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Archive for 25 aprile 2011

 Ripubblichiamo una riflessione del dottore Cipolla sul 25 Aprile

Non sarebbe ora di finirla con le mistificazioni e di pacificare la nazione ?

Madrid, Valle de los Caìdos - Monumento ai Caduti

La giornata del 25 Aprile dovrebbe darci spunto per una riflessione sulle divisioni che, ancora dopo quasi 70 anni, continuano a tagliare in due la nostra Italia.

In Italia la Lotta Partigiana aiutò gli Alleati a liberare il paese dalla dittatura nazi-fascista. Non sono pochi gli episodi, nella guerra civile, in cui partigiani fecero giustizia sommaria nei confronti di altri italiani che avevano deciso di continuare a combattere nelle fila della Reppubblica di Salò.

Anche la Spagna fu martoriata dalla guerra civile e visse momenti simili ai nostri. Nella penisola iberica, la Guerra Civile coinvolse un numero maggiore di spagnoli combattenti e di vittime cadute da entrambe le parti. Ma lì altri uomini hanno retto le sorti della nazione. Il dittatore Francisco Franco fece erigere il Monumento ai Caduti fin dal 1940 allo scopo di riunificare la Nazione Spagna dopo la sanguinosa Guerra Civil. Ebbe la magnifica idea di far seppellire insieme e nello stesso posto tutti i combattenti, vincitori e vinti.

Sarebbe ora finalmente di pervenire ad una vera pacificazione nazionale per far riposare in pace tutti. I caduti, ma anche i sopravvissuti.

Il prossimo 25 Aprile potrebbe essere l’occasione per fare finalmente la Festa della Pacificazione Nazionale, non c’è più ragione per continuare a dividersi: la guerra è finita e bisogna che qualcuno lo comunichi a quanti ancora non lo vogliono capire.

Alfonso Cipolla

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Quel 18 Aprile 1948…

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E’ facile prevedere che l’anniversario del 25 aprile produrrà il solito effetto: isterismi, polemiche e risse verbali, robaccia dannosa per un paese già alle corde per un clima di odio politico. Qualche segnale si è visto. A Firenze, il centro-sinistra ha detto no alla proposta di ricordare con una targa il filosofo Giovanni Gentile, ucciso dai comunisti nell’aprile 1944. Subito dopo, il capogruppo vendoliano a Palazzo Vecchio, Eros Cruccolini, ha chiesto di sfrattare i resti del filosofo dalla chiesa di Santa Croce e di cacciarli in uno dei cimiteri fiorentini. Un’idea dettata  da una faziosità che non si arresta neppure davanti ai morti. 
La proposta da becchino del compagno Eros mi ha rammentato un brutto episodio del novembre 1945. Nel camposanto della mia città, due partigiani erano stati sepolti non lontano da due caduti fascisti. Il giorno dei Morti, le madri dei partigiani si accorsero che anche le madri dei fascisti stavano mettendo crisantemi sulle tombe dei figli. Ne venne un parapiglia folle, con le mamme dei partigiani che urlavano alle altre: «Non avete diritto di stare qui. Portate via le vostre tombe!».

Chi ragiona come il Cruccolini, mi potrà rispondere che anche nel 2011 la Resistenza ha bisogno di essere difesa. Invece io penso che la Resistenza abbia soprattutto bisogno di essere spiegata nella sua verità. Senza truccare le carte come fanno le sinistre di oggi, stravolte dall’impotenza di sconfiggere il Cavaliere. E ormai ridotte a urlare che Silvio Berlusconi è il nuovo Benito Mussolini.
Per cominciare, la guerra civile italiana non è mai stata una guerra di popolo, ma fra due piccole minoranze: quella partigiana e quella fascista. Entrambe coraggiose e disposte al sacrificio della vita, però mosse da convinzioni ideali e politiche contrapposte. Mentre la grande maggioranza degli italiani rimase estranea a quel mattatoio.

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Piccola fascista dileggiata e portata in giro per Milano con una M dipinta sulla fronte

LE VERITA’

SCOMODE

Quando pubblicai Il sangue dei vinti nell’ottobre 2003, venni linciato dalle sinistre. Mi accusarono di tutte le perversioni, la prima di aver scritto il falso per ingraziarmi Silvio Berlusconi. Tre anni dopo, nel 2006, per l’uscita di un altro mio lavoro revisionista, La grande bugia, fui aggredito a Reggio Emilia da una squadra di postcomunisti violenti. Perché i nipoti dei trinariciuti dipinti da Giovanni Guareschi mi inseguivano?

I motivi erano soprattutto due. Avevo dato voce ai fascisti, obbligati dai vincitori a un lungo silenzio. E avevo posto il problema del Pci e del suo obiettivo nella guerra civile: fare dell’Italia un paese satellite dell ’Unione sovietica. Oggi l ’Urss non esiste più, anche il Pci è scomparso. Eppure le sinistre continuano a non accettare che si parli delle pulsioni autoritarie dei comunisti italiani e del loro legame con Mosca.

È per sfida che nei Vinti non dimenticano ho scritto le pagine che mi ero lasciato alle spalle. L’occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e Fiume, guidata dal servizio segreto di Tito, con migliaia di deportati scomparsi nel nulla: un esempio di quanto sarebbe accaduto nel resto d’Italia se il partito di Togliatti avesse trionfato. Le stragi in Toscana dopo la Liberazione. La sorte delle donne fasciste, stuprate e poi soppresse. La strategia del terrorismo rosso per eccitare le rappresaglie ed estendere il conf litto. Le uccisioni di comandanti partigiani e di politici socialisti e democristiani che si opponevano al predominio comunista. I lager infernali per i fascisti da fucilare, a cominciare da quello di Bogli.

E senza nascondere le nefandezze degli Alleati. Come le violenze sessuali delle truppe marocchine a Siena. O i tantissimi civili uccisi dai bombardamenti angloamericani. La verità è sempre una chimera. Ma non si può cercarla quando si è accecati dalla faziosità politica. Nei Vinti non dimenticano ho rifiutato ancora una volta la storia inquinata dall’ ideologia. Questo mi fa sentire un uomo libero, come lo sono i miei lettori.”

Giampaolo Pansa

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ANTIFASCISTI E ANTISTORICI

Non si cancellano 20 anni della nostra storia

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Francesco Storace, il segretario del la Destra, lancia la provocazione dal suo blog e riporta in primo piano le polemiche sull’Unità: “Bisogna cambiare la legge sul 150° dell’Unità d’Italia. Non perché lo chieda la Lega e non perché escano nuovi manifesti di Lassini; ma semplicemente perché ‘si rischia’ di celebrare il fascismo…

E’ quello che pare di capire dalle grida ipocrite di un branco di autentici incolti – prosegue Storace – a cui hanno regalato la laurea in antifascistologia”. 

Il punto, secondo il segretario de la Destra, è che “pretendono che si parli di 130 anni celebrandone 150, cancellando i 20 anni del fascismo. Si credono molto intelligenti e pensano che nessun italiano conosca Faccetta Nera, e che canticchiarla sia un crimine degno della pena di morte”: qui il riferimento è al caso del professore che durante una lezione di storia ha fatto intonare l’inno fascista. “E allora – si chiede Storace – perché non cancellate la previdenza sociale, perché non buttate giù l’urbanistica dell’Eur e non radete al suolo Latina e le città di Fondazione. Non c’è bisogno di essere fascisti per guardare senza manicheismi a tutta la storia nazionale, con le sue luci e le sue ombre; c’è necessità di essere cretini – attacca – per tappare la bocca a chi pone domande. 130 anni non sono 150 e ci fa pena chi ne elimina 20. E’ nella storia d’Italia. E’ illusorio pensare di cancellarla.

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La tragedia di Rosario

Operaio si lancia dal viadotto Morandi

di Roberto Mistretta

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Chissà quali cupi pensieri hanno attraversato la mente di Rosario Ingrascì, quarantaduenne di Milena che alle prime luci di ieri mattina ha posto fine ai suoi giorni, lanciandosi dal viadotto Morandi, luogo diventato tristemente famoso per i non pochi suicidi di cui è stato teatro. Un gesto di per sé terribile quello di Ingrascì, ma che diventa ancora più devastante per i congiunti, stante la concomitanza festiva della vigilia di Pasqua. E se la morte di ogni persona in giovane età è ingiusta, diventa ancora più tragica quella di Ingrascì se dovesse essere confermato che la sua disperazione affondava nel dramma di chi, per esigenze di lavoro, aveva poco temo da dedicare alla famiglia.

Sposato e padre di due bambini in tenerissima età, Rosario Ingrascì, lavorava presso un’impresa privata di bitumazione stradale di Sommatino. L’uomo da quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri, viveva a Milena mentre la moglie, residente a Castronovo di Sicilia, lavora a Lercara Friddi. Conciliare i propri turni era difficile e la coppia si vedeva come e quando poteva. Potrebbe essere questo per gli inquirenti, una delle motivazioni alla base del terribile gesto.
L’uomo, dopo avere lasciato in bella mostra un documento di identità sul lunotto anteriore, ha posteggiato la sua Fiat Panda sul margine del viadotto Morandi, che collega Agrigento a Porto Empedocle, e si è lanciato nel vuoto dal punto più alto del ponte. L’allarme è scattato dopo pochi minuti. Il corpo senza vita del povero Ingrascì è stato trovato in un terreno sottostante il viadotto. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 ed i carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Agrigento, che hanno avviato le indagini.

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CARLO GIOVANARDI E LA PUBBLICITA’ DELL’IKEA

di Francesca Ribeiro

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La pubblicità d’Ikea,  dei due giovani che si tengono per mano e la scritta: “Siamo aperti a tutte le famiglie”, non è piaciuta al sottosegretario Giovanardi. Il sottosegretario, per chi non lo riocordasse,  è quel cattolico che il 9 novembre 2009, dichiarò: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”.

Il cattolico Giovanardi può darsi abbia ragione che quella pubblicità non sia in armonia con la nostra Costituzione, però ha torto nell’affermare che è offensiva e di cattivo gusto, giacché ignora, il cattolico, che essa è in armonia col Vangelo.  “Quindi stese la mano sui suoi discepoli e disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli; chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre»” (Mt 12, 49-50).

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