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Archive for the ‘tv’ Category

Bruno Pizzul, per decenni la voce della nazionale per la Rai, ha commentato la partita della vittoria per i suoi concittadini di Cormons

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L’Europeo casalingo di Bruno Pizzul

di Lillo Montalto Monella
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Tra gli anni ’90 e i primi duemila, la nazionale italiana aveva un solo timbro, una sola cadenza: quella di Bruno Pizzul.
E’ stato invocato a gran voce da tutt’Italia per tornare a rimettersi le cuffie e commentare in diretta la finale degli Europei di calcio dopo il forfait per Covid del titolare, Alberto Rimedio.
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Domenica sera, lo storico telecronista ha preferito donare la sua inconfondibile voce alla sua Cormons, vivendo assieme ai compaesani le montagne russe emozionali della finale di Wembley. Confessando che l’hashtag #VoglioPizzul gli ha creato perfino qualche simpatico disguido in paese.

A fine partita, arrivato il momento dei rigori, con il consueto garbo pacato da gentiluomo, Pizzul ha lasciato che fossero la voci rotte dall’emozione di Stefano Bizzotto e Katia Serra a dire: “Siamo campioni d’Europa, il calcio torna a casa, ma la casa del calcio è l’Italia, non è l’Inghilterra”.
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Il mattino dopo la vittoria azzurra, ci confida tutta la sua soddisfazione per una nazionale – quella di Mancini – che ha saputo costruire guardando con coraggio al futuro.

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I CONTROLLI SERVONO E COME!

Tg4

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Variante-Delta-Covid-19-Solo Musumeci obbliga chi entra in Sicilia a fare il tampone.

In particolare sono obbligati a fare il tampone coloro che provengono da Spagna, Portogallo e Tunisia.

Si sono scoperti così tra l’aeroporto e il porto di Palermo ben 15 casi positivi alla variante delta del Covid tutti d’importanzione.

Una trentina in totale in tutta l’isola. Si tratta soprattutto giovani dai 19 ai 22 anni non controllati nel paese di origine al momento della partenza.

Ne ha parlato il Tg4.

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Emilio Orlando
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Re3bd309fcf8db292a6ed8a8638a83769Dovrà scotare otto anni di carcere per un cumulo di pena per reati contro la libertà sessuale. La condanna equivale a 5 anni di detenzione in via definitiva con sentenza della Cassazione.

Questa mattina gli agenti del primo dirigente Eugenio Ferraro del distretto di polizia di San Basilio hanno notificato al “disturbatore” televisivo Gabriele Paolini un ordine di esecuzione, pena da scontare in un peitenziario.

OIP (2)Induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale su minori, i reati per cui Paolini è stato condannato in via definitiva.

Tutto è iniziato nel 2013, quando Gabriele Paolini aveva una relazione con un ragazzo di 17 anni. Il condannato, tramite il suo profilo Instagram che conta più di un migliaio di follower, ha dedicato la sua “ultima dichiarazione pubblica” proprio a quel giovane.

Gli inquirenti lo accusavano di aver indotto più di un minorenne ad avere rapporti sessuali con lui in cambio di regali o anche denaro. In queste ore, l’ultimo ‘addio’ sui social.

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SICILIAN COMEDI


30 anni fa il duello Sgarbi-D’Agostino. Non fu tv trash ma sfida intellettuale

Ottavio Cappellani

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Ottavio Cappellani

Ottavio Cappellani

Eravamo io, Roberto D’Agostino, Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara, Lino Jannuzzi, Barbara Alberti, Sergio Perroni… Sono passati trent’anni dalla puntata de “L’Istruttoria” nella quale Sgarbi lanciò dell’acqua a Dago e Dago rispose con uno schiaffo.
In quella Roma, studente ventenne, scorrazzavo con quello che chiamavo (e chiamo ancora, le rare volte che ci incontriamo, “professo’”), portati in giro dal compianto Sergio Perroni, all’epoca agente di Vittorio, stipati su una Mini Minor. Ricordare quell’epoca oggi, in tempi di Covid, è bello e
straziante. Sono passati trent’anni da quella sera, e se oggi, giustamente, si celebra l’anniversario di quel momento storico è perché D’Agostino, Ferrara, Sgarbi, hanno davvero cambiato la maniera di comunicare. In meglio.
Per un breve periodo, prima che l’Italia diventasse nuovamente borghese e sbirresca, si accese la scintilla del litigio tra intellettuali. Cosa ovvia in Inghilterra e in America, ma non da noi, dove l’intellettuale ha da avere quell’aria compitina e noiosa, lontanissima dalla vita vera (e litigiosa) che vissero, per dire, Truman Capote, Gore Vidal, Hemingway. Qui, in Italia, il litigio non è contemplato, è sempre tacciato di invidia o frustrazione. Ma per le idee si deve lottare, litigare.

screen2014-12-26-16h15m36s174-kHcF-U43050675675232bCF-590x445@Corriere-Web-SezioniSergio Perroni (quanto manca) quella sera fece il diavolo a quattro perché quello spezzone non andasse in onda (era l’epoca della cosiddetta diretta-differita) ritenendo che quell’episodio potesse intaccare l’aura “intellettuale”di Sgarbi, che invece se la rideva sotto i baffi. Si disse che fu il culmine della televisione “trash”, ma io me la stavo spassando. Allievo di Manlio Sgalambro (lui non mi manca, è sempre accanto a me nei momenti di bisogno) che aveva mandato a quel paese tutto il sistema filosofico accademico (leggetevi la sua premesse a “La filosofia delle Università” di Schopenhauer) ero e sono convinto che le idee debbano scontrarsi.
Sono un grande sostenitore della sintesi hegeliana, ma prima che vi si giunga bisogna prendersi a calci nelle palle, altrimenti non se ne fa niente.
Roberto D’Agostino con Dagospia, Giuliano Ferrara con Il Foglio, Vittorio Sgarbi con “Vittorio Sgarbi” (è una
installazione situazionista, un capolavoro della pop art) sono tre meravigliosi individui senza i quali l’Italia sarebbe molto più noiosa di quanto è destinata ad essere. Nessuno dei tre – e credo siano gli unici – ha mai rivendicato con quella stizza da ballerini di tango, il loro essere “intellettuali”.
Eppure sono tra i pochissimi (aggiungerei un altro “eterno”, Emanuele Severino) a potersi fregiare del titolo in
quest’era non solo postmoderna, ma “postutto”.
Io c’ero, quella sera. Sono passati trent’anni e vedere il video (su Dagospia) dove Vittorio e Roberto raccontano la serata mi ha un po’ commosso.
E mi ha ricordato Sergio Perroni, che della serata fu un protagonista dietro le quinte, e avido di vita.

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Gli esorcisti accusano la kermesse «Passerella blasfema e volgare»

PAOLO BIAMONTE

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«Ci uniamo a quanto ufficialmente comunicato dal vescovo della Diocesi di Ventimiglia-San Remo, monsignor Antonio Suetta su quanto avvenuto nel corso della 71ª edizione del Festival della Canzone Italiana. Mentre l’umanità sta attraversando un periodo caratterizzato dal dolore e dalla sofferenza a causa della pandemia, sul palco dell’Ariston si è raggiunto un livello di dissacrazione, di blasfemia e di vilipendio della fede cattolica davvero inaccettabile». E’ quanto denuncia, in una nota, l’Associazione internazionale esorcisti guidata da padre Francesco Bamonte.
Padre Bamonte attacca le «esibizioni che hanno leso la sensibilità e il credo di milioni di italiani e dei fedeli di tutto il mondo. Una vera e propria escalation – rimarca -, dalla trasgressione estrema all’estremismo del “godimento”, il tutto veicolato da immagini, simboli e testi dove al sacro, e addirittura ad un “finto sentimento religioso”, si mischia il demoniaco».
«Basta leggere il testo del monologo andato in onda in una di queste serate – fa anche notare a proposito di una delle performance sul palco dell’Ariston – “Sono il rock and roll, trasgressione che entra nelle case di mezza America. Esplicito invito a lasciarsi andare. Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza.
Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito, tempo di giogo, demonio, divinità, juke box tappezzato di chiodi, ognuno in rituale con gli altri in un solo corpo danzante. Carne che chiede carne, uragano nei desideri sessuali. Scossa nel perbenismo familiare, promessa di piacere. Il sacro vincolo del godimento. Godere è un obbligo. Dio benedica chi gode”».
«Il tutto – continua la nota – con travestimenti dissacranti, scimmiottando contenuti, tra i più sacri, della fede Cattolica; dalla corona di spine di Cristo, al suo Sacro Cuore, alla stessa Vergine Maria, poi diffuse e pubblicate sulle copertine delle più svariate riviste divulgative di mezzo mondo. Una modalità che non fa mistero del suo obiettivo di offendere, ferire e oltraggiare volutamente il sentimento religioso di chi vive la sua fede senza ricorrere a strategie di odio e di offesa nel difenderla. Cosa nasconde tutto ciò? Sicuramente niente che possa essere definito “culturale” e ancor meno “educativo” per le giovani generazioni, e non solo, sempre più vittime di messaggi mediatici inneggianti a pseudo-valori di libertà e diritti».
«Una modalità meschina, cinica, e crudele – dice ancora – di strumentalizzare la fede cristiana con i suoi contenuti universali per fare spettacolo, ottenere successo, e sbancare in denaro. Il tutto su un palcoscenico nazional popolare, attraverso un canale televisivo pubblico, mantenuto con le tasse dei cittadini e tra questi non pochi credenti. Come cristiani non possiamo restare semplicemente “senza parole” ma abbiamo il dovere di far sentire pubblicamente la nostra disapprovazione, e il nostro sdegno. Non è libertà di opinione, quella che ferisce la coscienza altrui, fatta con meditata consapevolezza ed efferata determinazione».

 


 

Sanremo un festival dello squallore culturale e morale per i cristiani

Tilde Falcone

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A causa del Covid 19 sono state bloccate Nel mondo Processioni, manifestazioni a carattere mondiale. Sono stati chiusi i più importanti musei, la cultura si è completamente fermata. Solo Sanremo si è svolto in Italia , tra l’altro con immane dispendio di danaro, in un momento in cui tutti i lavoratori dello spettacolo sono fermi da un anno.

Per tale motivo ci aspettavamo uno spettacolo di qualità, belle canzoni e invece, per quel poco che ho potuto verificare, molto poco per la verità, ha imperato lo squallore culturale, ma permettetemi di dire, anche morale.

Mi è sembrata la celebrazione del gender fluid dell’incertezza e dell’effimero. Tranne rare eccezioni, i personaggi erano come liquidi, eterei, inconsistenti.

Sarebbe stato meglio non celebrare questa inutile kermesse, si sarebbero risparmiati molti danari e soprattutto, si sarebbe risparmiato uno spettacolo caduco e triste a noi italiani.

A volte bisogna avere il coraggio di chiudere e ripensare, soprattutto in momenti di grande crisi. Il Covid è una guerra mondiale, sta mietendo milioni di vittime. In questo frangente le forze vanno concentrate solo su una campagna di vaccinazione a tappeto, tutto il resto ha una importanza veramente marginale. C’era uno slogan che diceva “ Perché Sanremo è Sanremo “!

Purtroppo non è così, Sanremo non è più Sanremo. Punto.

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Il renziano Michele Anzaldi denuncia l’atteggiamento da Minculpop del Tg1: “Cosa vi hanno fatto vedere al Tg1 fino a oggi”. Una chiave di lettura che potrebbe spiegare l’origine delle dimissioni delle due ministre e del sottosegretario di Matteo Renzi e la crisi di Governo.


 

Giuseppe Conte, “senza paragoni in occidente”. Il renziano denuncia:

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Tutto vero: le immagini di Giuseppe Conte che vediamo al Tg1 sono tutte a cura dell’ufficio stampa del premier, guidato da Rocco Casalino.

“Quello che era un sospetto ora diventa una grave e inquietante certezza”, è la denuncia di Michele Anzaldi, membro della Commissione Vigilanza Rai ed esponente di Italia Viva.

 “Conte in posa ‘”indaffarato” per i corridoi di Palazzo Chigi e “al lavoro” nel suo ufficio modello Istituto Luce, sono state realizzate direttamente dagli uffici di Conte, autoprodotte dalla presidenza del Consiglio”, scrive su Facebook il renziano, puntando il dito contro la “messinscena orchestrata dai collaboratori di Conte” e definendola “una situazione da Minculpop che non ha paragoni in nessuna democrazia occidentale”.

A confermare quanto già denunciato nei giorni scorsi da Anzaldi è la stessa viale Mazzini, rispondendo alla interrogazione dell’onorevole.

“Perché la Rai ha accettato da Conte, e solo da lui a differenza di tutti gli altri esponenti politici e istituzionali, questa imposizione? – chiede Anzaldi – La Rai può contare su apparato produttivo di circa 6 mila tecnici, ai quali si aggiungono innumerevoli appalti esterni per ulteriori 4mila tecnici.10mila operatori che avrebbero potuto e dovuto occuparsi delle riprese anche di Conte sono stati umiliati, senza peraltro alcun risparmio per il servizio pubblico”.

Quella che poteva passare come misura di sicurezza durante la prima ondata di epidemia Covid, conclude l’esponente di Italia Viva, “è diventata una distorsione permanente”. 

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“Alle falde del Kilimangiaro”, Geraci Siculo candidato al “Borgo dei Borghi 2020” che è l’unico paese candidato della Sicilia

La Sicilia

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"Alle falde del Kilimangiaro", Geraci Siculo candidato al "Borgo dei Borghi 2020"

GERACI SICULO è l’unico candidato della Sicilia al concorso nazionale lanciato ogni anno dalla trasmissione di Rai3 condotta da Camila Raznovich, che andrà in onda a partire dalle ore 16,30 domani

PALERMO –

Geraci Siculo, il borgo che ricade nel Parco delle Madonie, è l’unico candidato della Sicilia al concorso nazionale «Il Borgo dei Borghi 2020», nell’ambito della trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”, condotta da Camila Raznovich, che andrà in onda a partire dalle ore 16,30 domani.

Verranno raccontate storia, tradizioni e personaggi del luogo. Geraci Siculo è un luogo ricco di storia, arte e natura. Situato sul limite orientale della provincia di Palermo nel territorio delle Madonie, in un’area di grande interesse naturalistico.

“Per noi inizia una grande sfida sia dal punto di vista culturale che in chiave turistica in un momento così difficile per la Sicilia, ma direi per l’intero Paese – dice Luigi Iuppa, sindaco di Geraci Siculo -. Un settore strategico per l’intera economia è stato messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria e oggi ci dobbiamo far trovare preparati al rilancio del turismo».

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A 30 anni dalla morte la Rai omaggia Livatino con film, documentari e inchieste

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Era il 21 settembre 1990 e il magistrato Rosario Livatino si stava recando in macchina, come sempre senza scorta, in Tribunale ad Agrigento, quando venne speronato e poi, in modo spietato, assassinato da quattro uomini della Stidda, una delle molte sigle mafiose siciliane.

Un agguato particolarmente crudele perchè il giovane magistrato tentò di fuggire a piedi, ma venne raggiunto e freddato a colpi di pistola senza pietà. Aveva solo 37 anni.

Tre anni dopo, il 9 maggio 1993, Karol Wojtyla, in visita pastorale nell’agrigentino, dopo aver incontrato i genitori di Rosario Livatino, pronunciò parole di fuoco contro la mafia durante la celebre omelia nella Valle dei Templi.
La risposta di Cosa Nostra, arrivò dopo poche settimane: prima con le bombe di Roma, alla Basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro, poi con l’omicidio di Padre Pino Puglisi, parroco nel quartiere palermitano di Brancaccio.

Alle 22.10, Rai Storia, per “Cinema Italia” trasmetterà “Il giudice ragazzino”, film di di Alessandro Di Robilant con Giulio Scarpati, Sabrina Ferilli, Leopoldo Trieste, Regina Bianchi. Liberamente ispirato all’omonimo libro di Nando Dalla Chiesa, è la storia vera di Rosario Livatino, sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, che alla fine degli anni Ottanta, pur circondato da un clima di diffusa pavidità, omertà e connivenza, nonostante la sua giovane età, si batté senza tregua contro il potere criminale delle cosche mafiose del territorio. Per l’interpretazione, Giulio Scarpati vinse un David di Donatello come migliore attore protagonista.

Nella giornata di lunedì 21 settembre, tutte le Testate Rai, dedicheranno ampia copertura informativa all’anniversario nelle edizioni dei rispettivi Telegiornali e Radio giornali. In particolare, la Tgr Sicilia, seguirà le iniziative che saranno organizzate dall’associazione Amici di Rosario Livatino e dedicherà un servizio in ricordo del magistrato e dell’indagine che portò alla condanna dei suoi assassini. RaiNews24,invece, commemorerà il “Giudice ragazzino”, con ospiti in studio e collegamenti in diretta con la Tgr Sicilia, per gli aggiornamenti sulle iniziative dal territorio.

Rai Play, pubblicherà sulla Home Page della piattaforma il film “Il giudice ragazzino” (1994) di Alessandro di Robilant e il documentario “Il giudice di Canicattì” (2019) di Davide Lorenzano.

 

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