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Posts Tagged ‘presidente della Repubblica’

Con Mattarella al Colle sette anni di mestizia e incenso stampato

Mario Giordano

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ma1La prima uscita è stata alle Fosse Ardeatine. Adesso si prepara la seconda che se tanto mi dà tanto sarà al cimitero Verano. Per la terza si candidano le Onoranze funebri San Siro. Coraggio, amici, se tutto va bene ci aspettano sette anni di tristezza infinita: la grisaglia che indossa dai tempi dei governi De Mita e Andreotti è la nota più allegra del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella detto Mestiziellum. Basti pensare che la sua prima parola, in assoluto, da capo dello Stato è stata per le «difficoltà degli italiani». Allegria. Se siamo fortunati il suo discorso d’insediamento sarà così entusiasmante che per tirarsi su il morale gli italiani intoneranno il De Profundis.

Il funerale sia servito. Per quanto riguarda l’incenso, non c’è problema: i grandi quotidiani hanno già da qualche giorno il turibolo in mano. All’improvviso, infatti, abbiamo scoperto che avevamo in casa un genio della politica e non ce n’eravamo mai accorti. Mattarella, ex ministro di De Mita, Goria e Andreotti, incolore moroteo e ministro non pervenuto, salta fuori dai ritratti giornalisti come un incrocio fra Cavour e De Gaulle con qualcosa di Churchill. Uno statista di livello mondiale, un giurista fenomenale, un «uomo di ferro» dotato probabilmente di intuizioni straordinarie, anche se è difficile saperlo dal momento che da svariati anni non le comunica a nessuno.

mattarRestano i dubbi: se il nuovo presidente della Repubblica aveva tutte queste idee fondamentali per la nostra salvezza perché non ce le ha rivelate prima? Perché ci ha privato di tanta saggezza, trincerandosi dietro la maschera di Sergio il Muto? E perché noi, avendo a disposizione la persona capace di risolvere tutti i nostri guai, l’abbiamo sepolta e dimenticata per tutti questi anni nelle stanzette anguste della Consulta?

Quelli del turibolo, ovviamente, non rispondono. Sono troppo impegnati a santificare il nuovo modello di sobrietà, di rigore, di morigeratezza. Sembra di essere tornati ai tempi del loden di Monti. Mattarella è la rinuncia fatta uomo. Come vive? «Come un monaco laico». Va al ristorante? «Poche volte». E al bar? «Solo per prendere un tramezzino da portarsi a casa». Vino? Macché. Coca Cola? Neanche. Solo acqua, «ovviamente non gasata». Com’è il suo appartamento alla Consulta? «Piccolo e pieno di libri». E quando torna a Palermo? Va solo dal solito barbiere. Interviste? Solo una in sette anni. Un giornale ha mandato un inviato nel palazzo dove viveva prima di trasferirsi alla Consulta per raccogliere le confessioni dei vicini. Titolo: «È sempre presente alle riunioni condominiali». Non stentiamo a crederci: le riunioni condominiali sono la cosa più triste del mondo, perciò Mattarella non ne mancherà una. Sicuro. E sarà pure inflessibile nella separazione del secco dall’umido…

b82d5gccqaarlt0Ieri mattina il neo presidente della Repubblica è uscito in auto. Berlina? Station Wagon? Smart? Classe A? Macché, non è roba da Mestiziellum: lui esce in Panda. La fa guidare all’autista, ma è sempre una Panda. Grigia. E ovviamente, a differenza di quella del sindaco Marino, non è mai stata parcheggiata fuori dagli appositi spazi. Come parla Sergiuzzu? A voce bassa. Tifa una squadra? Un po’ Palermo un po’ Inter, ma tutte e due tiepidamente. E sul comodino che libro tiene? Un tomo di Benedetto Croce. E di che parla questo tomo? Ovviamente della crisi degli Stati. Le difficoltà degli italiani e la crisi degli Stati. Se non fosse scortese nei confronti del Presidente appena eletto, verrebbe quasi da toccarsi. Fra l’altro, i maligni in Transatlantico ieri sussurravano che nella votazione decisiva non avrebbe preso 665 voti, in realtà, ma uno in più. Glielo avrebbero tolto – dicono sempre i maligni – per evitare il 666, numero del diavolo. Sarebbe stato spiacevole. Tanto più che venerdì pomeriggio, proprio nel momento in cui si decideva la sua elezione, una folata di vento strappava la bandiera italiana dalla cima del torrino del Quirinale. Se credessimo ai presagi diremmo: brutto segno.

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Giorgio Napolitano se ne va, ma continuerà a costarci una valanga di soldi

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Giorgio Napolitano non è più presidente della Repubblica, non abiterà più nella reggia del Quirinale, ma continuerà a godere dei tanti benefici che aveva promesso di sforbiciare e che invece ancora gli spettano come senatore a vita.

Re Giorgio non dovrà affatto rinunciare infatti all’addetto alla persona, ovvero un maggiordomo, all’auto di servizio, allo chauffer, ai i cento metri quadrati di ufficio a Palazzo Giustiniani, ai telefoni satellitari, ai collegamenti televisivi e telematici.

Nè a un nutritissimo staff: un capo ufficio, tre funzionari, due addetti ai lavori esecutivi, altri due a quelle ausiliari e, a scelta, addirittura un consigliere diplomatico o militare.

Una pletora di persone alla quale obbligatoriamente si aggiungono gli agenti di pubblica sicurezza e i carabinieri addetti alla scorta e alle postazioni previste presso le abitazioni private del presidente.

naA conti fatti, una trentina di persone che forniranno i loro servizi nell’arco delle 24 ore.

Ovviamente a tutto questo si aggiunge, secondo un documento pubblicato dal Fatto Quotidiano, il diritto ad utilizzare un dipendente della carriera di concetto o esecutiva del segretariato generale del Quirinale con funzioni di segretario distaccato nel suo nuovo staff.

Altri due dipendenti del Colle possono invece essere trasferiti presso la sua abitazione privata romana di via dei Serpenti, con mansioni l’uno di guardarobiere e l’altro di addetto alla persona.

Per non parlare poi del vitalizio da senatore a vita.

 

Fonte: Libero

2125

15 gennaio 15 – ore 21:25

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Insulto grillino «Napolitano boia». Ed è levata di scudi

Anna Rita Rapetta
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untitledDa ‘Morfeo’ a ‘boia’. Si allunga la lista delle offese rivolte al presidente della Repubblica dagli esponenti del M5S. Ad arricchire il vocabolario degli insulti al Colle è il deputato Giorgio Sorial che rischia di essere accusato di vilipendio al capo dello Stato. La procura di Roma, infatti, oggi valuterà se sussistono gli estremi per un’azione penale.
“Il boia Napolitano sta avallando una serie di azioni per cucire la bocca all’opposizione e tagliarci la testa. Ha messo una tagliola sulle opposizioni”, afferma nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio indetta dai 5Stelle per spiegare le motivazioni che li hanno spinti a inviare una serie di lettere al Capo dello Stato per denunciare la violazione della legge e dei regolamenti sull’approvazione di decreti (in particolare sul decreto Imu-Bankitalia) e confermare che presto sarà presentata la messa in stato d’accusa di Napolitano.
Non è certo il primo attacco al capo dello Stato e non si può nemmeno dire che i grillini abbiano l’esclusiva. Negli ultimi venti anni Silvio Berlusconi ha duramente attaccato i vari inquilini del Quirinale e lo stesso ha fatto la Lega che oggi punta il dito contro Napolitano in quanto artefice di “due governi abusivi”. Gli stessi, ora, chiedono a Beppe Grillo e a tutto il Movimento di prendere le distanze da Sorial, unendosi al coro di sdegno sollevato dal linguaggio “squadrista” dell’esponente pentastellato.
Le parole per esprimere il dissenso sono così forti che i contenuti passano in secondo piano. A lamentarsene Lorenzo Battista, tra i parlamentari grillini meno allineati, che prende le distanze da Sorial: “A prescindere delle opinioni politiche, non avere rispetto delle istituzioni, comprese le alte cariche dello Stato, per fare uno ‘strillo’ e avere la prima pagina, vuol dire coprire i pochi contenuti”. I deputati presenti alla conferenza stampa non commentano. L’uscita del collega ha colto anche loro di sorpresa e a Palazzo Madama il senatore Tommaso Campanella commenta: “Abbiamo così tante cose da fare rilevare che dobbiamo assolutamente evitare di dar modo agli altri partiti di appigliarsi alle modalità con le quali rileviamo i fatti”.
boiaAlla fine, però, arrivano i rinforzi. “Di cosa dovrebbe scusarsi il M5S e Girgis Sorial? “, scrive su Fb Manlio Di Stefano rilanciando: “Un boia è colui che uccide il condannato a morte quindi Napolitano è stato accusato di aver ucciso qualcosa o qualcuno”, cioè “la democrazia, la costituzione, il popolo italiano, la giustizia”.
Unanime lo sdegno del mondo politico.

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