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Archive for 6 giugno 2021

Ripubblichiamo da I ricordi di di Nonna Melina “Il Corpus Domini”


LA FESTA DEL CORPUS DOMINI

Nonna Melina

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cd

Corpus Domini del 1953 – Altare a Robba Cardiddru. (da sinistra) Giulietta Cassenti, Maria Palumbo (‘a Baruna), Carmela Esposito, Assunta Esposito e Pietrina Chiarelli. Il bambino è Alfonso Cipolla (il dottore)

Gesù Sacramentato veniva portato in processione, ogni pomeriggio per l’intera settimana.

Mentre il primo giorno la processione si svolgeva nel Centro Urbano, gli altri giorni visitava i villaggi.

Si spazzavano le vie allora sterrate o con il solo selciato.

Si preparavano gli Altari dove il Sacerdote dopo un Canto benediceva tutti i partecipanti.

Per la preparazione degli Altari si tirava fuori la più bella biancheria che oltre all’altare faceva ala per alcuni metri.

Le bisacce facevano da tappeto, gli ori andavano disposti ad ornamento di Gesù Crocifisso sulla parete centrale.

Processione Corpus Domini dei primi anni ’20

Era  una gara di maestria e buon gusto e capitava che nello stesso villaggio venivano preparati diversi altari.Si cantava il Rosario:

  • E ludammo ogni momento
  • nostru Dio nel Sacramento.

E il coro rispondeva:

  • Oggi e sempre sia ludato
  • nostro Dio Sacramentato.

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MUSUMECI RICEVUTO AL QUIRINALE DONA A MATTARELLA LA MEDAGLIA DEL 75° DELLO STATUTO

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OIFIl presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto ieri al Quirinale il governatore Nello Musumeci. Accompagnato dal segretario generale della Regione, Maria Mattarella, Musumeci ha donato al capo dello Stato la prima copia della medaglia commemorativa del 75° anniversario dello Statuto siciliano, appositamente commissionata da Palazzo d’Orleans alla Zecca dello Stato.

Nel corso del cordiale incontro, protrattosi per quasi un’ora, si è parlato del valore dell’autonomia regionale e dello spirito che ha portato nel 1946 alla concessione dello Statuto.

Sulla medaglia in argento è raffigurata l’effigie della Trinacria, richiamo all’antico simbolo dell’Isola e alla configurazione geografica caratterizzata da tre vertici e tre promontori. Sul retro, il Tempio della Concordia, uno scorcio della Cattedrale di Palermo e sullo sfondo una veduta dell’Etna.

Nei prossimi giorni la medaglia sarà consegnata al presidente dell’Ars, ai parlamentari, ai sindaci e ai presidenti dei consigli comunali dell’Isola.

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MONTEDORO

NUOVO INTERVENTO DELL’EX SINDACO MESSANA

«Ho denunciato per salvare il patrimonio culturale»

Carmelo Locurto

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bufalino

Renzo Bufalino

messana federico

Federico Messana ex sindaco Montedoro

«In casi come questo, bisognerebbe far parlare le fotografie, perché con le parole è facile mistificare la realtà. I musei, la biblioteca, gli archivi, l’osservatorio e tante altre cose sono, purtroppo, in condizioni più che penose: da tre anni non vi si fanno le manutenzioni e le pulizie più elementari». Così Federico Messana sulla questione legata alla pulizia delle strutture comunali. Pulizia che il sindaco ha detto di aver anche fatto personalmente.

L’ex sindaco, tuttavia, non le manda a dire: «Se ho deciso di rendere pubbliche le mie preoccupazioni è perché questa è, forse, l’unica via per salvare dall’incuria un piccolo patrimonio turistico – culturale accumulato in tanti anni di sacrifici; avrei evitato di intervenire pubblicamente, ma il sindaco, purtroppo, parla soltanto attraverso i social: in tre anni non c’è stata una sola occasione per un pubblico confronto, neppure ristrettissimo, tra le 7 –8 persone che di più si sono spese per l’elezione di questa Amministrazione».

Louvre-peinture-francaise-paire-de-chevaliers-romantiques-p1020301Sulla situazione finanziaria, Messana ha rilevato: «Montedoro non è né in dissesto né in pre dissesto, e vanta crediti – esigibili – per centinaia di migliaia di euro ed un patrimonio immobiliare (alloggi, terreni) –alienabile – di enorme valore; purtroppo, anche su questo versante, l’inerzia del sindaco è stata ed è inqualificabile».

Sui lavori, Messana ha ribadito: «Spiace constatare che sul problema più spinoso, cioè il modo pedestre e discutibile, con cui si stanno realizzando i lavori di messa in sicurezza del paese (3,5 milioni di euro), il sindaco continui a sorvolare e a non rispondere alle mie richieste di chiarimento, quasi si trattasse di inezie e non dell’impiego di denaro pubblico; e per ultimo non finga il sindaco di non sapere che l’ex sindaco non è del tutto estraneo ai finanziamenti della strada Montedoro – Serradifalco e del teatro».

MUSSOMELI

Oggi la consegna dei buoni spesa nel ricordo di Vincenzo Ricotta

Roberto MIstretta

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vr“Sorridere si può” e l’associazione ViVi non smette di dimostrarlo con le sue iniziative di solidarietà, pensando generosamente ai tanti che appunto hanno bisogno di un sorriso. Anche quest’anno, l’associazione coglie l’occasione per riproporre un progetto generoso a cui tiene tanto, ormai divenuto un appuntamento. Oggi, ricorrenza del Corpus Domini, celebrata nella chiesa Madre, festa particolarmente sentita da Vincenzo Ricotta, giovanissimo ingegnere precocemente scomparso, l’associazione assegnerà, come di consueto, dei buoni da spendere per beni necessari e importanti, come libri di testo per la scuola o beni alimentari.
«Destinatari dei buoni – dicono gli organizzatori – saranno alcuni ragazzi individuati dall’associazione in seguito ad una scrupolosa e oculata osservazione del tessuto socio-economico del paese. L’impegno della nostra associazione  continua senza sosta, animato dalla convinzione che anche in momenti difficili, anche lì dove regnano difficoltà e avversità».vivi
L’associazione ViVi si costituì nel 2014 in memoria di Vincenzo Ricotta, e poggia le sue fondamenta su una realtà solida, quella della parrocchia Madrice. In quel quartiere, in quella chiesa infatti sono cresciuti insieme un gruppo di amici, solidificando dei rapporti duraturi che, seppure la morte spezza, tramandano la consapevolezza che far felici gli altri è un dono. Forte l’incoraggiamento dell’arciprete, don Pietro Genco, che mise a disposizione il salone della parrocchia come sede dell’associazione, e altrettanto forte il sostegno di chi crede tanto in questo progetto. «L’esperienza umana -dicono i fondatori – ci insegna quanto sia importante avere vicino a noi delle persone con le quali possiamo instaurare veri rapporti di stima e di affetto incondizionato. L’amico si sceglie e l’amicizia è una scelta deliberata che si sviluppa decidendo di dedicarvi tempo ed energie, è proprio questo che rende questa relazione così intensa e speciale. Ed è in nome di un’amicizia speciale nei confronti di una persona speciale volata in cielo troppo
presto, Vincenzo Ricotta, che alcuni suoi amici hanno fondato questa associazione che ha lo scopo di aiutare gli anziani, i bambini, gli ultimi e comunque i più bisognosi a trovare un sorriso e un sostegno in chi vuole seguire
l’esempio di Vincenzo che era sempre pronto a spendersi per gli altri».

SERRADIFALCO

Il “grazie” dalla Tanzania a don Randazzo per alcune vite salvate grazie ai farmaci inviati

Carmelo Locurto

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rantanzIl ponte di solidarietà tra la comunità locale e la Tanzania sta permettendo di salvare tante vite umane con l’invio di farmaci per combattere il Covid, e così il vescovo di Mbulu Antony Lagwen ha deciso di ringraziare don Salvatore Randazzo per tutto quello che sta facendo per questa nobile causa.
«Padre Salvatore, sono stato molto felice di ricevere il tuo messaggio. In particolare, il tuo interessamento a sostenere il nostro ospedale di Bashnet; possa il nostro Buon Dio benedire la vostra associazione e il progetto che avete per il nostro ospedale”».

Don Salvatore Randazzo s’è detto felice di tutto questo. E’ stato proprio lui, tramite le due farmacie cittadine e con l’associazione “Don Pino Puglisi Onlus”, a promuovere la raccolta di “Desametasone” per Covid in flaconi da 4 e 8 mg.
Si tratta di un farmaco che a Serradifalco, come nel resto d’Italia, è facilmente reperibile, ma che in Tanzania è praticamente introvabile.

Da qui l’idea di don Salvatore Randazzo di costruire questo ponte di solidarietà che sta facendo registrare risultati oltremodo significativi.
tanz«Le parole del vescovo di Mbulu sono per me uno stimolo a fare di più e meglio; certamente questa iniziativa sta consentendo di salvare tante vite umane con un gesto, quello di donare agli altri, che resta fondamentale per costruire una società a misura di uomo».
Don Salvatore Randazzo ha infine ribadito: «Si sta creando un vero e proprio gemellaggio tra Serradifalco e la Tanzania, e questa è una cosa bellissima, ma non va dimenticato l’operato dei volontari dell’associazione “Don Pino Puglisi onlus”, ma anche dei tanti cittadini serradifalchesi che, in maniera generosa e gratuita, contribuiscono a salvare vite umane, e infine alle due farmacie cittadine che si stanno spendendo lodevolmente anche loro per questa nobile iniziativa».

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Quando in una splendida notte del lontano 1911 transitò sul cielo del paese la “stiddra ca cuda”

Filippo Bellia

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PALMA DI MONTECHIARO.

palma“Era d’ ‘estate e tu eri con me, era d’estate tanto tempo fa…”. Cosi cantava il poeta chansonnier goriziano Sergio Endrigo in un brano che costituiva la colonna sonora dei miei primi giovanili flirt.
Ma la notte tra il 20 ed il.21 luglio del 1969 la calda estate è entrata nella mia storia personale e nei ricordi incancellabili. Nella mia casa materna la mia famiglia ed alcuni vicini di casa erano. riuniti nella stanza di fronte piazza Matteotti da dove si scorgeva in un cielo limpido una splendente mezza luna. Eravamo in attesa dello sbarco degli astronauti americani Neil Amstrong e Buzz Aldrin con la navicella Apollo 11.
Dallo studio centrale della Rai TV’ , con la sua inconfondibile cadenza, conduceva la storica trasmissione il grande giornalista Tito Stagno mentre da Cape Canaveral era in collegamento via satellite Ruggero Orlando con la sua
voce stridula e per essere rimasto famoso con il suo attacco nei collegamenti con l’inizio “qui New York, vi parla Ruggero Orlando.”
Quando la navicella Apollo 11 atterrò sulla luna, un grido di giubilo si levò da quella casa, interrompendo il silenzio di una Palma forse assonnata in quella calda notte di luglio poiché ancora gli apparecchi della televisione erano purtroppo una rarità in diverse famiglie palmesi.220px-Halley's_Comet,_1910
L’emozione, causata dallo sbarco dei due astronauti, fu interrotto dalla improvvisa decisione, tra l’ilarità dei presenti, di mia mamma che si affacciò al balcone convinta che, scrutando la luna in cielo, potesse notare nitidamente la sagoma a suo interno di Neil Amstrong, Buzz Aldrin e della navicella Apollo.11.
Un estemporaneo gesto di una donna già anziana e superstiziosa che quella notte ci raccontò che Ella vide a soli 10 anni nel cielo di Palma nel 1911 il passaggio della Stella Cometa, la “stiddra ca cuda”.
Mia mamma raccontò che la vista in cielo di quel razzo luminoso provocò nella gente palmese terrore perché convinta che fosse giunta la fine del mondo, Tanto è vero che centinaia di persone si portò per la paura nella spianata tra i quartieri delle Calcare e del Cappellone, alla estrema periferia del paese. La Stella Cometa o stidda ca cuda che transitò nel limpido cielo di Palma era la stessa che instradò i tre Re Magi Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.

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…’a coppola

Rosaria Acquaro

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Sbarca in Sicilia la coppola.

b1c9147c72006941d3d6f3896186e63dIl nostro famoso copricapo con visiera, la coppola, in varie foggie e di vario materiale. L’origine di questo berretto è dubbia e si basa prevalentemente su due teorie:

dalla prima teoria sembra sia sbarcato in Sicilia tra il tardo XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Quando alcune famiglie inglesi, alla ricerca di investimenti, si stabilirono in Sicilia. La seconda teoria sostiene che sia un capo d’abbigliamento nostrano. Entrambe le teorie sono documentate e testimoniano la veridicità dei fatti.

Si racconta che i forestieri, portarono appresso i loro capi d’abbigliamento. Fra questi, il “berretto piatto” di lana molto simile alla coppola, il Flat cap; ai siciliani piacque molto e per spirito di emulazione, fu adottato dallo stesso popolo dell’isola, divenendo un caposaldo della cultura siciliana. Non un semplice berretto d’importazione, alla moda in quel periodo. Lo acquisiscono come un vero e proprio simbolo di appartenenza alla comunità siciliana ed alle sue tradizioni.

Anziani-con-coppolaIl termine “COPPOLA”, nei tempi antichi, era semplicemente sinonimo di berretto; nel senso generico e non indicava invece un particolare tipo di copricapo, come avviene oggi.

Bisogna sottolineare che tra il basso ceto e l’aristocrazia, il copricapo utilizzato era differente… tant’è vero che i nobili erano soprannominati “cappieddi” e l’utilizzo di portare il cappello era esclusivamente dei signori.

L’utilizzo della coppola, rappresentò un espresso e volontario segno distintivo del popolo che la scelse quale strumento di affermazione sociale. Poi entra nell’iconografia siciliana diventandone l’emblema.

Uno stereotipo caricato di significati negativi

cs…ma come accade a tutte le cose belle, anche qui non tarda ad arrivare un po di sudiciume; ad infangare questo nostro alto simbolo di dignità ed eleganza.

In antico, non era l’uso della coppola a contraddistinguere il mafioso, piuttosto il modo con cui la indossava, spavaldamente di “traverso”. Ragione per cui i mafiosi erano appellati “coppole storte”.

Spuntano infatti le coppole storte, per identificare quelle che utilizzavano i personaggi ” ‘ntìsi ” a servizio dei mafiosi. Assumendo così anche un senso di appartenenza diversa, la manovalanza dei padrini. Diventa quasi un capo disprezzato, etichettato negativamente, quasi bandito.

acqSarà la nuova rivoluzione culturale, forte della storia, della cultura, bellezza e tradizione, a ridare dignità, luce, vita e colore alla “coppola”.

Degli antichi viaggi in Sicilia, da parte degli studiosi colti, abbiamo testimonianze che ci riempiono di orgoglio. Venivano ad esplorare la nostra Terra, tra il ‘600 e l’800. Descritta con ammirazione ed incanto da parte di chi si approcciava a questo meraviglioso angolo di paradiso. Colori brillanti, profumi inebrianti, sapori ammalianti ed un clima accogliente.
A sommergerla sotto un mare di aspetti negativi, sono stati gli stessi siciliani. E se lo dicono loro, figuriamoci gli altri che ascoltano testimonianze di vita diretta…
Il siciliano possiede un alto grado di pessimismo della ragione: “calati junco chi passa la china”.

Potrei citare poeti e scrittori; conosciamo già il pensiero di chi ha scritto della miseria e dei vinti. Potrei parlare di mafia, corruzione e discriminazione Nord – Sud, perchè no! …ma la Sicilia è altro, è soprattutto il resto.

Emblema della Sicilia: a Coppola. Adesso, grazie a vari marchi di moda che l’hanno adottata, è riuscita a scrollarsi di dosso il grosso peso della cattiva fama.

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Mistero a Cinecittà

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(altro…)

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 14,12-16.22-26

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PaneDiscesoIl primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguiteloe là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, gia pronta; là preparate per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.
In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

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