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gel

La gag del gelato

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L’Economist torna ad occuparsi dell’Italia con la copertina che vedete accanto: mentre la barca europea (una banconota da 20 euro) sta affondando, Renzi è intento a gustarsi un gelato. Nessuno dei tre leader fa qualcosa per evitare che la barca affondi, solo Draghi svuota l’acqua imbarcata con un secchio.

Renzi non l’ha digerita e ha risposto a tamburo battente, organizzando una bella sceneggiata, alla fine del Consiglio dei ministri.

Si rivolge alla nota ditta Grom, dove confermano di essere stati “chiamati dal cerimoniale di Palazzo Chigi”, la quale invia nello storico cortile un suo celebre carretto.

renzi-gelato-cdmL’omino dei gelati si precipita a Palazzo Chigi con il suo carretto perché Renzi deve fare l’unica cosa che gli riesce bene: lo showman.

Così il premier afferra un cono e sornioneggia davanti alle telecamere: “Agli amici del The Economist voglio dire che questo è il vero gelato italiano artigianale”.

renzFantastico: al posto dello sblocca-Italia, abbiamo il lecca-Italia.

Poi un flash dei versi dei “Giardini di marzo”, la famosa canzone di Lucio Battisti: “il carretto passava e quell’uomo gridava gelati, al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti”.

E vengono i brividi.

P.S.

Del curioso fatto hanno dato notizia tutti i giornali… meno uno: la Repubblica!

Il giornale evita semplicemente di commentare il particolare del gelato. Lontani tempi in cui le critiche dell’Economist al Cav venivano riprese, amplificate e rilanciate. Si vede che quel settimanale è autorevole solo quando al governo c’è Berlusconi.

 Fonte: Libero

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fassina.

1535392_560367174054844_286023381_n«Fassina chi? ». Matteo Renzi, che non ha mai nascosto la propria distanza politica dal viceministro dell’Economia, ironizza sulle sue insistenze di rimpasto e, con una battuta, chiude lì la questione. O almeno questo pensava di ottenere.

Invece, poco dopo, arriva la piccata risposta di Fassina che consegna a Palazzo Chigi le sue «irrevocabili» dimissioni.

E punta il dito proprio sul neo segretario dem spiegando all’Ansa che «le parole di Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione Pd al governo va resa coerente col risultato congressuale». «Non c’è nulla di personale» assicura precisando però che si tratta di «una questione politica: è un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un’altra posizione». Ora, prosegue insistendo sul rimpasto, «è responsabilità di Renzi, che ha ricevuto un così largo mandato, proporre uomini e donne sulla sua linea».

Motivazioni articolate che vengono – soprattutto strumentalmente – applaudite dalle opposizioni (Fi in testa), ma che invece fanno calare il gelo tra Fassina e la segreteria Pd.
Ma quello di Fassina è un disagio “antico”. E sebbene adesso assicuri ancora il proprio contributo al governo anche se solo dai banchi della Camera, più di una volta l’esponente del Pd non ha mancato di far sentire la sua voce. Spesso controcorrente.

Fonte La Sicilia

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