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Posts Tagged ‘Renzi’

gel

La gag del gelato

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L’Economist torna ad occuparsi dell’Italia con la copertina che vedete accanto: mentre la barca europea (una banconota da 20 euro) sta affondando, Renzi è intento a gustarsi un gelato. Nessuno dei tre leader fa qualcosa per evitare che la barca affondi, solo Draghi svuota l’acqua imbarcata con un secchio.

Renzi non l’ha digerita e ha risposto a tamburo battente, organizzando una bella sceneggiata, alla fine del Consiglio dei ministri.

Si rivolge alla nota ditta Grom, dove confermano di essere stati “chiamati dal cerimoniale di Palazzo Chigi”, la quale invia nello storico cortile un suo celebre carretto.

renzi-gelato-cdmL’omino dei gelati si precipita a Palazzo Chigi con il suo carretto perché Renzi deve fare l’unica cosa che gli riesce bene: lo showman.

Così il premier afferra un cono e sornioneggia davanti alle telecamere: “Agli amici del The Economist voglio dire che questo è il vero gelato italiano artigianale”.

renzFantastico: al posto dello sblocca-Italia, abbiamo il lecca-Italia.

Poi un flash dei versi dei “Giardini di marzo”, la famosa canzone di Lucio Battisti: “il carretto passava e quell’uomo gridava gelati, al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti”.

E vengono i brividi.

P.S.

Del curioso fatto hanno dato notizia tutti i giornali… meno uno: la Repubblica!

Il giornale evita semplicemente di commentare il particolare del gelato. Lontani tempi in cui le critiche dell’Economist al Cav venivano riprese, amplificate e rilanciate. Si vede che quel settimanale è autorevole solo quando al governo c’è Berlusconi.

 Fonte: Libero

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Mantenere integro il potere di padre su uno sconosciuto figlio, ormai quasi adulto, permette all’eroe d’amarlo perché non ne avverte la sfida

Prima Benigni con Dante, ora Renzi con Omero

Silvana Grasso

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Silvana Grasso

Silvana Grasso

Prima Benigni con Dante, ora Renzi con Omero.

La strada è quella, dopo un trentennio e passa di trazzere comunicative, barbare, selvatiche, riesumare i classici è l’unico strumento veramente innovativo, “rivoluzionario” in ogni spazio “politico”, spettacolo, Strasburgo, Palazzo Madama, che preveda la parola, wanax d’ogni progetto. Una parola-sirena, una parola piena, incantatrice, rievocatrice di Poeti e Miti consegnati dalla neogenerata generazione di internet e smarphone alla discarica del materiale da rottamazione, da smaltimento. Perché materiale vecchio, inutile, improduttivo.

La trovata è stata del Benigni, antesignano Ulisse-padre d’una “archeologia” di classici che porta, adesso, a cercare in discarica anche il Renzi-Telemaco-figlio. Sul fatto che Benigni conosca, e molto bene, Dante, tanto da recitarne a memoria i canti, non v’è dubbio. Molto dubbio resta, invece, sulla sua conoscenza reale dell’ Odissea, da parte di Renzi, anche solo nella parte citata, La Telemachia, che con i suoi quattro libri ed il suo epicentro apparente, Telemaco, costituisce, quasi un epos a sé all’interno dell’epos Odissea. Già il nome dell’opera, Odissea, è indicatore del numen Odisseo, sempre “presente” a Itaca, pur se assente da vent’anni. Telemaco resta, invece, un pretesto, resta quasi solo incistato nel vero tessuto connettivo di tutta l’ azione, che è il padre. Un avventuroso intraprendente padre dalla poliedrica methis, ingombrantissimo sotto il profilo psicologico.
1qwsssDi sicuro Renzi, richiamando Telemaco “generazione Telemaco”, nulla più che una citazione, nel battesimo di Strasburgo ha mosso quella stagnazione ideale, concettuale e linguistica assai più che tutti gli altri suoi temi in scaletta, Israele e Junkereurobond compresi.

Il suo “Telemaco”, al di là di quanto conosca realmente dell’Odissea, ha fatto centro in quel sonnolento clonato linguaggio europolitichese che, seppellendo cadaveri, pensava stolidamente d’avere seppellito e raschiato dalla Storia del Mondo chi il Mondo lo ha fatto, se si guarda oltre la natura minerale e vegetale: filosofi, poeti, pittori, musici. Il messaggio è buono. Non si va avanti se non si torna indietro, il passaggio del guado alla ricerca della Grandezza e della Bellezza scelleratamente sacrificate, spesso solo da ignoranza.

L’Odissea, al di là della insoluta quaestio sulla sua oralità di genesi, si regge un traliccio compositivo solido, meditato e lungimirante riguardo a quell’aner, polutropon, Ulisse dalle mille risorse “creative”, la cui metafora sarebbe andata ben oltre la guerra di Troia e l’ estenuante ritorno ad Itaca. Un nostos periglioso ma anche esaltante per la sua bulimia “esplorativa” di uomo, di eroe, di maschio.

Un nostos, inesauribile motore di conoscenza per un uomo che, in omaggio alla tradizione mediterranea, di cui è metafora, deve tornare e riconsegnarsi a Patria e Famiglia, mentre non può resistere all’ adescamento di quell’aliquid novi che lo spinge, più o meno inconsciamente, all’ allontanamento, all’esplorazione, all’ itineranza, in fuga dalla stanzialità. Tornare è per Ulisse «bello di fama e di sventura» (“A Zacinto”, Foscolo), rinunciare, abdicare, fallire, archiviare il suo talento “oltreoceanico” in senso lato.

savinio_alberto-ulisse_e_telemaco~OM7db300~10000_20121127_MI0321_10Un quadrato di terra come Itaca, pur emozionalmente significante, non può contenere l’incontenibile, non può essere il suo ergastolo. L’isoletta diventerebbe garrotta mortale alla sua inquieta e vagabonda epicità che fa, del Mare, la sua patria ideale, e questo sentimento magnificamente lo coglie Dante: «Quando mi dipartì da Circe, che sottrasse/me più d’un anno lì presso Gaeta/Prima che sì Enea la nomasse/né dolcezza di figlio, né la pièta del vecchio padre, né ‘l debito amore/lo qual dovea Penelope far lieta/vincer potero dentro a me l’ ardore/ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto/e de li vizi umani e del valore/ ma misi me per l’alto mare aperto» (Inferno, c. XXVI).

Il Mare è transumanza dal mondo reale al mondo irreale, il Mare è sconfinamento dalla miserabile corteccia umana, il Mare è il vero campo di battaglia dove i due duellanti, Dovere di re e padre, Libido d’uomo e “poeta”, combattono e combatteranno fino all’ ultimo sangue. D’un padre siffatto, la cui leggenda si è stampata come una sindone o come la scabbia sulle sue carni di bambino e poi di adolescente, Telemaco, fuori da fabula e metafora, potrebbe solo essere il parricida. Un padre tanto ingombrante, ancor più psicologicamente minaccioso in quanto assente, ipertrofizza lo sbilanciamento padre gigante-figlio nano. Di lui si parla ad Itaca come si parla sull’eccelso Olimpo.

imagesVJX0BSIOMagnetica è la suggestione dell’eroe-padre assente, per quanto tiepido indistinto è il sentimento di figlio assente. Se eccezionale è il ménos d’ Ulisse, quella forza che, genita nell’ interiore dell’eroe, si propaga come fuoco fertilizzante alle sue membra, inesistente è, invece, nel figlio suo Telemaco, che resta invisibile a Itaca pur presente nella potenza dei muscoli.
Telemaco indugia nella sua adolescenza, vi s’occulta come le pecore nella grotta quando sfuggono il temporale e le sue folgori. Differisce ogni ipotesi d’azione, volta a cercare il padre, a cacciare i proci dalla reggia, o almeno provarci.

Se Atena non avesse preso in mano le redini dell’azione non avrebbe potuto appellarsi Renzi ad una “generazione Telemaco”.

 

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Renzi: vittoria in 5 parole

Giovanna Cosenza Docente universitaria di Semiotica

Elezioni europee 2014, vittoria di Renzi: cinque parole chiave per capirla

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Moderati.

L’Italia è un paese di moderati, da sempre. Ed è un paese che invecchia, demograficamente e culturalmente, da tanti anni. In questo quadro, e in assenza di un’offerta credibile a destra, Renzi è riuscito, da un lato, ad aggregare tutti i moderati sia di centrosinistra sia centrodestra, dall’altro a riprendersi i transfughi del Pd che l’anno scorso votarono M5S, ma poi non hanno digerito il mancato accordo con Bersani. Come ha fatto Renzi? Ha promesso un cambiamento (#cambiaverso), ma lo ha fatto con toni e contenuti moderati, appunto. Qualcosa di graduale, cauto, morbido, qualcosa che non spaventi le famiglie, le mamme, gli anziani, e tutti quelli (molti, nonostante la crisi) che hanno ancora un orticello da difendere. Bravo Renzi.

imagesQN8MF651Sondaggi.

Bisogna che gli istituti di ricerca, e le testate giornalistiche che li seguono quotidianamente prima di ogni elezione, se ne facciano una ragione: i sondaggi di opinione non riescono più ad anticipare i risultati elettorali come una volta. L’anno scorso non avevano previsto il risultato straordinario di M5S, quest’anno non hanno previsto quello ancor più straordinario di Renzi. È ora di fare il punto sulle metodologie, cari statistici, perché l’elettorato italiano è sempre più volatile: passa da un partito all’altro, decide di farlo all’ultimo minuto e per giunta dice le bugie nelle dichiarazioni di voto. L’avevo scritto ne L’insostenibile leggerezza dei sondaggi in tv, lo ripeto oggi con ancor più convinzione.

Comunicazione.

Non ho mai considerato Renzi un grande comunicatore (vedi ad esempio Le slide e lo split screen di Renzi: pregi e difetti), perché – fra l’altro – ostenta troppo gli strumenti che usa. È come un venditore che ce l’ha scritto in fronte: “sono un venditore”, mentre un bravo venditore vero non dovrebbe affatto sembrarlo, dovrebbe vendere senza che nemmeno ci accorgiamo che l’ha fatto. Però va detto: Renzi al momento è il miglior comunicatore che abbiamo in Italia. E poiché la comunicazione funziona sempre e solo in relazione al contesto e ai concorrenti, ecco che, mentre gli altri sbagliano tecniche di vendita (M5S) o smettono di vendere (Berlusconi), lui stravende. E stravince. Bravo Renzi.

Europee, la stretta di mano tra Grillo e Casaleggio stranovestito sul palco di San Giovanni

Europee, la stretta di mano tra Grillo e Casaleggio stranovestito sul palco di San Giovanni

Turpiloquio.

Dove ha sbagliato Grillo? Da quasi un anno ripeto che, dopo aver messo oltre 150 persone in Parlamento doveva cambiare toni, doveva moderarsi, doveva trovare un nuovo equilibrio linguistico-comunicativo, anche nei comizi (vedi ad esempio Il golpe di Grillo, fra satira, media e piazze e Grillo era un ottimo comunicatore, ma ora non fa che sbagliare). Perché continuando così avrebbe danneggiato ciò che lui stesso ha costruito. È vero che il turpiloquio di Grillo viene dalla satira, ma è pure vero che Grillo è passato alla politica, traslocando le tecniche della satira nel discorso politico. In politica, allora, le parolacce e le invettive abbassano il livello del discorso, lo stracciano, ma soprattutto distolgono l’attenzione dai contenuti per concentrarla sul modo in cui sono detti. In altri termini: se uno parla di problemi importanti e seri (spesso Grillo lo fa) con gestacci, turpiloquio, battute e imitazioni, finisce che molti dimenticano di cosa parla e pensano solo ai gestacci, alle battute eccetera. Detto più semplicemente, come ho già scritto: se Grillo indica la luna, ma i media (e i cittadini) guardano il dito, la colpa è anche del dito. In diverse occasioni Grillo sembrava aver capito che doveva cambiare i toni: lo disse ad esempio il 21 aprile 2013, nella conferenza stampa dopo la rielezione di Napolitano, ricordi? “Avete visto? – disse ai giornalisti (cito a memoria) – stavolta non ho detto neanche una parolaccia. Mi dicono che devo calmarmi e io mi calmo, prometto che mi calmo». Ma poi non l’ha fatto, non si è mai calmato. E mal gliene ha incolto.

votorenziEmozioni.

Negli ultimi giorni della campagna elettorale Renzi ha definito il conflitto fra Pd e M5S come un “derby” fra speranza e rabbia. La proposta mi sembrava per lui rischiosa, guardando al ruolo che le emozioni svolgono nelle competizioni elettorali (e nella vita): a un’emozione potente e universale come la rabbia, che Renzi attribuiva a M5S e ai suoi elettori, Renzi contrapponeva uno stato emotivo-cognitivo più complesso, ma soprattutto più debole e ambiguo come la speranza (vedi: Il derby speranza vs. rabbia: una contrapposizione rischiosa) Era come ammettere, dal mio punto di vista, sono più forti loro, perché la rabbia è un’emozione molto più forte e netta della speranza (chi di speranza vive disperato muore, dice il proverbio).

Mi sbagliavo: il vero derby non era fra rabbia e speranza, ma fra rabbia e paura. Grillo con le sue invettive, i suoi insulti, il suo definirsi “oltre Hitler”, il suo appello ai “processi” online ha fatto paura ai moderati italiani, ecco cos’ha fatto. Che si sono rifugiati nel #cambiaverso rassicurante di Renzi. Perché la paura – questa sì, non la speranza – è un’emozione tanto potente e tanto basilare quanto la rabbia.

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Casini

 es“Ormai il terzo polo e’ Grillo. Addio al sogno centrista, torno con Alfano e Forza Italia. Non ostacolero’ Renzi”.

(AGI)

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Lo dice in una intervista alla Repubblica Pier Ferdinando Casini.”Oggi la partita che stiamo giocando e’ un’altra – ha spiegato – quella contro un populismo anti-europeo e anti-istituzionale, che mette a soqquadro il Parlamento  e attacca in maniera dissennata il Capo delloStato. Le forze responsabili, centrodestra e centrosinistra, sono chiamate a serrare le file. Non c’e’ piu’ spazio per procedere in ordine sparso, non servono a niente le battaglie di retroguardia”. Casini sottolinea: “io per costruire il centro ho rischiato, ho rotto con Berlusconi, sono passato all’opposizione, ho combattuto accanto a Monti, mettendoci la faccia da solo, mentre Berlusconi e Bersani si sono defilati.
Ma la sera delle elezioni ci siamo accorti che il nostro terzo polo era evaporato. Anzi, lo aveva fatto Beppe Grillo”.

1qwwwwRiferendosi alla legge elettorale, l’ex leader Udc afferma: “sia chiaro: io votero’ un emendamento sulle preferenze, penso che ci sia ancora spazio per migliorare questa legge ma vada come vada, meglio l’Italicum che continuare cosi’. E’ in corso una ristrutturazione  drastica delle forze politiche, Vendola l’ha gia’ capito e punta a mettersi d’accordo con Renzi.

A noi moderati invece, spetta il compito di lavorare sullo schema del partito popolare europeo. E dobbiamo fare in fretta perche’ il centrodestra e’ molto indietro sul piano dei contenuti rispetto alla carica innovativa rappresentata da Renzi”.

Parlando proprio del segretario del Pd, Casini ammette: “puo’ sembrare uno smargiassone e io stesso non gli ho risparmiato critiche.
Ma non voglio mettergli i bastoni fra le ruote. Ci siamo parlati e ci siamo intesi”. Perche’? “Perche’ e’ un politico e sono i politici non gli apprendisti stregoni che producono le reali innovazioni. Renzi e’ un prodotto del laboratorio politico, esattamente come Casini. Solo che a differenza mia, ha vent’anni di meno e per questo lo invidio”. Casini ha spiegato che il nuovo Ppe italiano sara’ costruito “con Alfano  ovviamente. Ma da Toti a Fitto, insieme a slogan del passato, ho sentito anche cose sensate. Per noi quella di Berlusconi e’ una grande questione che esiste. Le divaricazioni drammatiche che ci sono state non possono essere ricomposte con una battuta ma con un dibattito politico serio”.

dodo casini
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Pagano: Renzi vuole vincere e usa metodi bulgari

   (ANSA)
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1780778_396325847170947_849607619_n“Con la legge elettorale proposta da Renzi, su cui Berlusconi si e’ detto d’accordo, non si otterrebbe altro che la premiazione della maggiore minoranza”. Ad affermarlo il deputato di Nuovo Centrodestra Alessandro Pagano.
“Per ottenere un premio di maggioranza oscillante tra il 18 e il 20%, – prosegue – e’ sufficiente che un partito raggiunga la soglia del 35% . Una soglia davvero esigua se si pensa che sino ad ora si era sempre ragionato di soglie comprese tra il 40 e 45%”.
“E’ di tutta evidenza – aggiunge – come il neo segretario del Pd abbia inteso elaborare un sistema elettorale su misura. Renzi, infatti, avendo piena consapevolezza di non riuscire ad ottenere una vittoria schiacciante per via dell’attuale quadro politico, sta tentando furbescamente di imporre un modello elettorale che dia chance concrete di vittoria al suo partito. E sta conducendo questa partita cercando di allettare Berlusconi e Grillo, in quanto il sistema Italicum avvantaggerebbe le tre forze politiche (Pd, FI, M5S) piu’ grandi numericamente ma che tuttavia non raggiungono livelli di consenso tali da rappresentare la maggioranza del Paese”.
“Quanto al nodo delle preferenze, non si vede il perche’ Renzi avversi questo meccanismo di scelta dell’eletto che restituirebbe finalmente al corpo elettorale il potere di decidere chi debbano essere i propri rappresentanti. I collegi piccoli previsti dall’Italicum non sono affatto incompatibili con le preferenze poiche’ questi, proprio perche’ piccoli e ‘controllabili’ dagli elettori, evitano che le scelte possano essere ‘drogate’ da influenze esterne di tipo criminale, lobbistico o economico-finanziario. Di fronte ai metodi bulgari di Renzi per ottenere una vittoria a tavolino assolutamente artefatta non si puo’ che reagire con forza per rivendicare il rispetto della Costituzione e dei basilari principi democratici” conclude. .

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