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Archive for 28 giugno 2021

La “Leopolda col pizzetto”. Tra assenti e presenti giganteggia Miccichè. Musumeci raccoglie gli assist ma evita la fuga in avanti: «Se mettessi a rischio la coalizione farei tre passi indietro». La “carta” dei concorsoni.


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La strategia del dialogo e del consenso.

Mario Barresi

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Alla “Leopolda col pizzetto”  Musumeci il governatore uscente, aspirante rientrante, decide di tirare il fiato.  Godendosi, assieme a tutti i suoi 12 assessori-apostoli, la kermesse per raccontare «tutte le cose che abbiamo fatto in poco più di tre anni».

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E frenando sulla smania di proclamazione. «Io sono ricandidato per la legge del contadino: chi semina, raccoglie. Ed è legittimo che il mio governo raccolga il frutto di tutto questo lavoro».

Ma c’è un ma. Anzi: un se. «Se quando la coalizione porrà il tema della candidatura, mi dovessero spiegare che non posso essere io il candidato poiché a loro giudizio rischierei di rompere il centrodestra e condannarlo alla sconfitta, facendo tornare uno del Pd o per la prima volta un grillino, farei tre passi indietro».

E nella meravigliosa chiesa dello Spasimo, mentre Musumeci scandisce di non spasimare per avere subito il “green pass” per Palazzo d’Orléans, sta per scattare quasi un applauso liberatorio.

Nessuno dice di volerlo ricandidare, ma nemmeno di non volerlo. E lui – forte del mezzo bicchiere pieno del sondaggio pubblicato ieri su La Sicilia – accoppia catenaccio e contropiede. «Io con i partiti ho un ottimo rapporto», assicura. Rispondendo al sottilissimo appello di Gianfranco Miccichè.

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Che, oltre a rassicurare sulla tenuta del centrodestra («Siamo gli unici che possiamo governare questa terra, per fortuna che ci siamo noi e che ci rimarremo», proclama) e sulla fiducia a Musumeci («Meglio di questo governo non ne troviamo»), lancia un appello: «Nello, i partiti ci sono. Lo so, anche con certi personaggi dentro. Ma utilizziamoli meglio, questi partiti».

Parentesi: Miccichè si conferma un gigante della strategia politica. Sì, perché nel giorno delle défaillance dei leader
alleati (chi per la comunione della figlia, chi per il weekend con la moglie, chi perché è morto il gatto o è caduta la nonna), il viceré forzista sceglie, nel bipolarismo morettiano, che ieri lo si nota di più se c’è.
Molto di più di chi non c’è. Lui ci è e ci fa.

f9E si prende la scena. Lanciando un bel segnale di fedeltà (avvistati comunque anche l’autonomista Roberto Di Mauro, l’udc Decio Terrana e il meloniano Giampiero Cannella) in un momento difficile.

Tanto più in una convention che qualcuno dei presenti, con l’irrefrenabile vezzo della perfidia, definisce «molto simile
alle manifestazioni dell’ultimo periodo di Crocetta», cioè piene zeppe di burocrati, manager sanitari (oggi c’è la new entry dei contrattisti assunti con l’emergenza Covid) e di questuanti last minute, e ieri le file si sprecano, col rischio di parlarsi addosso.

«Ma il format dell’evento – ribatte un’autorevole voce del Pizzo Magico – non prevedeva un bagno di folla, piuttosto una prima occasione per comunicare quanto realizzato e poi farlo arrivare ai cittadini col tam-tam dei social». E il
governatore, parlando con i cronisti, chiarisce: «Gli assenti contateli voi. C’è tanta gente, ci sono i rappresentanti di vari partiti, ci sono i sindaci che sono i veri protagonisti di questa assemblea». Ma non c’è popolo, quello della piazze che Musumeci sul palco ammette mancargli: «Non vedo l’ora di fare un comizio».

E Musumeci, ammettendo che «ho commesso degli errori, ma ho l’umiltà di chiedere scusa e correggerli», vola basso. Per ora non ha rivali, nella coalizione. E al netto della perdita di consenso e di fiducia misurata dal sondaggio Keix, è comunque consapevole di essere in vantaggio sui rivali interni prima ancora che sugli avversari del fronte giallorosso.

f2E allora si cambia passo, strategia. Con Ruggero Razza che gli copre le spalle, come sempre. «Ho fatto una promessa di sangue al presidente della Regione e a me stesso: mi occuperò solo di amministrazione, ho abbandonato la suggestione della politica, perché mi sento in torto verso me stesso e verso mio figlio», proclama sul palco l’assessore alla Salute lanciando pacifici segnali di fumo agli alleati.

spaE così l’apparente frenata sulla ricandidatura fa il paio con l’intenzione di sfruttare al meglio – e di condividerla con gli alleati – una stagione di raccolto molto attesa. Quella delle assunzioni nella sanità (oltre 3mila), dopo il via libera alle piante organiche di Asp e aziende sanitarie, ma anche quella del concorsone alla Regione, con la previsione di 1.600 posti in ballo.

E poi, come trapela dall’entourage del governatore, «un rafforzamento del rapporto con i leader nazionali». Musumeci, sul palco, è esplicito: «Berlusconi mi ha telefonato due settimane fa per chiedermi come va in Sicilia, con Giorgia Meloni veniamo dalla stessa “casa madre”, con Matteo Salvini mi sono visto fino all’altro giorno per parlare di Pnrr e fondi per le regioni, Lorenzo Cesa è un “pezzo di pane”, con DiventeràBellissima c’è un bellissimo rapporto.

Per me il centrodestra è un valore, una famiglia. E mi ha consentito di rappresentare la Sicilia. Qualcuno vorrebbe farci dividere per tornare indietro, non ci riusciranno. Ho commesso anche io qualche errore, ma non c’è alcuna guerra».

Insomma, come ammette a Roma uno dei big del centrodestra nazionale, «Musumeci può anche stare sulle palle a qualcuno, ma come alternativa non è che in giro ci siano fenomeni».

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Musumeci in campo ma con fair play: «Per il centrodestra sono una polizza a vita»«Il raccolto è nostro non regaliamolo»

Giuseppe Bianca

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Lo Spasimo di Palermo è una lingua di caldo umida che avvolge in un afoso tempo di attesa la giornata del racconto voluta dal presidente della Regione Nello Musumeci.
“Il governo della Regione. Tre anni di lavoro per la Sicilia” è la kermesse in cui il cammino per una volta conta più della meta, il momento in cui i risultati lasciano il posto ai progetti, le interpretazioni cedono il passo ai dati e alle cifre.

f1 Dei superburocrati e della dirigenza amata-odiata, sopportata e alla fine rivalutata da Musumeci, in carne, ossa, cappellini e ventagli non manca nessuno. «Ci sono tutti, pure i comunisti», la battuta del governatore siciliano che scivola via nel parterre all’indirizzo di Renato Costa, commissario per l’emergenza Covid a Palermo ed esponente storico della Cgil siciliana.

«Io sono stordito dalle cose che abbiamo fatto, molte non le conoscevo perché legate alla gestione autonoma dei dipartimenti», dice ai margini del palco dando il senso del titolo dato alla manifestazione.

f8L’aria densa inghiotte i riflessi e si giustificano calzini di tutti i tipi e anche qualche caso isolato di tailleur prendisole per le donne, mentre gli uomini sono quasi tutti in giacca con deroga sostenibile alla cravatta. L’attività dell’esecutivo viene squadernata, illustrata, sezionata. Niente difetti di comunicazione, evitare il “proclamificio”, è questo l’ordine di partenza con i singoli esponenti di governo chiamati a sintetizzare l’operato e il work in progress nei singoli panel moderati da Gaspare Borsellino (Italpress) Giuseppe Marinaro (Agi), Franco Nuccio (Ansa) ed Elvira Terranova (AdnKronos). A dirige il traffico sul palco dello Spasimo, Massimo Minutella.

f6Si alternano tutti i componenti dell’esecutivo. Per ciascuno affiora un elemento di sintesi, il senso di un lavoro da portare avanti, i numeri di un report che probabilmente farà parte del pieghevole di una campagna elettorale.

Dall’ultima arrivata, che si sta ambientando in fretta, Daniela Baglieri, assessore ai Rifiuti, all’interlocutore con Roma dei conti da risanare, ovvero Gaetano Armao, vicepresidente e assessore all’Economia, passando per tutti gli altri.

f5Nello Musumeci è insieme il profeta e l’apostolo, l’uomo che ha riconsegnato al centrodestra le chiavi di Palazzo d’Orleans e su cui la coalizione puntò dopo aver deciso che il tempo delle liti era finito. P

oco dopo le cinque della sera tocca a Giacinto Pipitone (Il Giornale di Sicilia) e al nostro Mario Barresi intervistarlo. Il presidente-bacchetattore accetta le bacchettate – «Non siete mai clementi con me com’è giusto che sia, l’importante è non essere prevenuti» – e si prende subito la scena sul senso di una manifestazione a lungo attesa. «La immaginavamo così già un anno fa abbiamo dovuto aspettare a causa della pandemia per non infrangere la regola dell’assembramento».

f2Le schermaglie iniziali finiscono presto e quando si vede presentare il conto sulle riforme annunciate, dai rifiuti agli Ipab, e ancora non incassate, Musumeci non arretra: «A votare i disegni di legge è il Parlamento. Le riforme sono presentate. Quello che avevamo da fare lo abbiamo fatto. Con questo non intendo accusare né il presidente dell’Ars né il Parlamento, possono esserci posizioni divergenti che non hanno consentito di trovare la sintesi».

E sull’argomento conclude: «Nel giro di alcuni mesi avremo queste leggi». Sulle polemiche a distanza non si tira indietro: «Se la mafia non ci ha neppure sfiorato in tre anni e mezzo alla Regione è anche perché c’è un presidente rigido, molto rigido».

a1mmC’è una linea sottile, tratteggiata dal fair play del non detto, che riguarda l’annuncio della ricandidatura. Musumeci lo sa e sposta l’asse sulla filosofia delle aspettative: «Abbiamo il diritto di raccogliere. Lo dice la legge del contadino. Non siamo talmente generosi da avere sputato sangue e di consentire al primo arrivato in doppiopetto di raccogliere i frutti».

E aggiunge: «Grazie alla squadra anche per avermi sopportato oltre che supportato. Pensavo di affrontare una strada in salita e ho dovuto scalare le rocce».

Quando gli si fa notare che il coinvolgimento dei partiti per qualcuno è una nota dolente, Musumeci coglie l’occasione per togliersi alcuni sassolini : «Uno dei mali della Regione Siciliana è stata la sua occupazione da parte dei partiti.

Per me c’è un nemico delle Istituzioni, e si chiama partitocrazia, quando a governare non sono gli amministratori, ma i partiti. Quando a determinare le delibere, le decisioni di un presidente non è il palazzo della Regione, ma le segreterie dei partiti.

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MARIANOPOLI

A Marianopoli l’opposizione chiede il trasferimento del mercatino

g. m. p.)

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MercatoL’opposizione composta da Calogero Casucci responsabile locale di Forza Italia, Calogero Vaccaro responsabile locale del Partito Democratico ed i consiglieri comunali Grazia Noto e Giuseppe Cannella, hanno scritto al sindaco Salvatore Noto, alla Giunta e al Consiglio, chiedendo la riapertura del mercato settimanale del giovedì nella sede storica di via Roma, via Raddusa, via Regina Elena e piazza Landolina.
Una ulteriore richiesta sottolineano i firmatari che arriva dopo il mancato riscontro dei mesi scorsi ad una altra richiesta con raccolta di firme in cui si chiedeva l’annullamento delle disposizioni che a seguito della pandemia spostavano il
mercato settimanale in contrada Roba.
«La richiesta inviata alle istituzioni – affermano i mandatari – equivale ad una diffida e messa in mora, nel caso di un ulteriore mancato riscontro alla nostra richiesta entro 15 giorni». Il mercato settimanale a Marianopoli, fin dalla sua
nascita è sempre stato ubicato in via Roma, via Raddusa, via Regina Elena e piazza Landolina. Strade situate nel centro storico e in cui sono presenti diverse attività commerciali e servizi igienici-sanitari, oltre che ampie e diverse vie di fuga per la loro ampiezza e la loro larghezza. «Per tradizione e per l’idoneità della zona – continuano le forze di opposizione – oltre che per la conformazione del paese caratterizzata da forte dislivello e vista l’elevata età media della popolazione, è giusto che il mercato venga fatto qui».

MILENA

Convocato il Consiglio Comunale per martedì 29 giugno alle 19

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consiglio cSi avvisa che il Consiglio Comunale è stato convocato in seduta ordinaria pubblica, per martedì 29 giugno 2021 alle ore 19:00, presso la Biblioteca Comunale sala conferenze “Falcone-Borsellino”, sita in questo Comune, Via Giuseppe Verdi, 32, per trattare i seguenti  argomenti:
  1. Approvazione verbali sedute precedenti previa nomina scrutatori;
  2. Gravi criticità finanziarie e difficoltà nella predisposizione del bilancio di previsione 2021/2023;
  3. Approvazione Piano Finanziario relativo al Servizio di Gestione dei Rifiuti Urbani – Anno 2021;
  4. Tassa sui rifiuti (TARI). – Approvazione tariffe per l’anno 2021;
  5. Approvazione del Documento Unico di Programmazione 2021-2023;
  6. Approvazione schema di bilancio di previsione dell’esercizio 2021 e bilancio pluriennale 2021/2023;
  7. Riduzione della TARI anno 2021 per emergenza sanitaria Covid-19.

MUSSOMELI

Un torneo di calcio per coinvolgere i ragazzi nella donazione del sangue

CARMELO BARBA

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mussoLa Fratres, in collaborazione con l’Asd Don Bosco e con il patrocinio del Comune, per la giornata mondiale del donatore di sangue, ha organizzato 1° torneo “Un pallone nel cuore”: in campo allo stadio “Nino Caltagirone ragazzi nati dal 2007 al 2010.
In prima linea nell’organizzazione il presidente e vice presidente della Fratres Vincenzo Sorce e Marilena Pastorello e il donatore Vittorio Catania, come anche il vertice della Don Bosco col suo presidente Nino Lanzalco ed alcuni collaboratori.
Alla conclusione del torneo si è svolta la cerimonia di premiazione delle squadre che ha visto la presenza del sindaco Giuseppe Catania, e dell’assessore allo Sport Seby Lo Conte. Alcuni brevi interventi hanno fatto da cornice alla manifestazione sportiva dal sapore promozionale riconducibile, appunto, alla giornata mondiale dei donatori di
sangue, in questo caso dalla Fratres, il cui motto è “Una stilla del mio sangue per il palpito del tuo cuore”.
La Fratres ringrazia l’Asd don Bosco, l’amministrazione comunale, le famiglie e i ragazzi che hanno partecipato, la Misericordia, la Croce Rossa e i ragazzi in servizio civile Fratres e Misericordia.

SERRADIFALCO

L’arciprete Galante, don Trupia e don Randazzo salutano i fedeli

Carmelo Locurto

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SERRUna messa all’aperto per salutare la comunità prendendone commiato dopo tanti anni al suo servizio a livello pastorale. È stata celebrata ieri sera alle 19,30 in Piazza San Francesco.
Nell’occasione, l’arciprete della Chiesa Madre don Giovanni Galante, il parroco dell’Immacolata don Diego Trupia ed il vicario della Chiesa Madre don Salvatore Randazzo hanno salutato i fedeli in quanto, da giovedì prossimo, 1° luglio, si concluderà la loro esperienza pastorale in paese.
Dei tre parroci che stasera saluteranno la comunità, il più longevo in assoluto è l’arciprete don Giovanni Galante essendosi insediato nel lontano 1986, per cui vanta ben 35 anni di arcipretura in seno alla Chiesa Madre. Don Giovanni Galante diventerà rettore della Chiesa di San Francesco e collaboratore della chiesa di Santo Stefano a San Cataldo.
Don Salvo Randazzo, attuale vicario della Chiesa Madre e in questi anni impegnato a 360 gradi nel campo della solidarietà, è destinato invece a diventare cappellano delle Suore Mercedarie e Santa Maria dei Monti a Mussomeli, nonché assistente spirituale Casa Famiglia Rosetta sezione di Mussomeli. Al suo posto arriverà a Serradifalco padre Vincenzo Sciacchitano che, al momento, è a Riesi.
Infine, per quanto riguarda la parrocchia dell’Immacolata concezione e di Santa Maria del Carmelo, don Diego Trupia diventa parroco presso la parrocchia San Pio X di Caltanissetta. Il suo posto viene preso da padre Calogero Mantione, montedorese, già vice parroco della Chiesa Madre a Serradifalco ed attualmente parroco presso la parrocchia della
Trasfigurazione di Mussomeli.

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Squagliarsela

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La CNN ha inserito i laghetti di Cavagrande del Cassibile siti ad Avola nella Top 20 dei posti più belli al mondo per una nuotata. – Gianluca Musmeci

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