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Archive for the ‘Natura’ Category

EFFETTO SERRA , SALVARE LA TERRA

Franco Petraglia

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terra cicca

Earth Day

Il caldo sahariano di questi giorni manifesta i sintomi di un inarrestabile effetto serra. Le temperature sono in lieve aumento, vedi il recente maxi incendio in Portogallo. Quindi non si tratta di ciclici mutamenti meteorologici. Temo che il pianeta si avvii verso la tropicalizzazione.

Intanto mentre si sciolgono i ghiacciai, l’uomo (le nazioni) continua a darsi la licenza di sfruttare la natura a suo piacimento, in nome del dio denaro. Trovo ingiustificato e ingiustificabile che taluni Capi di Stato disertino summit sullo sviluppo sostenibile o, nel caso di Trump che ritira gli Usa dagli accordi di Parigi.

Ho l’impressione che molte nazioni dedichino pochissimo spazio e interesse a questi dilemmi. Al contrario, si preoccupano eccessivamente di approvvigionarsi di armi per combattere guerre intestine e distruttive.

Ricordiamoci che se non riusciamo a salvare questa Terra, la vita che consegneremo alle future generazioni non potrà che essere angosciante e inquietante.

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Dove vanno a finire i  nostri kiwi ?

Attilio Doni

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Secondo i dati della FAO, gli 8 maggiori produttori mondiali di kiwi sono, nell’ordine: Cina, Italia, Nuova Zelanda, Cile, Grecia, Francia, Turchia e Iran. In Italia è il Lazio la prima regione produttrice di kiwi.

E così, questa mattina, volendo acquistarne un po’, di kiwi, mi sono recato alla Coop di Colli Aniene, quartiere dove abito a Roma. Sicuro di trovare kiwi del Lazio sfusi e a buon prezzo. Non ho trovato kiwi sfusi del Lazio, e a buon prezzo.  Niente.

La provenienza era Nuova Zelanda e il prezzo era di ben 4, 28 euro al chilo. Un’esagerazione. Non li ho comprati, ovviamente, alla “Coop se tu”. Non è giusto, mi sono detto, che io acquisti kiwi a prezzo alto e provenienti dall’estero.

E mi sono recato in un altro supermercato, Auchan, sulla via Collatina. Eccoli, i kiwi sfusi a buon prezzo: 2,29 al chilo. Ma non sono italiani, provengono dal Cile. Non li voglio.

E così sono stato costretto ad acquistare kiwi non sfusi ma in confezioni da un chilo. Un  po’ acerbi, però italiani, di Guidonia, e a prezzo vantaggioso: 1,99 al chilo.

Perché non troviamo i kiwi italiani sfusi e in grandi quantità nei supermercati? Perché in grande quantità e a prezzo alto si trovano solo kiwi provenienti dall’estero? I  nostri kiwi dove vanno a finire, in Nuova Zelanda e in Cile?

 

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Fuochi di Sant’Elmo

prof Bizzarro

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fuochi di sant'Elmo da un antico vascello

fuochi di sant’Elmo su un antico vascello

Sant’Erasmo, conosciuto anche come Sant’Elmo, era vescovo di Formia, e fu martirizzato nell’anno 303 sotto l’imperatore Diocleziano. Patrono dell’intestino (secondo una versione della sua agiografia è stato martirizzato tramite eviscerazione) ma anche dei naviganti (secondo un’altra versione è stato molto più “pietosamente” bruciato sul rogo).

A noi interessa la seconda versione, e non solo come sostenitori dei diritti umani e sindacali dei martiri cristiani. Secondo la tradizione quando il santo fu bruciato si levarono fiamme bluastre, che furono viste come la sua anima che si levava al cielo. Le stesse fiamme bluastre e violette si osservano durante il fenomeno naturale dei “fuochi di Sant’Elmo”.

In realtà quelle che si vedono non sono fiamme, bensì intense scariche elettriche che ionizzano l’atmosfera. L’azoto e l’ossigeno ionizzati producono il caratteristico blu-violetto del fenomeno. Un meccanismo molto simile a quello che si produce nei tubi al neon.

Si tratta quindi di getti di gas e plasma, che si producono in presenza di forti campi elettrici in prossimità di materiali conduttori. L’aria si carica positivamente, mentre sugli oggetti appuntiti si accumulano cariche negative. Se non riesce a formarsi un fulmine vero e proprio, ecco apparire il fuoco di sant’Elmo.

I fuochi di Sant’Elmo possono prodursi durante temporali e tempeste in mare, e si manifestano come fiamme, bagliori, getti luminosi, che a causa dell’”effetto punta” si possono vedere sugli alberi delle navi, sulle ciminiere, antenne e guglie. Proprio perché nella tradizione sono collegati con l’omonimo santo, nonostante l’aspetto inquietante e spettrale sono considerati di buon auspicio.

fuochi di sant'Elmo dalla cabina di pilotaggio di un aereo

fuochi di sant’Elmo dalla cabina di pilotaggio di un aereo

Possono essere osservati anche durante i tornado, o sulle strutture esterne degli aerei, a causa del forte sfregamento della carlinga con le particelle dell’atmosfera. Si possono formare anche con il bel tempo, in particolare in presenza di venti secchi che caricano l’atmosfera, oppure in montagna, producendo scariche che si fuoriescono dagli arti degli alpinisti ed aloni attorno al capo simili ad aureole.

Possono essere accompagnati anche da rumori tipo ronzii e sfrigolii.

Tra i vari miti e leggende correlate, i Greci ne parlano in riferimento alla storia della conquista Vello d’Oro. La nave Argo, che trasportava Giasone con i suoi argonauti, nonché varie divinità, tra le quali Orfeo, Ercole, Castore e Polluce, si trovò in mezzo a una terribile tempesta. Orfeo, tirata fuori la lira, si mise a cantare per ingraziarsi gli dei. Scesero allora due luci dal cielo che si posarono sul capo dei due gemelli Castore e Polluce. Nell’antica Grecia quando si vedeva una sola fiammella veniva chiamata Elena (sorella di Polluce), mentre se le fiamme erano due venivano chiamate Castore e Polluce.

Dei fuochi di Sant’Elmo tra gli altri ne parla il poeta greco Alceo, mentre lo storico Plutarco narra di due stelle che si posarono sulla nave di Lisandro quando uscì dal porto per andare a battersi contro la flotta ateniese.

Secondo un’ulteriore versione collegata a Sant’Elmo, questi si sarebbe ammalato durante un viaggio in mare e, sopraggiunta una tempesta, si trovò in punto di morte (sempre meglio morire così che bruciato o sbudellato). Prima di esalare l’ultimo respiro promise all’equipaggio che sarebbe tornato e si sarebbe fatto riconoscere se la nave fosse stata destinata a salvarsi. Poco dopo la sua morte una strana luce apparve sull’alberatura, tranquillizzando i marinai.

Nel Medio Evo invece queste luci spettrali erano ritenute demoni dell’aria che impedivano alle anime di salire in cielo. C’era chi riteneva che i fuochi di Sant’Elmo potessero incendiare le navi, e, quando i bagliori comparivano, si faceva un gran chiasso per scacciarli arrivando persino a sparare colpi di arma da fuoco sulle attrezzature di bordo.

Anche i navigatori Colombo e Magellano incapparono nel fenomeno, ma lo vedevano come un segno di buon auspicio.

Nel mar Adriatico, nel Mar di Levante e nelle acque francesi i fuochi di Sant’Elmo sono conosciuti come fuoco di San Nicola. In questo caso la leggenda racconta che una volta, durante una tempesta, i marinai invocarono San Nicola. Apparve loro in aiuto un uomo che li aiutò nelle manovre. Quando la tempesta improvvisamente si placò, altrettanto improvvisamente l’uomo scomparve. Giunti in salvo i marinai identificarono il loro soccorritore come San Nicola in persona. Il fuoco di Sant’Elmo è conosciuto anche come “corposanti” o “corpusanti”, dallo spagnolo Cuerpos Santos. Questo perché tale fenomeno si verifica sui bastioni del porto di Malta, che i marinai inglesi chiamavano il corposant (il corpo del santo).

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Cattura

incendi

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farf

La farfalla è senza dubbio l’insetto più spettacolare dal punto di vista estetico grazie alla fantasia delle sue ali. Il suo apparato boccale dalla forma di una proboscide e definito spirotromba, le permette di succhiare il nettare dai fiori.

In media una farfalla è capace di visitare fino a 25 corolle al minuto. Non hanno una buona vista ma un’ottima percezione dei colori (sono attratte da quelli molto vivaci come il rosso o il giallo), e possono distinguere l’ultravioletto. Questo significa che un fiore bianco lo vedono multicolore.

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I partecipanti sono invitati ad iscriversi on-line entro, e non oltre, il 24 Aprile sulla pagina https://www.facebook.com/escursionidiprimaverasutera , compilando l’apposito modulo.

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Si avvicina sempre di più la data della Quarta Escursione di Primavera a Sutera, prevista per il 25 Aprile. Il successo delle scorse escursioni ha portato a ripetere l’esperienza di riscoperta territoriale e paesaggistica in uno dei Borghi più belli d’Italia, in cui si possono ammirare scorci di natura incontaminata attorniati da paesaggi mozzafiato. La bellezza della vallata racchiude, oltre i monti ed i colli, un mondo da scoprire e rivalutare.

La manifestazione, organizzata dal Comune di Sutera con la collaborazione dell’associazione Soter, del Corpo Forestale dello Stato (distaccamento di Sutera), dell’associazione Geologi di Caltanissetta, dell’associazione Giubbe Verdi, Associazione Kamicos, e con il patrocinio dell’Università di Palermo (Scuola delle scienze di base e applicate), della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Caltanissetta, dell’Ordine regionale dei Geologi di Sicilia e del Comitato Regionale CSI Sicilia prevede un programma ricco di nuovi contenuti e di nuove scoperte, a partire dall’itinerario proposto.

Quest’anno si è voluta dedicare l’Escursione al ricordo di Calogero Capozza, Comandante del distaccamento del Corpo Forestale di Sutera, scomparso prematuramente e da sempre stato impegnato nelle manifestazioni riguardanti soprattutto l’ambiente.

L’escursione fa anche parte del 2° Meeting regionale di Trakking CSI Sicilia,  che afferma e sempre più consolida la manifestazione a livello regionale.

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