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Posts Tagged ‘Rosario Crocetta’

BUFERA SULLE TELEFONATE

“Ora cu Lucia ma viru io”

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sdfhfffhhpotereesMentre continua ad essere avvolta dal mistero la presunta conversazione shock tra il medico Matteo Tutino e il Governatore Rosario Crocetta, smentita dalla Procura di Palermo e confermata dal settimanale L’Espresso, cominciano a venir fuori alcune intercettazioni depositate agli atti dell’inchiesta che riguarda il chirurgo plastico, arrestato tre settimane fa con l’accusa di truffa.

Stralci delle telefonate sono state pubblicate dal Giornale di Sicilia.

Nel marzo 2014, dopo la notifica di avvisi di garanzia allo stesso Tutino e al commissario straordinario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo Giacomo Samperi, alcune intercettazioni telefoniche tra i due rivelano quanto conflittuale fosse il loro rapporto con l’allora assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino.
Samperi, il cui mandato era stato revocato da Borsellino, parla con Tutino e dice di voler fare un esposto contro l’assessore: “La denuncio per illecito… Me ne sto fottendo, pure che si chiama Lucia Borsellino”. e Tutino risponde: “Bravo”.

crocetta sicCi sarebbe anche una frase in cui Crocetta avrebbe riferito a Tutino a proposito della revoca di Samperi dal suo incarico: “Ora ma viru io cu Lucia” (ora ci penso io, ndr).
Il 27 marzo 2014 Samperi e Tutino parlano al telefono: “Io credo che ci sia qualcosa sotto in tutto questo e Lucia e il presidente sono in disaccordo…”. “Sì, totale – dice Tutino – ma mi ha detto (il presidente, ndr) stai tranquillo”.
I due si definiscono “uomini del presidente” che operano “per la legalità. La legalità prima di tutto – osserva Tutino – E Samperi aggiunge: “Ma a noi quello interessa, prima di tutto… Siamo troppo seri noi”. Dopo la revoca di Samperi, un dipendente del pronto soccorso di Villa Sofia va da Tutino e gli dice di aver saputo dal fratello che “tutto viene da quella b… della Borsellino e il presidente non la vuole fare muovere da lì”. E parla di un dirigente dell’assessorato alla Salute “messo lì appositamente perché dà fastidio alla Borsellino”.
Il 25 marzo 2014 è il periodo in cui sono in ballo le nomine nella sanità e Tutino, parlando con il segretario particolare di Crocetta, Giuseppe Comandatore, dice: “Senti, lui (Crocetta, ndr) mi ha detto che domani gli devo portare la lista dei pretoriani del presidente”. “Sì – dice Comandatore – la porti, vieni al palazzo… lo visiti, gli guardi cose e via”. “Avremo bisogno di mezz’ora – dice Tutino – perché gli parlerò di ognuno con il curriculum in modo molto… Sono fedelissimi”.

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L’Isola è fogna di potere «Repellente per Renzi» «Crocetta una macchietta»

Mario Barresi

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LaIMO080410820141110CTNossignore, questa non è un’intervista. Perché i due intervistandi sfuggono alla categoria degli intervistabili, destabilizzando l’aspirante intervistatore. Giammai una recensione di Buttanissima Sicilia – dolce sberleffo e serenata amara – in scena a Catania; ce ne guarderemmo bene, ci manca il quid e financo il physique du rôle. Resistiamo ferocemente alla tentazione (indotta) di buttarla con naturalezza sulla catàbasi di Ionesco; non troverete nemmeno traccia delle evidentissime striature brechtiane; eppure un coiutus interruptus resta lì, nostalgico, per aver rifiutato, con po’ po’ di populismo, approfondire lo scontato accostamento con la diagonale aristotelica. Chiediamo umilmente scusa. Ma con Pietrangelo Buttafuoco e Peppino Sottile, in una serata di piritollate impegnate, il discorso – vuoi o noi vuoi – sempre lì va a cascare.
Detto con franchezza: ma non è che alla fine la messa in scena di “Buttanissima Sicilia” diventerà uno spot per Rosario Crocetta?
Buttafuoco: «Certo, perché non avendo lui una sua personalità, ha costruito la sua dimensione di personaggio… ».
Quasi etereo, guardando lo spettacolo. Molto più che nel libro.
Buttafuoco: «Beh, etereo… Sai: è come il discorso dei piritolli. Che essendo materia gassosa, l’unica sostanza solida è il disastro che è stato creato».
Urge spiegazione per il lettore. What is piritollo?
Sottile: «Vorrei smentire tutte le piritollate che circolano sulla parola piritollo. La parola piritollo è una cosa seria: pensa che deriva addirittura dal greco “piritòllomai” che significava “camminare con i gomiti”, proprio dei bambini che gattonano. Quindi in senso esteso, come la filologia ci suggerisce, potremmo dire che “piritòllomai” significa sgomitare. Nel corso dei secoli questa parola ha trovato nuove accezioni e oggi, volendo fare una sintesi, significa che il piritollo è quello col ditino alzato, l’uomo di sinistra che cerca uno sfondamento sia a destra che a sinistra. Quello che si vuole far notare. Quindi, se vogliamo usare i canoni della retorica, è quello col ditino alzato con scappellamento sia a destra, sia a sinistra… Tutto chiaro? ».
Chiarissimo…
Sottile: «Ma tu giornalista sei? ».
Più o meno…
Sottile: «E perché non parliamo delle evidenti influenze di Ionesco? Ho pure la sciarpa bianca che mi cola davanti, come ogni regista che si rispetti».
Magari dopo. Dicevamo di Crocetta che da questo spettacolo ne esce bene…
Sottile: «Intanto viene nominato sì e no una volta. Poi il paradosso, il surrealismo su cui ruota lo spettacolo è tutto un gioco per rivelare, proprio con il linguaggio dell’indicibile, che il re è nudo. Uno che confonde, nelle ultime trasmissioni televisive, i milioni con i miliardi e dice che i forestali fanno 70 giornate in un giorno. Ma il suo migliore pezzo di teatro è quando gli hanno chiesto “presidente, ma lei quanto guadagna? “. Si è intrappolato in una scena surreale, dalla quale non riusciva a uscire. Lui, politicamente, è soltanto una macchietta. Ma nemmeno del grande teatro, né dell’avanspettacolo. Una macchietta della peggiore politica. L’incarnazione della politica ridotta a macchietta».
Ma, più che da ridere, oggi in Sicilia c’è da piangere?
Buttafuoco: «Noi abbiamo bisogno di un trauma, di uno choc. Perché dietro ai proclami, agli editti, alle formule c’è un fatto: si devono dimettere tutti. Non lo fanno perché le mogli glielo impediscono: hanno dei mutui da pagare e sanno benissimo che alle prossime elezioni rischiano molto. Ma ci rendiamo conto che la Sicilia è così repellente che Matteo Renzi non ne parla mai, perché è un argomento che gli crea imbarazzo? Sono due i personaggi che imbarazzano pesantemente Matteo Renzi: uno è il sindaco Ignazio Marino, una vera crocetta per i romani, che però Renzi rischia di incontrare spesso anche perché Marino s’imbuca alle cene di partito pagando mille euro. Però la vera sostanza è tutta nostra, di noi siciliani. Io non ho mai spostato la mia residenza dalla Sicilia perché mi assumo la responsabilità politica di stare dentro il nostro destino. E dico che tutti noi, al di là di vecchie logiche di appartenenza, dobbiamo procurarci un trauma».
Quale?
LaIMO080400820141110CTButtafuoco: «Invece di perdere tempo con l’abolizione delle Province, non dico addirittura abolire le Regioni, il che sarebbe opportuno, ma quanto meno togliere l’autonomia regionale alla Sicilia. Perché è sotto gli occhi di tutti che ci ha portato dei danni. L’autonomia non è adatta a noi siciliani. Perché c’è un vulnus: abbiamo delegato la politica a chi trasforma la sovranità in un pascolo elettorale».
E quindi che possiamo fare?
Sottile: «Domandona! ».
La cambiamo?
Sottile: «La cambierei volentieri con una sulle evidenti striature brechtiane».
Magari non è il caso.
Sottile: «E allora rispondo: noi abbiamo il dovere di denunciare. Pietro l’ha fatto con il libro, dal quale abbiamo tratto questa serenata per libro e teatrino, una serenata triste, tremenda, amara, feroce su questa deriva siciliana, di un’Isola che scompare. L’inno più drammatico a questo surrealismo della Sicilia».
Fino a rimpiangere i suoi predecessori arrestati e a giudizio per mafia?
Buttafuoco: «Crocetta, a differenza di chi l’ha preceduto – e mi riferisco a Cuffaro, perché il più prossimo predecessore di Crocetta aveva la protezione dell’antimafia e il sigillo della magistratura – è riuscito a costruire un muro di invincibilità antimafiosa contro cui vanno a sbattere tutti quelli che alimentano semplicemente il dibattito politico. Ma la mafia è diventato un problema secondario in Sicilia. Tutti quanti abbiamo figli, fratelli, padri, cugini senza lavoro. Io a casa mia non faccio altro che sentire telefonate di miei coetanei, più che cinquantenni, disoccupati. Gente che si trova in mezzo alla strada».
Qual è la differenza fra Renzi e Crocetta?
(Sottile: «Domandona! ».)
Buttafuoco: «Renzi è quello che ha costruito un gioco di illusione».
Da Pappagone a Mandrake?
Buttafuoco: «Se ci pensi: qual è l’unico oppositore di Renzi in Italia? Va declinato al femminile: la realtà. Se vai al di là della coltre dell’illusione non trovi nulla. La web tax non è una tassa su chi ha lo smartphone o il tablet, ma un modo per far pagare le tasse in Italia a colossi come Amazon, Google e Twitter che producono un volume di miliardi di euro dentro la nostra sovranità. Lui, Renzi, non lo ha permesso. Magari perché non vuole inimicarsi potentati della finanza mondiale. Ma quando lui impone, senza che l’Italia ne abbia necessità, delle sanzioni alla Russia, con l’unico risultato di ridurre del 63% di esportazioni italiane sta massacrando la nostra economia. Perché c’è il comparto calzaturiero delle Marche in ginocchio, il famoso radicchio trevigiano che marcisce… ».
Sottile: «Ah, il radicchio trevigiano… Quello sì! E perché Ionesco no? ».
Buttafuoco: «Peppi’, nun sfùttiri… ».
Sottile: «Ma su Renzi dissento, con rispetto parlando. Quello è un altro linguaggio, rispetto a Crocetta».
Perché?
Sottile: «Perché ha un consenso. Crocetta no. Quantomeno Renzi alimenta una speranza, perché la gente lo vede energico, deciso, decisionista. E forse ce n’era bisogno, in Italia. In Crocetta, a parte le macchiette, non trovi nulla. Tra l’altro lui ha fatto una grande operazione di potere: designa tutte le assessorine e passa da Battiato alla sua segretaria. Oppure quest’ultima follia: toglie la Scilabra da assessore e la farà segretaria, mentre la Lo Bello, dapprima assessore e poi segretaria, ridiventa assessore… È il gioco più spietato, del quale Crocetta non si rende conto: il gioco delle figurine. Lui politicamente è sempre un adolescente, un bambinone che gioca con le figurine. Non prende mai il filo di una situazione, contrariamente a Renzi. L’hastag o il tweet di Renzi comunicano un valore, che poi dev’essere verificato: l’efficienza, la rapidità, il decisionismo, la speranza. Crocetta, invece, incarna il più triste teatrino della politica siciliana».
Però nel centrodestra c’è il vuoto cosmico…
Buttafuoco: «Perché siamo di fronte a un capitombolo, a un testacoda. Un colpo di scena: l’erede di Berlusconi è Renzi».
E allora ora a destra chi c’è?
Buttafuoco: «L’altro Matteo. Salvini – facciamo l’hashtag: #laltromatteo – si è preso uno spazio lasciato da tutti vuoto».
In “Buttanissima Sicilia” c’è una denuncia, sottilmente clamorosa, sulla mafia dell’antimafia.

(altro…)

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Ida Grossi lascia l’Asp: arriva l’oncologo Carmelo Iacono

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Ida Grossi

Ida Grossi

Carmelo Iacono

Carmelo Iacono

Meno di tre mesi dopo il decreto di nomina, cambia il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale 2 di Caltanissetta. Ieri la Giunta regionale presieduta da Rosario Crocetta, ha nominato gli ultimi manager della sanità, trasferendo Ida Grossi dall’Asp di Caltanissetta a quella di Catania.

Nell’Azienda nissena arriva Carmelo Iacono oncologo proveniente da Ragusa.

«All’Asp di Caltanissetta – ha detto Crocetta -, in virtù delle problematiche del Muos e dei siti industriali, abbiamo deciso di nominare l’oncologo Carmelo Iacono, perchè riteniamo che la legge sui siti industriali non sia mai stata attuata».

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 «Ora ddl coppie di fatto»

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LaIPR010090120140629CT«Faremo la legge sulle coppie di fatto dopo la finanziaria».

Così il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che ha partecipato al corteo del Gay Pride a Palermo. Il governatore aveva inserito alcune norme per favorire le coppie di fatto nella legge di stabilità dello scorso, ma furono impugnate dal commissario dello Stato.

Pagano, priorita’ a famiglie che non arrivano a 27 mese

(ANSA)

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berlusconi_burlesque_oni_peter_brookes“Le aperture di Berlusconi alle rivendicazioni del mondo Lgbt, considerando le proprie posizioni manifestate in questi anni, appaiono piu’ il tentativo di una ricerca di consenso o quanto meno la conseguenza di suggerimenti provenienti da persone a lui vicine. Il Nuovo Centrodestra ha dunque fatto benissimo a ‘smarcarsi’ da simili linee politiche dimostrando in maniera netta e cristallina che al cuore dell’agenda politica del nostro partito c’e’ la famiglia, quella fondata sull’unione tra un uomo e una donna e tutelata espressamente dalla Costituzione all’art.29, nei cui confronti lo Stato e’ fortemente debitore in quanto finora e’ mancato un piano strutturale di misure ad hoc a favore delle famiglie.

images3CN9TLLMCome Nuovo Centrodestra non possiamo permettere che le famiglie italiane continuino a subire da parte dello Stato un trattamento di totale incuria e indifferenza, mentre gli interessi di piccole, ma influenti, lobby finiscono invece per essere subito soddisfatti. Solo per fare un esempio, non e’ possibile continuare ad avere una fiscalita’ iniqua come quella attuale che pone sullo stesso piano, solo perche’ accomunati dalle stesse cifre in busta paga, un padre di famiglia con moglie e figli a carico e un single, che magari continui a vivere con i propri genitori: e’ evidente che nel primo caso le spese per il sostentamento della famiglia sono talmente esose da non consentire a quel nucleo familiare di arrivare alla terza settimana del mese.
imagesYVNUMDOHSono obiettivi come questo, un fisco cioe’ a misura di famiglia, che devono vederci lottare in prima linea, non l’introduzione dell’istituto del matrimonio per le coppie omosessuali, men che meno il diritto di adottare per le stesse. Il nostro codice civile regola in maniera assolutamente adeguata i rapporti giuridici (successione, affitto, assistenza ecc.) di cui la legge riconosce la titolarita’ alle persone omosessuali, il resto delle rivendicazioni sono pura ideologia.
In un quadro politico in cui l’ordine delle priorita’ per il Paese rischia di essere invertito per il pressing esercitato da ben note lobby, il Nuovo Centrodestra deve ancor piu’ prendere le distanze da tali posizioni intensificando le sue battaglie a favore della famiglia. Diversamente come partito rischiamo di allontanare ancor piu’ da noi il mondo moderato che e’ maggioranza in Italia, condannandoci all’irrilevanza e dunque all’impossibilita’ di intervenire per correggere le politiche che potrebbero nuocere al Paese”.

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Crocetta e le macchine salva-vita: spenderà 1milione e 440mila euro in auto blu

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croblinIn Sicilia non esiste la spending review. La Regione ha infatti deciso di spendere 1 milione e 440mila euro (più Iva) di soldi pubblici per l’affitto di cinque auto blindate che saranno a disposizione del governatore Rosario Crocetta. Ogni mezzo costerà 6mila euro al mese, per un contratto di quattro anni.

Si infuria il commissario regionale Antimafia Nello Musumeci, che dichiara: “Come fa Crocetta a non rendersi conto dell’inopportunità politica della sua iniziativa? – riporta il Fatto Quotidiano – La politica dei tagli, per Crocetta, vale solo fino allo stretto di Messina”. Sì, perché queste auto blindate non saranno solo in Sicilia; una andrà sicuramente a Roma, mentre un’altra sarà nel parcheggio dell’ufficio di Rue Belliard, a Bruxelles, completamente a disposizione del governatore: il problema? L’auto resterà ferma nel garage, perché non c’è ancora un autista (la cui assunzione comporterà un ulteriore costo di circa 80mila euro).

La replica – Ma per Crocetta queste sono misure strettamente necessarie per la propria sicurezza. Qualche mese fa aveva dichiarato in un’intervista a SkyTg24 di essere “una delle persone più a rischio in Italia”. Ma quando gli fanno notare che ha affittato un’auto in più rispetto agli anni precendenti aveva commentato stizzito: “Se devo crepare per fare il presidente della Regione a piedi, farò questo sacrificio”. Ma alla fine la macchina in più l’ha affittata lo stesso. E non si tratta di semplici auto blindate; ogni mezzo deve infatti avere delle precise caratteristiche, come i vetri scuri, l’interfono, almeno 300 cavalli e il navigatore satellitare integrato, con tutte le mappe stradali europee. Per quando l’autista (inesistente) deve portarlo in giro a Bruxelles.

Vitalizio dietro le sbarre: Cuffaro in cella per associazione mafiosa, ma prende 6.000 euro al mese

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images3ZVZ2X4HSalvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia per otto anni, è nel carcere romano di Rebibbia da tre anni, con fine della pena previsto per il 2018, ma percepisce ogni mese un vitalizio dalle casse dell’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) di 6 mila euro lordi.

Cuffaro è stato condannato nel 2011 dalla seconda sezione penale della Corte di Cassazione a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio nell’ambito del processo Talpe alla Dda.

Come riporta l’edizione palermitana di Repubblica, “la pensione di Cuffaro non sarà intaccata nemmeno dal regolamento appena approvato da Sala d’Ercole, che accoglie le norme imposte dal decreto Monti sui costi della politica. Norme che prevedono la sospensione del vitalizio per chi è condannato per reati contro la pubblica amministrazione con pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici”.

Fonte: Libero

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Il disastro delle Province  e la sconfitta di Crocetta

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imagesCA3BMQ46In una assurda seduta d’Aula, ieri sera l’Ars ha messo il bollo su una verità che a tutti, fuori e dentro il Palazzo era drammaticamente chiara da tempo: la maggioranza in Sicilia non esiste.

Altro che vertici romani , altro che intese blindate, altro che cambi di passo: nel momento della prova della verità, chiamata a votare sulla madre di tutte le riforme, quella che dovrebbe mandare in pensione le Province, la così detta maggioranza del governo Crocetta è andata subito in frantumi. Abbattuta al primo colpo tentato dall’opposizione, impallinata dal tiro dei suoi stessi franchi tiratori quando i grillini hanno deciso di toglierle lo scudo che avrebbe potuto metterla in salvo dalle imboscate.

La riforma delle riforme rischia di morire in culla. L’Aula ha eliminato le Città metropolitane, ossia uno dei pilastri portanti del nuovo sistema che doveva sostituire le vecchie province. Un disastro. Che segue al disastro del mese scorso, quello della finanziaria fatta a pezzi dal commissario dello Stato. Una caporetto, quella della manovra, per la quale ancora i siciliani si leccano le ferite, con migliaia di lavoratori rimasti senza stipendio in attesa di una complicata manovra bis che metta una pezza e della quale ancora non si vede traccia.

imagesCA1DJVX9La domanda è semplice: che senso ha andare avanti così? Quanti e quali pastrocchi dovranno aspettarsi i siciliani, mentre fuori dal Palazzo l’Isola affonda divorata da una crisi senza precedenti? Con l’Ars ridotta a un insidioso pantano, a una giungla vietnamita in cui il fuoco amico e quello nemico si incrociano non lasciando scampo a un governo mal digerito dai suoi stessi alleati, è difficile potersi aspettare che dalla politica arrivino le risposte che i siciliani disperatamente attendono.

Rosario Crocetta si è illuso nel suo primo anno da governatore – mestiere difficile – di poter giocare da solista. Ma la Regione non è il Comune di Gela. E il conto per questo errore di calcolo sta arrivando salatissimo al presidente della Regione e alla sua giunta. La brutta notizia è che a pagarlo saranno alla fine i siciliani. Ai quali apprendere dai giornali che al presidente piacciono anche le signore, probabilmente, interessa poco.

E allora, dopo tutte le parole che ci sembra di aver scritto invano in questi mesi, sono davvero poche quelle che ci restano nel carniere. Perché la verità nella sua tragicità è fin troppo semplice. E dice che in questo modo andare avanti è impossibile. Perché, per usare una poco raffinata ma efficace espressione del linguaggio parlato, è chiaro a tutti che così si va a sbattere.

La Croce su Crocetta

La Croce su Crocetta

Riconoscendo a Crocetta tutti gli sforzi per marcare segnali di discontinuità rispetto al passato, non si può non vedere che questa discontinuità mai potrà realizzarsi senza una maggioranza che appoggi il governo. Fin qui Crocetta non è stato capace di costruirla e consolidarla. Il risultato è lo schianto di ieri a Sala d’Ercole, dopo un anno, un anno intero, andato sostanzialmente perduto, da quando l’Ars approvò la legge che gettava le basi per la riforma delle Province.

Anche la sopravvivenza di questa legislatura, in queste condizioni, sembra ogni giorno di più una colossale perdita di tempo. O la musica cambia, e subito, o tornare alle urne diventerà il male minore per tutti.

Salvo che i conti disastrati della Sicilia non spingano verso un altro epilogo, quello di un commissariamento. E fa male rendersi conto che l’eventualità potrebbe essere persino la migliore.

http://livesicilia.it/2014/02/19/il-disastro-delle-province-e-la-sconfitta-di-crocetta_446642/

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La Sicilia affonda

 Crocetta lancia un nuovo allarme

«A rischio 26.000 posti e 2.400 aziende»

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imagescaa9a0cpNell’elenco al vaglio della task-force istituita dal governo regionale per monitorare l’emergenza scattata dopo il blocco della spesa sancito dal commissario dello Stato, che ha impugnato buona parte della legge di stabilità regionale, ci sono almeno 26mila lavoratori di enti, consorzi e teatri pubblici a rischio licenziamento: nel dettaglio, oltre 20 mila forestali part-time, 610 lavoratori Resais, 800 dipendenti dell’Ente per lo sviluppo agricolo (350 a tempo indeterminato e 450 stagionali), 300 addetti negli Enti Parco, 2.400 operai dei consorzi di bonifica (1.400 a tempo indeterminato e 1.000 stagionali), 700 impiegati nei teatri pubblici siciliani, 170 dipendenti dell’Ente acquedotti siciliani, 300 addetti delle aree industriali. E poi ci sono i lavoratori privati di accademie, centri culturali, associazioni musicali e concertistiche, organizzazioni sportive.

Anche le aree industriali della Sicilia gestite dall’Irsap, istituto pubblico finanziato dalla Regione, a breve dovranno interrompere le attività: 300 sono i dipendenti a rischio licenziamento. Ma preoccupare la task-force governativa c’è quello che il governatore Rosario Crocetta definisce «l’effetto domino del disastro sociale». La chiusura delle aree industriali, per mancanza di fondi, avrebbe un impatto su 2.400 imprese che usufruiscono dei servizi forniti dall’Irsap, con ben 21 mila dipendenti privati che rischiano il posto.
«Nel giro di qualche settimana – afferma Crocetta – chiuderanno i teatri pubblici a Palermo, Catania, Messina e gli Enti Parco; chiuderanno anche la stamperia Braille, le scuole per ciechi e sordi, i ricoveri per i minori, i centri per i disabili. In agricoltura abbiamo stimato un danno di un miliardo di euro per la paralisi dei consorzi di bonifica».
I 558 milioni bloccati dall’impugnativa del commissario dello Stato sono stati trasferiti in un fondo indisponibile a garanzia dei residui attivi, 3,5 miliardi di crediti non esigibili più altri 11,5 miliardi ancora da verificare, accumulati negli ultimi quindici anni. A garanzia di questi crediti, iscritti in bilancio, c’era un fondo di 2 miliardi, che è stato prosciugato durante i governi Cuffaro e Lombardo. Per il commissario dello Stato quel fondo va ricostituito e la Regione non può procedere con spesa corrente, come sancito da due sentenze della Consulta e dalla Corte dei conti.

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