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Archive for 14 giugno 2021

Operatori turistici incantati di Sutera, Mussomeli, Milena, Delia e Santa Rita, San Cataldo.

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Secondo giorno intenso di esperienze naturalistiche e culinarie nel Vallone per gli operatori turistici in visita al Centro Sicilia ospiti dell’Associazione Real Sicily Experience.

castSi inizia con Sutera fin su la vetta di monte San Paolino.
«Si è trattato di una vera scoperta – afferma Christian operatore turistico di Siena – sono di origini siciliane ed con piacere ho sempre proposto itinerari classici in Sicilia e più esperienziali in Toscana. Questo Tour mi sta aprendo prospettive inaspettate di lavoro in Sicilia. Il progetto di coinvolgimento delle aziende enogastronomiche e del territorio in Toscana funziona, e bene da anni. Anche qui sto sperimentando che ci sono le premesse per fare altrettanto».

Poi la visita a Mussomeli e al maestoso castello Chiaramontano – con ingresso patrocinato dall’Amministrazione comunale – ma la guida Azzurra Alessi riesce a trasmettere le bellezze delle chiese, centro storico, percorsi naturalistici e tradizioni popolari. Anche in questo caso una esperienza che ha lasciato il segno negli ospiti.

2Trasferimento per un “pranzo esperienziale” a Milena dove gli ospiti si cimentano nella preparazione delle ‘mbriulate da infornare e degustare seguiti dallo chef Massimo Arnone.

Gli ospiti hanno fatto a gara nell’apprendere la tecnica di preparazione del noto prodotto tipico di Milena. «E’ stata una bella esperienza, divertente e gustosa», afferma Roberta di Forlì.

Lasciato il paese delle Robbe il gruppo si è diretto verso la Valle dei Templi perché un punto di forza del progetto della Associazione Real Sicily Experience di S. Cataldo è la baricentricità rispetto ai principali attrattori del Centro Sicilia.

Di ritorno ci si è fermati a Delia per una seconda esperienza culinaria di preparazione delle “Cuddireddi” presidio slow food.

Poi passaggio al borgo Santa Rita con il suo noto forno di Maurizio Spinello, la chiesetta ed il silenzio rigenerante.

Infine, cena a San Cataldo in piazza San Giuseppe e visita al centro storico con la narrazione dello storico Luigi Bontà, vice presidente della associazione. Organizzazione logistica dell’agenzia “Top of the tour” di Domenico Cammarata.

Operatori turistici estasiati dalle bellezze del territorio a Sommatino e Marianopoli

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Miniere, torrone e ricotta sembra il titolo di un percorso turistico quello che gli operatori turistici hanno vissuto domenica al Centro Sicilia. Si è concluso così il primo Educational tour del Centro Sicilia organizzato dalla Associazione Real Sicily Experience con il contributo della Banca di credito cooperativo Toniolo di San Cataldo.

Visita a Sommatino. L’epopea mineraria del Centro Sicilia dell’800 era completamente sconosciuta agli operatori che hanno visitato la zolfara Persico, guidati dall’arch. Antonio Falzone e la guida turistica Azzurra Alessi. «“Non immaginavo tanta storia anche toccante – afferma Stefano dalla Lombardia – merita decisamente di essere riscoperta e valorizzata. Torno su con tanti spunti professionali e personali sia per quanto visto che per l’organizzazione».

Tappa successiva al Torronifico Tentazioni e Sapori di Davide Scancarello dove è stato possibile apprendere le tecniche di lavorazione ed il forte legame con il territorio e le materie prime.

mariaMomento finale a Marianopoli presso l’azienda agricola di Giuseppe Cannella e ai musei. In azienda è stata una esplosione di sapori con la preparazione della ricotta in diretta e degustazione di tante bontà alimentari aziendali della tradizione contadina.
Location d’eccezione con balle di fieno e rotoballe per tavoli e sedie sotto gli ulivi. Poi il saluto del sindaco Salvatore Noto che ha messo a disposizione il gazebo.

Ai Musei di Marianopoli, a seguire, è stata appresa la storia ultra millenaria di un piccolo centro che ha affascinato gli ospiti.

Partenza per aeroporto Catania da dove i 21 ospiti raggiungono le sei regioni del CentroNord di provenienza.

rs«Il positivo gradimento da parte degli ospiti è un segnale importante di attenzione al nostro territorio e concretizza un lavoro iniziato più di un anno fa – dicono gli organizzatori -.

Il risultato ampiamente positivo è un punto di partenza per future esperienze abbiamo avuto contezza, utile a noi ed a tutti coloro che credono nelle potenzialità di sviluppo turistico del Centro Sicilia, che è possibile. Naturalmente è necessario non improvvisare e fare rete. Per questa ragione un grazie a tutto il direttivo, a Matteo Dell’Uomini del B&B De Casa di S. Cataldo, Tenute Lombardo, Oleificio Arkè, l’Agenzia di viaggi Top of the tour di Domenico Cammarata».

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CAMPOFRANCO

Rifiuti lasciati vicino al monumento

g. m. p.)

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campoRifiuti abbandonati davanti la fontana della Rinascita, davanti al monumento dei caduti. Un gesto che ha indignato a cittadinanza. La rabbia si accentua perché l’amministrazione dal 2019 ha adottato il sistema della raccolta differenziata porta a porta, ponendo il Comune tra i più virtuosi in Sicilia, ricevendo la premialità dalla Regione Sicilia.

In questi primi mesi del 2021 i risultati sono ancora migliori con Campofranco che ha raggiunto picchi dell’80% nella raccolta differenziata. Un risultato conseguito grazie all’ottimo lavoro degli operatori, dell’organizzazione attuata dall’amministrazione e dalla ditta incaricata del servizio e soprattutto grazie a quei cittadini che giorno dopo giorno rispettano le semplici indicazioni e che hanno a cuore un paese pulito e migliore.

Un atto, quello dell’abbandono che sarà punito, con le sanzioni previste dal decreto legislativo che prevedono una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 500 euro. L’intervento della polizia locale, degli operatori, delle telecamere e il controllo del contenuto dei sacchetti, farà arrivare le contravvenzioni a casa.

MUSSOMELI

Calcinacci abbandonati per due giorni consecutivi in un terreno privato. Scoperto il cantiere di provenienza, proprietario sanzionato con mega multa  e “bacchettato” dal sindaco

Roberto Mistretta

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musOrmai è diventata quasi una guerra di civiltà tra chi sporca e inquina l’ambiente e chi, al contrario, si sforza e si impegna a difenderlo e a tenerlo pulito. Questa storia è emblematica di due mondi che si scontrano.
I fatti. Un pensionato che ha la sua casa da campagna in un ameno luogo
appena fuori Mussomeli, lunedì aveva trovato dei calcinacci abbandonati a bordo strada. Bontà sua, ha chiamato qualcuno e, mettendo mano al proprio portafogli, ha fatto ripulire. Tuttavia, ha scattato delle foto sia prima che dopo e le ha inviate sia sindaco che al comando dei vigili urbani e all’assessore al ramo.
Sembrava finita lì, ed invece il giorno appresso, martedì mattina, il pensionato ritrova un’altra vagonata di calcinacci e altra roba abbandonata nello stesso posto. Tra i calcinacci però c’erano anche delle scatole con qualche indicazione ben precisa sulla provenienza. Tra i materiali abbandonati, anche una pompa d’acqua.
«Ora dico io – commenta amaro il pensionato – se ci sta l’isola ecologica dove potersi disfare in maniera civile e corretta di questa roba, perché si preferisce inquinare l’ambiente abbandonandovi di tutto dove capita e commettere anche reato?». Una domanda a cui qualcuno dovrà dare risposta.
Di fatto, a quel punto, nuova segnalazione fotografica al sindaco, ai vigili urbani e all’assessore al ramo. A quel punto, stante le chiare tracce identificative circa la provenienza del rifiuti ingombranti abbandonati, sul posto sono stati eseguiti i controlli del caso da parte dei vigili urbani. E scoperto appunto l’indirizzo da dove i rifiuti provenivano, si è provveduto ad elevare una multa salata al proprietario dell’immobile che non ha sorvegliato adeguatamente le modalità di smaltimento dei rifiuti.

Da parte sua Catania ha postato sul suo profilo Fb le foto della multa e dei sacchi abbandonati, accompagnandole con parole di deplorazione: «Caro concittadino incivile. Mi chiedo cosa ti porta a lasciare per strada dei sacchi di spazzatura come questi, malgrado ogni giorno passino sotto casa gli operatori ecologici e malgrado l’isola ecologica sia aperta
tutti i giorni dal lunedì al sabato. Voglio dirti, chiaramente, che non permetterò che tu possa vanificare l’impegno della stragrande maggioranza dei mussomelesi che, con grande spirito di collaborazione, fanno di tutto per tenere pulita la città. Voglio, inoltre, che tu sappia che oggi, per colpa tua, il proprietario della casa dove hai effettuato dei lavori di sgombero, ha ricevuto una multa di 600 euro per abbandono dei rifiuti. Spero che gli incivili come te possano un po’ alla volta rimettersi in carreggiata».

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Messina, negazionisti del covid in piazza, il giudice Giorgianni in testa al corteo dei 300 senza mascherina.

La Sicilia

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Messina, negazionisti delò covid in piazza, magistrato in testa al corteo

«Siamo qui per dire a questa città che deve avere un doppio scatto d’orgoglio per le vicende nazionali che segnano una delle fasi più critiche della nostra vita democratica: stiamo vivendo in una dittatura, la peggiore perchè fondata sul nostro consenso».

Lo ha detto il magistrato della Corte d’appello di Messina, Angelo Giorgianni, durante la manifestazione di protesta «No paura day» organizzata nel pomeriggio nella città dello Stretto, con la partecipazione di circa 300 persone senza mascherina.

OIP (1)«Dobbiamo – ha detto Giorgianni – con forza rivendicare i nostri diritti e coraggiosamente scendere in piazza. Noi non dialoghiamo con questo governo e ci aspettiamo che in esito alle denunce che abbiamo fatto revocherà velocemente lo stato d’emergenza, il coprifuoco, il lockdown e soprattutto tolga le mani dai nostri figli rinunziando all’idea di vaccinare una categoria di persone che non è a rischio. Altrimenti si metteranno contro le piazze che rischiano di diventare sempre più calde».
Giorgianni, che con il medico Pasquale Bacco, ha pubblicato il libro «Strage di Stato. Le verità nascoste della Covid-19», si è in questi mesi impegnato in una valutazione critica della gestione dell’emergenza sanitaria, fondando anche un gruppo, L’Eretico, composta da scienziati e ricercatori.

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Raddoppia la spesa per il ricovero dei randagi

Luigi Scivoli

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caniAumenta e quasi si raddoppia la somma già consistente che il Comune paga per il ricovero dei cani randagi nel canile privato della contrada “Bifaria” perché è aumentato ed è stato superato il numero massimo di cani da assistere previsto dal contratto di affidamento del servizio.
Succede così dopo che si è tanto parlato e si continua a parlare della necessaria riduzione del numero dei cani randagi vaganti nel territorio comunale e ospitati nel canile della ditta Ricara alla quale il Comune ha affidato il servizio di cattura, ricovero, mantenimento e cure sanitarie per l’importo annuo di 532.000 euro.
Tutto questo malgrado le numerose iniziative che sono state mese in atto negli ultimi tempi, per favorire l’adozione dei cani e la sterilizzazione.
Sinora sono stati annunciati numerosi progetti e iniziative varie miranti alla riduzione dei cani randagi vaganti in città e del numero dei cani rinchiusi nel canile privato con il quale il Comune è convenzionato.
Ma anche per ridurre la spesa non indifferente di 532.000 euro l’anno che il Comune paga e potrebbe invece utilizzare per la realizzazione di altri servizi per la cittadinanza.

60303302Ci si aspettava un risultato conseguenziale nel senso che fossero diminuiti i cani randagi vaganti in città e che fosse diminuito il numero dei cani rinchiusi nel canile della contrada “Bifaria” perché il Comune paga per il numero di cani randagi catturati e portati nel canile per un numero massimo convenuto e sinora costantemente mantenuto.
C’è invece la novità che il Comune deve integrare la somma prevista dal contratto per l’affidamento del servizio alla ditta Ricara perché i cani accolti nel canile sono aumentati e hanno superato il numero convenuto. Per il semestre dell’anno in corso deve infatti pagare la somma aggiuntiva e integrativa di 200.000 euro perché “nell’ultimo periodo – è stata così giustificata la spesa aggiuntiva e giustificativa nel provvedimento adottato – si è registrato un aumento di cucciolate abbandonate e di cani randagi vaganti per cui si è verificato un aumento esponenziale di cani presenti in canile”.
Significa che il costo annuale per la cattura e il ricovero dei cani nel canile della contrada “Bifaria” è ora quasi raddoppiato perché passa dall’importo contrattuale di 266.000 a 466.000 euro nel primo semestre in conseguenza dell’aumento dei cani assistiti e pertanto ben oltre il quinto d’obbligo previsto. Resta l’impegno di numerose associazioni e volontari che operano in città, ma il numero dei randagi da ricoverare è aumentato e, di conseguenza, anche i costi.

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Cominciata la lunga corsa per la poltrona più ambita della Regione

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ctIl primo a presentarsi come candidato a scalzare Nello Musumeci che ha manifestato l’intenzione di ricandidarsi, è stato il sindaco di Messina Cateno De Luca, detto “Scateno” per lo stile agitato che lo contraddistigue.

Scateno, uomo al contempo di palazzo e da cortile, non passa giorno senza ossessivamente autopromuoversi sui social attaccando Musumeci. Ora non è più il solo. Pochi giorni fa a sferrare un duro attacco al Presidente Musumeci è stata una donna di cultura, Sivana Grasso.

La Grasso, dopo aver ricevuto una lettera di consenso di una sua ammiratrice, ha deciso sic et simpliciter di scendere in campo e ha uficialmente proclamato la sua autocandidatura alla Presidenza della Regione Siciliana.

La qualcosa ha fatto risentire il sindaco di Messina De Luca il quale, sfottente, se ne è uscito con il dire: “Silvana Grasso chi? Non la conosco nemmeno!”. Ma ha trovato pane per i suoi denti! La risposta della donna pronta e risentita è sulla stampa di oggi: «Dici di non conoscermi? Vai a consultare la Treccani».

sg2 Nell’articolo di Mario Barresi sono contenute le “istruzioni per l’uso” al sindaco di Messina.

«Non conosci Silvana Grasso? Puoi subito, sic et simpliciter, rimediare dal tuo smartphone, consultando la prestigiosa Enciclopedia Treccani che, per ben due volte, riporta metafore letterarie della scrittrice – selezionata tra migliaia di scrittori – segnalandone e sottolineandone l’originalità e l’usus assolutamente innovativo. Poi, ma non glielo consiglio, caro Cateno, sarebbe atto suicidiario, può accedere, se è pronto a scalare l’Everest; alla bibliografia su Silvana Grasso».
Come si vede la scrittrice-politica catanese è ben agguerrita e già in campo, pronta per la sfida con Nello Musumeci,
Claudio Fava e il sindaco Cateno De Luca nella corsa alla presidenza della Regione Siciliana.

Una cosa accomuna i due, il distacco dai “soliti” partiti. Hanno talmente considerazione di se stessi che che sembrano aver adottato il celebre detto evangelico: “chi mi ama mi segua”. Per i due l’importante è partire, correre, i voti li inseguiranno. La corsa è solo all’inizio e promette scintille. Ne vedremo delle belle.

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L’addio di Eleonora Abbagnato all’Opera di Parigi

La Sicilia

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abcLacrime, applausi e una interminabile standing ovation di circa 20 minuti. Venerdì sera Eleonora Abbagnato ha dato il suo addio all’Opera di Parigi per limiti di età. Botteghino sold out a Palais Garnier per l’Hommage a Roland Petit.
L’etoile francese e direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma ha danzato due tra i capolavori della letteratura coreografica del ‘900, “Le Rendez-vous” su libretto di Jacques Prevert e musica originale di Kosma (le scene di Pablo Picasso) e “Le jeune
homme et la mort” da un’idea di Jean Cocteau sulla “Passacaille” de Bach.
«Non ci speravo più di celebrare il mio addio a Parigi dopo 29 anni – ha raccontato Eleonora Abbagnato, palermitana – Nel 2019 le manifestazioni dei Gilets Jaunes poi la pandemia. Con le lacrime lascio un teatro che mi ha dato tanto, a cui devo la mia carriera internazionale, un grande, grandissimo teatro, il tempio della danza». «Sono sempre stata legata a Roland Petit e alla moglie Zizi Jeanmaire, ritrovarlo a Parigi per il mio addio all’Opéra è un regalo meraviglioso – aveva raccontato Eleonora Abbagnato – Ha forgiato la mia carriera e la mia ascesa.

abMi volle nel ruolo di Aurora bambina nella “Bella Addormentata” con il suo Ballet
National de Marseille, avevo solo 13 anni. Sono stata consacrata étoile, il 27
maggio 2013, dopo una rappresentazione della sua “Carmen”. Sembra quasi un cerchio che si chiude, un omaggio doveroso a Roland, quasi un destino che mi aspettava al varco».
Numerosi les italiens accorsi a Parigi per festeggiare la nostra grande étoile accanto a grandi interpreti della scena contemporanea e “vecchie glorie” del teatro.

Tra le volte dorate e i palchi scolpiti in legno di Palais Garnier i genitori di Eleonora Abbagnato Elio e Piera e il fratello Giuseppe, il marito ex calciatore del Palermo e della Roma e dirigente sportivo Federico Balzaretti con i figli Lucrezia, Ginevra, Julia e Gabriel, Daniele Cipriani e Alessandra Martines, Sophie Marceau e Alessio Carbone, Isabelle Guerin, Giorgio Mancini, Luigi Bonino, Rebecca Bianchi, Benjamin Pech, Pierre Lacotte e la moglie Ghislaine Thesmar, Angelin Preljocaj, Claude Bessy, direttrice della Scuola di Danza dove ha studiato bambina la Abbagnato che dopo lo spettacolo le ha consegnato dinanzi a centinaia di fan e alla direttrice del corpo di ballo Aurelie Dupont la Medaglia al Valore dell’Opera di Parigi.

Al termine della serata in un lungo e commosso discorso Eleonora Abbagnato ha ringraziato alcuni dei suoi compagni di viaggio: Alice Renauvand, Stephane Bullion, Mathieu Ganio, in coppia nel “Rendez – Vous” di Roland Petit, Benjamin Pech, Audric Bezard, il marito («mon beau mari»), i figli, la madre («grazie mamma, ti amo più di ogni cosa»), soprattutto i colleghi, la sua compagnia.
«Ora ritorno nel mio Paese – ha detto la grande étoile – Sono stata una donna fortunata per aver potuto lavorare all’Opera di Parigi – Io italiana, ma soprattutto “sicilienne” siciliana.
Ho condiviso con tutti i miei colleghi momenti esaltanti e indimenticabili sempre nel rispetto e nell’ammirazione reciproca, sempre motivati da una sincera passione, dal coraggio e straordinaria amicizia».
La Abbagnato sarà a Roma con la compagnia del Teatro dell’Opera per la ripresa del “Lago dei cigni” nella rilettura coreografica di Benjamin Pech al Circo Massimo il 22 giugno.

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Mena, amata da tutti curava i bambini e faceva pure “cosi duci”

Enzo Trantino

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ost“Mena”. La chiamavano così piccoli e grandi.
Era una giudiziosa “vecchietta”, perché così si definivano allora le persone “oltre i sessanta”, quando citando uomini e donne oltre i settanta, seguiva la frasetta: “ancora vivu è?”
Mena svolgeva, senza concorrenza, un mestiere speciale, anzi specialissimo: “scacciava” dal pancino “i vermi” ai bambini.
Così, quando il mal di pancia era prolungato, arrivava Mena.
Il piccolo paziente era messo dalla mamma a pancia in giù sopra le gambe unite, e l’operatrice, tirando fuori dal petto coperto da una maglia scura, una boccettina di “olio santo”, ne cospargeva la zona dolente e, manovrando su e giù, a destra e a sinistra, cominciava una cantilena che partiva con l’evocazione della Santa Patrona – in quel paese S. Margherita – e poi si dava la precedenza all’ “Onnipotente, u’ Sarbaturi”, a “Bedda Matri”, Regina dei Cieli, e, a seguire, S. Antonio di Padova e tanti Santi ricordati con la “specialità” a fianco. Per esempio: S. Lucia che proteggeva “la vista”, S. Rita, la Santa dell’impossibile, S. Giovanni , il prediletto tra gli Apostoli, e così via.
Le sue mani scure e ossute andavano su quel delicato tamburo dolente, il pancino cioè, avanti e indietro ritmicamente, sino a quando Mena annunciava: “È passatu”. I “vermi” cioè sono in ritirata, prossimi ad essere espulsi con la prima
“scarica”.
E così era.
Si regalavano olio, qualche gallo nei casi più insistenti, e sacchetti di “patacò”, la farina giallastra derivata dalla “cicerchia”, i ceci selvatici, secondo lessico ufficiale. I bambini crescendo, ascoltavano “u cuntu” dei grandi e nutrivano per Mena affetto e rispetto, al punto di chiamarla, in tanti, “nonna Mena”. Era circondata da considerazione particolare perché in paese non c’era famiglia che non aveva sperimentato le mani di Mena.
Non si era sposata, non aveva parenti oltre un nipote carabiniere in Veneto, Salvatore, che rimasto orfano quando era ancora piccolo, in età arruolabile fece il concorso per l’Arma.
Il nipote di Mena aveva in comune con la zia una bella voce. Cantava anche lui in chiesa, ma l’impiego prevalente e remunerato era nelle “serate”.
In paese c’era un solo telefono pubblico, alla Posta.
Se perciò due innamorati volevano comunicare, c’era l’esclusiva voce notturna di Salvatore, perché le lettere segrete tali non erano, in quanto si diceva che un postino apriva con accortezza e, poi le richiudeva, informando, compensato, padri e fratelli dell’innamorata scoperta.
Seguivano liti, punizioni e lezioni contro il focoso “lui”. Era perciò una necessità da parte maschile ricorrere a Salvatore. Ne agevolò matrimoni, tanti, e, in un’occasione, messosi in proprio, fece perdere la testa alla figlia del Barone Nucera, Isabella, che, scoperta, dal padre nascosto nell’orto, vide, piangente, inseguire il cantante e i suonatori, per essere bollata come figlia “perduta”.
Venne subito inviata in un rigoroso collegio svizzero, sino al compimento del diciottesimo anno.
maresciallo-carabinieri-1280-x-720Fu anche questa vergogna la spinta per Salvatore a emigrare al Nord, in Veneto. Mena si disperò, volendolo bene come un figlio, ma si consolò quando verificò che, come diceva il proverbio, “chi esce riesce”.
Mena era buona e generosa: “Dio lo benedirà, ho avuto la Sua parola”.
“Era un S. Paolo, alto e bello”, diceva l’orgogliosa zia. Sposò, ebbe tre figli, e si faceva vedere sempre più raramente in paese nelle ferie estive, avendo anche contratto un “difetto” insuperabile per Mena: “parlava difficile” e lei faceva fatica a capirlo. Non riuscì a spiegarsi perché si faceva chiamare “Sal”, quando “aveva la fortuna di portare il nome di Dio”.
Mena, abitava nella salita del Calvario in una casetta di poco spazio, sempre pulita e odorosa; annessa all’abitazione una grande stanza comunicante, con una destinazione importante: era il laboratorio artigianale, dove confezionava dolci su ordinazione, così guadagnando il necessario per vivere senza problemi. I “cosi duci” di Mena erano delizia per il palato, oltre ad una estetica di base: belli e, perciò appetibili e profumati. Erano noti nei paesi vicini.
Per le festività c’erano prenotazioni anche “da fuori”, dalla città.

imagesMena non più giovane e impegnata sul pancino dei piccoli non aveva tanto tempo disponibile. Istruì, perciò, alcune ragazze, felici del nuovo mestiere e gratificate da paghette gradite. Sarà per la forza dell’abitudine, Mena manteneva un segreto: “u’ dittu”, l’accompagnare cioè l’impasto finale con una litania personalissima, diversa da quella recitata per i “vermi”; era un linguaggio incomprensibile perché condiva parole semplici con altre antichissime, apprese dalle monache, quando era piccola e frequentava il convento delle “clarisse”, specialiste in dolciumi.
Certo è che anche le ragazze aiutanti erano convinte che senza quella cantilena “segreta” i dolci non assumevano colore e sapore.
Così si svolgeva la vita di Mena, che non mancava ogni mese di “fare il pacco” per “Sal”, che lei continuava a
chiamare Salvatore e che la riempiva di soddisfazioni perché era diventato un “pezzo grosso”, con la promozione a “brigateri”.
Dopo l’invenzione del “cellulare”, Mena “scoprì l’America”: per non disturbare chiamava spesso alle sette del mattino e salutava Sal, la moglie, e i tre ragazzini in continua crescita.
Non comprendeva quasi nulla, ma le bastava sentirli per sentirsi appagata, sino a cantare subito dopo canzoni antiche, disponendo ancora di una “bella voce”, come diceva don Gesualdo, parroco della Matrice, quando l’invitava a  “intonare”, canti religiosi, come “prima solista”.
Un giorno di un marzo piovoso, con tanto vento, bussò alla sua porta il maresciallo dei carabinieri del paesello.

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