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Archive for 16 agosto 2019

Matteo Salvini:

“Gli Italiani hanno bisogno di un governo forte, non è ammessa timidezza quando sono in gioco la sicurezza e i confini della Patria. Che è dovere di ogni cittadino, e a maggior ragione di ogni ministro, DIFENDERE”.

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Musumeci e la crisi di governo «Calvario finito». E vedrà Berlusconi

di Mario Barresi

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musumIn salotto la foto di Giuseppe (il primo nipotino maschio di otto mesi, ieri all’“esordio” in Sicilia), è quattro volte più grande di quella di Almirante. Una montagna di volumi, soprattutto di storia, nella libreria a parete; sul tavolo un chinotto, appena comprato al supermercato, in due bicchieri con ghiaccio e limone. Il padrone di casa ci riceve in jeans e polo blu.

Nello Musumeci, ma cos’è questa crisi vista da Palazzo d’Orléans?
«È il naturale epilogo di un papocchio, durato più di un anno e che ha rappresentato tutto il contrario di quello che dev’essere la politica. Un contratto programmatico arido, triste, malinconico, senza un supporto culturale né un’affinità valoriale tra chi avrebbe dovuto sostenerlo e realizzarlo».

 

Musumeci e la crisi di governo «Calvario finito». E vedrà Berlusconi

«Al voto subito? Sarebbe giusto. Ma forse Salvini è stato troppo ottimista. Nessun tacchino vuole avvicinare il Natale…». La maggioranza M5S-Pd «un altro papocchio, durerà pochi mesi». Il timore per i dossier siciliani a rischio, ma anche l’esultanza per l’addio di Toninelli: «Un ristoro per la comunità»

Lei può rivendicare di aver invocato la rottura di Salvini con M5S anche in piena luna di miele gialloverde…
«Un calvario. È finito un calvario senza sosta. Perché la rissosità quotidiana, il veto incrociato e l’inerzia di alcuni ministeri hanno fortemente penalizzato le aree più deboli della nazione e quindi il Mezzogiorno e la Sicilia».

Dal voto in ottobre si è passati allo scenario di un governo senza la Lega. Salvini ha sbagliato nella tempistica?
«Forse in un eccesso di ottimismo. Ma non dimentichiamo che nessun tacchino vorrebbe anticipare l’arrivo del Natale. La sopravvivenza è un’esigenza fisiologica, prima che politica».

Il principale effetto collaterale della crisi è il centrodestra ricompattato.
«Quando è unito, il centrodestra vince sempre. E in Italia il centrodestra è maggioranza morale, prima ancora di esserlo in Parlamento. È inevitabile che il profumo di vittoria che arriva dalla casa del centrodestra mette in allarme tutti gli altri alle ricerca di formule, forumulicchie e di pietose giustificazioni che mostrano quanto fragile sia la resistenza umana di fronte alla paventata perdita di un seggio».

Eppure ci sono i numeri per una maggioranza alternativa.
«Io sono per andare al voto subito. Se si dovesse formare una maggioranza-papocchio, il ricorso alle urne sarebbe solo rinviato di qualche mese. La coalizione esploderebbe di fronte alle contraddizioni interne, accentuate dalle diffidenze di Bruxelles e dalla preoccupazione dei mercati. Ed è questo il periodo in cui il centrodestra deve capitalizzare il tempo a disposizione per organizzare il ritorno al governo, spero con una maggiore incisività rispetto al passato».

Sondaggi-1-690x362Aveva detto a Salvini: «Molla i grillini, ti farò vincere al Sud». La reazione dei leghisti è stata freddina, ma il leader, domenica a Catania, ha detto: «I sindaci e i governatori sono i benvenuti». Il matrimonio fra Lega e DiventeràBellissima è più vicino, adesso?
«Siamo attenti in questo momento a due fronti. Il primo è quello di realizzare il programma di governo, con risultati che non esito a definire incoraggianti. L’altro fronte ci vede attenti a mantenere un rapporto di buon vicinato con tutte le forze politiche della coalizione. La scelta di una eventuale aggregazione o patto federativo sarà presa dall’assemblea di DiventeràBellissima, possibilmente con un voto unanime. Quale sarà la scelta ancora è presto per dirlo».

Dicono che Berlusconi abbia apprezzato le sue recenti ospitate tv. L’ha chiamata?
«Ho sentito il Cavaliere alcune settimane fa. Lui ha sempre avuto una grande simpatia per me: quando non avevamo nulla da offrire, mi chiamò al governo nel 2011 affidandomi la delega agli Affari sociali».

Di che avete parlato?
«Intanto mi ha rimproverato perché gli ho dato del lei: “Se non ricordo male, ci davamo del tu…”. Richiesta che, lo confesso, mi mette un po’ a disagio. Abbiamo parlato del governo, ha voluto conoscere le novità, ma mi è sembrato molto informato sulla Sicilia. Siamo rimasti d’intesa che ci vedremo non appena sarei tornato a Roma. Ma lo stesso vale per gli altri leader. Con la Meloni ci siamo sentiti in occasione del cambio alla guida dell’assessorato al Turismo. Con Salvini ci siamo rivisti al Cipe e ci siamo messaggiati durante la sua ultima visita in Sicilia».

Salvini, molto più di Berlusconi o Renzi, è divisivo: o con lui o contro di lui. È chiaro che lei è dalla sua parte.
«Salvini non è un personaggio da mezze misure. Non è un uomo politico che lascia indifferente chi lo osserva. Io apprezzo il suo decisionismo e molte sue idee appartengono al mio bagaglio culturale. Alcuni temi ci dividono, ma questo è più che naturale. Qualche avversario lo ritiene un anacronistico intruso, ma Salvini è uno dei soci fondatori del centrodestra».

68458725_10219080049141680_2765938868241825792_nQuali sono, per la Sicilia, gli effetti concreti della crisi di governo?
«Innanzitutto le vertenze irrisolte. Sulle più grandi, Almaviva e Blutec, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico governo non ha ancora dato risposta, ben prima della crisi di questi giorni. E poi le infrastrutture. Abbiamo manifestato tutta la nostra diffidenza sull’ottimismo ostentato dal ministro Toninelli sull’autostrada Ragusa-Catania: un rimedio peggiore del male. L’avere accantonato la soluzione mista pubblico-privato con motivazioni molto discutibili e l’aver proposto un modello pubblico con Anas, in assenza di certezze sulle risorse e di un formate accorto col concessionario sull’acquisto del progetto, mettono in allarme il governo regionale e i sindaci. E ancora: la Nord-Sud, la vertenza Cmc, il viadotto Himera sulla Palermo-Catania. Toninelli aveva promesso un commissario per le strade provinciali: abbiamo concordato un nome assai vicino a lui, un dirigente statale. Se ne parla da novembre, ma intanto è la Regione a intervenire sulle strade provinciali con 200 milioni. Ecco, una delle poche notizie buone è che la crisi di governo dovrebbe mettere a riposo l’attuale ministro delle Infrastrutture. E sarebbe un ristoro per tutta la comunità siciliana».

1980 – Un giovanissimo Musumeci con Almirante

Ma per una Regione governata dal centrodestra non sarebbe anche peggio un governo Pd-M55?
«Io mi illudo sempre che l’interesse istituzionale e collettivo debba prevalere su quello dell’appartenenza. Forse perché sono stato educato a questa scuola (e indica la foto di Almirante sul tavolino del salotto, ndr) di zio Giorgio che ci guarda. Qualunque sarà il governo che si tenterà di mettere in piedi nelle prossime settimane, ove non si dovesse andare al voto anticipato, troverà in noi fermi sostenitori di alcune richieste irrinunciabili».

Quali richieste farà al nuovo governo?
«Una corsia preferenziale per le grandi infrastrutture siciliane, poi un piano Marshall per il Mezzogiorno, con un cronoprogramma che affidi al governo nazionale la cabina di regia, la verifica della puntualità e l’applicazione delle sanzioni. E ancora la defiscalizzazione dei prodotti petroliferi: siamo stanchi di dover continuare a pagare sulla pelle della nostra gente e non ricevere un segnale che prima di essere finanziario è morale. Ne abbiamo parlato col ministro Tria e torneremo a parlarne col prossimo ministro dell’Economia perché per noi è una battaglia di bandiera irrinunciabile. E poi il tavolo sulla finanza locale, al quale abbiamo lavorato con risultati concreti. Infine, il ritorno all’elezione diretta del Presidente della Provincia. Altro che collegi e candidati, al prossimo governo che verrà fuori noi chiederemo queste priorità».

 

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Essere siciliano

di Ferdinando Scianna

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ferdinando-scianna-01-716x1024Essere siciliani è una condanna e un privilegio. È un destino. Io mi sento terribilmente siciliano, ma anche italiano. Basta che io sia in Francia, per scoprire di essere siciliano e italiano contemporaneamente. A Milano, a chi pretende di considerarmi diverso perché sono siciliano, rispondo che mi sento non meno milanese di Stendhal, che questa sua patria spirituale volle addirittura fosse scritta sulla sua tomba.

Non so che cosa significhi esattamente essere europei, se non per il fatto che quando sono in India so di essere europeo perché paradossalmente in oriente, e soprattutto in Giappone, ho scoperto che l’enorme distanza culturale che divide un siciliano da un danese, per dire, diventa vicinanza se la si paragona a quella che mi divide da un giapponese. Quindi ecco che le nostre appartenenze si allargano.

L’essere siciliano è una vicenda che riguarda il caso e la storia. Ci sono situazioni storiche in cui da certi posti, per fuggire la miseria, o quando si vogliono fare certe cose, purtroppo si è costretti ad andare via. Ho sentito un’intervista a un direttore di orchestra siciliano, credo Mannino. Da ragazzino suonava il pianoforte, era una sorta di enfant prodige.

ferdinando-sciannaRaccontava che una volta, a 14 anni, aveva fatto un concerto e che fra gli ascoltatori c’era Luigi Pirandello. Alla fine del concerto Pirandello andò a complimentarsi con lui e gli disse “Naturalmente anche tu andrai via dalla Sicilia. Cerca di conservarne il profumo”. In quel “naturalmente” c’era la sanzione di un destino. Essere siciliani e andare via dalla Sicilia è stato per secoli quasi un sinonimo.

Nell’andarsene si vive l’esperienza dolorosa dello sradicamento, della nostalgia ingannatrice e la scoperta del fatto che dopo un po’ non puoi tornare più. Perché quando torni non sei più a casa tua, Itaca è scomparsa, sei in un altrove che è quello della tua memoria devastata. Quando ho fatto a Milano la mia prima mostra antologica, nel 1978, l’ho intitolata “Sicilia e dintorni” e c’erano anche fotografie del Giappone. Atteggiamento allo stesso tempo ironico e arrogante.

Arrogante perché tutto il mondo è, per un siciliano, dintorni della Sicilia, ed ironico perché dovunque tu vada, ti porti dietro il siciliano che sei, e continui a guardare il mondo con lo sguardo che hai costruito negli anni determinanti dell’infanzia.

3345c7ceae277ed36b48f3dffafbe32eCome fai a guardare il mondo senza tenere conto che appena hai aperto gli occhi intorno a te hanno chiuso le finestre perché c’era troppo sole? Le nostre case sono piene di persiane, di luce che filtra, di finestre a bocca di lupo. In Olanda fanno case di vetro perché di luce ce n’è talmente poca. E già questo ti da un’idea diversa della luce e quindi una maniera diversa di guardare le cose.

Per me il nord ha una luce esotica, mentre dal nord vengono in Grecia, in Sicilia a cercare l’apollineità, il classico, il solare. I fotografi siciliani amano la Sicilia nera. Io, per esempio, dico che il sole mi appassiona perché fa ombra. “La luce e il lutto”, un titolo di Gesualdo Bufalino che esprime bene questo sentimento. Questa sorta di seme della contraddittorietà profonda che da fatto fisico, atmosferico, diventa anche culturale, psicologico. Da noi il lutto è sempre una cosa molto violenta, teatrale. A volte persino una tragica risata.

Così come la carnalità, la sensualità. Sono rimasto stupito quando, guardando le mie prime fotografie di moda dicevano “Il tuo sguardo sensuale sulle donne…”. Io non penso che la sensualità di un fotografo, se ne ha, si riveli solo quando fotografa le donne, perché nelle mie fotografie nere siciliane, per dire, a me pare che la luce abbia la stessa sensualità che si trova nelle immagini di donne.

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Chi abbandona un cane abbandona la propria coscienza sulle strade della dannazione!

Arialdo Giammusso

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Il cane che abbandoni ti scodinsolerebbe anche se ti vedesse ripassare davanti a lui pochi istanti prima di morire.

Lui non darebbe mai la colpa della sua morte a te ma penserebbe che ha sbagliato qualcosa per meritarsi di essere stato abbandonato: non ha sbagliato nulla se non di aver amato un padrone come te!!

#nonabbandonarlimai

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I creditori hanno una memoria molto migliore dei debitori

Benjamin Franklin

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Ruggero RazzaMi piace

Prime ore di attività per il nuovo pronto soccorso pediatrico dell’ Azienda Ospedaliera per l’Emergenza Cannizzaro Catania. Buon lavoro a quanti presteranno assistenza ai piccoli pazienti. L’auspicio per i bambini ed i loro genitori è di averne bisogno il meno possibile, ma con la certezza che in caso di necessità ci sarà sempre qualcuno pronto ad accogliere. #buonasalute

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