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Archive for 17 ottobre 2017

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solo a qualche decina di km da Milena!!!

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L’OMICIDIO TRIBALE

Renato Farina

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Torino, nigeriano sgozza italiano: il racconto di Renato Farina

I mercatini della domenica mattina sprigionavano un’essenza segreta. Profumavano di caffè, di acciughe e olive in grandi vasi. Rumori di cianfrusaglie, stampe di Garibaldi e Pio IX. Eri parte di un popolo. Si fingeva di bisticciare sul prezzo. Quando? Pochi anni fa, cioè un’epoca geologica fa. Oggi il mercatino di Torino è stato il teatro di uno sgozzamento come nulla fosse. Una morte più stupida e infame non potrebbe esistere. Ma nello stesso tempo era prevedibile, ovvia, normale in questo nuovo mondo. Così dobbiamo raccontare questa storia disperante e assurda.

 

Camminava al mattino presto, 7 e 40, l’ora migliore per aggirarsi tra le bancarelle, e poi è un ottobre magnifico a Torino, le Alpi brillano e mettono allegria. In via Carcano c’è il “Barattolo”, libero scambio, ci sono molti stranieri, ma a Maurizio Gugliotta piaceva osservare, contrattare. Ammazzato. Era un passante, un italiano normale, 52 anni, ciondolava e si sporgeva sulle mercanzie. Stava con un amico.

Un testimone maghrebino, in un video visionabile su Repubblica.it, dice che non c’è stata lite, Gugliotta non ha fatto la voce grossa, voleva solo passare e accostarsi per veder meglio la mercanzia di un altro venditore. Ma il nigeriano, Kalhid Be Greata, 27 anni (regolare, ma senza fissa dimora), irritato forse per l’invasione del suo territorio ancestrale, ha estratto il coltello con rapidità fulminea, e con un fendente esperto, professionale, perfetto per le guerre africane, lo ha sgozzato… Quindi ha cercato di uccidere l’amico del signor Maurizio, ma la lama ha trovato ostacolo nella giubba pesante e costui è sopravvissuto.

download (1)Il testimone racconta che ad arrestare l’assassino è stato un marocchino della sicurezza interna: polizia municipale e carabinieri non c’erano, assenti come sempre da quelle parti – dice. Dopo l’allarme, ci hanno messo dieci minuti ad arrivare due vigilesse e altri “in divisa blu”, cui è stato consegnato l’omicida. Quasi si trattasse di una estradizione da un Paese straniero.

Ehi, ma è l’Italia. O no? Piuttosto zona franca, Stato della filibusta. Libero scambio di cianfrusaglie e di coltellate. Nei dintorni nessuna pattuglia della Guardia di Finanza, di norma in agguato fuori dai negozi e dai bar in centro, e famosa per i blitz nei negozi di Cortina e delle località turistiche. Ma la periferia dev’essere considerata ormai dall’Autorità, che avrebbe il dovere di garantire sicurezza e legalità, una terra di nessuno, anzi un pezzo di Continente Nero autogestito dai suoi migranti.

b_f36a8d2f6c.pngGli abitanti del quartiere da mesi protestavano, chiedendo alla sindaca grillina Appendino di rimediare al guaio che aveva provocato alla loro vita già complicata di suo. La Appendino aveva disposto il trasferimento in via Carcano di questo mercatino, ormai ufficialmente suk, e i residenti le chiedevano se non di metterci l’adorabile visetto, almeno di spedirci la sua polizia municipale. Niente da fare.

La gentile Chiara, di certo più sveglia della omologa romana Virginia Raggi, ha stabilito il trasloco del “Barattolo”, facendolo rotolare lontano dai suoi occhi, ma poi lo ha abbandonato alle sue consuetudini tribali. Come se non fosse un pezzo d’Italia da custodire e dove far valere le leggi della Repubblica. Magari non sempre, nessuno è perfetto, ma almeno la domenica e le feste comandate: quando la gente comune prende un po’ d’aria e non immagina che sotto casa sua domini la giungla con i suoi machete e i riti sacrificali e punitivi dello straniero.

Ho scritto straniero. In questo angolo di Torino, e così da molte altre parti, la xenofobia è odio verso l’estraneo, cioè l’italiano. Buone coltellate a tutti.

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MML racconta i fatti così come si svolgono

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Davanti l’hotel Ventura

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Dentro

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(altro…)

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Democrazia Partecipata

Democrazia Partecipata – Utilizzo di strumenti che coinvolgano la cittadinanza per la scelta di azioni di interesse comune.

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democrazia-partecipataSi informa la cittadinanza che  il Comune di Milena, nel rispetto dell’art. 6 comma 1 della Legge Regionale n°5/2014 (Come modificato dal comma 2 dell’art. 6 della Legge Regionale n°9/2015), con Delibera del Consiglio Comunale n.17 del 24 luglio 2017, ha approvato il Regolamento Comunale per la destinazione di quota parte dei trasferimenti regionali di parte corrente con forme di Democrazia Partecipata, quale strumento per il coinvolgimento dei cittadini nella formazione delle scelte amministrative.

A tal fine, tutti i cittadini interessati ed anche associazioni, ditte, enti pubblici e privati di questo Comune, sono invitati a presentare proposte che verranno esaminate da questa Amministrazione.

La scheda per la presentazione delle proposte, può essere ritirata presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico dal lunedì al venerdì (nelle ore d’Ufficio) o scaricata da questo sito internet.

La scheda dovrà essere inviata a mezzo posta elettronica al seguente indirizzo: protocollo@pec.comune.milena.cl.it (dopo averla compilata e scannerizzata), oppure presentata presso l’Ufficio Protocollo del Comune, entro e non oltre le ore 13:00 del giorno 31 ottobre 2017.

Per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi al dipendente Mulè Calogero presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico.

Allegati

NOME DIMENSIONE
Allegato Scheda partecipazione Democrazia Partecipata.docx 82.91 KB

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ADOPERARE (a-do-pe-rà-re)

unaparolaalgiorno.it

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Utilizzare, servirsi di qualcosa; come riflessivo, impegnarsi, prodigarsi per qualcosa da operare, con un ad- rafforzativo.
Quando un semplice prefisso trasfigura misteriosamente una parola.
In questo caso, il fare dell’operare si tramuta in un impiegare, un utilizzare: si adopera un mezzo per operare un cambiamento. Il dato curiosissimo è che quell’ad-, secondo le fonti migliori, è un mero rafforzativo (e non un ‘verso’). Il che è molto poetico: l’intensificazione dell’azione del fare si concentra nel mezzo, anzi nel suo impiego. In altri termini, all’adoperare è comunque sotteso il fare, ma trova il suo più alto vigore descrivendo l’usare per fare.
Tutta questa potenza è evidente nel consueto uso operativo che se ne fa: se dico che adopero la pentola da cinquanta litri per fare la passata di pomodoro, non spiego un semplice uso, ma una tattica fattiva; se mi raccomando di adoperare tutta la prudenza necessaria nel dare una certa notizia, la carica della prudenza quale strumento d’azione è esaltata; e quando l’amico ci spiega perché adopera carta e penna per prendere appunti, l’impatto è quello della spiegazione di una scelta dritta, intenta. Non si adopera per caso.
Un’energia che non viene persa nell’elegante uso riflessivo, dove diventa l’impegnarsi, il prodigarsi per qualcosa – in cui semplicemente lo strumento adoperato diventiamo noi stessi: mi adopero per il successo della festa, la gente del paese si adopera come un sol uomo per domare l’incendio, dopo tanto adoperarmi conquisto la vetta anelata.
Va segnalata la variante più agile ‘adoprare’. (E ultimamente ci capita spesso di dirlo, ma… anche questa parola alla fine è più di quel che sembrava.)

 

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