addebbitare alle Autorita’ stesse.

L’attività svolta dai Carabinieri di Milena è e resta insostituibile e a loro va il mio personale apprezzamento per il costante impegno a servizio del nostro territorio, nonostante si trovino ad operare in condizioni di organico non certo ottimale. Ritengo, tuttavia, che la serenità dei cittadini di Milena non debba stare a cuore solo ai Carabinieri.

L’ amministrazione comunale a mio modesto parere deve cominciare ad immaginare un ruolo più operativo per il suo prezioso Corpo di Polizia Municipale. Rivolgo, pertanto, il mio invito ad adoperarsi in tale direzione. Ritengo, inoltre, che sia necessario adottare alcuni strumenti che potrebbero fungere da deterrente contro eventuali azioni delittuose, quali ad esempio l’istituzione di un sistema di videosorveglianza. Proposte concrete, non certo irrealizzabili, che potrebbero fare la differenza e garantire alle famiglie di Milena maggiore serenità.

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Romano e Cuffaro

Il ministro Romano indagato per mafia e corruzione

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Non si chiude l’inchiesta che vede il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano indagato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip Giuliano Castiglia ha chiesto al pm Nino Di Matteo di produrre gli atti di un procedimento, scaturito dall’operazione “Ghiaccio”, che si era concluso nel 2004 con l’archiviazione. L’indagine era stata riaperta nel 2005 e ora l’accusa chiedeva di chiuderla con una nuova archiviazione. Il gip ha invece deciso un approfondimento della posizione del ministro richiamando gli atti dell’operazione “Ghiaccio” nella quale erano coinvolti, tra gli altri, l’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, e il medico-boss Giuseppe Guttadauro.

Il pm Di Matteo ha chiesto a sua volta l’acquisizione della sentenza ormai definitiva per la quale Cuffaro sta scontando in carcere una condanna a sette anni per favoreggiamento di Cosa nostra. Nella sentenza viene citato il collaboratore Francesco Campanella il quale ha detto che Romano nel 2001 era “a disposizione” della cosca di Villabate (Pa) e dei boss Antonino e Nicola Mandalà. Il gip si è riservato di decidere e ha fissato una nuova udienza per il 9 giugno.

Ma un’altra indagine sul ministro palermitano è alla vigilia di una svolta. E’ quella per corruzione aggravata nella quale Romano è indagato con Cuffaro e con il senatore Carlo Vizzini del Pdl. I magistrati della Procura si apprestano a trasmettere al Parlamento una serie di intercettazioni che chiedono di utilizzare per l’indagine su un giro di tangenti che ruotano attorno alla società Gas, di cui erano soci Massimo Ciancimino e il tributarista Gianni Lapis.

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LA DUMINICA DI LI PALMI A MILOCCA

di Giuseppe Carruba Toscano

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Questa volta il nostro Carruba Toscano ci trasporta in una dimensione religiosa, nella Milocca degli anni ’20, nel selciato della piazza principale del paese affollata da fedeli tutti vestiti a festa e in gran movimento.

A ciò fa contrasto un silenzio profondo che nasce dal sentimento religioso, niente schiamazzi che oggi si celebra la festa di accoglienza del Signore che, sul dorso di un’asina, si accinge ad entrare in Gerusalemme tra due ali di folla plaudente che agita ramoscelli di ulivo e palme in sengo di festa.

Nella sua poesia rivive la Domenica delle Palme di quasi un secolo fa.

Oggi quando saremo in piazza proviamo a paragonale allora con ora per vedere se qualcosa è cambiato nella gente di Milocca/Milena.

Le palme intrecciate e i ramoscellii di ulivo e finemente decorati saranno benedetti dai sacerdoti oggi come allora, ma noi abbiamo conservato intatto lo spirito religioso di allora?

Andremo in chiesa dal pastore a fare benedire quei ramoscelli con quella fede e quell’amore che ricorda e fa sentire del Cristo Redentore gli atti, le opere e la sua parola?

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 26,14-75.27,1-66.
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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai».
Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte».
E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».

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Riceviamo dall’on. Pagano

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Il testamento spirituale “Non ho più alcuna paura dedico la mia vita a Gesù”

 

Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa.

Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati  che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre statala stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio chela mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. lo dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

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