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Archive for 15 ottobre 2021

Asfaltata la frana di via Villafranca

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a2Questa è una foto del 2009 della frana sulla via Villafranca che si era verificata qualche anno prima.

Ne è trascorso di tempo, centinaia di lamentele sono rimaste inascoltate per tanti anni ma finalmente l’amministrazione comunale ha provveduto a fare asfaltare quella strada definibile della vergogna.

Agli abitanti del villaggio che protestavano veniva risposto che la frana era stata segnalata a chi di dovere. Ma chi doveva però nulla faceva.

Alla fine gli abitanti del villaggio Cesare Battista l’hanno avuta vinta perché hhano sostenuto giustamente che non si poteva non riparare e asfaltare questo tratto di strada proprio mentre si stavano asfaltando alcune vie che stavano in condizioni meno pietose. Osservazione precisa, circostanziata e inappuntabile.

E così si è scritta la parola fine su questa lunga e penosa discriminazione.

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La Regione rivendica i suo ruolo e le somme per il Sud

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Nota del Gruppo consiliare “Milena Domani” al Presidente del Consiglio Comunale

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Oggetto: “Nota sulle linee guida per il controllo dei Green Pass valide per l’accesso in aula consiliare”.

Signor Presidente,

nel corso dell’ultima seduta consiliare del 5 ottobre scorso lei ha disposto che i consiglieri comunali debbano inviarle per posta elettronica i propri Green Pass per potere accedere in aula consiliare e partecipare ai consigli comunali.

Quanto da lei stabilito a proposito dell’accesso in aula consiliare sul possesso dei Green Pass validi contrasta con il diritto alla privacy e con le modalità di verifica del possesso delle certificazioni verdi Covid-19 in ambito lavorativo.

Il decreto del Presidente Draghi, valido dal 15 ottobre al 31 dicembre 2921, al quale si rimanda, interviene per fornire ai datori di lavoro pubblici e privati gli strumenti informatici che consentano una verifica automatizzata del possesso delle certificazioni.

Il sistema che garantisce la privacy più facilmente è l’uso dell’App che verifica il Green Pass mediante la lettura del Q.R. code del certificato verde accompagnato dal controllo agli accessi fisici con la rilevazione della temperatura.

Per la rilevazione della temperatura e della validità dei Green Pass basterà indicare una persona addetta a tale scopo e tutto sarà più facile nel rispetto della riservatezza.

Nelle linee guida c’è per il datore di lavoro, pubblico e privato, “l’esplicito divieto” di conservare i Q.R. code delle certificazioni e di raccogliere, in nessun caso, i dati dei dipendenti salvo quelli strettamente necessari all’applicazione delle sanzioni”.

Pertanto la invitiamo a ritirare la sua disposizione relativa all’invio al suo indirizzo elettronico dei Green Pass dei consiglieri comunali e ad attenersi puntualmente alle linee guida contenute nel Dpcm firmato dal Presidente Draghi.

In attesa di pronto riscontro, invio distinti saluti

Alfonso dott. Cipolla

Consiglieri comunale capogruppo di “Milena Domani

controllo greenpass

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Immigrato mezzo nudo in giro per la via Atenea, un secondo nordafricano fa la pipì in pubblico.

Antonino Ravanà

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AGRIGENTO.

Uno mezzo nudo con le sole mutande addosso, e con in mano un bastone, notato a piedi lungo la via Atenea, l’altro impegnato a fare la pipì davanti a tutti, nell’area di Porta di Ponte. Storie di degrado avvenute nel centro città che hanno visto il coinvolgimento di due immigrati.

nuProtagonista del primo episodio un giovane dell’Africa subsahariana, il quale, l’altra notte è stato visto aggirarsi quasi nudo, con solo uno slip a coprire la parti intime, in via Atenea.
L’individuo, in evidente stato di agitazione, e alterazione psico-fisica, ha urlato ripetutamente frasi senza senso, brandendo anche una spranga. Qualcuno si è rivolto al 112.

Se non c’è scappato qualcosa di grave si deve alla professionalità dei militari della Guardia di finanza di Agrigento. Intervenuti, poco prima di piazza Gallo, lo hanno localizzato e fermato. Qui gli hanno detto di non fare pazzie, anche se riportarlo alla ragione, non è stata una cosa semplice. Una volta bloccato l’uomo è stato affidato agli operatori del 118, e portato al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”, dove è stato sottoposto alle cure del caso.

downloadNon molto lontano, nei giardinetti di Porta di Ponte, in prima serata, un nordafricano ubriaco fradicio, tirandosi giù pantaloni e mutande, si è messo a fare la pipì. Ad assistere alla scena diversi passanti attoniti. L’immigrato, presenza fissa del centro città, per tutta la giornata, una dopo l’altra si è scolato diverse bottiglie di birra, e altri alcolici. Barcollante, all’improvviso, probabilmente perché non ce la faceva più a tenerla, si è abbassato i pantaloni, ed ha iniziato a urinare. Il tutto in una zona ben visibile, e davanti a decine di persone incredule per l’indecoroso e vergognoso “spettacolo”. Poi si è coricato dentro un’aiuola. Lì è stato sorpreso dai carabinieri e dai militari dell’Esercito.

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Lite furibonda tra romeni e magrebini in preda ai fumi dell’alcol se le sono date di santa ragione

Carmelo Vella

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CANICATTÌ.

download (1)Urla, calci, pugni. L’ennesima rissa in via Capitano Ippolito nei pressi del Teatro Sociale è scoppiata l’altro pomeriggio.

A darsela di santa ragione da una parte un gruppo di romeni e dall’altra alcuni magrebini. Soltanto l’intervento delle forze dell’ordine intervenute dopo la chiamata dei cittadini è riuscito a riportare la calma in una situazione che stava degenerando. Alla base i soliti motivi: l’abuso di alcolici da parte dei contendenti. Poi l’aggressione prima verbale e subito dopo fisica.

Ormai, tra Piazza IV Novembre e via Capitano Ippolito non si contano più gli episodi del genere. Non passa giorno o quasi che gente ubriaca venga alle mani ed anche in maniera pericolosa. Risse che avvengono sotto lo sguardo incredulo ed impotente dei cittadini i quali non possono fare altro che chiamare il numero unico di emergenza il 112 e far intervenire polizia e carabinieri.

Una situazione che sta destando parecchia preoccupazione tra gli abitanti di quelle zone della città i quali temono per l’incolumità propria e per quella dei loro cari. Chiedono una maggiore tutela. Più volte la questione ordine pubblico a Canicattì, considerata la
presenza in città di tanti immigrati spesso adoperati nelle campagne per la raccolta delle uve tipica di questo periodo, è stata al centro di incontri e riunioni anche in Prefettura. Spesso i cittadini di quelle zone di Canicattì hanno firmato appelli e petizioni inviandole alle istituzioni. Il problema però rimane e torna prepotentemente alla ribalta dopo un periodo di relativa tranquillità.

foto di repertorio

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Dolly varden

Dolly varden

di Briciolanellatte

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Il vento era finalmente calato ed era uscito un sole incerto. Insufficiente per far salire la temperatura già molto sotto lo zero.
Ken e il piccolo Ziro pensarono comunque che fosse un’ottima occasione per andare a pesca sul lago ghiacciato. Erano stanchi di mangiare la solita carne di alce e un po’ di pesce avrebbe contribuito a variare la dieta.
Partirono al mattino presto. Il sole era immobile sull’orizzonte e quando alla sera se ne sarebbero andati sarebbe stato ancora lì, nello stesso punto esatto, come in un fotogramma rotto. Ken trascinava l’avvitatore con cui avrebbe fatto il buco nello spesso strato di ghiaccio, mentre Ziro portava le lenze che seppur vecchie e sbiadite erano ancora tenaci e robuste. Scotty, l’indisciplinato vecchio malamute, li precedeva come sempre trotterellando sicuro di sé perché tanto sapeva dove si sarebbero diretti.
Una volta arrivati, ci volle quasi mezz’ora a Ken per praticare un foro che fosse sufficiente per far passare il pesce. I tentativi furono molteplici sia per lo spessore dello strato sia perché il buco si righiacciava facilmente. Intanto Ziro si era affrettato a costruire una sorta di riparo tutt’intorno con rami e foglie. Sarebbe stato più semplice ripararsi dalla brezza fredda che spirava a tratti sul lago e resistere così fino a sera.
Trascorse un paio di ore. La natura sembrava rattrappita in quella morsa di freddo e una nebbiolina eterea si aggirava furtiva sulla cima dei cedri come un fantasma inquieto. Ma fu solo quando Ken cambiò esca, una sorta di impasto con pane di mais, radice essiccata di fireweed e chissà cos’altro, che cominciò a prendere un pesce dopo l’altro. Non erano grandi quelle dolly varden, per via della stagione, ma era meglio di niente. La giornata comunque prometteva bene. L’uomo aveva una grande esperienza per quel tipo di cattura; teneva ben salda la lenza tra le punta delle dita, inginocchiato sull’orlo del foro, e bastava anche solo un leggero tentennamento della lenza per capire se aveva abboccato.
Ziro dal suo canto non perdeva d’occhio il padre: stava attendo ad ogni suo minimo gesto. Sapeva bene che un giorno la sua sopravvivenza avrebbe potuto dipendere proprio da quegli stessi gesti. Scotty invece era già sparito, probabilmente era in giro a dar fastidio ai nidi di edredone.
«Vieni, prosegui tu» disse a un tratto il padre alzandosi in piedi e tendendo la lenza a Ziro.
Il figlio, prima sbarrò gli occhi, poi si mise le mani dietro la schiena scuotendo la testa.
«Dai, prendi questa lenza, devi imparare, io vado a fumarmi una sigaretta… non posso farlo qui vicino ai pesci avvertono l’odore di fumo…» mentì.
Ziro chiese, anche se solo con l’espressione del volto, se dovesse davvero farlo. Il padre gli sorrise e gli mise ancora più vicino la lenza a toccargli il piumino consunto. Il bambino la afferrò e si inginocchiò vicino al foro, così come aveva visto fare tante altre volte.
«Bravo, così…» lo incoraggiò Ken spostandosi di diversi metri e sedendosi con la schiena a ridosso del tronco di un cedro giallo. Era fiero di lui, sarebbe presto diventato un uomo. Vide che era concentratissimo tanto che non appena sentì vibrare tra le mani la lenza reagì subito serrando forte. Il bambino sentì la trota all’amo che stava cercando di andare verso il profondo dello specchio acqua, ma non si fece prendere alla sprovvista: piantò i piedi e oppose resistenza.
«Papà, papà, ha abboccato, aiutami presto!»
«No, Ziro è tutto tuo, ha abboccato alla tua lenza e tu devi tirarlo a riva…»
«Ma no, papà… ti prego… non so come si fa…» supplicava lui tenendo la lenza con tutte le sue forze.
Il padre capì che quello era il giorno in cui suo figlio si sarebbe dovuto far valere misurandosi con il suo primo pesce; così non si mosse dal suo posto e finì di gustarsi la sigaretta.
Ziro protestò ancora ma poi, visto che il padre non si muoveva, si mise ancor più di impegno; dopo venti minuti il muso di una ragguardevole dolly varden si affacciò boccheggiando dal foro. Con un ulteriore sforzo Ziro diede un ultimo strattone e la trota scivolò di lato contro i rami del riparo. Quello fu anche l’attimo in cui il bambino vide spuntare dal foro anche il muso inconfondibile di una foca, di un cucciola di foca, per l’esattezza. I due si guardarono per un lungo interminabile momento in modo interrogativo. La foca, delusa di essersi vista scippare la preda, Ziro di vedere una foca in un lago. Pochi secondi dopo la foca si reimmerse sparendo nell’acqua gelida.

«Bravissimo Ziro… hai preso proprio una gran bella trota» gli disse il padre mentre si avvicinava.
Il bambino era soddisfatto. Aveva fatto una cosa da grandi e suo padre era fiero di lui.
«Ma guarda che bella!» fece ancora Ken mentre staccava il pesce dall’amo rimirando la cattura. Il contatto con l’aria gelida che aleggiava sul lago aveva già avuto la meglio e ormai la trota non si muoveva più.
«Ho… ho visto anche un’altra cosa, papà…» fece Ziro poco convinto.
«Cosa, Ziro?»
«Ho visto spuntare dal buco il muso di una foca.»
Il padre lo guardò incredulo. «Non ci sono foche nel lago Minchumina, Ziro, né in nessun altro lago dell’Alaska. La foca vive in mare.»
«Ti giuro, l’ho vista.»
«Non è possibile, non vivrebbe nell’acqua dolce, l’avrai scambiata semmai per una lontra o qualcosa di simile, non poteva essere una foca.»
«Ti assicuro, era una foca, papà, e andava dietro al mio pesce…» insistette il bambino agitandosi «perché non mi credi?»
Quando il figlio si comportava il quel modo, Ken non sapeva cosa fare. Si sentiva impotente, inutile. ‘Se ci fosse sua madre saprebbe di certo come calmarlo‘ pensò lui rattristandosi. E tra i due cadde il silenzio.

(altro…)

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