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Archive for 2 ottobre 2019

Milocca, quelle donne coraggiose che entrarono nella Storia e nella Letteratura, a distanza di più di un secolo il loro coraggio può ancora essere d’esempio

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La Rivolta delle Donne di Milocca. Opera dell’architetto Salvatore Magro

I fatti in breve. Nella notte del 26 ottobre 1893 vengono danneggiate le proprietà dei possidenti Cipolla e rubato del concime. Dell’accaduto vengono accusati, e il giorno dopo arrestati, il Presidente e i tre Consiglieri del Fascio dei Lavoratori di Milocca, rispettivamente Giuseppe Cannella, Giuseppe Diliberto, Antonino Garrasi, Calogero Insalaco. La notizia fa il giro delle robbe (va detto che Milocca, oggi Milena, piccolo e ameno paesino nell’entroterra siciliano in provincia di Caltanissetta, è noto per essere il “paese delle robbe”, e all’epoca dei fatti apparteneva al Comune di Sutera) e di bocca in bocca, le donne allertate da Calogera (“la tammurina”) Vitellaro si riuniscono e si muovono all’assalto, inermi, ingrossando il loro numero fino ad arrivare a 400, dirette verso la caserma per chiedere la liberazione di quegli uomini che sono i rappresentati di un’importante “associazione” che chiedeva condizioni migliori per i contadini. Un centinaio di uomini poco distanti stanno a guardare la sommossa, non senza motivo. Le donne ottengono la liberazione dei 4 e la sedizione viene calmata. La vicenda avrà una risonanza enorme e porterà grande agitazione alle Autorità dell’epoca.

Il 29 ottobre per quell’azione vennero arrestati 8 uomini e 32 donne e tradotte nella vicina Mussomeli. La più giovane di loro aveva 19 anni, la più anziana 60. L’evento ha un impatto forte, come lo avrebbe oggi se in un qualsiasi paese in pieno giorno venissero arrestate così tante donne che chiedono la liberazioni di semplici lavoratori.

Jim Tatano

Il 1 novembre giungono a Milocca Vincenzo Vella e Napoleone Colajanni, quest’ultimo arringa la folla per portare la calma, e il giorno seguente i 4 uomini liberati si costituiscono nel carcere di Mussomeli. In quello stesso giorno in Sicilia per i vari tumulti si dichiara lo stato di assedio.

Il primo marzo 1894 arrivano le sentenze sui fatti della rivolta delle donne di Milocca: 6 mesi e 20 giorni di reclusione per 4 donne in quanto agirono in difesa di loro congiunti; 10 mesi a 6 donne e un uomo; tutti gli altri assolti perché non si trovarono prove della loro presenza all’assalto della caserma.

Per capire quanto grande fu la fama dell’evento basta pensare che Pirandello accennò ai fatti delle donne di Milocca nel suo romanzo storico I vecchi e i giovani e a Milocca ambientò due novelle Acqua e lì e Le sorprese della scienza.

Ma perché ebbe tanta risonanza la rivolta delle donne? Perché gli uomini se ne stettero in disparte? Innanzitutto perché fu fatta da donne, una gran numero di donne, e poi perché la situazione politica nell’isola non era tranquilla e si temette che fosse una scintilla di una vera e propria rivoluzione che vedeva coinvolti tutti, donne e lavoratori. Gli uomini se ne stettero con un passo indietro perché l’arresto di un uomo che lavorava nei campi significava una vera e propria tragedia che destinava a morte sicura intere famiglie, non fu certo per codardia che gli uomini non agirono.

Infine, come giustamente sottolinea Antonio Vitellaro nel suo La rivolta delle donne di Milocca (Società Nissena di Storia Patria, 2013), la paura di ribaltare l’ordine costituito era la più grande preoccupazione delle autorità, tant’è che il delegato alla pubblica sicurezza di Mussomeli, Costanzo, nel suo rapporto scriveva: «Detto villaggio può considerarsi tutto riunito nel fascio dei lavoratori, tranne cinque o sei famiglie, appartenenti al Consiglio comunale e contro cui sono rivolte le ire dei fascisti. Fra breve si costituirà il fascio delle donne, finora trattenuto dalla predicazione del curato: ma oggi quelle donne preferiscono il fascio, abbandonando la chiesa».

Ora, nei tempi del #MeToo, della mobilitazione mondiale delle donne per avere pari diritti, per non subire più violenze e ricatti sessuali, nei terribili tempi delle violenze familiari-domestiche, donne pasionarie di ieri, vissute in un piccolo villaggio siciliano, per il loro coraggio possono ancora essere d’esempio.

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“Sai, quando abbiamo paura di entrare in una stanza buia, la cosa migliore da fare è entrare all’improvviso senza pensare. Non serve essere fuori, vedere fantasmi, immaginare cose che non esistono. Meglio entrare subito.”

#Caio_Fernando_Abreu

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