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Archive for 24 ottobre 2017

medicinali pile

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Popolari e Autonomisti chiedono un posto in giunta per la farmacista

Il fatto nisseno

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ip1Il senatore Antonio Scavone annuncia da Catania: “Proporremo al presidente Musumeci la dottoressa Mariella Ippolito come espressione della lista Popolari e Autonomisti nella sua giunta. Mariella Ippolito, farmacista, presidente di Federfarma Caltanissetta, si è distinta in particolare per aver promosso progetti di rilevante interesse sociale: dalla farmacia sociale al recupero dei farmaci non scaduti; dagli screening oncologici al sostegno delle associazioni che tutelano il malato. Ippolito si è inoltre impegnata per le donne che subiscono violenza nel progetto ‘Mimnose’ ed è Consigliere Nazionale della Federazione degli Ordini dei farmacisti e delegata per la Sicilia”.

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112 nisseni spatentati

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EPIFORA (e-pì-fo-ra)

unaparolaalgiorno.it

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Figura retorica che consiste nella ripetizione di una o più parole alla fine di un segmento di testo. Dal greco epiphorà ‘aggiunta’, a sua volta dal verbo epiphèro ‘portare in aggiunta’.
Se già abbiamo parlato dell’anafora, ovverosia la ripetizione di parole all’inizio di segmenti di testo, oggi invece trattiamo della sorella epifora, che si comporta allo stesso modo ma specularmente. Ancor di più della prima, questa figura retorica la fa da padrona nell’ambito dei rituali solenni: ricordate quando, al Catechismo, vi hanno insegnato tutte le formule di risposta e chiusura alle preghiere del prete? Ebbene, voi che ripetevate, insieme con gli altri, Amen, Ora pro nobis e via dicendo, stavate mettendo in atto un’epifora.

Ovviamente la struttura ripetitiva generata dall’epifora la rende strumento prediletto di oratori antichi e moderni in ogni ambito: si ricordi – e questo è molto importante, perché alla base delle scelte retoriche di grandi personaggi del passato e del presente – che la ripetizione stimola l’impressione nella mente, rende molto più semplice il lavoro della memoria. A questo proposito è opportuno nominare, per quanto argomento slegato dall’epifora, le formule omeriche: a prescindere dalle varie teorie riguardanti la genesi dei grandi poemi greci, è indubbio che la ripetizione di segmenti di testo sempre uguali sia stata essenziale per la memorizzazione dei poemi stessi prima della loro trascrizione ufficiale.
Il primo esempio di oggi è tratto da Alda Merini, la celebre autrice milanese vissuta a cavallo tra i secoli XX e XXI, più nello specifico da L’altra verità. Diario di una diversa, sua prima opera in prosa. “Noi venivamo saziati di colpa, quotidianamente; i nostri istinti erano colpa; le visioni erano colpa; i nostri desideri, i nostri sensi erano colpevolizzati.” Il senso della colpa, con la sua ripetizione alla fine del segmento (che, è bene ricordarlo, insieme con l’inizio di esso è il punto in cui l’attenzione del lettore è più vivida) penetra negli occhi di chi accoglie queste parole e si impressiona nella mente. Quest’esempio è interessante non solo per la provenienza (chiunque dovrebbe, prima o poi, leggere qualcosa di scaturito dalla penna della grande Merini), ma anche per l’ultimo segmento: si noti come l’epifora, così come l’anafora e le altre figure retoriche della ripetizione, non necessiti di una ripetizione letterale, ma invece di una ripetizione semantica. È per questo che quel colpevolizzati alla fine della frase è sempre parte dell’epifora della colpa.

E se si è citata la Merini Euridice – così lei stessa s’era definita – pare giusto continuare menzionando il suo Orfeo, Giorgio Manganelli, autore coevo e suo concittadino che condivise con lei una breve ma intensa relazione dopo averla scoperta come scrittrice. “Assenza di senso: distruzione del senso, perdita del senso, constatazione che in nessun momento vi è stata traccia, indizio, sintomo di senso.” queste son le sue parole in Rumori o voci, gioiello privo di ristampe dal 1987, ma comunque punto di partenza per coloro che decidono di addentrarsi nel mondo dedaleo della densa prosa manganelliana e del suo altrettanto denso pensiero critico.
Infine, per chiudere in bellezza questo brevissimo percorso, iniziato con una grandissima scrittrice e proseguito con un altrettanto grande autore, un ultimo esempio di epifora ci viene suggerito dall’immenso D’Annunzio ne La pioggia nel pineto, lirica facente parte dell’Alcyone, raccolta di poesie: “Più sordo, e più fioco / s’allenta, si spegne. / Solo una nota / ancor trema, si spegne, / risorge, trema, si spegne.”

 

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