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l’arma del delitto la sciaccacani

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Militante di Forza Nuova legato mani e piedi e pestato in strada a Palermo

La Sicilia

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Nel pomeriggio Forza Nuova aveva diffuso un comunicato per rispondere al Forum antirazzista di Palermo (una ventina di sigle, tra le quali l’Anpi) che aveva inviato una lettera a questore, prefetto e sindaco chiedendo di non autorizzare il comizio del leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, previsto sabato prossimo nel capoluogo siciliano.

«Al di là del presunto “pericolo fascista”, questa campagna elettorale – si legge nel comunicato di Forza nuova, precedente all’aggressione di stasera – è evidentemente contrassegnata dalla intimidazione costante, esercitata in forme diverse da sinistre istituzionali e centri sociali nei confronti di chi non la pensa come loro. A Palermo ieri sera, sotto casa di uno dei candidati di Forza Nuova alle politiche, ha stazionato per ore un gruppo di dieci persone armate. Non vogliamo un ritorno al clima degli anni ’70/’80, ma non è nostro costume tirarci indietro se è questo che si vuole: l’importante è che si rispettino proporzioni numeriche onorevoli».

CatturaUrsino sarebbe stato infatti accerchiato da una mezza dozzina di persone e del gruppo farebbe parte chi ha documentato il pestaggio con le immagini video di un telefonino, che secondo alcune testimonianze sarebbe una ragazza. Il dirigente di Forza Nuova, titolare di un laboratorio di tatuaggi nella vicina via Marconi, è stato legato con del nastro da imballaggio e poi picchiato a sangue. La vittima dell’aggressione ha contusioni al volto e una ferita alla testa; i sanitari del 118 lo hanno trasportato al Pronto Soccorso del Civico. Ursino in passato sarebbe stato vittima di altre aggressioni e danneggiamenti al suo negozio.

In serata una rivendicazione dell’agguato a Ursino è stata inviata agli organi di stampa: «Chi afferma che esista una “minaccia fascista”, – è scritto nella rivendicazione anonima – a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi. Sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo».

ECCO IL VIDEO DELL’AGGRESSIONE PUBBLICATO DA PALERMOTODAY

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La turpe vicenda scoperta dai carabinieri nell’estate dell’anno scorso. La madre a volte partecipava agli incontri. Il padre pur sapendo tutto non è intervenuto. Un 61 e un 78enne tra i clienti che pagavano dai 5 a i 25 euro

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Bimba di 10 anni “prostituta”, arrestati i genitori e due anziani

La Sicilia

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Bimba di 10 anni “prostituta”, arrestati i genitori e due anziani

A fare emergere la vicenda è un testimone, un uomo che ha assistito, almeno in due occasioni, agli abusi e ha deciso di raccontare tutto agli investigatori. I carabinieri sono intervenuti immediatamente dopo la segnalazione e hanno trovato la bambina in compagnia di uno dei due clienti e del padre che, interrogato, si è contraddetto e ha comunque sostenuto di non saper nulla dei «regali» dell’amico alla figlia. La bambina ora è stata allontanata dai genitori e affidata a una casa-famiglia.

«Il primo agosto ho accompagnato mio padre a raccogliere i pomodori nel campo. Lui si era messo d’accordo con un amico di di famiglia che ci aspettava all’interno della sua macchina. Ha aiutato papà a prendere i pomodori, poi si è steso in macchina». Il drammatico racconto della bimba comincia così. «Quel giorno io ero in macchina con lui, poi siamo scesi e mentre mio padre era nel campo mi ha abbassato i pantaloni e gli slip… non era la prima volta. Era successo più volte e ogni volta mi offriva soldi. Spesso è successo anche con mamma», ha raccontato ai carabinieri. «Io non volevo avere rapporti con lui, – ha spiegato piangendo – ma lui insisteva: poi quando andava via ci dava dei soldi, li dava a me perché diceva che mi voleva bene. Mi dava cinque euro se gli davo un bacio, 25 se facevo qualcosa in più». La piccola ha raccontato che il padre avrebbe saputo che avrebbe detto a lei e alla madre che erano state brave.

Pieno di particolari anche il racconto degli incontri col secondo indagato. «Anche con lui ho avuto rapporti. Più volte lui li aveva con mia madre, ma anche con me», ha detto la vittima. «Lasciava i soldi a me, mi dava 30 euro. A casa c’era anche mio padre che dormiva perché era stanco». «Se penso a queste cose – ha spiegato – sento tristezza. Glielo dicevo a mia madre che non mi piacevano quelle cose. Non lo so però come è che mi ritrovavo a farle, ma non sono arrabbiata con mia madre perché lei non mi ha fatto niente di male».

Ma sulla scelta degli arresti domiciliari per i quattro indagati interviene con una nota polemica il responsabile Sicurezza di Civica Popolare e segretario generale del Spp (Sindacato polizia penitenziaria) Aldo Di Giacomo.

 

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La Piece

La pièce

di Briciolanellatte

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pieceSedendosi in sala, si chiese come mai ci avesse messo così tanto tempo per venire a vedere quella pièce; aveva infatti tanto contribuito alla sua riuscita, sia mettendo mano al testo che alla musica, che era stato quindi grazie anche a lui se era divenuto un successo tanto enorme quanto inatteso; anche se poi, per via di quel brutto litigio con Mark, il capo compagnia, aveva dovuto abbandonare la stagione e nessuno gli aveva mai più riconosciuto un qualche merito.

Non ricordava bene perché non si fosse deciso prima. Ma che importa? Ora era lì, in quel teatro ed era giunto il momento di riconciliarsi con gli errori del passato, di mettere un po’ d’ordine nella sua vita come in un solaio dimenticato. Chissà, magari a fine spettacolo sarebbe potuto andare a trovarli in camerino per un breve saluto e poi forse uscire pure con loro a mangiare un boccone e ricordare i bei vecchi tempi. Dopotutto, qualcosa gli dovevano. Ma ecco… ecco… si era appena levato il sipario: il brusio in sala si stava sciogliendo in un silenzio di aspettativa, creando l’attesa nell’attesa, l’attimo nell’attimo e lui, sì, proprio lui, finalmente era lì.

L’attacco dei violini era rimasto sempre lo stesso, morbido, accattivante, tanto da creare fin da subito l’atmosfera giusta; la voce impostata di Annalise, l’attrice principale, faceva il suo grande effetto persino a palco vuoto; riempiva tutta la sala prima ancora che il suo ingresso sul proscenio scatenasse un sincero scroscio di applausi. Era sempre la solita, lei, ci godeva un mondo a creare quell’attenzione spasmodica nel pubblico; sì, li poteva ben vedere di profilo nella penombra della sala; tutti quei volti rapiti che pendevano dal suo incedere misurato, dal quel movimento studiato delle mani, la postura leggera del suo corpo di giunco a sfidare il mondo; ogni oggetto di scena, ogni più piccolo particolare sembrava solo valorizzare la sua bellezza.

E poi il testo! Si era dimenticato di quanto fosse stato bello e ricco e appassionato. E la scenografia!?! Avevano avuto delle idee brillanti: le soluzioni erano innovative e avveniristiche; bravi, sì, bravi davvero; adesso tutto appariva armonioso e il succedersi delle scene era fluido, il ritmo incalzante, accurato, mai affrettato. Ora capiva perché avevano avuto una così buona riuscita; una bella compagnia di attori, nulla da dire.

Rimpianse all’improvviso di aver dato di matto, quel giorno, con Mark. Non avrebbe dovuto dirgli che sua moglie Annalise amoreggiava con tutti: con lui, con l’impresario, con il produttore, persino con il trovarobe e da ultimo, dietro le quinte e durante le prove, persino con l’addetto alle luci; avrebbe potuto tacere, avrebbe dovuto tacere, ma lui era fatto così: sincero, leale, diretto. Le cose non se le poteva tenere per sé, oh no, le doveva dire, soprattutto a Mark che era suo fratello.

Poi, da un lato della sala, una falce di luce per un attimo gli ferì l’occhio.

‘Il solito ritardatario’, pensò. ‘A miei tempi, una volta iniziata la rappresentazione, non era possibile entrare in sala in ritardo. Ora fanno come vogliono e vanno e vengono dal teatro come in una stazione ferroviaria. Non c’è più rispetto per nessuno e men che meno per quelli che pagano il biglietto. Che gente!”.

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Sulla questione interviene il presidente dell’Ars Miccichè che propone una commissione parlamentare che si occupi del randagismo. Il sindaco Francesca Valenti, minacciata su Fb, è stata denunciata dal presidente di Aidaa. E c’è anche chi chiede le dimissioni di Cocina.

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Sale a 40 il numero dei cani avvelenati a Sciacca e diventa un caso politico

La Sicilia

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Sale a 40 il numero di cani randagi avvelenati a Sciacca E scoppia un caso politico

PALERMO – Mentre sale oltre a 40 il numero dei cani avvelenati ritrovati morti a Sciacca, il presidente di Aidaa Lorenzo Croce ha firmato questa mattina una denuncia nei confronti del sindaco di Francesca Valenti. Il sindaco è stato denunciato per violazione della legge 281/91 in quanto «primo responsabile per il benessere dei randagi presenti sul territorio comunale e della loro salute ed incolumità», per l’articolo 323 del codice penale avendo «con il suo comportamento ritardato volutamente l’emissione dell’ordinanza comunale che avvisava della presenza dei bocconi avvelenati e avendo quindi commesso abuso d’ufficio».

E i volontari dell’Enpa di Catania Adrano e Agrigento, sono andati a Sciacca, nel luogo dove, nei giorni scorsi, erano una trentina i cani morti per avvelenamento. Nell’area di capannoni dismessi, i volontari hanno trovato rifiuti, materiale di risulta e altre esche avvelenate. L’area è stata posta sotto sequestro dai carabinieri tuttavia poco o nulla è dato sapere sia sull’inizo delle operazioni di bonifica previste per legge sia sugli interventi di recupero dei randagi sopravvissuti.

«Purtroppo non ci è stata data alcuna informazione al riguardo. L’amministrazione comunale – spiega Cataldo Paradiso, presidente dell’Enpa di Catania – è assente e, a parte qualche frase di circostanza, continua a fare poco o nulla per tutelare l’incolumità dei suoi cittadini a quattro zampe, contravvenendo così agli obblighi imposti dalla legge». Secondo la normativa, infatti, il sindaco non solo è responsabile per i randagi e gli altri animali vaganti sul suo territorio – responsabilità che naturalmente comprende la tutela della loro incolumità – ma in in caso di ritrovamento di esche avvelenate deve attivare la procedura prevista dalla normativa. Che prevede, appunto, la bonifica dell’area interessata».

Il caso dei numerosi cani avvelenati a Sciacca sta anche registrando la reazione del mondo politico.  «E’ un atto gravissimo di crudeltà gratuita in dispregio del mondo animale. Non è uccidendoli che si risolve il problema dei cani randagi. Per questo motivo, è necessario istituire subito all’Ars una commissione parlamentare che studi il fenomeno del randagismo e si faccia carico di trovare soluzioni concrete». Lo dice il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè dpo che esprime solidarietà al sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, minacciata di morte. «Sono dispiaciuto e indignato per gli atti intimidatori subiti dal sindaco a cui esprimo vicinanza, perché i primi cittadini oggi sono esposti nella trincea più difficile», aggiunge. Nei giorni scorsi Miccichè ha nominato un consulente, Giovanni Giacobbe, competente in materia di randagismo e riferimento delle principali associazioni animaliste del territorio.

«Affrontare il problema del randagismo, oggi vera e propria emergenza regionale, significa dare piena attuazione alla legge di riferimento n.15 del 2000 – spiega Giacobbe – Insieme con le principali associazioni animaliste, che hanno il polso reale del territorio, stiamo approfondendo ogni modalità di intervento, e tentando di recepire ed accorpare tutte le istanze di questi soggetti. Sarà l’occasione per tracciare il solco di una vera e propria rivoluzione culturale animalista e realizzare, anche in materia di tutela della salute pubblica, certezza di giuste regole e di altrettanti giusti diritti».

«Non ci sono parole che possano descrivere l’amarezza suscitata dalle immagini dei cani ritrovati senza vita a Sciacca

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