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Archive for ottobre 2021

Torrenti del nisseno. l’on.le Mancuso: “Oltre 2 milioni per loro pulizia. Orgoglioso del risultato ottenuto”

Dario Cataldo

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Michele Mancuso

Caltanissetta, 30/10/2021.

“Finanziati in settimana tutti i torrenti del nisseno.

Si tratta di 2.020.000 di euro, circa il 20% rispetto al totale stanziato dall’Assessorato alle Infrastrutture per tutta la Sicilia circa la pulizia dei torrenti.

Sono orgoglioso e soddisfatto del risultato ottenuto in favore del territorio, il quale non vuole promesse, ma fatti concreti”.

Lo afferma il deputato di Forza Italia all’Ars, Michele Mancuso.

Questi i Torrenti inclusi:

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  1. Torrente del salito (450.000 euro)
  2. Gela- Torrente Galluzzo (250.000 euro)
  3. Resuttano – Fiume Imera (220.000 euro)
  4. Mussomeli – Torrente Indovinella (200.000 euro)
  5. Bompensiere – Fiume Gallodoro (250.000 euro)
  6. Gela – Torrente Valle Torta (250.000 euro)
  7. Campofranco – Cantarella (400.000 euro)

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Caltanissetta, sindaco aggredito: solidarietà del Libero Consorzio dei Comuni

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thIl sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino, è stato aggredito venerdì sera da un uomo di 51 anni, mentre si trovava in viale della Regione in compagnia di altre due persone.

L’aggressore, pregiudicato, si è scagliato contro il primo cittadino accusandolo di essere responsabile della sua condizione abitativa. A bloccarlo sono stati i poliziotti delle Volanti che si trovavano poco distanti.

Il sindaco non ha riportato lesioni apparenti e ha deciso di non farsi refertare. L’uomo, arrestato per violenza e minacce a pubblico ufficiale, già in passato aveva avuto condotte aggressive verso forze dell’ordine e amministratori pubblici.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,28b-34

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R (2)In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

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OTTIME NOTIZIE PER LA STRADA PROVINCIALE MILENA-GROTTE

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musumeci-1280x720Il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha accolto positivamente la Petizione Popolare promossa dal Gruppo Consiliare “Milena Domani”, sottoscritta da 620 cittadini.

Musumeci ha incaricato il Dipartimento delle Infrastrutture di provvedere alla sistemazione della SP 151 Milena – Grotte nel tratto appartenente alla provincia di Caltanissetta, affidando all’Assessore regionale Marco Falcone il compito di seguire le procedure.

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De gustibus et coloribus non disputandum est!

(Su gusti e colori non vale la pena disputare!)

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L’abbeveratoio del Villaggio Balilla (ex Robba Cardiddru) dopo il restauro, con il paletto “distanziato”…

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Il tubo di uscita dell’acqua e quello nero sepolto sotto le pietre che è collegato…

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con l’apparecchio del riciclo dell’acqua a sua vola collegato con un filo al pannello solare…

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Uno dei due vasi ad immersione contenente piantine acquatiche e sassolini.

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L’asino disputa con la tigre e il leone la punisce

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(Cum asinis non disputandum!)
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asL’asino disse alla tigre: – “L’erba è blu”

La tigre rispose: – “No, l’erba è verde”

La discussione si accese e i due decisero di sottoporla ad arbitrato, e per questo si recarono davanti al leone, il re della giungla.

Ancor prima di raggiungere la radura nella foresta, dove il leone era seduto sul suo trono, l’asino cominciò a gridare: – “Vostra Altezza, è vero che l’erba è blu?”

Il leone rispose: – “Giusto, l’erba è blu”

L’asino si affrettò e continuò: – “La tigre non è d’accordo con me e mi contraddice e mi infastidisce, per favore punitela.”

Il re allora sentenziò: – “La tigre sarà punita con 5 anni di silenzio”

L’asino saltò dalla gioia e continuò il suo cammino, felice ripetendo: – “L’erba è blu”

La tigre accettò la sua punizione, ma prima di andarsene chiese al leone: – “Maestà, perché mi ha punito? Dopo tutto, l’erba è verde.

Il leone concordò: – “In realtà, l’erba è verde.”

La tigre domandò: – “Allora perché mi ha punito?”

Il leone replicò: – “Questo non c’entra con la questione se l’erba è blu o verde. La punizione è dovuta al fatto che  una creatura coraggiosa e intelligente come te non può perdere tempo a discutere con un asino, e poi venire ad infastidirmi con quella domanda”.

Morale della favola.

La peggiore perdita di tempo è litigare con lo sciocco e il fanatico che non si preoccupa della verità o della realtà, ma solo della vittoria delle sue convinzioni e illusioni. Non perdere mai tempo in discussioni che non hanno senso…

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Il giorno del suo 75° compleanno il biologo e filosofo francese Jean Rostand (1894/1877) figlio del drammaturgo Edmond, l’autore del “Cyrano de Bergerac”, guardandosi allo specchio, commentò scuotendo il capo: “Eh, purtroppo gli specchi non sono più quelli di una volta”.

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«All’abarèc! All’abarèc!»

di Briciolanellatte

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aba«All’abarèc! All’abarèc!» si sentì gridare di capanna in capanna come se non fosse stata l’ora più buia della notte.

Nevhèkk era stato il primo che, con la torcia accesa, era uscito di casa per arrampicarsi fin sulla cima della collina e scrutare il mare. Lo avevano immediatamente seguito il fidato Nàskar e i gemelli Dudèn, mentre io ero rimasto in disparte, ancora intontito dal sonno e incerto su cosa fare.

Nevhèkk aveva un magnetismo atavico che incuteva sottomissione e religiosa paura. Era arrivato dal mare dieci anni prima, probabilmente da qualche paese straniero, visto che la sua lingua era carica di accenti che evocavano posti lontani; e subito tutti gli abitanti della costa gli avevano riconosciuto l’autorità del Capo e il pieno potere di decidere sui loro destini.

Nessuno lo aveva contrastato se non Solòpech che lo aveva affrontato orgoglioso la mattina del solstizio d’autunno. Ma a Nevhèkk era bastato un colpo solo della sua mazza che gli pendeva da un fianco perché il cranio spaccato in due dell’avversario rimanesse a riempirsi di sabbia e mosche per una settimana intera; fino a quando Nevhèkk non ordinò di gettare il corpo in mare.

E ora il Capo era lì, su quella collina appena velata da un quarto di luna. Lui era alto, massiccio, lo sguardo torvo e gli occhi penetranti. Pareva un mostro partorito dall’abisso e pronto a spiccare il volo per ghermire chissà quale preda. Gli occhi erano immobili sul veliero a catturarne il minimo sussulto. Sì, l’impressione era stata giusta: la barca stava davvero entrando nella rada.

aE allora lui, rimanendo appiattito a terra, con un gesto ampio del braccio, appiccò il fuoco alla catasta di legna appositamente ammonticchiata: il fuoco avrebbe fatto credere al veliero che quella era la rotta corretta da seguire per entrare nell’insenatura e invece si sarebbe incagliato sugli scogli aguzzi e sarebbe affondato; poi sarebbero sopraggiunti gli altri, armati di lance e roncole, per aver la meglio sui sopravvissuti e impossessarsi delle merci.

Era del resto un veliero spagnolo: il migliore tra quelli che poteva loro capitare, perché tornando dalle Americhe portavano sempre nella stiva qualcosa di prezioso. Un abarèc coi fiocchi, dunque, che avrebbe accresciuto la sua fama di grande guerriero anche nell’entroterra.
E mentre il falò divampava violento verso il cielo ancora bucato di stelle, un cospicuo gruppo di uomini si era assiepato lungo la marina ben nascosto dietro ai parapetti in legno scuro. Al segnale convenuto sarebbe uscito allo scoperto per seminare morte e distruzione. Tutto era pronto. Anche il mare sembrava con la sua apparente calma una trappola mortale.

Il veliero si avvicinò ancora fino a quando inspiegabilmente si fermò. C’era qualcosa che non stava andando per il verso giusto. Nevhèkk controllò il fuoco: era vivo. La rada era ancora immersa nel buio e gli scogli sotto il pelo d’acqua erano ancora invisibili. Non c’era motivo allora perché la barca non proseguisse. Non capiva.
Strisciando si portò sulla punta del promontorio aguzzando la vista.

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Coda snervante

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