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Archive for 24 agosto 2021

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Torino, il monumento per i caduti di Nassiriya distrutto dai vandali. L’inquietante coincidenza con i talebani

Giovanni Sallusti
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1629545803-monumento-nassiriyaTalebani in azione a Torino, e non è un impazzimento del cronista.

Perché chi ha danneggiato e divelto il monumento in onore dei nostri caduti di Nassiriya, opera dello scultore nonché maresciallo capo dell’esercito Osvaldo Moi, tecnicamente ragiona, e agisce, come gli squadristi islamici che in questi giorni stanno (ri)terrorizzando l’Afghanistan.

naHa le stesse priorità marce, coltiva lo stesso disprezzo viscerale per la vita e per la libertà, pratica la stessa vigliaccheria teppista. E non solo non prova vergogna e schifo di sé per la somiglianza, ma la rivendica, scegliendo una tempistica che rende l’atto due volte barbaro: mentre in Medio Oriente la piovra islamista rialza la testa, questa feccia sfregia il ricordo di uno dei colpi più dolorosi per il nostro Paese tra quelli messi a segno dai suoi tentacoli.

12 novembre 2003, Nassiriya, Iraq, ore 10 e 40 locali (le 8 e 40 in Italia): un camion cisterna pieno di esplosivo scoppia davanti all’ingresso della base dei Carabinieri, provocando successivamente un’altra esplosione nel deposito munizioni della base “Maestrale”.

Nassiriya_-_Funerali_di_StatoIl bilancio, come si usa stupidamente dire in questi casi, è di 28 morti: 19 italiani (12 Carabinieri, 5 soldati dell’Esercito e 2 civili, 1 regista che si trovava lì per girare un documentario e 1 cooperante) e 9 iracheni (compresi i 2 attentatori). I feriti sono almeno 140, è il più grave attacco subito da truppe italiane dalla fine della Seconda guerra mondiale. La matrice della carneficina sta nel terrorismo sunnita, in gruppi vicini al Al Qaeda e al suo capo in Iraq Abu Musab al-Zarqawi.

Moi, che in quei giorni è a Sarajevo, segue l’istinto di chi conosce l’oscenità bellica, la quale divora il tempo e lo spazio, e realizza una scultura lignea in rovere dei Balcani. Diciannove figure, come i ragazzi che non ci sono più, ma non definite, stilizzate e compresse a comporre un’unica figura, perché uno è il fiume di sangue, una è la sofferenza immane, uno è l’orrore bombarolo che sventra in nome della jihad. È lo stesso orrore che oggi dilaga in Afghanistan, con le esecuzioni sommarie e la caccia a chi non gradisce la sharia casa per casa.

101001000-nassiryaQualche cretino nostrano ha (stra)parlato di «atteggiamento distensivo» e di «talebani moderati», e pensavamo fosse l’apice. Invece, c’è sempre qualcuno (ancora) più cretino, e stavolta si è materializzato a Torino, col vandalismo contro la statua installata in Viale IV novembre.

Contro la nostra storia, contro l’ovvia condivisione umana e nazionale, contro l’urlo insopprimibile delle madri, dei padri, dei fratelli, delle mogli. Che oggi risuona ancora più straziato.

Sabrina Cavallaro, vedova del maresciallo Giovanni Cavallaro: «Sono disgustata. Questo gesto è un’offesa a tutti i caduti, non solo quelli di Nassiriya. È un atto spregevole che fa male all’intera comunità».

Le fa eco Tiziana Montalto, vedova del maresciallo Alfio Ragazzi: «Sono sconvolta. I responsabili di questo gesto mi fanno tanta pena. Sapere che i nostri caduti vengono oltraggiati in questo modo è terribile. Non li lasciano in pace neanche ora che non ci sono più». E poi, il punto incandescente, il cretinismo italico e il mattatoio mediorientale che tornano a incrociarsi: «Provo anche molto sconforto per quanto sta accadendo in Afghanistan. Ho molta tristezza, sembra che tutto sia stato vano».

No, signora, no famigliari tutti, no a chi se ne è andato e a chi vive ricordando: non è stato tutto vano. Giovanni, Alfio, tutti loro, sono i migliori di noi. Non si sono soffermati a guardare una civiltà bruciare, non sono rimasti a vivacchiare nel disinteresse personalistico, ma nemmeno nella parola veicolata da una confortevole tastiera, come quella di questo pezzo. Sono andati là, hanno guardato in faccia il Mostro, l’hanno combattuto, ci hanno permesso di proseguire a vivacchiare a modo nostro, perché loro erano là. E nessun cretino può farci niente.

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SEGESTA

Dionisiache “Sette contro Tebe” un omaggio ad Aurelio Pes

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777In prima nazionale, per l’occasione, è sato messo in scena “Sette contro Tebe”, mise en espace dell’adattamento e interventi dello stesso Aurelio Pes, progetto curato da Nicasio Anselmo, che rientra anche nel Progetto Segesta e vede in scena Lorenzo Parrotto, Roberta Azzarone, Giovanni Carta e Anna Lisa Amodio, Giuseppe Benvegna, Camillo Marcello Ciorciaro, Giovanni Di Lonardo, Nicolò Giacalone, Monica Guazzini, Alessandro Marmorini, Giacomo Mattia, Mimma Mercurio, Marco Valerio Montesano, Matteo Munari; con la partecipazione di Domenico Pantano.

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samona«La mise en espace “Sette contro Tebe”, frutto dell’adattamento e degli interventi lasciatici in eredità da Aurelio Pes, tra la moltitudine di lavori e approfondimenti che da siciliano, studioso e intellettuale, ha donato nei suoi anni di vita alla Sicilia e non solo, è il primo dei tre omaggi che ho fortemente voluto promuovere nei principali appuntamenti dell’estate siciliana», dichiara l’assessore Samonà.

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Selfie col sedere al vento, l’ultima trovata social a Modica

BlogSicilia

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culNuova moda o trovata goliardica di qualche turista? Ancora è presto per dirlo. Sta di fatto che sui social network aumentano le foto scattate da turisti col lato B al vento, a Modica, in provincia di Ragusa. L’ultima trovata insolita per prendere qualche like in più? O la nuova moda lanciata da qualche influencer su Instagram?

Gli scatti col sedere completamente nudo sono proprio davanti alla Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Modica. Un modo per cercare attenzione o scandalizzare il pubblico in un’epoca dove ormai si vede di tutto, specialmente sui social network?

Un turista – presumibilmente un uomo, anche se negli hashtag accanto a #culo ha scritto #sola – ha deciso di farsi fotografare con le chiappe al vento, davanti la chiesa di Modica. Tra i fedeli del Comune ragusano c’è già qualche indignato per questi scatti “fuori luogo”, col sedere nudo davanti un luogo sacro. Il messaggio di questi fantomatici social influencer non è molto chiaro in effetti.

E la goliardiata è stata criticata anche dal consigliere comunale Alessio Ruffino, che parla di mancanza di rispetto e di assurdità. Su Facebook, lo stesso ha criticato questa nuova “moda”.

“Io sono indignato e spero che ci sia una spiegazione logica o delle scuse”, scrive nella sua pagina. “Non so chi sei – aggiunge – (spero non un mio concittadino) e lo vorrei sapere per conoscere di più la ratio che ti ha portato a fare questa foto: ti sei messo davanti una chiesa barocca di prestigiosa importanza, ti sei abbassato i tuoi pantaloncini e hai mostrato, facendoti fotografare, i tuoi glutei. Ora dimmi quale forma di rispetto turistico per i beni, le cose e le persone del posto hai avuto? Che forma di arte dovremmo apprezzare di quello che hai pubblicato?”

La persona che ha pubblicato questa foto a quanto pare sarebbe stata individuata. Molto probabilmente è un turista. Si sta valutando se presentare una denuncia.

E c’è anche chi va oltre, rimandando a contenuti più spinti. Un altro influencer rimanda al nuovo social del momento: Onlyfans, una sorta di Instagram un po’ più “spinto”, diventato famoso proprio perché permetteva ai vari influencer di monetizzare contenuti per adulti. Su Twitter infatti il soggetto in questione scrive il seguente messaggio, piuttosto eloquente: “Good morning! Do you know the famous cathedral? Sono una gran put**a lo sai? Vieni a guardare con i tuoi occhi”. E subito dopo il link che richiama al suo profilo Onlyfans. Con tanto di nome e cognome.

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