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Archive for 5 ottobre 2021

Massimiliano Scafi

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virgiSono tornati i giallorossi, stavolta più rossi che gialli? «Abbiamo perso per demeriti nostri», ammette Matteo Salvini. Battuta d’arresto per il sovranismo, questo il commento a caldo del Palazzo.

Il centrodestra, che va meglio dove riesce ad agganciare il centro e si presenta con un profilo moderato, può però sperare nel ballottaggio, tra 14 giorni: i suoi candidati sono in vantaggio, favoriti. E intanto porta a casa la Calabria, dove Roberto Occhiuto, Forza Italia, trionfa su Bruni e De Magistris.

Crisi nera per i grillini, ormai quasi irrilevanti, svuotati dal Pd, puniti dagli elettori dove hanno governato, con la Raggi e l’Appendino, nelle città vetrina della decrescita felice e del no a tutto, dalla Tav alle Olimpiadi.

E ancora: si aprono spazi al centro del villaggio, come dimostra il buon risultato di Carlo Calenda. «Esiste un’area di riformismo pragmatico – dichiara – che non si accontenta dell’offerta politica attuale e che con la nostra lista ha avuto un’affermazione senza precedenti». Si tratta quanto meno di suggestioni, di ipotesi di lavoro in chiave nazionale, che potrebbero nelle prossime settimane essere rafforzate da una riforma elettorale proporzionale e dalla partenza della corsa per il Quirinale.

Il ruolo dei moderati sarà determinante per l’elezione del nuovo capo dello Stato ma anche tra due settimane per il secondo turno delle amministrative. «Si vince se si allarga la coalizione», spiega Enrico Letta, neo deputato di Siena. Vale per tutti.

6La partita più importante, e anche la più aperta, si svolge nella Capitale. Quattro sfidanti forti, la sindaca uscente data in rimonta, un outsider trasversale come l’ex ministro dello Sviluppo del governo Renzi. Calenda, che guida un partito del tre per cento e che ha ricevuto l’endorsement del numero due della Lega Giancarlo Giorgetti, draga a sinistra consensi a Roberto Gualtieri e qualcosa pure a destra a Enrico Michetti.

fine sfiora il 20 per cento, a un soffio da Virginia Raggi, la grande sconfitta. A chi andranno i suoi voti? Ce la farà Gualtieri a recuperare su Michetti? Che peso avrà l’astensione? A Roma, come peraltro a Milano, si affaccia ai seggi meno della metà dei cittadini. Il cappotto a Milano e Napoli pesa, Salvini già parla di «autocritica» ma il giudizio finale della tornata amministrativa passerà pure dall’esito di questa sfida.

«Abbiamo sbagliato i candidati – dice Maurizio Lupi – sembravano le selezioni di X Factor». E se sulle rive del Tevere, nonostante gaffe e infortuni, quello scelto da Giorgia Meloni è comunque in vantaggio di quattro punti e mezzo, lo stesso non si può dire per Luca Bernardo, indicato da Salvini e surclassato da Sala. Tiene botta invece a Torino Paolo Damilano, voluto da Giorgetti.

Scandagliando poi nelle prime rilevazioni dei risultati delle liste dei partiti, ci si accorge del mezzo sorpasso a destra: 15,6 per cento a Roma, dieci a Torino, tredici a Bologna. Tranne Milano, Fratelli d’Italia è sempre davanti al Carroccio. Forza Italia invece, con il 18,2, è il primo partito della Calabria.

Male dappertutto il M5s. A Roma in cinque anni i grillini sono passati dal plebiscito per la Raggi, 64 per cento, al 17 complessivo di oggi. Giuseppe Conte dovrà regnare sul deserto.

«Questo per il Movimento è il momento della semina e non del raccolto, il nuovo corso è appena partito», si difende l’ex premier. Matteo Renzi lo prende in giro così: «Una splendida giornata. Ironizzavano sui nostri sondaggi, invece le liste di Italia Viva sono spesso decisive per l’elezione dei sindaci. E quasi ovunque sono davanti a quelle dei Cinque Stelle».

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𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼. 𝗜𝗹 𝗣𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗔𝗺𝗺𝗶𝗿𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀: 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶 𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗼

Alberto Samonà

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Restituito alla Città di Palermo, dopo gli interventi di restauro durati pochi mesi, il Ponte dell’Ammiraglio, importante testimonianza, inserita nell’itinerario Unesco arabo-normanno. Un restauro che la città attendeva da anni e che è stato eseguito in tempi rapidi grazie alla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo.

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I lavori, realizzati da due imprese siciliane, l’Ati Comes Giovanna di Catania e la Renova Restauri srl di Ragusa, per un importo netto di poco meno di 68mila euro, erano stati affidati nella scorsa primavera e oggi il Ponte è stato riaperto alla pubblica fruizione alla presenza mia e di Selima Giuliano, Soprintendente dei Beni culturali di Palermo, che ha diretto i lavori.

3I lavori hanno riguardato opere finalizzate alla conservazione del bene e alla pubblica incolumità, con interventi sia alle parti della struttura muraria in conci di calcarenite, che al ripristino della pavimentazione realizzata in ciottoli di fiume.

Reinstallate anche le basole di Billiemi che erano state trafugate e una volta ritrovate erano state custodite in attesa della ricollocazione.

Alcuni saggi eseguiti dai tecnici della Soprintendenza hanno consentito anche di individuare degli elementi sottostanti, ridisegnando l’originaria conformazione del Ponte dell’Ammiraglio e consentendo agli studiosi di completare la narrazione su questo monumento.

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E ora tocca alla Sicilia

Mario Barresi

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Dopo il voto nelle grandi città che sta tenendo col fiato sospeso il governo e soprattutto i partiti, nel prossimo fine settimana comincerà un mini-turno elettorale con circa 600mila cittadini interessati.

Il calendario

La Regione ha infatti fissato l’appuntamento con le urne una settimana dopo il resto del Paese: primo turno domenica e lunedì prossimi in 43 comuni, con eventuali ballottaggi, se nessuno dei candidati a sindaco supera il 40%, previsti  il 24 e 25 ottobre nei 13 con più di 15mila abitanti (Adrano, Caltagirone, Giarre, Lentini, Noto, Pachino, Rosolini, Vittoria, San Cataldo, Canicattì, Favara, Porto Empedocle e Alcamo) sottoposti al sistema proporzionale. I 30 centri col maggioritario a turno unico (vince chi prende più voti) sono invece: Montallegro, Montevago e San Biagio Platani (Agrigento); Vallelunga Pratameno (Caltanissetta); Grammichele e Ramacca; Antillo, Capo d’Orlando, Caronia, Falcone, Ficarra, Floresta, Galati Mamertino, Gioiosa Marea, Mistretta (sciolto per mafia), Patti, Rodì Milici, San Marco D’Alunzio, Sant’Angelo di Brolo, Terme Vigliatore, Torregrotta (Messina); Alia, Montelepre, San Cipirello e Terrasini (Palermo); Ferla e Sortino (Siracusa); Calatafimi-Segesta e Misilscemi  (Trapani).

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Ma nello strano “fuso orario” siciliano c’è un’ulteriore tornata che riguarderà 3 dei 9 centri sciolti per mafia. A Misterbianco, ma anche a Torretta e Mezzojuso (nel Palermitano) il primo turno è fissato per il 24-25 ottobre, con il ballottaggio, previsto soltanto sotto il Vulcano, fissato il 7-8 novembre.

Poche le sfide  “politiche”

In attesa di conoscere l’esito delle Amministrative nelle città più importanti d’Italia, il dato di partenza di questo voto siciliano d’autunno – a un anno esatto dalle Regionali del 2022 – è che il valore politico sarà molto relativo. Forse conta di più tutto quello che è successo (o meglio: che non è successo) prima della presentazione di aspiranti sindaci e liste, con gli schieramenti spaccati quasi ovunque nei comuni più importanti.

L’unica sfida davvero bipolare è a Caltagirone. Nella patria di Sturzo tutto il centrosinistra s’è compattato sull’ex consigliere provinciale Fabio Roccuzzo, sostenuto da Pd, M5S e sinistra, Claudio Fava compreso. Quasi per reazione i tre potenziali nomi del centrodestra si sono ridotti a uno solo: il forzista Sergio Gruttadauria; in lizza anche Roberto Gravina e Giuseppina Aliotta. Altri due i big match del Catanese. Ad Adrano: quasi tutto il centrodestra con il centrista Carmelo Pellegriti, mentre la Lega punta sull’ex sindaco ed ex deputato regionale Fabio Mancuso; l’asse Pd-M5S punta su Vincenzo Calambrogio; in campo i civici Agatino Perni e Gaetano Birtolo. E a Giarre: centrodestra spaccato fra Leo Patané (Fi, Dc, centristi e Iv) sfida Leo Cantarella (Lega e Fdi), nella sfida al sindaco uscente Angelo D’Anna; Patrizia Lionti ed Elia Torrisi gli outsider.

Ma i riflettori della politica regionale sono puntati anche su Vittoria, che torna a eleggere il proprio sindaco dopo un commissariamento (dovuto allo scioglimento per mafia) con durata record. Nella città del mercato ortofrutticolo più importante del Sud torna a ruggire il vecchio leone, già comunista e autonomista, Ciccio Aiello, che punta all’ennesima elezione col sostegno di Pd, sinistra e civiche. Qui l’asse giallorosso è rotto dal M5S, che appoggia Piero Gurrieri. Il centrodestra è quasi tutto compatto sul meloniano Salvo Sallemi, con alcuni big nascosti fra le civiche del quarto in lizza, Salvatore Di Falco.
Molto interessanti anche le quattro sfide del Siracusano. A Noto il civico Aldo Tiralongo sostenuto dal Pd, ma anche da Forza Italia e Udc (ufficialmente assente il M5S) se la vedrà in un faccia a faccia con Corrado Figura.

A Lentini i candidati sono addirittura sei: l’uscente Saverio Bosco se la vedrà con Rosario Lo Faro (civico colorato di giallorosso), Stefano Battiato e Francesca Reale (che si dividono le forze del centrodestra) e le civiche Maria Adagio e Laura Vacirca. A Pachino un poker di aspiranti: il grillino Fabio Fortuna e l’imprenditrice Barbara Fronterrè (Pd, progressisti e Udc) spaccano il centrosinistra, tanto quanto Carmela Petralito (FdI e DiventeràBellissima) e Corrado Quartarone (Lega e Forza Italia) fanno col centrodestra. A Rosolini, infine, cinque in lizza. L’unico partito ufficiale è il Pd, che sostiene Corrado Vaccaro. Centrodestra e grillini si mischiano nelle civiche: Giovanni Spadola, Giuseppe Incatasciato, Francesco Di Tommasi e Tino Di Rosolini gli altri quattro candidati.

Il “Sudoku” più complicato è nel Nisseno e nell’Agrigentino e riguarda soprattutto il centrodestra.

A San Cataldo, nel Nisseno, asse M5S-Pd per Gioacchino Comparato; Luigi Cuba (Fi e Nuova Dc), Claudio Vassallo (Lega e Fd) , l’ex sindaco Giampiero Modaffari, Valerio Ferrara, Michele Intilla e Giuseppe Scarantino e gli altri sfidanti in campo.

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veritas

2010 Veritas RS III

Nel 2010 la Vermot AG non operava più nel settore automobilistico da 60 anni ma ha voluto fare un ritorno, un ritorno orribile. La Veritas RS III del 2010 non è solo disgustosa, sembra qualcosa che potreste immaginare nei vostri peggiori incubi in un posto buio, quest’auto fa tremare!

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Mance da tassare, Fisco-vampiro in Italia: la clamorosa decisione della Cassazione

fiLe mance fanno parte del reddito e quindi vanno tassate.

È questa la clamorosa decisione della Cassazione, che ha dato ragione alle pretese dell’Agenzia delle entrate nei confronti di un contribuente di Sassari.

Il lavoratore, capo del ricevimento in un albergo, è finito nel mirino del fisco per non aver dichiarato oltre 73mila euro di entrate, frutto delle mance accumulate durante l’anno.

Condannato in primo grado, il contribuente è stato invece assolto dalla Commissione tributaria regionale, secondo cui in base al testo unico delle imposte sui redditi, avendo natura aleatoria e non essendo erogate dal datore di lavoro, le mance non gonfiano l’imponibile.

Diversa la posizione della Cassazione. Le somme percepite a qualsiasi titolo in relazione ad un rapporto di lavoro subordinato, ha sentenziato la suprema corte, rientrano nel reddito sottoposto a tassazione. Attenzione, perché non si tratta solo di soldi. Il fisco può applicare i suoi balzelli su tutti gli introiti che derivano dal proprio lavoro, in denaro o in natura. Insomma, bisogna pagare le tasse anche sui regali.

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La Soria insegna…

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