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Archive for the ‘Stampa, Tv e Blog’ Category

L’aereo ucraino aveva a bordo 176 persone, nessuna delle quali sopravvissuta

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È arrivata, dopo diversi giorni, l’ammissione dell’Iran: l’aereo ucraino precipitato è stato in realtà abbattuto dai loro missili.

Ha riferito il presidente iraniano Hassan Rohani con un post sul suo account Twitter:

“La Repubblica islamica dell’Iran si rammarica profondamente per questo errore disastroso . Le indagini proseguiranno per identificare e perseguire gli autori di questa grande tragedia e questo sbaglio imperdonabile”. 

L’aereo ucraino aveva a bordo 176 persone, nessuna delle quali sopravvissuta all’impatto. La caduta è avvenuta pochi minuti dopo il decollo da Teheran.

Un incidente che immediatamente l’intelligence Usa aveva imputato all’Iran.

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Oggi ricorre il ventiquattresimo anniversario dell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo

Centro Studi Dino Grammatico

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Era l’11 gennaio del 1996. Giuseppe oggi avrebbe oggi quasi 39 anni. Sarebbe un adulto con un cognome pesante ma con una storia tutta da scrivere.

Ventiquattro anni fa però, a pochi giorni dal suo 15° compleanno, venne strangolato con una corda e sciolto nell’acido.

Fu una delle pagine più efferate della recente storia della mafia. Così su quel manipolo di delinquenti cadde la condanna delle stesse comunità che troppe volte in passato erano state per buona parte silenziosamente complici. Si incrinò così quel consenso che aveva reso più facili le latitanze e l’esercizio del potere criminale.

Di Matteo venne rapito il 23 novembre del ‘93 in un maneggio di Villabate nel tentativo di spingere il padre, il pentito Santino Di Matteo, a ritrattare le informazioni fornite sulla strage di Capaci. Mafiosi, travestiti da agenti della Dia, portarono il ragazzino in un casolare di Misilmeri e da lì iniziò il suo calvario.

bruTenuto legato e bendato, venne spostato da un covo all’altro nelle province della Sicilia occidentale. Gli ultimi sei mesi, per il venir meno della disponibilità di altri nascondigli, Giuseppe fu portato in contrada Giambascio, dove i Brusca avevano fatto costruire un bunker sotterraneo. Dopo la notizia della condanna all’ergastolo per l’omicidio di Ignazio Salvo, Giovanni Brusca decise di “punire” il pentito di Altofonte. E diede l’ordine di uccidere quel ragazzino di cui era padrino di battesimo.

Il corpo venne sciolto dentro un fusto pieno di acido nitrico ed i resti furono sparsi nel terreno che circondava il covo dei mafiosi.

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L’economia nella Sicilia nel meridione pre-unità

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Il “Banco delle due Sicilie”: quando il Sud era il motore ricco dell’Europa

Più o meno tutti, almeno una volta nella vita, a parte qualche rara eccezione, abbiamo cercato di far passare un’affermazione falsa come un’affermazione vera, in che modo? Molto spesso ripetendo quella falsità fino allo svenimento, un metodo talmente efficace, che alla fine anche noi stessi, crediamo, ideatori e autori della menzogna, che quest’ultima corrisponda alla verità.

È incredibile ma la nostra mente funziona così, pertanto la percezione che possiamo avere della realtà può variare molto in base a come essa viene raccontata.

Regno-delle-Due-Sicilie

Ecco, similmente, questa tecnica comunicativa è stata utilizzata dalla propaganda e dalla retorica politica piemontese dopo l’unità d’Italia, facendo passare il messaggio che il Regno meridionale, oppresso dai Borbone, fosse una terra povera e arretrata e che il Settentrione si sarebbe impegnato per il suo sviluppo. Infatti non è casuale che oggi molti meridionali hanno perso, almeno in parte, la coscienza del proprio passato.

Il Regno delle Due Sicilie era lo Stato più ricco e all’avanguardia d’Italia e tra i più floridi in Europa. Uno degli indicatori di questa ricchezza ci proviene dal sistema bancario meridionale preunitario.

IT.ISP.FT00001.0002255.0001A Napoli nel 1539 fu fondato il “Monte di Pietà”, un istituto che aveva il compito di fornire prestiti a tasso zero a favore di coloro che si trovavano in una situazione di povertà, come garanzia si richiedeva un pegno. Dopo aver iniziato a svolgere attività bancaria e di deposito, nel 1584 l’istituto divenne un Banco.

Così tra il ‘500 e il ‘600 a Napoli vennero fondati ben otto istituti bancari pubblici: il già citato “Banco di Pietà”(1539), il “Monte e Banco dei Poveri”(1563), il “Banco della Santissima Annunziata”(1587), il “Banco di Santa Maria del Popolo”(1589), il “Banco dello Spirito Santo”(1590), il “Banco di Sant’Eligio”(1592), il “Banco di San Giacomo e Vittoria”(1597) e il “Banco del Santissimo Salvatore”(1640), quest’ultimo, l’unico Banco a non essere legato ad istituti caritatevoli e assistenziali.

Siamo di fronte a un sistema bancario che pochi altri Stati dell’epoca potevano vantare. Alcuni importanti cambiamenti arrivano nel 1794, quando Ferdinando IV di Borbone istituisce il “Banco Nazionale di Napoli”, il quale aveva il compito di coordinare e controllare l’attività degli otto Banchi napoletani.

Nel 1806 il re Giuseppe Bonaparte rivoluzionerà l’assetto bancario del regno, infatti egli farà chiudere due Banchi, quello “del Popolo” e quello “del Salvatore”, inoltre creerà il “Banco dei Privati” che assorbirà i Banchi “della Pietà”, “dei Poveri”, di “Sant’Eligio” e dello “Spirito Santo”, infine il “Banco di San Giacomo” cambierà nome in “Banco di Corte”, con il compito di custodire e gestire il tesoro dello Stato.

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Sarà invece il re Gioacchino Murat a mutare profondamente il sistema bancario meridionale attraverso la fondazione del “Banco delle Due Sicilie”, articolato in due rami, la “Cassa dei Privati” e la “Cassa di Corte”. Nel 1844 fu fondata la “Cassa di Corte” a Palermo e nel 1846 la “Cassa di Corte” a Messina, tre anni più tardi esse saranno fuse nel “Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro”. Ricordiamo che nel 1858 fu fondata la “Cassa di Corte” a Bari e nel 1860 la “Cassa di Corte” a Reggio Calabria e a Chieti.

Insomma un apparato bancario veramente articolato e possente, a tal punto che nel 1860 il “Banco delle Due Sicilie” potrà vantare una ricchezza intorno ai 440 milioni di lire in monete d’oro, invece la ricchezza monetaria di tutti gli altri Stati italiani messi insieme non arrivava ad un valore di 230 milioni di lire, oltretutto una parte in cartamoneta.

garibaldi_palermoDopo il “sacco garibaldino”, quel poco che rimaneva del “Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro” fu confluito nel nuovo istituto “Banco di Sicilia”mentre il “Banco delle Due Sicilie” fu convertito in “Banco di Napoli” e venne amministrato da funzionari piemontesi, oltretutto avrà il compito, per 65 anni, di emettere moneta nel nuovo “Regno d’Italia”, fino a quando tale funzione sarà assunta nel 1926 dalla “Banca d’Italia”.

Quindi, già con lo sbarco di Garibaldi, il sistema bancario meridionale iniziò a subire danni irreparabili, per poi essere smembrato a partire dall’Unità d’Italia. Non è un caso se oggi il “Banco di Sicilia” è di proprietà di “Unicredit”, una banca milanese, e il “Banco di Napoli” di “Intesa-San Paolo”, un istituto di credito torinese.

Dal 1861 si assistette a un’enorme trasferimento di capitali dal meridione al settentrione e il processo fu anche incredibilmente veloce e spietato, infatti dopo qualche decennio dall’unificazione, di quel florido mondo bancario, costruito attraverso i secoli, non rimaneva che qualche traccia, gran parte ormai era stato sotterrato dalle macerie dell’opportunismo e della Storia e anche dal tentativo, in gran parte riuscito, di cancellare la memoria collettiva di quello che un tempo era uno dei sistemi bancari più ricchi d’Europa, quello del Regno delle Due Sicilie.

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“La Regione Siciliana ha raggiunto, anche quest’anno, gli obiettivi di spesa fissati da Bruxelles nella gestione dei Fondi europei per il 2019“

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Lo comunica una nota di Palazzo d’Orleans secondo cui “nei quattro programmi operativi di competenza (Fesr, Fse, Psr e Feamp), gli uffici regionali hanno addirittura ampiamente superato la certificazione minima richiesta”.

#risultati #soddisfazioni #governoMusumeci

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Saviano il mostro si sbatte in prima pagina

nonnolibero

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Non bastavano il manifesto di Gesù eccitato da un bambino e la festa intitolata “Immacolata con(trac)cezione”, con la Madonna circondata dai preservativi, ci si mette pure il tristo Saviano in crisi di astinenza di… pubblicità.

Il blasfemo ha pubblicato l’immagine di Maria nel momento di partorire il Bambino Gesù: se il solito noto per restare sulle prime pagine dei giornali e sul web non disdegna di sfruttare anche la Madonna, dev’essere veramente mal ridotto.

Ma il risvolto più preoccupante è la politica delle Tre Scimmiette che da qualche anno segue il Vaticano: Gesù pedofilo, Maria preservante e partoriente sono un’offesa ai sentimenti dei cristiani che di fatto, a differenza della Chiesa, insorgono nauseati. E il Papa suo rappresentante in terra che fa? Vede e tace!

I cristiani si aspettano un Suo intervento forte, almeno quanto quelli che giornalmente fa a proposito dei migranti. Difendere la fede dovrebbe essere un compito prioritario di quello che invita ad amare il prossimo come se stessi..

Sicuramente tra i Dieci Comandamenti non c’è quello che dice di onorare la sinistra e i suoi sacerdoti.

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