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Posts Tagged ‘Giufà’

Giufà, la moglie e l’asino

Giufà, la moglie e l’asino

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giuQuando morì sua moglie, Giufà non fu in grado di versare neanche una lacrima, ma quando, dopo qualche giorno, gli morì l’asino non faceva altro che piangere.

Appena un amico gli domandava come stava, si metteva subito a piangere per la perdita dell’asino e a chi gli faceva notare questo suo strano comportamento, Giufà rispondeva:
– Non accetto i vostri rimproveri e cercate di capire il mio dolore!! Quando è morta mia moglie tutti gli amici sono venuti a farmi le condoglianze e a confortarmi.

“Non ti affliggere, col tempo, vedrai troverai una moglie, di donne ce ne sono tante”, mi dicevate. “Mia sorella potrebbe essere la moglie giusta per te!” mi veniva proposto. Ed altri ancora mi offrivano la figlia senza dover pagare niente!

Ma quando è morto il mio asino, nessuno di voi ha detto: “Non preoccuparti, ti darò un altro asino al suo posto!”

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Quando Giufà salvò la luna

Giufà e la luna

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giluGiufà una notte, passando vicino ad un pozzo, vide la luna riflessa nell’acqua. Pensando che fosse caduta dentro decise di salvarla.
Prese un secchio lo legò ad una corda e lo buttò nel pozzo.
Quando l’acqua fu ferma e vide la luna riflessa nel secchio cominciò a tirare con tutta la sua forza. Il secchio, salendo rimase, però, impigliato nelle parete del pozzo. Allora Giufà si mise a tirare ancora con più forza e tirando, tirando spezzò la corda e finì a gambe all’aria e cadde a terra.
Alzando gli occhi verso l’alto, per cercare un appiglio per rialzarsi, vide nel cielo la luna.
La sua soddisfazione fu grande e disse a se stesso ad alta voce:
– Sono caduto per terra e mi sono un po’ ammaccato, ma, in compenso, ho salvato la luna dall’annegamento!

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Giufà, il cristiano e l’ebreo

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giufaGiufà, un cristiano e un ebreo vivevano nella stessa casa.
Una sera, per cena, venne loro servito un magnifico piatto di carne. Ciascuno dei tre commensali desiderava avere solo per sè quel cibo succulento, e nessuno voleva cederlo all’altro.
Allora l’ebreo disse:
– Io propongo che noi tre si vada a dormire senza toccare cibo. Colui che al suo risveglio, domattina, racconterà il sogno più bello, mangerà tutto quanto.
E cosi fecero.
La mattina dopo ciascuno racconto il suo sogno.
Disse il cristiano: – Ho sognato che il Messia (su di lui la pace!) è venuto a prendermi per mano e mi ha fatto vedere le meraviglie della terra.
– Nel mio sogno invece – replicò l’ebreo – il nostro profeta Mosé (su di lui la benedizione!) è venuto e mi ha fatto visitare il regno celeste.
Infine, parlò Giufà: – In quanto a me, il mio profeta Maometto (Allah preghi per lui e gli conceda la Sua benedizione!) mi ha svegliato e mi ha detto: “I tuoi due amici sono occupati a visitare la terra e il cielo, e non torneranno molto presto. Quindi, è meglio che tu mangi la carne, prima che vada a male” – e cosi ho fatto.

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Giufà e il commerciante

Giufà e il commerciante

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giufaGiufà decise di partire per un viaggio e chiese ad un suo vicino di conservargli del ferro, perché aveva paura che in sua assenza i ladri glielo rubassero.
Il suo vicino, che era un commerciante furbastro, gli disse che l’avrebbe conservato di buon grado.
Giufà portò, così, il ferro al vicino e partì.
Quando tornò dal viaggio si presentò dal commerciante per riprendersi il ferro, ma questo gli disse:
– Giufà, debbo darti una brutta notizia: i topi hanno mangiato tutto il tuo ferro e non ho più nulla da darti!
– Ma da quando i topi mangiano il ferro!? – esclamò Giufà, che stava capendo che qualcosa era andata male
– Ti giuro che è successo proprio così! Credimi! E’ una cosa pazzesca, ma i topi lo hanno divorato tutto! – ribadì forte il commerciante
A Giufà non restò che incassare la malafatta del suo vicino e andarsene mugugnando e meditando di rifarsi subito.
Dopo qualche giorno, andando al mercato, Giufà vide l’asino del suo vicino carico di mercanzia appena comprata.
Non ci pensò due volte prese l’asino e lo portò via.
Il mercante, non trovando più il suo asino e soprattutto la mercanzia, si mise a cercare per tutto il mercato l’animale e il suo carico. Chiedeva a tutti quelli che incontrava, ma nessuno sapeva dargli indicazioni, fin quando non incontrò Giufà a cui chiese:
– Giufà non trovo più il mio asino e il suo carico di merce. Per caso, tu non l’hai visto?
Giufà con faccia contrita rispose:
– E’ successa una cosa incredibile, amico mio! Ero affacciato alla finestra quando, ad un tratto, ho visto un uccellaccio che prendeva con gli artigli un asino carico di roba e con un gran sbattimento d’ali se lo portava via. Sarà stato sicuramente il tuo somaro!
Il commerciante esclamò:
– Avrai avuto le traveggole o sei impazzito! Come può un uccello portarsi via un asino carico di merce? E’ impossibile!
Giufà, sornione, disse:
– Caro amico, se dei topini riescono a mangiarsi tutto il mio ferro, figurati se un uccellaccio non riesce a rapirsi un asino! Tutto è possibile!
Giufà se ne andò via ridendo sotto i baffi e lasciando il commerciante col naso all’insù.

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Giufà e i dieci asini

Giufà e i dieci asini

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imagesasUna mattina Giufà, dopo un sogno rivelatore, decise di mettersi a fare il mercante d’asini.
Andò al mercato e comprò dieci asini, quindi, per tornare a casa salì in groppa ad uno di essi. La carovana si mise, così, in viaggio: Giufà avanti e gli altri animali indietro.
Per strada, però, a Giufà venne il dubbio di averne perso qualcuno.
Si fermò e senza scendere dall’animale contò gli asini: incredibile! erano nove.
Giufà si disperò, li contò e li ricontò: erano 9.
Allora scese per terra e volle contarli toccandoli uno per uno: sorpresa, erano 10. Tranquillizzato, montò sul suo asino e riprese la strada per casa.
Per sicurezza, dopo un po’ si fermò e volle contare nuovamente gli animali dall’alto della sua sella: erano 9.
Preoccupato scese per terra e li rivolle contare uno per uno: erano 10!
A questo punto a Giufà fu tutto chiaro: era meglio stare per terra e camminare in testa agli asini, invece di salire in groppa, perchè solo in questo caso gli animali erano 10.
Fu così che Giufà, nonostante avesse a disposizione 10 asini, tornò a casa facendosi tutta la strada a piedi.

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Giufà e il chiodo fisso

si cuntaGiufà e il chiodo

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Giufà era sempre al verde e, disperato, decise di vendere la sua casa.
Trovato l’acquirente, pose solo una condizione per la vendita:
– La casa diverrà tua, ma questo chiodo piantato nel muro deve restare per sempre mio – disse
Il compratore accettò la condizione senza riserve e l’affare fu fatto.
Dopo qualche settimana, Giufà bussò alla porta del nuovo proprietario ed entrò in casa, si diresse verso il chiodo e vi appese un sacco.
Dopo qualche giorno ritornò, si riprese il sacco e appese al chiodo un vecchio abito.
Col tempo le visite di Giufà cominciarono a farsi giornaliere e, spesso, anche per più volte al giorno e sempre prendeva ciò che era appeso e metteva una nuova cosa.
Le visite continuarono ininterrotte in qualsiasi ora del giorno
untitledUn giorno Giufà spuntò con lo sterco di un asino e, sotto gli occhi sbalorditi degli inquilini, appese al chiodo quell’ammasso puzzolente.
Il proprietario, spazientito, urlò: – Non ti lascio ammorbare la mia casa, porta via questo schifo!
Giufà, con la sua solita calma, disse: – Vedi, io ti ho venduto la casa, ma il chiodo resta mio. Ho tutto il diritto di appendervi quello che voglio e se tu non sopporti non so cosa farci! Puoi scegliere di andartene, ma non chiedermi nemmeno un soldo indietro..
Il proprietario non riuscì a sopportare le incursioni di Giufà e se ne andò via lasciando la casa a Giufà.
Giufà si prese la casa e non restituì nemmeno un soldo.

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