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Archive for 9 agosto 2022

Non c’è bisogno del “tavolo romano” per vincere le elezioni regionali

Alfonso Cipolla

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alf 70L’anti-Musumeci per eccellenza, l’agitatore-continuo del centrodestra, il brucia-nomi seriale di candidati e candidate alla presidenza regionale (sia del proprio partito che degli altri), il coordinatore regionale di FI inviso a tanti (anche del suo partito) ha cambiato ancora una volta idea e posizione.

Ieri in una riunione plenaria del centrodestra all’Hotel delle Palme, ha dovuto ritirare il veto contro Musumeci, rimandando la palla Roma per la decisione finale. Solo qualche settimana fa affermava il contrario: “Il nome del presidente lo decidiamo qui in Sicilia”.

Ha dichiarato: «Il partito a cui sarà assegnata la presidenza della Regione indicherà il candidato. Abbiamo fatto un accordo che secondo me è molto positivo. Non esistono veti per nessuno, nemmeno per Musumeci. Tutto si deciderà a Roma con i vertici nazionali e regionali della coalizione».

L’incostanza fatta uomo, l’uomo un po’ politicante e molto litigante, colui che cambia idee e proposte come il camaleonte muta i colori per adattarsi all’ambiente, si è rimangiato il veto contro Musumeci e adesso spera negli esorcismi del tavolo romano per trovare l’intesa a lui gradita.

L’anti-Nello per eccellenza ora spera che lì il suo partito possa spartirsi “a tavolino” le presidenze delle regioni di Lombardia, Lazio e Sicilia e che quest’ultima tocchi a Forza Italia. Tutto in effetti può accadere ad un tavolo nazionale in cui la spartizione delle regioni potrebbe disattendere le speranze di lombardi, laziali e siciliani.

Ma anche in quel tavolo Forza Italia troverà delle resistenze. La Moratti (quota Fi) pretende di fare la presidente della regione lombarda al posto dell’uscente Fontana (quota Lega). Salvini si è messo subito di traverso sostenendo che Fontana “il presidente uscente che ha ben meritato” non si tocca né si cambia.

296860743_10217462349789497_3309027904164115640_nE’ l’identica posizione della Meloni che sostiene Musumeci il quale non solo ha ben meritato ma che, ogni sondaggio di quest’anno, conferma essere l’unico candidato del centrodestra capace: di battere tutti i concorrenti del centrodestra e gli avversari del centrosinistra; di ridurre il peso di Cateno De Luca; e di portare al voto molti elettori demotivati.

E allora che ci vanno a fare nella Capitale? Perché questa tardiva marcia su Roma?

A noi del centrodestra non resta che sperare nel buon senso dei rappresentanti nazionali dei tre principali partiti e nella loro capacità di togliere le castagne dal fuoco e di dipanare l’intricata matassa e la ragnatela intessuta da alcuni No-Nello.

L’unica cosa certa è che le decisioni romane ed eventuali equilibri trovati “a tavolino” – che non tenessero ben presenti gli interessi del centrodestra e di 5 milioni di siciliani – saranno sgradite e osteggiate sul  territorio in quanto irrispettose della volontà espressa dal nostro elettorato che ha innumerevoli volte indicato il proprio candidato in Musumeci.

Stiano attenti quelli delle “sconfitte a tavolino”, la smettano di giocare sulla pelle dei siciliani perché le elezioni politiche e quelle regionali sono legate a doppio filo. Sono come le ciliege: una competizione tira l’altra, una vittoria tira l’altra e per vincere occorre non demotivare il centrodestra, non dividerlo ma unirlo e incitarlo. Attenti però che il proverbio delle ciliegie si adatta anche alle sconfitte: una tira l’altra.

Riflettano bene  gli esponenti siculi del centrodestra ed anche quelli nazionali, prima di privare la Sicilia di una vittoria certa con Musumeci, prima di percorrere una strada che porterebbe ad una sconfitta sicura, prima di regalare la Sicilia ad altri per 5 lunghi anni.

Che ce ne faremo noi siciliani dell’elezione di uno sparuto gruppo di deputati condannati all’opposizione e all’irrilevanza? Perché dobbiamo privarci dell’uomo che ha risollevato le sorti della Sicilia, ha guidato il governo che per 5 anni e non ha avuto un solo giorno di crisi, né mai da fare con problemi giudiziari?

Se non le parole, anche l’aritmetica e i numeri dovrebbero portare a più miti consigli quanti preferiscono rischiare di farci perdere le elezioni proponendo nomi e soluzioni dell’ultima ora; quanti preferiscono l’ora della sconfitta a quella della vittoria. Si diano una calmata. Ritornino tutti insieme, non c’è più tempo per i giochi di palazzo, altrimenti se scordino non solo il Palazzo dei Normanni ma anche quello d’Orleans.

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