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Posts Tagged ‘Papa Francesco’

papaLA BASTONATA DI BERGOGLIO

Papa Francesco, l’enciclica “Laudato sì”:

“Basta salvataggio delle banche facendo pagare il prezzo alla popolazione”

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Davanti ai rischi legati ai cambiamenti climatici e alla prospettiva di possibili guerre per le risorse che si stanno esaurendo, per Papa Francesco “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. È in queste poche righe la soluzione ai tanti problemi complessi analizzati da Bergoglio nella sua Enciclica “Laudato sì”.

guerre-nel-mondoLo scenario disegnato nelle 190 pagine del testo è apocalittico: dopo le parole degli ultimi mesi sulla “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”, la denuncia di una possibile catastrofe ambientale provocata, teme il Papa, dalle armi nucleari, è molto esplicita: “La guerra causa sempre gravi danni all’ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli, e i rischi diventano enormi quando si pensa alle armi nucleari e a quelle biologiche”. Secondo Francesco, “è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni”.

I migranti –

Per intanto pagano con le loro vite tanti migranti che fuggono, scrive, “la miseria aggravata dal degrado ambientale”, mentre “purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo”.

cambiamenti_climatici_studiati_attraverso_lurina_800_800Il capitolo più atteso –

in vista della Conferenza di Parigi del prossimo dicembre – riguarda i cambiamenti climatici che per il Papa sono una realtà. Sebbene ci siano anche altre cause (come lo spostamento dell’asse terrestre) è irresponsabile, afferma, non limitare in modo drastico le emissioni di gas serra che “numerosi studi scientifici» indicano come il fattore principale. “Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola”, denuncia Bergoglio per il quale mentre “il debito estero dei paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, non accade la stessa cosa con il debito ecologico”. Mentre, “è necessario che i paesi sviluppati contribuiscano a risolvere questo debito limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse ai paesi più bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile”.

politici-cittadini-bancaContro le banche –

L’enciclica contiene anche un attacco preciso: “Il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura”.

Il Papa auspica anche in questo campo un profondo cambiamento: “Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”, si domanda il Papa argentino. Spesso non si ha “chiara coscienza” che le “iniquità” nell’ambiente e nel modello di sviluppo colpiscono soprattutto i poveri. Il Papa chiede di “integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente”, senza giustizia, è “impossibile ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

download (2)L’attacco ai politici –

Nella sua Enciclica, Francesco smaschera i politici venduti e i media compiacenti. “La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti – scrive infatti – richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito approfondito. La partecipazione – sottolinea il Pontefice – richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C’è bisogno – raccomanda – di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione”.

Per la prima volta, poi, in un’Enciclica sono formulta i consigli pratici su come ognuno di noi può aiutare la “custodia del Creato”. Ad esempio andrebbe posto un freno al “crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria che rappresenta un “comportamento che a volte sembra suicida”.

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Franco Petraglia

Franco Petraglia

Un prete malato di cancro terminale benedice il Papa

Franco Petraglia

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I latini dicevano: ”Verba movent, exempla trahunt” (le parole incitano, gli esempi trascinano). E questa straordinaria forza dell’esempio viene da Salvatore Mellone di Barletta, malato di cancro, al quale restano pochi giorni di vita. Grazie a un permesso speciale, accelerato il percorso per l’ordinazione: quattro anni invece di sei. E appena diventato presbitero ha mantenuto la promessa: ha benedetto Papa Francesco che l’aveva chiamato telefonicamente.

salvatore-mellone-il-38enne-di-bLa cerimonia, assai toccante, dell’ordinazione sacerdotale si è svolta in casa di Salvatore. Oltre mille persone l’hanno seguita in diretta attraverso un maxi schermo. Erano in molti a piangere quando, al termine della messa, don Salvatore ha detto: ”Grazie a Dio per quell’amore sconfinato che ha voluto riversare nella mia vita”. Quanta gioia ha provato e ha voluto dispensare questo straordinario pastore d’anime, nonostante una malattia sorda e oscura. Ha rivolto anche un pensiero di affetto ai medici, agli infermieri, agli ammalati che gli sono stati vicino. Una vera lezione di vita: ha portato conforto a tutti, come dice Cristo nel vangelo. E non è facile in questi momenti bui e tenebrosi in cui stiamo vivendo.

Egli non solo ha realizzato un sogno, ma ha dato anche un segnale chiaro e incoraggiante di fede ai futuri giovani: messaggio particolarmente significativo dato il calo spaventoso attuale delle vocazioni sacerdotali.

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LIBERTA’ DI DIRE SENZA OFFENDERE LA SENSIBILITA’ DEGLI ALTRI

Je suis François le Pape

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je neIn un’intervista sull’aereo che lo portava nelle Filippine, teletrasmessa in tutto il mondo, Papa Francesco, ha detto la sua sull’oscenità di molte vignette pubblicate su Charlie Hebdo a tema religioso. In modo chiarissimo, portando un esempio di facile e universale comprensione, ha fatto capire cosa provochi negli animi dei credenti più sensibili la diffusione di certe immagini, spacciate per libertà di stampa.

Specialmente nel mondo islamico dove non vogliono toccato il loro capo religioso Maometto e dove per legge coranica è proibito anche effigiarlo: nessun ritratto infatti è stato mai posto all’interno dei luoghi culto o sulle pagine degli scritti sacri.

Ma ritorniamo al Papa che risponde così all’intervistatore a proposito delle vergognose vignette di Charlie Hebdo spacciate per libertà di pensiero e stampa: “C’è libertà di dire, ci mancherebbe, ma non di offendere gli altri”.  E porta un illuminante esempio tratto dall’intimo familiare:

“Se qualcuno dice una parolaccia contro la mia mamma gli aspetta un pugno!”

papa

“Credo che la libertà religiosa e la libertà di espressione siano entrambe diritti umani fondamentali. Ognuno ha diritto di praticare la propria religione senza offendere. Non si può fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. Questa è un’aberrazione.

D’altra parte ognuno non solo ha la libertà e il diritto, ma anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. Ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente. Ma se il dottor Gasbarri (responsabile dell’organizzazione dei viaggi del Papa) che è un mio grande amico, dice una parolaccia contro la mia mamma gli aspetta un pugno. È normale.

Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la religione degli altri. C’è tanta gente che sparla delle religione, le prende in giro, “giocattolizza” la religione degli altri, questi provocano le persone. Come se il dottor Gasbarri dice qualcosa contro la mia mamma. C’è un limite. Ogni religione che rispetti la vita e la persona umana ha dignità. E io non posso prenderla in giro. Questo è un limite. Ho preso questo esempio del limite per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti come quello della mia mamma”.

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LA GRANDE SFIDA DI PAPA BERGOGLIO

Salvatore Curcio

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ANDREA GAGLIARDUCCI Strasburgo. La prima visita di un Papa non europeo alle istituzioni europee è un incoraggiamento all'Europa a ritrovare le sue radici, a smettere di essere nonna, a trovare soluzioni creative con trasversalità, per risolvere i problemi del lavoro, dell'immigrazione, della disoccupazione giovanile. Un'Europa finalmente in dialogo, trasversale, plurale, non ideologica e in uscita come piace a lui. Papa Francesco sbarca a Strasburgo per il più corto viaggio nella storia di tutti i pontificati: solo 3 ore e 50, distribuiti tra le photo opportunity con Martin Schulz e i due discorsi nell'emiciclo del Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa. Al Parlamento europeo, Francesco prende 13 applausi, quando parla di opulenza, di famiglia, di bambini uccisi ancora prima di nascere, persino quando punta il dito contro la comunità internazionale che è rimasta in silenzio durante le persecuzioni dei cristiani. Sono due discorsi molto politici, quelli di Papa Francesco, che dimostra di trovarsi a suo agio al centro dell'emiciclo, calibra i toni con attenzione. Sostiene Francesco che "Un'Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità", può essere "più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché è proprio l'oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza". E ancora, il Papa mette in luce che "Un'Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un'Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello ‘spirito umanistico' che pure ama e difende". Quella delineata da Papa Francesco è una "Europa stanca e percepita come distante dai cittadini", i quali hanno sempre più sfiducia "nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava un'impressione generale di stanchezza e d'invecchiamento, di un'Europa nonna e non più fertile e vivace". E ancora: "I grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni". La soluzione per il Papa può essere una sola: "L'Europa non deve ruotare intorno all'economia, ma intorno alla sacralità della persona umana". La sfida per l'Europa è quella di "mantenere viva la realtà delle democrazie" evitando che "la loro forza reale sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti". Ma Papa Francesco mette in guardia anche dall'Europa "malata di solitudine", in cui gli anziani sono "spesso abbandonati al loro destino", i giovani "sono privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro", i poveri sono ovunque, i migranti hanno "gli occhi smarriti". "Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un cimitero", ammonisce il Papa, che ha destinato il suo primo viaggio a Lampedusa. Il Papa ha parlato di difesa dei diritti umani, ha chiesto che l'uomo "non sia un bene di consumo", "Persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l'utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi". I diritti umani sono il filo conduttore dei discorsi del Papa, che di fronte al Consiglio d'Europa ha plaudito al lavoro del consiglio sul tema dei diritti umani, ma ha anche sottolineato che "purtroppo la pace è ancora troppo spesso ferita. Lo è in tante parti del mondo, dove imperversano conflitti di vario genere. Lo è anche qui in Europa, dove non cessano tensioni. ". Ferma la condanna del "terrorismo religioso e internazionale", che "nutre profondo disprezzo per la vita umana e miete in modo indiscriminato vittime innocenti". Anche se sul volo di ritorno, a una domanda sul dialogo con l'Isis risponderà: «Non chiudo le porte a nessuno».

ANDREA GAGLIARDUCCI
Strasburgo. La prima visita di un Papa non europeo alle istituzioni europee è un incoraggiamento all’Europa a ritrovare le sue radici, a smettere di essere nonna, a trovare soluzioni creative con trasversalità, per risolvere i problemi del lavoro, dell’immigrazione, della disoccupazione giovanile. Un’Europa finalmente in dialogo, trasversale, plurale, non ideologica e in uscita come piace a lui. Papa Francesco sbarca a Strasburgo per il più corto viaggio nella storia di tutti i pontificati: solo 3 ore e 50, distribuiti tra le photo opportunity con Martin Schulz e i due discorsi nell’emiciclo del Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa.
Al Parlamento europeo, Francesco prende 13 applausi, quando parla di opulenza, di famiglia, di bambini uccisi ancora prima di nascere, persino quando punta il dito contro la comunità internazionale che è rimasta in silenzio durante le persecuzioni dei cristiani.
Sono due discorsi molto politici, quelli di Papa Francesco, che dimostra di trovarsi a suo agio al centro dell’emiciclo, calibra i toni con attenzione.
Sostiene Francesco che “Un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità”, può essere “più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza”. E ancora, il Papa mette in luce che “Un’Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello ‘spirito umanistico’ che pure ama e difende”. Quella delineata da Papa Francesco è una “Europa stanca e percepita come distante dai cittadini”, i quali hanno sempre più sfiducia “nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava una impressione generale di stanchezza e d’invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace”. E ancora: “I grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”. La soluzione per il Papa può essere una sola: “L’Europa non deve ruotare intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana”. La sfida per l’Europa è quella di “mantenere viva la realtà delle democrazie” evitando che “la loro forza reale sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti”. Ma Papa Francesco mette in guardia anche dall’Europa “malata di solitudine”, in cui gli anziani sono “spesso abbandonati al loro destino”, i giovani “sono privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro”, i poveri sono ovunque, i migranti hanno “gli occhi smarriti”. “Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un cimitero”, ammonisce il Papa, che ha destinato il suo primo viaggio a Lampedusa. Il Papa ha parlato di difesa dei diritti umani, ha chiesto che l’uomo “non sia un bene di consumo”, “Persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi”.
I diritti umani sono il filo conduttore dei discorsi del Papa, che di fronte al Consiglio d’Europa ha plaudito al lavoro del consiglio sul tema dei diritti umani, ma ha anche sottolineato che “purtroppo la pace è ancora troppo spesso ferita. Lo è in tante parti del mondo, dove imperversano conflitti di vario genere. Lo è anche qui in Europa, dove non cessano tensioni. “. Ferma la condanna del “terrorismo religioso e internazionale”, che “nutre profondo disprezzo per la vita umana e miete in modo indiscriminato vittime innocenti”. Anche se sul volo di ritorno, a una domanda sul dialogo con l’Isis risponderà: «Non chiudo le porte a nessuno».

Sono fermamente convinto che nella scelta di un nuovo Papa ci sia sempre l’invisibile mano di Dio che illumina attraverso lo Spirito Santo le menti dei Cardinali-Elettori affinchè sulla cattedra di Pietro possa sedere l’uomo giusto al momento giusto capace di guidare la Chiesa con saggezza e con la necessaria competenza..
Così è stato per Paolo VI come per Papa Giovanni Paolo II , non a caso entrambi Beati, il primo la persona coraggiosa nell’apertura della Chiesa al mondo ed alle altre religioni ed il secondo l’uomo dell’Est europeo, del disgelo che ha determinato l’abbattimento del muro di Berlino e la fine del marxismo per passare alla impronta teologica dell’attuale Papa Emerito che, attraverso la sua rinuncia, ha accelerato i tempi perché potesse essere scelto un nuovo Papa cui affidare l’immane compito di “ rivoluzionare” la Chiesa in questo particolare momento in cui nel mondo globalizzato sussistono tanti grossi nodi da sciogliere con ogni urgenza adoperando la dovuta cautela per far si che ogni decisione, a motivo della sua intrinseca delicatezza, venga presa nel tempo più breve possibile dopo averla preventivamente soppesata e valutata.

Per affrontare problemi di siffatta dimensione credo che non poteva esser fatta scelta migliore considerato che l’attuale Papa già sin dal suo insediamento, attraverso la scelta del nome del Poverello d’Assisi, ha dimostrato di possedere quella chiarezza d’idee e quella determinazione che sono le doti indispensabili per realizzare il necessario cambiamento della Chiesa richiesto da un mondo che si evolve continuamente e che va sempre più frequentemente alla ricerca di un edonismo spesso deleterio se non addirittura perverso.

Ed è a tutti noto come le problematiche che richiedono immediati interventi dal Papa argentino siano molteplici ed interessino molti campi dalla mancanza di vocazioni ovunque diffusa al ruolo da assegnare alle donne all’interno delle parrocchie compresi il diaconato e/o il sacerdozio richiesti da qualche frangia di fedeli se non addirittura da qualche ecclesiastico, al matrimonio dei preti, alla somministrazione dei sacramenti ai divorziati, alle tematiche concernenti le coppie di fatto e/o dei gay, al riordino della curia romana, alla rivisitazione e utilizzazione della banca vaticana più consona allo spirito di povertà cristiana cui deve uniformarsi il ministero cattolico ed infine alla guida collegiale del magistero papale e quant’altro.
Sono questi problemi di altissimo spessore ai quali la Chiesa cattolica deve dare con ogni urgenza risposte adeguate se vuole camminare al passo dei tempi in un mondo nel quale sono caduti molti tabù e si assiste quasi quotidianamente alla perdita dei bei valori che per tanto tempo hanno fatto si che ogni società si evolvesse e progredisse sempre più.
Ed per la soluzione, totale o parziale, di tali importanti tematiche penso che Papa Francesco sia la persona più adatta vuoi per la sua profonda conoscenza teologica trattandosi di un gesuita vuoi per la diretta conoscenza della realtà umana e sociale dei popoli derivante dalla esperienza acquisita in tanti anni di contatti avuti con i poveri ed i diseredati dell’Argentina.
A ciò aggiungasi la sua brillante comunicatività con le masse che lo adorano sempre più sia per il suo sorriso bonario che per la semplicità del linguaggio e la sua forte determinazione di voler ricondurre la Chiesa allo spirito evangelico ed alla povertà conclamata da Cristo dimostrando in proposito una forza di carattere veramente non comune.

Per fare quanto sopra è innegabile che il Papa deve percorrere un cammino irto di difficoltà di ogni genere anche all’interno della stessa gerarchia ecclesiastica e che quindi ha tutta una strada in salita che richiederà notevoli sforzi teologici ed operativi per i quali si appalesa necessaria la collaborazione degli alti prelati della Chiesa che, all’atto della sua nomina, non hanno fatto mistero alcuno nel pretendere una più loro compartecipazione, attraverso meccanismi collegiali, nell’attività decisionale del magistero episcopale.
E’ questa una sfida che il nuovo papa ha raccolto e che adesso è chiamato a dare le giuste risposte alle tematiche su menzionate la cui soluzione viene attesa da un mondo globalizzato e sempre più laicizzato con l’augurio che possa riuscirvi non nascondendosi che il suo è un cammino tanto impervio al punto da far intitolare recentemente allo scrittore Marco Politi un suo libro sul pontefice così testualmente: “Francesco tra i lupi”.

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Il Papa giusto

PEDOFILIA

Vergogna per il prelato polacco che si è macchiato di tanto orrore

Franco Petraglia
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crocefisso contro pedofiliL’arresto dell’ex nunzio Jozef Wesolowski, polacco, 66 anni, è stato sollecitato da Papa Francesco.
E non posso che plaudire a questa drastica e rivoluzionaria presa di posizione del Santo Padre.
Non ci sono attenuanti per questo alto prelato della Chiesa. Il suo comportamento, stando al rapporto del Vaticano, è a dir poco scandaloso. Bene, quindi, i provvedimenti religioso-canonici nei suoi confronti, ma anche quelli penali.
I domiciliari sono ben  poca cosa! Occorre una Chiesa tersa come il cristallo, che si specchi nella pulizia e negli insegnamenti evangelici, fortemente auspicati dal Signore.
I bambini sono intoccabili. Essi rappresentano i fiori della nostra società e del nostro futuro e quindi vanno amati e difesi.Tolleranza  zero e massimo rigore per i mostri umani.
Concludo con una sentenza del latino Giovenale : “Maxima debetur puero reverentia”(Al fanciullo si deve il massimo rispetto).

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La consegna del ritratto di Papa Francesco

DSC_0719-300x201Detto fatto, e così il ritratto di Papa Francesco, accuratamente sistemato in un’apposita custodia, è stata portato a Roma, dove è stato mostrato per l’intera mattinata del 14 giugno, alle migliaia di pellegrini, Fratres e Misericordia, giunti da tutta Italia.

L’artista Piccica, che nutre una certa simpatia verso Papa Francesco, l’ha fortemente voluto, l’ha realizzato e l’ha, persino, consegnato, col valido supporto del suo compagno di scuola, oggi vigile urbano al Comune di Mussomeli, Tuccio Costanzo, nelle mani degli agenti vaticani con un bigliettino dove sono state indicate le generalità dell’artista Peppe Piccica, uno dei primi ad aderire all’iniziativa dei due sodalizi.

Il quadro, sottoposto preliminarmente, al controllo di vigilanza, è stato successivamente molto apprezzato dai gendarmi vaticani e dalle tante persone che si trovavano in Piazza San Pietro. Va detto subito che l’artista mussomelese non ha rinunciato a portarsi dietro il digitale per potere regalare alcuni suoi scatti a quanti erano desiderosi di vedere immortalato l’evento. Scatti, dunque, sprigionati ed esplosi dalla sua forte creatività, catturando sia l’attimo fuggente, sia fermando l’immagine. Giornate assai positive per l’artista Piccica che ha condiviso cogli altri del gruppo momenti di gioia e di serenità. E’ apparso un Peppe Piccica assai tifoso di Papa Francesco. Infatti, per dimostrare il suo filiale affetto, l’artista non ha escluso la possibilità di riprodurre, per la terza volta, il ritratto di Papa Francesco, il Pontefice del “Buona sera”.

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Papa, sposa i preti

L’appello di 26 donne

“Papa Francesco, amiamo dei preti, elimina il celibato”

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Un appello a Papa Francesco per rivedere la regola del celibato dei sacerdoti. Una lettera firmata da 26 donne che “vivono, hanno vissuto o vorrebbero vivere” una relazione con un prete.

E’ il documento pubblicato dal sito Vatican Insider che chiede alla Santa Sede di “rompere il muro di silenzio e indifferenza con cui ci scontriamo ogni giorno”. “Ben poco – scrivono le donne al Pontefice – si conosce della devastante sofferenza a cui è soggetta una donna che vive con un prete la forte esperienza dell’innamoramento. Vogliamo, con umiltà, porre ai tuoi piedi la nostra sofferenza affinché qualcosa possa cambiare non solo per noi, ma per il bene di tutta la Chiesa”. La difficoltà, spiegano, è quella di “recidere un legame così solido e bello che porta il dolore del non pienamente vissuto. Le alternative sono l’abbandono del sacerdozio o la persistenza a vita di una relazione segreta”.

Da sacerdote, ricorda il vaticanista Andrea Tornielli su La Stampa, Bergoglio si era espresso in difesa del celibato “perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori”. “Se uno viene da me – ripeteva il Papa – viene da me e mi dice che ha messo incinta una donna, io lo ascolto, cerco di tranquillizzarlo e poco a poco gli faccio capire che il diritto naturale viene prima del suo diritto in quanto prete. Di conseguenza, deve lasciare il ministero e farsi carico del figlio, anche nel caso non decida di sposare la madre”. Un no convinto, dunque alla “doppia vita” e all’ipocrisia.

Sempre la Stampa ricorda come ogni anno siano 700 i preti che abbandonano l’abito talare, mentre in Italia sono 6.000 gli ex preti sposati su un totale di 33mila sacerdoti diocesani. Numeri considerevoli, dunque, e problema reale.

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