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Archive for 9 aprile 2011

di Valerio Martines

L’ascensore della discordia, perché divideva gli ambientalisti dai progressisti

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Era l’ascensore della discordia, perché divideva gli ambientalisti dai progressisti sul gusto estetico e sull’utilità. Ma per la famiglia mafiosa di Campofranco i lavori per la realizzazione dell’ascensore che collega il paese di Sutera al suggestivo monte San Paolino, era l’affare a cui non si poteva rinunciare.

Tutti concordi, almeno su questo. Ma nella costruzione dell’impianto mobile – affidata all’impresa “Saim” di Gela consorziata alla società aggiudicataria Concorso Cooperative Costruzioni di Bologna – emerge la figura di un imprenditore suterese, Sebastiano Sciortino, che non risulta indagato. Ma la sua posizione è ritenuta agli inquirenti molto vicina alla cosca di Campofranco, tant’è che nel capitolo dedicato ai lavori dell’elevatore viene indicato come “strumento” dai fratelli Modica «per giungere – scrive il giudice nell’ordinanza – ad ottenere le forniture di calcestruzzi e il nolo di mezzi nella loro disponibilità». Vi sono le intercettazioni del Ros che provano i contatti fra Sciortino e i fratelli Modica.

Contatti che ricadono a ridosso dell’avvio del cantiere a Sutera. Angelo Modica chiama Sciortino per sapere la data d’inizio dei lavori e se può inviare i camion e gli escavatori della sua azienda. Sciortino lo rassicura dicendo che l’impresa aveva già delineato l’area dove sarebbe sorto il cantiere, promettendogli che avrebbe contattato il direttore dei lavori. Dieci minuti dopo il colloquio, Sciortino richiama lo stabilimento dei Modica ma al telefono risponde Vincenzo Modica, il figlio di Giuseppe. «Tuo zio – dice l’imprenditore suterese – mi aveva chiamato che voleva acchianari lu scavaturi, gli dici che per domani non incominciano quelli. Quando è ora me lo fa sapere lui – aggiunge Sciortino riferendosi al direttore dei lavori – e lo chiamo io, perché forse comincia giovedì».
Risultato: dal giugno 2008, hanno accertato i carabinieri del Ros e i magistrati della Dda, i fratelli Modica eseguono i lavori per la costruzione dell’elevatore, fornendo il calcestruzzo e mettendo a disposizione i camion per rimuovere il materiale di risulta degli scavi. Ma c’è un intoppo nei rapporti lavorativi tra la “Saim” e l’impresa dei fratelli campofranchesi. I Modica svolgono i lavori malgrado non abbiano presentato la Durc, ossia la documentazione unica di regolarità contributiva. Atto indispensabile che sancisce la stipula del contratto con l’impresa esecutrice e la ditta che ha preso il subappalto.

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di VA.MA.

DENTRO LE CARTE DEL BLITZ

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Una riunione a casa dell’emergente boss di Campofranco, Giuseppe Modica, col sindaco Calogero Mazzara che ad interim aveva la delega ai Lavori pubblici e all’Urbanistica e l’allora assessore ai Servizi sociali, Calogero Di Gesù, poi dimessosi. Un incontro per parlare di appalti. Un incontro notturno avvenuto tra l’1 e il 2 luglio 2008 in casa dell’imprenditore Modica. È grazie allo scambio di telefonate intercettate che i Ros accertano che alla riunione partecipa pure Salvatore Randazzo, cognato di Modica, e Angelo Mazzara conosciuto in paese come “Gneschi” e altre persone.

Amministratori e imprenditori avrebbero discusso dell’aggiudicazione dei lavori di manutenzione delle strade esterne al centro abitato di Campofranco. Un appalto già affidato a marzo di quell’anno dal Comune alla ditta individuale di Rosalia Mazzara, moglie di “Gneschi”. Secondo il teorema investigativo che emerge dalle pagine dell’ordinanza, in relazione a quest’intervento manutentivo delle strade, i fratelli Modica – con la loro impresa “Agm Soc. Coop” – puntavano ad ottenere la fornitura di materiali e altri subappalti.

Un’attività che gli investigatori sono riusciti a documentare attraverso una raccomandata inviata il 16 luglio 2008 dal Comune alla ditta di Rosalia Mazzara, pochi giorni dopo l’incontro tra il primo cittadino, il suo assessore e Giuseppe Modica. C’è una telefonata ritenuta cruciale, datata 5 luglio 2008, che secondo gli inquirenti della Dda confermerebbe i legami dei fratelli Modica con l’apparato amministrativo comunale. Salvatore “Gneschi” Randazzo è ritenuto il trait d’union tra il sindaco Mazzara e Giuseppe Modica per fargli ottenere i lavori.

«Aspetta che ti passo il sindaco…», dice Randazzo al compaesano Modica. «Sì, sindaco buongiorno», lo saluta Modica. E il primo cittadino va subito al nocciolo della questione.

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Cosa succedeva al Tribunale di Caltanissetta negli anni ’30?

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Ce lo racconta – in poesia – il dottor Giuseppe Carruba Toscano con pochi ma scultorei versi con i quali riesce ad immortalare la varia umanità che sosta davanti l’aula della Corte di Assise del capoluogo del nisseno.

I testimoni di una causa, convocati dal giudice, in attesa di essere chiamati si accavallano ammassati uno sull’altro in una stanza accanto ad uno sporco gabinetto definito latrina puzzolente e vomitevole. In questo clima malsano i testimoni suteresi e di altri paesi si gitano, schiamazzani esattamente come scimmie dentro le gabbie: chi parla, chi passeggia, chi fissa gli altri, chi siede, chi dorme, chi veglia, chi legge e chi ride.

In attesa della chiamata a testimoniare, un dubbioso pensiero assale alcuni di loro in preda al rimorso per avere prima dichiarato il falso e che intendono rettificare e modificare, posti davanti al dilemma di rimediare per non… divorziare irrimediabilmente dalla verità. Un affresco dei personaggi sopra le righe che si arrabattano tra le solite liti, i soliti reati, noti frequentatori delle aule giudiziarie.

Un ritratto simile a questo del poeta Carruba Toscano  lo possiamo trovare – con tanto di cognomi e “ingiurie” – nella poesia IN CONCILIAZIONI firmata dal cav. Giovanni Cassenti, che pubblicheremo sabato prossimo nella quale potrete riconoscere “i più noti clienti milocchesi del tribunale di Caltanissetta” di quel tempo.

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Il melograno, il frutto della salute contro la crisi in agricoltura

dell’agronomo Angelo Battiato
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Il melograno (punica granatum) originario dall’Asia Occidentale viene coltivato fin dall’antichità nell’Italia meridionale e trova in questo ambiente condizioni favorevoli di crescita e sviluppo per il clima mite, la fertilità del suolo e la buona disponibilità idrica. La Sicilia col suo clima è l’ambiente ideale per la coltivazione di questo frutto considerato da molti studiosi un vero concentrato di salute per le sue innumerevoli proprietà benefiche. L’albero è un arbusto dai rami contorti, spinosi e abbondanti con una corteccia dal color rosso grigiastro.
Nel periodo della fioritura, i rami si adornano con degli splendidi fiori di color rosso vermiglio . Il frutto del melograno è la melagrana. Essa è una bacca carnosa, dalla buccia spessa di color giallo, con delle sfumature che vanno dal rosso fino all’arancio.
All’interno del frutto sono contenuti moltissimi semi rosso vivo raccolti in cavità separate da una sottile membrana. Il succo è un concentrato di giovinezza & salute superiore alle proprietà salutistiche dell’arancia rossa e dei mirtilli. Le ricerche scientifiche moderne hanno confermato quello che i nostri antenati sapevano da millenni. Ormai non si contano più gli studi scientifici pubblicati sulle più importanti riviste mediche di tutto il mondo in cui si dimostrano le notevoli proprietà benefiche del succo di melograno.
In effetti questo frutto è ricco di vitamine A, C, E, antiossidanti (contro i radicali liberi), polifenoli, ferro, potassio in quantità addirittura maggiori del vino e del tè verde, già noti agenti anticancro. Gli antiossidanti contribuiscono notevolmente a mantenere una buona pressione sanguigna e riducono la quantità di colesterolo nel sangue aiutando la protezione delle arterie.

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Stando a quanto riportato in un articolo del Corriere della Sera, l’avventura di Centocinquanta, la trasmissione in onore dei 150 anni dell’Italia condotta su Raiuno da Pippo Baudo e Bruno Vespa, e chiusa con due puntate d’anticipo a causa dei bassi ascolti, sarebbe finita tra litigi e scontri

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Vespa-Baudo, scontri (e sputi) dietro le quinte

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L’ultimo scontro sarebbe scoppiato mercoledì a causa di Michele Santoro. Mentre la puntata volgeva al termine venivano proiettate fotografie di personaggi di punta della Rai (Frizzi, Conti, Giletti ecc…). A un certo punto è apparsa l’immagine (non vista da casa) del conduttore di Annozero. La cosa avrebbe scatenato le ire di Vespa che, infuriato, ha lasciato lo studio (“la puntata si conclude qui”) prendendosela con gli autori per la “trovata geniale”. E’ noto, infatti, che tra i due colleghi non corre buon sangue. L’anno scorso, per esempio, si sono scontrati sullo stop ai talk show deciso dalla Rai per rispettare la legge sulla par condicio. Una scelta che aveva fatto infuriare Vespa, che aveva accusato Santoro di essere l’origine del problema: “La decisione della Rai è grave e ingiusta, ma ha un nome e un cognome: Michele Santoro”, aveva detto il conduttore di Porta a Porta. “E’ passato sulla par condicio con il garbo di Attila, l’ha massacrata nell’arco dei decenni. Non potendo sospendere solo Santoro, hanno cancellato anche noi”.

Ma che l’atmosfera a Centocinquanta fosse incandescente lo si era intuito già dalla seconda puntata, quando a causa degli ascolti deludenti (14% di share) era stata convocata d’urgenza una riunione con gli autori. Tra Pippo Baudo e Claudio Donat Cattin (autore storico di Porta a porta) sarebbero volate parole (e non solo quelle) grosse: Claudio Donat Cattin avrebbe accusato Baudo di “comportamento mafioso”, Baudo gli avrebbe risposto con uno sputo in faccia (mancandolo). E ora sembra che siano in arrivo lettere di richiamo per Baudo e sanzioni per entrambi i conduttori.

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Il divin scuotimento

CRISTIANE ABERRAZIONI

di Renato Pierri*

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Secondo me Roberto De Mattei ha ragione nell’affermare che il terremoto in Giappone è una punizione divina. E’ un uomo intelligente, uno scienziato, come può sbagliare?

Gesù rassomiglia spesso Dio ad un padre amorevole terreno, al buon pastore che ama le sue pecorelle. Così, come è giusto che ogni tanto Dio mandi punizioni sulla terra, con terribili catastrofi nelle quali soffrono e muoiono persone innocenti, compresi molti bambini, sarebbe anche giusto che ogni tanto un padre amorevole desse un po’ di tormenti ai suoi figlioletti. Bisogna sapere, infatti, che i bambini, a differenza della Madonnna (beata lei!), nascono con la grave macchia del peccato originale, e a nulla serve il battesimo, sempre colpevoli sono. Proprio come i bambini del Giappone, puniti oggi dal buon Dio. Quindi, cari amorevoli genitori, collaborate col Signore, e ogni tanto frustate i vostri bimbetti. E voi pastori, ogni tanto assestate un paio di calci agli agnellini. Non si sa mai. Può darsi che il peccato di Adamo abbia macchiato anche la loro candida lana.

*Scrittore ed ex docente di religione

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Quanto più

ci innalziamo,

tanto più piccoli

sembriamo

a quelli che

non possono volare

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F. Nietzsche

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