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1° posto per

Gabbani e la scimmia

occ

Occidentali’s karma

Il trionfo del più originale

Matteo Cruccu

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catturaÈ stata serata poco televisiva e molto musicale questa, forse una scelta voluta degli autori: quindi, rispetto alle altre quattro, sembra molto più equilibrata, con meno momenti «C’è posta per te» che tanto hanno caratterizzato questo Festival.

Ci pensa allora Geppi Cucciari a riportare la questione sui binari consueti, trasformando l’Ariston nello studio di Canale Cinque e costringendo Maria De Filippi a farsi psicanalizzare, una volta tanto. Il tutto molto divertente, molto più divertente della performance forse poco coraggiosa di Virginia Raffaele venerdì sera.

images-1Poi tocca a un altro idolo delle teenager, assaltato già nel pomeriggio dalle fan, Alvaro Soler, cantante spagnolo, ma soprattutto alle nostre latitudini giudice dell’ultimo XFactor. Urla e risolini anche in sala.

E si arriva alla terna finale: la Mannoia, come ampiamente previsto si gioca il titolo finale, poi Ermal Meta che potrebbe centrare dunque un incredibile tris e infine Gabbani, risalito negli indici di gradimento, giorno dopo giorno. Fuori tutti i protagonisti dei talent: ed è un paradosso beffardo che questo accada proprio sotto gli occhi della regina del genere, Maria De Filippi.

Vince Gabbani, dopo aver sbancato l’anno scorso alle nuove proposte, con una canzone che sembrava difficilissima, «Occidentali’s karma», sicuramente la più originale di tutte. Una bellissima sorpresa, nel Sanremo spesso preconfezionato del recente passato.

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sanremo

ermalmeta

 

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Carlo Conti e il cachet di Sanremo, ma non è il solo milionario della Rai

Msn

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contiCONTI MILIONARI –

Mamma Rai è davvero generosa per essere una tv di Stato. Il quotidiano La Stampa fa le pulci ai contratti sontuosi dei programmi e scopre infatti cifre da capogiro. Perché le polemiche sul cachet di Carlo Conti per Sanremo (650.000 euro) non si sono ancora placate…

TRE MILIONI PER ANTONELLA CLERICI –

Il contratto più sontuoso risulta quello di Antonella Clerici, conduttrice de La prova del cuoco e di Ti lascio una canzone: il 18 ottobre ha rinnovato la sua esclusiva per due anni, fino al 31 agosto 2018, per 3 milioni lordi, uno e mezzo l’anno.

AFFARI DI…INSINNA –

Poco più bassa la cifra erogata a Flavio Insinna che, la star di Affari Tuoi, che incassa 1milione e 420 mila euro l’anno.

vignetta_canone_raiI GIORNALISTI –

Il triennale di Lucia Annunziata per In mezz’ora costa alla tv di Stato 1 milione e 380 mila euro.

Un milione e 800mila euro totali per quattro anni di contratto per Piero Angela, le cui prestazioni comprendono la “partecipazione del collaboratore alla realizzazione di collane di dvd di carattere scientifico e storico”.

La Zerostudios spa di Michele Santoro incassa 2 milioni e 700mila euro per realizzare tre programmi, cifra comprensiva della rinuncia del conduttore al contenzioso decennale instaurato contro l’azienda.

EXTRA –

imagesBruno Vespa, al minimo garantito di 1 milione e 800mila euro, aggiunge gli extra per prestazioni ulteriori: 760.400 li ha incassati a luglio per il periodo settembre 2014-aprile 2016. E altri 419.100 li ha maturati per il periodo successivo.

Extra anche per l’autore e regista Michele Guardì (Unomattina e Mezzogiorno in famiglia) per poco meno di 600mila euro a partire dall’agosto 2015.

E 181mila sono gli extra corrisposti a Fabrizio Frizzi per prestazioni fuori dal contratto in cinque mesi di collaborazione del 2015.

Per Massimo Giletti, minimo garantito di 500mila euro lordi l’anni, extra da 313mila euro.

Per Carlo Conti, infine, la settimana di Sanremo frutta 650mila euro in più.

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La memoria sfregiata: su foibe ed esodo avanza il negazionismo

 

I martiri delle foibe si rivoltano nelle tombe senza nome, dove in tanti non sono mai stati riesumati. Il Quirinale, dopo la seconda assenza consecutiva per il 10 febbraio, ha annunciato che il presidente Sergio Mattarella incontrerà gli esuli, ma senza dire quando.

Il 10 febbraio, giorno del ricordo degli infoibati e dei 350mila che furono costretti alla fuga dalle violenze e dal sistema comunista di Tito, è sfregiato da un rivolo di contro-manifestazioni che negano o puntano a minimizzare questa tragedia a guerra finita.

Da Padova a Roma, da Pavia a Orvieto non sono pochi gli eventi «riduzionisti», se non peggio, che quasi sempre hanno il cappello dell’Associazione nazionale partigiani e vengono ospitati da amministrazioni comunali oppure da università con soldi pubblici. Come è pubblico il canone della Rai, che sta in piedi grazie alla tasche dei contribuenti. Diversi canali, da Raitre a Raiuno, mandano in onda film e testimonianze che ricordano degnamente gli esuli e gli infoibati.

10-febbraio-ricordo-foibe_thumb[2]Peccato che proprio Rai Storia faccia il contrario annunciando, in maniera meschina, che il 10 febbraio alle 16 trasmetterà Mille papaveri rossi in ricordo delle vittime delle Foibe. Poi se uno va a vedere il documentario in quattro puntate Meja. Guerra di confine non può non stupirsi, o peggio. Le prime tre puntate infatti sono totalmente dedicate alle nefandezze nazi-fasciste ai confini orientali e nei Balcani partendo addirittura dall’impresa di Fiume di Gabriele d’Annunzio. Nessuno smentisce che abbiamo fatto carne di porco, ma forse ci sono altri momenti per trasmettere l’opera omnia sulle nefandezze italiane al posto del 10 febbraio. L’ultima parte dedicata alle foibe inizia con Alessandra Kersevan intervenuta fra mille proteste anche ieri alla Camera per sminuire le foibe e bollare la stragrande maggioranza delle vittime come fascisti, spie, collaborazionisti e chissà cos’altro.

foibeLa pasionaria riduzionista sugli schermi di Rai Storia ci illustrerà in maniera dotta la brutta pagina del campo di concentramento per sloveni di Gonars durante il fascismo. Fra una denuncia e l’altra dei crimini di guerra italiani si arriva finalmente alle prime foibe del 1943 in Istria.

Lo scrittore Giacomo Scotti, che aveva scelto il paradiso di Tito, glissa sul segnale di allarme. Alla fine della guerra l’occupazione jugoslava di Trieste e il dramma delle foibe e dell’esodo vengono liquidati in pochi minuti per passare al dopo e al crollo dei confini con la Slovenia europea… Se non fosse da piangere verrebbe da ridere che una roba del genere venga trasmessa per ricordare l’esodo e le foibe.

In questo mese sono ben dieci le iniziative filo negazioniste. A Modena interverrà la solita Kersevan nella sala Ulivi nell’archivio storico della Resistenza per parlare di Foibe e confini orientali: le amnesie della Repubblica. A Genzano, nella municipalità di Roma, l’Anpi promuove per l’11 febbraio la presentazione del libro di Davide Conti Criminali di guerra italiani e lo spettacolo teatrale Drug Goiko, su un militare italiano passato con i partigiani di Tito. A Orvieto la solita Kersevan è ospite nella sala del Consiglio comunale. Paolo Sardos Albertini, presidente del Comitato martiri delle foibe ha scritto al sindaco spiegando che sarebbe come «se per parlare dell’Olocausto degli ebrei si chiamasse qualche nostalgico di Hitler». Ieri a Pavia era previsto nell’aula magna dell’università l’intervento di Piero Purini, noto riduzionista, sul Giorno del ricordo: genesi di una ricorrenza e usi politici della storia.

foibe forattiniAnche alla sala storica della biblioteca delle Oblate a Firenze i relatori sono stati decisi dall’Istituto storico della Resistenza toscana e gli esuli si sentono esclusi. Tragicomico il fatto che la Regione Friuli-Venezia Giulia guidata dalla stellina Pd, Debora Serracchiani, che domani sarà in prima fila alla foiba di Basovizza, continui a finanziare con 24.300 euro la società editoriale della pasionaria «per la promozione del friulano». Peccato che con la mano sinistra Kersevan sforni discutibili tomi per smontare «il mito delle foibe».

La lista degli sfregi al 10 febbraio è lunga, ma l’offensiva del «non ricordo» dei nostalgici del Sol dell’avvenire è indirettamente alimentata dalle alte cariche dello Stato che quest’anno snobbano la foiba di Basovizza, unico monumento nazionale del genere a un passo da Trieste.

Giovanni Grasso, direttore dell’ufficio stampa del Quirinale, ha annunciato ieri che Mattarella «ha da tempo deciso di ricevere al Quirinale i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime e degli esuli». Quando non si sa, nonostante il capo dello Stato abbia trovato il tempo per presenziare domenica scorsa alla partita di rugby Italia-Galles e ieri fosse atteso a Torino per i 150 anni del quotidiano La Stampa.

 

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Trasportatori di cancro

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sm1I soliti vandali ancora una  volta hanno deciso di abbandonare dentro San Martino altro materiale di cui dovevano disfarsene in maniera illegale senza seguire le norme vigenti.

In passato questi incivili ci hanno fatto vedere di tutto, ma questa volta l’hanno combinata davvero molto grossa tanto da meritare l’arresto e anche il carcere! Hanno scaricato dentro la chiesa presso la fattoria/convento, da cui ha avuto origine il nostro paese, qualcosa che somiglia ad una bomba atomica.

Si tratta di pezzi di eternit pericolosi per la salute in grado di provocare anche il cancro: l’eternir contiene amianto, quando viene rotto libera nell’aria delle fibre che se respirate possono causare un tipo di cancro mortale ai polmoni.

Vogliamo sperare almeno che gli incivili che lo hanno scaricato abusivamente non sapessero questo fatto, in caso contrario dovrebbero essere considerati alla stregua di criminali e potenziali assassini. Intanto restano ignoti per la mancanza della solita telecamera di sorveglianza (che non c’é).

Intanto per prima cosa gli Uffici comunali preposti devono provvedere immediatamente a mettere in sicurezza San Martino che gli Amministratori passati e futuri hanno trasformato sempre più in un rudere pericolante e pericoloso per gli eventuali frequentatori!

Prima il pericolo era per crolli, ora niente di meno anche di cancro.

Insomma si dovrebbe recintare l’immobile per evitare che qualcuno possa entrarvi e contemporaeamente incaricare personale specializzato alla messa in sicurezza dei pezzi di eternit contenenti amianto e al loro relativo smaltimento.

sm9Le Sentinelle di San Martino, sempre vigili su questo nostro supremo bene dimenicato quasi da tuttI hanno fotografato anche quest’ultimo scempio. E’ grazie a loro se possiamo denunciare questo pericolo per l’ambiente e la salute.

Povero San Martino, vittima degli amministratori insensibili, incolti e con lo sguardo altrove e dei cittadini incivili!

I cosiddetti cittadini civili e colti se ne strafregano. Gli Amministratori non riescono, nonostante le promesse, nemmeno a tentare di conservare alle nuove generazioni i due storici portali: quello della foresteria lasciato colpevolmente crollare e l’altro della chiesa oggi trasformata in luogo mortale per essere stata ripiena di eternit e altro materiale.

Per il resto è inutile ripetere considerazioni più volte espresse: abbiamo imparato che è inutile parlare a chi non vuole ascoltarci o a fare lo sciampo ai quadrupedi. Ma speriamo ancora che escano dal letargo pluriennale le coscienze  civili, le persone di cultura, le associazioni culturali e turistiche, il mondo della scuola, e i politici, se ce ne sono ancora.

E speriamo che intervengano decisamente e pesantemente le autorità amministrative, sanitarie, civili, militari e religiose.

Siamo ad un bivio: o interveniamo per salvare quel che si può (e si deve) di San Martino mettendolo in sicurezza oppure lo si rada al suolo completamente; nel qual caso si metta al centro della tabula rasa una stele ricordo con sopra scritti tutti i nomi di quanti pur potendo salvare San Martino, non lo vollero fare.

Intanto – mezzo morto e mezzo vivo –  San Martino ci dice di vergognarsi di aver generato i cosidetti uomi migliori di questo paese di m….

 

Guarda le foto: incredibile!

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Tvcanone in… bolletta

Il nuovo canone Rai spiazza gli operatori elettrici. Rischio caos per la prima rata in bolletta


Canone Rai in bolletta, l'Enel frena: "Difficile e problematico" Canone Rai in bolletta, l’Enel frena: “Difficile e problematico”

Mancano poco più di quattro mesi al debutto, eppure il nuovo canone Rai è ancora un’incognita. Dopo gli affondi delle associazioni dei consumatori, tocca ad Assoelettrica lanciare l’allarme. Ed è un Sos pesantissimo, perché toccherà a loro far pagare il tributo, in bolletta. Secondo Chicco Testa, presidente dell’associazione che raggruppa le imprese elettriche italiane, «il rischio è che si arrivi impreparati alla scadenza del prossimo luglio». Il motivo principale? «Le imprese devono predisporre i necessari sistemi informatici per emettere le nuove fatture modificate, bisogna incrociare le banche dati, occorre chiarire una lunga serie di problemi che ancora non sono stati sciolti, dalla questione dei ritardati pagamenti, alla morosità, dall’eventualità di un cambio di fornitore ai pagamenti parziali, dai reclami ai contratti non residenti». Insomma, un caos.

I NODI DA SCIOGLIERE

Secondo Testa, in questi mesi, c’è stato pochissimo dialogo: «Insieme a Utilitalia, abbiamo preparato un documento circostanziato che elenca tutti i problemi aperti, ma il Ministero per lo Sviluppo economico ancora non ci ha dato risposta. E il tempo ormai stringe». Nel testo, i tanti punti critici, a partire dal nodo dei costi che, inevitabilmente, si aggiungeranno alla gestione ordinaria. E poi le sanzioni: il provvedimento, infatti, prevede una multa per i fornitori, nonostante non siano retribuiti. Secondo Assoelettrica, inoltre, manca ancora qualche tassello del puzzle: dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che dovrà definire le regole per chi auto-certifica di non possedere un apparecchio televisivo al decreto ministeriale sui versamenti all’Erario.

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