Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 25 settembre 2022

Votare è semplice e facile

Sono troppi quelli che non sanno come si vota. Per loro una guida facile, semplice e sicura.

.

Oggi, domenica 25 settembre 2022, dalle ore 7 alle ore 23, si vota per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

ANDIAMO TUTTI A VOTARE !

Il presidente del seggio ci consegnerà 3 schede. 2 per le Elezioni di Camera e Senato. 1 per le elezioni Regionali.

Elezioni Regionali – Scheda Verde

SCHE

1 – Croce sul partito

2 – Scrivere il cognome del candidato

3 – Croce sul Presidente collegato

Ammesso il voto disgiunto dato a un presidente diverso

.


.

Più facile votare per la Camera e il Senato: BASTA UNA CROCE SUL SIMBOLO DEL PARTITO

.

ELEZIONE CAMERA – SCHEDA ROSA

cam

ELEZIONE SENATO – SCHEDA GIALLA

sen

Tracciando una X sul simbolo della lista prescelta, il voto andrà sia alla lista nel collegio plurinominale che al candidato al collegio uninominale.

Non è ammesso il voto disgiunto.

(altro…)

Pubblicità

Read Full Post »

Al 30° anniversario mancherà il fondatore del Comitato del Gemellaggio Jean Paul Chauland

Alfonso Cipolla

.

jpcDomenica 18 settembre 2022 è deceduto all’età di 75 anni Monsieur Jean-Paul CHAULAND. La famiglia ha diffuso il triste annuncio.I suoi funerali sono stati celebrati nella Chiesa Notre Dame di Aix-les-Bains.

Il Sindaco di Aix-les-Bains, Renaud Beretti, a nome del consiglio comunale e suo personale ha espresso le condoglianze a Michele, alla sua cara moglie, alla sua famiglia e agli amici e lo ha ricordato con stima e affetto.

“Jean-Paul Chauland era un Aixois attaccato alla sua città. E un amico. Ho appreso della sua scomparsa con grande tristezza. Era un uomo discreto, di grande gentilezza, spiritualità e umanità. Entrò in consiglio comunale nel 1985 e ha fatto parte di vari comitati, tra cui la gioventù. Rieletto nel 1995 e stato responsabile della vita associativa.

aix jocJean-Paul ha contribuito fin dall’origine al gemellaggio con Milena rappresentando una figura imprescindibile e instancabile del Comitato di gemellaggio, recandosi in Sicilia, dove è stato apprezzato, ed accogliendo le delegazioni comunali, scolastiche e associative milenesi ad Aix-les-Bains.

L’Associazione “Milena Mia” “molto triste nell’apprendere la notizia della scomparsa di Jean-Paul Chauland fondatore del Comitato Gemellaggio Aix/Milena e tutta la comunità ha porto le più sentite condoglianze alla sua famiglia e ha detto: “Grazie Jean-Paul riposa in pace”.

Anch’io, a nome mio personale e interpretando il pensiero degli amministratori e dei consiglieri che organizzammo e partecipammo alla stipula del Gemellaggio tra le cittadine di Milena e Aix-les-Bains, porgo le più sentite condoglianze ai familiari di Jean-Paul Chauland e ricordo i tratti gentili e la competenza nel suo operare.

Pubblico una foto simbolica in occasione della seconda sua venuta a Milena, davanti la targa del gemellaggio all’entrata del paese. Ricordo la passione comune e l’orgoglio nell’avere costituito i Comitati del Gemellaggio – lui quello di Aix-les-Bains, io quello di Milena – nei quali chiamammo a partecipare le realtà associative locali.

aixinvitoNessuno muore mai se rimane vivo nel ricordo degli altri. Riposa in pace, Jean Paul.

Purtroppo Jean Paul non potrà partecipare al 30° Anniversario del Gemellaggio tra Aix-les-Bains e Milena che si terrà un Francia nella serata di sabato 29 ottobre 2022 nella sala Vittoria del Casino Grand Cercle.

La Presidente del Comitato del Gemellaggio Liliane Coniglio ha invitato il Sindaco Cipolla Claudio, gli Assessori, i Consiglieri Comunali e il delegato al gemellaggio Sorce Salvatore.

Il Sindaco ha esteso l’invito ai presidenti delle associazioni locali.

Read Full Post »

Il gol dello Spirito Santo

I ricordi di un ex allievo del Don Bosco-Sampolo degli anni ’60 


.

IL GOL DELLO SPIRITO SANTO

prof. Francesco Calcara

.

chiesa SAMPOLOFinalmente, all’inizio dell’estate del 1963, papà ottenne da Pantelleria il sospirato trasferimento in terraferma; ma non a Riesi, sede da cui proveniva, né a Castelvetrano, sua città natale, nonché mèta agognata, bensì a Partinico, paese considerato difficile, anche per il lavoro che egli svolgeva, per via della forte presenza mafiosa.

Ma anche lì ci ambientammo benissimo: vasta casa in via Crispi 25, al centro; ottimi vicini, in particolare il signor Pagoto, patito di macchine da corsa, che scontò fatalmente la sua passione per la velocità a una curva del passo di Renda sullo stradone per Monreale; il signor Corso e famiglia, compreso il fratello, parroco del Carmine, presso la cui masseria a Sagana ci intrattenemmo più volte in epiche mangiate di maccarruna a scannaturi e salsiccia o cutieddu; la signora Rosa Lo Vasco, sciacquata e risurbuta fimminuna, dominatrice di lu zu Minicu, suo marito, la quale gestiva una merceria di fronte casa; le immarcescibili signorine Gallo, un trio di arzille religiosissime vecchiette, che abitavano al piano di sopra, dove noi ragazzini passavamo ore deliziose a sfogliare vecchi album di santuzze, ad ascoltare le storie di Turiddu Giulianu che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ad ingollarci di cosi duci presentate su vassoi di alpacca, e a bere orzate ed amarene servite in bellissimi, ancorché spaiati e a volte sbeccati, bicchieri di cristallo.

Si era alla fine di giugno e, avendo io quell’anno conseguito la licenza elementare, si pose il problema del mio proseguimento alle medie.

Nel salotto di casa, venne convocato una sorta di consiglio di famiglia, alla fine del quale, considerato che non avevamo ancora raggiunto una stabilità residenziale (in due anni s’eran fatti altrettanti spostamenti e traslochi e un altro se ne prospettava, vista l’intenzione paterna di trasferirsi definitivamente a Castelvetrano), si decise che la soluzione più idonea per la mia carriera scolastica sarebbe stata quella del collegio; più precisamente il “Don Bosco” di Palermo, via Sampolo 121, dove un fratello di mamma, era stato, a suo tempo, convittore.

Lo zio Gaetano vi aveva frequentato Ginnasio e Liceo, e ogni tanto rivangava in toni lusinghieri quegli anni, tessendo le lodi del metodo educativo salesiano e i benefici di un sistema di vita ordinato e regolare, scandito da momenti e da orari precisi.

Io, d’altra parte, compulsando le foto di famiglia, avevo più volte osservato quelle dello zio in uniforme da collegiale, col colletto rigido e il berretto a visiera, subendone un qualche fascino, cosicché accolsi di buon grado la decisione, attratto anche dalla prospettiva di stare a Palermo, città dove ero nato e che avevo avuto modo, già a otto anni, di visitare, ospite dell’amata zia Cecilia, sorella di mamma, e dello zio Gino, suo marito, i quali tutti i pomeriggi mi portavano in giro ad ammirare le bellezze della capitale dell’Isola.

La signora Lo Vasco, essendo del mestiere, si offerse di provvedere all’acquisto del corredo, la cui consistenza e tipologia erano meticolosamente specificate in una sorta di libretto d’istruzioni che l’istituto ci aveva spedito.

E così, in un afoso mattino di fine luglio, la sgangherata corriera delle 8 da Partinico depositò me e una sudatissima ansante Lo Vasco, alla quale i miei genitori m’avevano affidato, nella piazza della stazione centrale di Palermo.

Da lì, attraverso la via Roma, raggiungemmo i Lattarini, dove l’esperta merciaia, cui bastava una occhiata per decidere le misure e una toccatina per saggiare la qualità dei materiali, provvide all’acquisto di scarpe, pantaloni, giacche, camice, canottiere, maglie, mutande (quelle fantozziane, non gli slip che, come precisava l’opuscolo, chissà perché, non erano ammessi!), pigiami, calzini, fazzoletti e la cravatta grigio perla della divisa… mercanteggiando e spuntando abilmente sui prezzi.

Ogni capo del corredo venne contrassegnato col beneagurante numero di matricola che m’era stato attrbuito, il 10, e recapitato, assieme a due mante di lana e a un copriletto bianco di cotone, al guardaroba del Sampolo, in attesa del fatidico 30 settembre, data in cui mi dovevo presentare in collegio.

d3La spartenza dai miei genitori, che mi accompagnarono in macchina fin davanti l’atrio dell’istituto, alla fine del lungo viale che avrei tante volte percorso, non fu particolarmente melodrammatica, come me l’ero immaginata; del resto, ci saremmo visti la domenica successiva, e giovedì era stata già concordata la visita parenti della zia Cecilia.

Niente, tutto si risolse rapidamente: un bacio, qualche canonica raccomandazione ed ero già manu manuzzi con un pretino (capii dopo trattarsi di un chierico) che mi condusse prima in camerata per assegnarmi il letto, e poi, attraverso quel bel cortile coperto a vetri che si usava per la ricreazione nei rari giorni di pioggia e per le preghiere della sera, allo studio, dove un altro assistente in sottana e col naso camuso (don Causarano, si chiamava) mi accolse con una certa freddezza, annotò il mio nome, mi indicò il posto e tornò a leggiucchiare il suo breviario.

Lo studio mi apparve severo e grandissimo, con dei lunghi banconi scuri a destra e a sinistra, separati da un corridoio dove l’assistente, quando non stava appollaiato sull’alta cattedra, passeggiava avanti e indietro. La scuola sarebbe cominciata l’indomani, fatidico primo ottobre; non avevo compiti, sicché, riposti nel cassetto alcuni libri che m’ero portato, aprii sul banco la bella edizione dei Promessi Sposi che papà m’aveva regalato per il compleanno e mi immersi nella lettura.

Il nostro Cerbero (così lo avremmo soprannominato in seguito) scese immediatamente dal suo trespolo, attraversò a larghe falcate lo stanzone, si pose alle mie spalle, volle controllare il contenuto del cassetto, ispezionò sospettoso i libri (erano Le mie prigioni di Pellico, Cuore di De Amicis e alcuni volumi di Salgari), me li restituì, stupito forse che un murvusu di dieci anni leggesse roba siffatta, e mi disse che per quel pomeriggio, visto che non avevo lavori assegnati, avrei potuto sfogliarli.

Nei giorni seguenti, imparai quali erano le regole dello studio: innanzitutto il silenzio, poi la concentrazione, non si poteva comunicare in alcun modo coi compagni e la lettura libera era concessa soltanto nell’ultima frazione di orario, dalle 19,45 alle 20,30. Il rispetto di queste norme era devoluto sia all’assistente sia ai cosiddetti capistudio – chiamati in gergo “muffuti” – odiatissimi studenti più grandi che, uno ogni due banchi, controllavano gli altri e riferivano, su un apposito pizzino, le eventuali infrazioni che venivano, ogni settimana, rese pubbliche dal prefetto e sanzionate con la chiamata dal consigliere e la successiva punizione.

Il mio muffuto era un certo Bono, allievo di terza media: brutto, peloso, con una faccia porcina e degli orribili occhiali a fondo di bottiglia, la cui vigilanza imparai ben presto ad eludere con tutti i trucchi della tradizione studentesca. Mai mi incocciò, tranne una volta che la biro in cui avevo nascosto una versione da far copiare a un compagno gli cadde, per mio errore di lancio, fra le mani irsute. Me la cavai, vista la mia fedina pulita e l’aria contrita che assunsi, con un semplice rimprovero e un buffetto sulla guancia da parte di don Zingali, l’inflessibile consigliere.

(altro…)

Read Full Post »

f11

Read Full Post »

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 16,19-31

.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Lazarus-und-reicher-MannAllora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre,
perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi ».

.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: