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Re Federico fa ritorno al castello di Mussomeli parato a festa

Roberto Mistretta

 

index_image362Il primo settembre, giorno in cui da oltre un secolo si tiene la festa del castello manfredonico-chiaramontano, sarà riproposta la rivisitazione storica delle venuta di Federico il Semplice e della sua corte. Quindi il castello si animerà e tra i merli rifulgeranno le torce che faranno rivivere nell’incanto della sera dame e cavalieri, principi e cortigiani.
Storia di ieri che riprende vita oggi.
Di cosa si tratta?
Era il 1374 quando il castello di Mussomeli, parato a festa, ospitò Federico III, re di Sicilia (1355-1377), detto appunto il Semplice, membro del ramo siciliano della casa d’Aragona, e la sua regina Antonia del Balzo, figlia di Francesco duca di Andria e di Margherita d’Angiò Taranto, nipote, per parte di madre, della regina Giovanna I di Napoli.
La regina Giovanna, aveva il suo bel da fare per mantenere l’indipendenza del suo regno, minacciata dagli Angioini di Napoli e all’interno dalla nobile famiglia dei Chiaramonte. Ma nel 1372, re Federico III riuscì a firmare una pace che gli consentì di mantenere il controllo della Sicilia fino alla morte. E come era d’uso a quei tempi, la tregua fu sancita dal matrimonio con Antonia.
images1Lo sposalizio tra Antonia e Federico III (rimasto vedovo nel 1363 di Costanza d’Aragona), avvenne il 26 novembre 1373 a Messina. Nella città dello Stretto le nozze furono celebrate dal vescovo di Sarlat, Giovanni Rivellone, legato della sede apostolica.
Grazie a quella tregua, Manfredi III (signore di Mussomeli e non solo), rientrò nelle grazie del re e rinsaldò la sua amicizia col regnante, in viaggio lungo la Sicilia per riconquistare terre e castelli usurpati dai baroni siciliani, e lo accolse con tutti gli onori quel lontano 16 novembre del 1374.
Come è noto Mussomeli è cittadina montana esposta ai soffi di Eolo, e quindi è agevole immaginare che fosse una tipica giornata autunnale, nuvolosa e diaccia, con la tramontana che scuoteva cose e uomini e faceva sventolare stendardi e vessilli issati sul maniero, d’intorno si abbacchiavano le olive e si dissodavano le terre del Vallone per preparare gli immensi feudi alla semina. Il castello si presentò ai visitatori come un titano di pietra animato da gonfaloni e insegne gonfi di vento, rullarono i tamburi e squillarono le trombe. Il re era arrivato.
interno_5_copyInvero non è dato sapere quanto si prolungò la sosta al castello di Mussomeli del re e della sua corte.
I regnanti alloggiarono nelle sale nobiliari riscaldate dal grandioso camino (si può ammirare ancora oggi), gli armigeri si sistemarono nella parte più bassa del castello, a salvaguardia del re e della regina e della principessa Maria, dodici anni, figlia di primo letto di re Federico.
Della corte faceva parte il variegato popolo di dame ed ancelle, cuochi e cerusici, consiglieri e portatori. Era presente anche il Legato Apostolico.
Le donne, all’aurora e al crepuscolo infatti, si raccoglievano nella cappella del castello.

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