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Luca Ricolfi sulla capotreno Trenord: “Non va licenziata, nessuno sarebbe d’accordo. Quanta ipocrisia sui rom”

Libero

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Luca Ricolfi

Sul caso della capotreno di Trenord (che in un annuncio ha chiesto agli “zingari” di scendere dal convoglio perché “avete rotto il c…”), il sociologo Luca Ricolfi, da sempre vicino alla sinistra, mostra di avere idee chiarissime.

E diverse da quelle della sinistra che si indigna e si straccia le vesti. Intervistato da Il Giorno, quando gli chiedono se sia giusto licenziare la donna, risponde:

No, la forma non è stata appropriata, ma la sostanza è che se si arriva all’esasperazione per certe situazioni, quello che ha detto nell’annuncio è sensato. Nessun italiano sarebbe d’accordo sul licenziamento, c’è molta ipocrisia nelle critiche. Si può pensare a una sanzione”.

CatturaE ancora, quando chiedono a Ricolfi da dove nasca la diffidenza degli italiani nei confronti dei rom, la risposta è netta:

Dall’esperienza. Anche se non mancano i rom-sinti che lavorano e vivono normalmente, il fatto che una percentuale elevata dei membri di queste comunità viva di accattonaggio e di furti non può che suscitare diffidenza in chi vive del proprio lavoro, e magari fatica a sbarcare il lunario”.

Frasi da prendere, ritagliare e incorniciare.

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L’Antenna di Dio

di Briciolanellatte

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Sono il papà di Anura e vivo qui con la mia famiglia nel piccolo villaggio di Pranaranesh nella regione di Angun nel nord dell’India. Non ho molto tempo e cercherò di raccontarvi, per quanto mi è possibile, ciò che di incredibile è accaduto in quest’ultimo anno. Mi devo sfogare con qualcuno.
Giusto un anno fa il torrente Sarawannan che sgorga dai Monti Sacri, per la furia delle piogge monsoniche, si è improvvisamente ingrossato come mai era accaduto prima e, straripando, è diventato un fiume di fango. Scorrendo a valle ha portato via ogni cosa incontrata sul suo cammino: foresta, villaggi, persone, animali. Ha deviato all’ultimo momento risparmiando il nostro piccolo agglomerato di case, ma nel disastro ho perso ugualmente alcuni amici cari e gran parte della mia terra. Non voglio però dilungarmi su questo. Ho davvero poco tempo, come vi ho detto, e vi devo raccontare tutto anche se il mio cuore è ricolmo di dolore.
Quel che c’è di peggio infatti è che mia figlia Anura, di sette anni, ha smesso improvvisamente di parlare. L’abbiamo fatta visitare da molti medici, anche importanti della capitale, ma non c’è stato nulla da fare. Ci hanno assicurato che è sana e che, se volesse, potrebbe tornare a parlare quando vuole; ha solo semplicemente smesso di farlo perché non ha più niente da dire. A sette anni.
Tuttavia si sa: Ganesh toglie, Ganesh dà.
Così il giorno dopo la tragedia, al ritorno dai primi soccorsi, mia moglie Samiya ha trovato all’ingresso di casa un panno di cashmere pregiatissimo; per la sua fattura molto elaborata e le rifiniture d’oro abbiamo pensato dovesse appartenere a una famiglia molto ricca come non ce ne sono da queste parti. La capitale è lontanissima e i visitatori stranieri, qui, sono più rari dei fiocchi di neve. Samiya l’ha ritenuto un segno del Cielo e ne ha ricavato una pashmina da mettere al collo di Anura perché l’aiutasse a riacquistare la parola.
Sette giorni dopo, mia figlia si è alzata finalmente dal letto ed è andata nella stanza che uso come studio; mi ero dimenticato di dirvi che sono un giornalista, un giornalista dell’Angun Chronicle. Ebbene, stavo dicendo, la mia piccolina è andata dritta alla mia scrivania, ha preso la mia macchina da scrivere ed è tornata a letto. E si è messa subito a scrivere: lei che ha appena imparato a leggere e che non dovrebbe avere neppure la forza di pigiare sui tasti rigidi della mia Underwood. Sta di fatto che ha cominciato a battere svelta: date, nomi, elenchi, luoghi che neanche conosce. È un anno che lo fa, senza più dormire, senza più mangiare, giorno e notte. Ticchete, ticchete, ticchete.
Sua madre si è subito disperata pensando potesse morire. E invece la bambina ha un aspetto ancora più sano, più sereno, pieno di vigore. È persino cresciuta. Il nastro della macchina da scrivere non c’è più da tempo, consumato dall’uso, e la carta su cui batte sembra non finire mai nonostante sia un normale foglio formato A4. Mia moglie ha anche cercato di toglierle la pashmina dal collo ma ha dovuto purtroppo constatare che non si snoda più, né è possibile tagliarla o distruggerla.
Ticchete, ticchete, ticchete.
Insomma, Anura scrive le notizie che accadono nel mondo prima che accadano. Un piccolo di sula piedazzurri che nasce in un’isola sperduta della Polinesia, un vaso di fiori che cade dal terzo piano in Nebraska, un incidente tra biciclette in un paese dell’entroterra della Cina, la vittima di un omicidio in Botswana, una potenza straniera che invade lo Stato vicino; piccoli e grandi eventi, comuni e straordinari della nostra vita; una sorta di telescrivente, in altre parole, solo che dietro quei messaggi non c’è una macchina fatta di ferro e ingranaggi, c’è mia figlia e, dall’altra parte, Chi tutto vede e provvede.
La voce di una bambina che scrive del futuro prossimo e venturo si è sparsa in un attimo. La chiamano l’Antenna di Dio. E ora, davanti alla mia casa, c’è una fila interminabile di gente di ogni tipo, a piedi o con qualsiasi mezzo: arrivano da ogni parte del mondo proprio qui a Pranaranesh. Tutti vogliono vedere la mia bambina, tutti le vogliono parlare e io non so più che fare, non so più come tenerli a bada: sono molto preoccupato.
Anche perché sono l’unico che Anura accetta che entri nella sua stanza. Forse perché sono l’unico che la rispetta e riconosce il suo ruolo e soprattutto che non insiste perché smetta.
Nelle lunghe ore in cui le sto accanto ho imparato a interpretare i suoi sorrisi e i suoi sguardi. Ci capiamo, noi, ci siamo sempre capiti, anche se adesso ancora di più.
Così quando è apparso il mio nome, in quella marea di dati vomitati senza sosta dal rullo della macchina da scrivere, abbiamo capito entrambi che non era per quel posto all’Università cui tenevo da tanti anni.

(altro…)

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ALLE ANIMEBELLE CHE SI SCANDALIZZANO!

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“Perché la capotreno di Trenord dovrebbe essere premiata”

Pietro Senaldi

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Di razzista l’annuncio della capotreno di Trenord sul Milano – Cremona non aveva proprio nulla.

La donna si è ribellata alle angherie subite ogni giorno da pendolari che pagano regolarmente il biglietto e devono fare i conti con aggressioni e molestie.

Senza dimenticare i suoi colleghi, che rischiano la vita ogni volta che chiedono il biglietto a certi personaggi sui treni.

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https://tv.liberoquotidiano.it/video/-90secondi/13366895/90secondi-pietro-senaldi-capotreno-trenord-zingari-scendete-no-razzismo-va-premiata.html

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FOLLIE PENTASTELLATE

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“Beoti e ignoranti, il loro delirio peggiore”

Vittorio Feltri

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Ci risiamo con la storia dei vaccini. Chi non li vuole obbligatori non è detto che sia cretino, ma sicuramente è ignorante come un tamburo rotto. Crede di essere uno scienziato in grado di competere con gli studiosi benché non abbia studiato un fico secco. Non sa, tuttavia reputa di sapere perché ha letto quattro bischerate su internet o ascoltato i discorsi deliranti degli sprovveduti grillini. Anche i sassi dovrebbero aver imparato che se uno si immunizza non si ammala, viceversa rischia addirittura la pelle.
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Vaccini, Barillari: “La politica viene prima della scienza”

Ciononostante i sassi sono mediamente più intelligenti degli umani presuntuosi che intendono insegnare a tutti ciò che non sono all’altezza di comprendere, avendo il cervello atrofizzato su cui bisognerebbe intervenire con una profilassi onde normalizzarlo. Sono beoti, nel senso che bevono il veleno nella convinzione di tracannare acqua fresca e ristoratrice.

I vaccini forniscono ai bambini gli anticorpi necessari a reprimere l’eventuale insorgenza di certe patologie letali, sono utili a tutelare i singoli individui e la collettività contro morbi pericolosi, i quali, in passato, in assenza di antidoti, mietevano vittime in grande quantità.

La scienza favorisce il benessere, chi nega ciò, ovvero l’evidenza, è un povero troglodita indegno di far parte del consorzio umano. In tempi non troppo lontani i ragazzini erano minacciati da malanni funesti poi sconfitti proprio dai ritrovati medici: nessuno più viene storpiato dalla poliomielite, per citare un esempio clamoroso.

Merito di chi? Del Movimento 5 Stelle o di chi si è impegnato nei laboratori di ricerca, ricavando dalle provette sostanze salvifiche?

Togliere l’obbligo a ripararsi dal pericolo di essere contagiato dai virus significa creare le premesse per impestare decine o centinaia di alunni. La collettività ha il dovere di proteggersi. Vuoi che tuo figlio vada a scuola? Evita di renderlo veicolo di schifezze che uccidono o rovinano la salute.

Per difendersi dagli ignoranti la comunità imponga delle regole rigide e mandi al diavolo i predicatori dissennati cresciuti nella inconsapevolezza.

Non c’è futuro per i dementi che sono giunti a un livello di follia tale da augurare la morte al primo virologo italiano, il professor Roberto Burioni, un genio ovviamente imbattibile nel suo ramo.

Una signora deficiente ha scritto su un social: spero affoghi. A noi pare che sia già affogata lei nella sua stupidità.

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