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Posts Tagged ‘Matteo Renzi’

Mafia Capitale, da Buzzi 5mila euro alla fondazione di Renzi e 15mila al Pd

Davide Vecchi

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images (2)Per partecipare alla cena con Renzi “ho versato 15mila euro al Pd e 5mila alla Leopolda”. Salvatore Buzzi, sodale di Massimo Carminati nel Mondo di mezzo, fa il conto di quanto gli è costato sedersi a tavola a poca distanza dal premier. Lo dice lui stesso nel corso di una telefonata intercettata due giorni dopo l’evento.

Dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale 2 emerge una nuova verità sulla presenza di Buzzi alla serata di raccolta fondi del Partito democratico organizzata dal segretario Matteo Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma: il ras della cooperativa 29 Giugno non ha versato solamente 10mila euro come era emerso lo scorso dicembre dalla prima ondata di arresti nella Capitale. Non solo: oltre ai soldi al Pd spunta un nuovo versamento da 5mila euro effettuato alle casse della Fondazione Open, la cassaforte personale del premier guidata dal fidato Marco Carrai e dall’avvocato Alberto Bianchi nonché dal ministro delle Riforme e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e da Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

images (3)Pubblicità

Nel pomeriggio del 6 novembre Guarany telefona a Buzzi dicendogli di chiedere i dettagli della serata a Lionello Cosentino, ultimo segretario del Pd di Roma, commissariato da Matteo Orfini lo scorso dicembre. “Orario della cena e come ci sediamo?”. Buzzi esegue e comunica anche i nomi dei presenti: “Io, Guarany, Nanni (l’allora direttore generale di Ama, la municipalizzataromana per l’ambiente, Giovanni Fiscon, ndr)”. Tutti e tre ora sono in carcere ma quella serata andò benissimo tanto che i tre continuarono a parlarne nei giorni successivi. La mattina dell’8 novembre alle ore 11.14 Buzzi svela a Fiscon di aver fatto due versamenti diversi per poter partecipare alla cena: 15 mila euro al partito e 5 mila a Renzi per la Leopolda.

Oltre ai riscontri bancari dei versamenti gli inquirenti riportano il messaggio inviato a Buzzi il pomeriggio prima della cena dall’onorevole Micaela Campana con gli estremi per il pagamento al Partito democratico: “c/c intestato a Partito democratico presso: Banca Intesa San Paolo Spa Iban IT 47T0306903390680300093335 Causale: Erogazione liberale”. Messaggio che poi Buzzi gira al commercialista Paolo Di Ninno. Una volta ricevuto il messaggio del buon esito dell’operazione il patron delle coop dava “conferma del bonifico appena effettuato” alla stessa Campana.

10-dicembre-2014Quando nel dicembre 2014 dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale emerse che Buzzi aveva versato 10 mila euro al Pd, il tesoriere del partito Francesco Bonifazi si era impegnato a rendere trasparenti i versamenti ricevuti alle due cene di raccolta fondi organizzate a Milano e Roma. Dopo una settimana di insistenze da parte della stampa e di richieste di informazioni, Bonifazi comunicò che la sera del 7 novembre con l’evento nella Capitale il Pd aveva registrato 840 adesioni, 441 bonifici per un incasso complessivo di 770.300 euro per poi fare marcia indietro sull’annunciato elenco dei benefattori: “Ferma restando l’intenzione del partito di dare massima trasparenza alla cena di finanziamento esistono ostacoli oggettivi legati alla normativa sulla privacy e sulla divulgazione dei dati”.

Ora, a distanza di sei mesi e con altri 44 arresti che hanno coinvolto l’intero Pd capitolino e fatto emergere persino una richiesta di soldi diretta a Buzzi per pagare gli stipendi del partito da parte del tesoriere cittadino, Carlo Cotticelli, la necessità di trasparenza appare ancora maggiore.

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imagesV2E4VFZYFORZA ITALIA SICILIA. IN PRIMA LINEA CONTRO I GOVERNI DELLE NON RIFORME, DELLE BUGIE E DEGLI SPRECHI DI RENZI E CROCETTA

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“Si rinnova a Palermo l’impegno di Forza Italia Sicilia contro il malgoverno di Matteo Renzi e di Rosario Crocetta, di esecutivi che promettono e non mantengono, non riformano, non tutelano ma spremono senza pudore e all’inverosimile i nostri concittadini. Il movimento azzurro si batte fermamente per il riscatto della nostra Isola da Roma e dai suoi emissari”, lo ha dichiarato il coordinatore di Forza Italia in Sicilia, sen. Vincenzo Gibiino, nel corso di una gremitissima conferenza stampa tenutasi all’Ars di Palermo, alla quale hanno preso parte il vice coordinatore vicario del movimento sull’isola, sen. Francesco Scoma, il sen. Antonio D’Alì, il capogruppo azzurro all’Ars, on. Marco Falcone, un ampio gruppo di deputati regionali e di quadri dirigenti provenienti da tutta la Sicilia.

images7DC3J51W“La situazione siciliana è al limite del collasso con i comuni che vanno in default o che tagliano i servizi essenziali alla cittadinanza – prosegue il coordinatore azzurro –. Tutto questo mentre il governo a maggioranza Pd ha regalato, anche alla Sicilia, una pesantissima Imu agricola che schiaccerà un numero esorbitante di produttori dell’ortofrutta. Un provvedimento passato anche con il sostegno di NCD e che penalizzerà enormemente un settore già in estrema difficoltà. Forza Italia non si ferma e non si fermerà contro i soprusi targati Renzi-Crocetta-Pd, facendo propria ogni possibile battaglia che abbia quale obiettivo il salvataggio della nostra economia attraverso un taglio considerevole della pressione fiscale. Un importante risultato, anche a tutela della nostra terra, l’abbiamo conquistato pochi giorni fa in Senato, ottenendo il divieto di utilizzo della tecnica ‘air gun’ e di altre devastanti tecniche esplosive per la ricerca di idrocarburi in mare. Abbiamo battuto il governo usando il buon senso e abbiamo al tempo stesso salvato il nostro mare, la sua fauna, l’attività dei pescatori, un ecosistema estremamente delicato che per la Sicilia è risorsa primaria”.

recro“Oggi siamo qui in tanti e determinati, per dire basta ad una politica che non sa affrontare i nodi che attanagliano la nostra società, a partire dal tema del lavoro – conclude Gibiino –. Le decisioni dei governi nazionale e regionale in tal senso sono sbagliate e dannose. La nostra terra vanta il drammatico primato della disoccupazione giovanile, qui 6 giovani su 10 non lavorano e con la ricetta Renzi-Crocetta continueranno a non lavorare. Roma spreme la nostra terra con una tassazione ingiustificata, depredandola di risorse che le apparterrebbero. Il governatore Crocetta al tempo stesso non si impone su Palazzo Chigi, mal gestisce i fondi europei e non riesce a mettere in campo quelle azioni necessarie alla ripresa economica, alla tutela di chi produce”.

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Quelli che non sono figuranti di un film

di Claudio Brigliadori

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bersani-renzi-675“Io non sono un figurante”. Rischia di fare molto male lo schiaffo di Pier Luigi Bersani a Matteo Renzi. Intervistato da Avvenire, l’ex segretario del Pd annuncia che diserterà l’incontro fissato per venerdì 27 febbraio, tra il premier e i parlamentari democratici.

“Non ci penso proprio (ad andare, ndr). Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”, dice Bersani, che boccia in toto anche l’impianto del Jobs Act: “Mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni 70” e perciò si pone “fuori dall’ordinamento costituzionale”.

L’ex candidato premier del Pd uscito con le ossa rotte dal voto del febbraio 2013 guida un nutrito gruppetto di dissidenti anti-renziani: anche Alfredo D’Attorre e Stefano Fassina hanno annunciato come posizione personale che non parteciperanno alla riunione al Nazareno.

Ma da Bersani arriva anche un secco avvertimento al premier su Italicum e riforma costituzionale, altri due nodi da sbrogliare in Parlamento con numeri decisamente risicati per Renzi dopo la rottura del patto con Silvio Berlusconi: “Il combinato disposto tra i due testi rompe l’equilibrio democratico. Se la riforma della Costituzione va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale”.

 

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L’attacco al governo

Renzi risponde alle toghe sulle ferie “Avete un mese e mezzo di vacanza…”

I giudici: “Vuol farci crepare di fatica”

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Renzi risponde alle toghe: “Basta correnti in magistratura”

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giudi“Parole ridicole quelle di chi, non citato ma facilmente riconoscibile, come Marcello Maddalena accusa il governo di voler ’far crepare di lavorò i magistrati. Basta con i faldoni d’udienza andati persi, e con le correnti delle toghe «più forti che non in politica”.

Matteo Renzi replica a tutto campo alle polemiche che hano accompagnato l’apertura dell’anno giudiziario e affida a Facebook un’ampia disamina dei mali della giustizia. “Vogliamo che i colpevoli di tangenti paghino davvero e finalmente con il carcere ma servono le sentenze, non le indiscrezioni sui giornali”, è la strigliata che arriva dal presidente del Consiglio.

imagesPFUB07K5Oggi di nuovo le contestazioni di alcuni magistrati che sfruttano iniziative istituzionali (anno giudiziario) per polemizzare contro il Governo. E mi dispiace molto perchè penso che la grande maggioranza dei giudici italiani siano persone per bene, che dedicano la vita a un rande ideale e lo fanno con passione. Ma trovo ridicolo, e lo dico, senza giri di parole, che se hai un mese e mezzo di ferie e ti viene chiesto di rinunciare a qualche giorno, la reazione sia ’il premier ci vuol far CREPARE di lavorò», esordice il oresidente del Consiglio.

“Noi – chiarisce Renzi – vogliamo solo sentenze rapide, giuste. Un Paese civile deve avere una sistema veloce, giusto, imparziale. Per arrivare rapidamente a sentenza, bisogna semplificare, accelerare, eliminare inutili passaggi burocratici, andare come stiamo facendo noi sul processo telematico, così nessuno perde più i faldoni del procedimento come accaduto anche la settimana scorsa”.

ww“Bisogna anche valorizzare i giudici bravi, dicendo basta -torna a dire – allo strapotere delle correnti che oggi – accusa – sono più forti in magistratura che non nei partiti”. “A chi mi dice ’ma sei matto a dire questa cose? non hai paura delle vendette?’ rispondo dicendo che in Italia nessun cittadino onesto deve avere paura dei magistrati. E i nostri giudici devono sapere che il governo, nel rispetto dell’indipendenza della magistratura, è pronto a dare una mano. Noi ci siamo. L’Italia che è la patria del diritto prima che – rimarca – la patria delle ferie, merita un sistema migliore. La memoria dei magistrati che sono morti uccisi dal terrorismo o dalla mafia ci impone di essere seri e rigorosi.

Non vogliamo far ’crepare di lavorò nessuno, ma – puntualizza Renzi – vogliamo un sistema della giustizia più veloce e più semplice. E, polemiche o non polemiche, passo dopo passo, ci arriveremo”.

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Currò via…

Movimento Cinque Stelle, un altro strappo: Currò dice sì a Renzi e se ne va

Grillini allo sbaraglio

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dissiIn un crescendo di accuse, che allineano la critica all’Euro, una linea populista, assenza di democrazia interna, si consuma l’ennesimo strappo in casa M5S, con il deputato Tommaso Currò che demolisce la linea del suo movimento, annuncia il suo voto a favore della mozione sulla politica estera di Matteo Renzi e, infine, la sua uscita dal gruppo 5 Stelle.

«Condivido il tentativo di rinnovamento della classe dirigente e intendo partecipare attivamente alla moralizzazione della politica», dice fra l’altro Currò mentre appare chiaro, frase dopo frase, che quel ’Gruppo 5 Stelle’ che la regia aggiunge alla sua immagine, come tradizione per le dirette dall’Aula della Camera, è sempre più una contraddizione in termini.

«Rivendico il diritto di rappresentare il territorio in cui eletto sono eletto, in questo ostacolato dal mio movimento più che da altri», denuncia ancora Currò che chiude dichiarando che «non ci sono più le condizioni per la mia permanenza in questo gruppo». «Io ho fatto un’apertura ed è stata capita», ha commentato Matteo Renzi lasciando l’aula della Camera.

Currò

Currò

Quello di Currò in Aula è suonato come un vero e proprio endorsement a Renzi, nonché un ’j’accusè contro il M5S. “C’è chi intende migliorare le regole per l’Europa e chi fa alleanze con la destra di Farage”.

“Con il 25% del consenso – ha proseguito dovevamo contribuire a far sì che l’Italia constrastasse la crisi, ma abbiamo utilizzato l’alibi del 51% per una condotta del tutto omissiva. Condivido il tentativo di rinnovamento della maggioranza. Nel comunicare il mio voto favorevole alla risoluzione – conclude – annuncio la mia uscita dolorosa dal Movimento 5 stelle non più evitabile”.

grilloL’ira pentastellata – “Essere pugnalati alle spalle, in silenzio, ed in maniera subdola, da un ’collega’ è veramente dura…”. Parola del deputato M5S Angelo Tofalo che affida a Facebook la sua valutazione sull’ormai ex compagno M5S che “eletto da attivisti del M5S, fa la sua dichiarazione in aula di fuoriuscita dal gruppo e parte l’applauso di scherno da parte di tutta l’aula!”.

“Currò – accusa Tofalo – non è stato capace di dire queste parole nella nostra assemblea settimanale ma ha preferito farlo in aula all’insaputa di tutti! Chissà – ipotizza – forse Renzi ed i suoi lo sapevano… Accetto ogni critica da dentro e da fuori ma questo ’omnicchio’ avrebbe dovuto dimettersi immediatamente invece – incalza – da domani si terrà tutto lo stipendio parlamentare! Certi traditori meglio perderli che trovarli! Andiamo avanti che c’è tanto da lavorare e un Paese da riprogettare!”.

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L’Isola è fogna di potere «Repellente per Renzi» «Crocetta una macchietta»

Mario Barresi

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LaIMO080410820141110CTNossignore, questa non è un’intervista. Perché i due intervistandi sfuggono alla categoria degli intervistabili, destabilizzando l’aspirante intervistatore. Giammai una recensione di Buttanissima Sicilia – dolce sberleffo e serenata amara – in scena a Catania; ce ne guarderemmo bene, ci manca il quid e financo il physique du rôle. Resistiamo ferocemente alla tentazione (indotta) di buttarla con naturalezza sulla catàbasi di Ionesco; non troverete nemmeno traccia delle evidentissime striature brechtiane; eppure un coiutus interruptus resta lì, nostalgico, per aver rifiutato, con po’ po’ di populismo, approfondire lo scontato accostamento con la diagonale aristotelica. Chiediamo umilmente scusa. Ma con Pietrangelo Buttafuoco e Peppino Sottile, in una serata di piritollate impegnate, il discorso – vuoi o noi vuoi – sempre lì va a cascare.
Detto con franchezza: ma non è che alla fine la messa in scena di “Buttanissima Sicilia” diventerà uno spot per Rosario Crocetta?
Buttafuoco: «Certo, perché non avendo lui una sua personalità, ha costruito la sua dimensione di personaggio… ».
Quasi etereo, guardando lo spettacolo. Molto più che nel libro.
Buttafuoco: «Beh, etereo… Sai: è come il discorso dei piritolli. Che essendo materia gassosa, l’unica sostanza solida è il disastro che è stato creato».
Urge spiegazione per il lettore. What is piritollo?
Sottile: «Vorrei smentire tutte le piritollate che circolano sulla parola piritollo. La parola piritollo è una cosa seria: pensa che deriva addirittura dal greco “piritòllomai” che significava “camminare con i gomiti”, proprio dei bambini che gattonano. Quindi in senso esteso, come la filologia ci suggerisce, potremmo dire che “piritòllomai” significa sgomitare. Nel corso dei secoli questa parola ha trovato nuove accezioni e oggi, volendo fare una sintesi, significa che il piritollo è quello col ditino alzato, l’uomo di sinistra che cerca uno sfondamento sia a destra che a sinistra. Quello che si vuole far notare. Quindi, se vogliamo usare i canoni della retorica, è quello col ditino alzato con scappellamento sia a destra, sia a sinistra… Tutto chiaro? ».
Chiarissimo…
Sottile: «Ma tu giornalista sei? ».
Più o meno…
Sottile: «E perché non parliamo delle evidenti influenze di Ionesco? Ho pure la sciarpa bianca che mi cola davanti, come ogni regista che si rispetti».
Magari dopo. Dicevamo di Crocetta che da questo spettacolo ne esce bene…
Sottile: «Intanto viene nominato sì e no una volta. Poi il paradosso, il surrealismo su cui ruota lo spettacolo è tutto un gioco per rivelare, proprio con il linguaggio dell’indicibile, che il re è nudo. Uno che confonde, nelle ultime trasmissioni televisive, i milioni con i miliardi e dice che i forestali fanno 70 giornate in un giorno. Ma il suo migliore pezzo di teatro è quando gli hanno chiesto “presidente, ma lei quanto guadagna? “. Si è intrappolato in una scena surreale, dalla quale non riusciva a uscire. Lui, politicamente, è soltanto una macchietta. Ma nemmeno del grande teatro, né dell’avanspettacolo. Una macchietta della peggiore politica. L’incarnazione della politica ridotta a macchietta».
Ma, più che da ridere, oggi in Sicilia c’è da piangere?
Buttafuoco: «Noi abbiamo bisogno di un trauma, di uno choc. Perché dietro ai proclami, agli editti, alle formule c’è un fatto: si devono dimettere tutti. Non lo fanno perché le mogli glielo impediscono: hanno dei mutui da pagare e sanno benissimo che alle prossime elezioni rischiano molto. Ma ci rendiamo conto che la Sicilia è così repellente che Matteo Renzi non ne parla mai, perché è un argomento che gli crea imbarazzo? Sono due i personaggi che imbarazzano pesantemente Matteo Renzi: uno è il sindaco Ignazio Marino, una vera crocetta per i romani, che però Renzi rischia di incontrare spesso anche perché Marino s’imbuca alle cene di partito pagando mille euro. Però la vera sostanza è tutta nostra, di noi siciliani. Io non ho mai spostato la mia residenza dalla Sicilia perché mi assumo la responsabilità politica di stare dentro il nostro destino. E dico che tutti noi, al di là di vecchie logiche di appartenenza, dobbiamo procurarci un trauma».
Quale?
LaIMO080400820141110CTButtafuoco: «Invece di perdere tempo con l’abolizione delle Province, non dico addirittura abolire le Regioni, il che sarebbe opportuno, ma quanto meno togliere l’autonomia regionale alla Sicilia. Perché è sotto gli occhi di tutti che ci ha portato dei danni. L’autonomia non è adatta a noi siciliani. Perché c’è un vulnus: abbiamo delegato la politica a chi trasforma la sovranità in un pascolo elettorale».
E quindi che possiamo fare?
Sottile: «Domandona! ».
La cambiamo?
Sottile: «La cambierei volentieri con una sulle evidenti striature brechtiane».
Magari non è il caso.
Sottile: «E allora rispondo: noi abbiamo il dovere di denunciare. Pietro l’ha fatto con il libro, dal quale abbiamo tratto questa serenata per libro e teatrino, una serenata triste, tremenda, amara, feroce su questa deriva siciliana, di un’Isola che scompare. L’inno più drammatico a questo surrealismo della Sicilia».
Fino a rimpiangere i suoi predecessori arrestati e a giudizio per mafia?
Buttafuoco: «Crocetta, a differenza di chi l’ha preceduto – e mi riferisco a Cuffaro, perché il più prossimo predecessore di Crocetta aveva la protezione dell’antimafia e il sigillo della magistratura – è riuscito a costruire un muro di invincibilità antimafiosa contro cui vanno a sbattere tutti quelli che alimentano semplicemente il dibattito politico. Ma la mafia è diventato un problema secondario in Sicilia. Tutti quanti abbiamo figli, fratelli, padri, cugini senza lavoro. Io a casa mia non faccio altro che sentire telefonate di miei coetanei, più che cinquantenni, disoccupati. Gente che si trova in mezzo alla strada».
Qual è la differenza fra Renzi e Crocetta?
(Sottile: «Domandona! ».)
Buttafuoco: «Renzi è quello che ha costruito un gioco di illusione».
Da Pappagone a Mandrake?
Buttafuoco: «Se ci pensi: qual è l’unico oppositore di Renzi in Italia? Va declinato al femminile: la realtà. Se vai al di là della coltre dell’illusione non trovi nulla. La web tax non è una tassa su chi ha lo smartphone o il tablet, ma un modo per far pagare le tasse in Italia a colossi come Amazon, Google e Twitter che producono un volume di miliardi di euro dentro la nostra sovranità. Lui, Renzi, non lo ha permesso. Magari perché non vuole inimicarsi potentati della finanza mondiale. Ma quando lui impone, senza che l’Italia ne abbia necessità, delle sanzioni alla Russia, con l’unico risultato di ridurre del 63% di esportazioni italiane sta massacrando la nostra economia. Perché c’è il comparto calzaturiero delle Marche in ginocchio, il famoso radicchio trevigiano che marcisce… ».
Sottile: «Ah, il radicchio trevigiano… Quello sì! E perché Ionesco no? ».
Buttafuoco: «Peppi’, nun sfùttiri… ».
Sottile: «Ma su Renzi dissento, con rispetto parlando. Quello è un altro linguaggio, rispetto a Crocetta».
Perché?
Sottile: «Perché ha un consenso. Crocetta no. Quantomeno Renzi alimenta una speranza, perché la gente lo vede energico, deciso, decisionista. E forse ce n’era bisogno, in Italia. In Crocetta, a parte le macchiette, non trovi nulla. Tra l’altro lui ha fatto una grande operazione di potere: designa tutte le assessorine e passa da Battiato alla sua segretaria. Oppure quest’ultima follia: toglie la Scilabra da assessore e la farà segretaria, mentre la Lo Bello, dapprima assessore e poi segretaria, ridiventa assessore… È il gioco più spietato, del quale Crocetta non si rende conto: il gioco delle figurine. Lui politicamente è sempre un adolescente, un bambinone che gioca con le figurine. Non prende mai il filo di una situazione, contrariamente a Renzi. L’hastag o il tweet di Renzi comunicano un valore, che poi dev’essere verificato: l’efficienza, la rapidità, il decisionismo, la speranza. Crocetta, invece, incarna il più triste teatrino della politica siciliana».
Però nel centrodestra c’è il vuoto cosmico…
Buttafuoco: «Perché siamo di fronte a un capitombolo, a un testacoda. Un colpo di scena: l’erede di Berlusconi è Renzi».
E allora ora a destra chi c’è?
Buttafuoco: «L’altro Matteo. Salvini – facciamo l’hashtag: #laltromatteo – si è preso uno spazio lasciato da tutti vuoto».
In “Buttanissima Sicilia” c’è una denuncia, sottilmente clamorosa, sulla mafia dell’antimafia.

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“Lo stuntman di Berlusconi”

Richelieu

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br1Nei film d’azione e d’avventura tutti i divi, specialmente hollywoodiani, per le scene difficili e pericolose, possono contare su uno “stuntman” (in italiano “cascatore” acrobata) una controfigura che, rinunciando alla propria identità, presta il suo fisico atletico per superare i “limiti” fisiologici del protagonista.

E così, Berlusconi, limitato nei movimenti dalle misure giudiziarie (anche generose data la natura del reato, l’evasione fiscale, imperdonabile per un uomo di Stato), ridimensionato nella visibilità mediatica, e ancora più drasticamente dal consenso popolare per il suo partito, ha pensato di usare uno stuntman per attraversare questa fase difficile: giovane, spericolato, moltosomigliante nelle dinamiche, nella comunicazione, nella formazione anticomunista, e desideroso di prendere il suo posto sulla scena della politica italiana.

Matteo Renzi è uno stuntman perfetto: capace di rischiare l’osso del collo per realizzare, lui, quello che a Silvio non è mai riuscito: l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori è l’archetipo tribale di questo scambio di ruoli. Quando Silvio ci provò, Cofferati e la CGIL gli portarono in piazza tre milioni di lavoratori con il consenso della maggior parte di chi in Italia un lavoro lo svolgeva. Oggi spera che possa riuscirci Matteo, abituato a tenere sotto controllo più il “fuoco amico” dell’interno del suo partito che le bordate di avversari sempre più scoloriti.

Non che Silvio ne faccia una questione di vita o di morte, dell’art. 18, ma il valore simbolico della sconfitta definitiva di quello che resta della tradizione democratica dei lavoratori italiani, e del loro potere di negoziazione, è talmente importante che persino Brunetta in questi giorni si sta scalmanando per sostenere Renzi su questa linea, che sarebbe un successo del “soccorso azzurro” al governo, diventando così ostaggio dei voti determinanti del Cavaliere (ex).

brIntanto, il Parlamento è paralizzato sulle votazioni del duo Bruno-Violante da eleggere alla Corte Costituzionale, che non riescono a raggiungere i voti necessari, mentre i parlamentari, rappresentanti del popolo sovrano, si vedono trasmettere gli ordini di scuderia dai rispettivi partiti con gli sms senza avere mai discusso in autonomia di criteri, requisiti, profili delle personalità da votare.

Umiliare il Parlamento: altro sogno di Berlusconi che lo stuntman-Renzi sta realizzando con determinazione luciferina. La prevaricazione del potere esecutivo sul legislativo, requisito che identifica i regimi autoritari e i populismi più o meno coreografici, si sta consolidando come prassi, senza che il Parlamento dei nominati-non-eletti si renda conto di essere strumento della propria delegittimazione.

E il tutto nel package luccicante (fino a quando?) del “cambiamento”, della “modernizzazione”, del “viaggio verso il futuro”, che sarebbe garantito da una robusta riconversione liberale e liberista del nostro Stato, del nostro sistema dei diritti, dello spazio e della dignità del lavoro e dei lavoratori nell’economia, con una ricetta che qualcuno ha definitotatcheriana, ma che, andando un po’ più indietro, potremmo collocare nell’orizzonte dell’”edonismo reaganiano”, ripercorrendo strade già fallimentari nei decenni finali del secolo scorso.

rrbbRenzi negli USA forse si sente De Gasperi nel 1947, sicuramente più “glamour” ma molto meno autorevole, rispetto al leader della ricostruzione, perché meno autonomo nel suo disegno politico e nella base sociale che lo sosterrebbe. Non a caso va a trovare Marchionne a Detroit, negli stabilimenti FIAT-Chrysler, mentre non è riuscito a portarlo a Termini Imerese a riaprire gli stabilimenti siciliani, nel suo tour dell’aria fritta della vigilia di ferragosto.

Al ritorno lo aspettano gli amici della “vecchia guardia”: Berlusconi e Verdini, come il gatto e la volpe con Pinocchio, pronti a votare il Job-Act, la legge sul lavoro, con l’obiettivo di essere determinanti e spaccare il PD e i suoi gruppi parlamentari, assestando il colpo definitivo al progetto di Governo del centro-sinistra (ancora così si chiama). Con la benedizione “viva e vibrante”, di un Napolitano sempre più scopertamente complice.

brgTutto questo, mentre trascorre il tempo che serve a Berlusconi per recuperare, magari ridiventando eleggibile con l’aiuto della Corte Europea dei Diritti, lo stuntman-Renzi si lancia in una serie di salti mortali acrobatici pensando di dimostrare di essere capace di fare la rivoluzione a colpi di decreto-legge.

Logorandosi nella politica dell’annuncio, senza realizzazione, e logorando la speranza investita dal suo 40% di elettori italiani, che avevano creduto alla favola di Pinocchio.

 

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Statali, stipendi congelati fino al 2018. Mobilitazione contro il probabile blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici anche per l’anno prossimo
Prima volta nella storia della Repubblica Polizia e forze armate scioperano contro la Madia

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Polizia e forze armate scioperano contro la Madia

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pol“La polizia s’incazza” è il titolo di un popolare “B movie” degli anni ’70.

A farla incazzare, in quegli anni, erano i criminali: rapinatori, ladri, terroristi di quella grigia stagione di piombo. A farla incazzare, oggi, è invece una ministra della Repubblica col visino angelico, i capelli biondi e gli occhi azzurri: cioè il ministro della PA Marianna Madia, che ha annunciato nelle scorse ore il probabile blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici anche per il prossimo anno.

Così, i sindacati di polizia e il Cocer interforze (che rappresenta Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di finanza) minacciano uno sciopero generale “entro la fine di settembre”, e “azioni di protesta” in tutta Italia con una “capillare attività di sensibilizzazione” dei cittadini sui
rischi ai quali viene esposto il settore se il blocco del tetto delle retribuzioni fosse prorogato. Una iniziativa di portata storica, visto che mai le forse di polizia e le forze armate hanno scioperato. E un inizio coi fiocchi di quell’autunno “caldo” che molti pronosticano per Matteo Renzi e il suo governo.

“Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica – sottolineano sindacati e Cocer – siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale” del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, “verificata la totale chiusura del governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme.

psQuando abbiamo scelto di servire il Paese – scrivono i sindacati di polizia, Corpo forestale, penitenziaria, vigili del fuoco e Cocer interforze al termine della riunione servita a fare il punto della situazione dopo le dichiarazioni del ministro Madia – eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di mezzi e di risorse. Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1.300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese”.

“Per questo motivo, e nello spirito di servizio e di totale abnegazione per continuare a garantire la difesa, la sicurezza e il soccorso pubblico al nostro Paese – si legge in un documento congiunto – qualora nella legge di stabilità sia previsto il rinnovo del blocco del tetto salariale, chiederemo le dimissioni di tutti i capi dei vari Corpi e Dipartimenti, civili e militari, e dei relativi ministri poichè non sono stati capaci di rappresentare i sacrifici, la specificità, la professionalità e l’abnegazione del proprio personale”.

Fonte: Libero

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Renzi d’Egitto

Il premier all’ombra delle Piramidi

QN

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14809869252_1ae7a98b19_zItalia ed Egitto condividono un destino comune nel Mediterraneo e insieme devono riuscire a produrre pace e prosperità nella regione: così il presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita al Cairo dove ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. “Se non c’è una capacità di guardare al Mediterraneo in modo diverso, l’Europa è debole. Ma se non c’è un ruolo forte dell’Egitto, non c’è spazio di discussione nel Mediterraneo” ha detto Renzi in conferenza stampa.

IDENTITA’ DI VEDUTE – Problema numero uno: la Libia. “Penso che oggi sia fondamentale che le Nazioni Unite mandino un inviato speciale”, osserva Renzi. Ed è “giusto che l’Italia ponga il problema della Libia al vertice Nato del 4 e 5 settembre”. Ma “io penso – aggiunge il premier – anche e soprattutto che dobbiamo aiutare le istituzioni libiche a dar corso al risultato elettorale del 25 scorso. Noi lavoreremo insieme per questo obiettivo, perché il rispetto del voto dei cittadini aiuti l’intero paese a vivere una stagione di pace anche se sono preoccupato, e sempre più convinto, della necessità di un intervento forte sulla Libia”. Niente sguardi al passato, al gheddafismo e alla sua capitolazione anche per scelta occidentale, non adeguatamente calcolata: “Io mi occupo del presente, non della storia”, taglia corto il premier. Che su Gaza riconosce all’Egitto una fondamentale qualità di posizione e proposta nel drammatico scenario esistente.

MARE NOSTRUM – “Il 97% dell’immigrazione clandestina che arriva in Italia viene dalla Libia. Possiamo fare tutti gli slogan del mondo: se vogliamo risolvere il problema dell’immigrazione dobbiamo risolvere il problema della Libia” considera Renzi. “Siamo qui anche per questo, con il presidente di un paese che ha 1.200 chilometri di frontiera con la Libia e conosce meglio di noi il problema”. Da parte sua, al-Sisi dichiara: “La gente emigra per migliorare le proprie condizioni di vita e quindi lottare contro la povertà nel paese d’origine significa lottare a lungo termine contro l’immigrazione” e anche contro “il terrorismo”, figlio soprattutto di “povertà e ignoranza”.

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Vince Renzi non il Pd

imagesQN8MF651La schiacciante vittoria di Matteo Renzi

Salvatore Curcio

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Volendo dare una chiave di lettura quanto più esatta possibile, scevra di qualsiasi faziosità ideologica e/o partitica, sul recente risultato elettorale, a mio modesto avviso, più che parlare della vittoria del PD si deve parlare della vittoria di Matteo Renzi che ritengo sia stato votato da elettori che non si sono mai nel passato riconosciuti nel partito comunista di tanto tempo fa e che tuttora non si riconoscono nell’attuale PD per quanto distante e di molto dal tramontato P.C. di  passata memoria.

regriDetta considerazione, ovviamente strettamente personale, scaturisce dal fatto che mai come questa volta, anche se le votazioni erano finalizzate al rinnovo degli Organismi europei ma avevano pur  sempre una chiara connotazione politica, l’elettorato italiano si è ritrovato di fronte ad un bivio, ad una grande alternativa per cui bisognava fare una scelta di campo; e cioè votare un giovane rampante e baldanzoso, di belle speranze, pieno di tanta voglia e ferrea volontà di cambiare le cose o correre il rischio non troppo mascherato della insorgenza di una dittatura che avrebbe potuto cancellare lo stesso sistema democratico premiando così un movimento che non faceva mistero che tutto e tutti dovessero essere rottamati senza, peraltro, un preciso programma sui problemi attuali del Paese.

vignetta-berlusconi-e-la-giustizia-sintesi-della-condanna-a-7-anni-e-interdizione-perpetuaNè d’altronde l’elettore attento allo scenario politico di questi giorni poteva fidarsi ancora una volta dell’ex  Cav. Berlusconi il cui partito, al di là delle sue vicende personali più o meno sindacabili, non poteva essere premiato sia perché in tanti anni di governo aveva portato il paese al collasso sia perché i suoi dirigenti, come del resto anche tanti altri se non tutta la”casta, si sono maggiormente occupati nel mantenimento dei privilegi legati alle cariche rivestite piuttosto che pensare di risolvere la gravissima crisi che si è abbattuta come una scure sul paese costringendo a volte le persone oneste a togliersi addirittura la vita. Motivo per cui gli italiani  si son trovati a dover scegliere tra la paura che poteva portare anche alla fine della democrazia tanto faticosamente conquistata dopo la fine del secondo conflitto mondiale e la speranza, rappresentata dall’attuale giovanissimo Premier, che si  possa, attraverso le riforme  ritenute necessarie dallo stesso Presidente della Repubblica, in tempi ragionevolmente brevi, ricreare un clima di operosità e di oculato utilizzo del denaro pubblico capace di far uscire i Paese dal tunnel di una crisi molto grave e di lunga durata.

Certamente con i lusinghieri risultati ottenuti, che possono definirsi semplicemente storici od epocali, il paese intero ha affidato all’attuale Presidente del Consiglio una grande responsabilità che dovrà portarlo a porre in essere senza indugio, che peraltro sarebbe del tutto ingiustificato, le misure indispensabili per la risoluzione dei reali problemi  dei cittadini i quali pretendono che da una così grande fiducia accordatagli ci sia il ritorno di una politica non più litigiosa, come nel passato, ma attiva e fattiva nell’interesse, e questa volta per davvero, del sistema paese.

La strada da percorrere non è comunque molto semplice perché si richiedono provvedimenti capaci di sradicare la gramigna del malcostume ed del malaffare che per tanti anni ha devastato l’Italia intera ed il cui radicamento durato lungamente potrebbe essere di difficile estirpazione dovendo essere eliminate cattive abitudini od intaccati lucrosi emolumenti sinora goduti da tanti che hanno fatto scempio del denaro altrui e che per questo opporranno una dura resistenza. In buona sostanza, attraverso il voto concessogli, vien chiesto al Presidente in carica di passare sul serio  dalle parole ai fatti concreti perché solo dalle risposte operative che verranno fornite si potrà trarre il convincimento che l’arma del voto sia stata ben utilizzata  e che la fiducia sia stata ben riposta.

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