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30g

LE NAZIONI CHE SI SONO COLLEGATE PER SEGUIRE MILOCCA – MILENA LIBERA

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Realizzare (re-à-liz-zà-re)

unaparolaalgiorno.it

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Concretizzare, conseguire un fine predisposto; rendersi conto di qualcosa, capire.
Nei primi casi, derivato di reale, secondo il francese réalizer ‘rendere reale’; nei secondi, dall’inglese to realize, anch’esso mutuato dal réalizer francese.
State realizzando soltanto ora che si tratta (in parte) di un anglicismo? Non fatevene un cruccio, a giustificarvi c’è la grande arte mimetica degli ampliamenti semantici, che si producono sotto l’influenza di un termine molto simile di origine straniera. In questo caso, infatti, il verbo ‘realizzare’, che originariamente significa in italiano «concretizzare, conseguire un fine predisposto», si allarga e accoglie a braccia aperte una delle tante sfaccettature del corrispettivo inglese to realize, ovvero quella di «percepire mentalmente qualcosa come reale» o «essere, divenire completamente consapevoli e coscienti di qualcosa».

E d’altra parte la radice la troviamo sempre in quel reale che indica il tangibile, l’effettivo, il palpabile, solo che nel primo significato della parola italiana il ruolo di chi compie l’azione è pienamente attivo nel trasformare la materia di partenza (che sia un sogno, un progetto, un’opera ecc.) in qualcosa di concreto, mentre il senso che abbiamo adottato dall’inglese si riferisce più alla realtà che ci investe nella sua evidenza e di cui ci rendiamo conto, spesso in maniera improvvisa, come in un’epifania.

Chissà a quanti traduttori un po’ pigri o spinti dalla fretta sarà capitato di volgere letteralmente, ma erroneamente, quel falso amico che è to realize nel nostro ‘realizzare’; e allora, siccome l’errore di oggi è spesso la regola di domani, a furia di confonderci abbiamo optato per arricchire una risorsa già di per sé potentissima, fornendola di una nuova, intensa sfumatura che ne ha permesso una amplissima diffusione ed una totale integrazione nella nostra lingua.

 

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Centristi e alfaniani in fuga verso FI e Udc. Centrosinistra, 5 anni di campagna acquisti

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Salto nel carro del (presunto) vincitore, così il centrodestra riabbraccia i “pentiti”

di Mario Barresi

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«Sì ad Alfano, no a Musumeci».
C’erano 38 gradi all’ombra, a Scicli, in quell’appiccicosa mattinata dello scorso 8 agosto. Per fortuna nella sala di Palazzo Busacca, c’era l’aria condizionata. E un ospite in maniche di camicia: «Sono qui per aprire la campagna elettorale per la rielezione all’Ars dell’onorevole Orazio Ragusa», disse Pier Ferdinando Casini.E, sotto lo sguardo compiaciuto di Gianpiero D’Alia, annunciò: «Daremo vita a una coalizione tra moderati e progressisti per le prossime elezioni in Sicilia».

Quest’ultimo progetto s’è realizzato. Ma non sarà della partita proprio Orazio Ragusa. Il deputato regionale ibleo, poco più di un mese dopo la solenne conferenza stampa con i leader del suo partito, fa sapere di aver cambiato idea: «Non c’erano più le condizioni per poter continuare a rappresentare il mio territorio all’Ars con i Centristi». Ergo: si candiderà alle Regionali nella lista di Forza Italia.
Capovolgendo l’incipit agostano, che ora diventa: «Sì a Musumeci, no ad Alfano».

È forse il caso più emblematico. Ma è uno dei tanti. Oltre a quella dei voltagabbana dell’Ars, lo zoo della politica siciliana si arricchisce di un’altra specie: i saltatori della quaglia da campagna elettorale. I quali, sia ben chiaro, sono meno deplorevoli dal punto di vista etico, perché in fondo la “conversione” – seppur last minute – arriva a partita in corso e i voti per entrare a Sala d’Ercole dovranno comunque conquistarseli.

I terminal di partenze e arrivi, a due settimane dalla presentazione delle liste, sono molto affollati. E la destinazione più gettonata, per i politici siciliani con la valigia (piena di voti) in mano, è il centrodestra.

Un po’ per sincera idiosincrasia verso l’abbraccio fra Renzi e Alfano, ma soprattutto per un accurato studio del vento. Che soffia verso un’altra direzione. E la transumanza di moderati che vanno (o ritornano) sull’altra sponda si allunga ogni giorno di più. Partiamo dagli ultimi arrivati. Ieri, in conferenza stampa a Palermo, i deputati regionali Nino Germanà e Giovanni Lo Sciuto hanno ufficializzato una notizia ormai scontata: l’addio ad Ap e l’approdo in Forza Italia.

Accolti entrambi da un «felice» Gianfranco Micciché (anch’esso tornato alla casa paterna, quella del Cav, dopo una breve e tormentata sbandata) che sta traghettando decine di anime dal girone infernale degli alfaniani pentiti al limbo dei forzisti riconvertiti. Un Caronte insaziabile, il commissario regionale di Forza Italia: «Le porte sono ancora aperte, ma questa è l’ultima occasione per tornare con noi».

Una chance che già hanno colto in molti, nelle ultime settimane. A partire dal deputato regionale Totò Lentini neo-forzista con un recente passato da leopoldino. Eletto all’Ars nell’Udc (dopo una militanza nell’Mpa nella precedente legislatura), transitato in Sicilia democratica, rientrato nell’Udc, poi nei Centristi per la Sicilia e infine al gruppo misto. Si ritinge d’azzurro anche l’ex presidente dell’Ars, Francesco Cascio, che – pur non candidandosi in prima persona per le pendenze giudiziarie – ha lasciato Alfano e metterà il suo pupillo Alessandro Anello. Lo stesso percorso seguito da due senatori di Ap – il presidente etneo della commissione Affari costituzionali, Salvo Torrisi, e il messinese Bruno Mancuso. L’entusiasmo per la quasi totale reunion del centrodestra – rappresentata dalla foto del “cannolo scomposto”, con Nello Musumeci che si presenta insieme ai combattenti e reduci delle stagioni passate, cuffariane ma non solo – ha svuotato il contenitore centrista di Alfano e D’Alia. Potenziando la corazzata forzista, ma anche resuscitando i “cugini” dell’Udc di Cesa.

Nel redivivo Scudo Crociato era già confluito l’ex capogruppo dei Centristi Mimmo Turano, che negli ultimi giorni s’è ricongiunto ad altri due “pentiti” del centrosinistra: Gaetano Cani (ex Centristi) e Piero Alongi (ex Ap). In transito anche l’ex assessore Gianluca Micciché e la deputata Margherita La Rocca Ruvolo. Molte le richieste per entrare nella lista di Musumeci, anche da parte di insospettabili big di partiti dell’altro schieramento. Ma c’è anche un “turismo interno”: il possente deputato ibleo Giorgio Assenza ha lasciato Forza Italia per candidarsi col pizzetto doc.

Molto meno affollata la carreggiata opposta. Del resto, il Pd ha già fatto una maestosa campagna acquisti in questi cinque anni di governo. Sono ormai citati quasi fino alla noia gli ingressi nei dem di Paolo Ruggirello (eletto nel 2012 con la Lista Musumeci), Nello Dipasquale (ex sindaco forzista di Ragusa, che comiziava «il Pd mi fa schifo» prima di diventare renziano), Valeria Sudano (ex Cantiere popolare) e Pippo Nicotra (ex Udc, Mpa, Nuovo Psi, Pdl); meno ingombrante, per Luca Sammartino, il marchio di golden boy del compianto Lino Leanza; fra le discusse new entry l’assessore Luisa Lantieri, cuffariana impenitente, eletta con Grande Sud e poi transitata in Sicilia democratica. Anche fra le altre forze della coalizione si respira un odore di centrodestra. Soprattutto fra i “diversamente renziani” della Sicilia Futura di Totò Cardinale, che fra gli altri ha accolto Michele Cimino (ex Forza Italia e Pdl, eletto nel 2012 con Grande Sud di Micciché), Totò Cascio (all’Ars con il Cantiere popolare di Saverio Romano), Salvo Lo Giudice (eletto con Musumeci, ex Grande Sud con simpatie cuffariane) ed Edy Tamajo (già con Pdl, Grande Sud e Udc).

Saranno anche loro – tutti ex del centrodestra, alcuni dei quali hanno resistito alle sirene tentatrici del ritorno alla base – gli acchiappavoti sui quali si fondano le speranze di vittoria di Fabrizio Micari. Ma si tratta di saltatori della quaglia ormai consolidati. Nessun movimento verso il centrosinistra, in quest’ultima fase. Anzi no: c’è Fabrizio Ferrandelli. Che ha riabbracciato Renzi e il Pd dopo aver sfidato Leoluca Orlando sostenuto dal centrodestra. Una scelta controcorrente, quasi una guida contromano in autostrada. Non a caso il movimento dell’ex-neo Pd si chiama I Coraggiosi.

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Polvere di 5stelle

Tribunale sospende Regionarie M5s ma Cancelleri dice: resto io il candidato

di Alfredo Pecoraro

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Il giudice, Claudia Spiga, in sostanza ha confermato la decisione presa lo scorso 12 settembre in via cautelare, accogliendo il ricorso presentato dall’attivista Mauro Giulivi, escluso per non aver sottoscritto in tempo il codice etico, «limitatamente ai candidati della provincia di Palermo», e sospendendo anche il risultato della seconda votazione, i cui esiti furono ufficializzati dallo staff il 9 luglio con l’investitura di Cancelleri nel ruolo di candidato governatore. Per il giudice bisogna ripetere le “regionarie” che riguardano Palermo e quelle che hanno eletto Cancelleri.

L’esclusione di Giulivi fa sussistere il «periculum in mora» in ragione «del pericolo di irrimediabile compromissione del diritto di elettorato passivo dell’istante, che, nel tempo necessario a far valere il diritto nel giudizio a cognizione piena e della conseguente celebrazione delle consultazioni elettorali regionali, verrebbe definitivamente pregiudicato». Anche se, precisa il Tribunale, lo stop alle “regionarie” non compromette la possibilità da parte del M5s «della raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste», che «dovrà comunque compiersi nell’arco temporale che residua sino al termine ultimo fissato nella norma».

Quanto alle eventuali ripercussioni negative sulla campagna elettorale in corso o ancora sull’immagine dell’associazione «deve affermarsi che trattasi di eventi imponderabili e comunque riconducibili non alla disposta sospensione, bensì proprio alle vicende che vi hanno dato causa».

«Cancelleri era, è e sarà il candidato presidente», reagisce il diretto interessato in un post sul blog di Grillo, sostenendo ormai «siamo fuori tempo massimo» per indire nuove consultazioni. «La scadenza per presentare il simbolo è questo sabato e dobbiamo inoltre raccogliere 3.600 firme per la presentazione della lista». In realtà, bastano 1.800 firme, quelle a supporto del listino del presidente, mentre avendo il gruppo parlamentare, i 5stelle, come prevede la legge elettorale del ’59, sono esentati dal raccogliere le firme per le liste provinciali.

Avanti dunque con la campagna elettorale e col ricorso «per far valere le proprie ragioni», afferma Cancelleri. «I tempi per aspettare la fine del procedimento e per rinnovare le votazioni purtroppo non ci sono più», ribadisce. Non è di quest’avviso l’avvocato Lorenzo Borrè, legale di Giulivi: «Per rifare i due turni delle primarie sarebbero sufficienti tre giorni e la proposizione del reclamo non sospende automaticamente l’efficacia esecutiva dell’ordinanza». E ricorda che «la data di scadenza per la presentazione delle liste è il 5 ottobre».

Bagheria, indagato Patrizio Cinque: ecco le accuse che vengono contestate al sindaco del M5S

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Bagheria, indagato Patrizio Cinque: ecco le accuse che vengono contestate al sindaco del M5S

L’inchiesta che coinvolge il sindaco grillino di Bagheria Patrizio Cinque, a cui oggi il gip di Termini Imerese ha notificato la misura dell’obbligo di firma, trae spunto dalla denuncia della dirigente del Comune Laura Picciurro su un affidamento diretto, nel 2015, da parte dell’amministrazione comunale, alla ditta Tech del servizio di raccolta e trasferimento dei rifiuti in discarica e negli impianti di recupero per un importo di 3 milioni di euro. La dirigente denunciò irregolarità nell’assegnazione del servizio con la procedura della somma urgenza alla società subentrata al Coinres.

Il caso venne discusso anche dalla commissione regionale Antimafia che sentì sia Cinque che la dirigente.  Il sindaco sarebbe indagato per turbativa d’asta e abuso d’ufficio insieme a una ventina di dirigenti e funzionari comunali. Nell’inchiesta è finita anche la vicenda, già nota alle cronache, della casa abusiva del suocero della sorella di Cinque. Il sindaco risponde in questo caso di violazione del segreto d’ufficio in concorso con l’ispettore della polizia municipale Domenico Chiappone. Quest’ultimo gli avrebbe rivelato l’esistenza di un’inchiesta della Procura di Termini sull’immobile abusivo. La procura aveva contestato a Cinque anche l’omissione di atti d’ufficio che il gip, però, non avrebbe ritenuto sussistente.

Cinque precisa che, da lui non è partito alcun attacco alla magistratura. La precisazione del sindaco fa riferimento ad una nota, si sottolinea in ambienti M5s, diffusa per errore.

Luigi Di Maio e i soliti ignoti

Sky Tg

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Sono 8 i candidati all’interno del Movimento annunciati dal blog di Grillo, ma fra loro spicca il nome del vicepresidente della Camera. Sui social le rinunce di Di Battista e Crimi e la provocazione di Saviano: “Mi candido io”. La replica del M5S: no primarie fiction

Alle 12 di oggi, 18 settembre, è ufficialmente scaduto il termine per la presentazione delle candidature per la votazione online per l’elezione del candidato premier del Movimento 5 Stelle.

L’unico candidato tra i big è Luigi Di Maio, il vicepresidente della Camera che già due giorni fa aveva annunciato su Facebook di aver “accettato la candidatura a premier per il Movimento 5 Stelle”. Sul blog di Beppe Grillo sono poi stati annunciati altri sette candidati. Oltre a Di Maio ci sono Vincenzo Cicchetti, Elena Fattori, Andrea Davide Frallicciardi, Domenico Ispirato, Gianmarco Novi, Nadia Piseddu e Marco Zordan.

Pd: “Sono ‘buffonarie'”

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, a margine della conferenza stampa su un nuovo portale della mobilità partecipata della capitale, ha detto: “Faccio gli auguri a tutti i candidati”. Un plurale che al momento rimane senza nomi. Non tardano ad arrivare le critiche dal Pd: il senatore Stefano Esposito ha definito le votazioni “buffonarie”, mentre Matteo Richetti, portavoce del partito, ha detto: “Il candidato è uno solo: senza programma, senza squadra, senza niente”.

Luigi di Maio bacia la teca contenente il sangue di San Gennaro nel Duomo di Napoli, Napoli 19 Settembre 2017.
ANSA / CESARE ABBATE

Saviano: “Situazione patetica”

Prima dell’annuncio di Grillo sul blog, sulla vicenda era intervenuto anche Roberto Saviano con un post provocatorio su Facebook. “Approfitto di questa sede – ha scritto Saviano – per ufficializzare la mia candidatura a premier per il M5S. Lo faccio anche per trarre il MoVimento dall’impaccio di una situazione patetica per non dire bulgara”

La rinuncia di Roberto Fico

Secondo quanto si apprende, il deputato del M5S Roberto Fico, punto di riferimento per l’ala dei grillini “ortodossi”, avrebbe rinunciato alla corsa per la premiership. Fico era atteso oggi all’hotel Forum, dove era previsto un incontro con Beppe Grillo, ma per il momento non si sarebbe ancora presentato.

 

 

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Isolde

ISOLDE

di Briciolanelatte

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isolde«Come mai quell’aria imbronciata?»

Lui stava fissando il fiume d’argento fuori dalla finestra e sentì la voce di lei come se provenisse da un’altra stanza. Passò ancora dell’altro tempo e quindi disse: «Eh?»

Lei sorrise e ripeté con calma:

«Perché hai quell’aria imbronciata?»

«Pensieri…» tagliò corto lui riprendendo il libro che aveva in mano. La poltrona su cui era seduto cigolò un poco ma poi l’accolse ancora di più tra le sue braccia.

«Se mi spieghi, magari capisco» fece lei volenterosa.

Lui posò il libro sulle ginocchia, inframezzò il dito indice tra le pagine a mo’ di segnalibro e la squadrò. Pensò subito che a quel ronzio forse non ci si avrebbe mai fatto l’abitudine.

«Isolde… è complicato. Vedi… comincio a diventare vecchio sul serio e quando si diventa vecchi sul serio si cominciano a fare un mucchio di considerazioni stupide, i tre quarti delle quali sono tristissime. E inoltre sono solo… non ci avevi mai pensato?»

«Non sei solo, hai me. E poi non sei affatto vecchio. Secondo gli ultimi rilevamenti statistici sulla vita media degli uomini di razza caucasica hai ancora un’aspettativa di vita di dodici anni, tre mesi e quattordici giorni… Vuoi sapere anche i secondi?»

Alcuni gabbiani nel cielo strillavano sguaiatamente protestando per il gran caldo.

«No, non voglio affatto sapere anche i secondi, Isolde. Te l’avevo detto che non avresti capito.»

«Ho capito benissimo, invece; e poi non mi chiamavi Brunilde?»

«Isolde, Brunilde che differenza fa?»

«Fa una differenza enorme e lo sai benissimo… comunque se hai bisogno di un sostegno psicologico, basta acquistare il nuovissimo pacchetto software ‘Sostegno Emozionale SuperConfort Over 60’ e risolverai tutti i tuoi problemi o almeno li allevierai considerevolmente… basta telefonare al numero verde 800.7056670. È possibile anche ottenere un comodo finanziamento HighCard Class con pagamento persino a rate…»

«Potresti non ricordarmi in ogni momento che sei un robot? Guarda, fammi il piacere, per oggi non ho più bisogno di te: “Brunilde, disattivati”. Così te ne stai zitta.»

Mathias cercò le ciabatte e andò in cucina. Non sapeva neppure lui cosa stava cercando. Forse qualcosa che acquietasse quella sorta di inestinguibile ansia che da diverso di tempo lo faceva sentire un animale braccato. Avrebbe voluto uscire, ma c’era davvero troppo caldo e abbandonare il confortevole rifugio di una casa rinfrescata dall’aria condizionata non se la sentiva proprio. Avrebbe potuto fare qualche telefonata agli amici, o presunti tali, ma non poteva ricordarsi di loro solo quando gli faceva comodo. Il vicino di pianerottolo, invece, era al mare con la nipotina Trudi e inoltre, ultimamente, si era proprio rimbambito in modo insopportabile.

La solitudine cominciò a colpirlo come un maglio, all’improvviso. Tutti i pensieri più cupi entrarono nel suo cuore uno dopo l’altro, in gran fretta come per guadagnare il tempo perduto. Si sarebbe accovacciato a terra per commiserarsi senza ritegno.

Chiuse il frigo che gli era rimasto aperto tra le mani e ritornò in fretta in camera.

«Brunilde, Brunilde per carità riattivati… parla con me.» Mathias non se ne era accorto ma si era messo in ginocchio davanti alla poltrona di lei e la stava supplicando.

«Non mi sono affatto disattivata… stavo solo in silenzio, come mi avevi chiesto. E poi avevo appena memorizzato che desideravi mi chiamassi Isolde. Per disattivarmi dovevi dire: “Isolde, disattivati”; vuoi che ripristini Isolde anziché Brunilde?»

«Come vuoi tu… come vuoi tu…»

«No, come vuoi tu.»

Mathias si era nel frattempo seduto sulla sua poltrona esattamente sopra il suo libro. E si teneva la testa tra le mani. Lei lo guardò compiaciuta.

«Dammi la mano» gli disse accarezzandone il dorso.

Lui stentò ad obbedirle ma poi gliela porse.

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Tra martedì e mercoledì la Compagnia irlandese ha annullato sei tratte, quattro su Trapani e due su Palermo. Esposto Codacons all’Enac

Ryanair “taglia”, ecco i voli cancellati in Sicilia

La Sicilia

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ryanair.jpg--ryanair__taglia____ecco_i__voli_cancellati_in_siciliaUn vero e proprio disastro per Ryanair, soprattutto ora che la compagnia irlandese è in corsa per Alitalia. La settimana comincia nel peggiore dei modi. La cancellazione dei voci annunciata un po’ alla volta, passeggeri infuriati, richieste di rimborso per milioni di euro e un rischio reputazionale enorme.

Per la nostra Regione l’impatto sarà comunque limitato. Il 19 settembre sono cancellati due voli: il 4301 Bologna Trapani e il 4302 Trapani Bologna. Il 20 settembre invece la compagnia irlandese ha cancellato il volo 4341 Bologna Palermo , il 9061 Bergamo Trapani, il 4342 Palermo Bologna e il 9062 Trapani Bergamo.

“Le cancellazioni di voli decisa da Ryanair coinvolgerà circa 400 mila passeggeri”, ha detto il fondatore della compagnia Michael O’Leary, stimando che le richieste di rimborso arriveranno fino a 20 milioni di euro. Il manager ha spiegato che non c’è una carenza di piloti e annunciato che offrirà un incentivo ai piloti che rinunciano alle ferie e investirà 30 milioni in un bonus fedeltà per non lasciar scappare gli equipaggi. O’Leary ha spiegato che la low cost sta attualmente operando circa 2.500 voli al giorno. Il Ceo ha anche puntato il dito contro le compagnie aeree rivali di Gran Bretagna, Germania e Irlanda accusate di andare a caccia dei suoi piloti. Certo quello che sta accadendo non rappresenta una belle pubblicità per la compagnia che ha lanciato in Europa il modello più efficiente di low cost. Soprattutto non si capisce come sia potuto accadere che un’azienda di queste dimensioni, si sia fatta prendere in contropiede dall’accumulo delle ferie dei suoi equipaggi.

Un esposto all’Enac contro Ryanair. Ad annunciarlo è il Codacons che sta ricevendo “le richieste di aiuto di centinaia di passeggeri” cui è stato cancellato il volo. “Abbiamo deciso di rivolgerci all’Enac affinché sia aperto un procedimento formale nei confronti della compagnia aerea, e sia fatta luce su come il vettore stia informando i viaggiatori” spiega il presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi.

“Al di là del rimborso del biglietto, il vero nodo è il risarcimento che spetta agli utenti in caso di cancellazione in prossimità della data del volo, e che può arrivare a 600 euro a seconda della tratta” afferma Rienzi. Ryanair “deve assolutamente dare informazioni chiare ed esaustive ai viaggiatori e disporre i risarcimenti in modo automatico senza alcuna spesa per i consumatori” incalza ancora Rienzi.

 

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I siciliani più vivi

di ANTONELLO PIRANEO

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Confusi nell’allegra caciara dell’agosto siciliano – tra turisti ammirati per le bellezze che la Sicilia offre, altri indignati per la spazzatura in strada, irriducibili dell’anguria in spiaggia, cultori della coda ai caselli, sacerdoti della movida vera o presunta – confusi in questa folla di umori, poi ci sono loro, i siciliani che tornano a casa, dalla Germania, dal Belgio, dalla Svizzera, dal Venezuela, dall’Australia, dall’altrove nel mondo che li ha accolti, dando loro quel lavoro e quindi quella dignità che qui non hanno mai trovato.

Sono gli emigrati, sono i siciliani “altri” di cui pochi parlano, dimenticati. Prima costretti a partire e poi rimossi. Fantasmi. Eppure loro, immancabilmente, fanno migliaia di chilometri all’incontrario per rivedere i luoghi della gioventù o per conoscere i posti di cui hanno soltanto sentito parlare, gli stessi in cui sono nati genitori, nonni, bisnonni. Tornano per abbracciare parenti magari mai visti ma sempre sentiti intimamente vicini. Nell’entroterra siciliano le piazze tornano a colorarsi delle sfumature di età diverse, si rivedono giovani e appena ex giovani, non soltanto bambini e anziani, estremi di una quotidianità arida.

Tornano sempre, questi siciliani “altri”, perché non c’è amore più forte di quello non corrisposto. E trovano una Sicilia troppo uguale a quella che hanno lasciato. Con gli stessi problemi, dall’acqua che manca alle strade interne polverose e improbabili, mentre ormai in quell’altrove ospitale viaggiano su treni lindi e superveloci.

Trovano, soprattutto, giovani pronti a fare oggi la stessa strada che loro e le loro famiglie fecero ieri e ieri l’altro. E li incrociano non nelle viuzze del paesino arroccato sull’impervio cocuzzolo, ma nelle strade delle città. Dalla valigia di cartone al trolley in cui piegare anche un diploma di laurea, in fondo è cambiato ancora poco per evitare di svuotare questa terra di braccia e cervelli, di prospettive e di sviluppo.

Ma una speranza ce la regalano proprio gli emigrati che rientrano in estate, testimonial inconsapevoli di una regione bella come poche altre e che potrebbe essere pure magnifica se riuscisse a fare sfruttare anche soltanto metà delle proprie potenzialità. Molti di questi diversamente siciliani farebbero carte false per tornare a casa, attratti da quel certo non so che è l’aria di casa, dall’indice molto personale del Fil (Felicità Interna Lorda) che spesso confligge con quell’altro e sinistro indice, il Pil, il Prodotto Interno Lordo. Alcuni lo hanno già fatto, dopo avere affrontato sacrifici e incognite in Paesi lontani.

Ecco, da qui si dovrebbe (ri)partire, dalla costruzione di un progetto che non faccia dei giovani siciliani i nuovi emigrati, che renda la scelta di studiare fuori una legittima opzione per acquisire competenze su cui poi potere investire qui e non una scorciatoia per sfuggire alla condanna del precariato, al compromesso dell’ambizione al ribasso.
Parafrasando Brecht, fortunato quel popolo che non ha bisogno di emigrati per sentirsi vivo.

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